Leclerc gioca a calcio dopo il GP nel campo dei Salesiani a Vallecrosia

Dal sito di Fanpage.

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Charles Leclerc è arrivato al quarto posto nel GP di F1 a Baku, in Azerbaigian. Una gara folle quella corsa dal pilota della Ferrari che partiva anche dalla pole position. Dopo le fatiche dovute a sorpassi, pit stop e colpi di scena, il giovane monegasco ha voluto prendersi qualche ora di puro relax per staccare la spina dalle pressioni del Mondiale in corso concentrandosi su se stesso. Una giornata all’insegna del divertimento e della serenità in compagnia dei suoi amici. Leclerc ha giocato una partita di calcetto al campo sportivo dei salesiani di Vallecrosia in meno di 24 ore dalla gara di Baku.

Uno sprint nella giornata di ieri che ha visto il pilota della Ferrari trascorrere qualche ora vicino a Imperia, in Liguria. Come una persona qualunque, si è voluto diverte insieme a un ristretto gruppo di amici. Fuori dal campo il giovane della ‘Rossa’ è stato poi accolto da decine di ragazzini dell’oratorio per i consueti selfie e autografi. Tutti erano infatti sorpresi dalla presenza di Leclerc in campo. A fine serata poi il pilota della Rossa si è rimesso in moto con la sua Ferrari ‘Roma’ di colore nero in direzione Montecarlo per fare rientro a casa e concentrarsi al prossimo Gran Premio di F1.

Leclerc è stato immortalato in alcuni video che compaiono sul suo profilo ufficiale di Instagram. Ripreso da filmati pubblicati da amici e fidanzate degli stessi amici di Leclerc, il pilota della Ferrari si è mostrato sereno e divertito. Come ormai siamo abituati a vederlo di solito, ovvero sempre con il sorriso stampato sul viso.

Si è voluto prendere qualche ora di relax lontano da tutti per staccare la spina da ogni cosa. Il giovane pilota monegasco non è estraneo a uscite di questo tipo, essendo anche membro della Nazionale Piloti insieme a molti altri suoi colleghi di Formula 1 come il compagno di scuderia Carlos Sainz, Pierre Gasly e Antonio Giovinazzi.

Quanto stai bene a scuola? Per gli studenti arriva il “misuratore di felicità” – La Repubblica

Un “feliciometro” che misura la felicità e la fatica degli studenti: questa l’invenzione, che presto diventerà anche un’app, pensata dal liceo classico e delle scienze sociali Don Bosco di Borgomanero. Di seguito l’articolo pubblicato su La Repubblica lo scorso 5 giugno a cura di Cristina Palazzo in merito al progetto.

Quanto stai bene a scuola? Per gli studenti arriva il “misuratore di felicità”

Il test, che diventerà presto un’app, per 250 ragazzi del liceo classico e delle scienze sociali Don Bosco di Borgomanero, nel NovareseUn “feliciometro”, ovvero che misura la felicità e la fatica degli studenti. È lo strumento digitale per monitorare la soddisfazione dei ragazzi, e perché no ricalibrare il programma scolastico, che funziona rispondendo solo a quattro domande: “Quanta fatica hai percepito durante la settimana scolastica? Quanto hai percepito faticoso lo studio? Quante ore hai dedicato allo studio? Quanto è stata per te piacevole la settimana scolastica?”.

L’invenzione, che mira a diventare presto anche un’app, arriva dal liceo classico e delle scienze sociali Don Bosco di Borgomanero, nel Novarese. L’idea è di Corrado Maio, 40 anni, docente di scienze motorie almeno da 7, che ha deciso di traslare le scale di valutazioni utili nello sport per quantificare la percezione dello sforzo fisico e del carico interno all’emotività scolastica degli studenti.

“L’intenzione è dar voce agli studenti, dar la possibilità di esprimere un giudizio, e provare da questi a migliorare o tarare il lavoro se necessario”.

È stato sufficiente per i circa 250 ragazzi (130 nei momenti di lockdown) rispondere ogni venerdì, quando quindi la percezione della settimana è ancora viva, alle domande.

“È emerso, ad esempio, che in questo periodo dei ragazzi d alternanza in presenza e in Dad, chi frequenta in classe percepisce meno fatica e, al contrario, reputa più piacevole la settimana scolastica. È un risultato parziale – precisa il docente – ma credo confermi che per tutti la socialità e la presenza ha un valore importante”.

Nell’istituto i licei si alternavano di settimana in settimana per la presenza a scuola. Una settimana frequentavano le sezioni dell’indirizzo classico, la successiva le classi delle scienze sociali, lasciando quindi intatti i gruppi classi, su cui si basa il questionario per fare paragoni:

“È emerso anche che i ragazzi del secondo biennio percepiscono più fatica – spiega il professore -. Direi soprattutto terze e quarte, visto che in quinta è fisiologico. Come il fatto che la percezione della fatica aumenti con l’approssimarsi della fine dell’anno”.

L’idea è nata da circa due anni. Negli ultimi mesi, considerato il potenziamento dell’uso della tecnologia causato dal covid, è entrato a sistema, con il sostegno del preside Giovanni Campagnoli. Con l’intenzione “di capire quel che vivono i ragazzi, che si trovano a doversi confrontare con ansie e paure dovute all’età”.

È in cantiere anche un’app, anche se per sviluppare l’idea ci servono fondi e competenze tecniche trasversali. Ma la speranza è che possa essere di aiuto in altre scuole e periodi:

“Sarebbe importante verificare da settembre, quindi nel periodo post pandemia, quali risvolti tutto questo ha avuto sui ragazzi. Questo strumento – conclude Maio – può essere utile per ricodificare la proposta didattica ma il fine primario è chiaro: educare gli studenti al bello della scuola. E perché no, usare una versione ad hoc anche per insegnanti e personale scolastico. La soddisfazione è un indicatore importante”.

Italia – Conclusione della Visita Straordinaria di don Pèrez Godoy all’Ispettoria dell’Italia Meridionale

Dal sito dell’agenzia salesiana ANS.

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(ANS – Napoli) – Si è conclusa ieri, lunedì 31 maggio, a Napoli, la Visita Straordinaria di don Juan Carlos Pérez Godoy, Consigliere per la Regione Mediterranea, all’Ispettoria “Beato Michele Rua” dell’Italia Meridionale (IME).

Per quattro mesi esatti, dal 31 gennaio al 31 maggio, don Pérez Godoy ha attraversato l’Italia meridionale, l’Albania e il Kosovo – le cui missioni appartengono anch’esse all’animazione e al governo dell’IME – e ha incontrato la Famiglia Salesiana attiva nelle 27 case salesiane, impegnata nella missione educativa in diversi settori di animazione pastorale con oratori, parrocchie, scuole e comunità-famiglia.

“Sono felice di aver conosciuto in maniera più approfondita quest’Ispettoria – ha dichiarato il Consigliere Regionale –. È una realtà salesiana generosa, composta da tanti ragazzi, laici e consacrati che in questo territorio dalle molteplici forme di disagio sociale si impegnano identificandosi fortemente nello spirito di Don Bosco”.

Presso la sede ispettoriale di Napoli, ieri, don Pérez Godoy, con l’ausilio dell’Ispettore IME, don Angelo Santorsola, ha incontrato tutti i Direttori delle case salesiane per presentare la relazione conclusiva della sua visita straordinaria. “Guardando in prospettiva, la missione salesiana nel Sud Italia non solo è ancora valida, ma è necessaria. In questi mesi ho avuto modo di verificare diverse espressioni di emergenze sociali e giovanili, come la disoccupazione, l’immigrazione, i disagi economici, la mancanza di reali sostegni del settore pubblico. La Chiesa rappresenta una delle poche presenze che concretamente si mobilita con azioni di aiuto e solidarietà. E in questo senso i salesiani, con il loro specifico carisma per gli ultimi e i più bisognosi, possono raccogliere tutte queste sfide e affrontarle con un unitario progetto d’azione ispettoriale e regionale”.

La giornata è terminata poi con un momento di ringraziamento e di convivialità intorno al Visitatore, “grati – come ha sottolineato don Santorsola – per averci illuminati e incoraggiati a proseguire con entusiasmo e speranza il servizio verso i giovani del Meridione”.

 

Italia – A 40 anni dall’attentato delle BR, il sig. Magagna ricorda

L’agenzia salesiana ANS ha intervistato il sig. Giuseppe Magagna, coadiutore oggi di casa al Noviziato di Genzano, che 40 anni subì un attentato dalle Brigate Rosse, mentre si trovata nel CFP del Gerini di Roma.

(ANS – Roma) – Tutto il mondo ha ricordato pochi giorni fa l’attentato a Giovanni Paolo II compiuto il 13 maggio 1981 dal killer professionista Alì Agca, in Piazza San Pietro: il Papa polacco si salvò miracolosamente ed attribuì sempre la sua salvezza all’intercessione della Madonna. Forse, però, non tutti sanno che pochi giorni dopo, il 29 maggio 1981, fu un salesiano coadiutore a rimanere vittima di un attentato, questa volta da parte del gruppo terroristico delle Brigate Rosse (BR), e anche lui si salvò per una serie di circostanze “fortunate”, che anch’egli attribuisce alla protezione di Maria. In occasione del 40° anniversario di quell’episodio, la vittima e il “miracolato” di quell’attentato, il sig. Giuseppe Magagna, SDB, ha condiviso con ANS i suoi ricordi e le sue riflessioni.

Sig. Giuseppe, cosa ricorda di quel giorno? Ci può descrivere cosa accadde?

Era il mattino del 29 maggio 1981. Tutto l’evento iniziò alle 7:40 e terminò alle 7:55. Stavo aprendo le porte ai ragazzi, quando sento alle spalle una voce: “Ci manda Pasquale, vogliamo farle una intervista”. Pasquale era il politico del CNOS-FAP con cui io collaboravo spesso. Quindi rispondo: “Accomodatevi”, aprendo l’ufficio. Vado ad aprire la persiana e mi sento dietro le spalle una voce forte: “Spicciati, siediti”. Io mi giro e mi sembrava che in mano avesse un microfono e rispondo: “Calma, calma…” Sempre con voce irritata dicono: “Siamo Brigate Rosse, siediti”. Vedo allora il silenziatore di una pistola. Sento freddo alla schiena, ma mi siedo.

Cominciano con la scritta sul muro, ma non riescono a terminare perché la bomboletta non funziona più. Allora mi attaccano il cartello usuale al collo: “CONTRO IL LAVORO NERO” e altro che non ricordo. Quindi il primo colpo di pistola all’inguine destro e la pistola si inceppa. Con un’altra pistola sparano al piede destro e poi alla gamba sinistra e la seconda pistola si inceppa anch’essa. Grido: “Basta, andatevene!”.

E così, non certamente perché l’ho detto io, se ne vanno! Chiamo la portineria e dico di chiudere tutti i cancelli … e poi con l’Economo e un insegnante di corsa al Policlinico… il resto è storia risaputa.

Secondo lei, perché decisero di sparare proprio a lei?

Probabilmente cercavano una persona della Direzione in un punto da cui sarebbe stato più facile uscire.

Infatti, terminato quanto avevano programmato, sono usciti dal laboratorio e, saltando il cancelletto che conduceva all’oratorio sono saliti nella macchina che li attendeva all’ingresso dello stesso, scomparendo nelle vie adiacenti.

È da notare che il cancello dell’oratorio era normalmente chiuso al mattino e solo quella mattina era stato aperto, per motivi di pulizia all’interno. Quindi sicuramente l’attentato era preparato da tempo ed essi attendevano il momento opportuno.

È vero che gli attentatori vennero inseguiti da ragazzi e professori?

Sì. Appena sono usciti dal laboratorio e si sono incamminati a passo veloce verso il cancelletto che divide l’istituto dall’oratorio, un gruppo di ragazzi ha tentato di inseguirli, ma di fronte alle pistole che i BR avevano spianato contro, si sono fermati e quindi le stesse hanno avuto il tempo di saltare il cancelletto.

Ha mai avuto modo di incontrare gli attentatori? Li ha perdonati?

Per il perdono, senz’altro! Una di loro, attraverso Padre Bachelet, mi ha inviato una lettera, che peraltro io non mi ritrovo più, in cui la BR riconosceva l’errore sociale e politico del gruppo e chiedeva il mio perdono.

Io gli ho risposto che il mio perdono era assicurato e l’ho invitata a continuare il suo percorso di ritorno alla società che le BR volevano sovvertire.

A distanza di 40 anni, è riuscito a vedere se da quel tragico episodio è venuto anche qualcosa di bene?

Il fatto che appena tornato dall’ospedale e rientrato in mezzo ai ragazzi, pur con le gambe ingessate, i ragazzi mi abbiano espresso la loro stima e amicizia in tanti modi, questo credo sia stato un momento positivo per i ragazzi stessi, in quanto con il loro comportamento nel tentativo di inseguirli e con la benevolenza poi verso di me hanno dimostrato il rifiuto verso queste forme di violenza.

Inoltre, dopo un anno circa una donna delle BR che non aveva partecipato all’evento, ma aveva contribuito a prepararlo, mi ha telefonato chiedendo perdono pur non avendo partecipato di persona. Nel colloquio telefonico anch’essa ha espresso in modo preciso il suo giudizio negativo del movimento terroristico e mi ha ringraziato per avere risposto e per quanto io gli ho detto in merito alla violenza e al mio perdono.

L’attentato avvenne a pochi giorni dalla festa di Maria Ausiliatrice. Secondo lei, è stata la Madonna a proteggerla?

Certamente! Ho sempre creduto che Qualcuno dall’alto in qualche modo sia intervenuto! Una bomboletta di vernice che non funziona, una prima pistola si inceppa, la seconda si inceppa anch’essa…. Cosa dovrei pensare?

Credo che per me era preparato un campo di lavoro in cui avrei potuto fornire le conoscenze, capacità, comportamenti per far sì che i giovani che avrei incontrato nella formazione professionale diventassero “ONESTI CITTADINI E BUONI CRISTIANI”.

Forse non ho fatto tutto quanto avrei dovuto fare per questo, ma ho fiducia che quel Qualcuno mi farà poi da avvocato quando mi presenterò di fronte alla Giustizia Divina. E per questo pregate per me.

Gian Francesco Romano

 

Museo Casa Don Bosco: “Casula. Interpretazioni” – Mostra temporanea dall’11 giugno

Da venerdì 11 giugno a domenica 1 agosto, Museo Casa Don Bosco ospiterà la mostra temporanea “Casula. Interpretazioni”, realizzata in collaborazione con Atelier Sirio.

«Dalla casula di taglio medievale ai tagli più contemporanei post conciliari, ispirate ad artisti di fama internazionale e realizzate sperimentando tecniche diverse».
(Massimiliano Sartirani, Atelier Sirio)

Dal 1995 Atelier Sirio si occupa della realizzazione artigianale di paramenti liturgici e del restauro conservativo di manufatti antichi. Due laboratori distinti: uno dedicato alla confezione attraverso un minuzioso lavoro di progettazione di scelta della materia prima; l’altro, coordinato da restauratori professionisti, risponde all’esigenza di tutelare il ricco patrimonio tessile.

Tutte le informazioni sulla mostra sono visionabili sul sito del Museo Casa Don Bosco alla pagina dedicata.

Castel de’ Britti, una casa per profughi eritrei

Su Avvenire è uscito un articolo che racconta l’esperienza di accoglienza e integrazione che si sta realizzando a Caste de’ Britti con una cordata di partner, tra i quali i Salesiani di quella casa.

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Una nuova comunità di accoglienza e integrazione sociale: è quanto sta realizzando a Castel de’ Britti la Cooperativa DoMani, assieme a numerosi partner: Arcidiocesi, Comunità di Sant’Egidio, Caritas Italia, Salesiani e associazione «Amici del Sidamo – in missione Onlus». Il progetto è denominato Casa Bereket, è inserito nella struttura dei Salesiani a Castel de’ Britti ed è destinato ad accogliere i ragazzi arrivati e che arriveranno in Italia attraverso i Corridoi umanitari, progetto nato nel 2017 da Comunità di Sant’Egidio, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Tavola Valdese, Cei-Caritas e Governo. «Verranno accolti 16 ragazzi eritrei in fuga dal loro Paese a causa della guerra, scoppiata in Etiopia, nella regione del Tigray – spiegano i responsabili della cooperativa -. Come in tutte le guerre molte persone soffrono e sono sempre i più fragili, gli ultimi, a perdere la possibilità di costruirsi un futuro.
Gestiremo la nuova comunità garantendo accoglienza e un percorso personalizzato di integrazione sociale per un anno, con servizi come l’insegnamento dell’italiano, l’inserimento scolastico, corsi di formazione, accompagnamento al lavoro, supporto socio-sanitario». «La nostra cooperativa in collaborazione coi partner si è recata in Etiopia, nei campi profughi – raccontano sempre i responsabili – per prevenire il traffico di esseri umani facilitato dall’emergenza della guerra e per garantire un ingresso legale e sicuro in Italia ai ragazzi, che sono arrivati a Castel dei Britti il 28 maggio. Quel giorno si è svolto un evento non aperto al pubblico per questioni di sicurezza legate alla quarantena dei beneficiari, ma si prevede prossimamente l’inaugurazione ufficiale».

Valdocco: i festeggiamenti per Maria Ausiliatrice 2021

“Ecco quello che dobbiamo fare noi nella festa di Maria Ausiliatrice: ripulire i nostri cuori con buone confessioni e offrirli, anzi attaccarli a Maria SS.ma, perché stiano sempre vicino a Gesù, e ciò ottenere con frequenti e fervorose Comunioni”.

Don Bosco

24 Maggio, Solennità di Maria Ausiliatrice, grande festa per l’intera Famiglia Salesiana e non solo. Nonostante il periodo di restrizioni, il cortile di Valdocco è stato animato per tutta la giornata da tanti fedeli e devoti che si sono recati ai piedi della statua dell’Ausiliatrice per offrire un saluto e una preghiera a Colei che “opera grazie e miracoli per l’alto potere che ha ricevuto dal suo Divin Figlio” (Don Bosco).

Già nella giornata di domenica 23 maggio, Solennità di Pentecoste e Vigilia della Festa, molte persone hanno voluto rendere omaggio all’Ausiliatrice, tra cui Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino, il quale a presieduto la S.Messa delle 18.30.

“Questa festa, che ogni anno ci vede riuniti ai piedi di Maria Ausiliatrice come Chiesa di Torino, comunità cristiana e civile della città, è per noi un grande momento di riconoscenza.
Riconosciamo quanto Maria compie a favore della Chiesa e dell’umanità con la sua presenza di Madre amorevole e ricca di tenerezza e bontà verso i suoi figli che Gesù le ha affidato dalla sua Croce.
Il Vangelo ci ha ricordato questo momento supremo della vita di Cristo e di Maria, sua madre. Gesù, prima di morire, affida Maria al discepolo prediletto, Giovanni, e affida Giovanni a Maria”.

(Estratto dall’Omelia di mons. Cesare Nosiglia per la Festa di Maria Ausiliatrice)

La giornata del 24 maggio è stata scandita dalle numerose Celebrazioni Eucaristiche che si sono tenute presso la Basilica di Maria Ausiliatrice di Valdocco, tra cui la S.Messa delle 9.30 presieduta dall’Ispettore ICP don Leonardo Mancini, il quale si è soffermato sul dono della speranza (così come anche il Rettor Maggiore ha chiesto nella Strenna 2021) in modo particolare per i bambini, i ragazzi e giovani: che possano guardare al futuro immaginando un progetto di vita che piaccia a Dio e Maria Santissima, capace di costruire il bene dei fratelli.

La festa odierna non può non farci domandare perché Maria abbia il titolo di “Aiuto dei cristiani“. Interroghiamo il Vangelo e scopriamo che Maria è una presenza amorevole, è stata presente nella vita di don Bosco e nella nostra vita oggi, è madre che genera, ha in braccio il bambin Gesù. In quanto madre, desidera esercitare la sua maternità. Sentinella del nuovo, collabora alla novità che viene nel mondo. Maria, da buona mamma, si accorge di ciò che manca e sollecita l’intervento di Gesù. È madre che aiuta ad orientarsi e spinge alla disponibilità assoluta. Ci incoraggia ad essere disponibili, indicandoci Gesù ma poi facendosi da parte.

Alle ore 18.30 del 24 maggio si è poi tenuta l’ultima Celebrazione Eucaristica della giornata, presieduta dal Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime per tutti i giovani del Movimento Giovanile Salesiano.

Infine, a conclusione dei festeggiamenti per l’Ausiliatrice, si è tenuto il Santo Rosario e l’affidamento a Maria fuori dalla Basilica e davanti alla statua, sempre da parte del Rettor Maggiore.

Sesto San Giovanni, Festa della scuola a colori

L’istituto salesiano di Sesto San Giovanni ha celebrato la festa della scuola in modo “diffuso”. Senza fare le cose “in grande”, come ha scritto il direttore dell’Opera, don Elio Cesari, si è fatta una festa diffusa durante tutto il mese.

“Il tema della Festa è quello rappresentato dalla grande immagine nel cortile del nostro Istituto che ritrae Giovannino Bosco sulla corda in mezzo ai suoi amici, e una scritta: “Qui con voi mi trovo bene”: don Bosco si è fatto provocare dalla realtà e dallo stare in mezzo ai giovani, guardandoli in profondità e cercando soluzioni sempre nuove anche nell’emergenza”, scrive nella lettera di presentazione don Elio.

Il culmine della festa è stata la Santa Messa di sabato 22 maggio, celebrata con alcuni studenti in presenza e tutti gli altri collegati.

 

Ispettoria Meridionale, a Caserta si ricorda il sacrificio di Falcone e la giornata della legalità

Dal sito dell’ispettoria Meridionale, il racconto della giornata della legalità organizzata dall’Istituto Salesiano “Sacro Cuore di Maria” di Caserta, dal comitato “Amici di Don Bosco” e dai ragazzi della comunità alloggio “Casa Pinardi” in ricordo del sacrificio del giudice Falcone.

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Il 23 Maggio del 1992 è stata una giornata che ha cambiato la storia politica, giuridica e sociale del nostro Paese. Da quel giorno, nonostante il dolore e la distruzione causati da una criminalità organizzata senza coscienza, il sentimento di rabbia della brava gente Italiana si è trasformato in energia per alimentare un cambiamento che non si è mai più fermato. Noi Salesiani, sui quattro pilastri della Legalità (uguaglianza, pace, giustizia e libertà) abbiamo consolidato il percorso tracciato da Don Bosco: anche quest’anno non potevamo sottrarci dal commemorare il sacrificio del Giudice Borsellino e degli uomini e donne che hanno sacrificato la loro vita per il bene dello Stato.

L’ Istituto Salesiano “Sacro Cuore di Maria” di Caserta, il comitato “Amici di Don Bosco” e i ragazzi della comunità alloggio “Casa Pinardi” in occasione di questa data hanno organizzato un bellissimo evento commemorativo dal titolo “SeminiAmo legalità: Palermo chiama, l’oratorio Salesiano di Caserta risponde”. La partecipazione di molti ragazzi, dai bambini delle elementari a quelli più grandi delle superiori, e il coordinamento degli animatori ha permesso di creare un momento unico sia di ricordo che di motivazione: Caserta e i suoi giovani non si piegano all’illegalità. L’obiettivo della Giornata, riprendendo il pensiero del Direttore dell’Oratorio don Giancarlo D’Ercole, è stato quello di “fare memoria”, non intendendola come semplice ricorrenza annuale, ma come fiamma accesa da quasi trent’anni che fa luce verso un nuovo futuro più giusto.

Sono stati tanti gli ospiti d’eccezione intervenuti nel corso della giornata. Il Comandante della Squadra Mobile di Caserta Angelo Barbato, in rappresentanza del Questore di Caserta, ha presentato alla manifestazione una volante per “scortare” simbolicamente i ragazzi e ragazze dell’Oratorio che per un giorno sono stati gli uomini e donne di legge e dello Stato uccisi dalla criminalità organizzata. Al termine di questo percorso a piedi, momento di grandissima umanità è stato l’arrivo all’Oratorio e l’incontro con Don Bosco personificato da un ragazzo dell’Istituto Salesiano. La giornata è proseguita con gli allievi della scuola secondaria che hanno esposto numerosi striscioni colorati preparati nei giorni precedenti con l’aiuto degli animatori: la frase “Non li avete uccisi perché le loro idee cammineranno sulle nostre gambe” ha saputo rendere pienamente il sentimento che si respirava durante il corso della manifestazione. Gli studenti delle classi superiori hanno dedicato “Siamo Capaci”, brano scritto da Roy Paci e Giuseppe Anastasi, cantando e suonando al folto pubblico di ospiti e personalità dello Stato. Il testo racchiude tutta la voglia di rivalsa e riscatto per dire no al sistema criminale, ovunque si trovi. Successivamente agli interventi del Comandante della Squadra Mobile, del Magistrato Raffaello Magi e del Giudice Giuseppe Zullo, c’è stata l’inaugurazione dell’“Angolo della Legalità” dove i bambini delle scuole elementari hanno piantato quattro arbusti a significato dei quattro pilastri della legalità: uguaglianza, pace, giustizia e libertà.

Il grande impegno di tutti gli operatori e degli animatori, la dedizione dei giovani dell’oratorio non ha lasciato indifferenti i presenti. Infatti il Magistrato dott. Raffaello Magi ha donato, come ricordo della giornata, una copia dell’interrogatorio al primo “pentito” della storia, Tommaso Buscetta ritornato dagli Stati Uniti: il documento scritto da Giovanni Falcone, all’epoca Giudice Istruttore, ha rappresentato l’inizio al nuovo corso intrapreso dai due Giudici. Il documento sarà permanentemente esposto in Oratorio affinché le giovani generazioni possano sempre fare memoria e riflettere sulle parole di Giovanni Falcone: «si può sempre fare qualcosa».

Fulvio Mastroianni

Avvenire – La Famiglia Salesiana e Torino invocano l’aiuto di Maria Ausiliatrice

Pubblichiamo l’articolo di Marina Lomunno su Avvenire per la festa di Maria Ausiliatrice, celebrata Torino alla presenza del Rettor Maggiore, don Angel Fernández Artime.

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Torino. Non solo per la famiglia salesiana, sparsa in 132 nazioni, ma anche per i torinesi la festa di Maria Ausiliatrice, giunta alla 153a edizione e che ogni anno raduna 20mila persone per la tradizionale processione per le vie di Valdocco, le strade percorse dal santo dei giovani, è un appuntamento fisso. Neppure le guerre mondiali hanno fermato l’uscita della Madonna dalla Basilica la sera del 24 maggio. Da due anni invece la pandemia ha costretto la statua a «fermarsi» nel cortile di Valdocco – accanto alle effigi di don Bosco e di mamma Margherita – «dove ogni pietra parla del nostro santo che cercava e accoglieva in questa casa i giovani più fragili», ha sottolineato il rettor maggiore dei salesiani, don Angel Fernández Artime, concludendo nel cortile della Basilica la novena nella serata di domenica scorsa. Ma la statua dell’Ausiliatrice transennata, l’obbligo delle mascherine, il cortile con sedie distanziate e gli ingressi in Basilica contingentati e controllati dal servizio d’ordine dei volontari, i collegamenti social tradotti in 5 lingue, grazie all’agenzia Info Salesiana che ha mandato in diretta le celebrazioni presiedute dall’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, e dal rettor maggiore, hanno – se è possibile – reso ancora più intensa la preghiera in un momento così difficile.

«Mai il cortile e la Basilica nei giorni della novena e della festa la cui vigilia, per una felice concomitanza, è coincisa con la solennità di Pentescoste, sono rimasti deserti: migliaia di famiglie, giovani, anziani, rispettando le regole sanitarie, sono venuti a pregare commossi, anche senza processione, la nostra Mamma, aiuto dei cristiani, che in un momento così incerto ci invita alla responsabilità gli uni verso gli altri e, con don Bosco, ricorda alla famiglia salesiana la priorità per l’educazione dei giovani che la pandemia sta mettendo a dura prova», ci dice don Guido Errico, rettore della Basilica, casa-madre dei salesiani. Molto partecipate le due liturgie centrali in Basilica: domenica la concelebrazione presieduta da Nosiglia che, con parole di supplica, ha voluto affidare a Maria Ausiliatrice l’arcidiocesi di Torino che nei prossimi giorni si riunisce per «l’assemblea diocesana che, sul tema della Chiesa in uscita, promuoverà un’ampia riflessione in vista di un forte impegno che dovrà investire tutte le nostre comunità ecclesiali, le famiglie e i giovani in prima persona».

E poi ieri pomeriggio, nel giorno della solennità, la Messa presieduta da don Artime, decimo successore di don Bosco, che ha evidenziato come la pandemia stia decimando i più poveri del mondo che non hanno accesso a cure e vaccini: «Dopo un anno, la malattia continua a colpire molte persone. E anche se in alcuni luoghi si comincia a vedere la luce alla fine del tunnel, in altri la situazione rimane ancora molto grave e pesante. Oggi come ieri a Lei, nostra Madre, aiuto nei momenti difficili, orientiamo il nostro sguardo e rivolgiamo la nostra preghiera affinché arrivi al Signore. E nella solennità di Maria Ausiliatrice abbiamo bisogno, forse più che in altri momenti, di rivolgerle il nostro sguardo, affinché guardandola e parlandole con il cuore possiamo sentire che ancora una volta Lei ci dice: “Perché avete paura, non sono qui io che sono vostra madre?”».