Un “armadio” per esporre 9 brand eco-sostenibili: la moda etica arriva allo IUSVE

Pubblichiamo il comunicato stampa di IUSVE sul progetto “Armadio etico”, per approfondire l’origine dei capi e promuovere i brand impegnati nella sostenibilità.

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Il settore moda, con particolare attenzione al “fast fashion”, ha imposto dei tempi e dei modi di vivere e fruire la moda pericolosi per le persone e il Pianeta. Quello della moda risulta infatti il secondo settore al mondo per inquinamento ambientale, in termini di sostenibilità, qualità di materiali ed etica del lavoro. Tuttavia sempre più associazioni stanno lottando contro la manodopera a basso costo imposta da questo sistema. Per questo, in relazione all’avvio del nuovo anno accademico che sarà animato da uno spirito «Green» in tutti i campi, lo IUSVE ha inaugurato un progetto speciale: l’Armadio etico. Il progetto prevede la realizzazione di uno spazio dedicato all’interno di IUSVE con un percorso strutturato a pannelli espositivi nei quali verrà raccontata la storia del capo presentato, la provenienza della stoffa, gli approcci sostenibili il tutto affiancato alla presenza di un armadio vero e proprio, nel quale verranno esposti abiti e stoffe provenienti da alcuni brand del territorio impegnati in questa direzione per far conoscere e toccare con mano agli studenti e al personale, la qualità dei materiali. L’idea di allestire un armadio Etico nasce dai docenti Francesca Bonotto, curatrice e grafico della mostra e Marco Sanavio, in relazione ai brand e alle persone conosciute durante l’esperienza della rubrica “ModaPuntoCom”, che parla di moda e comunicazione di moda etica e sostenibile. Già da qualche anno, infatti, grazie allo spazio messo a disposizione da Cube Radio attraverso la rubrica e i corsi, i due docenti stanno affrontando queste tematiche. 

L’inaugurazione del progetto, lunedì 21 alle 10.30 ha visto l’apertura della mostra che rimarrà in atrio allo IUSVE fino al 3 ottobre (dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 16.30), il 2 ottobre alle 8.30 si chiuderà con una sessione di eco psicologia all’aperto (un modello scientifico e culturale che propone una visione integrale dell’uomo in cui mente, corpo, spirito e legame con l’ambiente naturale sono interconnessi). «Si tratta – spiega Marco Sanavio, Direttore Cube Radio – di un’attività molto concreta e tattile, interessante anche per i risvolti psicologici e pedagogici che può stimolare, veicolata nel digitale da una vasta gamma di interazioni digitali curate dalla nostra responsabile di palinsesto, Jasmine Pagliarusco». 

«Questo è il primo di una serie di eventi, seminari e iniziative di sensibilizzazione che accompagneranno il prossimo triennio, dedicato al Progetto Ecologia integrale e nuovi stili di vita – spiega don Nicola Giacopini, direttore IUSVE – come Università abbiamo infatti accolto e fatto nostro l’accorato appello di Papa Francesco rivolto al mondo intero nella “Laudato Sì”. Una visione integrale non solo della natura ma del mondo, inteso come “casa comune” da custodire e rendere sempre più ospitale per tutti, in particolare i giovani e chi è ai margini. Un’enciclica, la “Laudato Sì” che definire ambientale è molto riduttivo: è eminentemente sociale. E l’Armadio etico ne è prova ed esempio». 

COLLABORAZIONI 

Tutti i materiali presenti all’esposizione/mostra sono stati recuperati e/o acquistati secondo una logica di consumo critico e consapevole. Le stoffe per l’allestimento dell’armadio sono state donate da Dietro Le Quinte una scuola di cucito per adulti e bambini. Il concept grafico e l’allestimento saranno curati dalla docente Francesca Bonotto il coordinamento generale verrà gestito dal professor Federico Gottardo. Cube Radio ha fatto la scelta della mobilità sostenibile per i suoi spostamenti durante tutta la durata della manifestazione e grazie alla collaborazione con l’azienda Estrima di Pordenone è riuscita ad allestire nel bagagliaio della piccola biposto «Birò» un vero e proprio studio mobile per le dirette quotidiane trasmesse dal giardino antistante lo IUSVE. Un gruppo di performers legato alla scuola padovana «Dance4Fun Academy» guidato da Augusta Basile e Genny Giambrone ha preparato un flashmob legato alla sostenibilità ambientale che si propone di interrompere la routine accademica per lanciare un messaggio volto alla sensibilizzazione e alla cura della casa comune. Durante tutta la durata della mostra Jasmine Pagliarusco, responsabile di palinsesto di Cube Radio, proporrà quiz sulla moda sostenibile mettendo in palio capi di abbigliamento che rispettano le indicazioni etiche dell’iniziativa. Anche il buffet dell’inaugurazione sarà attento a qualità e quantità di cibo e bevande, grazie alla collaborazione con «Osteria di fuori porta» e «Cooperativa agricola El Tamiso». A conclusione del progetto sarà programmata una mattinata dedicata al vivere lento, grazie al contributo di ex studenti impiegati in discipline olistiche tra questi Beatrice Scarpa e Tai Chi 

REALTÀ ESPOSTE 

Le realtà presenti saranno le seguenti: Solidalia, una cooperativa che si occupa dell’inserimento di persone deboli e svantaggiate in ambienti protetti e dello sviluppo di nuove attività imprenditoriali che possano garantire nuove opportunità lavorative. Oltre ad essere una dei protagonisti della mostra parteciperà all’inaugurazione donando dolcetti vegani realizzati in modo etico. Maeko Tessuti azienda che realizza tessuti naturali di alta qualità a filiera controllata e partecipa allo sviluppo di un’economia sostenibile amica della natura e nel rispetto dell’ambiente e dell’individuo. Eticlò brand italiano che lavora con tessuti naturali e di origine biologica, tinture ecologiche e una filiera responsabile made in Italy. Wrad brand con l’obiettivo di influenzare il cambiamento sociale e ambientale attraverso prodotti innovativi in sintonia con le esigenze del nostro pianeta e delle persone. Xiwikj è un marchio italiano che crea prodotti tessili in India con antiche lavorazioni artigianali. Rifò produce capi e accessori di alta qualità, realizzati con fibre tessili rigenerate e rigenerabili. Altromercato la principale realtà di Commercio Equo e Solidale in Italia. Supermercatino Treviso seconda mano di lusso all’insegna del nobile spirito del riciclo e del riuso. Piùeqo ha l’obiettivo di riuscire a produrre le migliori calze “naturali” con l’attenta selezione dei migliori filati, la ricerca di design e il controllo della qualità dell’intera filiera di produzione. 

 

 

Dalla Sicilia: “Acqua su Marte” il nuovo singolo dei DB Sons

Pubblichiamo la notizia della nuova canzone dei DB Sons, gruppo di giovani salesiani che utilizza la musica per far riflettere su temi attuali. L’articolo lo ha scritto Giuditta Garufi.

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Prima o poi ognuno di noi si accorge di sentire la necessità di trasformare ciò che prova dentro di sé in qualcosa di concreto. Il mezzo attraverso cui farlo può assumere varie forme, ed è qui che entrano in gioco i DB Sons, piccolo gruppo di giovani salesiani che – in collaborazione con animatori provenienti da varie case salesiane della Sicilia (e non solo) – hanno deciso di comunicare e far riflettere attraverso la musica.

Acqua su Marte” è il titolo della loro recentissima canzone, concepita in un periodo di particolare solitudine, il lockdown, e frutto di una riflessione – quasi un’esigenza – personale del giovane SdB Emanuele Geraci, autore di testo e musica originali.

Il brano in questione sollecita chiunque lo ascolti a sfruttare in maniera proficua quegli istanti di solitudine che affrontiamo nel corso della nostra vita, affinché possiamo conoscere realmente noi stessi e, di conseguenza, avere la possibilità di donarci agli altri e amarli al top delle nostre capacità.

Tra le righe di “Acqua su Marte” troviamo, inoltre, un’esortazione a riscoprire l’importanza dell’“altro”nella propria vita; un “altro” che può assumere le molteplici sfumature scelte da chiunque clicchi play e si immedesimi nelle parole di questa canzone, in base alla propria età, alla propria esperienza, al proprio mood.

È proprio per rimarcare la riflessione che circola all’interno di questa canzone che la scelta del titolo ricade su “Acqua su Marte”: un qualcosa di più unico che raro, praticamente introvabile, da considerare un tesoro prezioso se “scoperto”, proprio come il nostro “altro”.

Nonostante in origine il pezzo fosse stato ideato da una sola persona, è stato grazie ad una collaborazione tra più cuori e l’unione delle loro idee che “Acqua su Marte” ha assunto le sembianze della canzone che tutti noi oggi conosciamo. Come avvenuto già in precedenza, infatti, alla realizzazione concreta di questo brano hanno preso parte Giuseppe Priolo, Floriana Bonura ed Emanuele Geraci (voci), Simone Palumbo (chitarra elettrica), Erika Perrone (violino), Vincenzo Costa (batteria), Angelo Di Chiara (tastiera) e Giorgio Arcoraci, Vincenzo Costa ed Emanuele Geraci (chitarre), con i quali si è formata una piccola band, in quanto accomunati dalla convinzione che la musica rappresenti un mezzo efficace per comunicare qualcosa agli altri. È per questa ragione che i DB Sons hanno già in mente dei progetti per il futuro nel fiorente campo della musica, affinché esperienze come questa non rimangano isolate tra loro.

Ad oggi, “Acqua su Marte” è disponibile su tutte le piattaforme digitali di musica, grazie alle quali possiamo ascoltarla in loop, in attesa dell’uscita del video ufficiale su YouTube, le cui riprese sono previste a Ragusa per fine settembre, e che vedranno protagonisti alcuni ragazzi dell’oratorio salesiano “San Giovanni Bosco” del Ranchibile di Palermo e del “Gesù Adolescente” di Ragusa.

Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma, 19 anni della Casa Famiglia: guardare al futuro con speranza

Pubblichiamo l’articolo del Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma sui 19 anni della Casa Famiglia.

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16 settembre 2001: i primi 4 ragazzi entrano in casa, è domenica pomeriggio. Ad accoglierli il direttore del Borgo e i primi 4 educatori. Un po’ di imbarazzo iniziale subito stemperato dall’arrivo della pizza. Da allora sono passati 19 anni, 98 ragazzi sono stati accolti provenienti da 25 nazioni diverse. Un terzo dei quali italiani.  18 le ragazze accolte. Una storia fatta di volti, di storie e soprattutto di vita quotidiana. Quelle piccole cose che ti fanno crescere, che spesso diamo per scontato ma che al borgo sono veramente espressione di CASA CHE ACCOGLIE secondo lo spirito di Don Bosco.

Se la  casa famiglia può festeggiare i suoi 19 anni e guardare al futuro con speranza lo deve a tanti che si sono avvicendati come in una ideale staffetta passandosi il testimone in corsa: salesiani, educatori, volontari… soprattutto  i ragazzi che hanno lasciato ciascuno un “pezzetto di cuore”. Perché come è scritto all’ingresso: “casa è dove è il tuo cuore”. Con molti di loro siamo in contatto e oggi sarebbe dovuta essere anche una festa per loro e con loro. Ma quest’anno è stato come per tutti molto particolare,  e dobbiamo accontentarci di festeggiare a distanza. Siamo abituati a feste con tanti ragazzi, volontari, famiglie. Come tutti ci siamo dovuti riadattare. Quella che è rimasta è la voglia di stare insieme.

Il nostro pensiero è soprattutto per chi ha compiuto o sta per compiere 18 anni in questo periodo.  Dover passare dalla casa famiglia alla vita autonoma durante l’emergenza covid non è facile. Ritrovarsi in pochi a festeggiare il compleanno e ad accompagnare i ragazzi. Le difficoltà per trovare lavoro. Sappiamo però che non siamo soli con loro!

Grazie a tutte le persone che collaborano a distanza e che si fanno vicine ai ragazzi di Don Bosco!

Impresa ciclistica Treviglio-Santuario di Oropa: l’esperienza inedita dei Salesiani

Pubblichiamo l’articolo di Bergamo News sull’impresa ciclistica organizzata dai salesiani come un pellegrinaggio al Santuario di Oropa.

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In questa estate un po’ anomala, i salesiani hanno deciso di organizzare un’esperienza inedita e straordinaria nel vero senso della parola, qualcosa mai sperimentato prima, una vera e propria impresa ciclistica. Punto di partenza: la casa di Treviglio; destinazione: santuario di Oropa (Biella). Una sorta di pellegrinaggio che ci ha portato a scoprire questo magnifico e maestoso santuario nel bel mezzo delle alture piemontesi.

Il giorno della partenza, il 17 luglio, ci siamo ritrovati nel cortile della scuola con un misto di entusiasmo, un po’ di “tensione” data la particolarità dell’evento, ma soprattutto la consapevolezza che sarebbe stata un’esperienza da ricordare. Infatti in quei quattro giorni e in quelle tre notti (fino al 20 luglio) all’interno del gruppo, formato dai catechisti, dai professori e da ragazzi provenienti da classi e da indirizzi diversi, si è creato uno straordinario senso di comunità, di familiarità e di amicizia. Tutto ciò grazie alle ”peripezie” e alle avventure affrontate insieme: dalle ore sotto il sole in bici alle visite a metà giornata nei piccoli borghi di campagna, dalle serate a base di pizza o pasta/riso freddo, alle notti passate a giocare a risiko o a carte presso gli oratori e le case salesiane che ci hanno offerto ospitalità durante il pellegrinaggio. Tutte queste esperienze hanno contribuito a rendere il gruppo sempre più affiatato.

La parte più significativa, in termini di impegno e di sforzo fisico, è stata senza dubbio la salita di 10 km di Oropa, in cui ciascuno di noi ha dovuto dare il massimo; per questo mi è piaciuto il paragone proposto da don Giovanni e da Eddy con cui hanno accostato la salita in bici e più in generale il ciclismo alle nostre vite: un paragone apparentemente stravagante o quantomeno astratto, ma appunto solo in apparenza. Infatti nella salita in bici si può intravedere quello che è il nostro percorso durante la vita: durante una salita dura, tosta e impegnativa (come quella di Oropa) possiamo anche avere la migliore bici, le migliori vitamine, la migliore borraccia, la migliore compagnia e la migliore safety car ma arriveremo in cima e raggiungeremo la meta solo se avremo quella determinazione necessaria per portare a termine questa ardua impresa. Penso che tutto ciò valga anche nella vita di tutti i giorni, perché uno può avere ogni comodità o agevolazione possibile, ma per raggiungere un obiettivo quello che conta in fondo è la passione, la forza di volontà, l’impegno e la grinta che uno ci mette nel perseguirlo.

Questa è stata la prima impresa ciclistica dei Salesiani di Treviglio, speriamo sia la prima di una lunga serie… c’é solamente una parola per descrivere la riuscita di questa scommessa: un successo!! Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a rendere realtà questo progetto.

Collegio salesiano Mogliano Veneto, si riparte in sicurezza

Pubblichiamo l’articolo scritto dalla professoressa Elena Gobbo del Collegio Salesiano Astori di Mogliano Veneto sulla riparte in sicurezza della scuola.

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Nei giorni scorsi la comunità educativa del Collegio Salesiano Astori di Mogliano Veneto ha provveduto a predisporre la segnaletica e tutto il materiale necessario per partire con il nuovo anno scolastico in totale sicurezza ma con l’entusiasmo di sempre. Mentre per il primo ciclo sono previsti dei giorni di accoglienza a partire del giorno 8 settembre, e la partenza ufficiale a tempo pieno il giorno 14 settembre, la scuola secondaria di secondo grado ha già accolto i primi studenti, il 1 settembre, per le lezioni di recupero indicate nei Piani di Apprendimento Individualizzati (P.A.I.), secondo le indicazioni comunicate a famiglie e studenti alla fine del precedente anno scolastico, integrate nel mese di agosto nel rispetto delle misure di contenimento previste. Per tutti il via ufficiale rimane il giorno 14 settembre nel rispetto delle Linee Guida Ministeriali e in ottemperanza al Manuale Operativo previsto dall’USR Veneto, attenendosi rigorosamente alle indicazioni contenute nel documento tecnico predisposto dalla scuola in merito alle modalità di accesso e di uscita dall’edificio. Una “ripartenza in presenza” quindi con lo spirito di sempre, volta al futuro ma soprattutto nel rispetto della salute di tutti.  

Istituto Agnelli Torino, un kit anti Covid-19 per l’avvio del nuovo anno scolastico

Pubblichiamo l’articolo di Salesiani Piemonte sul kit anti-covid 19 dell’istituto Agnelli di Torino.

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Parte l’anno scolastico 2020-21 all’Agnelli di Torino con la consegna di un kit anti Covid-19 agli allievi delle Scuole Medie, Superiori e Cnos-Fap del Centro. Si riporta di seguito il comunicato stampa congiunto dell’Istituto Internazionale Edoardo Agnelli di Torino e di Missioni Don Bosco Valdocco ONLUS.

1300 sacche di responsabilità verso gli altri
e 1300 borracce per la tutela dell’ambienteCon Missioni Don Bosco partner dell’iniziativa,
gli allievi di Medie, Superiori e Cnos-Fap riceveranno un kit anti Covid-19
con l’attenzione rivolta ai coetanei di tutto il mondo

L’Istituto Agnelli, in collaborazione con Missioni Don Bosco, ha deciso di consegnare il primo giorno del loro rientro nelle aule una sacca e una borraccia a tutti gli allievi e a tutto il personale della scuola.

La sacca servirà a contenere gli indumenti che, per prevenzione del contagio, non si possono lasciare sugli appendiabiti; in questo modo si limitano i contatti con oggetti e con gli arredi. La borraccia contribuirà a ridurre l’uso della plastica e a preservare così l’ambiente da un rifiuto dannoso.

La Scuola italiana riparte e l’Istituto Agnelli è pronto ad avviare il nuovo anno scolastico “in presenza”, con tutti i laboratori attivi e in sicurezza. Ci sarà la massima attenzione per le misure preventive ma soprattutto si solleciterà quello spirito che da sempre caratterizza la scuola salesiana: l’educazione globale del giovane. Il rispetto, l’attenzione e la responsabilità costituiscono importanti aspetti dell’educazione nello spirito originario di Don Bosco.

In quest’ottica si è attivata la collaborazione con Missioni Don Bosco.

«Ci siamo preparati, abbiamo immaginato cosa avremmo potuto fare e di cosa ci sarebbe stato bisogno – spiega don Claudio Belfiore, direttore dell’Istituto Agnelli -, e abbiamo guardato oltre: oltre l’ansia e il timore da Covid-19, oltre le misure contenitive del contagio, oltre i limiti posti dalla situazione attuale». Il desiderio è quello di aiutare i ragazzi a non focalizzarsi solo sulle norme da seguire una volta rientrati a scuola, e di far capire loro che la responsabilità non si ferma entro le mura scolastiche ma prosegue a casa, nella loro città e nel mondo. «Siamo a Torino ed è qui che si concretizza il nostro impegno. Ma siamo anche nel cuore del pianeta, perché quello che succede qui da noi ha riflessi e riverberi ampi e inaspettati».

«Gli studenti italiani vivono per la loro parte il disagio ma anche le sfide positive di questa
pandemia, e riteniamo che sia molto importante per loro capire quali condizioni vivano i loro coetanei in altri Paesi» spiega Giampietro Pettenon, presidente di Missioni Don Bosco. «I salesiani che operano in aree del mondo più sfortunate stanno cercando di offrire comunque le condizioni per proseguire la formazione scolastica. Ci sembra utile dare occasione ai nostri ragazzi di informarsi e di confrontarsi anche con situazioni estreme dove mancano aule, banchi e libri di testo, e gli insegnanti non possono far fronte ai loro compiti, ma dove ugualmente c’è la volontà di migliorarsi. Ci auguriamo che possa nascere un’amicizia fra studenti anche a distanza».

Nella prima settimana di ritorno a scuola sono in distribuzione 1300 sacche e 1300 borracce personalizzate con i logotipi dell’Istituto Agnelli e di Missioni Don Bosco (v. fotografie allegate), così destinate:

– 440 kit per gli scolari delle Medie
– 270 kit per gli studenti del Tecnico
– 235 kit per gli studenti del Liceo
– 220 kit per gli allievi del CFP
– 86 kit peri i docenti di Medie e Superiori
– 28 kit per i formatori CFP.

All’attenzione per l’educazione si affianca il grande sforzo messo in campo dall’Istituto Agnelli per garantire il regolare svolgimento delle lezioni e delle attività. Nei mesi estivi, infatti, sono stati portati a compimento diversi lavori e acquisti, tra cui la ristrutturazione di aule e l’acquisto di 175 banchi monoposto e 6 banchi di pneumatica per il laboratorio di meccatronica.

Ulteriori informazioni sugli interventi di messa in sicurezza delle aule e dell’intero istituto Agnelli potranno essere forniti agli interessati.

I progetti in ambito scolastico che Missioni Don Bosco sostiene sono descritti nel sito https://progetti.missionidonbosco.org/educazione-e-formazione.

Grazie per la cortese attenzione.

Salesiani di Potenza in festa: compie 100 anni don Bruno Bertolazzi

Pubblichiamo un articolo uscito sul sito dell’Ispettoria Meridionale che oggi festeggia i cento anni di don Bruno Bertolazzi.

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La comunità salesiana di Potenza (Basilicata) e tutta l’Ispettoria Salesiana Meridionale, oggi vive una festa speciale: il compleanno dei cento anni di don Bruno Bertolazzi! 

“In manus tuas Domine commendo spiritum meum” (Lc 23, 46).Signore mi affido a te, perché mi fido di te”. Questa la frase che ha ispirato il percorso di don Bruno, il quale, ogni giorno, ha affidato la sua vita al Padre e a Don Bosco.

Allegro, positivo e grande sognatore dedica la sua vita a Don Bosco dal 1944, quando, militare, visita la comunità salesiana di Torre Annunziata e a 25 anni comincia il suo cammino da novizio a Portici.

Laureato in Giurisprudenza all’Università di Padova e in Filosofia all’Università di Messina, a 22 anni era presidente della FUCI di Treviso (Federazione Universitaria Cattolica Italiana). Oggi è punto di riferimento per i giovani universitari cattolici dell’Ateneo Lucano, dimostrando con vitalità una grande passione educativa, rimanendo sempre al passo con i tempi, informandosi e progettando per i giovani. La sua pagina Facebook è continuamente invasa da messaggi di ex-allievi che ha incontrato nel percorso sacerdotale e nelle diverse città e comunità in cui ha operato, a prova della sua dedizione e di ciò che dona ai giovani ancora oggi. 

Dal 1990 al 1996 svolge il ruolo di direttore della Casa Generalizia, contribuendo alla crescita della Congregazione. Nel mese di ottobre del 2015, alla presenza del Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana, don Ángel Fernández Artime, durante la chiusura dei festeggiamenti dell’Ispettoria Salesiana Meridionale per il Bicentenario della nascita di don Bosco, viene festeggiato dai suoi confratelli per l’impegno e la longeva appartenenza alla famiglia salesiana.

Ma come è possibile vivere così pienamente 100 anni di vita, riuscendo ad essere sempre al passo con il proprio tempo? Glielo abbiamo chiesto.

Basta non opporsi al tempo, seguire le novità, aprirsi al dialogo con i giovani, non arroccarsi al passato e guardare al futuro. Questo è l’elemento fondamentale perché gli anni siano accompagnati dagli ideali.                                                                                        (don Bruno Bertolazzi)

Un uomo pieno di vita, sognatore, sempre vicino ai giovani, che vive con i “Piedi per Terra e lo sguardo al cielo”.

Oggi ancora di più ringraziamo il Signore per il dono di Don Bruno, per il suo impegno inesauribile verso i giovani e per la sua comunità salesiana.

Oggi, brindiamo tutti a lui!

 

Le “fiabe social” di Alessio Tavilla, giovane salesiano della Sicilia

Un progetto innovativo ma con un sapore antico è nato nella città di Palermo: raccontare le fiabe con il social di messaggistica istantanea. L’idea è di un giovane Salesiano di don Bosco trentenne originario di Messina; proprio lui ai nostri microfoni ha risposto con quell’aria simpatica e bonaria che lo caratterizza.

Raccontaci chi sei e com’è nato il progetto fiabesco “C’era una volta”

Ciao a tutti i lettori di Insieme, mi chiamo Alessio Tavilla, sono figlio di don Bosco da quattro anni e anch’io sono stato bloccato in casa, come tutti gli italiani, a causa del lockdown. La quarantena ci ha obbligati per diversi mesi a rimanere chiusi fra le quattro mura della nostra dimora. Ho provato a sfruttare il tempo a mia disposizione, tanto tempo ve lo posso assicurare, nel modo più fruttuoso che potevo. Una telefonata con un amico d’infanzia mi ha ricordato di avere delle doti nascoste e ho provato a metterle in gioco. Parecchie persone mi ripetono che ho una voce calda e pacata, una bella voce capace di cullare le menti e i cuori, di far addormentare e rasserenare. Quasi per scherzo iniziai – vi confesso – a leggere le fiabe, con il mio smartphone, a voce alta ed in camera mia. Iniziai a raccontare quelle dei fratelli Grimm, cercandole su Google, poi iniziai a registrare la mia voce. Il risultato non era tanto cattivo.

Perché proprio le fiabe? Cosa ti affascina particolarmente di questi racconti ?

Per me la fiaba è una poesia in prosa. Ti permette di viaggiare, di fantasticare volando in alto o correndo per campi che mai avevi sognato prima. Credo che ci si identifichi un tantino in qualche personaggio e poi ha quel fascino antico! Diciamolo pure, la narrazione della fiaba non è certo una novità.  Molti, già prima di me, addirittura da millenni, raccontano e scrivono fiabe e lo fanno egregiamente. Ma pochi la rendono ascoltabile, forse perché scrivere e parlare sono due cose molto diverse.

Ascoltatori e followers sono arrivati in un secondo momento. Raccontaci cosa hai provato …

I primi ascoltatori sono stati alcuni amici che trovavano piacevole e divertente ascoltare una fiaba mai vecchia e mai banale, scandita e raccontata con entusiasmo; così, piano piano, cominciai a “produrne” due al giorno: una la mattina ed una la sera. L’ebbrezza di poter costruire un progetto mi spinse avanti a conoscere altre storie, alcune bravi altre più lunghe e dettagliate. Riuscì a registrare in presa diretta una fiaba di 12 minuti: avevo come la sensazione di un capogiro, riascoltandola mi commossi. Mi resi conto di cosa poteva diventare il mio progetto fiabesco: una bella opportunità, educativa nello stile salesiano, di prossimità ai più piccoli. Per me è manifestazione concreta di amore, dedicare il mio tempo per gli altri, farmi vicino e far sentire il mio “vocione”. In realtà non sono moltissimi coloro che mi seguono o che conoscono questo progetto; il numero esiguo potrebbe far pensare che non c’è molto interesse, ma sono convinto che, dalle piccole cose, spesso e volentieri, possano nascere cose ancor più grandi e belle: don Bosco, ad esempio, raccontava spesso ai suoi ragazzi alcuni miti, alcuni sogni e anche alcuni passaggi della bibbia molto vivaci, tutto per generare attenzione sul messaggio che desiderava consegnare alla fine.

Dal registrare in camera al salto sui social è stato breve …

Si, il passaggio fu automatico, non potevo raccontarle ai giovani che erano bloccati in casa e cominciai ad informarmi su Telegram e su Instagram: social con tante possibilità e con tanta gente connessa. La pagina fu facile da creare ed anche inserire immagini e audio; tutto ad un tratto mi resi conto che potevo osare un po’ di più: aggiunsi una traccia musicale di sottofondo alla mia voce, talvolta anche qualche video e in alcune un po’ di riprese al fine di rendere più stimolante la lettura, o meglio l’ascolto. Erano prodotti piacevoli esteticamente e godibili all’orecchio. Non vi nego che dovetti esercitarmi nel video e nel’audio editing, ho studiato e ripetuto mille volte le fiabe prima di poterle pubblicare.

Alessio, hai progetti per il futuro ?

Sicuramente continuare a studiare la modalità di narrazione fiabesca e pubblicarle senza stancarmi. Aumentare il mio repertorio e ingrandire il mio orizzonte culturale. Le fiabe della Lapponia o quelle dell’Arabia come “Mille e una notte” di Sherazade, senza dimenticare il Sol Levante e i miti fiabeschi del Sud-America. Spero di crescere sempre di più in questo campo comunicativo per me nuovo ma molto antico. Che queste iniziative possano essere sempre a vantaggio dei giovani e dei più dimenticati, questo il mio sogno: far sognare.

Per chi volesse conoscere il progetto ed inabissarsi nell’ascolto delle fiabe raccontate da Alessio Tavilla:

 

In Veneto inizia la scuola proteggendo i “professori fragili”

Pubblichiamo l’articolo uscito sul Corriere Veneto con una intervista, tra gli altri, a don Alberto Poles, presidente di Forma Veneto, sull’organizzazione scolastica del Veneto in merito alla protezione dei docenti cosiddetti “fragili”, ossia affetti da patologie a rischio.

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Gli studenti seduti in aula con gli occhi fissi su uno schermo, e il professore che fa lezione collegato da casa mentre la sua faccia è proiettata sul monitor. Non è la scena di un film su un futuro distopico, ma il presente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia dove quattro docenti – esonerati dalle lezioni in presenza per motivi di salute – stanno utilizzando questa modalità d’insegnamento che potrebbe essere replicata anche per i professori fragili di superiori, medie ed elementari. Ma non è l’unica opzione sul tavolo per consentire l’insegnamento ai prof con patologie: alcune scuole si sono già attrezzate per circondare gli insegnanti di plexiglas in modo da assicurargli la protezione necessaria per essere in presenza.

«Da Roma non sono arrivati chiarimenti sulle modalità di insegnamento dei professori fragili – spiega Carmela Palumbo, direttrice dell’ufficio scolastico regionale – non è stata nemmeno specificata la modalità di inquadramento giuridico di questi  lavoratori. È probabile che si dovrà fare una cosa simile a quanto messo in piedi dalle università con un collegamento da remoto, ma va prevista una figura che vigili sugli alunni in classe che non sono universitari ma minorenni. Stiamo comunque parlando di un numero esiguo di docenti». Resta il fatto che una nuova porta si apre e la possibilità che anche a scuola i professori con fragilità facciano lezione da casa mentre gli alunni sono in classe è concreta. «Vanno comunque valutati i singoli casi – precisa Palumbo – non è detto che il medico dica tout court che un professore fragile non possa venire a scuola, può essere che bastino dei dispositivi di protezione supplementari»

. Se un professore avesse patologie gravi, l’opzione di insegnare da remoto potrebbe però essere una strada obbligata: «Se è personale fragile va tutelato – aggiunge l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan, impegnata ieri nella presentazione delle linee guida adottate per la riapertura degli Istituti di formazione professionale veneti – sta alle singole scuole organizzare la modalità d’insegnamento: si può fare come sperimentato dalle università ma è necessario che in classe sia presente qualcuno. Anche su questo aspetto, a Roma, c’è confusione e non sono arrivate indicazioni». L’opzione del docente che insegna da casa non piace ai sindacati. «I docenti fragili vanno tutelati con precauzioni particolari – dice Sandra Biolo, segretario regionale Cisl Scuola – ma fare lezione da casa mentre gli alunni sono in classe non può essere una risposta, specie alle medie e alle elementari. Chi vigila sugli alunni? I collaboratori scolastici (bidelli) che sono pochissimi e saranno già impegnati in continue sanificazioni?».

Sul punto c’è però chi ha già trovato soluzioni alternative, come spiegato da don Alberto Poles, presidente di Forma Veneto, l’associazione che raggruppa quasi tutte le 130 scuole di formazione professionale della regione. «Raccogliamo circa 21 mila studenti e quest’anno ci sono state 800 iscrizioni in più – sottolinea don Poles – nelle nostre scuole ci sono professori fragili. Al centro di formazione professionale dell’Istituto Salesiano San Marco (Mestre), dove ci troviamo oggi (ieri ndr), abbiamo previsto tutele particolari per questi docenti che potranno insegnare in presenza: metteremo un plexiglas davanti alla cattedra, gli daremo mascherine FFP2 invece delle chirurgiche e potranno fare lezione in aule più ampie dove c’è maggiore distanziamento». Particolari accorgimenti verranno adottati anche per gli alunni più fragili. «Bisognerà collocarli, insieme all’insegnante di sostegno – conclude don Poles – in una zona più isolata della classe». Se le scuole di formazione professionale regionali paiono pronte ad aprire, più complicata è la situazione delle statali di ogni ordine e grado che, oltre alla folle corsa alla ricerca di spazi, stanno facendo i salti mortali per coprire i buchi in cattedra con i supplenti. «Dal 6 settembre, terminata la procedura della call veloce di docenti da altre regioni che è stata un fallimento – spiega Giovanni Giordano, Snasl Scuola Venezia – è cominciata la caccia ai supplenti. Lunedì erano circa 1400 le cattedre scoperte nel Veneziano e circa 7000 in tutto il Veneto. Impossibile pensare che le scuole trovino tutti i supplenti per il suono della prima campanella: molti alunni inizieranno, come ogni anno, le lezioni senza avere alcuni professori in classe che verranno quindi trovati in corso d’opera».

Museo Casa Don Bosco, inaugurazione il 2-3-4 ottobre con il Rettor Maggiore

Pubblichiamo il comunicato stampa della Circoscrizione Maria Ausiliatrice Piemonte e Valle d’Aosta sull’inaugurazione del Museo Casa Don Bosco a Valdocco, nelle giornate del 2-3-4 ottobre 2020.

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L’evento d’inaugurazione del Museo Casa Don Bosco presso il complesso di Torino Valdocco si svolgerà nelle giornate del 2-3-4 ottobre 2020 in Via Maria Ausiliatrice, 32 (TO).

Tra gli ospiti d’onore che hanno confermato la loro presenza, oltre a Don Ángel Fernández Artime (Rettor Maggiore dei Salesiani), Vittorio Sgarbi (critico d’arte, saggista, politico, personaggio televisivo e opinionista italiano), Anna Laura Orrico (Sottosegretario al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo), Alberto Cirio (Presidente della Regione Piemonte), Chiara Appendino (Sindaco di Torino) e Alessandro Isaia (Segretario generale della Fondazione Cultura Torino).

Interverranno all’evento Sergio Sabbadini (Responsabile progetto architettonico Museo Casa don Bosco), Massimo Chiappetta (Responsabile progetto museografico Museo Casa don Bosco), Don Cristian Besso e Stefania De Vita (Responsabili progetto museologico Museo Casa don Bosco).

Il Presidente della Regione e l’Assessore alla Cultura e Turismo commentano che non poteva esserci una scelta migliore che realizzare una “casa-museo” per raccontare la storia di un uomo che è stato punto di riferimento e “casa” per centinaia di migliaia di giovani nell’arco di due secoli e che lo è ancora oggi, precursore innovativo di un sistema di formazione più che mai attuale. Una storia quella di Don Bosco connessa profondamente alla vita e alle tradizioni del Piemonte. Un legame che la Casa Museo racconta attraverso le ambientazioni ricreate per immergerci nella quotidianità privata e lavorativa della comunità salesiana e arricchite da importanti collezioni di arte sacra che rappresentano un patrimonio per tutti coloro che sceglieranno di visitarla. In Piemonte, terra dei Santi Sociali e dei Sacri Monti Unesco, la fede è da sempre una chiave per accedere alla storia, l’arte e la cultura di un intero territorio.

“La nostra Congregazione dei “Salesiani di Don Bosco” ha la gioia e la responsabilità di consegnare, per il bene di tutta la famiglia salesiana del mondo, per i pellegrini e i turisti della Città di Torino, il nuovo allestimento museale, completamente rinnovato, dei luoghi delle origini, dell’avventura educativa e spirituale di don Bosco. Sono stati ristrutturati gli ambienti collocati sotto il cortile e la Casa Madre, ma è anche stata restaurata integralmente la collezione di oggetti appartenuti sia a don Bosco che alla prima comunità salesiana. È un patrimonio da scoprire e da gustare, apprezzandone il valore culturale, devozionale e d’identità salesiana”. (Rettor Maggiore dei Salesiani – Don Ángel Fernández Artime)

La tre giorni di appuntamenti prevede:

Venerdì 2 ottobre – Conferenza stampa rivolta ad operatori della comunicazione e addetti ai lavori per una presentazione completa del nuovo percorso museale (su accredito ed invito);

Sabato 3 ottobre – Inaugurazione del Museo Casa Don Bosco alla presenza delle autorità civili e religiose (su accredito ed invito);

Domenica 4 ottobre – Apertura al pubblico del Museo Casa Don Bosco (accesso libero).

I giornalisti e gli operatori della comunicazione sono invitati a partecipare a ciascuno degli appuntamenti (numero chiuso, fino a 30 posti). In particolare per il 2 e 3 ottobre è richiesto l’accredito inviando l’email a media@buonastampa.net oppure telefonando al numero 329.845.55.64 entro il 1°ottobre 2020 alle ore 13.00.