I giovani della Capitale propongono nuove idee per un futuro migliore della città

Il 23 settembre, una delegazione di giovani formata da Stefano, Miriam, Filippo, Francesca, Martina, Alessia e Francesco, ha presentato ai candidati sindaco della Capitale il “Manifesto delle nuove generazioni – idee per rilanciare e rigenerare il tessuto sociale e produttivo della Città di Roma”.

Dopo un anno di lavoro in cui hanno messo al centro della loro riflessione alcuni temi riguardanti la cittadinanza attiva, i giovani hanno raccontato come sognano Roma e come sognano il loro futuro.

Hanno consegnato nelle mani dei futuri amministratori di Roma, i loro desideri, le loro speranze e i loro sogni per avere una città migliore.

Hanno parlato di scuola, trasporti, lavoro, ambiente, istituzioni, cultura e sport.

6 punti. Chiari ed incisive, che interpellano le Istituzioni e tutti gli adulti ad ascoltare e a rispondere a quanto chiedono. “I giovani sono i protagonisti della loro educazione e formazione – afferma don Daniele Merlini, direttore del Borgo Ragazzi don Bosco che si è fatto promotore dell’evento – dopo aver ascoltato la loro voce, adulti ed Istituzioni devono saper generare azioni positive che sappiano rispondere ai loro bisogni”. I bisogni di tutti, nessuno escluso. Solo in questo modo potremmo dare un futuro migliore alle nuove generazioni, altrimenti si rischia di non avere prospettive, come sottolinea don Benoni Ambarus Vescovo Ausiliare della Città di Roma con delega alla carità e alla pastorale dei migranti.

Ai candidati sindaco di Roma questi ragazzi chiedono ascolto, mezzi e spazi per capire la città e quindi favorirne la crescita.

Chiedono di far parte a pieno titolo della città e della comunità in cui vivono, in qualità di cittadini capaci di essere risorsa, pensando a momenti di partecipazione attiva dove poter fare la loro parte.

Chiedono una scuola più inclusiva e non competitiva, che li prepari alla vita e ad essere cittadini consapevoli, dove vengono valorizzate le proprie attitudini e capacità.

Reclamano un percorso di studi che contempli e presti maggiore attenzione al passaggio dal mondo della scuola a quello del lavoro, creando nuove opportunità lavorative e incentivando l’autoimprenditorialità.

Rivendicano uno sport accessibile a tutti, dove i campi si trasformino in palestre di vita.

Pretendono di mettere la periferia al centro, riqualificando ambiente e servizi e rendendo le strade più sicure, senza creare cittadini di serie A e di serie B.

Chiedono di occupare un posto nella società, quel posto che spesso gli viene negato. Un posto ben preciso, dove ognuno trovi il proprio spazio, nessuno escluso, e dove si riconoscano e valorizzino i talenti di ciascuno. “Ognuno di voi è una limited edition” ha detto don Benoni Ambarus sottolineando come ognuno cerchi il “proprio posto” e ringraziando i giovani per il coraggio nel far sentire la propria voce.

“Il lavoro fatto in questo anno dai giovani non è semplicemente bello ma è profetico. Anche se con storie molto complesse, nonostante le proprie sofferenze e il proprio passato, questi giovani hanno voluto mettersi in gioco e scommettere sul futuro” afferma Lorenzo Colli referente dell’iniziativa per i Salesiani don Bosco..

Hanno ricevuto il manifesto i candidati Carlo Calenda ed Enrico Michetti che hanno salutato e ringraziato i ragazzi per il lavoro svolto, il Vicesindaco Pietro Calabrese intervenuto in rappresentanza della Sindaca Virginia Raggi e Dario Marcucci intervenuto in rappresentanza di Roberto Gualtieri.

AVVENIRE – Don Bosco, l’opera di Alassio comunità educante

Da Avvenire, un articolo sulla nuova comunità educante di Alassio. Di Gianmaria Mandara.

***

Sono passati 151 anni da quando san Giovanni Bosco ha fondato ad Alassio la prima scuola salesiana fuori dal Piemonte e da allora tante generazioni di studenti e insegnanti si sono avvicendate sui banchi di scuola ma la bussola continua ad essere il carisma salesiano. Molte delle intuizioni pedagogiche di don Bosco sono ora condivise in tanti contesti educativi ma quel felice connubio tra ragione, religione e amorevolezza, pilastri del sistema preventivo pensato dal santo torinese, si possono ritrovare e respirare solamente in una scuola salesiana. In tutti questi anni, inevitabilmente molte cose sono cambiate ma c’è un filo rosso che accompagna la storia del “Don Bosco” di Alassio: la presenza di una bella comunità educativa che quotidianamente sa mettersi in gioco, accogliendo con speranza le sfide del tempo presente. Ne è prova la decisione della circoscrizione salesiana dell’Italia centrale di attuare un rinnovamento delle modalità organizzative e gestionali, affidando l’Opera di Alassio ad un gruppo di laici corresponsabili, sotto la diretta responsabilità e l’accompagnamento della Circoscrizione e confermando la presenza dei salesiani. Pertanto ad affiancare questo cammino ricco di novità ci saranno le storiche presenze di don Giulivo Torri, don Natale Tedoldi, don Mario Perinati e Sandro Mariotti, luminose testimonianze di salesiani innamorati di Cristo, e la persona di don Karim Madjidi, già direttore dell’Istituto di Roma e Firenze e ora direttore a Vallecrosia. A conferma di questa vitalità ed entusiasmo nella Comunità Educativa Pastorale ci sono le tante attività proposte in queste prime due settimane di scuola agli studenti delle medie e delle superiori in aggiunta alle ore di lezione: “scuola in campo”, una esperienza di tre giorni a contatto con la natura nella casa alpina di Nava vissuta all’insegna del gioco, della responsabilità condivisa e della conoscenza reciproca tra studenti e insegnanti; la messa di inizio anno celebrata da don Karim lunedì 20 settembre, proprio nella ricorrenza della fondazione della casa ad opera di don Bosco; il “buongiorno”, un breve spunto di riflessione che quotidianamente apre le giornate a scuola secondo una felice intuizione di Mamma Margherita, e infine l’open day tutti i giorni per permettere a chiunque di “venire e
vedere” e scegliere di poter entrare nella grande famiglia salesiana.

 

Messaggio ai giovani: l’Ispettoria Italia Centrale lancia un serie di video rivolti ai ragazzi

Ivano e Claudia -incaricati dell’oratorio di Varazze- e Don Alessio Massimi -incaricato dell’oratorio di Civitanova Marche-, lanciano il primo di una serie di messaggi rivolti ai giovani.

L’invito di Ivano e Claudia si riassume in quattro parole: educare, evangelizzare, accompagnare e sognare. “Portate veramente a frutto tutti i talenti, i doni che avete, prendetene coscienza e donateli perché questo vi renderà felici veramente, non abbiate paura di essere voi stessi“.

Don Alessio, salesiano, afferma “Noi siamo lì per voi, siamo lì per aiutarvi a crescere e anche noi vogliamo crescere insieme con voi, realizzando quello che è stato poi il sogno di don Bosco: di vivere felici nel tempo e nell’eternità”.

 

Manifesto delle Nuove Generazioni: a Roma i giovani lanciano la sfida ai candidati sindaco, iniziativa al Borgo Ragazzi Don Bosco

Pubblichiamo il comunicato stampa del Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma sull’iniziativa che si terrà il 23 settembre per lanciare il “Manifesto delle Nuove Generazioni” da presentare ai candidati sindaco di Roma Capitale.

***

Il Borgo Ragazzi don Bosco si fa promotore dell’evento “Manifesto delle Nuove Generazioni – per ripartire abbiamo bisogno della risorsa migliore, i giovani”, il 23 settembre alle ore 10.30 presso via Prenestina 468 di Roma

Un’iniziativa organizzata e voluta dai giovani provenienti da tutto il territorio di Roma, che presenteranno ai futuri amministratori della città il loro Manifesto, contenente 6 spunti di riflessione per rilanciare e rigenerare il tessuto sociale e produttivo della Capitale.

500 giovani, tutti di diversa estrazione sociale, capaci di esprimere propositività e voglia di contribuire alla ripartenza: sono questi i sottoscrittori del Manifesto che desiderano parlare ai candidati sindaco di Roma Capitale per chiedere ascolto, mezzi e spazi per capire Roma e quindi favorirne la crescita.

Assumendo a pieno titolo il ruolo di cittadini, questi ragazzi chiedono di essere ascoltati ma soprattutto di capire la città che amano, con le sue problematiche e i suoi indiscutibili pregi.
Desiderano abitare le nostre Istituzioni al fine di percepirle come alleate e non come strutture distanti dai problemi reali della gente.
Chiedono di potere essere messi nelle condizioni di fare la loro parte per la comunità a cui appartengono, riconoscendo finalmente loro il titolo di “cittadini” capaci di essere risorsa per una nuova idea di città.

Questo slancio, alla luce di un anno e mezzo di pandemia e di due anni scolastici affrontati in modo emergenziale, con conseguenze pesanti e ancora in buona parte da scoprire, non ci può lasciare indifferenti.

Sono stati invitati i candidati Sindaco di Roma.

Interverranno:

  • I giovani
  • E. Mons. Gianpiero Palmieri, Vicereggente della Diocesi di Roma e Vescovo Ausiliare del Settore Est di Roma
  • Don Daniele Merlini, direttore del Borgo Ragazzi don Bosco

Programma

ore 10.30: presentazione e saluti a cura dei giovani e di don Daniele Merlini, direttore del Borgo Ragazzi don Bosco
ore 10.40: saluto di S. E. Mons. Gianpiero Palmieri
ore 10.50: presentazione del Manifesto
ore 11.20: consegna del Manifesto

Italia – Don Tadeusz Rozmus insediato come nuovo Direttore della casa di Castel Gandolfo, dipendente dal Rettor Maggiore

Dall’agenzia salesiana ANS.

***

(ANS – Castel Gandolfo) – È stato direttamente il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, a presiedere, durante i vespri di mercoledì 1° settembre, l’insediamento del nuovo Direttore dell’opera e della comunità salesiana di Castel Gandolfo, nella persona di don Tadeusz Rozmus, già Consigliere per la Regione Europa Centro e Nord, nel sessennio (2014–2020). E questo perché, a seguito della decisione presa col consenso del Consiglio Generale, l’opera salesiana di Castel Gandolfo è stata incorporata tra le comunità del Rettor Maggiore (RMG), per le quali egli è direttamente responsabile.

Questo insediamento segna pertanto anche il cambio di Ispettoria della comunità di Castel Gandolfo, perché dopo molti anni di cura pastorale da parte Circoscrizione Italia Centrale (ICC), e precedentemente dell’Ispettoria Romana (IRO), la comunità con tutte le sue attività pastorali è passata direttamente sotto il coordinamento delle comunità RMG, per permetter una maggiore e migliore organizzazione di tutte le case che svolgono la loro attività con la Santa Sede: la comunità del Vaticano, la comunità delle catacombe di San Callisto ed ora anche la parrocchia pontificia di Castelgandolfo.

L’atto dell’insediamento si è svolto durante nella Chiesa Pontificia “San Tommaso da Villanova” a Castel Gandolfo, presieduto come detto dal Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, e accompagnato da diversi altri salesiani, tra cui il Vicario del Rettor Maggiore, don Stefano Martoglio, il Superiore della Circoscrizione Italia Centrale (ICC) don Stefano Aspettati, il Direttore della Comunità della Sede Centrale Salesiana, don Jean-Claude Ngoy Wa Kayumba, e altri religiosi delle comunità salesiane.

Prossimamente è previsto l’ingresso di don Rosmuz anche come parroco della parrocchia pontificia di Castel Gandolfo.

Don Tadeusz Rozmus è presente in Italia dal 2006 quando, dopo il suo sessennio come Ispettore di Cracovia (PLS), venne chiamato a Roma dall’allora Rettor Maggiore, Don Pascual Chávez, come Direttore dell’opera salesiana di San Callisto. Successivamente è stato Direttore dell’opera di Perugia e per alcuni anni ha lavorato anche nella Congregazione vaticana per il Clero. Il CG27 lo ha eletto come membro del Consiglio Generale responsabile per la Regione Europa Centro e Nord (2014-2020).

Nell’occasione il Rettor Maggiore ha speso delle parole di ringraziamento anche verso il Direttore uscente, don Enzo Policari, sottolineandone la sua grande generosità ed esperienza come Direttore e Parroco delle comunità salesiane – Roma-Don Bosco, Roma-Borgo Ragazzi Don Bosco, Roma-Sacro Cuore, Civitavecchia e infine Castel Gandolfo – e verso don Aspettati e verso tutti i salesiani che in questi anni hanno lavorato con grande dedizione al servizio di questa parrocchia pontifica.

La celebrazione è stata completata da un momento di condivisione e fraternità.

Perché non permettere al cuore di sorridere? Intervista a don Antonio Integlia, in partenza per la Patagonia

Dal sito della Circoscrizione Italia Centrale, l’intervista a don Antonio Integlia, salesiano in partenza per la Patagonia.

***

Don Antonio Integlia, un salesiano della nostra ispettoria, è in partenza per la Patagonia, luogo significativo per ogni missionario di don Bosco. Abbiamo deciso di intervistarlo, e lui ha entusiasticamente accolto questo invito a raccontare la genesi della propria vocazione missionaria, radicata in un percorso pluriennale a servizio dei poveri e degli emarginati. Cammino fatto di riscontri concreti, di Dono calato nella realtà difficile del prossimo, che poi si è evoluto in altro, dando il frutto che serbava forse da sempre. La partenza di don Antonio è temporanea, ma solo formalmente: trascorrerà, per ora, un anno sul suolo argentino, allo scopo di imparare la lingua ed integrarsi nel contesto pastorale della zona. Potrà poi partire, propriamente da missionario, nel 2022. Eppure con l’anima è già pronto: io parto, ci dice. E questa importante tappa propedeutica non renderà la sua scelta meno definitiva.

Iniziamo da una domanda di prassi: perché hai deciso di partire? 

Amo questa domanda: quando ci si chiede il perché, si arriva al cuore delle cose. Si scava nell’intimità del proprio essere profondo e nascosto, dove il più è mistero: per questo a tanti perché, per quanto ci si provi, si finisce per non rispondere mai.

E ciò nondimeno è fondamentale porseli: perché partire? La risposta – parziale – che mi sono dato, è che il sogno missionario è sempre stato dentro di me. Ad un certo punto è semplicemente riemerso. Io potrei continuare per tutta la vita a fare quello che faccio: mi rende felice, come un gioco importante che sta riuscendo bene. Ma nel momento in cui penso alla Missione, mi sorride il cuore: sento che si apre un altro mondo, un’altra strada. E che questa strada corrisponde nel profondo a me stesso.

Mi viene in mente quanto si dice nel monologo Novecento: si possono scegliere tutte le strade del mondo, e molte sarebbero strade felici, eppure tra tutte se ne sceglie una. Il motivo è intimo, misterioso, e deriva da questo sorriso interiore che esiste da moltissimo tempo. E che ho semplicemente riscoperto. Perché non permettere al cuore di sorridere?

Prima della scelta missionaria, molto a lungo sei stato membro attivo della comunità salesiana in Italia, inaugurando e curando Centri Diurni, ed altre realtà a servizio dei più poveri ed emarginati. Perché partire proprio ora, dopo tanti anni? Come si relaziona la scelta missionaria con la tua attività passata?

Sono sempre più convinto che l’idea che Dio ha del tempo, il tempo in Dio ed il tempo di Dio, siano completamente diversi dal modo che noi abbiamo di percepirlo, di viverlo. Questo tempo che ci rende prigionieri, e che noi proviamo ad imprigionare. Per Dio, è sempre il momento giusto.

Ed ho la profonda sensazione che proprio adesso, alla mia età, sia il momento giusto per questa mia svolta. Ho la sensazione che Qualcuno mi aspettasse proprio qui. E che tutto ciò che ho fatto in passato sia stato una preparazione a questo momento, che non poteva in alcun modo arrivare prima. Il mio percorso è un susseguirsi di passi che conducono alla scelta presente, e ciò che ho seminato tornerà nella mia esperienza missionaria.

Voglio aggiungere una cosa: per prendere coscienza di quando è il momento giusto, c’è bisogno di qualcuno che sia in grado di recepirlo. Di ascoltare e raccogliere un sogno, non lasciandolo cadere. E tutto l’iter che, come da prassi, ho seguito per esaudire il desiderio missionario, è stato costellato di persone che hanno scelto di non lasciar cadere questa mia disponibilità… fino al Consigliere per le Missioni salesiane, con cui ho scoperto che sarei andato in Argentina: l’idea iniziale era di partire per l’Africa, zona francese, allo scopo di imparare una lingua. E poi è arrivata una proposta diversa: se Papa Francesco ha chiesto di non dimenticare l’Argentina, allora forse quella doveva essere la mia destinazione.

L’Argentina, la Patagonia: l’11 novembre 1875 furono meta della prima spedizione missionaria salesiana. Che significato attribuisci a questa meta?

Lo hai detto anche tu: il significato simbolico di questa meta è enorme. La sensazione è di entrare in un mito, di contribuire, nel piccolo del mio operato, ad una leggenda. Mi riempie di entusiasmo.

Ma oltre questo livello euforico, in profondità, trovo un significato che è più grande ancora: dove l’Argentina è per me un luogo spirituale, più che un luogo fisico. Il luogo che Papa Francesco, che fu vescovo a Buenos Aires, ha definito la fine del mondo. Anche nel passo dell’Ascensione, quando Gesù invia i suoi discepoli in missione, a predicare il Vangelo in tutto il mondo, si congeda con queste parole: « Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. »  (Mt 28,16-20).

La scelta missionaria mi ha fatto leggere quest’espressione in una luce nuova: la possibilità di fare un viaggio alla fine del mondo della mia Anima. Di evangelizzarmi, attuando una conversione anzitutto mia. Scoprendo lati sconosciuti di me stesso, attraverso l’incontro con un contesto per me radicalmente nuovo e periferico.

Ed a questa dimensione personale, interiore, che è ineludibile, se ne aggiunge un’altra su ampia scala: con Papa Francesco, la periferia del mondo è diventata il centro, perché nel suo cuore sono i poveri che abitano quei luoghi e che lo hanno conosciuto, nel suo cuore e nel cuore di Roma. Ed il centro, a sua volta, va in periferia, nei termini della vocazione missionaria. Sento nel mio piccolo di poter essere partecipe di questo scambio fondamentale.

Dai Ricordi consegnati da don Bosco ai partenti: Prendete cura speciale degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri, e guadagnerete la benedizione di Dio e la benevolenza degli uomini. In che modo credi che questo principio potrà ispirare il tuo operato?

Questo principio mi sarà guida, più di tutto, affinché il mio operato sia pratica di Tenerezza. Che è Misericordia, che è maternità. In tutti gli uomini c’è un desiderio di dare e ricevere tenerezza, per essere strumento di quell’Amore più grande che ci salva tutti. Che la tenerezza di don Bosco illumini la mia attività missionaria, allora.

E quali altri punti cardine del carisma salesiano guideranno la tua presenza missionaria?

Li riassumerei nel motto che don Bosco scelse per la nostra Congregazione: « dammi le anime, prenditi il resto ». E tra queste anime c’è anche la mia: la Pace va realizzata anche per sé, per potersi mettere a servizio di quella degli altri. Voglio essere fedele a queste parole di don Bosco lavorando per la piena realizzazione e per la felicità, mia e dunque del prossimo.

Cosa ti aspetti da questa esperienza? Quali pensi che saranno le maggiori fonti di gioia, e le maggiori fonti di difficoltà?

Sono disposto a dare tutto, e mi aspetto tutto: niente di meno che la Pace vera, che una Gioia piena. Al di là delle pulsioni interne ed esterne, essere una persona di pace che dona pace. E che sia una Gioia costruita concretamente, lavorando, vivendola. In primis con i miei confratelli, e poi con la gente.

Mi sono spesso domandato cosa mi potrà mancare, una volta in missione: e l’unica mia sicurezza è che non mi mancherà mai la Gioia. Che altro non è che avere un rapporto costante con Gesù. E quel rapporto, ovunque tu sia, c’è: nessuno può sottrartelo. La mia gioia è la certezza: che Dio non muta, che mi ama e continuerà ad amarmi teneramente. Fonte di Gioia sarà quindi l’esperienza in sé, vissuta in modo totalizzante, mettendo le mani in pasta. Imparando non solo una lingua, ma una cultura, uno stile, e sapendo che lì, in quel mondo periferico, c’è già il Vangelo, vive già Gesù: bisogna solo mettersene in ascolto.

Poi, certo, potrò incontrare delle difficoltà, ma non credo che esistano mai difficoltà più gravi di quelle passate. Sono solo diverse. Tutte le difficoltà che potrebbero sorgere, credo, deriverebbero dalla tentazione di essere apprezzato, valorizzato: di cadere, come amo dire, in una psicologia da principino. Questo è quel che dovrò evitare: non onore, non gloria, come raccomanda don Bosco. Ma mettersi al servizio.

Per finire: qual è il tuo “sogno missionario”?  Quale auspicio rivolgi al futuro sul tema della vocazione missionaria salesiana?

Ho detto che il fondamento dell’esperienza missionaria è mettersi al servizio: ma troppo spesso questo principio viene frainteso, traviato nell’atteggiamento remissivo di chi lavori per dovere. Io voglio che venga inteso in modo diverso.

Nella celebre storia dell’innalzamento dell’obelisco in piazza San Pietro, un marinaio ebbe il coraggio di gridare “acqua alle funi!”, per scongiurare il disastroso incendio. Credo che, per la vocazione missionaria, possa valere l’opposto: che l’incendio sia salvifico, e si debba avere il coraggio di proporlo. Io griderei: “fuoco al carisma!”. Che il carisma possa essere incendiato, che sia incontenibile quanto un vulcano. Emanando gioia, entusiasmo, energia.

Al di là dell’immagine, nel profondo, quest’auspicio porta a credere che davvero lo Spirito può far nuove tutte le cose. E ad avere quindi il coraggio della novità, di alzare l’ancora e prendere il largo.  Abbandonando il “si è fatto sempre così”, il percorrere solo strade conosciute, che danno sicurezza. In quest’ottica, anch’io, alla mia età, posso fare qualcosa di nuovo.

Alice Picchiarelli

 

Alassio, l’opera salesiana compie 150 anni e si rinnova: nuova gestione e nuovi progetti

Dai sito di informazione IVG un articolo sui 150 di vita della casa salesiana di Alassio.

***

Alassio. La storia non è solo quella di cui si fa memoria, ma è anche quella che si costruisce giorno dopo giorno, con lo sguardo rivolto al futuro. L’Opera Salesiana di Alassio ha appena compiuto 150 anni, e di storie ne può raccontare tante. Ha visto camminare tra le sue mura Santi, ma anche imprenditori, ambasciatori, scienziati, politici, e soprattutto, più semplicemente, uomini e donne “buoni cristiani e onesti cittadini”.

La storia è importante, ma non è sufficiente. Ogni opera salesiana deve essere attenta ai cambiamenti della società attorno a sé, al mutare più frenetico rispetto ai decenni passati; è chiamata a proporre rinnovate attività, ad aggiornare la propria organizzazione, ad ampliare le relazioni, anche sociali ed istituzionali, perché il lavoro in rete e le sinergie sono sempre più indispensabili anche nell’ambito educativo, oltre che in quello economico, scientifico e imprenditoriale.

L’Opera deve saper vivere un impegno costante nel rivisitare il Sogno di Don Bosco, che rimane caratterizzante, ma deve essere realizzato secondo i segni dei tempi e i bisogni del nostro contesto cittadino”, sottolineano dalla Comunità Educativo Pastorale di Alassio.

Frutto di un percorso di discernimento e studio iniziato da anni, la casa di Alassio avrà, a partire dal prossimo anno pastorale, una innovativa forma di gestione. Sotto la diretta responsabilità e l’accompagnamento della Circoscrizione Salesiana dell’Italia Centrale, l’Opera di Alassio, confermando la presenza dei Salesiani, attuerà un rinnovamento delle modalità organizzative e gestionali, ovvero verrà affidata ad un gruppo di laici corresponsabili che, attraverso nuove modalità di conduzione, cercheranno di rispondere al bisogno di innovazione e di fedeltà alla tradizione che la realtà odierna richiede.

Non si tratterà quindi solo di un cambio di persone alla direzione dell’Opera, ma di una revisione complessiva degli organi e dei processi decisionali di tutta l’Opera.

“Un cambio della guardia epocale, che non è frutto di un ripiego per un problema contingente – la carenza di vocazioni – bensì di una matura scelta: il potenziamento numerico e formativo di laiche e laici, collaboratori e corresponsabili nella gestione della presenza nel nome di Don Bosco, oltre a essere un esercizio fondato sul protagonismo laicale in ambito ecclesiale e civile, è una rinnovata modalità di gestione delle Case, che già Don Giovanni Bosco aveva cominciato a sperimentare nelle origini della Congregazione”, spiegano.

E poi aggiungono: “Ci saranno molte sfide da affrontare: formative (contrastare l’abbandono scolastico sempre più precoce), socio-educative (individuare i bisogni più profondi dei giovani e rispondervi in modo adeguato), economiche (proseguire nonostante il calo demografico e le difficoltà della scuola pubblica non statale), culturali (prestare maggior attenzione all’impoverimento e al disagio giovanile)”.

Non solo scuola. Oratorio, chiesa pubblica “Madonna degli Angeli”, ostello e nuove attività allo studio: tutte offerte educative, religiose, formative che continueranno a raccontare e scrivere una storia che si ispira a Don Bosco, che in Alassio ha vissuto momenti di riposo e progettazione per il futuro della Famiglia Salesiana.

“Don Bosco, nella sua vita, ha più volte cambiato e aggiornato la realizzazione dei suoi sogni e desideri, perché, nell’educazione, il futuro chiede innovazione, oltre all’ancoraggio nella tradizione e nel passato”, concludono dalla Comunità Educativo Pastorale di Alassio.

L’estate dell’Italia Centrale: campi e momenti insieme per riscoprire l'”essere casa”

Dopo lo stop dello scorso anno, quest’estate sono tornati i campi di formazione dei giovani del MGS dell’Italia Centrale. Siamo partiti a giugno con il Campo Base: per la prima volta in sei diversi luoghi sul territorio dell’Italia centrale si sono svolti in contemporanea sei campi base, con i ragazzi di terza e quarta superiore. A Torino e dintorni si è svolto il campo Bosco, in cui una quarantina di ragazzi di quinta superiore, divisi in due gruppi, hanno potuto visitare i luoghi principali legati alla vita di don Bosco e di madre Mazzarello. Il Campo Bivio, l’ultimo campo di formazione, si è svolto a La Spezia, eccezionalmente con i ragazzi del primo anno di università che dovevano completare il loro percorso interrotto dalla pandemia. Infine a Loreto si è svolto il campo Biblico, campo di formazione permanente per universitari e lavoratori che quest’anno ha messo a tema l’ “essere casa”, vissuto in ottica evangelica e salesiana. Ancora in corso invece è l’esperienza missionaria, che per ragioni legate al Covid non si è svolta all’estero ma in Italia, a Tocco da Casauria, in provincia di Pescara.
Nelle singole case sono ripartite tutte le attività estive, nei limiti delle normative sanitarie vigenti.

Varazze: una rievocazione storica per festeggiare i 150 anni dell’oratorio salesiano

Un anniversario importante per la Fondazione Oratorio don Bosco Varazze, che quest’anno festeggia 150 anni. Il 22 luglio 1871, infatti, San Giovanni Bosco firmò con il Comune una convenzione con la quale assumeva la responsabilità di guidare, con la sua congregazione, il collegio civico cittadino. Di seguito la notizia pubblicata su “SevenPress” e “IVG“.

***

Quest’anno l’Oratorio don Bosco festeggia 150 anni di presenza salesiana a Varazze, in quanto il 22 luglio 1871 San Giovanni Bosco firmò, con il Comune di Varazze, una convenzione con la quale assumeva la responsabilità di guidare, con la sua congregazione, il collegio civico cittadino.

Per rinverdire il ricordo dello storico evento, mercoledì 22 luglio 2021, in occasione dei 150 anni dalla firma della convenzione, l’Oratorio don Bosco organizza la “Rievocazione storica di quella giornata”, così importante per la Casa Salesiana ma anche per tutta la Città.

Nel corso della mattinata, i figuranti, insieme a membri dell’Amministrazione Comunale, metteranno in scena il momento della firma della convenzione in un locale messo a disposizione dal Comune. Dopo di ché il gruppo si sposterà presso l’allora collegio civico per un ricordo in loco. Tutti i momenti della celebrazione saranno svolti nel rispetto delle norme anti-covid.

L’oratorio don Bosco Varazze è con gli anni diventato un punto di riferimento per la comunità, soprattutto per i ragazzi, dove potersi divertire e trascorrere insieme il tempo occupandosi anche di numerose attività.

Una missione che è stata tracciata da San Giovanni Bosco, come spiega Claudio Caiano, uno dei volontari della fondazione.

In vita don Bosco visitò in altre occasioni la nostra città, dove sostò anche malato oltre 40 giorni, in grave pericolo di vita. In quella occasione sognò le missioni che, negli anni a venire, avrebbero portato la fede cristiana nelle americhe. In tarda età, considerato ormai santo da molti, proprio a Varazze don Bosco ottenne grandi miracoli di guarigione per alcuni nostri concittadini del tempo – racconta Caiano -. Da allora il carisma salesiano ha continuato a prosperare a Varazze, ospitando nel tempo, la formazione dei nuovi salesiani, l’oratorio festivo, le scuole dove studiò anche l’amatissimo presidente Sandro Pertini”.

Arrivando ai giorni nostri, l’oratorio Salesiano di Varazze è guidato dal 2013 da un gruppo di laici volontari subentrati nella gestione in seguito alla chiusura della comunità dei salesiani consacrati.

I gruppi di formazione cristiana, con oltre 100 iscritti dai 6 ai 18 anni, sono il cuore di questa realtà e sono i primi destinatari di ogni progetto – sottolinea Caiano – il doposcuola pomeridiano supporta molte famiglie nell’accompagnamento allo studio dei propri figli mentre i gruppi di interesse (strumenti musicali, coro, teatro) offrono una proposta di aggregazione sana e orientata allo sviluppo del potenziale dei nostri ragazzi. Il cortile, sempre aperto nonostante la presenza di un cantiere privato, accoglie ogni giorno molti ragazzi in cerca di uno spazio dove giocare. Nel periodo estivo, da 40 anni, l’oratorio organizza l’Estate Ragazzi, una proposta completa e ben progettata per far trascorrere ai nostri ragazzi un’estate divertente e spensierata ma anche formativa e generativa di nuove esperienze e relazioni”.

Italia – Inaugurato a Perugia il Complesso Sportivo “Don Bosco”

Dal sito dell’agenzia ANS

***

Perugia, Italia – giugno 2021 – Il 19 giugno è stata celebrata a Perugia l’inaugurazione dei nuovi locali di accoglienza/ristoro/bar/servizi e tutti gli altri lavori innovativi realizzati nell’ambito di tutto il complesso sportivo-ricreativo della Polisportiva Giovanile Salesiana “PGS Don Bosco”. Il Superiore della Circoscrizione Salesiana Italia Centrale (ICC), don Stefano Aspettati, il Consigliere comunale dott. Paolo Befani, in rappresentanza del Sindaco, dott. Andrea Romizi, e dell’Assessore allo Sport, dott.ssa Clara Pastorelli, hanno presieduto l’inaugurazione. L’evento è avvenuto alla presenza dei giovani della “PGS Don Bosco”, delle loro famiglie, dei Salesiani Cooperatori e degli Exallievi salesiani, dei rappresentanti delle aziende che hanno eseguito i lavori e dei benefattori. Al taglio del nastro tricolore ed alla successiva benedizione dei nuovi locali è seguito un rinfresco all’aperto in un clima di grande cordialità, amicizia e serenità, in piena sintonia con il carisma di Don Bosco. L’evento si è svolto in vista del centenario della presenza salesiana a Perugia, che dal 1922 opera in favore dei giovani, specialmente dei più bisognosi, preparandoli a diventare buoni cristiani ed onesti cittadini.