150° della nascita di Don Pietro Ricaldone, IV Successore di Don Bosco

Pubblichiamo dall’agenzia ANS il resoconto della giornata dedicata al 150° della nascita di Don Pietro Ricaldone, IV Successore di Don Bosco.

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(ANS – Mirabello Monferrato) – La fine di luglio 2020 ha visto celebrarsi diversi anniversari importanti: oltre al centenario della nascita di Don Egidio Viganò, VII Successore di Don Bosco alla guida della Congregazione Salesiana, in questi giorni è ricorso anche il 150° anniversario della nascita di Don Pietro Ricaldone, nato a Mirabello Monferrato il 27 luglio 1870, che fu Rettor Maggiore dal 1932 al 1951. Per l’occasione il paese natale di Don Ricaldone lo ha ricordato con due giornate di festeggiamenti, nei giorni 25-26 luglio.

“Conoscere, ricordare e riscoprire Don Pietro Ricaldone, illustre mirabellese, che con ingegno, umanità, tenacia e spiritualità ha lasciato un’impronta straordinaria in tutto il mondo”: questo è stato lo spirito con cui si sono svolte le manifestazioni solenni, celebrate sempre nel rispetto delle vigenti disposizioni di sicurezza anti-Covid-19.

Sabato 25 luglio ha avuto luogo l’inaugurazione della mostra “Don Pietro Ricaldone e l’opera salesiana, a Mirabello e nel mondo” presso la chiesa di San Sebastiano, un tempo luogo di culto dello storico Istituto Salesiano fondato da Don Bosco nel 1863. L’esposizione, che sarà visitabile anche nei prossimi fine-settimana, ripercorre la vita di Don Ricaldone, e non solo, attraverso documenti storici, curiosità e proiezioni. A seguire, presso la chiesa parrocchiale di San Vincenzo, è stato recitato il Rosario comunitario in ricordo di tutti i salesiani monferrini.

Particolarmente nutrito è stato il programma di domenica 26 luglio. Nel primo pomeriggio agli interessati è stato distribuito materiale informativo sul IV Successore di Don Bosco ed è stata data la possibilità di visitare i luoghi mirabellesi simbolo della “salesianità”: la casa natia di Don Ricaldone, il monumento a lui dedicato in piazza San Michele, la chiesa di San Sebastiano, la chiesetta campestre della Madonna della Neve, tanto cara a Don Bosco, e la casa di un allievo di Don Bosco.

Alle ore 15:30 si è svolto uno spettacolo di arte circense, animato da “Lello Clown” di “Passi di Vita Onlus”. Quindi alle 16:15 è iniziata la commemorazione ufficiale di Don Ricaldone, con gli interventi delle autorità civili e di diversi salesiani, tra cui il Superiore della Circoscrizione Speciale “Italia – Piemonte e Valle d’Aosta” (ICP), don Enrico Stasi.

Le celebrazioni si sono chiuse alle 17, con l’Eucaristia celebrata solenne presso la chiesa parrocchiale, presieduta dal vescovo emerito di Mondovì, mons. Luciano Pacomio.

“Luglio 2020 è il mese in cui Mirabello ricorda il 150° anniversario dalla nascita del suo più illustre cittadino, Don Pietro Ricaldone, nato il 27 luglio 1870 in via della Rovere (ora via Rogna). Ricordarlo significa anche ripercorrere un pezzo della nostra storia. La sua opera ha lasciato segni importanti in tutto il mondo, il suo nome echeggia ancora in molte città del mondo. Ha guidato per 20 anni, come Rettore Maggiore, la Congregazione Salesiana mostrando doti eccezionali di mente e di cuore. Ogni volta che, da Superiore, Don Pietro è tornato nel suo amato paese una folla gremita ha riempito la piazza di Mirabello. Anche l’inaugurazione del suo monumento nel 1956 fu un momento fortemente partecipato” ha riportato il comune di Mirabello Monferrato sulla sua pagina Facebook.

Dell’evento di quell’inaugurazione è disponibile un prezioso documento video, che venne trasmesso nei cinema di allora.

Don Pietro Ricaldone si distinse fin da piccolo per la sua indomabile vivacità che spinse i genitori a indirizzarlo all’istituto salesiano (prima ad Alassio e successivamente nella vicina Borgo San Martino).

Il giovane Pietro ebbe l’occasione di incontrare per la prima volta Don Bosco proprio a Borgo, nella sala verde. E proprio nell’anno in cui Don Bosco salì al cielo, Don Ricaldone entrava nella Congregazione Salesiana iniziando un percorso che lo portò, nel giro di pochi anni, a essere nominato Direttore del primo oratorio estivo di Siviglia. La sua presenza in Spagna ebbe un’eco straordinario. Le doti dimostrate dal giovane Don Ricaldone spinsero i Rettori Maggiori (Don Rua, Don Albera) ad incaricarlo come visitatore straordinario delle missioni in America Latina, Stati Uniti, Messico e in Estremo Oriente. In ognuno di questi viaggi passò gettando semi straordinari. Messo a capo delle scuole professionali, ne seppe dare un impulso straordinario, riqualificandole ad altissimi livelli.

Nel 1932, con voto unanime, fu eletto Rettore Maggiore: incarico che resse per quasi 20 anni con ingegno, spiritualità e umanità, portando avanti la crociata Missionaria, la crociata Catechistica e facendo crescere enormemente la congregazione salesiana. Durante il suo rettorato, la canonizzazione di Don Bosco e la beatificazione di Madre Mazzarello gli ispirarono l’audace impresa dell’ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice. Mente eletta, organizzatore instancabile, di San Giovanni Bosco affezionatissimo e solerte successore, morì a Torino il 25 novembre 1951 all’età di 81 anni

 

Salesiani Civitavecchia, “Cinemarena estate” aperto alla città

Pubblichiamo l’articolo di Civonline sul cinema all’aperto messo a disposizione della città di Civitavecchia dei salesiani.

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Il cortile dell’oratorio salesiano che si apre ancora di più alla città. La programmazione affidata all’esperienza e alla competenza di Claudio Storani, che già cura la stagione invernale del cinema Buonarroti. Al centro l’associazione CgsXXI, rinnovata e desiderosa di porsi al centro di un progetto culturale che rientra a pieno diritto, ed anzi è parte integrante, di quello pastorale. Perché il “Cinemarena estate” non è solo e semplicemente una proiezione di film all’aperto, ma vuole essere qualcosa di più, come ha spiegato il parroco della parrocchia Sacra Famiglia don Cesare Orfini che già da qualche anno aveva in mente un progetto simile, accelerato poi con l’emergenza Covid.

Tante le sale che non hanno riaperto dopo il lockdown: troppe le spese ed i problemi di carattere organizzativo. I salesiani, insieme a Storani, hanno deciso di fornire una risposta concreta, in termini culturali, non solo ai parrocchiani ma alla città. «D’altronde la storia e le strutture che abbiamo a disposizione – ha spiegato don Cesare – fanno sì che la nostra possa essere una voce significativa nel dialogo con le altre forze culturali della città e con le istituzioni». È nata così l’idea dell’arena ospitata nel cortile di via Buonarroti, con il patrocinio del Comune che ha messo a disposizione le sedie. La programmazione arriva fino a settembre, con spettacoli dal giovedì alla domenica, adatti a tutti i gusti, proprio per rappresentare un servizio culturale per la città. «Il teatro, così come il cinema – ha ricordato don Cesare – è uno strumento educativo cardine per i salesiani e vogliamo continuare su quella strada indicata da don Bosco. Puntiamo al cinema di qualità, con film che permettono un confronto, che lasciano un segno negli spettatori. Aver aperto il cortile, di sera, a tutti i cittadini è anche un “sacrificio” per la nostra comunità che mette a disposizione uno spazio di casa proprio per rispondere ad una esigenza culturale di tutta la città. Lo facciamo volentieri, garantendo ben 199 posti in piena sicurezza».

L’organizzazione degli spazi, creando una arena dal sapore familiare, è stata ripensata proprio per rispettare le normative imposte dall’emergenza Covid: e così si entra dall’ingresso del cinema Buonarroti e, attraverso un percorso obbligato, si arriva al botteghino e al proprio posto, con le sedie distanziate di 1,30 metri l’una dall’altra. L’uscita è invece dal cancello dall’oratorio. «Siamo soddisfatti della risposta finora avuta – ha concluso don Cesare – e soprattutto di aver contribuito ad animare le serate cittadine investendo in cultura, con lo stile e le modalità proprie dei salesiani». Il programma del weekend prevede giovedì alle 21,30 “La famiglia Addams”, venerdì “L’inganno perfetto”, sabato “Hammamet” e domenica “Figli”.

Visita a Sondrio del Rettor Maggiore, in occasione del centenario della nascita di Don Viganò

Pubblichiamo da ANS il resoconto della visita del Rettor Maggiore a Sondrio, in occasione dei centenario della nascita di don Egidio Viganò.

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(ANS – Sondrio) – A motivo dei 100 anni dalla nascita di Don Egidio Viganò, (1920 – 26 luglio – 2020) VII Successore di Don Bosco, Don Ángel Fernández Artime, attuale Rettor Maggiore, si è recato a Sondrio, città natale di Don Viganò, per rendergli omaggio.

La visita è iniziata ufficialmente nella giornata di sabato 25, con un saluto alla comunità salesiana sondriese. Nel fraterno incontro, alla presenza anche di don Giuliano Giacomazzi, Superiore dell’Ispettoria Italia Lombardo-Emiliana (ILE), il direttore della comunità salesiana di Sondrio, don Giacinto Panfilo, ha omaggiato Don Á.F. Artime con un calice commemorativo della visita.

Successivamente il Rettor Maggiore e i suoi accompagnatori – don Stefano Martoglio, Vicario del Rettor Maggiore, don Stefano Vanoli, Segretario del Consiglio Generale, e il sig. Hilario Seo, in rappresentanza del Dicastero per la Comunicazione Sociale – hanno visitato la chiesa salesiana, dove per l’occasione è stata esposta una foto che ritrae un giovanissimo Egidio Viganò con Don Filippo Rinaldi, II Successore di Don Bosco.

La giornata si è conclusa con una visita familiare alla comunità locale delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Gli atti centrali della visita, tuttavia, hanno avuto luogo ieri, domenica 26 luglio, giorno esatto del centenario.

Dopo una visita privata al cimitero di Sondrio, con soste e preghiere sulla tomba dei salesiani della comunità locale e su quella della famiglia Viganò, nel pomeriggio ha avuto luogo un ricordo pubblico del VII Successore di Don Bosco, presso Piazza Egidio Viganò. A quest’atto commemorativo civile hanno preso parte il vicesindaco di Sondrio, Lorenzo Grillo della Berta, il Prefetto, Salvatore Rosario Pasquariello, altri rappresentanti delle istituzioni locali, membri della Famiglia Salesiana e simpatizzanti dell’opera di Don Bosco.

Nella circostanza, oltre a deporre una corona di fiori ai piedi del busto che ritrae Don Viganò, è stato sottolineato soprattutto il legame che questi sempre mantenne con la sua terra, con le sue amate montagne, “con quelle radici che non vanno perse” come ha sottolineato Don Á.F. Artime.

Mons. Oscar Cantoni, vescovo di Como – la cui diocesi comprende anche tutta la provincia di Sondrio – ha infatti inviato un messaggio nel quale ha scritto: “Don Egidio ha portato nel suo ministero quelli che sono i tratti tipici della gente di Valtellina: fede profonda, generosità e grande laboriosità. Qui a Sondrio, nell’oratorio, ha mosso i primi passi ed ha ricevuto quegli insegnamenti che lo hanno accompagnato per tutta la vita”.

Mentre il vicesindaco Grillo della Berta ha messo in luce il legame di Sondrio con i salesiani, così come la gratitudine della città verso il carisma di Don Bosco. “I salesiani, Don Egidio Viganò e tutti coloro che proseguono la sua opera concorrono a rendere migliore questo nostro mondo così pieno di problemi e spesso così sordo alle esigenze più vere dell’essenza della vita” ha affermato.

A seguire, nel cortile dell’opera salesiana e nel rispetto delle misure di sicurezza imposte per contenere Covid-19, il Rettor Maggiore ha presieduto l’Eucaristia domenicale. Nell’omelia, traendo spunto dal Vangelo e dall’esempio della rete piena di ogni genere di pesci, il X Successore di Don Bosco ha osservato come Don Viganò, nel suo lungo servizio alla guida della Congregazione (dal 1977 al 1995) abbia saputo vagliare bene, nei difficili anni del post-concilio, le cose che erano da tenere e quelle che erano da lasciare; ha ricordato la grande intuizione del Progetto Africa; e ha sottolineato l’impegno di don Viganò perché i salesiani fossero uomini autentici https://www.infoans.org/sezioni-eventi/item/10897-italia-visita-a-sondrio-del-rettor-maggiore-in-occasione-del-centenario-della-nascita-di-don-viganonel rapporto con Dio e gli altri.

Oggi, lunedì 27 luglio, il Rettor Maggiore è impegnato nella visita al grande complesso dell’opera salesiana di Sesto San Giovanni, sempre nell’Ispettoria ILE.

Don Carlo De Ambrogio, aperta la causa di beatificazione

Aperta la causa di beatificazione per don Carlo De Ambrogio. Di seguito l’articolo di La Voce e il Tempo, domenica 26 luglio 2020.

Don Carlo De Ambrogio, aperta la causa

Il 22 luglio, in Arcivescovado, mons. Nosiglia ha presieduto l’apertura della causa di beatificazione di don Carlo De Ambrogio.

Carlo De Ambrogio nasce ad Arsiero (Vicenza) il 25 marzo 1921. Frequenta i Salesiani di don Bosco fin da bambino e presto matura la vocazione sacerdotale e religiosa. Si laurea in Lettere e Filosofia nel 1945 a Padova. Sacerdote dal 1947, per 10 anni svolge il ministero a Pordenone nel «Collegio Don Bosco» dove insegna e segue i ragazzi interni e dell’oratorio. Inoltre è impegnato nel servizio religioso dei giovani delle Forze Armate americane. I superiori ne notano il talento e lo destinano nel 1957 a Torino-Valdocco, Casa madre della Congregazione, come responsabile della rivista «Meridiano 12», erede delle «Letture cattoliche» pubblicate da don Bosco dal 1853. Per quindici anni vi profonde un grande impegno, anche come redattore di più rubriche.

Don Carlo ha inoltre la possibilità di viaggiare e conoscere culture diverse, in particolare visita le attività educative e missionarie salesiane in Iran, India, Thailandia, Corea, Giappone, Hong Kong, Filippine, Ceylon, Formosa, Macao. Nel 1969 a Calcutta incontra Madre Teresa. È un prete a tutto tondo con una predilezione verso giovani e verso i consacrati.

Afferma:

«Ogni anima è un mistero. Dio non si ripete mai: ogni persona è per lui come l’unica al mondo».

Testimoni del suo apostolato sono gli addetti alla portineria di Valdocco. Disponibile a tutte le ore, non manda mai via nessuno, non è raro che salti il pranzo o la cena per stare con i suoi penitenti. Trova il tempo di  tenere corsi serali per studenti universitari e collabora con la Sei pubblicando commenti dei Vangeli per i giovani. Cura una collana di libri tascabili dedicata al Nuovo Testamento che chiama «Magnifìcat»; scrive la collana «Conosci tua Madre». Lancia in quegli anni il messalino giornaliero «A Messa». Collabora con «il nostro tempo» ed è buon amico di mons. Carlo Chiavazza. Ma l’opera per cui don De Ambrogio è ricordato in particolare è il «Movimento Gioventù ardente mariana». A Valdocco, come figlio di Don Bosco, prega infinite volte nel santuario di Maria Ausiliatrice. Proprio davanti a quell’immagine nasce l’opera che porta la sua idea ovunque. La notte della vigilia della festa (24 maggio) del 1975 cinquemila ragazzi nel grande cortile, nonostante la pioggia, dicono il rosario, si confessarono e parteciparono alla Messa. Regista di tutto don Carlo che un mese prima aveva diffuso un volantino per annunciare la nascita del Movimento.

Del 1977 la prova più dura: i superiori lo invitano a lasciare la Congregazione per evitare ogni sovrapposizione. Ne soffre molto, ma procede. Don De Ambrogio è accolto dal cardinale arcivescovo di Napoli Corrado Ursi. Riprende a percorrere tutta Italia, anima Cenacoli Gam in parrocchie, istituti religiosi, ospizi, ospedali e caserme.

Don De Ambrogio muore il 7 novembre 1979 a 58 anni.

Comunicato dell’Ispettore dei Salesiani del Nord Est

Pubblichiamo il comunicato del superiore dell’Ispettoria del Nord Est, don Igino Biffi su quanto accaduto ieri a Gorizia, dove un ragazzo di 12 ha perso la vita durante l’attività estiva.

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I salesiani di Don Bosco del Nord Est Italia desiderano farsi vicini alla famiglia di Stefano, il ragazzo che ieri, 22 luglio, ha tragicamente perso la vita nel Parco Coronini a Gorizia.

Assicuriamo la nostra preghiera a papà Roberto, mamma Daniela e alla sorella Chiara: Maria Ausiliatrice doni loro la sua consolazione.

Preghiamo per Stefano: Don Bosco lo accolga in Paradiso e lo accompagni ad incontrare il volto di Dio.

Desideriamo anche ricordare i sacerdoti diocesani, i salesiani, tutti gli animatori e tutti i ragazzi delle attività estive di Gorizia. Per tutti chiediamo a Dio il dono di riuscire a condividere come comunità cristiana questo immenso dolore in quella prossimità che diventa speranza.

In preghiera.

don Igino Biffi

Cento anni dalla nascita di don Egidio Viganò, Sondrio in festa domenica 26 luglio

Pubblichiamo un articolo de Il settimanale della Diocesi di Como sui festeggiamenti che si svolgeranno domenica 26 luglio a Sondrio, in occasione del centesimo anniversario della nascita di don Egidio Viganò. A celebrare l’Eucaristia sarà don Àngel Fernàndez Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani.

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Domenica 26 luglio la famiglia salesiana di Sondrio si appresta a vivere una giornata di festa in memoria di don Egidio Viganò, settimo successore di don Bosco, nel centesimo anniversario della nascita e nel venticinquesimo anniversario di morte. Per sottolineare l’importanza di tale evento, con il quale si vuole fare viva memoria di una figura così significativa per la Congregazione salesiana e rendere grazie a Dio per il dono di don Viganò, sarà presente a Sondrio il rettor maggiore dei Salesiani, don Àngel Fernàndez Artime , decimo successore di don Bosco.

La giornata prevede due momenti pubblici a cui tutta la comunità sondriese è invitata. Alle17.15 la cerimonia civile con saluto delle Autorità e omaggio floreale al busto di don Egidio Viganò nella piazza a lui intitolata, quindi, alle 18, la Messa presieduta dal Rettor maggiore nel cortile dell’Istituto salesiano. In caso di maltempo, la celebrazione sarà
all’oratorio Sacro Cuore. In ottemperanza alle attuali disposizioni in materia di prevenzione covid-19, sarà fondamentale la collaborazione di tutti nel rispetto delle regole sul distanziamento fisico e delle indicazioni che verranno date dal servizio di accoglienza. Pur essendo all’aperto, sarà necessario essere dotati di mascherina.

Nato il 26 luglio 1920 a Sondrio, da genitori operai, don Egidio Viganò era l’ottavo di 10 figli – di cui altri due salesiani sacerdoti, Angelo, scomparso nel 2010, e Francesco, oggi nella comunità di Sesto San Giovanni -. È in casa che ricevette la prima, autentica testimonianza cristiana: «Papà e mamma avevano riservato il primo posto a Dio, non alle cose, non al lavoro, non al risparmio, non alla salute, non al guadagno», raccontò una volta don Angelo Viganò. Cresciuto all’oratorio salesiano di San Rocco, dove c’erano alcuni salesiani che avevano conosciuto direttamente don Bosco, frequentò l’aspirantato di Chiari e poi il noviziato di Montodine, diventando novizio poco più che sedicenne. La svolta decisiva e imprevista giunse al termine degli studi filosofici a Torino, quando apprese dai suoi superiori che la sua domanda di partire per le missioni era stata accettata, e che era destinato al Cile. Ma lui questa domanda non l’aveva mai presentata. Espresse le sue perplessità ai suoi superiori, ma gli venne richiesta la
disponibilità comunque. La sua risposta fu semplicemente: «Se voi mi mandate, vado». A Santiago del Cile, don Viganò realizzò la sua formazione teologica, quindi svolse il ruolo di direttore del Teologato, fu professore di Teologia dogmatica all’Università cattolica del Cile, partecipò al Concilio Vaticano II svolgendo un prezioso servizio come teologo perito delcardinale Raúl Silva Henríquez, che era professo salesiano. Fu nominato ispettore del Cile nel 1968 e consigliere generale per la formazione nel 1971, prima di essere eletto rettor maggiore sei anni più tardi. Un incarico che manterrà fino alla sua morte il 23 giugno 1995, per ben 18 anni.

 

 

Il vicepresidente della Camera, Ettore Rosato alle Opere Sociali Don Bosco: Il governo prenda a modello i Salesiani

Pubblichiamo l’articolo uscito su “Il Giorno” di Milano, firmato da Laura Lana, sulla visita  di Ettore Rosato, vicepresidente della Camera dei Deputati, alle Opere Sociali Don Bosco di Sesto San Giovanni.

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«Che il Governo prenda a modello i Salesiani, per programmare la riapertura delle scuole a settembre». A dichiararlo è stato l’onorevole Ettore Rosato, vicepresidente della Camera dei Deputati, che ieri ha visitato le Opere Sociali Don Bosco insieme all’onorevole Marco Di Maio e a don Giuliano Giacomazzi, Ispettore lombardo- emiliano dei Salesiani. «Ci auguriamo che la ministra passi da un istituto come questo per prendere spunto per tornare a far lezione. Il Paese si regge sulla scuola e la riapertura totale è indispensabile: la didattica a distanza non può essere sostitutiva. Siamo forse in ritardo: da febbraio bisognava iniziare i lavori – ha commentato Rosato -. Stiamo chiedendo a Miur e ministero dell’Interno di vietare che le scuole siano usate come seggi elettorali». Da Roma all’istituto di viale Matteotti, dove i parlamentari hanno visitato aule e laboratori e incontrato i dirigenti: don Luigi Mapelli, preside della secondaria di secondo grado “Ernesto Breda”, don Stefano Mascazzini, preside della secondaria di primo grado “Ercole Marelli”, e Francesco Cristinelli, direttore del centro di formazione professionale “Enrico Falck”.

«Qui è tutto pronto per riaprire, con distanziamento rispettato, regole ferree sull’organizzazione degli spazi, una nuova logistica che interessa tutta la filiera – ha sottolineato Di Maio -. Dopo la visita ai Salesiani di Forlì, volevamo confrontarci con una struttura di più grandi dimensioni in una città popolosa come Sesto». Quello di viale Matteotti è infatti il più grande istituto salesiano d’Europa con oltre 2.750 ragazzi. Solo nell’indirizzo tecnico, si registra un indice di occupazione del 72,21% in 90 giorni dal diploma. «Va un grande riconoscimento a tutta l’attività salesiana perché fa bene alle comunità e promuove esperienze virtuose. Il pubblico da solo non ce la farebbe – ha ammesso Rosato -. L’istituto dà valore al territorio non solo perché qui si apprendono nozioni ma perché si fa argine per quei ragazzi che, senza i Salesiani, non avrebbero occasioni di inserimento lavorativo e di aggregazione nella società». Educazione formale ma non solo, sottolinea anche don Elio Cesari, direttore dei Salesiani Sesto. «Si creano competenze, ma anche rapporti. Non abbiamo mai pensato che la nostra opera si fermasse ai cancelli dell’istituto. Stiamo nella società, abbiamo un’interazione forte con la comunità e le famiglie». Che, a settembre, potranno trovare un ambiente sicuro. «Le strutture sono già state preparate secondo le linee guida. Stiamo lavorando tutto il giorno, tutti i giorni – ha confessato don Cesari -. Adesso è importante la responsabilità di tutti i corpi. Il 14 settembre saranno 200 giorni che i ragazzi non entrano in classe: un anno completo a casa tra lockdown e vacanze. Pensiamo alle medie: stare insieme, giocare, il cosiddetto cortile è essenziale nella loro formazione di vita».

10.000 ore di lezione online alle spalle e “super” tecnologia video per il prossimo anno accademico allo IUSVE

Pubblichiamo il comunicato dello IUSVE sull’attività dell’Istituto universitario durante il periodo di lockdown.

(ANS – Venezia) – Quasi 10.000 ore di lezione on line (9.617), 1.171 esami, 243 tesi con 213 docenti coinvolti negli insegnamenti: i tre mesi di formazione a distanza per l’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (IUSVE), dal 21 febbraio al 31 maggio, hanno segnato un’attività molto intensa fatta di lezioni su Zoom e Meet, di podcast caricati per gli studenti su Cube Radio, ma anche laboratori online, discussioni di tesi e proclamazioni di fine percorso accademico. Si chiude così l’anno accademico 2019/2020 di IUSVE, che ha appena iniziato le prove tecniche per il prossimo autunno comprando alcune consolle di ripresa professionale che serviranno a rendere più accessibili le video lezioni anche agli studenti che dovranno rimanere a casa per rispettare le normative legate a Covid-19.

E non è tutto. Nell’anno accademico appena concluso lo IUSVE ha attivato 200 nuove borse di studio per gli studenti in difficoltà (calcolate sull’ISEE) che si sono dunque aggiunte a quelle già esistenti, ma esclusivamente basate sul merito. “Ce ne saranno altre 100 il prossimo anno accademico per i neo immatricolati – spiega don Nicola Giacopini direttore di IUSVE – in questo modo abbiamo voluto dare un segnale importante alle famiglie”. In relazione alle necessità del Covid-19 anche i colloqui di selezione e le procedure di immatricolazione sono stati fatti online. Un sistema che ha funzionato molto bene e che continuerà anche nei mesi estivi.

GESTIONE COVID PER L’ANNO ACCADEMICO IN ARRIVO (2020/2021)

Le lezioni a fine settembre ripartiranno con un numero ridotto di studenti in classe. Saranno in 25 massimo nelle aule da 100 per mantenere la distanza di sicurezza: gli studenti seguiranno le lezioni in parte nel campus in parte a casa nei monitor dei loro computer. La modalità di ripresa delle lezioni, tuttavia, sarà assolutamente innovativa e proprio in questi giorni l’università sta installando le nuove strumentazioni (la spesa è significativa ma l’obiettivo è la buona riuscita dell’interazione a distanza con i ragazzi).

IUSVE si è dotata infatti di consolle di ripresa professionale che posizionerà nelle aule delle lezioni. In questo modo ogni docente potrà tenere in modalità più dinamica. “Guardare lezioni di questo tipo da casa sarà un’esperienza completamente diversa rispetto alle riprese standard – spiega don Nicola Giacopini – rendendo la lezione più interessante e coinvolgente anche per chi seguirà da casa”.

Naturalmente anche le divisioni in gruppi e la frequenza non rimarranno stabili nelle settimane. “Si alterneranno – continua Giacopini – in modo che tutti possano seguire almeno qualche lezione in presenza di tutte le materie”. I laboratori invece saranno tutti in presenza, aumenterà però il numero di docenti.

Quando si partirà? In modo definitivo dal 21 settembre. Anche se la prima settimana sarà totalmente dedicata alle matricole che incontreranno i docenti, il direttore, le segreterie e che verranno accompagnati nel campus da degli studenti esperti che in una forma di tutoring mostreranno loro i nuovi spazi. “Abbiamo deciso di dedicare a loro tutto questo spazio perché abbiamo bisogno che si muovano agilmente nel campus quando partiremo con le lezioni – chiarisce Giacopini – gli scambi tra i gruppi dovranno essere efficienti senza creare assembramenti”.

LEZIONI IN LOCKDOWN

Finita la fase clou dell’emergenza è il tempo delle valutazioni. I numeri raccontano una copertura totale dei corsi con 145 insegnamenti per Comunicazione (5330 ore), 75 per Pedagogia (2162 ore) e 57 per Psicologia (1817 ore) tenuti on line per un totale di 281 corsi.

“La nostra emittente radiofonica universitaria ha offerto il suo supporto alla famiglia accademica dello IUSVE sotto la supervisione del docente che si è occupato delle interazioni digitali, il professor Luca Chiavegato – spiega Marco Sanavio, direttore di Cube Radio – abbiamo sperimentato il podcasting audio come elemento di supporto alla didattica ospitando anche alcune attività extracurricolari che hanno completato la ricchezza dell’offerta formativa”.

“Riuscire ad essere efficaci nella didattica a distanza non è stata impresa facile, è stato un lavoro di squadra – spiega invece Giovanna Bandiera, direttore del Dipartimento di Comunicazione di IUSVE – I docenti più tecnologici hanno messo a disposizione le loro competenze. Si sono create sessioni di consulenza online e incontri continui per aggiornarsi su nuovi software e strumenti didattici. La risposta dai ragazzi è stata molto positiva personalmente però non vedo l’ora di poter tornare in aula per riprendere il dialogo e il confronto di persona con gli studenti ed incontrare collaboratori e docenti, che certo non ha lo stesso effetto, gusto e piacere di vedersi e parlarsi attraverso uno schermo”.

“L’esperienza sicuramente spingerà ad un maggiore utilizzo degli strumenti digitali che offrono opportunità e potenzialità – dice Lorenzo Biagi, Direttore del Dipartimento di Pedagogia – certamente un corso di pedagogia non può restare fuori dal mondo digitale, tuttavia, siamo consapevoli dall’esperienza Covid-19 che il digitale non sostituirà il confronto e il dibattito, non sarà mai sostitutivo della relazione educativa, del laboratorio critico che la lezione anima. Le lezioni sono per i ragazzi dei momenti di crescita democratica e di partecipazione civile”.

Oratori senza frontiere! – L’animazione al tempo della fase 3

Da un’idea della Cooperativa Sociale ET, in collaborazione con la Pastorale Giovanile Salesiana del Piemonte e Valle d’Aosta e l’Ufficio di Comunicazione Sociale:

Oratori senza frontiere!

Il primo gioco online nella fase 3 che vede sfidarsi due oratori con sfide semplici e di sicuro divertimento! 50 muniti di giochi e sfide in modalità social.

L’appuntamento è previsto per mercoledì 22 luglio 2020 alle ore 10.30 in diretta streaming sui canali social della cooperativa sociale E.T @cooperativasocialeet, della Pastorale Giovanile @mgspiemontevalledaostaelituania e in diretta TV su Rete 7 (canale 12 del digitale terrestre).

Gli oratori saranno rappresentati per categorie di fascia, dalla prima elementare alle 3 media con animatore e aiuto animatore! 10 prove da superare per vincere l’ambito titolo e per lanciare la sfida ad un altro oratorio!

Chi sarà il più veloce? Chi il più abile?

In questa sfida: l’Oratorio Salesiano Michele Rua di Torino e l’Oratorio Salesiano Rebaudengo.

Conduce Egidio Carlomagno.

A Mirabello Monferrato (AL) per celebrare i 150 anni dalla nascita di don Pietro Ricaldone

A Mirabello Monferrato, in provincia di Alessandria (Piemonte), fervono i preparativi dei festeggiamenti per il 150esimo anniversario dalla nascita di Don Pietro Ricaldone, IV successore di Don Bosco. Gli appuntamenti per celebrare la ricorrenza sono previsti il 25 e il 26 luglio 2020. Si riporta di seguito il Comunicato Stampa gentilmente fornito alla nostra Redazione.

Il 25-26 luglio a Mirabello Monferrato per celebrare i 150 anni dalla nascita di don Pietro Ricaldone

La lunga pausa forzata non ha cancellato i buoni propositi di celebrare al meglio la ricorrenza dei 150 anni della nascita di don Pietro Ricaldone, e cosi Mirabello si appresta a riprendere il discorso bruscamente interrotto a marzo con l’insorgere della pandemia.

Comune e Parrocchia – con il prezioso supporto del comitato organizzativo costituito allo scopo – non hanno voluto rinunciare a onorare il salesiano quarto successore di don Bosco nato a Mirabello il 27 luglio 1870, programmando un momento celebrativo semplice ma significativo.

L’evento avrà ufficialmente inizio alle ore 16 di sabato 25 luglio, con l’inaugurazione della mostra dal titolo “Don Pietro Ricaldone e l’opera salesiana a Mirabello e nel Mondo” all’interno della chiesa di San Sebastiano (un tempo luogo di culto dello storico Collegio Salesiano fondato da don Bosco nel 1863). L’esposizione, che sarà visitabile anche nei fine settimana seguenti, ripercorre la vita di don Pietro e non solo attraverso documenti storici, curiosità e proiezioni .

Alle ore 21 di sabato presso la chiesa Parrocchiale di San Vincenzo sarà recitato un rosario a ricordo di tutti i salesiani monferrini. Particolarmente nutrito il programma di domenica 26 luglio.

A partire dalle ore 15 è prevista l’accoglienza dei presenti con la distribuzione di materiale informativo e la possibilità di visitare i luoghi mirabellesi simbolo della salesianità: la casa natia di don Pietro Ricaldone, il monumento a lui dedicato in piazza San Michele, la chiesa di San Sebastiano, la chiesetta campestre della Madonna della Neve tanto cara a Don Bosco e la casa di un allievo di don Bosco.

Alle ore 15,30 seguirà lo spettacolo di arte circense con Lello Clown di “Passi di Vita Onlus” e la sua valigia, quindi alle 16.15 è prevista la commemorazione ufficiale di don Pietro Ricaldone con gli interventi delle autorità civili e dei superiori salesiani presenti. Chiuderà alle ore 17 la celebrazione solenne presso la chiesa parrocchiale, presieduta dal vescovo emerito Luciano Pacomio.

Distintosi fin da piccolo per la sua indomabile vivacità che spinse i genitori a indirizzarlo al collegio salesiano (prima ad Alassio e successivamente nella vicina Borgo San Martino), il giovane Pietro ebbe l’occasione di incontrare per la prima volta don Bosco proprio a Borgo, nella sala verde. E proprio nell’anno in cui don Bosco saliva al cielo, don Pietro Ricaldone entrava nella congregazione salesiana iniziando un percorso che lo portò, nel giro di pochi anni, a essere nominato direttore del primo oratorio estivo di Siviglia. La sua presenza in Spagna ebbe un eco straordinario. Le doti dimostrate dal giovane don Pietro spinsero i Rettori Maggiori (don Rua, don Albera) a incaricarlo come visitatore straordinario delle missioni in America Latina, Stati Uniti, Messico e in Estremo Oriente. In ognuno di questi viaggi passo seminando semi straordinari. Messo a capo delle scuole professionali, ne seppe dare un impulso straordinario riqualificandole ad altissimi livelli.

Nel 1932, con voto unanime, fu eletto Rettore Maggiore: incarico che resse per quasi 20 anni con ingegno, spiritualità e umanità, portando avanti la crociata Missionaria, la crociata Catechistica e facendo crescere enormemente la congregazione salesiana. Durante il suo rettorato, la canonizzazione di don Bosco e la beatificazione di Madre Mazzarello gli ispirarono l’audace impresa dell’ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice. Mente eletta, organizzatore instancabile, di San Giovanni Bosco affezionatissimo e solerte successore, morì a Torino il 25 novembre 1951 all’età di 81 anni.