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Salesiani L’Aquila, il sindaco Biondi visita l’oratorio per l’Estate ragazzi

Il Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, si è recato in visita presso l’Oratorio Salesiano dell’Aquila nella mattinata del 3 luglio per incontrare i ragazzi e i giovani che partecipano alle attività estive 2020.  Biondi ha accolto l’invito fatto dal direttore dell’Opera, Don Stefano Pastorino: “Per noi salesiani è stato importante che il primo cittadino sia venuto a conoscerci in questo momento particolare, dato che si è potuto rendere conto di come abbiamo strutturato l’oratorio secondo le normative anti-Covid”. Un’apertura, quella dei salesiani, mai messa in discussione. Una continuità mai interrotta nel corso degli anni, compresa l’estate del post sisma 2009.

Sono 120 i ragazzi iscritti alle attività estive, ai quali si aggiungono una cinquantina tra educatori, animatori e volontari. L’attività è stata calibrata sulle necessarie normative di distanziamento fisico, i ragazzi sono stati divisi in piccoli gruppi, con i rituali di accesso all’Oratorio che abbiamo ormai imparato a conoscere.

Il Primo Cittadino ha rivolto un saluto ai giovanissimi concittadini, sottolineando l’importanza educativa della missione salesiana e la strategicità dell’Oratorio in chiave logistica: “Ho accettato con grande piacere l’invito di don Stefano e ho colto l’occasione per salutare le ragazze e i ragazzi che ogni giorno frequentano il centro estivo situato all’interno di uno dei luoghi storici di questa città”. 

A breve prenderà il via anche l’attività VENTI20diNovità, un progetto dedicato agli adolescenti che si prefigge l’obiettivo di stimolare la riflessione a partire dai 17 “goals” dell’Agenda ONU 2030, rielaborati in otto proposte educative abbinate al nome di un vento. Il progetto è promosso dalla Circoscrizione Salesiana Italia Centrale e verrà realizzato nelle realtà salesiane presenti in sette regioni d’Italia (Lazio, Umbria, Marche Abruzzo, Toscana, Sardegna e Liguria).

“Lavoriamo con l’obiettivo di formare buoni cristiani e onesti cittadini – commenta don Stefano – per questo la nostra attività è un servizio ai ragazzi di oggi, che saranno donne e uomini di domani, e alla collettività”.

Dl Rilancio, Salesiani per il Sociale APS: “Non abbandoniamo il Servizio Civile Universale”

Salesiani per il Sociale APS riunita in Assemblea Nazionale il 4 luglio 2020, in merito al Servizio Civile Nazionale, esprime sconcerto e preoccupazione per le recenti scelte del Parlamento e sollecita una sua assunzione di responsabilità.

Dal Dl Rilancio in discussione alla Camera sono scomparsi gli emendamenti Salva-Terzo settore. L’Associazione rilancia quanto affermato dalla portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore: “Nonostante le tante rassicurazioni e il ruolo indiscutibile svolto dalle organizzazioni del Terzo settore già prima della crisi nella loro costante azione di aiuto a tantissime persone fragili, in condizioni di esclusione sociale o di povertà, non si è passati dalle parole ai fatti. Siamo preoccupati per le ricadute sociali di questa scelta”.

In modo particolare Salesiani per il Sociale APS esprime preoccupazione per il ritiro degli emendamenti riguardanti il rifinanziamento del Servizio Civile Universale: l’aumento non sarà più di 100 milioni di euro ma soltanto di 20, sufficienti appena all’invio di 4.000 ragazzi da aggiungersi ai circa 30mila previsti. Ben lontani dai 300 milioni necessari per quel contingente annuo di almeno 50.000 posizioni indicato dal Ministro Spadafora. A fronte di una richiesta di 84mila giovani vogliosi di impegnarsi, i fondi per il servizio civile rimangono quindi insufficienti e precari, soggetti a continui ricalcoli e tagli.

Il potenziamento del Servizio Civile Universale, come esplicitato nel testo che il Governo ha presentato agli Stati Generali, aveva visto il sostegno di tante componenti sociali, della Commissione “Colao”, della Rappresentanza degli operatori volontari mobilitando centinaia di associazioni e persone. Pareva riconosciuto il valore civico ed educativo che il SCU assolve per tanti giovani coinvolgendoli come cittadini attivi e, per gli ambienti salesiani, nella cura inclusiva dei minori.

Salesiani per il Sociale APS unendosi all’appello del Forum del terzo Settore e alla Cnesc chiede al Governo e alla Camera dei Deputati di stanziare con il Decreto Rilancio i fondi necessari a far vivere, attraverso l’azione delle organizzazioni accreditate, un anno di impegno civico, di crescita personale e di sostegno alle comunità a 50.000 giovani.

“Avrò cura di te”: la formazione dei Salesiani Cooperatori per migliorare le relazioni

Il 17 e 18 luglio, da remoto, si svolgerà la formazione per i consigli provinciali dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori della Regione Italia, Medioriente e Malta. In programma in presenza a Seveso, a causa delle restrizioni per l’emergenza sanitaria, si svolgerà in remoto. Il titolo della formazione è  “Avrò cura di te. Come migliorare le nostre relazioni”, il relatore sarà Tonino Solarino.

Programma:

venerdì 17 luglio
Ore 20.30 (online)
apertura dei lavori
momento di preghiera – Prov. Campania
intervento del Consigliere Mondiale Carlo Pellegrino

sabato 18 luglio
Ore 9.00 (online)
invocazione allo Spirito – Prov. Lombardia
1 . intervento: “IL CUORE DELLA VITA E’ LA RELAZIONE” – Tonino Solarino

Ore 10.30 (sconnessi)
lavoro di riflessione personale e di gruppo/consegna domande e riflessioni per il relatore

Ore 12.00 (online)
ritorno in Assemblea

Ore 15.00 (online)
2. intervento: “LA RELAZIONE INTELLIGENTE” – Tonino Solarino

Ore 16.30 (sconnessi)
lavoro di riflessione personale e di gruppo/consegna domande e riflessioni per il relatore

Ore 18.00 (online)
ritorno in assemblea

Ore 19.00
saluti

L’emergenza sanitaria con gli occhi di un sacerdote cappellano di un ospedale: intervista a don Luca Cappiello

Il periodo dell’emergenza sanitaria con gli occhi di un sacerdote cappellano di un ospedale. Ecco di seguito l’esperienza e la testimonianza di don Luca Cappiello, Parroco presso la parrocchia “Risurrezione del Signore” ed Assistente religioso presso l’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino grazie all’intervista all’ombra dell’Ausiliatrice.

Tra gli argomenti trattati: i tempi difficili trascorsi durante l’emergenza sanitaria COVID-19; la scienza e la presenza umana all’interno dell’ospedale; l’accompagnamento spirituale agli operatori sanitari; la necessità da parte dei pazienti di ricevere l’eucaristia e un conforto fraterno; l’impossibilità di salutare personalmente i familiari mancati; le ferite dello spirito e i momenti di silenzio; i miracoli quotidiani all’interno dell’Ospedale San Giovanni Bosco; la riscoperta di una Chiesa vicina e viva; l’insegnamento appreso dall’emergenza sanitaria come il riconoscimento delle nostre fragilità; l’esperienza del dono; il compito dei sacerdoti in questo tempo particolare; l’importanza della riconciliazione in famiglia, del sopportarsi e del supportarsi; quanto le parrocchie si riscoprono al centro della sfida contro la povertà nei nostri territori.

“È risorto il terzo giorno”: rilettura biblica della pandemia da parte dei Vescovi

Da NPG

«Come cambieranno le cose? Come saremo? Il futuro sarà scandito ancora da abitudini reiterate? Come sarà la coscienza personale e collettiva? Cosa ci chiede il Signore in questo tempo? Perché un Dio buono permette tutto ciò ai suoi figli?
Sono alcune domande alle quali i Vescovi italiani cercano di rispondere, seppure brevemente, con la pubblicazione È RISORTO IL TERZO GIORNO (Roma, 23 giugno 2020).

Si tratta di una “rilettura biblico-spirituale dell’esperienza della pandemia”, destinata a credenti e non credenti, che prende le mosse da un ascolto attento delle paure, dei bisogni e delle attese delle persone che, nel proprio contesto e con i propri strumenti, si sono trovate ad affrontare l’emergenza sanitaria da Covid-19. Ad aprire il testo, infatti, sono le voci di un’impiegata, di uno studente, di un bambino, di un avvocato, di un cappellano, di un medico, di una casalinga, di un adolescente, di un volontario e di una segretaria. Pongono interrogativi sulla sofferenza, sul disorientamento e sulla morte, ma testimoniano anche la capacità di resilienza, la creatività e la riscoperta della dimensione domestica della fede.

Gli eventi recenti della pandemia sono posti sullo sfondo del mistero pasquale di Gesù: dal Venerdì della morte in croce sino alla Domenica di risurrezione, attraverso il Sabato della deposizione nel sepolcro, evidenziando in questo modo che “una lettura pasquale dell’esperienza della pandemia non può prospettare il semplice ritorno alla situazione di prima”. Infatti, “la croce e il sepolcro possono diventare cattedre che insegnano a tutti a cambiare, a convertirsi, a prestare orecchio e cuore ai drammi causati dall’ingiustizia e dalla violenza, a trovare il coraggio di porre gesti divini nelle relazioni umane: pace, equità, mitezza, carità”. Sono questi “i germi di risurrezione, i lampi della Domenica, che rendono concreto e credibile l’annuncio della vita eterna”. Ecco perché, nell’ascoltare e dare dignità all’umanità ferita, viene rilanciato l’invito di papa Francesco a raccogliere la sfida dell’audacia e della creatività nel “ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità”. Per ripartire “come comunità ecclesiale sui passi dell’uomo del nostro tempo, animati da tenerezza e comprensione, da una speranza che non delude”.

 

Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma, ripartono l’attività estiva e le serate in oratorio

Dal 15 giugno al Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma è ripartita l’attività estiva, con le attività per i ragazzi divisi in fasce di età e secondo la normativa anti – covid 19. Dal 2 luglio, invece, sarà la volta di Borgo Estate che quest’anno si svolgerà dal giovedì al sabato.

 

Chi ama comunica. E comunicare in stile salesiano significa essere sempre fedeli ai giovani

Pubblichiamo una riflessione sulla comunicazione del Consigliere generale don Gildásio Mendes dos Santos, dall’agenzia salesiana ANS.

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(ANS – Roma) – Le problematiche sperimentate e ancora vive in molti Paesi del globo a motivo della pandemia di Covid-19 non hanno fermato la comunicazione salesiana. Anzi, poiché “comunicare è reinventare, è creare nuovi e sorprendenti linguaggi”, le difficoltà sono diventate opportunità per andare più a fondo e trovare nuovi significati e nuove modalità di comunicare – cioè di amare – e di farlo in stile salesiano. Ecco la riflessione sul tema del Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale, don Gildásio Mendes dos Santos.

Cari amici e care amiche,

Tutti – voi e noi insieme – abbiamo fatto del nostro meglio per comunicare con persone vicine e lontane, per alimentare la nostra Speranza, per continuare a lavorare con entusiasmo, anche in questi tempi difficili per crisi sanitaria ed economica, dovuti a Covid-19.

Camminiamo accanto ai nostri giovani perché crediamo in loro. Con loro condividiamo la nostra vita, con loro comunichiamo, per loro preghiamo. Li ameremo sempre, camminando insieme e con lo sguardo rivolto al futuro.

Abbiamo imparato dal nostro Padre, Don Bosco, questo stile salesiano di vivere con ottimismo e gioia l’amore di Dio, e di credere sempre nel seme di bene che cresce e fruttifica nel cuore dei nostri giovani. Questa è pertanto la sorgente del nostro stile di comunicare!

In tutte le Ispettorie Salesiane del mondo abbiamo visto delle iniziative interessanti e creative di comunicare e di condividere esperienze di servizio e solidarietà a favore dei più poveri e bisognosi.

Disponiamo di una grande rete – la salesiana – per comunicare la solidarietà! Abbiamo visto, ad esempio, l’impegno delle Ispettorie e delle Regioni salesiane per editare e condividere il Bollettino Salesiano nel Mondo (tanto il cartaceo quanto il digitale), la creazione di tanti “live” per programmi artistici, educativi, musicali.

Comunicare è reinventare! È creare nuovi e sorprendenti linguaggi per dare vita ai nostri racconti e per condividere con audacia i nostri sogni e i nostri progetti!

In questi tempi abbiamo seguito da vicino svariate iniziative di gruppi giovanili, di volontariato, promuoventi la solidarietàattraverso la raccolta e la donazione di prodotti alimentari, medicinali e di abbigliamento. Abbiamo visto diversi progetti di sensibilizzazione sulla prevenzione del Coronavirus, celebrazioni religiose e liturgiche ben fatte, articoli, e molta condivisione attraverso le reti sociali.

Negli ultimi tre mesi ho partecipato ad alcune videoconferenze molto interessanti, organizzate sia da vari Delegati per la Comunicazione, quanto dalle nostre comunità e dai gruppi di lavoro.

Ci piace avvicinare i giovani, ascoltarli, essergli presenti come amici, accompagnarli nel loro percorso formativo. Questo stile di comunicazione ci fa stare con loro, consapevoli del fatto che, vicini o lontani, pensiamo sempre a loro.

Lo stile salesiano di comunicare nasce dal carisma, dal modo di Don Bosco, sia di vivere la spiritualità salesiana, sia di trasmettere lo spirito di famiglia ai cConfratelli e a tutta la Famiglia Salesiana.

La comunicazione fa parte essenziale del carisma salesiano: infatti troviamo la vitalità del nostro carisma nello stile di amare Dio attraverso i giovani.

Cos’è la comunicazione in stile salesiano? È quel grande amore che scaturisce dal nostro cuore educativo e fluisce fino all’ultimo respiro, perché chi ama nel nome di Gesù e serve i più poveri e bisognosi sarà sempre comunicatore di un messaggio che è sempre nuovo e non invecchia mai.

E come possiamo sapere che c’è questo stile salesiano di comunicare?

– Quando i giovani riempiono non solo le nostre case, i nostri cortili, le nostre opere e presenze, ma anche i nostri siti web e le reti sociali con la loro spontaneità e gioia.

– Quando i giovani fanno riecheggiare i loro sogni, i loro dolori e le loro speranze attraverso il suono della musica, il ritmo della danza, la bellezza della poesia, le espressioni della preghiera, la liturgia della vita.

Quando i giovani raccontano la loro vita e le loro storie, cercano nuovi modi per creare e condividere i loro messaggi digitali e si assumono il loro impegno per i loro studi, il loro lavoro e la loro vita di Fede.

Queste espressioni giovanili sono delle espressioni vive del modo salesiano di comunicare!

Comunicare è un nuovo modo di costruire una società più umana e trasparente. Comunicare è scuola di dialogo e di rispetto per le persone, la loro cultura, la loro storia, il loro ambiente, i loro valori.

Comunicare in stile salesiano significa essere sempre fedeli ai giovani. Sono la nostra musica, i nostri sogni e le nostre vere gioie. È per questo che chi ama comunica.

Il nostro Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, il 12 giugno di quest’anno, ci ha trasmesso questo stile salesiano di comunicazione, con grande tenerezza e verità, quando trasmettiamo ai giovani quello che è più importante:

“Cari giovani, noi, Salesiani del nostro tempo, vogliamo dirvi che vi vogliamo bene, che la nostra vita è vostra e che, come fu per Don Bosco, ognuno di noi vi può dire: ‘Per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono pronto a dare anche la vita’”.

Ho visto recentemente il cortometraggio sul Salesiano Coadiutore, Sig. Artemide Zatti, beatificato nel 2002, intitolato «Zatti, hermano nuestro».  In mezzo agli ammalati, questo salesiano ha saputo comunicare tanto la carità che ha cura, quanto l’amore che cattura. Ha donato la vita al servizio degli altri, comunicando Speranza nel Risorto e amore alla Madonna.

Comunicare con stile salesiano: questa è la nostra eredità, il nostro impegno, la nostra speranza!

P. Gildásio Mendes

Consigliere per la Comunicazione Sociale

L’esperienza di salesiani in Egitto durante il Covid19

Pubblichiamo un articolo dal sito della Circoscrizione dell’Italia centrale sull’esperienza dei salesiani presenti in Egitto durante l’emergenza Covid-19.

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Come sta vivendo un salesiano questo momento attuale lontano dai ragazzi ai quali ha dedicato la propria vita e per i quali ha lasciato il proprio Paese d’origine e la propria casa? è una delle domande che Martin Milad Wadie, studente diciannovenne del Don Bosco de Il Cairo, ha voluto rivolgere ai Salesiani d’Egitto nel nell’attuale momento di contenimento mondiale della pandemia da Covid-19 che ha costretto alla chiusura delle scuole e degli oratori.

La presenza dei Salesiani in Egitto risale al 1896, anno in cui i figli di Don Bosco acquistarono il terreno su cui sarebbe sorto l’Istituto scolastico di Alexandria d’Egitto. Ben presto nel 1926, l’opera salesiana raggiunse il Cairo, cuore della terra dei faraoni.

Da sempre impegnati nell’insegnamento e nella promozione della formazione integrale dei giovani, i Salesiani hanno accompagnato, con la loro presenza, generazioni di egiziani durante tutte le varie e complesse vicende storiche del Paese.

Accanto alla formazione scolastica e culturale impartita negli Istituti Tecnici e Professionali, dotati di laboratori e officine all’avanguardia, si sono sempre affiancate le attività di oratorio che hanno visto, e vedono, moltitudini di ragazzi giocare, imparare e crescere assieme.

Il miracolo di Don Bosco, che da oltre cento anni si rinnova in Egitto è il clima di fraternità che si crea e rinnova quotidianamente tra cristiani e musulmani. Una scuola di valori umani per tutti nel quale avviene quell’incontro col Dio nascosto che Don Bosco auspicava per tutti i suoi ragazzi.

Ed è proprio spinto da questo incontro che il giovane Martin ha voluto intrattenersi in un dialogo a distanza con P. Luca PellicciottaP. Pedro GarciaP. Georgie WadieP. George Al Mouallem sul significato più profondo della loro esperienza di salesiani in Egitto in un momento critico come quello attuale.

Cosa spinge una persona a lasciare tutto, spesso anche le comodità di una vita in Europa, per stare accanto ai ragazzi egiziani, come le ristrettezze attuali impattano su una scelta simile e come fare a mantenere quel rapporto con i giovani che, per ogni salesiano, è vitale. Queste sono alcune delle domande poste ai salesiani d’Egitto.

La vocazione salesiana, infatti, è fortemente legata alla chiamata di Dio per i giovani. E’ attraverso questi che Dio chiama, così come affermato da Don George Wadie: “Io ho incontrato Don Bosco attraverso l’oratorio”. E, proprio nel momento in cui scuola e oratorio rimangono chiusi o, per utilizzare una espressione di Don Pedro, appaiono come “un wadi del deserto che occupa un grande spazio, ma si trova senza la sua linfa” che si percepisce il dolore del distacco.

La giornata è cambiata tanto” afferma Don George Wadi, “la nostra missione è essere tra e per i giovani.

Senza i ragazzi e senza oratorio non mi sento salesiano di don Bosco..!” è il pianto condiviso da P. George Al Mouallem. Nonostante ciò, si rinvigorisce, secondo Don Pedro “la necessità di essere assieme, di fare strada uno accanto all’altro, rimanere…approfittando delle possibilità che ci offrono le nuove tecnologie”.

La presenza salesiana in Egitto è sempre stata caratterizzata da incisività e discrezione. Costruire una civiltà responsabile, educando i cuori dei giovani egiziani e non cercando di cambiarne le strutture temporali. Impegno rinnovato anche in periodo di pandemia. Afferma Don Pedro, infatti, “non siamo stati chiamati a risolvere i problemi dell’universo, ma siamo stati coinvolti a continuare a diffondere il Regno del Padre, là dove ognuno si trova”. Ed ecco, allora, il contatto quotidiano attraverso una canzone, una preghiera, una foto, come quelle inviate ai suoi ragazzi da Don George Al Mouallem.

In questo clima risuona l’invito di Don Luca alla “speranza accompagnata dalla responsabilità, dall’impegno personale e dalla lettura sapienziale della storia che si vive”, per “capire la volontà di Dio” alla luce della nostra personale “esperienza terrena”.  Ed è questo l’appello finale che gli interlocutori di Martin hanno voluto, idealmente, rivolgere a tutti i suoi coetanei egiziani: non abbandonarsi alla sufficienza, rinnovare un impegno in grado di cambiare la storia, non fare di Dio, in qualunque modo lo si chiami, una struttura vuota e, come sottolineato con forza da Don Luca, sognare: “il più grande dono che possiamo avere da Dio è quello di sognare una vita felice, santa, buona. Ecco perché è importante la presenza di Dio, quella vera, quella concreta. Desiderate Dio, cari ragazzi!”

Martin Milad Wadie

Con la collaborazione di Antonio Nucera

Intervista a Padre Luca Pellicciotta:

  1. Cosa ti ha spinto a lasciare “la tua casa” per venire in Egitto?

La risposta non può che non essere: Dio! E non è solo una risposta semplice, è e deve essere la realtà. In effetti, ripensando alla mia esperienza, posso dire che solo Dio ha potuto farmi fare questa scelta. Ho lasciato la scuola dove ero prima e nella quale avevo delle certezze, delle sicurezze. Ho lasciato l’Italia, la mia terra. Non è stato facile, perché sono molto legato all’Italia. Ho lasciato non per lasciare, ma per trovare cose nuove. Principalmente capire la volontà di Dio in questa mia esperienza terrena. Non è mai facile, ma è possibile capire qualcosa quando inizi a lasciare qualcosa. Io credo di aver solo iniziato questo cammino di ricerca.

  1. Come stai vivendo questo periodo senza i ragazzi?

Don Bosco diceva: “Un oratorio senza musica è come un corpo senza anima”. Pensiamo un ambiente salesiano senza ragazzi cosa possa diventare? Questi giorni sono strani. Sono in una grande struttura senza vita. Certamente noi stiamo in comunità, che in questo momento è un solido riferimento. È vero. Ma senza i ragazzi, ossia il motivo di quelle strutture, le strutture stesse non hanno senso. Mi sono reso conto, dopo quasi tre mesi senza ragazzi, che mi mancano molto e che sono realmente una parte fondamentale della mia storia vocazionale. La mia stessa vocazione, senza ragazzi sarebbe altro. Forse non sarebbe. Perché la vocazione salesiana è fortemente legata alla chiamata di Dio per i giovani.

  1. Come è cambiata la tua giornata?

È cambiata molto. Io non sono pratico e non sono portato per la tecnologia o per attività in modalità “online”. Quindi non sto facendo molto dal punto di vista “pastorale” con i ragazzi. Oltre alle lezione di italiano e a qualche incontro di religione e non essendo coinvolto in altre questioni, ho molto tempo per me. Lo vedo come un dono di Dio. Un’occasione preziosa per riprendere a leggere, a meditare, a scrivere, ad ascoltare, a pregare di più e meglio. Diciamo che in questo periodo i ragazzi della scuola sono entrati ancora di più nella mia preghiera. Per il resto la giornata ha come sempre i suoi tempi ed orari comunitari che iniziano alle 7 con la preghiera in cappellina.

  1. Quali speranze per il futuro?

La parola “speranza” è una parola strana. Da sola non serve a niente. Non si spera solamente. Non serve. Credo che la speranza debba sempre essere accompagnata da altro, per esempio dalla responsabilità, dall’impegno personale, dalla lettura sapienziale della storia che si vive. Ovviamente dalla preghiera. Sperare non significa “tentare la sorte”. Questo atteggiamento non ha niente a che fare la speranza cristiana. Sono sicuro che il futuro sarà da ricostruire in qualche suo aspetto, come del resto sempre nella storia dell’uomo. Ma la vera e la prima speranza è quella di non perdere la speranza! Bisogna chiedere nella preghiera di non cadere nel rischio di non sperare più. Il futuro è sempre un mistero. Ma dobbiamo avere la certezza che si costruisce oggi, anche se la situazione è questa. Il futuro si costruisce nel presente. Quindi questa situazione è la migliore che abbiamo per costruire oggi il futuro. Questa è la responsabilità che dobbiamo avere.

  1. Se potessi rivolgerti a tutti i ragazzi egiziani, quale consiglio daresti loro?

Il primo consiglio è quello di non cadere nella sufficienza. La situazione che viviamo può far dire a qualcuno: “Non mi impegno tanto non so cosa accadrà”, oppure “faccio il minimo, tanto è tutto a distanza”. No. Il primo consiglio è proprio quello di continuare ad un impegno personale che può fare la differenza nel presente. Ognuno di noi deve fare la sua parte. Nessuno la può fare al posto nostro. Il secondo ed ultimo consiglio riguarda la fede. Non fate della religione una “struttura vuota”, senza Dio. Sì, purtroppo possiamo essere religiosi, ma senza Dio. E oltre alla bellezza del credere in Dio, la fede ci aiuta a sognare. Il più grande dono che possiamo avere da Dio è quello di sognare una vita felice, santa, buona. Ecco perché è importante la presenza di Dio, quella vera, quella concreta. Desiderate Dio, cari ragazzi!

Intervista a Padre EL MOUALLEM GEORGES

  1. Cosa ti ha spinto a lasciare “la tua casa” per venire in Egitto?

Appartengo allʼispettoria salesiana del MOR, non sono come quelli che partono in missione, ma sono già in missione. La mia chiamata per venire in Egitto, ha due motivi:

In primo luogo, sono religioso, e lʼobbedienza fa parte essenziale della mia vita salesiana e comunitaria.

In secondo luogo, mi piace molto lavorare in Egitto. È una terra buona per la missione, malgrado qualche difficolta che ho incontrato riguardo alla mentalità ed i costumi a cui,  però,  mi sono adattato facilmente a vivere anche grazie a una brava guida spirituale, Don Bashir Succar, ad Alessandria, ed  a Don Dany Kerio, a Zeitune.

Ad Alessandria sono stato quattro anni come tirocinante (dal 2011 al 2015) e ho insegnato religione nella scuola e lavorato nell’oratorio sia con i cristiani che con mussulmani. Ho visto crearsi un bellissimo e forte rapporto con gli insegnanti della scuola, ed i giovani e gli animatori musulmani dell’oratorio. Nel giorno della mia Ordinazione Diaconale (nella chiesa della madonna Addolorata al Manchiya il 4/9/2014) questi giovani hanno organizzato una grande festa, quasi storica, banz, canti e tanti pensieri che mi hanno davvero colpito. Davvero una festa salesiana!

Dopo la mia Ordinazione Presbiterale lʼ 8/8/2015 ho presato servizio come economo a Zeitune, a Il Cairo, per la missione salesiana che opera con i “Sudanesi”. Qui l’oratorio è frequentato da  Sudanesi ed Egiziani. Anche qui con lʼaiuto dei miei confratelli salesiani ho vissuto tre anni, duri ma belli e arricchiti al riguardo dal rapporto creatosi con i sudanesi e anche con gli animatori egiziani del oratorio. Ancora oggi, a distanza di anni, ci chiamiamo sempre…

  1. Come stai vivendo questo periodo senza i ragazzi?

Senza i ragazzi o senza oratorio non mi sento salesiano di don Bosco..! Perché la mia identità nella Chiesa è legata a loro. Le nostre costituzioni dicono: “ragazzi poveri ed abbandonati”, questo e il nostro campo di lavoro.

Per altro verso, mi hanno insegnato nella fase di formazione, che il salesiano deve adattarsi alle nuove situazioni in cui vive. Per questo, ho pensato alle famiglie (durante questo tempo di pandemia, circa sette settimane), ho cercato di usare la mia voce per pubblicare canti religiosi su facebook per pregare insieme ai miei amici. Ho registrato sei canti (due in italiano e quattro in arabo). Ho ottenuto un certo successo, credo di essere un talento nel campo…

Oltre questo, con l’aiuto di una amica de Il Cairo (che sta finendo i suoi studi in teologia, in educazione, ed in social media) ho mandando il Vangelo giornaliero, tramite il whatsApp, cioè un con foto e un breve commento. Così si legge il Vangelo in famiglia. Ci sono tre testi del Vangelo secondo il calendario liturgico di ogni giorno: 1) per i siriani, libanesi e quelli in terra santa; 2) un altro testo per gli egiziani; 3) un altro in lingua italiana. Invio questi testi anche ai miei amici sacerdoti.

  1. Come è cambiata la tua giornata?

La mia giornata è cambiata totalmente visto che non c’è più né scuola ne oratorio. All’inizio di ogni mese ci raduniamo in comunità e programmiamo tutto il mese.  E’ aumentato il tempo per la preghiera e per la vita di comunità, sempre col pensiero ai nostri ragazzi però.

  1. Quali speranze per il futuro? 

Il mondo in cui vivremo dopo il Coronavirus cambierà e non sarà mai come prima! Per questo dobbiamo prepararci a vivere nuove condizioni di vita che riguarderanno ogni paese al mondo.

Io non sono preoccupato, sono molto sereno. La malattia e la morte  sono realtà della vita. Dobbiamo essere sempre pronti. In questo senso ho pubblicato un banner, già durante la prima settimana della Pandemia, in cui esprimo la mia fede e anche per dare speranza a quelli che l’hanno persa.

Dice cosi: “In questi tempi, il Coronavirus sta diffondendosi in tutto il mondo. A me però interessa un’altra Corona, quella che hanno messo sulla testa di Gesù Cristo Salvatore circa 2000 anni fa, fatta di spine e non di virus!”

In quella corona c’è tutto l’amore che ci serve e, in quella stessa corona, non c’è posto per la paura.

 Intervista a padre Pedro Garcia

  1. Cosa ti ha spinto a lasciare “la tua casa” per venire in Egitto?

A giugno del 2018 ero a Damasco, nella comunità che i salesiani hanno nella capitale della Siria. Studiavo la lingua araba e davo il mio piccolo contributo nell’oratorio. Mi chiamò Abuna Munir, all’epoca Ispettore dei salesiani in Medio Oriente, e mi chiese se io fossi stato disponibile per venire in Egitto. Io dissi di sì. Tutto li.

  1. Come stai vivendo questo periodo senza i ragazzi?

Senza i giovani Rod el Farag sembra un wadi del deserto: occupa un grande spazio ma si trova senza la sua linfa. Ma è anche vero che adesso tutti quanti ci stiamo rendendo conto che “il Don Bosco” non è un edificio, una imponente struttura edilizia ma una comunità di persone che cerca di fare del suo meglio seguendo D Bosco. La necessità di essere assieme, di fare strada uno accanto all’altro rimane. Ci sentiamo, ci esprimiamo come possiamo, approfittando delle possibilità che ci offrono le nuove tecnologie.

  1. Come è cambiata la tua giornata?

Mi sono trovato a utilizzare tutti i mezzi possibili per continuare a cercare d’essere utile ai giovani e tutta la comunità educativa. Le riunioni si sono moltiplicate, ci siamo trovati difronte a problemi inaspettati, questo è vero. Ma è anche vero il fatto che mai mi sono trovato solo davanti ai problemi, e posso affermare con orgoglio e gratitudine che salesiani, professori, collaboratori e studenti si sono rivelati all’altezza della situazione

  1. Quali speranze per il futuro? 

La mia speranza nel futuro si basa sul mio presente: vedo che Iddio ci vuole bene, che non ci lascia da soli nelle difficoltà. Questo Dio così sorprendente mai smetterà di essere accanto noi.

  1. Se potessi rivolgerti a tutti i ragazzi egiziani, quale consiglio daresti a loro? 

Realmente non mi va di offrire consigli, non mi ritengo così tanto saggio. Sono con voi nella stessa strada, devo fare ogni giorno la parte che mi tocca. Quello che posso fare è condividere una sfida. Non sta a me, e neanche a voi, decidere sul momento storico che stiamo a vivere. Sta a me, e anche a voi, scegliere di tentar sempre dar una risposta alle circostanze facendo leva sempre sul meglio di noi stessi. Cristo per primo ci ha mostrato la strada a seguire quando si è messo a lavare i piedi ai suoi. Non siamo stati chiamati a risolvere i problemi dell’universo, ma si siamo stati coinvolti a continuare a diffondere il Regno del Padre, là dove ognuno si trova.

Intervista a Padre George Wadie

  1. Cosa ti ha spinto a lasciare “la tua casa” per venire in Egitto?

Io conosciuto d. Bosco attraverso l’oratorio e ho conosciuto i salesiani bene con don Giorgis, buona anima.

  1. Come stai vivendo questo periodo senza i ragazzi?

Questo tempo senza i giovani è difficile, ma è diventato tempo di preparazione per tornare meglio ai giovani.

  1. Come è cambiata la tua giornata?

La giornata è cambiata tanto. E’ diventata senza la cosa bella, la nostra missione è essere tra e per i giovani.

  1. Quali speranze per il futuro? 

Cristiano vuol dire avere sempre speranza, speranza che tutto va per il bene dell’uomo.

  1. Se potessi rivolgerti a tutti i ragazzi egiziani, quale consiglio daresti a loro? 

Il consiglio per i nostri giovani prima vivere con Dio e secondo preparati bene per il vostro futuro.

Elaborare l’emergenza da parte dei più piccoli: un libro per aiutarli illustrato dai ragazzi della scuola “Ranchibile” di Palermo

Pubblichiamo un articolo del Giornale di Sicilia in cui si riporta l’esperienza degli studenti della scuola media dell’Istituto “Don Bosco Ranchibile” di Palermo come illustratori di un libro per aiutare i più piccoli a “elaborare” il periodo difficile che abbiamo vissuto durante l’emergenza sanitaria. L’autrice del libro è una docente dell’istituto.

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Come affrontare, con i bambini e gli adolescenti, i temi della paura, della malattia, dei distacchi per sempre? Come aiutarli a “elaborare” il periodo difficile che abbiamo vissuto durante l’emergenza sanitaria, le restrizioni e la famigerata DAD? Magari anche grazie a un libro, nel quale una storia di fantasia viene attualizzata e diventa un progetto didattico “terapeutico”. Con questa bizzarra idea, nasce La Scuola incantata dei bimbi in vestaglia di Eleonora Iannelli, Navarra Editore.

Narra la storia di una bambina che, all’improvviso, con la sua famiglia, finisce in un incubo più grande di lei. In una fredda corsia d’ospedale, scopre l’esistenza del dolore, però anche la forza degli affetti familiari, della solidarietà, dell’amicizia, della speranza. Nella “Scuola incantata”, Alice troverà il coraggio per vincere la sfida: salvare il suo eroe. Ce la farà, con una terapia magica e portentosa.

Un racconto avvincente, a tratti misterioso e commovente, corredato di vivaci disegni e testimonianze degli alunni della scuola media dell’Istituto “Don Bosco Ranchibile” di Palermo. I ragazzini, infatti, durante la didattica a distanza, hanno dato voce al loro mondo interiore, tirando fuori, in modo spontaneo e creativo, le proprie emozioni.

“Sono convinta – spiega l’autrice, giornalista e docente – che sarà necessario, in autunno, soprattutto nelle scuole, elaborare l’esperienza del Covid, senza rimuoverla tout court. Occorrerà acquisire consapevolezza, riponendo i propri ricordi dentro i cassettini della memoria e dando libero spazio ai sogni, ai progetti, alle speranze per un sereno ritorno alla normalità.  I piccoli autori e illustratori sono entusiasti del loro diretto coinvolgimento nel libro, che li ha aiutati a superare la tristezza e a pensare in positivo, facendo di necessità virtù. Anche per me il progetto è stato una preziosa autoterapia. E mi auguro che possa esserlo pure per i lettori”.

Il libro, già pronto per la stampa, sarà pubblicato subito dopo l’estate e adottato in diverse scuole. I diritti d’autore verranno devoluti in beneficenza, a favore dei bambini del Centro salesiano “Santa Chiara” di Palermo.

“Ѐ stato, ed è ancora, un periodo molto difficile per il mondo dell’editoria e della cultura in generale – commenta Ottavio Navarra – ma sono contento di ricominciare con questo libro, che è la prima pubblicazione dopo la riapertura della casa editrice. Un testo istruttivo, ma pure intrigante e divertente, destinato ai lettori più piccoli e alla Scuola a cui rivolgiamo sempre tanta attenzione”.

Eleonora Iannelli, messinese, vive a Palermo. Giornalista professionista, ha lavorato per molti anni al Giornale di Sicilia e collaborato a lungo con Il Sole 24 ORE. Ѐ autrice di vari saggi per adulti e bambini. Con Navarra Editore ha pubblicato Meglio il lupo che il mafioso 1 e 2, per i bambini, e Palermo, Guida semiseria tra i vicoli del cuore. Attualmente è docente di Lettere presso l’Istituto “Don Bosco Ranchibile” e ha coinvolto i suoi alunni nella passione per la scrittura creativa.

La Rete dei Sogni: l’Estate Ragazzi del Don Bosco Napoli riparte in sicurezza con le mascherine donate da Salesiani per il Sociale APS

Lunedì 22 giugno 2020, dopo 105 giorni, riapriranno i cancelli dell’Istituto salesiano Don Bosco di Napoli per i giovani del quartiere.

Un lockdown che non ha fermato la voglia e il lavoro dei tanti educatori e volontari dell’Istituto Salesiano. Durante questi mesi attraverso i canali social e le piattaforme digitali, gli educatori hanno seguito i giovani che spesso vivono in contesti familiari difficili senza mai abbandonarli, continuando costantemente la loro azione educativa.

Oggi però si riparte con un’azione educativa diretta attraverso il progetto estivo “La Rete Dei Sogni – #ogunoalsuoposto” nel quale si mette in relazione la rete internet, l’unico strumento che in questi mesi ha permesso ai giovani di essere collegati tra loro, con la rete di relazioni che prenderà forma attraverso una serie di attività ricreative e formative. L’hashtag #ognunoalsuoposto aiuterà non solo a mantenere le distanze ma permetterà ai giovani di ristabilire le relazioni quotidiane che in questi mesi sono venute a mancare. Il progetto, ideato e presentato dallo staff dell’Istituto salesiano, è frutto di un lavoro accurato che permetterà di svolgere le attività estive in completa sicurezza senza perdere la gioia e la passione educativa nello stile salesiano di Don Bosco.

Quattro settimane di attività divise in 3 fasce orarie dal lunedì al venerdì dove saranno coinvolti i giovani iscritti in oratorio per un totale di circa 300 minori dai 6 ai 17 anni.
Le attività si svolgeranno nel grande cortile dell’Istituto Salesiano in completa sicurezza, rispettando le regole del distanziamento. Saranno disposte due postazioni per il triage all’ingresso della struttura dove verrà misurata la temperatura attraverso i termoscanner e successivamente sarà garantita l’igienizzazione delle mani per tutti i giovani e gli operatori coinvolti.

Inoltre tutti i partecipanti saranno muniti di mascherine, progettate ed acquistate grazie a Salesiani per il Sociale APS , organizzazione non profit dei Salesiani d’Italia che da oltre 25 anni attua e sostiene progetti a favore dei minori e dei giovani, in particolare di coloro che si trovano in condizioni di emarginazione, disagio ed esclusione sociale.
Le mascherine, di 4 colori diversi, sono state donate attraverso Salesiani per il Sociale APS da una donatrice napoletana di nome Giovanna, da anni sostenitrice dei giovani in difficoltà. A Napoli l’anno scorso aveva deciso già di investire sui giovani che vivono il Don Bosco di Napoli, precisamente nel laboratorio di parrucchiere “CapAppost” inaugurato nel novembre scorso. Anche in un momento così delicato che stiamo vivendo non si è tirata indietro ed ha voluto sostenere il progetto estivo “La Rete Dei Sogni – #ogunoalsuoposto”. Il Covid non ha fermato né la provvidenza né la solidarietà. Grazie Giovanna!

Per l’occasione ci sarà una cerimonia di presentazione lunedì 22 giugno alle ore 19:00 nel grande cortile. Saranno presenti don Angelo Santorsola (ispettore dei Salesiani del sud Italia) e don Fabio Bellino (direttore dell’Istituto Salesiano).