“Nel cuore del mondo”: il numero estivo di Note di Pastorale Giovanile dedicato alla proposta pastorale

Pubblichiamo alcuni stralci della newsletter estiva di Note di Pastorale Giovanile che lancia il nuovo numero della rivista dedicato alla proposta pastorale, “Nel cuore del mondo”.

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Cari Amici, gentili Amiche,

questa NL – come in genere quelle dell’estate – presenta sostanzialmente gli studi di approfondimento della proposta educativo-pastorale per i giovani dei nostri ambienti salesiani.
È la prima tappa di un cammino triennale che si concluderà – simbolicamente – con il 200° anniversario del sogno dei 9 anni di Giovannino Bosco, un “tema generatore” per i Salesiani e i giovani, nella cui logica sta benissimo un cammino spirituale e “pastorale” da proporre.
Ecco perché vi dedichiamo il numero intero di NPG, rimandando le altre rubriche ai prossimi.

Buon lavoro, buona estate, nel modo in cui sarà possibile e prudente viverla.
Buona pastorale “aperta”.

La formazione e corresponsabilizzazione dei genitori

di Gustavo Cavagnari

Perché focalizzarsi in una pastorale giovanile familiare?

C’è chi diceva che la pastorale giovanile è fallita.[1] L’affermazione, molto forte, non sarebbe da intendersi, tuttavia, in modo assoluto. Infatti, si potrebbero discutere i sintomi, le cause e pure la portata di tale “fallimento”. Nell’intenzione di chi l’ha pronunziata, sicuramente in modo provocatorio, c’era comunque l’intenzione di richiamare l’attenzione sul fatto che, al di là del grado di convocazione o della molteplicità delle proposte, la pastorale con i giovani ha forse mancato il bersaglio. Questa pastorale, così come ogni altra espressione dell’unica pastorale della Chiesa, non ha altro scopo che «incendiare i cuori dei fedeli» che «conservano una fede cattolica intensa e sincera», favorire quella conversione che restituisce all’anima «la gioia della fede e il desiderio di impegnarsi con il Vangelo», e proclamare «il Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato».[2] In altre parole: generare tra i giovani discepoli fedeli nella sequela Christi e impegnati con il mandato missionario (EG 19). Se si considerano questi scopi, si potrebbe essere d’accordo con la frase iniziale e riconoscere che, benché in molti contesti le risorse e gli eventi ecclesiali con i giovani siano aumentati, la pastorale giovanile non è stata efficace nell’accompagnarli alla maturità cristiana oltre che umana.[3]
Le cause di questo fenomeno sono molte. Ce n’è una, comunque, che anche da noi è stata già indicata come sostanziale: i genitori e, più in generale, gli adulti “degni di fede”,[4] non ci sono, sia perché sono fisicamente assenti, sia perché, anche quando sono presenti, non rappresentano delle figure di riferimento con cui entrare in positiva alleanza.[5] Il punto problematico è infatti la liquidazione dell’età adulta e quindi la disgregazione di ciò che significa maturità.[6] Come si diceva nel Sinodo, “non ci mancano solo adulti nella fede. Ci mancano adulti «tout court»”.[7] Ad ampio raggio, questa situazione richiama anzitutto il compito urgente di rieducare gli adulti, ridando «attrattiva specifica e dignità morale all’ambizione di essere adulti».[8] Nello specifico della pastorale giovanile, e a certe condizioni, chiede inoltre di convocare i genitori stessi,[9] se non altro quelli che si presentano come figure autorevoli.[10] Se è vero che la Chiesa guarda ancora con gioia e riconoscenza ai genitori che restano fedeli al loro ruolo e missione educativa,[11] come irrobustire, almeno con loro, quel patto educativo che in tanti luoghi sembra esserci rotto? (AL 84). Superando il pregiudizio che vede tutti i genitori ugualmente indifferenti, abbandonando l’autosufficienza pastorale che vuole evitare i genitori perché importuni e invadenti, maturando la consapevolezza che la pastorale accompagna la funzione non delegabile dei genitori… magari qualcosa si può fare.

Quando cominciai con la pastorale giovanile, pensai che il centro dovevano essere naturalmente gli adolescenti… e chi io dovevo spendere il mio tempo con loro. Quello che scoprì, tuttavia, fu che gli adolescenti non vengono dal vuoto. E che se volevo che il mio ministero avesse degli effetti duraturi sulle loro vite e [sul loro impegno] per il Regno, dovevo includere le famiglie.[12]

È chiaro che una pastorale giovanile che accompagna, forma e coinvolge i genitori non lo fa per rimpiazzare i giovani animatori. Una pastorale giovanile familiarmente orientata neppure sostituisce gli itinerari e le proposte specifiche per i giovani. Eppure, una pastorale giovanile in grado di connettere i giovani con le proprie famiglie e con gli altri adulti della famiglia allargata della Chiesa getta le basi per un risultato pastorale più solido e duraturo.[13]

Una scelta difficile, consapevole, durevole

Implicare i genitori nella azione pastorale non è una soluzione tanto semplice né facile come potrebbe sembrare. Da una parte, il grado di coinvolgimento dei genitori negli spazi e nelle attività che riguardano i loro figli è inversamente proporzionale alla loro crescita in età. Gli operatori pastorali non si dovrebbero sorprendere, quindi, se il filo rosso che lega quasi tutti questi adulti sia il distacco. Il vero problema, poi, non sembra essere nemmeno la loro assenza, quanto la loro stagnazione maturativa umana e nella fede. Da un’altra parte, però, tra i genitori c’è una minoranza creativa che cerca di venire incontro ai bisogni dei figli, benché molte volte non sappiano come farlo. Ebbene, anche nel contesto della pastorale giovanile, questi padri e madri potrebbero giocare un ruolo significativo nell’educazione delle nuove generazioni, anche se sarebbe irrealistico pensare che tutti loro siano formati, equipaggiati o disposti ad essere coinvolti. Se le cose stanno così, un compito della pastorale giovanile dovrebbe essere, allora, cercare dei modi per uscire incontro a questi genitori, formarli e implicarli (AL 85).

Comunicare con i genitori

I conflitti tra i genitori e gli operatori di pastorale giovanile sono dovuti molte volte ad una reciproca ignoranza. I genitori possono attendersi dalla pastorale il tenere i loro figli in riga, o formarli a riguardo dei temi di fronte ai quali loro si sentono incapaci, o forse semplicemente tenerli occupati. Gli scopi della pastorale con i giovani sono, comunque, altri. Ciò nonostante, le difficoltà che possono spuntare da visioni diverse «non si risolvono ignorando i genitori» ma, al contrario, «condividendo con loro la visione pastorale».[14]
Questo mette sugli operatori pastorali e sui giovani stessi la responsabilità di comunicare ai genitori i sogni, le visioni e gli obiettivi della pastorale giovanile. Essa deve stabilire con i genitori un dialogo. […] Questo tipo di conversazione aprirà le porte al loro entusiasmo e al loro sostegno.[15]

Accompagnare, formare, responsabilizzare i genitori

Come accompagno pastoralmente un piccolo gruppo di giovani?
Evangelizzando e coinvolgendo i loro genitori.
Perché questo è effettivo?
Perché nessuno è più interessato dei genitori ad andare incontro ai bisogni dei loro figli giovani.[16]

Spesso, nella pastorale con i giovani i genitori non sono coinvolti. Quando lo si fa, l’invito si riduce a riunioni informative. E se si fa qualche incontro di formazione, le proposte finiscono per essere noiose discussioni su questioni dottrinali e morali. Anche con loro si compie quindi quello che il Papa criticava di certi gruppi giovanili (ChV 212). Perciò, il padre di famiglia ed evangelizzatore americano Everett Fritz continua la sua riflessione in questo modo:

Se gli adolescenti sono troppo impegnati, i genitori sono esauriti. Hanno da fare ogni [giorno] della settimana. Sono stressati a casa e al lavoro. Molti genitori hanno delle difficoltà con i loro figli e nei loro matrimoni. Essere un adulto e un genitore nel mondo di oggi è estremamente impegnativo. L’ultima cosa che i genitori vogliono è dover frequentare un altro incontro od ascoltare un predicatore articolare i dogmi della fede. […] Ma a prescindere da dove si trovino nel loro cammino di fede, tutti hanno una cosa in comune: sono profondamente preoccupati di uscire incontro ai bisogni dei loro figli. [E quando si discute dei loro figli] i genitori si ravvivano e si coinvolgono nelle discussioni… I genitori possono essersi sganciato dalla fede, ma non hanno abbandonato la loro vocazione primaria![17]

Un compito che la pastorale giovanile si può assumere è, quindi, quello di aiutare i genitori ad esercitare il loro compito. Loro hanno bisogno di essere sostenuti nell’adempimento del loro ruolo educativo (AL 52). A tale scopo, anche gli operatori ecclesiali che lavorano con i giovani possono, se non direttamente, almeno fungere da mediazione per curare e ravvivare il ruolo genitoriale, chiedendo l’aiuto e stabilendo delle sinergie con quelli che possono portare avanti questo servizio mediante incontri di padri e madri, seminari di specialisti su questioni concrete della vita familiare, consulenze su situazioni familiari, laboratori di formazione per genitori con figli problematici o assemblee familiari (AL 229). Dicevano già i Vescovi italiani:

Se è vero che la famiglia non è la sola agenzia educatrice, soprattutto nei confronti dei figli adolescenti, dobbiamo ribadire con chiarezza che c’è un’impronta che essa sola può dare e che rimane nel tempo. La Chiesa, pertanto, si impegna a sostenere i genitori nel loro ruolo di educatori, promuovendone la competenza mediante corsi di formazione, incontri, gruppi di confronto e di mutuo sostegno.[18]

Coinvolgere i genitori

Indubbiamente, nella pastorale con i giovani, e soprattutto in quella degli adolescenti, non è sempre possibile pensare ad un coinvolgimento diretto dei genitori, sia per la situazione che attraversano i genitori stessi (AL 50-51), sia per le caratteristiche tipiche dell’adolescenza e della crisi che essa provoca nella famiglia (AL 235). Infatti, questa tappa segna l’incrinatura con la vita familiare e la contestazione del ruolo genitoriale; uno strappo traumatico che tuttavia permette al giovane di prendere in mano la sua vita e di diventarne protagonista (AL 18).
A condizione che padri e madri abbiano specifici tratti maturativi e una adeguata formazione, loro potrebbero essere tuttavia direttamente coinvolti. Tra altri esempi, si potrebbe menzionare qui la proposta del movimento Antiochia, nato nel 1974 dalla iniziativa di un matrimonio dei Cursillos tra gli universitari di Sydney e oggi diffusosi oltre l’Australia.[19] Secondo la laica Teresa Pirola, una delle fondatrici, «Antiochia è un modello di pastorale giovanile che usa la prospettiva familiare e il carisma delle coppie sposate. In questo modo, il movimento si è manifestato come una incarnazione effettiva della visione di responsabilizzazione del laicato del Vaticano II».[20] Per le sue intuizione e attuazioni, esso potrebbe essere annoverato tra questi movimenti prevalentemente giovanili che sono «come un’azione dello Spirito che apre strade nuove in sintonia con le loro aspettative e con la ricerca di spiritualità profonda e di un senso di appartenenza più concreto» (EG 105). Benché oggi i giovani che vi partecipano si radunino e svolgano delle attività tipiche nelle parrocchie, il movimento cerca di favorire un forte senso di Chiesa come famiglia tramite la presenza normativa di una coppia genitoriale nella guida di ogni comunità giovanile. In questo modo, e senza svalutare altri ministeri, il movimento vuole responsabilizzare nella sua visione e nelle sue strategie il carisma del matrimonio e della chiesa domestica.
Ordinariamente, le coppie guida sono genitori dei giovani partecipanti, per cui genitori e figli lavorano insieme nella missione della chiesa locale e il nucleo familiare diventa una forza evangelizzatrice. Secondo i protagonisti, i pregi del modello sono considerevoli: garantisce una migliore interconnessione tra la comunità parrocchiale e le case; il rapporto intergenerazionale aiuta a prevenire che il gruppo giovanile diventi un ghetto; i genitori si presentano come esempi concreti di vocazione matrimoniale compiuta; l’interconnessione tra la pastorale con i giovani e con le famiglie si vede favorita. Non si possono negare, tuttavia, alcuni limiti, anzitutto oggi: la mancanza di coppie genitoriali preparate; la morfogenesi attuale delle famiglie; i crescenti impegni lavorativi delle coppie, purché disponibili; i nuovi protocolli ufficiali per il lavoro con i minori nati in seguito a casi di abuso.

“Ecco il tuo campo, ecco dove dovrai lavorare”: presentazione del Quaderno giovani 2020/2021

Presentazione del Quaderno giovani, punto di riferimento della proposta pastorale per i Salesiani in Italia.
Di don Rossano Sala

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Il Quaderno giovani, in conformità ad una tradizione ormai ben consolidata e fruttuosa, è il punto di riferimento per la proposta pastorale dell’anno in corso in tutti gli ambienti salesiani d’Italia.

“Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare” dice la donna vestita di luce al piccolo Giovanni Bosco nel sogno dei nove anni, di cui nel 2024 ricorrerà il bicentenario. Da qui prende avvio la proposta pastorale per l’anno 2020-21: essa ci invita ad essere “nel cuore del mondo” per esserne luce, sale e lievito.

Il presente quaderno è comporto di cinque capitoli: l’ispirazione nasce dal sogno dei nove anni, di cui si invita ad approfondire la dimensione spaziale dei luoghi; un secondo momento, biblico e teologico, cerca di andare in profondità rispetto all’ispirazione carismatica iniziale; il capitolo centrale è dedicato a comprendere l’identità cristiana secondo un approccio squisitamente vocazionale; il quarto capitolo mette a tema le modalità concrete per realizzare una “cittadinanza responsabile” oggi; infine vengono offerte al lettore alcuni “medaglioni di santità” da cui trarre ispirazione per un’azione efficace e profetica nel nostro tempo.

Il presente Quaderno giovani è un vivo e operativo, perché offre ad ogni lettore dei contenuti solidi in grado di interagire con il singolo e con il gruppo attraverso la richiesta di partecipazione personale al cammino indicato. Non siamo quindi davanti ad un “libro da leggere”, ma abbiamo tra le mani un “compagno di viaggio” che invita ogni giovane o adulto a crescere spiritualmente e ad ogni comunità educativa e pastorale a mettersi in discussione per potersi migliorare.

La configurazione, lo stile e la proposta del presente Quaderno giovani lo rendono prima di tutto adatto per i giovani, i quali sono chiamati a prendere sul serio la loro esistenza, conformandola a quella del Signore Gesù. Insieme con i giovani, uno strumento come questo è consigliato anche ad altre categorie di persone: prima di tutto agli animatori e agli educatori dei fanciulli, dei preadolescenti, degli adolescenti e dei giovani; ai membri che a diverso titolo appartengono alla famiglia salesiana (cooperatori, ex allievi e altri gruppi); agli insegnanti e formatori impegnati cristianamente nella loro missione. Questo quaderno può essere infine di giovamento ai salesiani di don Bosco, alle figlie di Maria Ausiliatrice e ai sacerdoti impegnati nell’ambito educativo per la loro formazione spirituale, pedagogica e pastorale.

Pubblichiamo l’indice e la presentazione e un’anticipazione del primo capitolo:

MGS Don Bosco al Sud, festa giovani online

Pubblichiamo la notizia della festa MGS Italia Meridionale per i giovani.
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Domenica 7 giugno su piattaforma Google Meet, avrà luogo la festa MGS per giovani dai 18 ai 30 anni, dal titolo: Ri-usciamo ad incontrarci?! #RelazioniInCorso. L’appuntamento si concentrerà su questo particolare momento storico di “ripartenza”, dove gradualmente ci si riappropria della capacità di relazione, che nel frattempo si è un po’ trasformata.

🔸Ogni giovane potrà fare l’iscrizione con la scansione del QR code, o a questo link: 👇

 

“Estate Ragazzi”, un oratorio estivo in Vaticano

Pubblichiamo l’articolo di Vatican News sull’iniziativa voluta dal Papa per sostenere le famiglie dipendenti della Santa Sede durante l’estate: le attività estive dentro le mura vaticane.

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Un oratorio estivo dentro le mura vaticane. Un mese di gioco, nuotate in piscina, partite di tennis, di calcetto e di basket, scivolate sui gonfiabili, sfide a ping-pong all’interno dell’Aula Paolo VI, ma anche visite guidate ai Giardini vaticani. Papa Francesco ha pensato alle mamme lavoratrici, alle famiglie dei dipendenti della Santa Sede, e ha approvato che Oltretevere il Governatorato organizzi un vero e proprio centro estivo animato dalla comunità dei Salesiani del Vaticano.

A motivo del Covid-19, il numero sarà più limitato rispetto al progetto iniziale. Si potranno iscrivere fino a 100 bambini e ragazzi, per fasce d’età (dai 5 ai 7 anni, dagli 8 ai 10 e dagli 11 ai 14). “Il progetto Estate Ragazzi è nato come iniziativa del Governatorato della Città del Vaticano per andare incontro alle esigenze dei papà e delle mamme che lavorano qui – spiega il salesiano don Franco Fontana, cappellano della Gendarmeria e dei Musei Vaticani – Mai come quest’anno, dopo mesi in cui le famiglie sono state costrette a stare a casa, i genitori avranno l’esigenza di affidare i loro figli a persone di fiducia che sappiano ridare speranza, entusiasmo ed educare in sicurezza i loro figli”.

A organizzare l’oratorio estivo insieme ai salesiani, sarà l’associazione “Tutti in una festa”, che già anima alcuni centri estivi a Roma. L’Estate Ragazzi si svolgerà all’interno della Città del Vaticano, spiega don Fontana, “in spazi dedicati e attrezzati. Sono state individuate diverse aree dove i ragazzi potranno socializzare, praticare sport all’aperto, giocare senza rinunciare alle attività educative tipiche di un oratorio”. I ragazzi dell’oratorio estivo vaticano “occuperanno” anche la grande aula delle udienze, ancora inutilizzata in quelle settimane, che diventerà luogo di ritrovo, preghiera e socialità.
“L’obiettivo primario – racconta Pasquale Acunzo dell’associazione “Tutti in una festa” – è quello di far scoprire ai ragazzi la bellezza dello stare insieme, del giocare in gruppo anche a un metro di distanza, del condividere passioni, emozioni e sorrisi. Un’esperienza dove tutti partecipano e dove i più piccoli potranno imparare dai grandi”.

Il tema scelto per quest’anno sarà “Felicità e Beatitudini”: è stato individuato un percorso educativo pedagogico che poggia su una storia avvincente ambientata nel mondo dello sport per parlare dell’importanza della vera felicità come obiettivo e stile della vita di ciascuno a ogni età. A condurre l’iniziativa coordinati dai Salesiani di Don Bosco e dalla società “Tutto in una festa”, saranno educatori professionisti con esperienza nello sport e nell’animazione, “certi che questa iniziativa – raccontano don Fontana e Acunzo – possa regalare ai ragazzi che la frequenteranno un’occasione splendida per vivere insieme e riscoprire la bellezza della vita comunitaria, che poi è l’esperienza dell’essere Chiesa, dove ciascuno può sentirsi accolto e imparare a sua volta ad accogliere gli altri”.

“Anche qui potremo realizzare un frammento di quella Chiesa che aiuta le famiglie – si legge nella lettera del Segretario generale del Governatorato, il vescovo Fernando Vérgez – si prende cura dei ragazzi e fa incontrare il Signore in un tempo favorevole”.
L’oratorio estivo in Vaticano inizierà il 6 luglio e durerà fino al 31 luglio iniziando alle 07:30 del mattino fino alle 18:00. Solo il venerdì è previsto un orario ridotto fino alle 14:00. È previsto un programma dettagliato che scandirà la giornata dei ragazzi, divisa tra momenti di socialità, giochi, sport e momenti di preghiera. Molta attenzione sarà dedicata alle misure per l’emergenza Covid-19: “Stiamo lavorando per implementare tutte le indicazioni contenute nelle linee guida del Governo italiano – spiegano gli organizzatori – L’obiettivo è mettere in campo azioni per garantire la sicurezza dei ragazzi e dello staff. Dispositivi di sicurezza, distanziamento, misurazione della temperatura, mascherine, gel igienizzante, sanificazione degli ambienti e delle attrezzature, insieme alla formazione degli animatori, e alla sensibilizzazione dei ragazzi. Queste attenzioni permetteranno di gestire le varie fasi dell’estate ragazzi in totale sicurezza”.

Esercizi spirituali MGS IC: distanti ma uniti

Dall’8 al 10 maggio i giovani del Movimento Giovanile Salesiano dell’Italia Centrale hanno vissuto da casa gli Esercizi Spirituali: oltre 140 giovani connessi per riflettere e confrontarsi con la Parola in questo periodo al di fuori dell’ordinarietà.

Ecco la testimonianza di Biancarosa Traffano
Non si può certo dire che Dio non sia un tipo fantasioso: chi di noi avrebbe immaginato di essere contattato da Lui in videochiamata? Invece è proprio quello che è successo in questi giorni, perché senza dubbio l’idea di vivere a distanza gli Esercizi Spirituali non può che essere stata ispirata dallo Spirito Santo, come dimostrano la gioia e la gratitudine che oggi abitano il nostro cuore.
E non è stato solo Dio a raggiungerci lì dove eravamo, ma è stato il Movimento Giovanile Salesiano! La difficoltà di concentrarsi (anzi, raccogliersi!) a casa è stata compensata dall’unità straordinaria che si è creata, dall’entusiasmo di condividere questo momento con tutti i giovani del MGS IC. Di più, proprio questa inedita modalità di vivere il ritiro ci ha permesso di superare i confini delle nostre regioni e così abbiamo gustato insieme un’esperienza di esercizi che forse prima potevamo dare per scontata, ma che ora è davvero da riconoscere come dono gratuito e soprattutto non scontato.
Con la sua dolcezza e saggezza don Mario Rollando ci ha presi per mano e ci ha accompagnati sulle orme del Risorto. L’incontro con Lui attraverso la sua Parola fa rinascere in noi la memoria del suo amore che scalda il cuore e che ci rende testimoni: non persone perfette, ma mendicanti che sempre desiderano il Signore. Come e con sant’Agostino don Mario ci ha esortato proprio a desiderare, perché il nostro desiderio di Dio è preghiera, anche e soprattutto quando emotivamente siamo in difficoltà, quando ci sentiamo insensibili alla Grazia o addirittura in lotta con essa. Dalle nostre contraddizioni può scaturire una preghiera che è solo nostra, che è personale e originale, come quella di san Tommaso, che soffre e pretende di vedere Gesù per poi prorompere nel bellissimo “Mio Signore e mio Dio!”.
Nell’ultima intensa tappa del nostro percorso don Mario ci ha portato in Galilea, luogo non scelto a caso da Gesù per incontrare i suoi discepoli: luogo dello scarto, del margine, dei poveri, dei peccatori… Luogo da cui vorremmo fuggire, ma che fa parte di noi, che rappresenta le nostre più intime zone buie, gli aspetti di noi stessi e della nostra vita che vorremmo nascondere e con cui non siamo riconciliati. Ma Gesù ci dà appuntamento proprio in quelle Galilee, ci aspetta lì, perché “ama illuminare i nostri sotterranei”. Quelli in cui forse siamo anche più veri. Perché non c’è bisogno di sforzarti per meritare l’amore di Dio: la sua Grazia ti precede ed è lei che crea in te infiniti motivi per amare ogni pezzo della tua vita, che sia Galilea o che sia Giudea, buio o luce.
Ancora don Mario ci ha spinto a vedere la bellezza nella diversità che abita il mondo e la stessa Chiesa, come nelle due figure di Pietro e Giovanni, a scoprire che la relazione con Dio è l’asse portante che spinge il pastore ad amare il suo gregge, perché: “soltanto gli assidui frequentatori del mistero di Dio possono essere raffinati interpreti e servitori del mistero dell’uomo”. Così il nostro amore per gli altri non risulta sminuito dal nostro rapporto prioritario con Dio, ma semmai potenziato, reso divino.
Dopo queste giornate abbiamo imparato per esperienza che a contatto con la Parola di Dio il nostro cuore può sempre ardere, non importa dove siamo: nella natura, in oratorio, all’università, al lavoro, in Chiesa… A casa. Come ci ha detto madre Yvonne, altro grande regalo di questi Esercizi, la Parola ci raggiunge nel nostro oggi, con una chiamata che non è quella di ieri e nemmeno quella di domani: oggi, #lìdovesei, non lasciar spegnere il fuoco che Dio ha acceso nel tuo cuore.

Incontrarsi: cultura della fraternità in pastorale universitaria

di Alfonsina Zanatta *

La formazione umana nei luoghi della conoscenza

Le vie pastorali prendono solitamente forma dall’intreccio sinergico di ideali, obiettivi generali, tipologia di formazione e temperamento dei responsabili, contesto in cui ci si trova a operare. Nel caso della pastorale universitaria della diocesi di Vercelli quest’ultimo fattore si è rivelato il primo a innescare i processi: sull’impostazione ha influito considerevolmente la presenza in città del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università del Piemonte Orientale, ateneo di recente formazione con sedi nelle province di Vercelli, Biella e Novara. L’azione pastorale in e con un’università laica ha sollecitato progettualità nuove e originali, spesso accompagnate da intese culturali ed educative con docenti, ma anche con altri attori culturali: da subito le proposte sono state indirizzate, oltre che agli studenti, anche ai giovani del territorio, attraverso linee condivise con l’amministrazione comunale e con l’associazionismo.
Parallelamente, si è progressivamente delineata una distinzione nell’organizzazione ecclesiale: la pastorale giovanile più all’interno della Chiesa, mentre quella universitaria maggiormente attiva in luoghi extra ecclesiali. In uno scenario così variegato la scelta primaria e fondamentale è stata quella di aver cura della persona, e dunque di tentare un dialogo e un’offerta a partire dalla formazione umana. Attenzione dunque ad ogni singolo studente, colto nella sua dimensione più personale e accompagnato nel fare ordine e sintesi nel suo percorso esistenziale e accademico, e speciale cura della crescita nella conoscenza, e dunque offerta di itinerari, seminari e incontri su argomenti centrali per l’affacciarsi con maturità, responsabilità e stile evangelico nel mondo adulto e nella cultura contemporanea, secondo il modello antropologico cristiano.

* Pastorale Universitaria Vercelli.

Aperto per ferie: progetto per l’estate ragazzi in tempo di pandemia

“Aperto per ferie: progetto per l’estate ragazzi in tempo di pandemia” è il documento realizzato dal servizio nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, sottoscritto da Diocesi e associazioni cattoliche (tra i firmatari anche SDB e FMA) per l’attività estiva in tempo di emergenza sanitaria.

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Premessa
Forse non è un azzardo affermare che il nuovo secolo inizia adesso. Questi primi vent’anni del nuovo millennio sono stati ancora espressione del percorso fatto nella seconda metà del secolo scorso. L’esperienza della pandemia ha fatto saltare tutti gli schemi. Quello che sarà è ancora sotto osservazione e andrà studiato con attenzione.
Per il momento c’è ancora un’emergenza da attraversare.
Tra le tante necessità, si impone quella di un ritorno a quella che chiamiamo “vita normale” (cosa sarà normale, lo vedremo…) che per il momento deriva a sua volta da due esigenze molto forti: far ripartire l’economia e la vita sociale. Entrambi questi aspetti hanno conosciuto un “inverno” inedito: a congelare l’economia non è stato un disastro finanziario, così come a mettere in crisi le relazioni non è stato uno scontro o una rottura di incontri. Tutto è nato da una “sospensione” che ora non riporterà a una ripresa da “dove ci eravamo lasciati”, perché ci ritroveremo diversi dovendo capire in quale senso si manifesta questa diversità.

1. Bisogni e risorse
In questo contesto appena accennato, si impone un tema urgente sotto molti punti di vista: il tempo estivo. Normalmente esso si presentava come tempo di interruzione dell’attività più importante della vita di un fanciullo, di un preadolescente e di un adolescente. Lo spazio aperto dalla “vacanza” della scuola, si era offerto come spazio utile a un’esperienza diversa di vita comunitaria. È un’esperienza che si radica fin dai primi decenni del secolo scorso, quando i “bagni di sole” vengono aperti un po’ ovunque, anche nelle campagne e nelle città. Negli anni ’70 queste esperienze assumono caratteristiche diverse: si passa a connotare l’esperienza di vita comunitaria, si comincia a uscire entrando in contatto con il territorio, andando in montagna, pedalando insieme in bicicletta.

In questa situazione, del tutto nuova, alcune caratteristiche oggi sembrano essere un bisogno emergente e urgente. Proviamo a segnalarne tre:
• Anzitutto il bisogno di affidare i propri figli a qualcuno. I piccoli sono rimasti in casa per molte settimane, un fatto inedito. Ma un conto è tenerli in casa nel mese di marzo, un conto è farlo nel mese di luglio. I genitori che dovranno andare al lavoro, non sapranno a chi affidarli: i nonni sono quelli più fragili e forse la categoria che, ancora, avrà bisogno di rimanere il più possibile lontano dai contatti con altre persone. Le famiglie hanno avuto una grande tenuta in
queste settimane: molte di esse hanno dovuto condividere spazi ristretti e mai hanno avuto la possibilità di passare così tanto tempo insieme: bello, ma faticoso.
• Il secondo bisogno è quello di avere un occhio di riguardo per gli adolescenti. Non sono più ragazzi piccoli, non sono ancora giovani che da casa possono provvedere al proprio futuro. La sospensione della scuola ha aperto lunghi tratti di tempo senza finalità che per loro sono importanti. Gli adolescenti delle scuole superiori sono da molto tempo il sostegno di riferimento per le attività estive degli oratori: pur non essendo ancora al livello di veri e propri educatori, ne rappresentano l’anima che muove le tante attività. Poter tornare a offrire loro il richiamo di un tempo di impegno, il richiamo di un affidamento della comunità alla loro presenza e alla loro creatività, è un passaggio educativo importante. Anche per non lasciarli a casa nell’inedia.
• Il terzo bisogno è quello di non rinunciare alle attività educative dell’oratorio a oltranza. L’estate ragazzi rappresenta da tempo un collante per tutta la comunità, un luogo generativo di relazioni, incontri, legami. Da settimane i cortili dell’oratorio sono deserti e probabilmente lo saranno ancora a lungo. Ma c’è bisogno di far riprende la circolazione delle relazioni che aiuti la comunità a ritrovarsi, pur sapendo che non sarà più la stessa e che non sarà possibile (almeno nell’immediato) fare le cose di sempre. Anche i preti, infine, vivono una situazione simile a quella degli adolescenti: garantiti nel pane quotidiano (il loro stipendio non conoscerà interruzioni), hanno però bisogno di poter dare significato alla loro presenza nelle comunità.
Ovviamente tutto questo deve tenere in conto la situazione particolare che stiamo vivendo: la pandemia chiederà modalità nuove che dipenderanno molto dagli spazi che il mondo della sanità e le decisioni politico/amministrative decideranno di concedere oppure no.

I tre bisogni sopra descritti, rivelano contemporaneamente alcune opportunità.
Quella principale può essere identificata nella figura degli adolescenti animatori. Un tempo e una situazione del genere porta spontaneamente ad “affidarsi” a loro: sono i più sani (si ammalano meno di chi è adulto), hanno capacità tecnologiche molto più alte (vedremo che saranno necessarie), hanno creatività e flessibilità. Questo ci mette in un atteggiamento di partenza che è di responsabilizzazione e di fiducia nei loro confronti. Dovrebbe esserlo sempre, altrimenti non si diventa grandi. Ma potrebbe esserlo particolarmente oggi, dove le alternative non ci sono e quindi c’è un clima di maggiore disponibilità da parte degli adulti nel comprendere che le prime messe alla prova devono prevedere anche incertezze e sbagli.
La seconda opportunità riguarda i bambini e i ragazzi che, stanchi di essere relegati in casa, hanno bisogno di ricuperare il loro spontaneo istinto alle relazioni e agli incontri. C’è una carica, dentro di loro, che è andata via via accumulandosi e che ora chiede di essere spesa in qualche modo. Poterli rimettere in relazione fra loro, dovrebbe essere generativo anche di narrazioni e di storie che possono sostenere gli stessi adulti nella fatica di riprendere in mano una vita quotidiana non facile.
La terza opportunità riguarda la vita degli oratori. Già negli ultimi tempi molte fatiche venivano espresse rispetto alla forma e al tipo di presenza nella società: la forma ha chiesto di essere rivista in continuazione, perché il cambiamento d’epoca è stato più evidente nelle nuove generazioni e nelle azioni educative. Ma ora il passaggio è più che epocale: è un dopoguerra, dove c’è un clima da ricostruzione. Un contesto del genere può offrirsi come l’opportunità di un laboratorio per scoprire
il futuro, a patto di imparare ad agire pensando, raccogliendo le indicazioni utili che possono emergere e per non ritrovarci domani a viaggiare ancora a fari spenti.
Tutto questo ci porta a individuare una finalità generale che potremmo esprimere con uno slogan: in questo momento non ci interessa riaprire gli oratori; ci interessa la vita dei ragazzi.

2. Obiettivi e strategie
Questa parte di pensiero e progetto è la più faticosa, perché appoggia sull’incertezza delle scelte possibili. In questo momento esse sono particolarmente limitate; un po’ alla volta potrebbero aprirsi spazi di possibilità diverse: vedremo. Per non doverci trovare nella situazione di pensare e agire di fretta e all’improvviso, proviamo a ragionare per “fasi”: è un termine utilizzato negli ultimi tempi che ci permette di trovare subito un terreno di intesa.
Strategia di fondo è immaginare di organizzare l’esperienza estiva attorno all’idea di piccoli gruppi: uno/due animatori (adolescenti) con un gruppo di 8/10 ragazzi. Ovviamente questi animatori avranno bisogno di essere seguiti da educatori più grandi (i giovani disponibili).

Fase 0: la formazione dei gruppi
Premesso che bisognerà trovare una forma di iscrizione (la segreteria parrocchiale avrà il suo lavoro), si dovrà passare alla formazione dei piccoli gruppi. Ovviamente non è impossibile immaginare di mantenere gli schemi che più hanno funzionato nelle esperienze degli anni precedenti: un criterio è quello delle fasce d’età, ma non è l’unico.
Andranno suddivisi i bambini/ragazzi e assegnati a un animatore che si prenderà del tempo per incontrarli a distanza, cominciando a utilizzare i dispositivi e le piattaforme web.

Fase 1: attività gestite via web
Quando sarà tempo, è bene che l’attività estiva abbia un suo inizio ufficiale e condiviso con tutta la comunità. Per esempio si potrebbe far sì che esista una “festa di inizio” a distanza, uscendo sui balconi. Importante è che ci sia qualcosa di percepibile che dia l’idea dell’avvio di un percorso condiviso.
Da lì in avanti le attività nelle giornate si svolgono sotto la guida degli animatori che convocano i ragazzi utilizzando la rete internet. Possiamo suddividere le attività seguendo gli schemi classici:
• laboratori manuali: guidati dagli animatori, ogni giorno i ragazzi preparano qualcosa, facendolo insieme. Alla fine potrebbe essere importante che ciascuno presenti agli altri ciò che è riuscito a fare mostrando agli altri il proprio lavoro e raccontando cosa è accaduto mentre lo faceva.
• laboratori espressivi: è possibile cantare insieme, fare teatro recitando insieme fiabe, storie di film famosi oppure, per i più grandi, pagine di letteratura; si possono organizzare giornali di comunità raccogliendo notizie dal quartiere/paese, si possono fare esercizi di scrittura creativa.
• giochi: caccie al tesoro virtuali, sfide che mettano in rete tutto l’armamentario di piattaforme che i ragazzi hanno già in casa.
• la preghiera potrebbe essere all’inizio e/o alla fine della giornata e potrebbe essere che sia in collegamento con tutti. È il momento utile per il don o per i coordinatori adulti della comunità
per avvisi, comunicazioni, scambi di notizie/informazioni sulla vita dei singoli gruppi che si raccontano.
• Andare in gita effettivamente sarebbe difficile, in questa fase. Ma perché non si potrebbero scoprire storie legate alla propria comunità che vengono riprese attraverso interviste (sempre da fare in sicurezza) e condivise in rete? Perché non intervistare lo storico del posto che racconta ai ragazzi le vicende della propria comunità e del territorio circostante? Obbligati a spazi ristretti, i ragazzi sarebbero sicuramente più disponibili all’ascolto.
Fase 2: se/quando sarà possibile uscire e ritrovarsi a piccoli gruppi
Ipotizziamo uno scenario che un po’ alla volta si apre. Lo immaginiamo a luglio, oppure ad agosto quando difficilmente ci sarà l’esodo degli italiani verso le località di mare o montagna. O comunque (posto che ce ne sia la possibilità) le risorse economiche terranno i più a casa.
Le stesse attività sopra spiegate si possono continuare a vivere a piccoli gruppi: lo stesso animatore che ormai incontra e conosce i suoi ragazzi da qualche tempo, inizia ad accompagnarli in luoghi “spalmati” sul territorio in modo che avanzi l’idea di un oratorio diffuso in vari ambienti della comunità: l’oratorio stesso (utilizzato per fasce orarie, alla presenza di numeri contingentati e seguendo le precauzioni del caso – quest’anno niente cappellini: mascherine colorate!), gli ambienti scolastici, le palestre comunali, i parchi, i cortili, le piazze, i centri sportivi. Nasce l’idea di un oratorio “arcipelago”, sia nella gestione dei tempi (potrebbero essere necessarie fasce orarie diverse) che degli spazi: ovviamente occorrerà raccordarsi con le amministrazioni locali.
Questa fase va per il momento tenuta nel cassetto: potrebbe non aprirsi questa estate, ma potrebbe anche essere che si renda possibile. Sarà importante non farsi trovare impreparati e sarà compito, soprattutto, di un gruppo di giovani/adulti organizzarla con precisione in modo che i vari piccoli gruppi possano muoversi rispettando condizioni e regole che verranno offerte.

3. Due azioni imprescindibili
Questo progetto (che chiede di essere ripreso e rielaborato dai diversi territori – non è impossibile che la prossima estate l’Italia abbia condizioni di vita diverse a seconda delle regioni) prevede due azioni fondamentali e decisive.
La Chiesa non chiude
La prima è il messaggio, chiaro, che la Chiesa non chiude, che non abbandona i ragazzi a sé stessi, che chiede ai suoi preti e alle comunità educanti di rinnovare il proprio impegno di cura e accompagnamento. Soprattutto in questo momento. Non sarebbe un buon messaggio quello di concentrare tutta l’attenzione della Chiesa solo sulla liturgia (di cui tutti sentiamo necessità) o sulle attività caritative che incontrano i bisogni dei più poveri (che non passano in secondo piano). La maggior parte dei preti nei territori e nelle parrocchie sa che in questo momento la cura dei ragazzi e adolescenti non può rimanere solo in carico alle famiglie.
Per questo sarà importante sostenere una comunicazione forte che inviti le Diocesi ad attivarsi per una estate ragazzi possibile nelle forme che ciascuno riconoscerà come fattibili per sé nel rispetto delle normative governative.
La formazione degli animatori
Un lavoro del genere chiede agli animatori di reinventarsi. Posto che ogni anno la formazione andrebbe ripresa, quest’anno c’è bisogno di un’attività formativa diversa. Sarà cura del Servizio nazionale per la pastorale giovanile (lasciando la libertà ai territori e a quelle realtà che già hanno i loro percorsi) sviluppare moduli formativi on line che possano essere spesi e utilizzati anche dalle realtà più piccole e meno provviste di altri supporti.
Conclusione
Questo progetto nelle prossime settimane avrà uno sviluppo attraverso la stesura di strumenti che ne permettano la fattibilità. Si tratterà di sussidi che aiuteranno le realtà educative ecclesiali a mettere in atto azioni di cura nel rispetto delle norme che verranno via via indicate.
Preme dire, soprattutto, che il progetto è stato condiviso con gli incaricati regionali di pastorale giovanile di tutte le regioni ecclesiastiche italiane oltre che con i rappresentanti delle Associazioni e dei Religiosi e delle Religiose che hanno a cuore l’oratorio e partecipano a vario titolo al Forum degli oratori italiani, tavolo di lavoro permanente che fa riferimento al Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana.

In particolare hanno condiviso e sostengono questo progetto:
ACR – Azione Cattolica Italiana ragazzi
AGESCI – Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani
ANSPI – Associazione nazionale San Paolo Italia
FSE – Scout d’Europa
CSI – Centro Sportivo Italiano
Congregazione San Filippo Neri
COR – Centro Oratori Romani
Figli della Carità – Canossiani
FMA – Figlie di Maria Ausiliatrice
Giuseppini del Murialdo
NOI Associazione
SDB – Salesiani don Bosco

Lombardia, oratori chiusi ma non fermi: si pensa all’estate

Pubblichiamo un articolo pubblicato sul Nuovo Torrazzo che riporta il comunicato delle Diocesi lombarde sulla possibilità di svolgere l’attività estiva.

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Nelle scorse settimane, per alto senso di responsabilità  verso la società di cui facciamo parte, tutte le Diocesi lombarde hanno condiviso la scelta sofferta di chiudere gli oratori. Gli oratori sono chiusi. Ma non si sono fermati. In questo tempo di sospensione ci siamo messi in ascolto della realtà. Abbiamo ascoltato tante situazioni difficili e penose. Ma non ci siamo scoraggiati. Abbiamo anche capito che si possono trovare nuovi linguaggi e nuove dinamiche educative, finora poco praticate. Ci siamo sentiti vicini, benché distanti. Questo insegnamento non vogliamo perderlo. Vogliamo innanzitutto esprimere una profonda gratitudine, per tutta la creatività  e l’intraprendenza che sacerdoti, catechisti ed educatori hanno saputo mettere in campo per non perdere il contatto educativo con i loro ragazzi, adolescenti e giovani. A tutti gli oratori della Lombardia vogliamo mandare un messaggio di incoraggiamento e di fiducia, di stima e di sincera disponibilità  a collaborare, pensando ai mesi che verranno. Tutti stiamo già  pensando all’estate. I cortili pieni, le gite, le esperienze, le camminate in montagna riempiono i nostri ricordi e ci mancano profondamente. Non siamo in grado oggi di poter dire quando e come riaprire gli ambienti e riprendere le varie attività. Siamo in costante dialogo con le Istituzioni regionali per poter dare delle indicazioni più precise nelle successive fasi dell’epidemia. Questo nostro messaggio vuole invitare tutti a stare pronti. E vuole umilmente incoraggiare tutti al pensiero, alla presenza, all’attenzione soprattutto alle situazioni di maggior prova, fatica e povertà  educativa, come nella migliore tradizione dei nostri oratori. Intanto noi vogliamo esserci. Vogliamo confermare la nostra scelta di stare accanto ai nostri ragazzi, adolescenti e giovani, nelle modalità  che ci saranno indicate. Nelle settimane che stiamo vivendo, i nostri ragazzi devono poter sentire che l’oratorio, anche se è chiuso, non è lontano: è vicino a loro e li accompagna giorno dopo giorno, in questo tempo faticoso e complicato. Devono poter sentire ancora che l’oratorio non è sordo alle domande più vere che sono nate nei cuori. Devono poter sentire che l’oratorio, anche in questo tempo di incertezza, non è muto ma ci regala la Parola di Gesù. I Servizi e gli Uffici di Pastorale Giovanile di ogni Diocesi sono costantemente al lavoro, per ascoltare i bisogni e per intuire e realizzare la proposta educativa più adeguata alla prossima estate. Senza la presunzione di farcela da soli, ma con la volontà  di entrare in stretta sinergia e collaborazione con tutte le altre Istituzioni del nostro territorio che hanno a cuore la cura educativa delle giovani generazioni. Crediamo essenziale compiere i prossimi passi insieme, in attento ascolto delle indicazioni delle Autorità competenti e dei nostri Pastori; e condividere, sempre insieme, la decisione di riaprire e le relative modalità  per farlo. Possiamo dire una cosa certa: in qualche modo, chiusi o aperti, l’oratorio estivo o il Grest ci sarà . Nella forma che ci sarà  permessa, continueremo a stare vicini ai nostri ragazzi e non ci fermeremo. Daremo vita a delle proposte originali e possibili e a suggerimenti adeguati alla situazione, con quella creatività dell’amore che ci rende quello che siamo. Non possiamo trascurare la cura che la comunità cristiana deve avere con i ragazzi 365 giorni all’anno, soprattutto nel tempo estivo, così fondamentale per accompagnare e far crescere le giovani generazioni. State pronti e pazientate in modo attivo e propositivo. Vogliamo lavorare con voi, mano nella mano, fianco a fianco con ogni oratorio, accogliendo ogni consiglio e spunto per camminare insieme in questo tempo che sta riscrivendo la nostra storia. Monsignor Maurizio Gervasoni (Vescovo di Vigevano, delegato per la Pastorale Giovanile della Conferenza Episcopale Lombarda) Don Stefano Guidi (diocesi di Milano) Don Emanuele Poletti (diocesi di Bergamo) Don Paolo Arienti (diocesi di Cremona) Don Stefano Savoia (diocesi di Crema) Don Fabio Scutteri (diocesi di Mantova) Don Enrico Bastia (diocesi di Lodi) Don Giovanni Milesi (diocesi di Brescia) Don Pietro Bianchi (diocesi di Como) Don Davide Rustioni (diocesi di Pavia) Don Riccardo Campari (diocesi di Vigevano) Don Paolo Caiani (Salesiani don Bosco)

Note di Pastorale Giovanile, online e gratuito il numero di aprile 2020

In accordo con la casa editrice Elledici, il numero 04/2020 di Note di Pastorale Giovanile sarà  disponibile online e gratuitamente:

Cari Amici, gentili Amiche,

accanto al pianto per chi non ce l’ha fatta, alla solidarietà per chi è in prima linea, e alla vicinanza per chi vive ancor più nel precariato, vogliamo mettere il nostro piccolo a disposizione per il ritorno alla normalità del quotidiano, dell’educativo, dell’evangelizzazione, della cura ai nostri giovani.
In questo numero di NPG che offriamo completo in PDF (e per cui ringraziamo l’Editrice e la Direzione NPG), il tema del dossier è quanto mai attuale, con tutte le forme di digitale di grande uso (informativo, didattico, culturale, socializzante, ricreativo…) in questo tempo di “reclusione”.
Dunque… TUTTI CONNESSI. E POI? Le sfide antropologiche, educative e pastorali dell’ambiente digitale.
Seguono approfondimenti sul tema, tutti ripresi da articoli precedenti in NPG e nel sito: che merita riprendere!
Poi le RUBRICHE, questa volta tutte linkate al corrispettivo nella rivista e nel sito.
Tra esse segnaliamo la chiusura di “Storia artistica della salvezza”, una quasi enciclopedia di pittura, scultura, mosaci e vetrate che narrano visivamente lungo i secoli la multiforme strada dell’alleanza Dio-uomo.
Continuano poi le rubriche sulla famiglia, sull’accompagnamento educativo, sui santi di oggi come veri modelli-esempi, circa una liturgia più viva e corretta, vivaci esperienze scolastiche e universitarie, e schede per una PG rinnovata.
Cose belle, cose serie, cose che aiutano l’educatore nel suo arduo, bellissimo compito!

Un caro saluto, buon cammino di rientro alla stupenda normalità.

Con amicizia.

Giancarlo De Nicolò
redazione di NPG