Italia – Incontro degli Incaricati dei Collegi Universitari Salesiani d’Italia 2022

Dal sito dell’ANS.

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(ANS – Roma) – Si svolgerà nei giorni 28 e 29 giugno 2022, presso il Centro Internazionale di Animazione Missionaria (CIAM), a Roma, l’Incontro degli Incaricati dei Collegi Universitari Salesiani (CUS) d’Italia.

La prima ‘mezza’ giornata, al pomeriggio di mercoledì 28, sarà dedicata alla accoglienza e presentazione degli Incaricati dei Collegi Universitari Salesiani presenti in Italia, indicando i diversi modi con cui ogni realtà cura l’accoglienza. “Ci sarà quindi attenzione agli eventuali modi di reclamizzazione, ai colloqui, ai test, agli eventuali ‘open day’, ai criteri di assegnazione dei posti in stanze a più letti, allo svolgimento della ‘giornata per le matricole’, all’aiuto alle matricole nel rapportarsi al ‘nuovo mondo Accademico’; ai rapporti con i genitori, alle modalità di pagamento della retta con gli eventuali sussidi economici…” spiega don Carlo Busana, Coordinatore Nazionale dei CUS.

La giornata seguente, Festa di San Pietro e Paolo, verterà invece sui contenuti formativo-educativi. Dopo la Messa che verrà celebrata nella cappella del CIAM, don Rossano Sala, Direttore di Note di Pastorale Giovanile, docente all’UPS e già Segretario Speciale del Sinodo sui Giovani, parlerà su: “Il cammino sinodale: sfide culturali”; mentre don Roberto Dal Molin, Presidente del Centro Nazionale Opere Salesiane (CNOS), interverrà su: “Spunti carismatici e fronti di impegno dei Salesiani in Italia”.

Sarà presente all’evento anche il nuovo Coordinatore Generale delle Istituzioni Salesiane di Educazione Superiore (IUS)m don Oscar Lozano, che offrirà a tutti i partecipanti degli aggiornamenti sulle IUS e i CUS nel mondo e parlerà su “Il prezioso orizzonte pastorale dei CUS nell’attuale momento culturale”.

Il tutto sarà ovviamente impreziosito dagli interventi assembleari.

“Noi ci stiamo” #sharethedream: la nuova proposta pastorale MGS

Dal dossier di Note di Pastorale Giovanile sulla proposta pastorale 2022/2023, “Noi ci stiamo” «Non con le percosse, ma con la mansuetudine» #sharethedream

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L’orizzonte della chiamata. Ripartiamo con coraggio dalla “grande domanda”

di don Rossano Sala, autore del Quaderno di Lavoro.

“Noi ci stiamo!”. È questo il motto sintetico della proposta pastorale per l’Italia salesiana per l’anno 2022-23. È una chiamata a mettersi in gioco con coraggio, offrendo la propria disponibilità. Ma se questa parola è la punta di un iceberg, bisogna che noi andiamo in profondità, che scaviamo per trovarne le radici, che cogliamo i grandi orizzonti di questa chiamata alla corresponsabilità con Dio e alla collaborazione tra noi.

In questo contributo, che ha appunto lo scopo di indagare i dinamismi della chiamata, ci proponiamo di percorrere insieme alcuni piccoli e preziosi passaggi che ci possano assicurare una base sicura per riaffermare che davvero “noi ci stiamo” con cognizione di causa, e non semplicemente nella logica di un’emozione mutevole e passeggera. Partiamo da lontano, riconoscendo il dono di esistere, e arriviamo, passo dopo passo, alla necessità di prendere oggi delle decisioni coraggiose.

Il dono dell’esistenza

Prendiamo il via dalla nostra esistenza concreta. Dalla consapevolezza che quello che siamo non è primariamente opera nostra. Ovvero dal fatto incontestabile che siamo preceduti, che siamo figli. Sembrerebbe una banalità, ma spesso ce lo dimentichiamo proprio. Un modo di pensare molto aggressivo a volte ci convince che ci facciamo da soli, che siamo figli di noi stessi e che non abbiamo nessuna responsabilità verso gli altri.
Un pensiero onesto, che fa perno intorno al reale, ci restituisce una socialità originaria che caratterizza la nostra esistenza. Non c’è mai stato un momento nella storia in cui io esistevo e gli altri invece no. È vero esattamente il contrario: c’è stato un tempo in cui il mondo e gli altri esistevano e io invece non c’ero ancora. I nostri genitori esistevano prima di noi, così come i nostri nonni, e anche i nostri fratelli o sorelle maggiori.
Nelle diverse epoche che studiamo sui libri di storia il nostro nome non compare. Per molto tempo io non ci sono stato e ad un certo punto sono nato, sono venuto al mondo. E non per mia iniziativa. E questo vale per tutti. Ci sarà anche un momento in cui sarò chiamato a lasciare questo mondo, che continuerà senza di me.
In base a questa realtà sperimentiamo continuamente di essere stati amati e voluti prima ancora di averne la percezione. Non è stata opera nostra, ma un dono che abbiamo ricevuto da altri. Primariamente da parte di coloro che si sono presi cura di noi. La vita è un dono che abbiamo ricevuto, senza alcun nostro merito. Altri hanno impiegato senza troppi calcoli e con tanta generosità tempo, risorse e affetti per farci crescere.
Ecco allora la sintesi del primo passaggio: bisogna rifiutare la menzogna dell’autofondazione, riconoscendo che siamo stati donati a noi stessi e che la vita è prima di tutto un dono gratuito che abbiamo ricevuto. Ecco che il primo e più importante atteggiamento dell’esistenza rimane sempre la gratitudine.

L’esistenza come dono

Il secondo passaggio è logico rispetto al primo: se esistiamo nella forma del dono, la realizzazione della nostra esistenza avrà la medesima forma del dono. Di solito, di fronte ad un favore ricevuto, rispondiamo: “A buon rendere”. Come a dire, ho ricevuto un dono da qualcuno, magari inaspettato, e adesso questo diventa un impegno di restituzione, un piccolo debito da onorare. Non è un obbligo stringente, ma una risposta naturale, eticamente importante, una spinta che ci porta al contraccambio. Ne va della nostra dignità.
Se riconosciamo che siamo frutto di un dono inatteso, ecco che la nostra vita diventa se stessa se impostata come un’esistenza capace di dono e di servizio. San Francesco di Sales, di cui quest’anno celebriamo i 400 anni dalla morte, parla a questo proposito di “estasi della vita”. È una bella espressione, che non ha nulla di intimistico, ma tutto di apostolico. Egli, guardando all’esempio di Gesù, l’uomo per eccellenza che sa riconoscere la sua esistenza come un dono ricevuto, indica al cristiano la via del dono concreto. Al di là dell’estasi della contemplazione – che ci eleva a Dio in una preghiera particolarmente intensa – e di quella dell’intelletto – che ci fa conoscere in maniera limpida le cose di Dio e degli uomini –, l’estasi dell’azione è caratterizzata da una continua carità, dolcezza, benevolenza e dedizione. È la via della generosità sistemica verso tutti. Tale estasi diventa il criterio di discernimento radicale sulla qualità della vita umana e cristiana:

Quando dunque si incontra una persona che nell’orazione ha dei rapimenti per mezzo dei quali esce e sale al di sopra di se stessa fino a Dio, e tuttavia non ha estasi della vita, ossia non conduce una vita elevata e congiunta a Dio, con la mortificazione dei desideri mondani, della volontà e delle inclinazioni naturali, per mezzo di una dolcezza interiore, di semplicità e umiltà, e soprattutto per mezzo di una continua carità, credimi, Teotimo, tutti i suoi rapimenti sono dubbi e pericolosi; sono rapimenti adatti a creare ammirazione negli uomini, ma non a santificare chi li prova[1].

L’estasi della vita è quindi il criterio reale, autentico e decisivo per la santità, per il semplice motivo che è nella vita di tutti i giorni che essa si riceve, si costruisce e si esprime:

Ci sono molti santi in cielo che non sono mai andati in estasi né sono stati rapiti nella contemplazione; infatti, quanti martiri e grandi santi e sante troviamo nella storia che nell’orazione non hanno mai avuto altro privilegio se non quello della devozione e del fervore? Ma non c’è mai stato santo che non abbia avuto l’estasi o il rapimento della vita e dell’azione, superando se stesso e le proprie inclinazioni naturali. […] Chiunque è risuscitato a questa vita nuova del Salvatore, non vive più né a sé, né in sé, né per sé, ma con il suo Salvatore, nel suo Salvatore e per il suo Salvatore[2].

La vita come “estasi”

Papa Francesco è in pieno accordo con san Francesco di Sales quando invita i giovani a vivere nella logica dell’estasi. Ha il coraggio di provocare ogni giovane con queste parole: «Che tu possa vivere sempre più quella “estasi” che consiste nell’uscire da te stesso per cercare il bene degli altri, fino a dare la vita»[3]. Questo significa che l’incontro con Dio produce estasi non perché strappa il credente dalla realtà e dalla trama di relazioni in cui è inserito, ma perché lo spinge a uscire da se stesso, superando i suoi stessi limiti per lasciarsi conquistare dalla bellezza dell’amore per gli altri e consacrarsi alla ricerca del loro bene:

Quando un incontro con Dio si chiama “estasi”, è perché ci tira fuori da noi stessi e ci eleva, catturati dall’amore e dalla bellezza di Dio. Ma possiamo anche essere fatti uscire da noi stessi per riconoscere la bellezza nascosta in ogni essere umano, la sua dignità, la sua grandezza come immagine di Dio e figlio del Padre. Lo Spirito Santo vuole spingerci ad uscire da noi stessi, ad abbracciare gli altri con l’amore e cercare il loro bene. Per questo è sempre meglio vivere la fede insieme ed esprimere il nostro amore in una vita comunitaria, condividendo con altri giovani il nostro affetto, il nostro tempo, la nostra fede e le nostre inquietudini. La Chiesa offre molti e diversi spazi per vivere la fede in comunità, perché insieme tutto è più facile[4].

Il senso preciso dell’estasi, come spiegato dal santo savoiardo e dal pontefice argentino, ci aiutano a mettere in luce la struttura responsoriale dell’esistenza, ovvero il nostro originario “essere per gli altri”. Siamo noi stessi quando usciamo verso gli altri, quando abbandoniamo le angustie del nostro individualismo e ci apriamo alla bellezza dell’incontro. Quando ci chiniamo con umiltà sulle ferite degli altri e siamo disponibili a dare di più a chi ha ricevuto di meno dalla vita. Contro l’antropologia della prestazione, che in fondo genera una società della stanchezza e dello sfinimento, siamo chiamati a riscoprire con determinazione che la nostra esistenza è una risposta d’amore ad un amore che a nostra volta abbiamo ricevuto. Ciò va vissuto nella concretezza della nostra vita. Che è unica e singolare. Situata nel tempo e nello spazio, vissuta nella storia in cui siamo inseriti. Questo ci porta ad entrare nello spazio del discernimento vocazionale.

Cnos-Fap: lavoro manuale, don Bonalume “I giovani hanno bisogno di strumenti e di qualità per tornare a sognare”

Don Fabrizio Bonalume, direttore generale della Federazione Cnos-Fap, è intervenuto al convegno “Pensare con le mani” tenutosi il 21 giugno 2022 a Roma. Nel suo intervento, ha parlato di come i giovani hanno bisogno di strumenti e qualità nel lavoro manuale, per riscoprire la capacità di sognare. Di seguito la notizia riportata da Avvenire.

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C è l’artigiano che nella sua bottega intaglia il legno per farne sedie pregiate. In sala operatoria un chirurgo esegue un trapianto delicato. In entrambi i casi, allo stesso modo, la conoscenza si fa concretezza attraverso le mani, anche se spesso, in Italia, al lavoro manuale si associa l’idea di un’occupazione di basso profilo. Si tratta, invece, di invertire la rotta «causata da decenni di svalutazione», facendo del lavoro manuale il motore su cui puntare per la ripresa economica del Paese. Per questo è nato il “Manifesto del lavoro buono”, dal titolo «Pensare con le mani», che è stato presentato ieri a Roma, con una tavola rotonda alla presenza del ministro del Lavoro, Andrea Orlando e del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. L’incontro, nella sede di Palazzo Giustiniani, così come lo stesso documento, sono stati promossi da CNOS-FAP (Centro nazionale Opere salesiane-Formazione aggiornamento professionale) ed Elis (Educazione, lavoro, istruzione e sport). Al cuore del manifesto, firmato già da cento aziende italiane del comparto produttivo, le proposte per risolvere il dramma dei giovani Neet, che non studiano, non lavorano, né sono in cerca di occupazione (circa il 25% del totale).

«Nessuno può rassegnarsi all’idea di ragazzi nel limbo – ha sottolineato la senatrice di Forza Italia, Paola Binetti, aprendo il dibattito davanti a direttori e amministratori delegati delle aziende coinvolte – ,dobbiamo proporre loro un nuovo modello di formazione».

Il riferimento da seguire, per le sfide della modernità, è ancora una volta il progetto educativo delle scuole professionali e degli istituti tecnici dei Salesiani, e in particolare le strutture Elis del quartiere Collatino, Roma est. «La nostra è una cultura che allontana i giovani dagli istituti tecnici – ha commentato Pierluigi Bartolomei, direttore generale di Elis – invece questi lavori sono il cardine della nostra società». Don Fabrizio Bonalume, direttore generale CNOS-FAP, ricorda che il «lavoro buono» è quello che «ridà ai ragazzi la capacità di sognare», proprio come fece don Bosco, che con le scuole «ascoltò le grida» dei giovani e gli mise accanto adulti di riferimento.

“Testimonianza” che è centrale nel processo di apprendimento e orientamento, sottolinea anche Dario Nicoli, autore del manifesto e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Del lavoro manuale, dice, occorre riscoprire la «maestria di trasmettere un sapere», il «valore stabile di una passione duratura», la «fiducia per un futuro in costruzione». C’è poi anche una dimensione vocazionale del lavoro che il documento rimette al centro: una passione che non resta felicità intima, ma diventa beneficio per la comunità. Alle tre grandi sfide di oggi, ovvero la crescita del «lavoro artificiale», la «svolta del lavoro sostenibile» e il «lavoro buono», si affiancano cinque proposte. Un «orientamento» che sia “accompagnamento”, percorsi di «educazione al lavoro», politiche che sostengano «l’accesso ai lavori manuali», il «rilancio del lavoro artigianale» e la «tutela del lavoro manuale». A raccogliere gli spunti del manifesto, i due ministri.

«Dobbiamo guardare all’investimento sul lavoro come a uno dei fattori di competitività del Paese – ha detto Orlando semplificare l’apprendistato, e curare la connessione con il mondo della scuola». Secondo Bianchi «occorre puntare anche sull’integrazione dei percorsi di orientamento», perché «la scuola deve spingere alla conoscenza del mondo».

Leggi la notizia anche su La Repubblica e Borsa Italiana.

Vis, l’11 e 12 giugno si è svolta l’assemblea annuale

L’11 e 12 giugno si è svolta a Roma l’assemblea annuale del VIS con la partecipazione di don Angelo Regazzo che ha festeggiato i 50 anni di sacerdozio.

“Un fine settimana intenso, ricco di contenuti e di emozioni per lo staff e i partecipanti del VIS, giunti a Roma per l’Assemblea annuale, arricchita dalla presenza del nostro carissimo don Angelo Regazzo che ha festeggiato con noi i suoi 50 anni di sacerdozio”, scrive il VIS.

DBTech Europe: una risposta alla Formazione Professionale Salesiana in Europa

Il Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile, don Miguel Angel García Morcuende, ha animato gli Ispettori d’Europa in merito al piano di lavoro progettato per l’implementazione della rete dei Centri di Formazione Professionale (CFP) europei, che prende il nome di DBTech Europe”. Di seguito la notizia pubblicata dal sito ANS.

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Sin dalle sue origini la Congregazione Salesiana è conosciuta e apprezzata nel mondo per i suoi Centri di Formazione Professionale (CFP), che offrono ai giovani uno sviluppo integrale e una preparazione di qualità per il mondo del lavoro, che permette loro di affrontare il futuro con fiducia e responsabilità. I Centri salesiani di Formazione Professionale offrono un servizio di orientamento, educazione e formazione professionale seguendo la metodologia educativa di San Giovanni Bosco.

Il loro principale punto di forza, come Centri Educativi Salesiani, risiede infatti nel Sistema Preventivo di Don Bosco. Il loro lavoro quotidiano è mirato e adattato alle esigenze degli allievi, in modo che acquisiscano le loro competenze e vengano guidati a compiere ciascuno il proprio passaggio verso una vita attiva e di piena cittadinanza.

I Salesiani oggi animano circa 1.845 scuole tecniche e centri di formazione professionale in 108 Paesi, attraverso i quali educano più di 1,2 milioni di persone. In Europa, la formazione professionale salesiana conta 196 centri in 19 Paesi europei (13 negli Stati membri dell’UE), che servono un totale di 62.640 studenti.

Secondo un’indagine effettuata nel 2021 su tutti i centri europei di formazione professionale salesiani, il successo formativo medio degli studenti dei CFP salesiani in Europa è dell’88,5%: un anno dopo la qualifica/diploma, il 34,46% degli studenti qualificati ha un lavoro/occupazione stabile, il 54% prosegue gli studi verso un diploma o un percorso di formazione professionale superiore, mentre solo il 7,3% rimane senza un lavoro stabile.

Diviene pertanto sempre più evidente la necessità di creare una rete europea che rappresenti e coordini i CFP salesiani europei. Ecco perché il 28 novembre 2021, il Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile, don Miguel Angel García Morcuende, ha animato gli Ispettori d’Europa in merito al piano di lavoro progettato per l’implementazione di questa rete, chiamata “DBTech Europe”.

Da dicembre 2021 ad aprile 2022 è stata creata una Commissione dai numeri ridotti e formata da rappresentanti di diversi Paesi europei, che ha lavorato per definire gli obiettivi dell’ente, le sue finalità e i suoi contenuti. Nei mesi di aprile e maggio 2022 il “documento quadro” è stato presentato agli Ispettori per l’approvazione e l’ulteriore sviluppo del progetto.

L’esperienza precedente conseguita attraverso il progetto “DBWAVE” ha dato molte possibilità di progettare con maggiore precisione la nuova realtà del coordinamento dell’educazione e della formazione professionale in Europa. Questo progetto era consistito in una risposta educativa per aumentare l’occupabilità e l’inclusione sociale dei giovani attraverso l’Educazione e la Formazione Professionale. Il sito https://dbtecheurope.eu mostra il percorso intrapreso in questa direzione e raccoglie informazioni e strumenti comuni per la formazione professionale salesiana europea che rientrano nella strategia della futura rete.

Il “documento quadro” a medio termine mira a raggiungere 7 obiettivi specifici: promuovere l’internazionalizzazione dei profili degli studenti salesiani; promuovere lo sviluppo professionale e tecnico di insegnanti, formatori e dirigenti delle scuole salesiane; migliorare la qualità, la pertinenza, l’apertura e l’inclusività dei sistemi formativi salesiani in Europa; promuovere la rilevanza dei centri, dei servizi e dei sistemi di formazione professionale in Europa per il progetto educativo salesiano; sviluppare alleanze strategiche e costruire collaborazioni per l’innovazione; promuovere e far conoscere la pedagogia, il marchio e la visione salesiana della formazione professionale; costruire una rete che favorisca la rappresentatività, l’adozione di procedure di gestione qualificate e la sostenibilità.

È stata scelta una persona per coordinare il progetto e nei prossimi mesi verranno studiati il piano strategico, la forma giuridica, la sede, l’organigramma di base e tutti i passi necessari per la sostenibilità economica di questo nuova e importante iniziativa salesiana.

MAN e CNOS-FAP: integrazione fa rima con formazione

MAN Truck & Bus Italia, insieme a CNOS-FAPUNHCR (l’agenzia mondiale per i rifugiati), lancia il progetto “Giovani meccanici MAN” rivolto ai giovani immigrati, con l’obiettivo di favorirne l’accesso alla formazione e dunque a una professione, specificatamente quella di meccanico specializzato. Di seguito la notizia riportata dai siti Autobus Web e Macchine Edili News.

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Non c’è solo la carenza di autisti a rendere più difficile il lavoro quotidiano del mondo dell’automotive, ma anche quella che riguarda i meccanici specializzati. E così MAN Truck & Bus Italia, insieme a CNOS-FAPUNHCR (l’agenzia mondiale per i rifugiati) lancia un progetto rivolto ai giovani immigrati, con l’obiettivo di favorirne l’accesso alla formazione e dunque a una professione. Quella di meccanico specializzato.

«Il Progetto Giovani Meccanici MAN vuole sperimentare e verificare l’ipotesi di un’idea che tenta di risolvere, connettendoli, due problemi attuali: la mancanza di giovani interessati a intraprendere la carriera di tecnico d’officina e la presenza sul territorio di giovani immigrati, in particolare di rifugiati da Paesi del Terzo Mondo, senza lavoro e probabilmente senza un futuro dignitoso»

ha spiegato Marco Lazzoni, Direttore Generale MAN Truck & Bus Italia.

Con il progetto “Giovani meccanici MAN” si è voluto concretizzare un “laboratorio” sperimentale che dia corpo all’ambizione di far incontrare due mondi apparentemente lontani ma la cui collaborazione può portare enormi benefici ad entrambe le parti. Un contributo concreto e tangibile con il quale si vuole risolvere il problema oggettivo della domanda di lavoro e al contempo offrire a persone meno fortunate l’opportunità di costruire il proprio futuro in Italia.

Il progetto comprende un percorso formativo con un un tirocinio di sei mesi (da giugno a dicembre 2022), remunerato con una indennità mensile di 800 euro netti e la possibilità di proseguire con un successivo contratto di apprendistato previa valutazione dei risultati conseguiti. L’attività prevede sia una parte pratica svolta direttamente nell’officina assegnata sia una formazione teorica in MAN Academy. Presso quest’ultima, per un totale di 52 giorni, saranno erogati corsi specifici su vari argomenti tecnici di base oltre a una vera e propria formazione culturale e di “soft skills” con lo scopo di favorire l’inclusione sociale dei ragazzi coinvolti. Durante il periodo di formazione teorica, MAN si farà carico di tutti i costi di vitto e alloggio.

Il bando di selezione inizialmente definito prevedeva tra i requisiti un’età compresa tra 18 e 25 anni, il diploma di scuola media inferiore, la conoscenza della lingua italiana, un minimo di esperienza nel settore dell’autoriparazione o della meccanica e passione per i motori. Il perimetro degli stessi è stato adeguato di step in step alle diverse situazioni contingenti tenendo conto della difficoltà oggettiva di trovare profili in linea con tali caratteristiche.

Al termine della fase iniziale, sono stati identificati 26 profili potenzialmente in linea con quanto ricercato e per ognuno di questi è stato previsto un colloquio individuale onde poter effettuare la selezione finale.

Dei 16 posti inizialmente previsti per l’erogazione della formazione, alla fine sono stati scelti 12 candidati che, sulla base del domicilio, saranno così suddivisi:

  • 2 presso il MAN Center di Rescaldina (Milano)
  • 2 presso il MAN Center di San Giuliano (Milano)
  • 2 presso il MAN Center di Forlì
  • 2 presso il MAN Center di Valsamoggia (Bologna)
  • 1 presso l’officina Truck Service di Calenzano (Firenze)
  • 1 presso l’officina Alpiservice di Peveragno (Cuneo)
  • 1 presso l’officina Guglielmo di Monselice (Padova)
  • 1 presso l’officina Quadri di Cavenago (Monza Brianza).

Durante tutto il percorso formativo non verrà mai meno la figura del tutor, sia aziendale sia dell’associazione locale di riferimento. Particolarmente importanti saranno le fasi di valutazione intermedia del progetto onde valutare, caso per caso, criticità e opportunità per sostenere al meglio i ragazzi nel concludere positivamente questa esperienza.

Italia – Gli Exallievi del Lazio festeggiano e riflettono con Don Chávez sulla Laudato Si’

Dal sito dell’agenzia ANS.

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(ANS – Roma) – Domenica 5 giugno si è svolta la Festa Annuale degli Exallievi della Federazione Laziale, con la partecipazione di una rappresentanza delle 12 Unioni attive nel Lazio. Gli intervenuti sono stati accolti in una sala dell’Istituto “Don Bosco” di Roma-Cinecittà dal parroco don Roberto Colameo, che nel saluto iniziale ha ricordato brevemente la storia di quella parrocchia e le attività che essa offre agli oltre 50.000 abitanti del territorio.

Il Presidente della Federazione Laziale degli Exallievi, Cesare Sagrestani, ha quindi aperto il Convegno che quest’anno ha avuto come titolo “Società e Ambiente introducendo i relatori: Massimo De Simoni, Exallievo del Don Bosco e Presidente Acli Terra Lazio, che ha presentato alcune riflessioni sull’Enciclica “Laudato Si’”; Giuseppe Lobefaro, Exallievo del “Don Bosco” e del “Pio XI”, già Presidente e ora Consigliere del Primo Municipio di Roma, che si è soffermato su problematiche ambientali dal punto di un politico che amministra parte della città.

È quindi intervenuto il Rettor Maggiore Emerito, Don Pascual Chávez Villanueva, che con la presentazione dal titolo “Custodi, non predatori, della Casa Comune” ha guidato alla lettura della “Laudato Si’”, una vera e propria enciclica sociale a tutto campo, che interroga su “che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo”.

A conclusione del Convegno Giovanni Costanza, Presidente della Federazione Italiana Exallievi, oltre a illustrare le iniziative in atto, ha raccomandato la necessità di attivare le attenzioni ai giovani delle scuole, degli oratori e degli appartenenti alla Famiglia Salesiana per assicurare il buon futuro dell’associazione.

Dopo alcuni interventi dei presenti, tra cui quelli di Pierpaolo Foti e Goffredo Cortesi, la giornata si è conclusa con la Messa celebrata da Don Chávez Villanueva e un momento di agape fraterna.

“Dare di più a chi ha avuto di meno” – Conclusione di progetto per Salesiani per il Sociale

Pubblichiamo l’articolo dell’evento finale del progetto “Dare di più a chi ha avuto di meno”, un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile di Salesiani per il Sociale.

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Dare di più a chi ha avuto di meno”, un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, dopo quasi quattro anni dal suo avvio è giunto al termine. I risultati sono stati presentati il 1° giugno, a Roma, nel teatro della Casa salesiana del Borgo Ragazzi Don Bosco.

Il progetto si è svolto in 14 territori della Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio, Liguria e Marche, caratterizzati da situazioni di dispersione, abbandono scolastico, di deprivazione culturale e di povertà.
L’obiettivo specifico nell’intervento diretto con gli adolescenti è stato quello di contrastare la povertà educativa e le disuguaglianze sociali aumentando in loro il senso di cittadinanza, la conoscenza dei propri diritti e doveri e migliorando la loro fruizione di servizi e opportunità educative. Si è lavorato anche coinvolgendo docenti per la loro formazione e genitori, con laboratori per e con le famiglie.

Andrea Sebastiani, direttore di Salesiani per il sociale ha sottolineato quanto sia importante creare sempre interventi sia individuali che di gruppo, con i pari e con le famiglie dei ragazzi poiché la povertà è stata analizzata come disuguaglianza. «Il lavoro sociale ed educativo ha senso se facciamo crescere la speranza nel cuore dei ragazzi, considerando che non tutti partiamo con le stesse capacità per cui dobbiamo mettere tutti nelle condizioni di fare qualcosa di buono nella vita».

Roberto Maurizio, responsabile scientifico del progetto, ci ha raccontato della bellezza di collaborato con le scuole e di aver creato con loro percorsi individuali per i ragazzi affinché loro facessero percorsi di consapevolezza sui desideri del futuro. «Da soli non si può ridurre la povertà educativa, ma è un lavoro che va fatto in sinergia. Non si può lavorare per le persone ma con le persone perché affrontare la povertà dei ragazzi vuol dire affrontare le povertà delle famiglie».

Nelle vicende del Covid i nostri educatori sono diventati operatori di resilienze. Il periodo pre-post-covid lo abbiamo subito ma allo stesso tempo gli educatori hanno agito e accompagnato i ragazzi nel processo di transizione. Ledo Prato – segretario Ass. Mecenate 90 ci ha accompagnati nella scoperta delle 10 virtù professionali e negli elementi di qualità degli interventi educativi:
L’amore, il rispetto, l’empatica, l’ascolto, la comprensione, la tenerezza, la pazienza, l’ospitalità e ancora la fiducia e la speranza.

Silvia Magistrali, dell’Istituto italiano di valutazione ci ha invece portato un’analisi di progetto più analitica. Sono circa 3 mila i ragazzi adolescenti su cui si è lavorato grazie a circa 1200 insegnanti e 1300 genitori di cui circa la metà presentava un profilo di fragilità e sono stati coinvolti circa 460 enti/organi di natura pubblica. È stato curioso osservare che il 20% dei 3 mila ragazzi coinvolti ha partecipato alle attività sia dentro che fuori la scuola.

Anna Maria Serafini, coordinatrice italiana del Piano Child Guarantee ci ha parlato delle misure a sostegno della famiglia e i fondi per le politiche sociali. Nel corso dell’emergenza sanitaria da COVID-19 sono state incrementate le risorse dei Fondi sociali, fra le altre quelle del Fondo politiche per la famiglia con la finalità di rafforzare il sistema di interventi e servizi territoriali dedicati alla famiglia e ai minori e di come però questi fondi possano, ed in questo caso siano stati frutto di grandi sogni ma soprattutto storie concrete.

Don Francesco Preite, presidente di Salesiani per il sociale conclude: «Il processo attivato che ha portato a costruire la comunità educativa, fatta di Oratori, Associazioni, Scuole, attorno all’adolescente è un ottimo risultato di progetto ed è l’unica strada percorribile capace di abbattere le diseguaglianze. Ora non si deve né tornare indietro, né arrendersi! Sappiamo che non sarà facile combattere la povertà educativa e le crescenti diseguaglianze senza risorse adeguate, ma dobbiamo insistere nel coltivare il sogno di trasformare i lupi in agnelli, nel trovare il punto accessibile al bene, nel dare insieme presente e futuro ai ragazzi. Rafforzare i centri educativi diurni per minori ed attivare processi innovativi per aiutare i giovani neet, sono due obiettivi da perseguire nell’immediato futuro perché questo bellissimo lavoro fatto da educatori, animatori, assistenti sociali, docenti, Incaricati di Oratori, dirigenti scolastici possa continuare».

A Malaga incontro dei Centri Nazionali salesiani di Roma e Madrid

Il 30 e 31 maggio si sono radunati a Malaga alcuni rappresentanti dei Centri Nazionali di Roma e Madrid (nella foto ritratti con alcuni laici animatori dell’opera salesiana). Il cammino di convergenza e crescita della Regione Mediterranea vede ogni anno un momento importante nell’incontro tra salesiani e laici che animano i centri di coordinamento e animazione. I temi trattati conducono a percorsi condivisi; quest’anno in particolare sull’educazione alla fede, la formazione dei docenti nelle nostre scuole, la rete europea dei Centri di Formazione Professionale, la strutturazione organica dell’animazione salesiana nazionale, le iniziative nel campo del disagio giovanile e dell’accoglienza di immigrati e rifugiati, la preparazione dei seminari comuni sull’animazione vocazionale e sulla pastorale degli immigrati.

“Le persone fanno possibili i sogni”: il Rettor Maggiore ha inaugurato la nuova sede del Centro nazionale salesiano

“Con quello che facciamo insieme, portiamo avanti una realtà e un sogno bellissimi”: don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore, ha inaugurato la nuova sede del Centro Nazionale delle Opere Salesiane a Roma il 28 maggio a Roma, alla presenza della Madre Generale, suor Chiara Cazzuola, degli ispettori, i presidenti delle Associazioni e i coordinatori degli uffici nazionali. Erano presenti alcuni membri del Consiglio Generale (il Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile salesiana, don Miguel Ángel García Morcuende, e il Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale, don Gildasio Mendes), il Coordinatore della Formazione dei Salesiani e dei Laici in Europa, don Fabio Attard; il Rettore Magnifico dell’Università Pontificia Salesiana (UPS), don Andrea Bozzolo, e il Superiore della Visitatoria “Maria Sede della Sapienza” dell’UPS, don Maria Arokiam Kanaga. Con Madre Chiara Cazzuola alcune FMA, tra le quali la Superiora dell’Ispettoria Romana delle FMA, suor Gabriella Garofoli.

La visita del Rettor Maggiore è iniziata con la storia del Centro Nazionale introdotta da don Roberto Dal Molin, presidente del Centro Nazionale. Dopodiché, don Ángel Fernández Artime ha iniziato il giro dal piano terra dove, guidato da don Francesco Preite presidente di Salesiani per il Sociale, ha potuto visitare e conoscere le persone che lavorano per l’associazione che si occupa del disagio ed emarginazione giovanili in Italia. Al primo piano, poi, ha visitato gli uffici della redazione di Note di Pastorale Giovanile, quelli di rappresentanza del CNOS-Fap e del Cnos Scuola, di TGS e CGS, gli uffici del CNOS e del Don Bosco Formation.

Al termine della visita, ha salutato i presenti con un brave discorso. “Il sentimento che ho avuto nel cuore è molto bello – ha detto parlando ai presenti -: quanta vita, quante belle storie, quanti sogni, quanta progettazione. Crediamo che con quello che facciamo insieme, portiamo avanti una realtà e un sogno bellissimi. La mia parola oggi è un grazie, grazie a tutti noi, per tutta la missione che condividiamo anche con le sorelle delle FMA, con la presenza della Madre. La cosa più preziosa che abbiamo sono le persone – ha proseguito – : una casa salesiana senza vita non serve a niente”. Ripercorrendo la storia del Centro Nazionale, il Rettor Maggiore ha sottolineato che i cambiamenti appartengono alla storia salesiana: “Mi hanno raccontato che a Valdocco solo per pochi anni Don Bosco non ha avuto cantieri aperti. Io credo tantissimo nel grande valore delle decisioni che prendiamo, a volte con dolore, a volte con difficoltà. Credo che Dio guida la storia e la accompagna con la nostra libertà e nella sua provvidenza siamo portati nelle sue mani”.

“Io credo che questa realtà ci parla di un impegno molto profondo e serio – ha aggiunto il Rettor Maggiore – . Sono convinto che il Centro Nazionale con i salesiani in Italia e con tutti noi debba camminare per essere più significativi possibile, in comunione con il dicastero di Pastorale Giovanile, con le ispettorie. Dobbiamo fare in modo che con tutti quelli che lavorano qui, con i salesiani significativi che ci sono, il Centro nazionale abbia una parola qualificata da dire nella società e Chiesa italiane nell’orientare tante decisione pedagogiche, sociali e di formazione spirituali. Questo è un impegno che abbiamo, ispettori e anche io perché le persone fanno possibili i sogni”, ha concluso.