Osservatore Romano – Una scuola nuova

Sull’edizione cartacea e online de L’Osservatore Romano di oggi, 23 febbraio, è uscito un articolo che parla dei progetti “UsAid – “La risposta del VIS, Salesiani per il sociale Aps e CNOS-FAP all’emergenza COVID-19 in Italia – Salesian Solidarity with Italy: the Emergency Response to COVID-19” e di “Dare di più a chi ha avuto di meno”.

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È un progetto che si protrarrà oltre l’estate, probabilmente fino a ottobre, quello voluto e finanziato dall’agenzia governativa di sviluppo UsAid, per far fronte all’emergenza conseguente al covid-19. In partnership con Salesian Missions, associazione presente in oltre 100 Paesi del mondo, sono stati destinati a circa 24.000 tra studenti, insegnanti, migranti e rifugiati di 16 regioni italiane più di 470 dispositivi tra tablet e pc, allo scopo di rispondere all’emergenza educativa e sociale che è andata, in questi mesi, a sovrapporsi all’emergenza sanitaria.

Tra le conseguenze della pandemia si registrano, infatti, nei quartieri e nelle periferie delle città italiane, un marcato aumento della dispersione scolastica tra gli studenti in condizioni di maggiore fragilità, una maggior disuguaglianza tra i minori che hanno accesso agli strumenti didattici e quelli emarginati dalla scuola a distanza, tra le famiglie con maggiori mezzi, anche culturali, e quelle più vulnerabili.

Mitigare l’impatto di una crisi in cui, secondo una recente ricerca, sempre più diffusi sono i problemi di connettività (44,7 per cento), di mancanza di dispositivi (42%) e di incapacità di utilizzo dei software (25,9%) richiede interventi che agiscano su più fronti e non occasionali, ma inseriti in percorsi di recupero e accompagnamento, tesi a costruire relazioni sociali che siano di modello e guida per i più giovani, disorientati dal venire meno del contatto diretto con i coetanei e con gli educatori, in passato alimentati nel contesto scolastico e nei circuiti parrocchiali.

Anche per questo, il progetto prevede la sperimentazione, in alcuni comprensori, di nuove modalità di insegnamento per le materie laboratoriali, ricorrendo, in aula, alla realtà virtuale. Questa strada è stata scelta dai missionari salesiani, nella convinzione che limitarsi alla distribuzione di dispositivi per la connessione non avrebbe potuto sortire sufficienti benefici: i ragazzi, in particolari se provenienti da situazioni difficili di solitudine o emarginazione, vanno seguiti nella crescita, per evitare che siano esposti ad ulteriori rischi.

Così, a partire da Torre Annunziata, è nata l’idea delle Aule Dad: «Grazie al progetto “Dare di più a chi ha avuto di meno”, teso al contrasto della povertà educativa minorile, finanziato durante il primo lockdown dai fondi dell’impresa sociale Con i bambini, abbiamo raggiunto un accordo con l’istituto Giacomo Leopardi, per poter continuare a seguire da casa i bambini in Dad», spiega Rino Balzano, assistente sociale dell’associazione Piccoli passi grandi sogni di Torre Annunziata. Fondamentale, infatti, è non disperdere i frutti di un’esperienza di dialogo e vicinanza durata nei mesi dell’isolamento, quel legame di confidenza e apertura essenziale per gli adolescenti.

Un progetto, unico e di grande valore, anche perché flessibile. Nella seconda fase del lock-down, infatti, quando le uscite erano consentite, ma le lezioni in presenza non erano ancora possibili, grazie alla collaborazione con la scuola che ha ceduto gli strumenti all’associazione, sono state aperte diverse aule per offrire ai ragazzi la possibilità di seguire le lezioni con il sostegno degli educatori. «Abbiamo formato piccoli gruppi di 3-4 ragazzi, sempre gli stessi e con il medesimo educatore, in moda da creare delle bolle in sicurezza — spiega Balzano — e siamo arrivati ad accogliere in classe oltre 25 studenti al giorno, garantendo anche il supporto didattico». Questo si è reso necessario perché dalla scuola giungevano comunicazioni dei numerosi casi di ragazzi e bambini che non riuscivano ad accedere al portale per la Dad o che non erano in condizioni di scaricare compiti e verifiche.

L’aspetto centrale, tuttavia, riguarda il supporto emotivo per evitare qualsiasi forma di isolamento nell’adolescente, per mantenere viva la socialità, la voglia di stare insieme agli altri, anche se a distanza. «Certo, il futuro è incerto — prosegue Balzano — noi per i ragazzi ci siamo sempre, anche ora con le scuole parzialmente aperte e con molti ragazzi che rischiano di non trovare un’ancora a cui aggrapparsi». Un impegno educativo e sociale che, fortunatamente, non rappresenta un unicum: similmente diverse aule dell’istituto Don Bosco di Napoli sono state allestite per la Dad, grazie all’intervento di UsAid e della casa salesiana del capoluogo campano.

Mentre nella prima fase della pandemia, infatti, avevano provveduto le scuole stesse alla fornitura di pc o tablet a chi non poteva permetterseli, da ottobre, con il venir meno di questo servizio, le attività di studio sono state possibili solo negli spazi allestiti in sicurezza e destinati ai ragazzi: queste non solo erano occupate al mattino, ma anche al pomeriggio, dove, sempre in presenza degli insegnanti, si alternava il secondo turno. Al mattino i ragazzi erano suddivisi in due classi, ognuna con un proprio educatore, mentre il pomeriggio c’era un solo gruppo da 10, con il relativo insegnante.

L’esperimento ha funzionato molto bene e, con il passaparola, le presenze sono via via aumentate, anche perché le scuole hanno aderito al progetto, segnalando gli studenti in difficoltà. Poiché le richieste di adesione andavano moltiplicandosi, sono stati introdotti turni extra da parte degli educatori, non essendo sufficiente la capacità di accoglienza delle aule Dad per soddisfare le nuove necessità. A differenza della primavera scorsa, infatti, dall’autunno le attività lavorative hanno ripreso più o meno regolarmente, e, in assenza dei genitori, i ragazzi sarebbero stati ancora più abbandonati a loro stessi. Alla partnership originaria con UsAid, partecipa ora anche l’associazione della rete salesiana con sede in Sicilia Don Bosco 2000, da oltre 20 anni impegnata sul fronte della cooperazione internazionale, sia con progetti a sostegno delle comunità locali in Africa, che con programmi di accoglienza e sostegno a migranti, richiedenti asilo, minori e donne, italiani e stranieri, vittime dirette e indirette di qualsiasi forma di abuso psico-fisico o di discriminazione socio-culturali.

In questo quadro di azione, con UsAid, la Colonia Don Bosco di Catania ha accolto tre giovani gambiani, che, almeno per tutta la durata del progetto, saranno ospitati presso la struttura, dove avverrà anche la fase di orientamento e alfabetizzazione. Questa attività ha consentito all’associazione di avanzare formale richiesta al Servizio Centrale di inserimento nel progetto Siproimi di Aidone, in provincia di Enna. È giunto in questi giorni il benestare che ha permesso il trasferimento dei giovani. Tra loro, il più piccolo, ha già iniziato il percorso scolastico, tanto desiderato, presso l’istituto alberghiero di Catania. Ora, attraverso l’accoglienza integrata prevista dal Siproimi, sarà possibile pensare al loro futuro con un minimo di progettualità, che comprenda la tutela legale con richiesta di protezione internazionale e un buon servizio di assistenza sociosanitaria, psicologica e scolastica.

In occasione, poi, della festa di san Giovanni Bosco, lo scorso 31 gennaio, Don Bosco 2000 ha inaugurato lo sportello itinerante del progetto Usaid per il sostegno ai soggetti in situazioni di gravi difficoltà a causa dell’emergenza covid-19: grazie alla disponibilità del direttore dell’oratorio, don Giuseppe Cutrupi, è stato attivato il servizio 24 ore al giorno.

di Silvia Camisasca

Osservatore Romano – Contro le disuguaglianze scolastiche

Da L’Osservatore Romano, un articolo in cui si racconta del progetto «La risposta del Vis, Salesiani per il sociale Aps e Cnos-Fap all’emergenza Covid-19 in Italia – Salesian Solidarity with Italy: the Emergency Response to covid-19».

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Quattrocentosettanta dispositivi informatici, tra tablet e pc, sono stati distribuiti nelle settimane scorse agli studenti vulnerabili di 16 regioni italiane, grazie al progetto: «La risposta del Vis, Salesiani per il sociale Aps e Cnos-Fap all’emergenza Covid-19 in Italia – Salesian Solidarity with Italy: the Emergency Response to covid-19». I supporti informatici sono stati consegnati a quei ragazzi per i quali la didattica a distanza (dad) ha creato enormi difficoltà di apprendimento. Infatti, secondo una ricerca effettuata dalla Global Campaign for Education Italia, tra le cause che hanno aumentato le disuguaglianze tra gli studenti durante la dad vi sono principalmente problemi di connettività per il 44,7 per cento, di mancanza di strumenti per il 42 per cento e la limitata capacità di utilizzo del software necessario per il 25,9 per cento. L’indagine, realizzata in collaborazione con AstraRicerche, ha coinvolto oltre 2.800 docenti in tutta la penisola, che hanno raccontato le difficoltà quotidiane degli studenti, tra disagio in famiglia, problemi di connessione e la fatica di mantenere la concentrazione davanti a uno schermo. Per l’82,4 per cento degli insegnanti la didattica a distanza ha accentuato le differenze tra gli studenti per diverse possibilità in merito all’hardware, al software, alla capacità di utilizzo degli strumenti da parte dei bambini e dei ragazzi, mentre il 69,2 per cento ha rilevato svantaggi per gli studenti con bisogni educativi speciali, disturbi dell’apprendimento, disabilità. Dunque, c’è una categoria di alunni per cui la dad rappresenta ancora oggi una sfida doppia e sono gli oltre 512.000 studenti degli istituti di formazione professionale presenti in Italia. Per loro fare didattica a distanza significa non solo seguire le materie teoriche tramite un pc o tablet a disposizione, ma anche cercare di esercitarsi nelle attività di laboratorio. Ecco perché i salesiani sono scesi in campo a sostegno dell’istruzione con il supporto di un’organizzazione statunitense e in partnership con Salesian Missions.

Tra gli studenti che hanno beneficiato di questa iniziativa, vi sono le ragazze che frequentano il primo anno per diventare estetiste al Centro di formazione professionale salesiano Pio XI di Roma. Molte hanno già ricevuto un tablet per poter seguire fin da subito le materie teoriche a distanza e per prepararsi a usarlo anche per i laboratori di onicotecnica, trucco e massaggi.

«Il progetto — spiega al nostro giornale don Robert Dal Molin, presidente di Salesiani per il sociale e di Cnos-Fap — finanziato dall’agenzia statunitense governativa di sviluppo Usaid che opera in oltre 100 Paesi del mondo, punta a mitigare le conseguenze educative, sociali ed economiche della pandemia» e coinvolge più di 24.000 destinatari totali tra studenti, insegnanti, famiglie, migranti e rifugiati per i prossimi 12 mesi.

Nella seconda fase del progetto, saranno sperimentate in alcune scuole nuove modalità di insegnamento per le materie laboratoriali attraverso l’utilizzo della realtà virtuale. Il sostegno dei salesiani non si limita soltanto alla fornitura di supporti tecnologici. Infatti, sottolinea don Roberto «nei nostri 36 centri residenziali e diurni, dove vengono ospitati 400 ragazzi, sono stati distribuiti dispositivi di protezione individuale come igienizzanti, mascherine e guanti». Inoltre, sono state individuate 380 famiglie indigenti sul territorio nazionale alle quali è stato distribuito (e continuerà anche nei prossimi mesi) un kit alimentare per il loro sostentamento. Don Roberto non ha dubbi nell’affermare che tutto questo è opera della provvidenza. «Il nostro compito è quello di educare i ragazzi alla gratitudine che, se è accolta bene, attiva azioni misericordiose».

di Francesco Ricupero

 

Dal CFP di Castel de’ Britti arriva il «football anti-covid»

Dal sito del Corriere della Sera, edizione di Bologna

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Siamo a Castel de’ Britti e per una volta, essendo questa la patria di Alberto Tomba, non parliamo di sci, ma di calcio. Calcio in tempo di Pandemia, quindi nuovo calcio o comunque calcio alternativo. Rincorrere un pallone si può. A dirlo e praticarlo è il centro di formazione professionale salesiano Cnos Fap, impegnato con corsi di formazione per adolescenti (spesso in difficoltà per svariati motivi, problematici). In questa delicata fase di distanziamento il centro ha cercato di trovare soluzioni per far comunque stare insieme i ragazzi, confinati nella didattica a distanza (a parte i laboratori).

Gioco e sport come collante relazionale e sociale Il gioco e lo sport sono un importante collante relazionale e sociale, e così i docenti di Castel de’ Britti hanno ideato il «football anti-covid», da praticare «a distanza». Il tutto non come attività didattica, ma da svolgere nel tempo libero, nelle pause di studio. Un escamotage temporaneo certo, ma con interessanti caratteristiche e dinamiche di applicazione. Insomma, un gioco giocabile. Le regole in un video In sostanza, come viene ben spiegato in un video postato su You Tube («CdB Covid football»), è stato preso un campo da gioco a 7 ed è stato suddiviso in tante diverse zone secondo un preciso disegno geometrico che ridefinisce per certi versi le aree classiche. All’interno di ogni zona gioca perciò solo un calciatore, evitando così contatti con gli altri ora vietati. Ogni squadra disporrà di due difensori davanti al portiere, un centrocampista in mezzo al campo, uno sulla trequarti e due attaccanti sugli spazi esterni del fronte offensivo. L’opposizione fra gli avversari avverrà quindi esclusivamente schermando il rivale di fronte.

I giocatori si muovono in continuazione, «e soprattutto imparano una cosa basilare: passare la palla, farlo magari di prima e velocemente», racconta il direttore di Cnos, Carlo Caleffi. Progetto di resilienza Certo, qualcosa si perde nella capacità di dribblare così come nella marcatura difensiva «a uomo», ma si sviluppano altre qualità, a partire dallo stop, il gesto atletico più importante del gioco. «Al tempo stesso aiuta anche chi ha giocato poco, i principianti, che possono iniziare misurandosi nella propria zona senza la pressione dell’avversario. E stessa cosa per gli insegnanti che hanno una certa età e una mobilità ridotta». Naturalmente è possibile cambiare i ruoli durante la partita. L’esperimento sta andando in scena da alcune settimane nel cortile della scuola, «che finalmente si è rianimato. Ci sembra un buon progetto di resilienza, un modo per convivere e reagire, evitando depressione e impotenza. Speriamo di contagiare altre scuole e altre realtà educative», conclude Carlo Caleffi.

Cnos Fap Sassari, una mano tesa ai ragazzi per offrirgli una possibilità

Pubblichiamo un articolo de La Nuova Sardegna di Sassari sul nuovo corso offerto dai salesiani del Cnos Fap ai ragazzi che non riescono a raggiungere il diploma.

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SASSARI – Una mano dai salesiani a chi si è perso e non riesce a raggiungere il traguardo del diploma. I ragazzi che non hanno ancora compiuto 17 anni potranno conseguire un titolo di studio che potrebbe aprire interessanti opportunità nel mondo del lavoro con il corso organizzato dall’agenzia formativa Cnos Fap Salesiani Sardegna in partenariato con l’agenzia Cospes Salesiani, che porterà gli studenti al conseguimento di una qualifica europea III Eqf (Quadro europeo delle qualifiche) spendibile sul mercato del lavoro come “operatore di sala e somministrazione piatti e bevande”. Le lezioni si terranno presso le aule formative del Cnos Fap a Sassari in via De Martini, 18 (ex Centro Salesiano) e inizieranno a settembre 2021. «Dall’analisi del mercato del lavoro – spiegano gli organizzatori – si evince che nel settore della ristorazione c’è un forte bisogno di professionisti qualificati e che l’operatore alla ristorazione è ancora oggi tra le qualifiche più richieste dalle aziende sarde. Il corso – aggiungono i salesiani – è finalizzato all’acquisizione di competenze di base, trasversali e tecnico professionali per l’ottenimento della qualifica professionale».

L’operatore alla ristorazione ai servizi di sala e bar ha competenze nella scelta, nella preparazione, nella conservazione e nello stoccaggio di materie prime e semilavorati e nel servizio di sala e bar. È prevista una costante presenza del tutor d’aula e del coordinatore didattico e l’intervento di formatori attenti ai bisogni di apprendimento, alla cura del clima d’aula e delle condizioni relazionali degli allievi. Particolare attenzione sarà posta all’orientamento degli allievi, che saranno accompagnanti per tutta la durata del percorso, per favorire la loro crescita personale e professionale. Fino al 25 gennaio sarà possibile iscriversi ai corsi Iefp (Istruzione e formazione professionale), destinati ai ragazzi con età inferiore ai 17 anni, proposti sul territorio grazie al contributo della Regione Sardegna. Le iscrizioni si effettuano nel portale Miur https://www.istruzione.it/iscrizionionline (codice corso SCF01300T) . Info: visitare il sito www.cnosfapsalesianisardegna.it o telefonare al 079-398300 oppure scrivere a direzione- cospes@cospes-sardegna.org.

Due iniziative video dal CNOS-FAP di Fossano

I ragazzi del CNOS-FAP di Fossano  realizzano due iniziative video.

Raccontiamoci


Nella prima gli allievi scelgono di raccontarsi agli studenti delle classi di Terza media, con il motto “Sorprenditi, imparare attraverso il fare si può“. Di seguito il video dal titolo “Raccontiamoci“:

 

Facciamogli spazio – Avvento 2020

Nella seconda iniziativa invece gli allievi del percorso di animazione realizzano un video dal titolo “Facciamogli spazio“. I ragazzi del CFP hanno riflettuto durante le settimane d’Avvento sul senso profondo della festività ed hanno deciso di realizzare questo progetto per sintetizzare i punti principali di queste riflessioni. Di seguito il video:

 

CFP Schio sulla Gazzetta di Vicenza: “La persona al centro del metodo educativo”

Pubblichiamo un articolo del Giornale di Vicenza sul CFP di Schio.

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Il Cfp “Salesiani don Bosco” di Schio è una scuola della formazione professionale accreditata dalla Regione Veneto e fa parte del “Centro nazionale opere salesiane – Formazione e aggiornamento professionale” (Cnos-Fap).Propone percorsi di qualifica e di diploma professionale in grado di fornire agli allievi competenze tecniche e operative (il saper fare) per un inserimento agevole nel mondo del lavoro e competenze culturali (il saper essere) per un ruolo attivo nella società.La forte attenzione alle esigenze educative degli allievi e alle richieste del mondo del lavoro si traduce in opportunità di crescita in termini di accoglienza e di ampliamento dell’offerta formativa, con reali innovazioni nella didattica e negli strumenti di
formazione professionale.L’offerta formativa del nostro istituto pone al centro la persona e la sua formazione umana, sociale e morale adottando il metodo educativo- formativo salesiano che prevede: una formazione professionale specifica nel settore di attività scelto, una solida base di cultura generale; la promozione delle potenzialità del singolo; il saper esprimere ” l’intelligenza nelle mani”; la formazione di persone libere capaci di coscienza critica e morale.La scuola propone quattro indirizzi di studio, validi per l’ottenimento della qualifica professionale triennale: Operatore agroambientale, Operatore elettrico, Operatore meccanico ed Operatore dei servizi vendita. La scuola offre la possibilità di svolgere stage in azienda, alternanza scuola lavoro, contratti di apprendistato, visite aziendali e gite culturali, incontri con professionisti del mondo del lavoro, percorsi di educazione alla salute, alla legalità, di cittadinanza attiva.

Progetto UsAid: tablet e pc contro le disuguaglianze scolastiche

Pubblichiamo il comunicato stampa di Vis, Salesiani per il Sociale APS e Cnos Fap sulla prima distribuzione di tablet al CFP del Pio XI di Roma, nell’ambito del progetto UsAid.

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Problemi di connettività (44,7%), di mancanza di strumenti (42%) e limitata capacità di utilizzo del software necessario (25,9%) sono tra le cause che, secondo una recente ricerca, hanno aumentato le disuguaglianze tra gli studenti durante la didattica a distanza.
C’è una categoria di alunni per cui la dad rappresenta una sfida doppia: sono gli oltre 512mila studenti degli istituti di formazione professionale presenti in Italia. Per loro fare dad significa non solo seguire le materie teoriche tramite un pc o tablet a disposizione, ma anche cercare di esercitarsi nelle attività di laboratorio.

Per questo motivo con il supporto degli USA e in partnership con Salesian Missions, il progetto “La risposta del VIS, Salesiani per il sociale Aps e CNOS-FAP all’emergenza COVID-19 in Italia – Salesian Solidarity with Italy: the Emergency Response to COVID-19” prevede la distribuzione in 16 Regioni italiane di 470 dispositivi tra tablet per studenti vulnerabili, di cui 350 andranno ai centri di formazione professionale.

Tra gli studenti che beneficeranno subito di questa iniziativa, anche le ragazze che studiano al primo anno per diventare estetiste al Centro di formazione professionale salesiano Pio XI di Roma, parte di quegli oltre 35mila giovani che studiano nei centri di formazione professionale in Lazio. Oggi hanno ricevuto un tablet per poter seguire fin da subito le materie teoriche a distanza e per prepararsi a usarlo anche per i laboratori di onicotecnica, trucco e massaggi. Le materie pratiche, infatti, sono al momento le uniche ancora possibili in presenza, ma potrebbero in caso di nuove restrizioni essere svolte in dad, come è avvenuto nella scorsa primavera.

Il progetto “La risposta del VIS, Salesiani per il sociale Aps e CNOS-FAP all’emergenza COVID-19 in Italia – Salesian Solidarity with Italy: the Emergency Response to COVID-19” finanziato da USAID (agenzia governativa di sviluppo che opera in oltre 100 Paesi del mondo) punta a mitigare le conseguenze educative, sociali ed economiche della pandemia e coinvolgerà più di 24.000 destinatari totali tra studenti, insegnanti, famiglie, migranti e rifugiati in 16 Regioni italiane per tutta la durata del progetto, 15 mesi.
Nella seconda fase del progetto, saranno sperimentate in alcune scuole nuove modalità di insegnamento per le materie laboratoriali attraverso l’utilizzo della realtà virtuale.
Ad oggi, gli Stati Uniti hanno impegnato 60 milioni di dollari in assistenza all’Italia, attraverso l’esercito statunitense e USAID, per sostenere la risposta italiana alla pandemia e costruire la resilienza per il futuro

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Il progetto è realizzato da:
VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, Ong salesiana che si occupa di cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale in Italia e in 40 Paesi del mondo e promuove attività di sensibilizzazione, educazione e formazione alla cittadinanza globale.
Salesian Missions, organizzazione non profit statunitense che supporta progetti di aiuto in tutto il mondo a favore di giovani in condizione di povertà, emarginazione e sfruttamento.
CNOS-FAP Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione e Aggiornamento Professionale, ente che coordina 60 centri salesiani d’Italia che promuovono un servizio pubblico nel campo dell’orientamento, della formazione e dell’aggiornamento professionale con lo stile educativo di Don Bosco.
Salesiani per il Sociale Aps, organizzazione non profit costituita nel 1993 dai Salesiani d’Italia come strumento civilistico a sostegno della dimensione pastorale del disagio e della povertà educativa. Opera in tutto il territorio nazionale con case famiglia, comunità di accoglienza, centri diurni e altri servizi, ispirandosi al metodo educativo di Don Bosco.

Cnos Fap Perugia, da 40 anni incoraggia i giovani “a una vita degna di essere vissuta”

Il 20 novembre il CNOS-FAP Don Bosco Perugia, ricorda i 40 anni del primo giorno di lezione (20 novembre 1980). Anni che senza dubbio hanno lasciato una traccia profonda nel territorio umbro e perugino ma soprattutto nei cuori di tante generazioni di allievi. È un’occasione per ricordare, ringraziare e gioire.

Grazie alle tantissime persone, ai Salesiani, alle istituzioni regionali, a tutti i formatori, alle aziende che collaborano alla nostra formazione, a tutti gli allievi che hanno scelto e frequentato i nostri corsi.

Condividiamo ora, i ricordi di uno degli “iniziatori” della formazione professionale salesiana a Perugia, quelli dell’attuale direttore generale del CNOS-FAP Umbria Elvisio Regni.

“Prima di diventare direttore del Centro ho fatto il formatore per 17 anni. I ragazzi hanno lasciato una traccia profondissima in me, donandomi moltissime soddisfazioni. Il rapporto con loro è un’esperienza insostituibile sia durante la formazione, sia dopo. Vederli crescere, maturare, trasformare, avviarsi nella vita mi ha sempre riempito immensamente di gioia.

I 40 anni di formazione professionale salesiana hanno sicuramente inciso sul territorio perugino e umbro in genere. Basta andare nelle aziende, nei cantieri per vedere quanti exallievi si sono già inseriti nel mondo del lavoro, che si sono fatti una famiglia, una posizione e restano riconoscenti al Don Bosco per l’educazione ricevuta. Tra gli exallievi abbiamo tantissimi piccoli imprenditori, persone ora di successo, pur essendo stati ragazzi che venivano da situazioni molto difficili.

Il Don Bosco ha veramente seminato tanto. Alcuni anni fa, fu fatta una ricerca “Dai valori ai lavori” e venne fuori che circa il 10% dei ragazzi che erano usciti dal nostro centro avevano aperto un’attività in proprio. Questo è un dato estremamente importante e incoraggiante. Il nostro centro è rimasto fedele al carisma di Don Bosco, perché sempre ci siamo dati questo obbiettivo, riportare i ragazzi ad una vita degna di essere vissuta. Alcuni probabilmente non avevano bisogno di noi, ma tanti li abbiamo veramente salvati. Sono convinto che Don Bosco ci abbia messo la mano.

Quale è il mio desiderio per il futuro? Il mio desiderio è che diminuiscano i problemi in modo che le attività si svolgano più serenamente e che cessi la precarietà che stanca tutti. Vivendo questa realtà così difficile dentro di me dico: “ma tu pensa a quello cha ha fatto Don Bosco! Pensa ai problemi che ha affrontato e io mi lamento dei miei problemi? Non ha minimamente senso.

Certamente la cosa che mi ha sostenuto in tutti questi anni è stato l’ambiente salesiano e il sostegno della comunità educativa, ispirata ai valori universali di Don Bosco. Grazie a tutti voi per il sostegno e la collaborazione”.

Elvisio Regni, Direttore generale

 

La FP del futuro prossimo. Un’occasione straordinaria per pensare in grande

Pubblichiamo un articolo scritto dal prof. Dario Nicoli, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, sulla sfida della Formazione professionale in questo momento di crisi sanitaria.

1. Una situazione paradossale
La pandemia non ha imposto solo la questione sanitaria, ma ha messo in moto anche il tema strategico. La prima consiste in un cambio dei costumi che, richiedendo l’adozione dei dispositivi di protezione e distanziamento, sollecita l’assunzione di un’etica del rispetto degli altri, come affermato giustamente dal Presidente Mattarella: «Talvolta viene evocato il tema della violazione delle regole di cautela sanitaria come espressione di libertà. Non vi sono valori che si collochino al centro della democrazia come la libertà. Naturalmente occorre tener conto anche del dovere di equilibrio con il valore della vita, evitando di confondere la libertà con il diritto di far ammalare altri».

Sul piano culturale, si tratta di una svolta di non poco conto se pensiamo che il Covid-19 ci ha colti nel pieno della stagione del soggettivismo, ponendo l’ “io” in relazione con il “noi”, ovvero al fatto che siamo radicalmente costituiti di legami ed appartenenze. Il secondo è l’effetto sulle istituzioni politiche, con particolare riferimento all’Unione Europea che, portandosi dietro una debolezza di visione ideale e di unità, risvegliata dal suo stato di semi paralisi dalle tre successive crisi dell’immigrazione, economica e pandemica, ha reagito con un soprassalto di consapevolezza e di coraggio, decidendosi – in riferimento a quest’ultima – per una sorta di “Piano Marshall europeo” avente come scopo non solo la ripartenza, ma anche l’indirizzo del Vecchio continente verso un tipo di sviluppo umano e sostenibile. Ciò ha reso disponibile una quantità impressionante di investimenti, di cui l’Italia, che ha dovuto subire l’impatto più grave della crisi pandemica, risulta il principale Paese beneficiario, secondo una misura che supera i suoi contributi al bilancio europeo. In questo momento l’intera società è alle prese con la sfida sanitaria, cui dedica la totalità delle proprie energie, in particolare il sistema educativo che è divenuto per la prima volta – a causa di ciò – un tema di interesse nazionale, ma con un’attenzione unilaterale che sembra dimenticare la questione della qualità dell’educazione e della formazione, come se quest’ultima rappresentasse un elemento secondario e quindi non collocato sullo stesso piano rispetto all’emergenza pandemica. È necessario che poniamo la giusta attenzione su questo fenomeno, che potrebbe avere conseguenze rilevanti nel futuro: il lockdown, oltre ad evidenti esiti positivi legati alla riscoperta della centralità della relazione educativa ed alla campagna formativa di massa circa l’uso delle tecnologie digitali, ha anche portato ad una riduzione del raggio dell’azione della didattica limitato alle relazioni dirette docente-studente, oltre ad una quasi completa scomparsa delle attività formative reali, quelle che si svolgono in contesti operativi su compiti autentici: laboratori, progetti, stage formativi, service ed eventi.

 

 

I Salesiani in Italia rispondono all’emergenza Covid-19. Un aiuto da parte di USAid a VIS, Salesiani per il Sociale APS e CNOS Fap

Sull’edizione di oggi, martedì 10 novembre, dell’inserto “Buone Notizie” del Corriere della Sera, si parla del progetto Salesian Solidarity with Italy: the Emergency Response to Covid-19, finanziato da UsAid e portato avanti in Italia da VIS, Salesiani per il Sociale APS e Cnos-Fap. 

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La cooperazione internazionale? Si fa (anche) a casa nostra. Lo sa bene il Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo), che fino a ottobre 2021 sarà impegnato come capofila di Salesian Solidarity with Italy: the Emergency Response to Covid-19, il progetto finanziato da UsAid (U.S. Agency for International Development), l’agenzia che gestisce il programma di assistenza economica e umanitaria degli Stati Uniti in più di 80 Paesi del mondo.

L’organizzazione non governativa salesiana – che dal 1986 si occupa di cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale in Italia e in altri 40 Paesi del mondo – è stata scelta per rispondere e affrontare le conseguenze economiche, sociali ed educative della pandemia. Sedici le regioni italiane interessate; 24.480 le persone che verranno raggiunte, appartenenti a categorie vulnerabili; 380 le famiglie che riceveranno aiuti alimentari. E ancora, 249mila i dispositivi di protezione individuale (mascherine, gel, guanti); 7.500 i kit didattici e 470 i supporti informatici che saranno distribuiti.

Sensibilizzazione

Il progetto è sviluppato su tre componenti: risorse digitali (kit didattici, corsi online, video con lettura delle fiabe de «L’orizzonte alle spalle», il libro realizzato dal Vis sui racconti dei migranti) per promuovere percorsi di formazione rivolti a ragazzi, famiglie e insegnanti (#restiamoattivi ); sostegno a studenti vulnerabili che hanno subito una sospensione dei loro corsi salesiani di formazione professionale, perché anche a distanza possano proseguire i loro studi ( FormAzione per la ripresa ); infine, con #noicis(t)iamo , distribuzione di protezioni individuali e beni di prima necessità a famiglie bisognose (con una card per fare la spesa da soli e scegliere cosa acquistare, accompagnati da un’azione di sensibilizzazione sui consumi responsabili e sul riciclo) e sostegno a migranti e rifugiati nei centri della Sicilia.

«I salesiani di tutto il mondo si sono mobilitati fin da marzo per cercare di essere accanto ai più bisognosi, anche nei mesi del lockdown», spiega Nico Lotta, presidente di Vis: «Abbiamo convertito i nostri progetti in corso nel Sud del mondo per cercare di rispondere ai nuovi bisogni emersi con la pandemia. Allo stesso tempo ci siamo sentiti chiamati a intervenire in modo urgente anche in Italia». Per questo «ci siamo uniti ad altri tre enti salesiani, Salesiani per il Sociale Aps , Salesian Missions e CNOS-FAP , in un progetto che potesse rispondere alle conseguenze dell’emergenza sanitaria nel nostro Paese», aggiunge, richiamando quello che dalle origini è il focus di tutti gli interventi portati avanti: «Secondo il carisma di don Giovanni Bosco operiamo nella convinzione che solo attraverso l’educazione si possano promuovere i diritti, superare le disuguaglianze e combattere alla radice le cause della povertà. Per questo, ad esempio, anche nei progetti che riguardano più in generale l’ambiente o il contrasto alla migrazione irregolare, c’è sempre una componente legata alla formazione che permette una vera autonomia e un reale sviluppo delle persone e della comunità», conclude.

Innovazione

Non è, quindi, un caso se tra gli 83 progetti di cooperazione internazionale portati avanti si trovano anche Ghana Greenhouse , volto a introdurre le serre come strumento innovativo per permettere ai contadini di coltivare in un ambiente protetto anche piante non autoctone; Etiopia Since , destinato a mitigare il fenomeno migratorio creando opportunità di impiego per giovani tra i 18 e i 35 anni in condizioni di vulnerabilità, potenziali migranti e migranti di ritorno; o Palestina Nur , che vuole favorire l’impiego di fonti rinnovabili e l’autonomia energetica della Palestina con corsi di formazione e il posizionamento di pannelli solari negli edifici pubblici.

Lo spirito che anima questi progetti è ben sintetizzato nel motto «Insieme, per un mondo possibile» e nella spiga e nel ramoscello di ulivo nel logo del Vis, simbolo del diritto al cibo e a un’esistenza serena per ogni bambino e giovane sulla terra.