CFP Umbria, nuova legge regionale: “Una svolta radicale”

Pubblichiamo l’articolo dell’agenzia SIR che riporta il commento del direttore dell’istituto Don Bosco di Perugia sulla nuova legge regionale sulla formazione professionale.

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“Una svolta radicale per la formazione professionale umbra”. Così il direttore dell’Istituto salesiano “Don Bosco” di Perugia, don Giorgio Colajacomo, a nome delle Scuole umbre per il lavoro definisce in una nota l’approvazione odierna della nuova legge regionale sulla formazione professionale umbra. “Su proposta del consigliere civico Andrea Fora e dell’assessore Paola Agabiti Urbani – spiega – è stata varata in Consiglio regionale il 7 luglio, concordi tutte le forze politiche, la modifica della Legge 30 che apre una nuova stagione anche in Umbria per chi è convinto che ‘imparare lavorando si può’”.
Pari dignità per i percorsi dei centri di formazione professionale accanto a quelli scolastici, “una modalità di apprendere attenta al fare, alla manualità, all’intelligenza nelle mani; preparazione rivolta al lavoro, con facilità di trovarlo al termine dei corsi, per le tante ore di laboratorio ed il tirocinio presso le aziende”. “Viene così data attuazione – osserva il sacerdote – al documento comune elaborato prima delle elezioni dagli Enti storici umbri di formazione professionale iniziale (rivolta cioè ai ragazzi in età di obbligo scolastico), concordi nelle loro richieste per il bene dei ragazzi e delle famiglie, per la crescita economica dell’Umbria. Si tratta delle ‘Scuole umbre per il lavoro’, aperte ai giovani anche in questi giorni e pronte alle nuove sfide.
Don Colajacomo annuncia inoltre l’Assemblea di formazione professionale salesiana in calendario a Perugia il prossimo 6 ottobre. Tema “Giovani e lavoro: il futuro negato?”. Tra i relatori anche il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei che parlerà di “Giovani e lavoro: l’attenzione della Chiesa”.

Salesiani L’Aquila, il sindaco Biondi visita l’oratorio per l’Estate ragazzi

Il Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, si è recato in visita presso l’Oratorio Salesiano dell’Aquila nella mattinata del 3 luglio per incontrare i ragazzi e i giovani che partecipano alle attività estive 2020.  Biondi ha accolto l’invito fatto dal direttore dell’Opera, Don Stefano Pastorino: “Per noi salesiani è stato importante che il primo cittadino sia venuto a conoscerci in questo momento particolare, dato che si è potuto rendere conto di come abbiamo strutturato l’oratorio secondo le normative anti-Covid”. Un’apertura, quella dei salesiani, mai messa in discussione. Una continuità mai interrotta nel corso degli anni, compresa l’estate del post sisma 2009.

Sono 120 i ragazzi iscritti alle attività estive, ai quali si aggiungono una cinquantina tra educatori, animatori e volontari. L’attività è stata calibrata sulle necessarie normative di distanziamento fisico, i ragazzi sono stati divisi in piccoli gruppi, con i rituali di accesso all’Oratorio che abbiamo ormai imparato a conoscere.

Il Primo Cittadino ha rivolto un saluto ai giovanissimi concittadini, sottolineando l’importanza educativa della missione salesiana e la strategicità dell’Oratorio in chiave logistica: “Ho accettato con grande piacere l’invito di don Stefano e ho colto l’occasione per salutare le ragazze e i ragazzi che ogni giorno frequentano il centro estivo situato all’interno di uno dei luoghi storici di questa città”. 

A breve prenderà il via anche l’attività VENTI20diNovità, un progetto dedicato agli adolescenti che si prefigge l’obiettivo di stimolare la riflessione a partire dai 17 “goals” dell’Agenda ONU 2030, rielaborati in otto proposte educative abbinate al nome di un vento. Il progetto è promosso dalla Circoscrizione Salesiana Italia Centrale e verrà realizzato nelle realtà salesiane presenti in sette regioni d’Italia (Lazio, Umbria, Marche Abruzzo, Toscana, Sardegna e Liguria).

“Lavoriamo con l’obiettivo di formare buoni cristiani e onesti cittadini – commenta don Stefano – per questo la nostra attività è un servizio ai ragazzi di oggi, che saranno donne e uomini di domani, e alla collettività”.

ICC, VENTI20diNOVITA’, un’estate in volo!

Pubblichiamo il comunicato stampa della Circoscrizione Italia Centrale sull’iniziativa Venti20dinovità.

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Le premesse per un’estate diversa ci sono tutte e l’obbiettivo è quello di cogliere le opportunità che vengono offerte.

I Salesiani dell’Italia Centrale hanno lanciato una sfida agli adolescenti che frequentano le realtà educative sparse su sette regioni del territorio nazionale (Liguria, Toscana, Sardegna, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio). Si tratta del progetto VENTI20diNOVITA’ che punta a stimolare una riflessione partendo dai 17 “goals” dell’Agenda ONU 2030, rielaborati in otto proposte educative abbinate al nome di un vento.

La pandemia, infatti, stimola alla costruzione di un mondo nuovo e le realtà salesiane dell’Italia Centrale desiderano sognarlo insieme ai ragazzi, rendendoli protagonisti del cambiamento, portatori di novità e speranza, radicati nella realtà… per diventare – come diceva don Bosco – buoni cristiani e onesti cittadini!

I circa 500 partecipanti saranno divisi in ISLA (isole), composte al massimo da dieci persone (secondo le disposizioni delle attuali norme di sicurezza) e seguite da un educatore, laico o salesiano consacrato. Le proposte educative verranno declinate nei modi e nei tempi stabiliti dalle ventitré realtà locali che hanno aderito all’iniziativa, prendendo spunto dal corposo materiale formativo presente nelle piattaforme online di ONU e ASVIS, l’agenzia italiana che si occupa dello Sviluppo sostenibile e dell’Agenda 2030.

Ai temi di formazione sociale si aggiungono quelli di formazione spirituale, con la proposta di otto brani del Vangelo, una riflessione quotidiana e riferimenti tipici salesiani. Ogni vento-tema è stato associato anche a film, canzoni e giochi di ruolo, utili a stimolare la riflessione sull’argomento.

La componente pratica sarà comunque parte integrante del progetto. Alle ISLA viene infatti chiesto di mettersi a disposizione per delle “missioni” sul territorio, coerenti con gli obiettivi dell’Agenda ad essa affidati. Si tratta di veri e propri servizi alla collettività, come la pulizia di parchi o l’aiuto nelle attività di sostegno alla povertà locale.

Gli otto “venti di novità” saranno propedeutici al “volo” dei ragazzi, immagine scelta per significare il cammino di ognuno e di tutto il gruppo. Il progetto prevede cinque fasi lungo l’estate: preparazione, decollo, entrata in rotta, fase di volo e atterraggio. Quest’ultima fase, che si celebrerà a settembre, sarà una condivisione tra tutte le ISLA, utile a gettare le basi per nuove esperienze condivise.

Per don Emanuele De Maria, delegato di Pastorale Giovanile e presidente di Salesiani per il sociale Italia Centrale, “è cruciale non voler dare risposte ai ragazzi, ma farsi con loro delle domande e mettersi in sincera ricerca per il bene comune. La pandemia, situazione inedita e nuova, ha messo tutti noi, educatori e ragazzi, nella stessa condizione: nessuno ha risposte già collaudate, ma tutti possiamo offrire cuore, mente e mani per costruirle insieme! I ‘ragazzi di don Bosco’ non vogliono tirarsi indietro proprio quando il mondo ha più bisogno di loro!”.

Articoli, foto, video e testimonianze saranno condivisi nel sito dei Salesiani Italia Centrale – www.donbosco.it, nel canale YouTube – ICC SalesianiDonBosco, sulla pagina facebook Salesiani Italia Centrale e sul profilo Instagram dedicato: _venti20dinovita_

VENTI20diNOVITA’ si inserirà nel solco delle centinaia di proposte educative che ogni giorno le case salesiane promuovono. 

Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma, ripartono l’attività estiva e le serate in oratorio

Dal 15 giugno al Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma è ripartita l’attività estiva, con le attività per i ragazzi divisi in fasce di età e secondo la normativa anti – covid 19. Dal 2 luglio, invece, sarà la volta di Borgo Estate che quest’anno si svolgerà dal giovedì al sabato.

 

L’esperienza di salesiani in Egitto durante il Covid19

Pubblichiamo un articolo dal sito della Circoscrizione dell’Italia centrale sull’esperienza dei salesiani presenti in Egitto durante l’emergenza Covid-19.

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Come sta vivendo un salesiano questo momento attuale lontano dai ragazzi ai quali ha dedicato la propria vita e per i quali ha lasciato il proprio Paese d’origine e la propria casa? è una delle domande che Martin Milad Wadie, studente diciannovenne del Don Bosco de Il Cairo, ha voluto rivolgere ai Salesiani d’Egitto nel nell’attuale momento di contenimento mondiale della pandemia da Covid-19 che ha costretto alla chiusura delle scuole e degli oratori.

La presenza dei Salesiani in Egitto risale al 1896, anno in cui i figli di Don Bosco acquistarono il terreno su cui sarebbe sorto l’Istituto scolastico di Alexandria d’Egitto. Ben presto nel 1926, l’opera salesiana raggiunse il Cairo, cuore della terra dei faraoni.

Da sempre impegnati nell’insegnamento e nella promozione della formazione integrale dei giovani, i Salesiani hanno accompagnato, con la loro presenza, generazioni di egiziani durante tutte le varie e complesse vicende storiche del Paese.

Accanto alla formazione scolastica e culturale impartita negli Istituti Tecnici e Professionali, dotati di laboratori e officine all’avanguardia, si sono sempre affiancate le attività di oratorio che hanno visto, e vedono, moltitudini di ragazzi giocare, imparare e crescere assieme.

Il miracolo di Don Bosco, che da oltre cento anni si rinnova in Egitto è il clima di fraternità che si crea e rinnova quotidianamente tra cristiani e musulmani. Una scuola di valori umani per tutti nel quale avviene quell’incontro col Dio nascosto che Don Bosco auspicava per tutti i suoi ragazzi.

Ed è proprio spinto da questo incontro che il giovane Martin ha voluto intrattenersi in un dialogo a distanza con P. Luca PellicciottaP. Pedro GarciaP. Georgie WadieP. George Al Mouallem sul significato più profondo della loro esperienza di salesiani in Egitto in un momento critico come quello attuale.

Cosa spinge una persona a lasciare tutto, spesso anche le comodità di una vita in Europa, per stare accanto ai ragazzi egiziani, come le ristrettezze attuali impattano su una scelta simile e come fare a mantenere quel rapporto con i giovani che, per ogni salesiano, è vitale. Queste sono alcune delle domande poste ai salesiani d’Egitto.

La vocazione salesiana, infatti, è fortemente legata alla chiamata di Dio per i giovani. E’ attraverso questi che Dio chiama, così come affermato da Don George Wadie: “Io ho incontrato Don Bosco attraverso l’oratorio”. E, proprio nel momento in cui scuola e oratorio rimangono chiusi o, per utilizzare una espressione di Don Pedro, appaiono come “un wadi del deserto che occupa un grande spazio, ma si trova senza la sua linfa” che si percepisce il dolore del distacco.

La giornata è cambiata tanto” afferma Don George Wadi, “la nostra missione è essere tra e per i giovani.

Senza i ragazzi e senza oratorio non mi sento salesiano di don Bosco..!” è il pianto condiviso da P. George Al Mouallem. Nonostante ciò, si rinvigorisce, secondo Don Pedro “la necessità di essere assieme, di fare strada uno accanto all’altro, rimanere…approfittando delle possibilità che ci offrono le nuove tecnologie”.

La presenza salesiana in Egitto è sempre stata caratterizzata da incisività e discrezione. Costruire una civiltà responsabile, educando i cuori dei giovani egiziani e non cercando di cambiarne le strutture temporali. Impegno rinnovato anche in periodo di pandemia. Afferma Don Pedro, infatti, “non siamo stati chiamati a risolvere i problemi dell’universo, ma siamo stati coinvolti a continuare a diffondere il Regno del Padre, là dove ognuno si trova”. Ed ecco, allora, il contatto quotidiano attraverso una canzone, una preghiera, una foto, come quelle inviate ai suoi ragazzi da Don George Al Mouallem.

In questo clima risuona l’invito di Don Luca alla “speranza accompagnata dalla responsabilità, dall’impegno personale e dalla lettura sapienziale della storia che si vive”, per “capire la volontà di Dio” alla luce della nostra personale “esperienza terrena”.  Ed è questo l’appello finale che gli interlocutori di Martin hanno voluto, idealmente, rivolgere a tutti i suoi coetanei egiziani: non abbandonarsi alla sufficienza, rinnovare un impegno in grado di cambiare la storia, non fare di Dio, in qualunque modo lo si chiami, una struttura vuota e, come sottolineato con forza da Don Luca, sognare: “il più grande dono che possiamo avere da Dio è quello di sognare una vita felice, santa, buona. Ecco perché è importante la presenza di Dio, quella vera, quella concreta. Desiderate Dio, cari ragazzi!”

Martin Milad Wadie

Con la collaborazione di Antonio Nucera

Intervista a Padre Luca Pellicciotta:

  1. Cosa ti ha spinto a lasciare “la tua casa” per venire in Egitto?

La risposta non può che non essere: Dio! E non è solo una risposta semplice, è e deve essere la realtà. In effetti, ripensando alla mia esperienza, posso dire che solo Dio ha potuto farmi fare questa scelta. Ho lasciato la scuola dove ero prima e nella quale avevo delle certezze, delle sicurezze. Ho lasciato l’Italia, la mia terra. Non è stato facile, perché sono molto legato all’Italia. Ho lasciato non per lasciare, ma per trovare cose nuove. Principalmente capire la volontà di Dio in questa mia esperienza terrena. Non è mai facile, ma è possibile capire qualcosa quando inizi a lasciare qualcosa. Io credo di aver solo iniziato questo cammino di ricerca.

  1. Come stai vivendo questo periodo senza i ragazzi?

Don Bosco diceva: “Un oratorio senza musica è come un corpo senza anima”. Pensiamo un ambiente salesiano senza ragazzi cosa possa diventare? Questi giorni sono strani. Sono in una grande struttura senza vita. Certamente noi stiamo in comunità, che in questo momento è un solido riferimento. È vero. Ma senza i ragazzi, ossia il motivo di quelle strutture, le strutture stesse non hanno senso. Mi sono reso conto, dopo quasi tre mesi senza ragazzi, che mi mancano molto e che sono realmente una parte fondamentale della mia storia vocazionale. La mia stessa vocazione, senza ragazzi sarebbe altro. Forse non sarebbe. Perché la vocazione salesiana è fortemente legata alla chiamata di Dio per i giovani.

  1. Come è cambiata la tua giornata?

È cambiata molto. Io non sono pratico e non sono portato per la tecnologia o per attività in modalità “online”. Quindi non sto facendo molto dal punto di vista “pastorale” con i ragazzi. Oltre alle lezione di italiano e a qualche incontro di religione e non essendo coinvolto in altre questioni, ho molto tempo per me. Lo vedo come un dono di Dio. Un’occasione preziosa per riprendere a leggere, a meditare, a scrivere, ad ascoltare, a pregare di più e meglio. Diciamo che in questo periodo i ragazzi della scuola sono entrati ancora di più nella mia preghiera. Per il resto la giornata ha come sempre i suoi tempi ed orari comunitari che iniziano alle 7 con la preghiera in cappellina.

  1. Quali speranze per il futuro?

La parola “speranza” è una parola strana. Da sola non serve a niente. Non si spera solamente. Non serve. Credo che la speranza debba sempre essere accompagnata da altro, per esempio dalla responsabilità, dall’impegno personale, dalla lettura sapienziale della storia che si vive. Ovviamente dalla preghiera. Sperare non significa “tentare la sorte”. Questo atteggiamento non ha niente a che fare la speranza cristiana. Sono sicuro che il futuro sarà da ricostruire in qualche suo aspetto, come del resto sempre nella storia dell’uomo. Ma la vera e la prima speranza è quella di non perdere la speranza! Bisogna chiedere nella preghiera di non cadere nel rischio di non sperare più. Il futuro è sempre un mistero. Ma dobbiamo avere la certezza che si costruisce oggi, anche se la situazione è questa. Il futuro si costruisce nel presente. Quindi questa situazione è la migliore che abbiamo per costruire oggi il futuro. Questa è la responsabilità che dobbiamo avere.

  1. Se potessi rivolgerti a tutti i ragazzi egiziani, quale consiglio daresti loro?

Il primo consiglio è quello di non cadere nella sufficienza. La situazione che viviamo può far dire a qualcuno: “Non mi impegno tanto non so cosa accadrà”, oppure “faccio il minimo, tanto è tutto a distanza”. No. Il primo consiglio è proprio quello di continuare ad un impegno personale che può fare la differenza nel presente. Ognuno di noi deve fare la sua parte. Nessuno la può fare al posto nostro. Il secondo ed ultimo consiglio riguarda la fede. Non fate della religione una “struttura vuota”, senza Dio. Sì, purtroppo possiamo essere religiosi, ma senza Dio. E oltre alla bellezza del credere in Dio, la fede ci aiuta a sognare. Il più grande dono che possiamo avere da Dio è quello di sognare una vita felice, santa, buona. Ecco perché è importante la presenza di Dio, quella vera, quella concreta. Desiderate Dio, cari ragazzi!

Intervista a Padre EL MOUALLEM GEORGES

  1. Cosa ti ha spinto a lasciare “la tua casa” per venire in Egitto?

Appartengo allʼispettoria salesiana del MOR, non sono come quelli che partono in missione, ma sono già in missione. La mia chiamata per venire in Egitto, ha due motivi:

In primo luogo, sono religioso, e lʼobbedienza fa parte essenziale della mia vita salesiana e comunitaria.

In secondo luogo, mi piace molto lavorare in Egitto. È una terra buona per la missione, malgrado qualche difficolta che ho incontrato riguardo alla mentalità ed i costumi a cui,  però,  mi sono adattato facilmente a vivere anche grazie a una brava guida spirituale, Don Bashir Succar, ad Alessandria, ed  a Don Dany Kerio, a Zeitune.

Ad Alessandria sono stato quattro anni come tirocinante (dal 2011 al 2015) e ho insegnato religione nella scuola e lavorato nell’oratorio sia con i cristiani che con mussulmani. Ho visto crearsi un bellissimo e forte rapporto con gli insegnanti della scuola, ed i giovani e gli animatori musulmani dell’oratorio. Nel giorno della mia Ordinazione Diaconale (nella chiesa della madonna Addolorata al Manchiya il 4/9/2014) questi giovani hanno organizzato una grande festa, quasi storica, banz, canti e tanti pensieri che mi hanno davvero colpito. Davvero una festa salesiana!

Dopo la mia Ordinazione Presbiterale lʼ 8/8/2015 ho presato servizio come economo a Zeitune, a Il Cairo, per la missione salesiana che opera con i “Sudanesi”. Qui l’oratorio è frequentato da  Sudanesi ed Egiziani. Anche qui con lʼaiuto dei miei confratelli salesiani ho vissuto tre anni, duri ma belli e arricchiti al riguardo dal rapporto creatosi con i sudanesi e anche con gli animatori egiziani del oratorio. Ancora oggi, a distanza di anni, ci chiamiamo sempre…

  1. Come stai vivendo questo periodo senza i ragazzi?

Senza i ragazzi o senza oratorio non mi sento salesiano di don Bosco..! Perché la mia identità nella Chiesa è legata a loro. Le nostre costituzioni dicono: “ragazzi poveri ed abbandonati”, questo e il nostro campo di lavoro.

Per altro verso, mi hanno insegnato nella fase di formazione, che il salesiano deve adattarsi alle nuove situazioni in cui vive. Per questo, ho pensato alle famiglie (durante questo tempo di pandemia, circa sette settimane), ho cercato di usare la mia voce per pubblicare canti religiosi su facebook per pregare insieme ai miei amici. Ho registrato sei canti (due in italiano e quattro in arabo). Ho ottenuto un certo successo, credo di essere un talento nel campo…

Oltre questo, con l’aiuto di una amica de Il Cairo (che sta finendo i suoi studi in teologia, in educazione, ed in social media) ho mandando il Vangelo giornaliero, tramite il whatsApp, cioè un con foto e un breve commento. Così si legge il Vangelo in famiglia. Ci sono tre testi del Vangelo secondo il calendario liturgico di ogni giorno: 1) per i siriani, libanesi e quelli in terra santa; 2) un altro testo per gli egiziani; 3) un altro in lingua italiana. Invio questi testi anche ai miei amici sacerdoti.

  1. Come è cambiata la tua giornata?

La mia giornata è cambiata totalmente visto che non c’è più né scuola ne oratorio. All’inizio di ogni mese ci raduniamo in comunità e programmiamo tutto il mese.  E’ aumentato il tempo per la preghiera e per la vita di comunità, sempre col pensiero ai nostri ragazzi però.

  1. Quali speranze per il futuro? 

Il mondo in cui vivremo dopo il Coronavirus cambierà e non sarà mai come prima! Per questo dobbiamo prepararci a vivere nuove condizioni di vita che riguarderanno ogni paese al mondo.

Io non sono preoccupato, sono molto sereno. La malattia e la morte  sono realtà della vita. Dobbiamo essere sempre pronti. In questo senso ho pubblicato un banner, già durante la prima settimana della Pandemia, in cui esprimo la mia fede e anche per dare speranza a quelli che l’hanno persa.

Dice cosi: “In questi tempi, il Coronavirus sta diffondendosi in tutto il mondo. A me però interessa un’altra Corona, quella che hanno messo sulla testa di Gesù Cristo Salvatore circa 2000 anni fa, fatta di spine e non di virus!”

In quella corona c’è tutto l’amore che ci serve e, in quella stessa corona, non c’è posto per la paura.

 Intervista a padre Pedro Garcia

  1. Cosa ti ha spinto a lasciare “la tua casa” per venire in Egitto?

A giugno del 2018 ero a Damasco, nella comunità che i salesiani hanno nella capitale della Siria. Studiavo la lingua araba e davo il mio piccolo contributo nell’oratorio. Mi chiamò Abuna Munir, all’epoca Ispettore dei salesiani in Medio Oriente, e mi chiese se io fossi stato disponibile per venire in Egitto. Io dissi di sì. Tutto li.

  1. Come stai vivendo questo periodo senza i ragazzi?

Senza i giovani Rod el Farag sembra un wadi del deserto: occupa un grande spazio ma si trova senza la sua linfa. Ma è anche vero che adesso tutti quanti ci stiamo rendendo conto che “il Don Bosco” non è un edificio, una imponente struttura edilizia ma una comunità di persone che cerca di fare del suo meglio seguendo D Bosco. La necessità di essere assieme, di fare strada uno accanto all’altro rimane. Ci sentiamo, ci esprimiamo come possiamo, approfittando delle possibilità che ci offrono le nuove tecnologie.

  1. Come è cambiata la tua giornata?

Mi sono trovato a utilizzare tutti i mezzi possibili per continuare a cercare d’essere utile ai giovani e tutta la comunità educativa. Le riunioni si sono moltiplicate, ci siamo trovati difronte a problemi inaspettati, questo è vero. Ma è anche vero il fatto che mai mi sono trovato solo davanti ai problemi, e posso affermare con orgoglio e gratitudine che salesiani, professori, collaboratori e studenti si sono rivelati all’altezza della situazione

  1. Quali speranze per il futuro? 

La mia speranza nel futuro si basa sul mio presente: vedo che Iddio ci vuole bene, che non ci lascia da soli nelle difficoltà. Questo Dio così sorprendente mai smetterà di essere accanto noi.

  1. Se potessi rivolgerti a tutti i ragazzi egiziani, quale consiglio daresti a loro? 

Realmente non mi va di offrire consigli, non mi ritengo così tanto saggio. Sono con voi nella stessa strada, devo fare ogni giorno la parte che mi tocca. Quello che posso fare è condividere una sfida. Non sta a me, e neanche a voi, decidere sul momento storico che stiamo a vivere. Sta a me, e anche a voi, scegliere di tentar sempre dar una risposta alle circostanze facendo leva sempre sul meglio di noi stessi. Cristo per primo ci ha mostrato la strada a seguire quando si è messo a lavare i piedi ai suoi. Non siamo stati chiamati a risolvere i problemi dell’universo, ma si siamo stati coinvolti a continuare a diffondere il Regno del Padre, là dove ognuno si trova.

Intervista a Padre George Wadie

  1. Cosa ti ha spinto a lasciare “la tua casa” per venire in Egitto?

Io conosciuto d. Bosco attraverso l’oratorio e ho conosciuto i salesiani bene con don Giorgis, buona anima.

  1. Come stai vivendo questo periodo senza i ragazzi?

Questo tempo senza i giovani è difficile, ma è diventato tempo di preparazione per tornare meglio ai giovani.

  1. Come è cambiata la tua giornata?

La giornata è cambiata tanto. E’ diventata senza la cosa bella, la nostra missione è essere tra e per i giovani.

  1. Quali speranze per il futuro? 

Cristiano vuol dire avere sempre speranza, speranza che tutto va per il bene dell’uomo.

  1. Se potessi rivolgerti a tutti i ragazzi egiziani, quale consiglio daresti a loro? 

Il consiglio per i nostri giovani prima vivere con Dio e secondo preparati bene per il vostro futuro.

Minori di diritto, webinar sul post-Covid: Educare attraverso il digitale

Venerdì 19 giugno, alle ore 17.30 in diretta sulla pagina Facebook di Minori di diritto o sul canale Youtube dell’ICC, si terrà il webinar sull’educazione nel tempo del digitale post-covid: “EDUCARE ATTRAVERSO IL DIGITALE – GLI EFFETTI SUL PIANO RELAZIONALE” che conclude il progetto “PROSPETTIVE DI FUTURO” organizzato dall’Associazione Salesiani per il Sociale Italia Centrale – Aps, dall’Osservatorio Salesiano per i Diritti dei Minori e dalla Circoscrizione Salesiana Sacro Cuore Italia Centrale.

Oggi più che mai il digitale è al servizio dell’educazione, ma la comunità educante saprà utilizzare al meglio le potenzialità delle tecnologie moderne? E quale impatto si avrà nell’ambito delle qualità delle relazioni? Queste e molte altre le domande a cui si cercherà di dare una risposta durante l’incontro per comprendere quali sono state le modifiche al tradizionale sistema educativo e quale ruolo avrà il digitale nella fase post Covid 19 nell’ambito dell’educazione dei giovani.

Introduce l’evento Don Roberto Dal Molin – Presidente Nazionale Salesiani per il Sociale Aps

Intervengono:
Prof. Fabio Pasqualetti – Preside Facoltà di Scienze della Comunicazione – UPS
Prof Alessandro Ricci – Istituto di Psicologia – UPS
Dott.ssa Monica Bormetti – Psicologa-Smart Break
Prof. Avv. Andrea Farina – Coordinatore dell’Osservatorio Salesiano per i Diritti dei Minori


 

Italia Centrale, volontari “in Egitto”: una mano tesa a distanza!

Pubblichiamo l’appello della Circoscrizione Italia Centrale per cercare insegnanti disponibili alla scuola di italiano online.

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La scuola salesiana del Cairo Rod El Farag si sta ri-organizzando per poter offrire ai suoi ragazzi il corso estivo di italiano… online! L’obiettivo è quello di garantire ai ragazzi che inizieranno i corsi nel prossimo anno scolastico un minimo di conoscenza della lingua italiana.

Non avendo potuto organizzare la consueta “spedizione” di insegnanti di italiano, proponiamo l’alternativa di rendersi disponibili a distanza, per l’insegnamento della lingua italiana! Opportunità sicuramente più “sacrificata”, ma di grande utilità e donazione.

La scuola si svolgerà nel mese di luglio, per sei giorni a settimana. Ogni classe farà due ore di lezione ogni mattina e sarà possibile rendersi disponibili per una classe o anche per due in una giornata. Ovviamente l’impegno include la preparazione delle lezioni e la correzione dei compiti.

Nel pomeriggio, sono previste attività ludico-didattiche… anche in questo caso si accettano volontari!

Adesioni entro domenica 21 giugno.

Se sei interessato/a scrivi a: lucapellicciotta77@gmail.com

Tempio Don Bosco a Roma, il mosaico dopo il restauro: dona speranza nuova

Pubblichiamo il resoconto della consegna del mosaico restaurato raffigurante san Giovanni Bosco in Gloria, circondato da santi e beati della famiglia salesiana nella solennità di Pentecoste alla comunità della Basilica di Don Bosco di Roma. L’articolo è stato pubblicato da Roma Sette, a firma di Salvatore Tropea.

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Quindici milioni di tesserine in cento metri quadri di spazio. È il mosaico raffigurante san Giovanni Bosco in Gloria, circondato da santi e beati della famiglia salesiana, restaurato e restituito nella solennità di Pentecoste ai fedeli della basilica romana dedicata al santo piemontese.

L’opera d’arte, il cui restauro era iniziato lo scorso febbraio, è stata presentata durante la celebrazione eucaristica del pomeriggio, presieduta da monsignor Gianpiero Palmieri, vescovo ausiliare del settore Est per la diocesi di Roma, alla presenza del parroco della basilica don Roberto Colameo, e del sindaco di Roma Virginia Raggi.

Un evento del genere, ha evidenziato monsignor Palmieri durante l’omelia, «dona una speranza nuova in un momento così drammatico. È vero – ha proseguito – che ci siamo lasciati alle spalle la fase più cruente dell’emergenza sanitaria, ma viviamo e vivremo periodi difficili anche dal punto di vista sociale ed economico». Quattro sono stati i verbi che Palmieri ha voluto sottolineare, «fondamentali e a cui tutti aspiriamo: ovvero respirare una nuova speranza, uscire, incontrarci e abbracciarci». Soprattutto, ha aggiunto il vescovo ausiliare, «una speranza che arriva dalla Pentecoste e che ci fa sperimentare come vivere nella pienezza dello Spirito Santo» e che bene si può associare all’evento del restauro del mosaico di don Bosco, come metafora per condurre una vita rinnovata nella fede.

«Un’opera d’arte preziosa, come preziosa è la storia della parrocchia e del quartiere», ha affermato il sindaco di Roma Capitale, Virginia Raggi, presente alla Messa, nel suo saluto alla comunità alla fine della celebrazione. «Credo – ha sottolineato il sindaco – che non sia un caso ritrovarci qui, in questo luogo che è anche stato uno dei primi ad essere sanificato per poter permettere ai fedeli di partecipare nuovamente alle celebrazioni dopo il lockdown. Il restauro – ha proseguito – si unisce quindi a un momento dove siamo chiamati tutti a ricominciare, nonostante le difficoltà e le nuove regole». Un altro spunto da cui prendere esempio arriva, secondo Virginia Raggi, dal «coraggio dei restauratori». Nonostante le quindici milioni di tessere e i cento metri quadrati di spazio su cui lavorare, «non si sono sconfortati e si sono messi a lavoro». Lo stesso «coraggio – ha concluso il sindaco – a cui siamo chiamati tutti, per rimanere uniti come comunità e poter un giorno tornare alla normalità».

Un momento, quello vissuto dall’intera comunità parrocchiale, di «estrema gioia e commozione», ha commentato il parroco, don Roberto Colameo. «La felicità di poter ammirare di nuovo il mosaico in tutta la sua bellezza – ha sottolineato – si unisce alla gratitudine verso tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo. Nonostante l’emergenza sanitaria in corso è stato possibile proseguire e concludere il restauro, un modo quindi per rimanere vicini ai fedeli e alla gente del quartiere».

Quanto il mosaico di don Bosco sia importante per la comunità della parrocchia a lui dedicata a Cinecittà si è infatti visto proprio in occasione della celebrazione. Tutti i posti disponibili all’interno – in totale duecento, il massimo consentito dall’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei Ministri – sono stati occupati e molti fedeli hanno seguito la celebrazione rimanendo, correttamente distanziati, sul sagrato antistante. «Restituire l’opera proprio in questi giorni – ha concluso il parroco – significa anche essere grati ai molti parrocchiani che, nelle scorse settimane, sono stati generosi verso chi era ed è tuttora in difficoltà economiche».

Macerata, l’istituto salesiano verso il 130esimo anniversario

Pubblichiamo il comunicato stampa dell’Oratorio centro giovanile di Macerata che si prepara a festeggiare il 130° anniversario della presenza salesiana nella città.

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L’Oratorio Centro-Giovanile salesiano di Macerata si prepara a festeggiare il 130° anniversario dalla fondazione della sua Casa, l’Istituto salesiano intitolato a San Giuseppe, un pezzo di storia della città di Macerata, inaugurato il 4 novembre 1890. Una realtà, quella della Casa salesiana, che ha vissuto nel tempo cambiamenti ed evoluzioni, tenendo al centro l’attenzione al mondo giovanile.

In occasione di questa importante ricorrenza, il direttore don Flaviano D’Ercoli, coadiuvato dalla comunità salesiana e da alcuni giovani dell’oratorio ha lanciato il progetto “20+20=130”, slogan di questo anno ed iniziativa che vede coinvolti molte dei ragazzi e delle famiglie in un percorso di riflessione e racconto riguardante gli ultimi sei anni della Casa salesiana. A partire dall’anno pastorale 2013/2014 la chiusura della scuola dell’Istituto aveva avviato l’intera opera ad un ripensamento circa il suo ruolo nel contesto cittadino maceratese. Sei anni di lavoro, riflessione e novità che hanno condotto l’Istituto a riconoscersi nella sua identità di Oratorio Centro-Giovanile, polo di aggregazione per molti giovani e famiglie, attraverso le sue proposte educative e la collaborazione con la realtà cittadina, in uno spirito di accoglienza ed amore per la crescita giovanile nel carisma di don Bosco.

Il progetto “20+20=130” raccoglie, dunque, la storia di rinascita di questi ultimi sei anni, rileggendola come una vera e propria battaglia della Vita contro la Morte, accompagnata dalle testimonianze e le interviste di tutti coloro che, in forme diverse, ne hanno fatto parte. Un percorso di riflessione ricco di ricordi e stimoli alla riflessione comune volta ad un futuro ricco di speranza. Le puntate di questa imperdibile storia sono state lanciate settimanalmente a partire dal giorno della Santa Pasqua, 12 aprile 2020 e proseguono passo dopo passo: i contenuti-storia, interviste e testimonianze- sono disponibili sul sito della Casa Salesiana di Macerata www.salesianimacerata.it, sul canale Youtube Salesiani Macerata e i relativi social Facebook ed Instagram.
È solo l’inizio di un anno ricco di proposte, che culminerà il 4 novembre 2020 con il festeggiamento del 130°compleanno di una Casa votata al bene dei giovani e tanto desiderata da Don Bosco stesso.

Il Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma presenta l’estate ragazzi a Uno Mattina

Ieri, durante la trasmissione di Rai Uno Uno Mattina, è andato in onda un servizio dove si presenta il centro estivo del Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma di quest’anno nella fase 2 del Covid19: