Cfp Sesto San Giovanni e Yamaha, accordo per il tirocinio dei giovani

Pubblichiamo l’articolo uscito su Il Giorno sull’accordo tra il CFP Falck di Sesto San Giovanni e la Yamaha per i giovani diplomati, a firma di Laura Lana.

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Continua la partnership che porta all’inserimento nel mondo del lavoro di due studenti del Cfp Falck presso due dealer ufficiali Yamaha: Valli Moto di Lissone e Motortimes di Saronno. «Una collaborazione che per noi è un fiore all’occhiello», ammette
Francesco Cristinelli, direttore del centro professionale di Sesto. Michele Musolino e Marco Crippa, entrambi studenti del percorso formativo Automotive, sono stati prima selezionati per seguire i corsi e il tirocinio formativo presso Yamaha. A giugno hanno poi conseguito il diploma tecnico presso la scuola professionale salesiana e successivamente hanno ricevuto un’offerta lavorativa dalle concessionarie Yamaha. «È il massimo! Ho trovato persone brave e disponibili e potrò fare un lavoro che mi piace», commenta Michele. «Il mio è un contratto di apprendistato con durata massima di 3 anni ha lo scopo di formarmi come addetto meccanico riparatore di moto. Comprende, oltre al lavoro full time di 40 ore settimanali, alcuni corsi di formazione riguardanti la mia specializzazione», spiega Marco. «Con questa partnership diamo il nostro contributo in termini di competenze per creare nuove professionalità altamente tecniche, che possano integrarsi immediatamente nel mondo del lavoro – sottolinea
Andrea Colombi, Country Manager Yamaha Motor -. Un’azienda come Yamaha, per poter lavorare con standard qualitativi d’eccellenza, deve poter contare su risorse formate e già pronte a soddisfarli».

Il ministro Elena Bonetti in vista al Cnos-Fap di Forlì

Pubblichiamo un articolo dal Resto del Carlino sulla visita del ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, al CNOS-Fap di Forlì.

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La ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, ha partecipato venerdì sera a ’Insieme per la ripresa’, titolo dell’appuntamento annuale organizzato dal Centro di formazione dell’opera salesiana a Forlì Cnos-Fap. Si è trattata di un cena di ringraziamento per istituzioni, ex allievi e aziende del territorio. “Politiche economiche, educative e famigliari non sono mondi distinti, ma sempre più devono integrarsi e interagire. È il motivo per cui faccio sempre il possibile per portare il Governo a contatto con questa realtà che è crocevia tra formazione, scuola, impresa, associazionismo, volontariato”, le parole del parlamentare di Italia Viva, Marco Di Maio, presente alla serata.

CFP Umbria, nuova legge regionale: “Una svolta radicale”

Pubblichiamo l’articolo dell’agenzia SIR che riporta il commento del direttore dell’istituto Don Bosco di Perugia sulla nuova legge regionale sulla formazione professionale.

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“Una svolta radicale per la formazione professionale umbra”. Così il direttore dell’Istituto salesiano “Don Bosco” di Perugia, don Giorgio Colajacomo, a nome delle Scuole umbre per il lavoro definisce in una nota l’approvazione odierna della nuova legge regionale sulla formazione professionale umbra. “Su proposta del consigliere civico Andrea Fora e dell’assessore Paola Agabiti Urbani – spiega – è stata varata in Consiglio regionale il 7 luglio, concordi tutte le forze politiche, la modifica della Legge 30 che apre una nuova stagione anche in Umbria per chi è convinto che ‘imparare lavorando si può’”.
Pari dignità per i percorsi dei centri di formazione professionale accanto a quelli scolastici, “una modalità di apprendere attenta al fare, alla manualità, all’intelligenza nelle mani; preparazione rivolta al lavoro, con facilità di trovarlo al termine dei corsi, per le tante ore di laboratorio ed il tirocinio presso le aziende”. “Viene così data attuazione – osserva il sacerdote – al documento comune elaborato prima delle elezioni dagli Enti storici umbri di formazione professionale iniziale (rivolta cioè ai ragazzi in età di obbligo scolastico), concordi nelle loro richieste per il bene dei ragazzi e delle famiglie, per la crescita economica dell’Umbria. Si tratta delle ‘Scuole umbre per il lavoro’, aperte ai giovani anche in questi giorni e pronte alle nuove sfide.
Don Colajacomo annuncia inoltre l’Assemblea di formazione professionale salesiana in calendario a Perugia il prossimo 6 ottobre. Tema “Giovani e lavoro: il futuro negato?”. Tra i relatori anche il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei che parlerà di “Giovani e lavoro: l’attenzione della Chiesa”.

Fase 3, nelle scuole professionali venete 7.000 alunni tornano in classe: “Qui modello per la ripresa di settembre”

Pubblichiamo un video de La Repubblica dove don Alberto Poles, direttore del Centro Formazione Professionale San Zeno di Verona e presidente di Forma Veneto, racconta l’esperienza dei CFP del Veneto che hanno permesso a 7mila alunni di rientrare in classe per preparasi agli esami finali.

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“Abbiamo voluto fare una prova generale, dando dimostrazione che a settembre si potrà tornare fra i banchi di scuola in una condizione di quasi assoluta normalità”. Così don Alberto Poles, salesiano, direttore del Centro Formazione Professionale San Zeno di Verona e presidente di Forma Veneto, interpreta la decisione della giunta Zaia di offrire la possibilità a circa 7.000 alunni di rientrare in classe per prepararsi agli esami di qualifica e di diploma. In Veneto, sono attualmente 20.000 gli studenti (il 10% del totale) che finite le medie hanno optato per questi tipi di istituti che sono cofinanziati da Regione e Fondo Sociale Europeo ed estremamente connessi alle imprese del territorio (vi sono due esami, uno in terza e uno in quarta per accedere a un ulteriore anno di specializzazione). La riapertura, fortemente voluta dall’assessore all’Istruzione Elena Donazzan, è stata resa possibile grazie alla stesura di linee guida regionali valide per tutti questi istituti, oltreché alla competenza regionale in materia di formazione. “L’ingresso a scuola è contingentato e – racconta la responsabile del plesso Enaip di Vicenza Samanta Primadei – agli alunni viene misurata la temperatura al loro arrivo e fornito subito del gel per le mani. Entrata e uscita seguono due percorsi differenti”. Nella scuola, normalmente frequentata da 300 studenti, scesi a un centinaio per le riaperture di giugno, sono cambiate le modalità della ricreazione: i ragazzi restano in pausa al proprio banco e, qualora necessitino di uscire, lo devono fare uno per volta. Nelle aule e nei corridoi vige l’obbligo di indossare la mascherina, che però in vista di settembre e della riapertura delle scuole statali il Veneto sta cercando di rimuovere. “La cosa più facile di tutte è stata chiudere le scuole ma con questa riapertura – dice l’assessore Donazzan chiedendo una maggiore autonomia per l’istruzione – speriamo che lo stato centrale tenga conto di questo riferimento”.
di Andrea Lattanzi

Giovani dell’istituto Gerini di Roma coinvolti nella lotta al Covid-19

Pubblichiamo l’articolo uscito su Dazebao News che racconta l’esperienza degli studenti dell’istituto “Gerini” di Roma coinvolti nella lotta al Covid-19.

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Nessuno poteva immaginare che un gruppo di giovani del Centro di Formazione Professionale salesiano dell’Istituto Gerini di Roma si trovasse coinvolto in modo diretto nella lotta al Covid 19.

La riapertura delle aziende italiane dal 4 maggio, al termine del lockdown, ha infatti permesso ai giovani del IV anno duale del settore elettronico di continuare l’attività di stage in aziende ove l’evoluzione tecnologica rappresenta il core business e, in questo particolare momento, l’attenzione è stata rivolta a trovare soluzioni per arginare l’emergenza sanitaria mondiale.

I giovani si attengono ovviamente ai protocolli di sicurezza prescritti dalle autorità sanitarie nazionali e a quelle adottate dalle aziende partner del Cfp (centro di formazione professionale ndr).

Alcuni titolari di azienda, per la particolare stima nei confronti dell’Istituto, per la sensibilità educativa e per preservare i giovani da eventuali contagi durante il viaggio sui mezzi pubblici hanno provveduto a prelevarli al mattino e a riportarli in famiglia a fine giornata con gli stessi dipendenti dell’azienda.

I positivi feedback dei giovani, delle loro famiglie e delle aziende ospitanti sono fonte di grande soddisfazione per i formatori e confermano anche il valore delle scelte basate sulle tecnologie digitali, principalmente su strumenti hardware e software con cui sono stati coinvolti gli allievi. In questo modo essi valorizzano esperienze e progettualità che conducono all’elaborazione di un prodotto finale, che non ha carattere puramente astratto, ma che è parte della vita quotidiana.

Tale didattica innovativa non è più esclusiva o di nicchia e per pochi, ma entra ormai in molteplici ambiti disciplinari, e in particolare nella robotica, le cui applicazioni spaziano dalla meccanica alla logistica, dalla domotica alla sicurezza, dal settore chirurgico e sanitario in genere fino a quello spaziale, etc.

È sempre più importante ed urgente che le nuove generazioni studino queste modalità e che seguano le nuove avanguardie tecnologiche. L’utilizzo delle tecnologie digitali serve certamente alla cultura ed è fonte di progresso perché risponde a tante esigenze della vita nei più svariati settori, ma non va disgiunto da tanti altri nuclei del sapere e da metodiche tradizionali dell’insegnamento.

Tra gli allievi del IV anno una decina sono tornati presso le aziende che operano nel settore elettronico e contribuiscono fattivamente all’assemblaggio e collaudo di apparecchiature per la prevenzione, la diagnostica e il monitoraggio per il contenimento e il contrasto al diffondersi del Coronavirus; altri sono impegnati per il montaggio di ventilatori polmonari indispensabili per tenere in vita le persone contagiate con condizioni respiratorie critiche ed altri ancora nel collaborare nel settore di speciali sensori posti sugli indumenti del personale sanitario in modo da segnalare tramite allarme o messaggio la durata della loro presenza accanto a persone in situazione di particolari gravità di rischio, sia all’interessato come ai diretti superiori.

Sia le aziende sopra citate che tante altre chiedono con insistenza ai giovani e ai loro formatori di incrementare fortemente le competenze tecniche sempre più innovative perché facilitano l’inserimento immediato nel mondo del lavoro, che è sempre più qualificato ed esigente. Il crescente sviluppo del digitale è diventato ormai abituale e fondamentale strumento di supporto per le aziende ed è una delle caratteristiche a cui tendono i Cfp salesiani, insieme ad una formazione integrale da un punto di vista umano e cristiano dei loro allievi.

L’esperienza accennata ricorda la figura di Don Bosco, grande educatore di giovani, e la risposta che seppe dare alla città di Torino quando nel 1854 fu colpita dal colera.

Don Bosco credeva profondamente nel protagonismo dei giovani e affidava loro responsabilità anche al di sopra delle loro forze; non badava a spese per la loro formazione e ricercava per essi le tecnologie più avanzate del tempo; li accompagnava personalmente nelle prime esperienze lavorative e curava il loro inserimento nel mondo del lavoro anche da un punto di vista contrattuale; voleva che fossero esemplari da un punto di vista umano, cristiano e professionale per poter dare un contributo per il bene della società civile. Nel 1854, quando il colera devastava la città di Torino, non esitò a mandare un gruppo dei suoi giovani più responsabili a soccorrere e alleviare le sofferenze di tanti malati ed abbandonati a sé stessi; chiese loro di rispettare le precauzioni sanitarie del tempo, di vivere in grazia di Dio e di avere una grande fede nella Madonna. Nessuno dei giovani si ammalò. Il loro coraggio e generosità suscitò la stima della gente e delle autorità del tempo che ringraziarono pubblicamente Don Bosco e i suoi ragazzi per la preziosa collaborazione offerta alla città. Oggi i “nuovi ragazzi di Don Bosco” collaborano fattivamente anche nell’offrire un prezioso contributo tecnico e scientifico per il bene dell’intera società.

Formazione al Bearzi di Udine, dal reale al virtuale

Pubblichiamo un articolo uscito su Il Friuli dove viene raccontata l’esperienza dell’istituto Bearzi di Udine con le lezioni online.

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Da metà marzo al Cnos-Fap Bearzi di Udine sono state avviate online tutte le lezioni per le classi dei tre indirizzi: meccanico, elettromeccanico e automotive. Tutto è diventato virtuale: i muri, le lavagne, i laboratori sono rimasti in via don Bosco 2, ma tutta l’attività didattica si è spostata sulla rete.

“Il primo giorno è stato emozionante ma anche ricco di tensione e ansia”, spiega Giulio Armano, coordinatore del Cnos-Fap Bearzi. “Tutti pensavano la stessa cosa ovvero ce la faremo? Entrare nelle varie classi “Meet” per verificare se i ragazzi, uno dopo l’altro, chiedevano di entrare come se entrassero dalla porta dell’aula, sentire una parola di benvenuto del docente con un sorriso di emozione del ragazzo, è stato molto bello… Scoprire, poi, che i gruppi classe erano al completo con il 99% dei ragazzi presenti, è stato un successo”.

“In questi ultimi due mesi, tutto sembra procedere in modo quasi normale e, ormai, collaudato. La direzione ha deciso d’incrementare l’attività inserendo un’ulteriore ora pomeridiana di formazione asincrona dove i ragazzi decidono l’orario che vogliono dedicare all’auto-apprendimento, studiando sui materiali che vengono proposti dal docente o partecipando a lezioni facoltative dove è presente un gruppo più ristretto di ragazzi. Nei pomeriggi, per gli allievi con difficoltà di apprendimento o con certificazione, è stato attivato un gruppo di lavoro per il sostegno sotto la guida della psicologa presente al Centro”, spiega Armano.
Come è possibile garantire un servizio di qualità anche nelle difficoltà e in poco tempo? “Grazie agli investimenti tecnologici che il CFP Bearzi, con lungimiranza, ha fatto nel tempo”, spiegano dal Centro. “Nel dettaglio il registro informatico (la regia di tutta l’attività): con un clic, i ragazzi entrano direttamente ogni giorno nella lezione secondo l’orario e i docenti rilevano in tempo reale le presenze, scrivono il contenuto delle lezioni ed assegnano i compiti. Poi l’utilizzo, per docenti e allievi, di un account di Google istituzionale che gli permette di mandare in modo rapido le comunicazioni ed accedere alla Gsuite. La dotazione, per tutti i gli allievi del secondo, terzo e quarto anno, di un tablet (uguale per tutti) che può essere gestito da remoto caricando le App che servono alla didattica (la maggior parte dei ragazzi possiede anche un PC). Disporre già da anni di una piattaforma e-learning (moodle) per trasmettere e raccogliere il materiale didattico, fare dei compiti in classe per verificare l’apprendimento in itinere. Avere a disposizione alcuni strumenti informatici da poter fornire in dotazione ai ragazzi in situazione di svantaggio. Inoltre per raggiungere questo risultato, il Bearzi ha messo in pista ogni giorno tutti gli insegnanti on-line oltre al personale tecnico che garantisce il funzionamento dell’infrastruttura tecnologica, tutti operativi in modalità smart working insieme a parte del personale amministrativo”.

Su cosa investire in questo periodo di formazione a distanza? “Abbiamo puntato su tre aspetti prioritari: garantire la continuità della formazione a tutti gli allievi attraverso l’insegnamento a distanza; essere vicino alle famiglie in questo periodo difficile con diverse iniziative e proposte (video corsi on-line, quiz, momenti di incontro, momenti di preghiera e di pastorale giovanile); mantenere un contatto costante con le aziende del territorio per assicurare ai giovani degli sbocchi sicuri per il prossimo futuro”, spiegano dal Cnos-Fap Bearzi.

“Se in un primo momento i ragazzi erano contenti rimanere a casa ancora una settimana, poi hanno capito che sarebbe venuto a mancare qualcosa di molto importante: stare con i compagni, incontrare i docenti e soprattutto poter lavorare nei laboratori. Anche i genitori, ancora impegnati fuori casa per lavoro, ci chiedevano di impegnare i loro figli: la preoccupazione di saperli a casa soli e senza fa nulla creava loro apprensione”, spiegano ancora dal Centro Bearzi.

“Secondo il mio punto di vista – racconta Filippo Battigello, un allievo – i pregi sono che si sta più attenti alle lezioni, non c’è la distrazione che a volte abbiamo in classe di conseguenza s’impara meglio e ognuno può dedicare il tempo esclusivamente al proprio lavoro. Riguardo ai difetti, a volte trovo difficoltà nel collegamento che è disturbato e si fatica a capire le parole; inoltre non c’è la possibilità di dialogare privatamente con il professore a fine lezione. La tecnologia sicuramente ci stà aiutando. Fortunatamente abbiamo la possibilità di comunicare e continuare le lezioni per terminare il programma scolastico stando ognuno a casa propria. Il bilancio lo ritengo positivo perchè, almeno nel mio caso, posso alzarmi ben 90 minuti dopo, non devo chiedere ai miei genitori di portarmi alla fermata della corriera e al pomeriggio ho più tempo libero da dedicare alle mie passioni. Ma mi manca il poter stare fisicamente assieme ai miei compagni e ai professori”.

“L’esperienza della Formazione A Distanza (FAD) ormai avviata da tempo – spiega Simone Giovanelli, un formatore – è stata una sfida completamente nuova, non solo appunto per il tabù del lavoro a distanza o smart working, ma principalmente per il fatto, che ad esempio, come nel mio caso le materie di cui mi occupo sono prettamente pratiche. Dopo un blocco iniziale durato qualche minuto con una buona preparazione e dotazione di materiale il muro è stato abbattuto ed è stato tutto un crescere con sorprendenti risultati. C’è da dire che richiede molto lavoro di preparazione, appunto per poter dare il massimo ai ragazzi e riuscire ad avere un contesto più pratico possibile nonostante l’impossibilità di utilizzare realmente una macchina utensile o di poter intervenire su un impianto. Le maggiori difficoltà arrivano però con chi ha perso molta pratica all’inizio e quindi se manca nella mente “l’idea” poi è pure difficile far muovere ed elaborare la fantasia; perché sì, la fantasia fa molto in questa situazione, sia per l’insegnante che deve sfruttare al massimo tutti gli strumenti e le conoscenze approfittando anche di questo per aumentare il proprio livello di formazione, sia per i ragazzi che dall’insieme di idee che hanno mescolandole con tutto ciò che gli viene fornito possono sentirsi in un officina virtuale e spesso la mancanza concreta della macchina che dà loro la sicurezza del “poter provare” gli stimola ancora di più a voler centrare l’obiettivo e a recuperare se non raggiunto. Chiaramente da sola questa attività non può farcela, ma non è nemmeno da scartare completamente in una visione più ampia delle cose. Fondamentale la passione… è sempre lì il trucco per farcela (…più o meno)”.

“I pregi?”, conclude Maicol Cabai, un altro allievo. “Non devi svegliarti tanto presto! Sinceramente questa tecnologia fa il suo dovere per quello che deve fare però tutto sommato è meglio venire a scuola. Questa tecnologia, è una trovata geniale per fare lezione. Solitamente per andare a scuola dovevi svegliarti prestissimo, avere l’orologio attaccato agli occhi per non rischiare di perdere la corriera invece ora è tutto più semplice, ti svegli giusto una mezzoretta prima della lezione ti prepari e partecipi. Nel complesso le lezioni si fanno bene, le spiegazioni sono limpide, a meno che non ci sia una mancanza di connessione. I doppi schermi che i professori utilizzano spesso per presentare la lezione funzionano molto bene e anche la limpidità è molto alta”.

Particolare attenzione è stata data anche alla seconda formazione per andare in contro ai tanti giovani e adulti della provincia di Udine ma non solo. In questo periodo sono stati lanciati ben 10 corsi a distanza: un corso per migliorare le proprie competenze video, un corso per migliorare la comunicazione a fini lavorativi, un corso di inglese dedicato alla conversazione, un corso in inglese per approcciarsi al colloquio di lavoro. Aperte le iscrizioni anche dei corsi più tecnici come il corso “Tecnico Cad”, un corso dedicato agli addetti ai lavori elettici (Pes, Pav, Pei), un corso Polymath, un corso commerciale, un corso sulle vendite on-line ed un corso sul panorama economico mondiale post Covid-19.

Dopo due mesi sorgono alcuni interrogativi: “Funzionerà per lungo tempo? i ragazzi che tenuta potranno avere? Apprendono veramente o le distrazioni presenti in casa possono compromettere il risultato? Sarà questo il futuro? La Regione ha già deciso e riconosciuto validando la FAD come una possibile modalità di formazione per il futuro da usare nelle emergenze o per alcune attività. Sicuramente, però, la componente umana, il contatto fisico, il guardarsi direttamente negli occhi, Il percepire le emozioni delle persone, il poter fare le attività di laboratorio non potranno mai essere sostituite dalla modalità virtuale!”.

Il Cfp di Bra regala crostate e focacce alle RSA della zona per la festa della Liberazione

Pubblichiamo un articolo sull’iniziativa del CFP di Bra che il 25 aprile, grazie agli allievi del corso “Panetteria, pasticceria e pizzeria” ha potuto donare crostate e focacce alle RSa del territorio. L’articolo è di Valter Manzone.

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Realizzate nel laboratorio di panetteria/pasticceria/pizzeria del Cfp, distribuite dai volontari della Protezione civile di Bra, le crostate e le focacce sono arrivate a tutti i numerosi ospiti e operatori delle RSA cittadine, alle sorelle Clarisse del monastero braidese, alla Croce rossa di Bra, alla Caritas interparrocchiale, ai Carabinieri in congedo e alla stessa Protezione civile. Per dire loro «grazie» per il lavoro che stanno svolgendo in questa pandemia e per addolcire la festa della Liberazione.
Le materie prime impiegate erano in laboratorio, acquistate per le esercitazioni che le allieve e gli allievi del corso di «panetteria, pasticceria e pizzeria» avrebbero svolto in quest’ultima parte dell’anno formativo. L’arrivo del Covid-19 ha però cambiato tutto. Il Paese si è fermato e anche la scuola con lui.

E i materiali erano sempre lì, con la scadenza che si avvicinava sempre più. Allora, al pasticcere Giacomo Raffreddato – uno dei tre formatori del corso, insieme ai colleghi Tommaso Elia e Claudio Vaira – è venuta un’idea: perché non trasformare le uova, la farina, il burro in crostate, da omaggiare alle persone che sono ammalate e a quelle che, quotidianamente, se ne prendono cura? Dall’idea ai fatti, il passo è stato breve. Giusto il tempo per coinvolgere un paio di aziende, fornitrici del nostro Cfp (la ditta Cherasco che porta i prodotti alimentari e lo scatolificio Giacosa, che ci invia le confezioni di carta per alimenti) le quali, venute a conoscenza delle finalità del progetto per il quale si sarebbero dovuti ordinare gli elementi mancanti, non hanno esitato ad omaggiarli.
Nelle giornate di mercoledì e giovedì scorso, il professor Raffreddato – con un assistente – ha iniziato ad impastare la frolla, a stenderla, a riempire le teglie, a ricoprire la pasta con la marmellata (offerta dallo stesso docente) e a cuocerle in forno. Le crostate sono state confezionate a coppie, nell’apposita scatola, fornita di etichetta con l’elenco dei componenti, la data di scadenza e una frase beneaugurale di don Bosco. Nel primo pomeriggio di venerdì 24 maggio, gli uomini della Protezione civile comunale, dopo aver caricato le grandi crostate e una serie di focacce, hanno iniziato l’opera di consegna.

Le beneficiarie sono state le 5 RSA cittadine (ovvero «Piccola casa della divina provvidenza», Mario Francone, I Glicini, Montepulciano e Soggiorno dell’Immacolata), senza dimenticare le associazioni di volontariato braidesi (CRI, Protezione civile e Carabinieri in congedo) che hanno dato una grossa mano alla collettività in tempo di pandemia. Poi la Caritas, che distribuisce generi alimentari a tante famiglie in difficoltà: a loro, abbiamo anche inviato le confezioni di roostbeef sottovuoto che, grazie al formatore Gonella, ci sono state inviate dalla ditta Oberto, nella quale opera sua moglie. E prima di sera, tutti i destinatari del nostro pensiero hanno telefonato per ringraziare il CFP per questo gesto semplice, che sa di solidarietà e di vicinanza.

CFP San Benigno (ICP): il “nuovo” Buongiorno ai tempi del COVID-19

Pubblichiamo un articolo uscito su “Risveglio Popolare”, firmato da Agostino Albo (referente educativo del CFP di San Benigno) sulla nuova modalità di buongiorno nel tempo dell’emergenza.

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L’emergenza Covid-19 sta costringendo a cambiare i classici paradigmi della scuola. Ma se la scuola sta rispondendo con forza a questa crisi accelerando sul concetto di formazione a distanza, il grosso rischio è quello di perdere i legami, non riuscire più ad accompagnare i giovani. Ecco perché, a fianco di tutto questo importante sistema di didattica a distanza, l’équipe educativa del Centro di formazione professionale ha pensato che, in questo momento di incertezze, fosse importante mantenere punti fermi: il ” Buongiorno “!

Di che cosa si tratta? Questa bella tradizione salesiana, molto amata dai ragazzi, è nata proprio con don Bosco. Ispirato dal modo di fare di sua mamma Margherita, don Bosco tutte le sere dava ai ragazzi di Valdocco la ” Buonanotte “: offriva un commento a eventi accaduti nel corso della giornata, proponeva piste di riflessione, trasmetteva testimonianze di ragazzi e di famiglie che aveva incontrato e che li incoraggiavano fortemente nel portare avanti iniziative educative di varia molteplicità. Non era una lezione, ma un momento di 4-5 minuti per finire insieme la giornata. Questa tradizione è rimasta negli anni cambiando forma a seconda delle attività (ad esempio nelle scuole è diventato un ” Buongiorno “) e viene portato avanti a tutte le latitudini: chi scrive lo ha visto e ascoltato in Nigeria, Congo, Rwanda e Madagascar! Sarà questo un modo per mantenere quel clima familiare che identifica la nostra scuola, la nostra casa! Inoltre, in questo momento di isolamento forzato, siamo fortemente convinti che lo stare vicini, quotidianamente, ai nostri giovani sia la prima forma di carità che ci viene chiesta. Per questo tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, verranno pubblicati sulla pagina Facebook e sul sito del Centro ( sanbenigno.cnosfap.net ) dei video ” buongiorno ” della durata di un paio di minuti per accompagnare gli allievi in questo momento così particolare.

 

Lettera di un’insegnante: I ragazzi sono l’evidenza

Pubblichiamo la lettera di un’insegnante della Formazione professionale di Vercelli: si chiama Valentina Rinaldin e insegna competenze trasversali nei percorsi di qualifica regionale e opera anche nello sportello dei servizi per il lavoro. La lettera è stata pubblicata sul sito del Cnos Fap Piemonte.

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Alla fine in questi giorni ciascuno a modo suo è in prima linea
Alla fine in questi giorni, ciascuno a modo suo, tiene duro.
Chi in prima linea. Medici, infermieri, Oss, Addetti alle pulizie, Commessi, ecc. A servizio degli altri. Oggi più che mai.
Altri cercano di dare il meglio di sé anche se a distanza. Anche questi a servizio degli altri.
Penso agli insegnanti, ai formatori, a chi in queste settimane sta facendo di tutto per riuscire ad accompagnare i propri ragazzi.
Nel fare che cosa?
Per quanto mi riguarda a coltivare in questa situazione di emergenza la propria resilienza, a non perdersi all’interno di un quotidiano che rischia di trasformarsi in prigione oltre che fisica anche e soprattutto emotiva.
Nessun apprendimento cognitivo, può essere coltivato se non ci si prende cura di queste dimensioni. Soprattutto in un momento tanto complesso come questo.
E allora vanno bene tutti i mezzi. Google meet, zoom, telefono, WhatsApp, messaggi, mail.
Uno non è sufficiente. Perché la realtà è complicata.
Viviamo nel tempo dei nativi digitali, ma i giga non sono infiniti e il wifi è una possibilità solo per alcuni.
Le diseguaglianze sociali, economiche e culturali emergono ancora con più evidenza in questi giorni.
E allora non accontentarsi delle video-lezioni, non considerare l’obiettivo raggiunto neanche quando hai la maggioranza della classe connessa. Perché è tua responsabilità cercare di capire dove sono gli altri, perché non ci sono. Perché la “connessione” non è mai scontata, in presenza come in rete. E allora diventa indispensabile cercare il problema e provare a trovare insieme una soluzione.
Non è facile!
Fai questo, ci metti tutto il tempo che hai. Ben oltre il tempo lavorativo. Leggi i lavori dei ragazzi, invii loro commenti e osservazioni. Ti confronti quotidianamente con i colleghi.
Poi arrivano mail, raccomandazioni nel raccogliere puntualmente evidenze di quanto si sta facendo. Non si sa ancora come tutto ciò sarà effettivamente riconosciuto… E allora pensi che bisogna raccontare a tutti la nostra idea, quella che stiamo realizzando tutti i giorni, insomma ciò che stiamo facendo per non lasciare nessun allievo “scollegato”.
Basterà?
Non importa.
Non è il momento di mollare e neanche di arrabbiarsi.
Non adesso!
Ci sono tutte le evidenze del caso. Solo che a volte ti piacerebbe che le domande fossero altre. E che lo sguardo fosse orientato ai ragazzi anche da parte delle Istituzioni. Sono loro che hanno bisogno di esser ascoltati, di uscire dall’invisibilità di queste settimane.
Loro sono l’evidenza.

Coronavirus, i Salesiani di Bra usano una web radio per rimanere in contatto con gli studenti

Pubblichiamo un articolo de La Stampa sulla web radio gestita dagli insegnanti del CFP di Bra, in Piemonte.

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Una web radio per rimanere in contatto con gli studenti. Succede al Centro di formazione professionale dei salesiani di Bra, in questo periodo di forzata assenza causa Covid-19.

Oltre alla didattica svolta in Fad (formazione a distanza), un appuntamento quotidiano (o quasi) con il «Buongiorno», gestito dai membri dell’Equipe Pastorale attraverso un canale Youtube, creato appositamente per il Cfp. E adesso anche una radio, che trasmette grazie ad una piattaforma web.

I docenti Matteo Pronzati e Giovanni Spadafora, ideatori della radio, commentano: “Approfittando della strumentazione già presente nell’oratorio, abbiamo creato un palinsesto pomeridiano, attivo da lunedì 16 marzo, che ci consente di rimanere in contatto con i nostri giovani, fornendo loro delle informazioni utili sulle proposte e sui materiali che trovano su internet, caricati dai loro docenti, per permettere la prosecuzione del percorso formativo. Insomma, li vogliamo raggiungere direttamente a casa loro, con uno strumento che stimoli la loro curiosità e li aiuti al contempo”.