#pizzaoratorio: il laboratorio di cucina per dare un futuro ai ragazzi di Torre Annunziata

Un laboratorio gastronomico per togliere i ragazzi dalla strada e dare loro una possibilità: don Antonio Carbone, salesiano a Torre Annunziata, da luglio sta allestendo un forno per insegnare ai giovani il mestiere del pizzaiolo. I lavori termineranno a novembre, quando si celebrerà il 90mo anniversario della nascita in città dell’oratorio salesiano.

I locali, allestiti grazie alle donazioni di Salesiani per il Sociale APS e Fondazione Don Bosco nel mondo, ospiteranno corsi di cucina riconosciuti dalla Regione Campania. Parallelamente, è partita una raccolta fondi via social, lanciata proprio dalla pagina Facebook  di “Piccoli passi grandi sogni”. “Il nostro obiettivo – racconta Don Antonio – è quello di formare non solo dei semplici pizzaioli, ma dei veri imprenditori che sappiano sfruttare al meglio i tanti prodotti biologici che la nostra terra ci regala. Un’opportunità che offriremo ai giovani in difficoltà di Torre Annunziata e dei paesi limitrofi”.

Il riciclo per risvegliare la creatività dei ragazzi contro la povertà educativa

A Cagliari va in scena il riciclo per risvegliare la creatività dei ragazzi. Per il progetto “Insieme” di Salesiani per il Sociale APS, Emanuele racconta la sua avventura come collaboratore:

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Sono Emanuele Marras collaboratore del progetto “IN.S.I.E.ME”. In particolare mi occupo di realizzare attività che mirino allo sviluppo di capacità quali lavoro di squadra e ascolto; che permettano di creare delle relazioni tra i ragazzi e valorizzino i loro interessi. Dunque propongo giochi di gruppo in cui sono assegnati dei ruoli di responsabilità, in cui è essenziale la collaborazione, ma anche attività sportive affinché sfoghino lo stress dovuto allo studio. Sono presenti anche il laboratorio di riciclo con lo scopo di far sviluppare in loro la creatività che in queste generazioni (compresa la mia) è sempre più debole o meglio è sempre più assopita.
Personalmente lo reputo un cammino di crescita non indifferente anzi… I ragazzi hanno tutti tra gli 11 e i 13 anni, probabilmente l’età più complicata nella quale, a volte, si fatica ad instaurare un dialogo con loro. Spetta a noi trovare la chiave che faccia scattare in loro quell’interesse nel lavoro che svolgiamo. Con il progetto non posso far altro che migliorarmi
e cercare di essere il più d’aiuto possibile a questi ragazzi.

Servizio civile con i Salesiani: 1.157 posti disponibili per 90 progetti in Italia e all’estero

Salesiani per il Sociale APS mette a disposizione 1.157 posti per i giovani tra i 18 e i 28 anni che vorranno svolgere il servizio civile in 90 progetti, tra Italia ed estero.

In particolare:

  • 64 progetti ordinari di servizio civile in Italia per 752 posti disponibili
  • 20 progetti con misure aggiuntive di servizio civile in Italia per 365 posti disponibili (progetti con misure aggiuntive che consentiranno ai giovani di collaudare alcune novità  introdotte dalla recente riforma del servizio civile universale. Si tratta, nello specifico, di un periodo di tutoraggio, fino a tre mesi, finalizzato a facilitare l’accesso al mercato del lavoro dei volontari; di misure che favoriscono la partecipazione dei giovani con minori opportunità ).
  • 6 progetti ordinari di servizio civile all’Estero per 40 volontari (Spagna, Albania, Romania, Francia)

Roma, al Borgo Ragazzi Don Bosco oltre 23mila euro raccolti per sostenere i giovani in difficoltà

23.230 euro raccolti, 66 ragazzi sostenuti: il 12 gennaio 2018 nasce la campagna 150 Giovani in cerca d’Autore, una nuova sfida per il Borgo Ragazzi don Bosco per dare risposte concrete ai bisogni dei ragazzi di Roma Est che hanno difficoltà famigliare, sociali ed economiche.

In tanti hanno accettato la sfida: 25 donatori nel 2018, saliti poi a 29 nel primo semestre del 201954 persone che hanno deciso con una donazione continuativa di sostenere percorsi formativi e di crescita dei ragazzi più in difficoltà.

In particolare:

  • 22 ragazzi (13 nel 2018 e 9 nel 2019)  hanno intrapreso percorsi e tirocini formativi che li hanno introdotti nel mondo del lavoro;
  • 15  ragazzi (9 nel 2018 e 5 nel 2019) sono stati accolti in un ambiente sicuro e protetto, lontano da situazioni devianti e/o maltrattanti; 3 di loro sono diventati maggiorenni e hanno lasciato la Casa Famiglia: ad essi è stato garantito un accompagnamento graduale verso la vita adulta e l’affiancamento di famiglie solidali;
  • 38 ragazzi (21 nel 2018 e 11 nel 2019) sono stati inseriti in attività sportive o laboratori creativi;
  • infine (2 nel 2018 e 1 nel 2019), le famiglie formate e sostenute nell’accoglienza di ragazzi che hanno avuto bisogno di essere accolti in un contesto familiare.

A un anno e mezzo dal lancio della campagna, promossa anche dall’associazione Rimettere le Ali, siamo al giro di boa; dopo i risultati ottenuti finora, la nostra sfida è ancora aperta: continuare a sostenere i nostri ragazzi, raggiungendo un nuovo obiettivo, ovvero sostenere 50 giovani entro il 2019 ne mancano ancora 29. Purtroppo lo scorso anno non abbiamo raggiunto il nostro obiettivo per un soffio (ne mancavano 5!!!), ma siamo convinti che con un piccolo sforzo e con la collaborazione di tutti, riusciremo insieme a fare la differenze per il futuro dei nostri giovani e della nostra società.

Torre Annunziata: nasce “Casa Valdocco” contro la dispersione scolastica

A Torre Annunziata (NA) nasce “Casa Valdocco“, un centro polifunzionale contro la dispersione scolastica dei minori, che darà inizio alle proprie attività a partire dal 1° agosto.

Si riporta l’articolo pubblicato su La Repubblica giovedì 5 luglio 2019 nella sezione di Napoli, a cura di Mauro De Riso.

Torre Annunziata: nasce “Casa Valdocco”, centro polifunzionale contro la dispersione scolastica dei minori
Don Antonio Carbone, presidente della onlus “Piccoli grandi sogni”

Il progetto della onlus “Piccoli grandi sogni“: le attività inizieranno il 1 agosto, con trenta minori inviati dai Servizi sociali.

Un centro per minori, per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica. Dal settore politiche sociali del Comune di Torre Annunziata arriva l’autorizzazione per l’attivazione del centro diurno polifunzionale per minori denominato “Casa Valdocco” in via Margherita di Savoia.

Trova così concretezza l’idea di don Antonio Carbone, parroco dei salesiani e presidente dell’associazione “Piccoli grandi sogni onlus”, che dal 1 agosto darà il via all’attività del centro, in cui potranno essere ospitati fino a 30 minori inviati dai servizi sociali del luogo e del comprensorio. Casa Valdocco funzionerà anche al pomeriggio con una serie di attività di carattere ludico e didattico per i piccoli ospiti che necessitano di un supporto non solo scolastico, ma anche e soprattutto affettivo.

In un territorio di frontiera, dunque, il centro polifunzionale per minori rappresenta una chiave di volta per sottrarre i ragazzi alla strada ed impedire alla malavita di reclutare chi vive in condizioni di disagio, attraverso un’attività di prevenzione mirata a incoraggiare l’istruzione e l’educazione, favorendo l’integrazione nella società civile.

“Il sistema educativo di Don Bosco oggi interviene contro le dipendenze, soprattutto dei minori”: la testimonianza della comunità Soggiorno Proposta

“Presentiamo la realtà di Soggiorno Proposta, comunità educativa a Ortona. Forti dell’esperienza passata di lavoro contro le dipendenze dell’area adriatica, ci stiamo impegnando in un cambiamento guardando alla realtà attuale, nella lotta contro le nuove dipendenze, attività nuova anche per la nostra realtà salesiana. Ma il sistema preventivo di Don Bosco può intervenire ancora oggi nelle situazioni di disagio, di lotta alle dipendenze, soprattutto nei minori. Stiamo lavorando sul desiderio di vita, da riconoscere nel loro percorso”: è stata questa la testimonianza di don Daniele Pusti, salesiano della comunità Soggiorno Proposta di Ortona al convegno “Liberare la speranza”, del Tavolo Ecclesiale Dipendenze (di cui fa parte Salesiani per il Sociale APS), che si è svolto il 21 giugno scorso a Roma.

“In questo momento – spiega don Daniele – abbiamo circa 20 ospiti. I nostri numeri ovviamente variano parecchio. I nostri ospiti sono divisi in due comunità e rimangono con noi 15 mesi nei casi di recupero da tossicodipendenza, oppure 12 mesi per il recupero della dipendenza da alcool. Vengono dal centro Italia, zona adriatica, ma anche dal Lazio e dal Molise”. Nonostante le difficoltà con la Regione Abruzzo per l’accreditamento come struttura terapeutica, don Daniele guarda al futuro: “Ci stiamo aprendo a nuove progettualità, grazie al supporto del prof. Giancarlo Cursi che con i suoi studenti dell’UPS ha fatto dei tirocini da noi. Abbiamo giovani tirocinanti anche dalle università di Chieti e Pescara, giovani studenti di psicologia. Vorremmo avviare dei progetti nelle scuole, con le famiglie del territorio, con le parrocchie. Vorremmo anche proporre una soluzione di residenzialità: è una cosa molto impegnativa ma è urgente, in Italia ce n’è tanto bisogno. Inoltre, ci stiamo aprendo anche alle nuove dipendenze: da tecnologia e da gioco”. La comunità è sostenuta da moltissimi volontari, che vengono dagli ambienti salesiani – Ancona, L’Aquila, Vasto, Terni – ma anche da altre realtà laicali. “Noi accogliamo chi ci invia il sert: spesso anche persone più grandi, tra i 30 e i 50 anni con problemi di alcolismo. Lavoriamo perché il loro disagio possa diventare uno scalino dal quale ripartire“.

Questo il comunicato del Tavolo Ecclesiale Dipendenze:

 

Liberare la speranza

L’incontro con le persone in strada e in comunità

 Il 5 e 12 ottobre gli Open Day delle comunità: 
“Saranno processioni laiche dove si incontrano le persone, le loro storie, i loro sogni”

Roma, 21 giugno 2019 – “Con gli Open Day i poveri ci invitano a casa loro, nelle loro comunità”: don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, ha aperto così il convegno “Liberare la speranza – L’incontro con le persone in strada e in comunità”, con il quale il Tavolo Ecclesiale Dipendenze lancia gli Open Day del  5 e 12 ottobre, l’iniziativa promossa dal Tavolo per aprire le comunità all’esterno. “Il tema è la relazione, la via educativa è la relazione: le comunità sono luoghi, tempi, spazi di ritrovamento del proprio io”, ha concluso don Francesco Soddu.

Il dibattito, coordinato da Giampiero Forcesi, è iniziato con l’intervento del prof. Pierpaolo Triani, professore associato di Didattica generale presso la Facoltà di Scienze della Formazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore. “I giovani oggi vivono sulla loro pelle il passaggio da una regolazione esterna a una interna, con la fatica di avere criteri di riferimento –  ha detto il prof. Triani – . Vivono una lettura semplicistica dell’umano, l’espressione come valore, l’autoaffermazione come valore principale e la connessione come modo di sentirsi vivi”. L’azione educativa, sottolinea il prof. Triani, è un “connubio tra azione di consegna e arte di accompagnamento: l’educazione è la consegna all’altro delle ragioni per vivere e se non faccio questo non do loro una speranza. Accompagnare vuol dire stare con: ecco il tema della relazione, della comunità che vive e che spera”.  “La necessità di fare rete è condivisibile –  ha concluso – , perché l’educazione mette in relazione. Sono sempre più convinto che parlare di educazione in senso forte sia una controcultura, perché l’educazione richiede tempo, sbaglia, non ha sempre successo. Ha a che fare con la precarietà dell’azione umana. Mentre si coltiva specializzazione, si deve coltivare anche la convivialità”.

Don Armando Zappolini ha concluso i lavori: “Abitiamo luoghi di speranza, dove chi viene accolto non viene giudicato. Dove si cerca di rafforzare le belle energie che ciascuno ha dentro di sé e dove si riaccende il sogno dentro le persone. È importante che in questi luoghi si aprano le porte: pensiamo agli open day di ottobre come delle processioni laiche, dove il Corpus Domini lo incontri nelle persone. Quando le persone vengono a trovarci se ne vanno con un “sapore” bello, che si trova anche sulla strada che non è solo il luogo degli scarti, ma anche degli incontri. La nostra deve essere una resistenza che costruisce, dove respirare l’ossigeno buono delle relazioni belle”.

LE TESTIMONIANZE

Comunità Emmaus di Foggia (CNCA): “Dopo 40 anni, la realtà si è ampliata, ci siamo chiesti come tornare sul territorio. Abbiamo investito con una equipe territoriale sul mondo della scuola e della prevenzione. Abbiamo incontrato 1.200 studenti, abbiamo parlato delle dipendenze e di un altro modo di vivere. Il rimando è stato molto positivo, siamo riusciti in parte a riaccendere l’idea di speranza che attraversa le generazioni, per dire dove va a finire tutta questa esperienza”.

CASA DEI GIOVANI: “Le dipendenze oggi non sono solo più quelle dalle sostanze, ma dalle fragilità. Dobbiamo rafforzare quello che il territorio offre, soprattutto nella chiesa che per prima si è occupata delle periferie umane, come chiesto da Papa Francesco. Cerchiamo di superare gli steccati che ci hanno isolato dagli altri, l’idea di essere migliori di altri. Il lavoro fondamentale è quello di prenderci cura del ‘sistema” uomo”.

FICT: “Importanza della formazione degli operatori. Pensare a questa per noi ha voluto dire proprio occuparci di chi si occupa, di chi cura. Negli anni ci siamo occupati molto delle cose pratiche, amministrative e burocratiche ma abbiamo perso la nostra centratura educativa: il nostro compito è stare con le persone, per costruire questo percorso formativo ci siamo concentrati sulla dimensione spirituale, siamo tornati lì. Abbiamo ripreso a stimolare gli operatori perché diventino a loro volta capaci di farlo nei loro contesti. Le persone così recuperano la voglia di stare insieme e il valore del lavoro che fanno”.

CDO – Opere Sociali: “Curare il tossicodipendente vuol dire anche accogliere, curare, aiutare il padre e la madre, i fratelli, i fidanzati; vuol dire seguire questa persona a lungo negli anni, aiutarlo a trovare lavoro, casa, affetti, sostenerlo, accompagnarlo, ‘rialzarlo’. Pertanto credo che è responsabilità nostra cercare di riporre all’attenzione della società, della Chiesa e di tutte le agenzie educative del ‘muto’ grido di aiuto che viene da queste persone che non sono più in grado di consumare sostanze, ma soprattutto di vivere la propria vita serenamente. Il metodo credo più efficace che possiamo usare, oltre alla sensibilizzazione sulla gravità dei fenomeni, è la testimonianza dei molti tentativi che le nostre comunità possono presentare di persone accolte, curate ed accompagnate nel proprio dramma”.

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII: “Uscire dai nostri luoghi sicuri per esserci, per condividere, per creare relazioni. L’azione educativa è reciproca, siamo continuamente educati dalle persone con le quali condividiamo la vita, e in queste azioni il linguaggio è fondamentale. Dalle interviste che abbiamo fatto tra i nostri ragazzi, la mancanza di speranza è la base della dipendenza, tutti sono alla ricerca della ‘ricetta’ che risolva il problema. Molti di loro non sentono di essere in relazione con i loro familiari. Da sottolineare è la relazione è il bisogno centrale della nostra vita, viviamo sempre questo bisogno autentico. La cura della relazione perché è il cuore della vita delle comunità”.

Comunità Emmanuel: “‘Accogliere e condividere’ e mettere ‘Vita con vita”’sono divenuti due motti che da quasi quarant’anni sospingono e orientano i volontari a uscire da culture individualistiche e da contesti ristretti, per aprirsi alle relazioni e incontrare le persone sin nelle periferie e nei luoghi della povertà e dell’emarginazione, per ascoltare e condividere i bisogni e le domande delle comunità locali e della società, impegnandosi per costruire insieme agli altri modelli di sviluppo e qualità della vita sostenibili, solidali e inclusivi. È così che dalla prima casa di accoglienza di Lecce, la Comunità si è messa in cammino per tutta la Puglia e in altre regioni d’Italia, per poi spargersi sino al Lussemburgo, all’Albania e all’Equador, aprendo tanti altri luoghi di accoglienza, cura e promozione delle persone”.

 

 

Salesiani per il Sociale, don Roberto Dal Molin è il nuovo presidente

Presso l’Istituto Salesiano Sacro Cuore di via Marsala 42, il 16 aprile 2019 si è svolta l’Assemblea ordinaria e straordinaria dei soci di Salesiani per il Sociale. Una giornata importante per l’associazione che ha approvato il suo nuovo Statuto (recependo le indicazioni della riforma del Terzo Settore) ed eletto il nuovo presidente, Don Roberto Dal Molin, a seguito delle dimissioni di Don Giovanni D’Andrea.

Il nuovo Statuto, approvato all’unanimità dai soci presenti, è stato adeguato alle indicazioni della “Riforma del Terzo Settore, dell’Impresa Sociale e del Servizio Civile Universale” (legge 106/2016) ed in particolare al “Codice del Terzo Settore” (Decreto Legislativo 117/2017 e conseguenti modifiche). Tra le novità del documento il cambio della denominazione dell’ente in “Salesiani per il Sociale APS”.

«È un avvenimento che ci farà ulteriormente crescere consentendoci di saper stare nel mondo ampio del Terzo Settore in maniera qualificata ed efficace rappresentando con orgoglio e responsabilità il carisma di Don Bosco – ha ribadito il presidente uscente Don Giovanni D’Andrea – negli ultimi due anni come Assemblea Nazionale abbiamo riflettuto e studiato cosa la Riforma del Terzo Settore ed i conseguenti decreti attuativi proponevano. L’adeguamento statutario e la veste giuridica che assumeremo è anche frutto dell’apporto dell’Assemblea che ha messo in atto il sano principio della “partecipazione dal basso”».

Eccezionalmente l’Assemblea ha espresso il suo voto per il rinnovo della carica presidenziale a seguito delle dimissioni anticipate di Don Giovanni D’Andrea, presentate per un nuovo incarico affidatogli dalla Congregazione Salesiana presso l’Ispettoria Sicula. Il nuovo presidente di “Salesiani per il Sociale APS” è Don Roberto Dal Molin, 51 anni di origini venete. Dal 2012 al 2018, ha ricoperto la carica di superiore dei Salesiani dell’Ispettoria Italia Nord-Est San Marco a Venezia, precedentemente è stato delegato per la pastorale giovanile ispettoriale e direttore del post-noviziato salesiano di Nave (BS). Attualmente è presidente del Centro Nazionale Opere Salesiane e coordinatore nazionale di pastorale giovanile.

«Quella di “Salesiani per il Sociale APS” è una realtà associativa molto varia e articolata sul territorio nazionale» ha affermato il neo presidente. «Come associazione è importante camminare insieme, arricchendosi degli apporti di ciascuno; nello spirito di Don Bosco abbiamo il comune obiettivo di sostenere i ragazzi che si trovano nelle situazioni più disagiate».

 

Salesiani per il Sociale alla Maratona Internazionale di Roma: festa al Circo Massimo con il Good Deeds Day

Domenica 7 aprile Salesiani per il Sociale ha partecipato per la prima volta alla Maratona Internazionale di Roma, evento che ha coinvolto oltre 20.000 persone tra atleti e semplici cittadini. Un’occasione non solo sportiva ma anche di solidarietà grazie al coinvolgimento delle diverse organizzazioni nonprofit che operano a Roma. Circa 40 sono stati i corridori che hanno scelto di partecipare alla “Stracittadina” sostenendo la mission di “Salesiani per il Sociale” e in particolare la casa famiglia “Stella del Cammino” di Santa Severa, struttura che ospita bimbi reduci da difficili situazioni familiari.

 

 

 

Traguardo della gara è stato il Circo Massimo dove oltre 120 associazioni hanno festeggiato la giornata conclusiva dei Good Deeds Day, le giornate per il bene comune, coordinate dal Centro  servizi Volontariato del Lazio. Tanti i bambini, le famiglie e i diversi corridori che hanno sostato nel gazebo di Salesiani per il Sociale per conoscere i progetti attivi in Italia a favore di giovani e ragazzi in difficoltà. Ospiti d’onore sono stati i bambini accolti nella casa famiglia “Stella del Cammino” accompagnati dai loro educatori. Tra i corridori anche il salesiano Don Pietro Mellano, in rappresentanza del Centro Nazionale Opere Salesiane.

Salesiani per il Sociale, il 12 aprile assemblea per rinnovo statuto e presidente

È convocata per il 12 aprile all’istituto “Sacro Cuore”, in via Marsala 42, a Roma l’assemblea straordinaria dei soci di Salesiani per il Sociale – Federazione SCS/CNOS. Il saluto iniziale quest’anno è affidato a don Roberto Dal Molin, presidente del Centro Nazionale delle Opere Salesiane e a don Stefano Aspettati, Ispettore delegato per l’Emarginazione e il disagio.
Dopo la relazione del presidente uscente, don Giovanni D’Andrea, sulle attività svolte nel 2018 e la presentazione del piano di lavoro 2019, verrà presentato per l’approvazione del nuovo statuto nazionale, rispetto alla Riforma del Terzo Settore. Nel pomeriggio, ci sarà l’elezione del nuovo presidente.

Consulta Mondiale delle Opere e Servizi Sociali Salesiani: la sfida dei Salesiani per i giovani a rischio

Dal 27 al 31 marzo, all’istituto Sacro Cuore di Roma, si è svolta la Consulta Mondiale delle Opere e Servizi Sociali Salesiani, composta da trenta persone provenienti dalle diverse Regioni della Congregazione: Africa-Madagascar, Asia Est-Oceania, Asia Sud, Interamerica, America Cono Sud, Europa Centro e Nord e Mediterranea.

I lavori si sono aperti con la presentazione del tema: “Il cammino della Congregazione e della Chiesa”, che è stato approfondito da don Fabio Attard, Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile. Nel suo intervento don Attard ha ricordato le priorità del Capitolo Generale 27, e le ha riferite all’identità dei salesiani come “servi dei giovani”. Don Daniel García, del medesimo Dicastero, ha presentato il processo, gli obiettivi e la metodologia della Consulta Mondiale. “Questo incontro è il frutto di un processo che raccoglie le esperienze delle nostre Ispettorie e Regioni. Abbiamo riconosciuto le sfide, le risposte, le opportunità e i processi che dobbiamo attivare nella missione salesiana, nelle opere e nei servizi sociali a favore dei giovani a rischio”.

I partecipanti si sono poi incontrati in gruppi linguistici, hanno ascoltato e condiviso le sfide vissute da ciascuno, le opportunità e i processi, producendo poi una sintesi delle diverse realtà e condividendole poi nell’assemblea generale.

Da parte sua, la sig.ra Nele Louauge, belga, ha sottolineato “la ricchezza del lavoro salesiano tra i giovani a rischio”. Mentre don Giovanni d’Andrea ha evidenziato che a colpirlo maggiormente nella prima giornata sono stati “la condivisione mondiale del lavoro dei salesiani con i più poveri… La speranza di poter servire, come fece Don Bosco, i più poveri, e il processo di realizzazione di questo progetto con maggiore consapevolezza in ogni nostra opera”.

Don Juan Carlos Quirarte, da Guadalajara, Messico, ha affermato che in tutte le Ispettorie “abbiamo sfide, opportunità e processi da attivare e tra i nostri Salesiani troviamo la forza per raggiungere questi obiettivi… È importante recuperare il nostro carisma di stare in mezzo ai più bisognosi”.

Don Thomas Padinjarayil, da Bangalore, India, ha invece sottolineato l’importanza del fatto che a questo incontro si rifletta sul lavoro in rete e la difesa dei minori.

“Durante questa giornata ho sperimentato la ricchezza di una Congregazione che è viva nel servizio dei più poveri – ha infine concluso don García – e ho notato che in tutto il mondo ci sono migliaia di salesiani e di laici che dedicano la loro vita a salvare i giovani”.

(Fonte: ANS)