“Dare di più a chi ha avuto di meno” – Conclusione di progetto per Salesiani per il Sociale

Pubblichiamo l’articolo dell’evento finale del progetto “Dare di più a chi ha avuto di meno”, un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile di Salesiani per il Sociale.

***

Dare di più a chi ha avuto di meno”, un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, dopo quasi quattro anni dal suo avvio è giunto al termine. I risultati sono stati presentati il 1° giugno, a Roma, nel teatro della Casa salesiana del Borgo Ragazzi Don Bosco.

Il progetto si è svolto in 14 territori della Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio, Liguria e Marche, caratterizzati da situazioni di dispersione, abbandono scolastico, di deprivazione culturale e di povertà.
L’obiettivo specifico nell’intervento diretto con gli adolescenti è stato quello di contrastare la povertà educativa e le disuguaglianze sociali aumentando in loro il senso di cittadinanza, la conoscenza dei propri diritti e doveri e migliorando la loro fruizione di servizi e opportunità educative. Si è lavorato anche coinvolgendo docenti per la loro formazione e genitori, con laboratori per e con le famiglie.

Andrea Sebastiani, direttore di Salesiani per il sociale ha sottolineato quanto sia importante creare sempre interventi sia individuali che di gruppo, con i pari e con le famiglie dei ragazzi poiché la povertà è stata analizzata come disuguaglianza. «Il lavoro sociale ed educativo ha senso se facciamo crescere la speranza nel cuore dei ragazzi, considerando che non tutti partiamo con le stesse capacità per cui dobbiamo mettere tutti nelle condizioni di fare qualcosa di buono nella vita».

Roberto Maurizio, responsabile scientifico del progetto, ci ha raccontato della bellezza di collaborato con le scuole e di aver creato con loro percorsi individuali per i ragazzi affinché loro facessero percorsi di consapevolezza sui desideri del futuro. «Da soli non si può ridurre la povertà educativa, ma è un lavoro che va fatto in sinergia. Non si può lavorare per le persone ma con le persone perché affrontare la povertà dei ragazzi vuol dire affrontare le povertà delle famiglie».

Nelle vicende del Covid i nostri educatori sono diventati operatori di resilienze. Il periodo pre-post-covid lo abbiamo subito ma allo stesso tempo gli educatori hanno agito e accompagnato i ragazzi nel processo di transizione. Ledo Prato – segretario Ass. Mecenate 90 ci ha accompagnati nella scoperta delle 10 virtù professionali e negli elementi di qualità degli interventi educativi:
L’amore, il rispetto, l’empatica, l’ascolto, la comprensione, la tenerezza, la pazienza, l’ospitalità e ancora la fiducia e la speranza.

Silvia Magistrali, dell’Istituto italiano di valutazione ci ha invece portato un’analisi di progetto più analitica. Sono circa 3 mila i ragazzi adolescenti su cui si è lavorato grazie a circa 1200 insegnanti e 1300 genitori di cui circa la metà presentava un profilo di fragilità e sono stati coinvolti circa 460 enti/organi di natura pubblica. È stato curioso osservare che il 20% dei 3 mila ragazzi coinvolti ha partecipato alle attività sia dentro che fuori la scuola.

Anna Maria Serafini, coordinatrice italiana del Piano Child Guarantee ci ha parlato delle misure a sostegno della famiglia e i fondi per le politiche sociali. Nel corso dell’emergenza sanitaria da COVID-19 sono state incrementate le risorse dei Fondi sociali, fra le altre quelle del Fondo politiche per la famiglia con la finalità di rafforzare il sistema di interventi e servizi territoriali dedicati alla famiglia e ai minori e di come però questi fondi possano, ed in questo caso siano stati frutto di grandi sogni ma soprattutto storie concrete.

Don Francesco Preite, presidente di Salesiani per il sociale conclude: «Il processo attivato che ha portato a costruire la comunità educativa, fatta di Oratori, Associazioni, Scuole, attorno all’adolescente è un ottimo risultato di progetto ed è l’unica strada percorribile capace di abbattere le diseguaglianze. Ora non si deve né tornare indietro, né arrendersi! Sappiamo che non sarà facile combattere la povertà educativa e le crescenti diseguaglianze senza risorse adeguate, ma dobbiamo insistere nel coltivare il sogno di trasformare i lupi in agnelli, nel trovare il punto accessibile al bene, nel dare insieme presente e futuro ai ragazzi. Rafforzare i centri educativi diurni per minori ed attivare processi innovativi per aiutare i giovani neet, sono due obiettivi da perseguire nell’immediato futuro perché questo bellissimo lavoro fatto da educatori, animatori, assistenti sociali, docenti, Incaricati di Oratori, dirigenti scolastici possa continuare».

Ucraina, il coordinamento dell’accoglienza dei Salesiani in Italia

Venerdì 18 marzo, al Centro Nazionale delle opere salesiane di via Giacomo Costamagna Roma, i Salesiani d’Italia hanno fatto il punto sul coinvolgimento salesiano per l’emergenza Ucraina. Erano presenti gli incaricati della pastorale giovanile, i coordinatori degli uffici nazionali, l’ispettore delegato per l’Emarginazione e disagio, don Stefano Aspettati, il presidente del CNOS, don Roberto Dal Molin e il presidente di Salesiani per il Sociale, don Francesco Preite.

Ciascuna delle sei Ispettorie italiane ha nominato un incaricato per l’emergenza Ucraina per il coordinamento di tutte le azioni sul territorio e che farà da collegamento con il tavolo nazionale. Salesiani per il Sociale coordinerà invece l’accoglienza nel nostro Paese dei profughi ucraini: ci sono già circa quaranta case salesiane che stanno accogliendo i profughi e si sta mappando la disponibilità di altre. Circa un migliaio di famiglie delle nostre reti ha dato disponibilità per accogliere nuclei familiari. L’accoglienza è gestita in accordo con gli enti locali e la prefettura per un’azione caritatevole che sia coordinata con le istituzioni.

Salesiani per il Sociale ha avviato una campagna di raccolta fondi per sostenere l’accoglienza e per fare da raccordo per tutte le donazioni che arriveranno in questa direzione.

Tramite il CNOS Fap e il CNOS scuola si sta muovendo la rete dell’accoglienza sia per i lavoratori, con aziende che hanno già dato disponibilità all’assunzione di personale ucraino, sia per far tornare i ragazzi sui banchi di scuola. Sono in corso incontri per definire il quadro corretto di procedura.

I Salesiani Cooperatori, in comunione con l’invito del Papa e del Rettor Maggiore, ogni domenica sera pregano il Santo Rosario per la pace online, aperto a tutti coloro i quali vogliono unirsi in preghiera (1000 i collegati).

Siamo in collegamento con i salesiani ucraini, polacchi, slovacchi, moldavi e rumeni che stanno accogliendo migliaia di profughi in  accordo con le organizzazioni non governative europee salesiane e la Sede Centrale della Congregazione.

Come Salesiani in Italia, ringraziamo di cuore tutti coloro che sin dal primo momento hanno mostrato una grande generosità e una attenta sensibilità verso chi sta vivendo la difficoltà e il dolore della guerra con donazioni e disponibilità all’accoglienza.

Guerra in Ucraina, la mobilitazione dell’Italia Salesiana

I Salesiani in Italia hanno messo in campo una serie di iniziative per sostenere le comunità salesiane presenti in Ucraina e la popolazione colpite dalla guerra.

SALESIANI PER IL SOCIALE

Oltre all’invio di fondi un altro modo di aiutare i nostri fratelli ucraini è quello di accogliere i profughi (giovani e famiglie) e gli ispettori hanno chiesto a Salesiani per il Sociale di coordinare tale attività.
Si tratta di dare la disponibilità per ospitare famiglie o giovani presso le nostre case o presso famiglie legate alle nostre opere.
Come vi immaginate, ospitare un profugo implica, oltre al vitto e all’alloggio, anche una disponibilità di tempo di accompagnamento e di attività che li facciano “sentire a casa”. Salesiani per il Sociale, attraverso le donazioni sul conto corrente dedicato, offrirà un sostegno economico a coloro che ospiteranno. Le donazioni per sostenere l’accoglienza dei profughi in Italia vanno intestate a:

iban: IT59J0200803284000106277537
causale: Emergenza Ucraina

Salesiani per il Sociale è anche in contatto con il Viminale, la Farnesina e la rete del Terzo Settore per verificare le indicazioni operative e le possibilità di sostegno all’accoglienza.

CIRCOSCRIZIONE PIEMONTE E VALLE D’AOSTA

I Salesiani in Piemonte si stanno organizzando per l’accoglienza dei profughi e per una raccolta di fondi da destinare direttamente in Ucraina:
CIRCOSCRIZIONE “MARIA AUSILIATRICE” PIEMONTE E VALLE D’AOSTA
IBAN: IT80B0306909606100000115761
causale: Offerta per Ucraina

ISPETTORIA LOMBARDO EMILIANA

Oltre all’accoglienza dei profughi, l’ispettoria tramite la Fondazione Opera Don Bosco ha indicato tre conti corrente per la raccolta di fondi:

Credito Valtellinese: IT29 H052 1601 6140 0000 0011 725
Banca Popolare di Sondrio: IT26 L056 9611 0000 0000 6516 X17
Banco BPM: IT92 L050 3401 6260 0000 0012 345

ISPETTORIA ITALIA NORD EST

La INE si sta organizzando su due filoni: raccolta di generi alimentari e alcuni beni di prima necessità che sta coordinando direttamente l’ispettoria; poi la raccolta fondi chiedendo a parrocchie, scuole e oratori di promuovere per il tempo della Quaresima delle questue legate al digiuno e alla solidarietà.

CONTO CORRENTE BANCARIO PRO MISSIONI
INTESTATO A ISPETTORIA SALESIANA SAN MARCO
IBAN IT47R0503402077000000005102
CAUSALE: aiuto per l’Ucraina 

ISPETTORIA SICILIA

La Sicilia ha accolto 26 profughi ed è pronta ad accoglierne altri. Nel frattempo, per la raccolta di fondi, indica come conto corrente quello dei Salesiani ucraini nella banca di appoggio in Polonia:

TOWARZYSTWO SALEZJANSKIE 
DOM ZAKONNY, ul. Sw. JANA 3, 37-700 PRZEMYSL, POLAND;
Name and address of bank:  BANK PEKAO S.A.
I O / PRZEMYSL – MICKIEWICZA 6
37-700 PRZEMYSL, POLAND

numero conto: PL 85 1240 2568 1978 0010 2901 1190
SWIFT: PKO PPL PW

CIRCOSCRIZIONE ITALIA CENTRALE

L’Ispettoria dell’Italia Centrale, tramite il suo ispettore don Stefano Aspettati, invita a raccogliere quanto si potrà attraverso le iniziative legate alla Quaresima di solidarietà di questo anno e destinarlo alle necessità dell’est Europa. Contemporaneamente invitiamo ogni oratorio, centro giovanile, scuola e CFP e gli altri ambienti educativi, ad attivarsi con i giovani per delle raccolte straordinarie attraverso le modalità che riterranno opportune. Ciascuna casa, poi, è stata invitata ad aderire alla raccolta di disponibilità per l’accoglienza dei profughi attivata da Salesiani per il Sociale. Per le donazioni in denaro, oltre al conto corrente dell’Ispettoria, si può utilizzare anche questo conto corrente quello dei Salesiani ucraini nella banca di appoggio in Polonia:

TOWARZYSTWO SALEZJANSKIE 
DOM ZAKONNY, ul. Sw. JANA 3, 37-700 PRZEMYSL, POLAND;
Name and address of bank:  BANK PEKAO S.A.
I O / PRZEMYSL – MICKIEWICZA 6
37-700 PRZEMYSL, POLAND

numero conto: PL 85 1240 2568 1978 0010 2901 1190
SWIFT: PKO PPL PW

ISPETTORIA ITALIA MERIDIONALE

L’ispettore, don Angelo Santorsola, ha scritto una lettera nella quale indica alcune azioni da portare avanti durante il periodo della Quaresima. “Facciamo nostro lappello di papa Francesco e coinvolgiamo le Comunità Educativo Pastorali e tutti i giovani nella richiesta di digiunare per la Pace il mercoledì delle ceneri. Intensifichiamo la preghiera nelle nostre comunità e nelle nostre opere: le Sante Messe, i rosari, le veglie e le adorazioni abbiano unintenzione speciale ed esplicita a favore del la situazione del popolo ucraino e a favore della Pace nel mondo”. Ciascuna Opera, per la raccolta di beni materiali, è chiamata a collaborare con le associazioni del territorio di appartenenza. Per la raccolta fondi, invece, è stato aperto un conto corrente dove versare i contributi entro il 31 marzo: 

ISPETTORIA SALESIANA MERIDIONALE
INTESA SAN PAOLO
IBAN IT1200306909606100000105505
Causale: Emergenza Ucraina

 

 

 

 

 

 

 

DIRE – Dagli Stati Uniti fondi al progetto Vis che offre lavoro e studio a giovani migranti

Dall’agenzia di stampa DIRE.

***

ROMA – “Nei primi mesi della pandemia di Covid-19 l’Italia è stata messa sotto un’incredibile pressione, d’altronde nessuno era pronto. Per questo, forti di una lunga amicizia, gli Stati Uniti hanno stanziato 50 milioni di euro. Si tratta del primo fondo di queste dimensioni dai tempi del Piano Marshall, nel dopoguerra, e siamo felici che una parte sia stata impiegata anche dai salesiani, con cui già lavoriamo in tanti paesi del mondo”. Lo dichiara all’agenzia Dire Daniel Ross, consigliere per gli Affari economici dell’Ambasciata americana in Italia a pochi giorni dalla conclusione di ‘Salesian Solidarity with Italy: the Emergency Response to Covid-19’.

Il progetto, finanziato con parte dei fondi stanziati dall’agenzia americana per la cooperazione allo sviluppo (Usaid) – ha permesso di intervenire in 16 Regioni italiane da parte di Vis – Volontariato internazionale per lo sviluppo, Salesiani per il Sociale, Cnos Fap e al partner statunitense Salesian Missions.
In particolare, attraverso Don Bosco2000, il presidio Vis in Sicilia e parte della rete di Salesiani per il Sociale sono intervenuti per sostenere 10 giovani migranti di circa vent’anni provenienti da Gambia, Egitto, Senegal, Niger e Algeria.

In una fase in cui la pandemia ha complicato la vita quotidiana di tante persone, causando la perdita del lavoro o l’interruzione degli studi, per i migranti di recente arrivo spesso è stata anche più dura. In Sicilia, grazie ai volontari del Vis, i dieci giovani coinvolti nel progetto hanno potuto invece iniziare un percorso di orientamento alla formazione e al lavoro, grazie al quale due di loro hanno trovato un’occupazione, altri tre hanno continuato a studiare, mentre uno ha optato per i Rimpatri Volontari Assistiti in quanto intenzionato a tornare nel suo Paese.

Gli Stati Uniti- prosegue il rappresentante diplomatico- sono soliti assistere l’Italia in caso di disastri naturali, come alluvioni o terremoti, ma un fondo di tale dimensioni non si registrava dagli anni Cinquanta. Bene che una parte dei fondi sia stata gestita da organizzazioni come i salesiani e il Vis, che hanno le infrastrutture sul terreno”.
Quanto a stanziamenti analoghi, “assolutamente no”, replica Daniel Ross, “e per fortuna aggiungerei: nel 2020 c’è stata un’emergenza. Ma l’Italia è e resta un paese avanzato, le sue autorità sono riuscite a controllare la pandemia, quindi continueremo a cooperare con l’Italia nei vari paesi del mondo per fornire aiuti di base, attraverso le organizzazioni internazionale e le ong”.

Nico Lotta, presidente del Vis, sempre alla Dire ha aggiunto: “Grazie al progetto finanziato da Usaid e insieme ai nostri partner salesiani, abbiamo potuto orientare i nostri sforzi sull’Italia. In questi mesi la diffusione del virus per fortuna si è ridotta, ma non le conseguenze educative, sociali ed economiche della pandemia sulle fasce di popolazione più vulnerabili. Dal punto di vista della cooperazione- dice ancora Lotta- credo sia molto significativo il fatto che l’Italia sia diventata un Paese beneficiario di aiuti internazionali: ci fa riflettere sull’importanza di una solidarietà capace di andare al di là di categorie o etichette. Come ci ricorda papa Francesco, ‘nessuno si salva da solo, ci si può salvare unicamente insieme’”.

Pandemia anno terzo, come dare speranza ai giovani: intervista a don Domenico Ricca

Da La Voce e il Tempo, intervista di Marina Lomunno a don Domenico Ricca, cappellano dell’Istituto penale per minorenni «Ferrante Aporti» di Torino sul tema delle fragilità giovanili alla luce della pandemia.

***

Don Domenico Ricca, salesiano, sacerdote dal 1975, dal 1978 è cappellano dell’Istituto penale per minorenni «Ferrante Aporti» di Torino. Ha ricoperto per la sua congregazione numerosi incarichi nazionali e regionali a favore dei ragazzi più fragili. Presidente dell’associazione «Amici di don Bosco» onlus che si occupa di adozioni internazionali, è anche consigliere ecclesiastico delle Acli della Provincia di Torino.

Don Ricca, lei ha dedicato tutta la sua vita di prete ai giovani più deboli secondo il carisma salesiano «diamo di più ai giovani che hanno avuto di meno». La pandemia ha svelato fragilità nuove anche nei giovani più «fortunati» e da più parti si afferma che saranno le nuove generazioni a pagarne il prezzo più alto. Dal suo osservatorio condivide questa analisi?

Se c’è una categoria di persone su cui non si dovrebbe mai generalizzare sono proprio i giovani: solitamente siamo noi adulti dediti a quest’arte, perché li conosciamo troppo poco, è troppa la distanza di anni fra noi e loro, e così ci affidiamo agli analisti del mestiere. Mi piace partire da alcune testimonianze dirette, colte sul campo, che ho letto in questi mesi sui giornali. «Ho 12 anni, mi vaccino perché sono stufo della Dad e non voglio fare tamponi su tamponi»; «La rinuncia più grande nel periodo del Covid forse è lo sport. Pratico basket e nuoto e non sono riuscito a fare nulla per quasi due anni. Spero di rifarmi adesso. Per non restare troppo fermo ho fatto ginnastica con papà a casa. Esercizi a corpo libero, papà mi dice come si faceva una volta in palestra. Era l’unico modo per muovermi un po’». E altri giovanissimi: «Ci vacciniamo per tornare a stare con gli amici».

Mostrano fieri il cerotto sul braccio: sono giovani e adolescenti che non pensano solo alla vacanza in libertà. Scelgono il vaccino per ritrovare la normalità, rientrare in classe e superare l’incubo della Dad, riprendere le attività sportive, ma anche per tornare a vivere in sicurezza l’università o il lavoro. Tra i ventenni, c’è anche la spinta ad ottenere il Green pass per i concerti e per «uscire con gli amici e feste». Ma non solo: «Paola guarda il cerotto sul braccio e si rivolge a mamma: ‘Quando torneremo a trovare nonna, finalmente potrò abbracciarla?».

I «suoi» giovani al Ferrante Aporti sperimentano la reclusione, la sottrazione della libertà e fondamentale, nel percorso di riabilitazione, è l’incontro con adulti significativi che rimotivino a ripartire. In questi due anni anche i giovani «liberi» in qualche modo hanno vissuto «ristretti» non potendo andare a scuola in presenza, frequentare gli amici, fare sport ecc. Secondo lei il mondo degli adulti (genitori, educatori, insegnanti, politici…) cosa deve fare per aiutare ragazzi e le ragazze a guardare oltre il Covid che ci ha gettato in un clima di pessimismo e progettare il futuro?

Qui il tema rimanda a quale tipo di comunicazione va innestata tra gli adulti e i giovani. Noi adulti siamo ancora troppo legati alla comunicazione verbale fatta di buone parole, piena di «mi raccomando». Ma forse non è giunto il tempo di avviare segnali e possibili percorsi di incontro? Perché tutti sperimentiamo la ricchezza di un incontro prolungato, senza fretta, non guardando l’orologio ma trasmettendo la vera sensazione di essere lì solo per loro. Occorre condivisione di esperienze: ci abbiamo provato un po’ nel tempo del lockdown, ma poi la Dad per i ragazzi, il lavoro in remoto per gli adulti hanno di nuovo ridotto le possibilità di incontro. Dice un ragazzo «E il resto della giornata: Dad e play station, che d’altronde erano gli unici due modi per stare in contatto con i miei amici». Il tema del guardare oltre va trasmesso con segnali di speranza. Non possiamo consegnare ai giovani ciò che a noi adulti per primi manca. Mi sembra che siamo incapaci di manifestare passione, vicinanza, empatia con chi ci sta accanto, fosse anche nostro figlio. È quanto scriveva san Giovanni Bosco nel 1884 da Roma in una lettera inviata ai salesiani di Torino Valdocco: «Non basta che i giovani siano amati ma che capiscano di essere amati!». Con questo li invitava a stare in mezzo ai ragazzi, a giocare con loro, a seguirli in ogni loro attività, a praticare la vicinanza… Erano questi per don Bosco i veri segnali d’incontro. Adulti arrabbiati nelle piazze per le proteste «No Green Pass» con lo slogan di «Potere al popolo» non so cosa possano trasmettere ai giovani…

Qual è il ruolo della pastorale giovanile delle nostre diocesi?

La Pastorale giovanile ha  grandi opportunità, educatori e preti giovani che stanno in mezzo ai ragazzi. Li favorisce la vicinanza di età, le tante occasioni, anche quelle estive: Estate ragazzi, campi scuola, oratori aperti e accoglienti al di là del colore della pelle e dell’appartenenza religiosa. Ma anche qui – e io sono nessuno per insegnare agli altri – sembra ovvio che queste occasioni di incontro bisogna giocarsele a tutto campo, non aver paura, ma viverle con gioia: perché se i ragazzi vedono che noi ci crediamo, non saranno mai spettatori.

Il presidente Mattarella intervenendo al Meeting di Rimini ha invitato tutti, soprattutto i credenti, al coraggio della responsabilità: «la nostra responsabilità è immaginare il domani» ha detto. Come possiamo aiutare i nostri giovani ad immaginare il loro domani?

Rispondo con le parole di Mattarella: «Il mondo ‘globale’ viene percepito, e diviene in realtà, sempre più piccolo, le distanze si accorciano, comunichiamo on line, con immediatezza, non soltanto parole e immagini, ma speranze e paure, modelli di vita e comportamenti sociali. Un virus temibile e sconosciuto ha propagato rapidamente i suoi effetti sull’uomo, sulle società, sulle economie, diffondendo morte e provocando una crisi ancor più pesante delle altre di questo primo scorcio di millennio. Avere il coraggio ‘di dire io’ richiama la necessità di rivolgersi ad altri, a uno o a tanti tu. Si tratta, anche per i credenti, della chiave del rapporto con Dio. La pandemia ci ha dimostrato quanto ci sia bisogno di responsabilità. L’io responsabile e solidale, l’io che riconosce il comune destino degli esseri umani, si fa pietra angolare della convivenza. E, nella società civile, nella democrazia.

Lo sviluppo integrale della persona si è arricchito di ulteriori implicazioni e coerenze, connesse anche all’irrinunciabile principio di pari dignità e uguaglianza. La persona è più dell’individuo: è un io pienamente realizzato. Vive nel ‘noi’, cerca il ‘noi’. Sentiamo che cresce la voglia di ripartire: il motore è la fiducia che sapremo migliorarci, che riusciremo a condurre in avanti il nostro Paese».

Nel chiudere vorrei rivolgere a tutti l’invito a tradurre queste grandi parole in un costante, anche se faticoso, esercizio della responsabilità, ma, e ancor più in quello, tutto da inventare, del trasmettere ai giovani gli strumenti adatti per non restarne fuori.

Repubblica – Bari, don Francesco Preite lascia il Redentore: il prete antimafia diventa presidente dei Salesiani per il sociale

Dall’edizione locale di Bari del quotidiano La Repubblica sull’elezione di don Francesco Preite a presidente di Salesiani per il Sociale.

***

“A Bari si piange due volte, la prima quando vieni e la seconda quando vai via”. Don Francesco Preite è il nuovo presidente nazionale dell’associazione Salesiani per il sociale. E così, a settembre, dovrà lasciare Bari, il Libertà e il suo Redentore, per raggiungere Roma.

L’assemblea dell’associazione – che si occupa di lotta all’emarginazione, disagio ed esclusione sociale dei giovani – ha eletto il direttore dell’istituto salesiano barese, e l’incarico durerà fino al 2025. Don Francesco, quarantaquattrenne di Potenza, avrà il compito di coordinare le attività a livello nazionale, con ricadute naturalmente sul locale.

“È un riconoscimento del lavoro svolto a Bari in questi anni – racconta – il merito è della comunità. Qui ho scoperto la portata della missione salesiana, la promozione della giustizia e della pace, il contrasto alla criminalità organizzata, la vicinanza ai ragazzi più vivaci, la collaborazione con il territorio. È una cosa positiva, ma certamente inizia già a mancarmi la comunità. L’ispettore salesiano saprà trovare delle persone che portino avanti quello che è stato realizzato e che consolidino iniziative e attività. Ci saranno altri salesiani che continueranno a seguire la missione di Don Bosco a Bari”.

Don Francesco ha ricevuto il primo incarico al Redentore nel 2010, per seguire l’oratorio, e poi nel 2015 è diventato direttore dell’istituto. “Di lì è iniziata la possibilità di rendere lo stile di famiglia dell’oratorio un patrimonio condiviso nella comunità del Redentore e aperto al territorio”. E allora, sono stati avviati il centro socioeducativo diurno, il social pub confluito nell’Ethnic cook di Ana Estrela, è stata potenziata la formazione professionale, avviando corsi per meccanici e autoriparatori (“c’è il piccolo sogno di aprire un laboratorio di ristorazione”). “Ed è stata tolta la cancellata davanti alla chiesa”, tiene a sottolineare don Francesco.

“Sono delle realtà fatte e progettate insieme, ecco perché sono belle. Lascerò una comunità più unita e più consapevole della propria missione educativa, in un quartiere molto giovanile, bello e vivace. Ma non ci dobbiamo salutare adesso: ci vorranno tre mesi. Ora attiviamo i centri estivi per i ragazzi. Da Roma certamente cercherò di avere un’attenzione per il Sud, per Bari e per il quartiere Libertà. L’affetto continuerà anche da lì”.

Intanto, sono tantissimi i messaggi già arrivati a don Francesco. Tra i quali quello dell’assessora comunale Paola Romano: “Don Francesco Preite è il punto di riferimento di tanti giovani e giovanissimi del quartiere Libertà. In questi anni insieme, grazie alla sua voglia di innovare e costruire, abbiamo fatto tanto: la biblioteca del Redentore, i centri estivi, l’estate ragazzi, i percorsi sportivi per i più fragili, la vigilanza di fronte alle scuole medie del quartiere, il pub multietnico di Ana Estrela, le collaborazioni con le scuole vicine e tanti altri progetti di innovazione sociale. Siamo orgogliosi che ricopra questo prestigioso incarico, ma anche certi che mancherà tanto alla nostra città”.

Salesiani per il Sociale APS, don Francesco Preite è il nuovo presidente

Di seguito il comunicato stampa relativo all’assemblea nazionale di Salesiani per il Sociale APS di oggi, durante la quale sono stati rinnovati il presidente e il consiglio direttivo.

COMUNICATO STAMPA

ASSEMBLEA 2021, DON FRANCESCO PREITE È IL NUOVO PRESIDENTE
DI SALESIANI PER IL SOCIALE APS

 

(Roma, 19 maggio 2021) – L’assemblea Nazionale di Salesiani per il Sociale APS ha eletto il nuovo presidente per il quadriennio 2021-2025, che sarà don Francesco Preite, attuale direttore dell’istituto salesiano Redentore di Bari. Don Francesco è nato a Potenza, fa parte dell’Ispettoria salesiana Meridionale e ha 44 anni.  

Nel saluto all’assemblea, il nuovo presidente ha voluto sottolineare tre aspetti: “Sempre per e con i giovani. Tutto quello che siamo e che facciamo, la nostra identità e la nostra missione di Associazione, è per i giovani, specialmente i più poveri. Siamo una grande comunità nazionale, fatta di persone e di Enti del Terzo Settore con un buon radicamento territoriale: desidero davvero raccomandarvi di ricercare costantemente innanzitutto il dialogo con le Comunità Educative Pastorali locali ed i Comitati territoriali di riferimento. Scegliere il Sud. Non come semplice luogo geografico ma come scelta preferenziale rivolta ai più fragili, che popolano le periferie delle nostre Città, dei nostri territori, della nostra Italia. È evidente che laddove mancano diritti, servizi, cultura educativa, il disagio è più forte ed i ragazzi sono più esposti ai pericoli. Non siamo eroi, ma siamo persone chiamate nel Buon Samaritano a rendere un servizio educativo ai giovani. Continuiamo insieme a scegliere la via dell’educazione e del servizio responsabile per costruire un pezzo di Italia con e per i giovani. Ce lo chiede don Bosco, ce lo chiedono i giovani”.

A presentare all’assemblea don Francesco Preite è stato don Stefano Aspettati, superiore della Circoscrizione Italia Centrale e ispettore delegato per l’Emarginazione e disagio. “Don Francesco, ora direttore della comunità di Bari Redentore, ha maturato un’esperienza poliedrica, con una grande attenzione per i giovani emarginati e poveri e con un grande impegno anche in prima persona in un quartiere difficile. Siamo sicuri che saprà proseguire l’opera di generazione di una comunità dentro l’ufficio nazionale”, ha concluso don Aspettati. 

Durante l’assemblea, che si è svolta in modalità on line per le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, è stato rinnovato anche il consiglio direttivo formato, oltre che dal presidente, da: Jennifer Avakian (Ass. Casa Don Bosco Taranto), Valentina Bellis (Circoscrizione Piemonte e Valle D’Aosta Torino), Rino Balzano (Ass. Piccoli passi Torre Annunziata), Luciano Piras (Coop. Soc. Differenze Sassari) e Corrado Caiano (La Lunga Domenica Prato). 

Nella sua relazione, il presidente uscente, don Roberto Dal Molin ha raccontato l’ultimo anno di vita associativo. Un anno caratterizzato dall’emergenza sanitaria che si è trasformata in emergenza sociale e alla quale, come rete Salesiani per il Sociale APS, abbiamo fatto fronte. “Grazie per tutto quello che avete fatto e state facendo, senza clamori o titoloni da quotidiano, nella vita di tutti i giorni per tanti ragazzi e per le loro famiglie; siete il volto e cuore di Don Bosco”, ha detto don Roberto Dal Molin. Passando in rassegna quanto fatto, don Roberto Da Molin ha sottolineato il lavoro della sede centrale e tutti i contesti di partecipazione dove Salesiani per il Sociale è presente, così come i progetti in atto e l’attività di raccolta fondi. 

“Il futuro presidente e il Consiglio Direttivo eletti oggi sapranno certamente accompagnare la rete delle nostre associazioni in modo adeguato e propositivo”, ha concluso. 

L’assemblea ha poi approvato il bilancio ed eletto i tre probiviri, don Gianluigi Pussino, Alessandro Brescia e Michela Vallarino.

“Nuove sfide: il Covid-19 quale occasione per ripensare strategie e politiche”: webinar di Minori di Diritto

Il 13 maggio 2021 si terrà l’ultimo appuntamento del ciclo di tre webinar previsti dal progetto GLI ADOLESCENTI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. Tra diritti negati, disuguaglianze e prospettive educative, con l’obiettivo di offrire un’ampia riflessione sulle sfide da affrontare per la tutela e la promozione dei diritti dei minori.

Nel primo appuntamento, tenutosi il 4 dicembre 2020, dal titolo “La condizione degli adolescenti di fronte alle nuove regole: tra resilienza e fragilità”, si è parlato di quanto e come la pandemia ha influenzato il mondo delle regole, cercando di capire quale è stata la risposta degli adolescenti a questa situazione di straordinaria eccezionalità e come aiutare i ragazzi a coniugare le nuove regole imposte e i bisogni tipici dell’età adolescenziale.

Nel secondo appuntamento, tenutosi il 5 marzo 2021 dal titolo “I diritti negati al tempo del Covid-19: le nuove disuguaglianze”, si è affrontato il tema delle disuguaglianze e dei diritti negati al tempo del Covid in riferimento alle nuove generazioni, per sollecitare il dibattito e l’attenzione pubblica sulle profonde disuguaglianze emerse a seguito della pandemia, che stanno caratterizzando le condizioni di vita e le opportunità di sviluppo di molti minori.

A seguito di questi due appuntamenti, giovedì 13 maggio 2021, in diretta dalle ore 17.00 sulla pagina Facebook “MinoridiDiritto” e sul canale YouTube “ICC SalesianiDonBosco”, proponiamo il terzo degli incontri organizzati dal titolo NUOVE SFIDE: IL COVID-19 QUALE OCCASIONE PER RIPENSARE STRATEGIE E POLITICHE”.

Obiettivo di questo webinar è quello di rilanciare l’urgente necessità di nuove prospettive e strategie che possano consegnare alle nuove generazioni un futuro più equo e sicuro e di ridisegnare politiche per l’infanzia e l’adolescenza, che si facciano carico della condizione di bambini e ragazzi, i quali stanno pagando un costo molto alto della pandemia.

Si parlerà delle sfide cui siamo chiamati a rispondere in questo particolare momento storico e delle nuove prospettive da adottare per far fronte ai bisogni delle nuove generazioni, proponendo e individuando risposte, strategie e politiche da portare all’attenzione delle istituzioni. 

All’appuntamento del 13 maggio interverranno: Elena Bonetti – Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia; Alessandro Rosina – Docente di Demografia e Statistica sociale nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano; Vanessa Pallucchi – Vicepresidente nazionale Legambiente; Don Stefano Mondin – Delegato della Pastorale Giovanile dei Salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta; Andrea Farina – Osservatorio Salesiano per i diritti dei minori.

Sarà presente anche il Presidente di Salesiani per il Sociale – Italia Centrale Don Emanuele De Maria.

L’incontro, inoltre, vedrà anche la partecipazione dei ragazzi dell’Istituto Salesiano “Pio XI” e “Villa Sora”, che offriranno il loro fondamentale contributo, portandoci una loro personale testimonianza e stimolando gli interlocutori con alcune domande specifiche. 

 

Affari Italiani – I Salesiani del Redentore Bari alla guida del contrasto alla povertà educativa

Sul sito di informazione Affari Italiani è uscito un articolo sul progetto “Fare – Futuro d’Autore” di cui è capofila l’opera di Bari Redentore.

***

“FARE – Futuro d’Autore” è un progetto selezionato da “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Ridurre i fenomeni di dispersione scolastica, intervenire efficacemente per evitare la diffusione di comportamenti criminali o devianti e soprattutto offrire ai minori prospettive concrete di recupero e di reinserimento sociale.

Questi gli obiettivi del progetto che vede l’Istituto Salesiano SS. Redentore di Bari attore capofila di una serie di attività tese a modificare i processi di trasmissione (intra ed extra familiare) della povertà educativa e della deprivazione culturale. Un modo efficace per contrastare le disuguaglianze sociali vissute da molti/e ragazzi/e, che concorrono ad accrescere le loro difficoltà nei percorsi di crescita.

A mettersi in gioco, i ragazzi e le ragazze dell’Oratorio del Redentore di Bari, quelli della Cooperativa Eughenia e dell’ITC ‘Vitale Giordano’ di Bitonto, del Liceo ‘Altiero Spinelli’ di Giovinazzo e dell’ITC Romanazzi di Bari, del Centro Diurno Polifunzionale Chiccolino di Bari, e della Cittadella del Bambino di Bitonto.

Guardando ai minori che entrano (o rischiano di entrare nel circuito penale, è necessario interrogarsi sulle origini della devianza e risalire alle carenze educative che chiamano in causa le responsabilità degli adulti.

Attraverso un lavoro di coinvolgimento e azione “tra pari” con tre scuole, l’impegno del gruppo operativo – che affiancherà l’Istituto Salesiano – sarà quello di rendere i ragazzi “a rischio” protagonisti della propria vita, per farli uscire dai contesti in cui sono costretti a vivere, contesti in genere penalizzanti per la condizione sociale generata e per la lontananza del mondo adulto che spesso guarda loro con sospetto senza riuscire a dare risposte autentiche.

Allo stesso tempo, si cercherà di favorire concretamente l’apprendimento, la sperimentazione, lo sviluppo delle capacità e, di conseguenza, la possibile costruzione di un futuro diverso.

Nel progetto sono coinvolti minori italiani e stranieri che, grazie a educatori professionisti, stanno disegnando nuove opportunità per sé stessi e per i loro coetanei.

In diverse attività laboratoriali, infatti, i ragazzi stanno acquisendo consapevolezza di sé, del proprio vissuto, del proprio profilo caratteriale; stanno imparando a trovare un terreno comune di lavoro, in cui accanto alle motivazioni individuali compaiano le aspettative per il sé e per il gruppo. In pratica, conoscersi e fare squadra sono i pilastri del cambiamento in questa prima fase.

Il progetto, che intende ridurre i fenomeni di dispersione scolastica e aumentare la fruizione di opportunità educative, renderà i territori educativamente più infrastrutturati, anche con il coinvolgimento di 200 minori.

Il progetto è stato selezionato da “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.