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Rubrica 16 anni, conclusione…ma non del tutto!

Di Marco Pappalardo

Poco meno di un anno fa abbiamo scommesso sulla rubrica “Sedici anni” e sul fatto che non fosse un adulto a scrivere le riflessioni, ma gli stessi adolescenti. Saranno volubili, indecisi, svogliati, in mezzo alla tempesta, immersi nei social, disorientati dai primi amori, eppure sei adolescenti dell’Istituto Superiore Majorana-Arcoleo di Caltagirone, in provincia di Catania, ci hanno fatto vincere la scommessa!

Giorgia, Chiara, Adele, Sofia, Gloria e Stela meritano di essere chiamate per nome e di essere ringraziate per aver aperto il loro cuore ai lettori, in un anno decisamente difficile, quando sarebbe stato più facile tenersi tutto dentro. Non c’è pastorale efficace che non parta dalla realtà, che non emerga dalla fragilità, che non si immerga nel mare della vita per portare alla luce le domande vere e le ipotesi di risposte su cui costruire uno o più progetti; al contrario, eccetto intuizione sante o geniali, il rischio è di dare risposte (anche giuste e interessanti) a domande mai poste. Se pensiamo proprio agli adolescenti, considerata la naturale indisponibilità all’ascolto degli adulti, svolgeremmo un enorme lavoro finendo però per raggiungere pochi, i soliti o nessuno. Da educatori non dobbiamo e non possiamo accontentarci, e anche per questo le nostre autrici non sono state scelte (è facile e scontato fare squadra con chi ci viene dietro sempre e comunque!), ma hanno ricevuto insieme a tanti altri una proposta, dicendo “sì” chi subito, chi tra mille incertezze. Inoltre, la loro voce non ci è giunta da contesti “protetti” e “religiosamente certificati” come parrocchie, oratori, movimenti, associazioni ecclesiali, bensì da una scuola statale di provincia, proprio per avere una prospettiva di “periferia” e “fuori le mura”.

Ogni tanto ci hanno fatto attendere un po’ di più prima di inviare la riflessione, altre volte le abbiamo sollecitate per non saltare l’appuntamento, altre ancora ci hanno chiesto giustamente il perché di qualche correzione al loro testo, ma in fondo è tutto normale quando quotidianamente si sta accanto a loro. Ci hanno lasciato una piccola grande eredità e tanti temi che non si chiudono con questa rubrica, anzi ci aprono la strada per riflettere, confrontarci e agire, quasi un “abbozzo pastorale” da trasformare in “disegno” insieme ai nostri adolescenti e poi in “progetto” nelle comunità.

“Mai fermi, è stato un anno di benedizione”: l’oratorio di Gela raccontato da Avvenire

Pubblichiamo l’articolo di Avvenire, a firma di Marco Pappalardo, dove si racconta l’esperienza dell’oratorio di Gela, in un periodo di fermo per molte attività tipiche degli oratori.

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«Connessi ma sempre presenti» e «Nemmeno la pandemia ci ferma!» sono lo slogan e il grido dei giovani dell’oratorio salesiano San Domenico Savio di Gela, in provincia di Caltanissetta, che non hanno smesso di incontrarsi e continuare i cammini formativi. La dinamica è sempre la stessa: appuntamento nel pomeriggio in attesa del link per accedere alla piattaforma e collegamento, insieme più di 100 volti; poi ciascun gruppo fa il proprio
momento formativo con gli animatori. «Si apre per noi un anno vocazionale – dice don Alfredo Michele Calderoni, direttore dell’oratorio – per diversi eventi di grazia: alcuni giovani animatori iniziano il lavoro da sempre sognato, la nascita di alcuni bambini tra i cooperatori o tra gli animatori, la preparazione a un’ordinazione sacerdotale nel nostro cortile e quella a una professione religiosa di un giovane cresciuto qui, un 50esimo di ordinazione, le nozze di
giovani coppie di animatori, e chissà cosa ancora ci riserva il Signore in questo tempo particolare». Pur a distanza si percepisce che quest’anno è più intenso il senso di famiglia tra gli animatori, gli adulti, i ragazzi e la comunità religiosa. Ogni gruppo di giovani vede la presenza di almeno quattro salesiani a tempo pieno, coinvolti nella preparazione degli incontri e nei diversi gruppi, «amando ciò che amano i giovani», come raccomandava san Giovanni Bosco. «Fra poco ci prepariamo a vivere la festa del nostro santo – continua don Alfredo seppur dietro lo schermo; una veglia in cui i giovani saranno i protagonisti e, come ogni domenica, la celebrazione eucaristica che fino a oggi è stata sempre animata da loro. Li ho visti crescere nella responsabilità e nella maturità. Non buttiamo nulla di quest’anno e ci auguriamo che “andrà tutto nuovo”!».

Dalla Sicilia al Senegal per costruire un oratorio in nome di Don Bosco

Pubblichiamo un articolo uscito su Avvenire, a firma di Marco Pappalardo, sulla storia di Carmelo Sella, volontario muratore in Senegal con l’associazione “Don Bosco 2000”.

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Ha 70 anni Carmelo Sella ed è di Piazza Armerina, una cittadina di ventimila abitanti nel cuore della Sicilia, in  provincia di Enna. È il figlio più piccolo di dieci, sei maschi e quattro femmine. Il padre, Agostino, aveva una fornace dove già dagli anni Trenta realizzava tegole di argilla. Carmelo sin da bambino stendeva le tegole al sole per farle asciugare, raccogliendole ed accatastandole quando erano asciutte al punto giusto. In quel tempo i figli erano vera e
propria forza lavoro, un po’ come avviene oggi in Africa. Sì, proprio l’Africa, perché Carmelo da alcuni giorni è andato in Senegal insieme ad un altro muratore, Roberto Minacapilli, con lo scopo di costruire un oratorio in un villaggio sperduto della savana, di nome Velingara, nella regione di Tambacounda, una parte poverissima del Paese, dove si vive e sopravvive con meno di due dollari al giorno.

Poteva starsene tranquillo, Carmelo, peraltro in periodo tanto difficile e considerata la sua età, e godersi la famiglia. La moglie e i sei figli, cinque naturali ed una figlia adottiva, accolta tredici anni fa grazie ad un percorso di fede nella sua parrocchia. Ma proprio lo stile dell’accoglienza respirato e vissuto a casa l’ha portato a partire senza indugio e con lo stesso spirito determinato di quando aveva quindici anni: «Da ragazzo ho cominciato a lavorare come muratore e da allora non mi sono più fermato fino alla pensione a cui sono arrivato lo scorso anno. Nella mia vita ho lavorato in centinaia di cantieri, tuttavia questo è veramente speciale; mentre lavoro, sono circondato da decine di bambini che sorridono e si divertono».

Il progetto in cui si è inserito con entusiasmo è dell’associazione “Don Bosco 2000”, una realtà che fa accoglienza in Italia, in particolar modo in Sicilia, con iniziative concrete di cooperazione circolare in Senegal e Gambia. «Sono venuto in Africa la prima volta tre anni fa con l’associazione, per aiutarli a realizzare degli orti sociali che ora sono abbastanza fiorenti, offrendo cibo agli abitanti del villaggio, ma anche sostentamento economico grazie alla vendita dei prodotti nel territorio vicino – racconta – Sono rimasto colpito dal calore della popolazione di questa terra, soprattutto dal sorriso dei bambini. In questa zona vivono secoli indietro purtroppo! I bambini camminano scalzi nella savana, hanno i vestiti strappati, rispetto ai nostri figli e nipoti non possiedono veramente nulla, eppure sono sempre sorridenti, giocano con le palle di stoffa, non li vedo mai tristi. Sembrano più felici dei nostri che vivono nella ricchezza con vestiti, giochi e cellulari».

Dove è possibile “Don Bosco 2000” riaccompagna i migranti, accolti dopo gli sbarchi negli anni in Sicilia, nei loro villaggi di origine per aiutarli a creare start up agricole e piccoli allevamenti di polli. Negli stessi propone progetti di educazione sostenibile entrando in contatto con le comunità locali. In questo ambito realizza pure missioni estive con giovani volontari salesiani e da qui l’idea di costruire con le mani, con l’abilità e con la generosità di Carmelo un oratorio dedicato a Don Baldassare Meli, salesiano morto lo scorso anno prematuramente, che negli anni Ottanta ha cominciato ad accogliere migranti nel centro di Santa Chiara a Palermo. «Il sogno di Don Meli era quello di andare in missione in Africa, ma il Signore lo ha voluto impegnato in territori altrettanto di frontiera della nostra terra siciliana; ora con il mio lavoro posso aiutarlo a realizzarlo».

Sedici anni: mestiere di vita

Dalla presentazione della rubrica “Sedici anni – mestiere di vivere” di Note di Pastorale Giovanile a cura di Marco Pappalardo.

Sedici anni! Io non li ho più da quasi trent’anni, ma la professione di docente nella secondaria di II grado e il servizio in ambito salesiano mi mettono costantemente in contatto con chi ha questa età ricca di luci e ombre, di sogni e di delusioni, di progetti e di passi indietro, di amore e di odio, di relazioni vere e di solitudine, di desiderio di crescere e di voglia di non essere adulti.
Sedici anni! Benché un’età precisa, sono anche un tempo della vita, il cuore dell’adolescenza, per cui nel rifletterci ci stanno dentro tutti gli adolescenti, poiché poi è solo questione di delicate sfumature dai 14 ai 18.
Sedici anni! E per parlarne in poche righe ho già fatto il classico errore da adulto che pensa di sapere già tutto sull’argomento, quasi pronto a scriverci un trattato; in realtà posso essere forte solamente perché li ho avuti anch’io, dunque ci sono passato, seppur in un’altra epoca…e di epoca si tratta davvero visto che internet esisteva già, ma non per la gente comune, quindi come se non ci fosse per me e i miei coetanei. In effetti, però, c’è qualche altro punto di forza, una carta e più a mio favore: di aver creduto e di credere nella forza degli adolescenti, di aver scelto di camminare accanto a loro, di prestargli sempre tutto l’ascolto possibile e necessario, di avergli offerto delle opportunità, di essere stato presente con discrezione, di essermi impegnato ad amare ciò che loro amano, di riconoscere davanti a loro i miei sbagli, di affidargli delle responsabilità. Nonostante ciò in questa rubrica che si chiama proprio “Sedici anni” non sarò io a scrivere per raccontare il loro mondo e come vedono il mondo, anzi proprio a partire da quei punti di forza saranno loro stessi ad aprire il cuore e, facendolo, sono sicuro che apriranno anche il nostro.
Sedici anni! “Prof. – hanno esclamato quando gli ho rivolto la proposta di gestire loro due volte a mese uno spazio sul sito della rivista – lei sa quali rischi corre? Qualcuno di noi non ha ancora neppure le chiavi di casa e lei ci affida una rubrica?”. Non sono arrivati a dirmi “è folle!”, ma credo l’abbiano pensato, pur felici di mettersi in gioco. Beh!, se questa è follia ben venga, perché il loro tempo opportuno è già oggi, quel presente in cui non possono continuamente venire messi in stand-by fino chissà a quando. Le riflessioni che leggeremo periodicamente sono, allora, il frutto di un gruppetto di adolescenti della mia terra, alunni di un bel liceo a 70 chilometri dal capoluogo etneo (I.S. Majorana-Arcoleo di Caltagirone), chi con la passione per la scrittura, chi con la voglia di aggrapparsi a qualcosa di più grande in questo tempo difficile, chi alla ricerca di sé stesso. Dal profondo Sud, connessi come sono con il mondo, tracceranno con semplicità e spontaneità l’identikit di una generazione e avranno molto da insegnarci!

 

 

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Venticinque anni fa il primo Confronto MGS Italia, il ricordo di chi c’era

Pubblichiamo un articolo di Marco Pappalardo, docente al liceo, scrittore e giornalista, uscito sul blog “Il vino nuovo” in cui viene raccontata l’esperienza del Primo Confronto MGS Italia concluso ad agosto di 25 anni fa al Colle Don Bosco.

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Nei giorni scorsi in molti (anche se non in moltissimi a giudicare dai post sui social e con poca eco mediatica) abbiamo ricordato i 20 anni dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Roma, un evento emozionante, profetico, vocazionale, che ha segnato i giovani presenti allora e adulti oggi.

Insieme ad un gruppo del mondo salesiano italiano da alcuni mesi ci troviamo sul web per celebrare un altro evento speciale per il Movimento Giovanile Salesiano (MGS), poiché 25 anni fa si concludeva a Torino il primo “Confronto MGS Italia” con la partecipazione di circa 700 giovani. Collego i momenti, perché hanno avuto la stessa intensità per noi e, con i dovuti distinguo a livello di partecipazione, parlando dello spirito di uno (il Confronto MGS) dirò anche dell’altro (la GMG). Fu un evento di grazia per il Movimento, per la Famiglia Salesiana, per ognuno dei partecipanti! Mi commuove pensare a quei giorni di agosto in cui ci conoscevamo, diventavamo amici, ci veniva posto nel cuore o confermavamo un sogno, spero oggi divenuto una realtà per ognuno di noi. Che storia abbiamo vissuto! Che dono ci è stato fatto!

Quando penso a quei giorni, all’esperienza di Chiesa, di famiglia e di movimento, ai contenuti, ai luoghi tanto significativi (dove hanno vissuto santi come Don Bosco, Madre Mazzarello, Domenico Savio), mi meraviglio ancora di tanta bellezza e gratuità. Ci abbiamo messo tutto il cuore e certamente di più abbiamo ricevuto, e non solo allora o per quel momento, ma oso dire per ogni anno di questi 25 passati.

Alcuni di noi non si sono mai persi di vista, ci siamo cercati e trovati, anche in due, in pochi o in piccoli gruppi; rispetto agli altri – quelli ritrovatici di recente – di una cosa sono certo ripensando agli incontri on line: non abbiamo abbandonato lo sguardo di allora, non abbiamo oscurato quella bellezza, siamo pronti a parlare con il cuore in mano come se non ci fossimo mai lasciati.

In passato è già accaduto altre volte, ma vi assicuro che anche in futuro, se dovessi essere chiamato a parlare del MGS ad altri giovani, potrei parlare di loro, di noi, e dire tutto, facendo così comprendere l’essenza evangelica di “un cuor solo e un’anima sola”. Il resto è frutto del cercare di vivere al meglio dentro questa speciale amicizia e compagnia, anche a distanza di tempo e di luoghi: da qui ancora oggi vengono il servizio, l’impegno, il volontariato, la scelta vocazionale, il senso di appartenenza al mondo salesiano nonostante tutto e le debolezze, la condivisione del carisma.

Non sono un “romanticone” e non scrivo per nostalgia, lo faccio per “una pienezza del cuore”, per gratitudine, perché ciò che si è vissuto di buono va raccontato, per continuare “a narrare una storia che continua con te…con me” (tema-sloga del Confronto MGS 1995). Ci sono eventi che cambiano la vita e, ormai adulti – ce lo siamo detti in questo gruppo social degli animatori – siamo certi che il MGS e quell’esperienza in quei luoghi santi ci ha resi, nel bene e con tutti i limiti, ciò che siamo adesso.

Dunque, meno spensierati di allora, con il cuore salesiano che batte ancora proviamo con la nostra vita a raccontare quell’incontro, a ringraziare, a metterci a servizio “fino all’ultimo respiro”. Siamo cresciuti ed invecchiati, ma rimasti giovani nel cuore, sperando di aver tenuto fede agli impegni di tanti anni fa!

 

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“PAROLE ADOLESCENTI”, il saluto di Virginia al prof. Pappalardo

Da NPG

Caro Prof,
lettera di “commiato” (che brutta parola)… ma penso che questa sia l’ultima lettera che le scrivo (anche se… mai dire mai). Adesso lei va in vacanza e anch’io, e chissà come saranno.
Poi riprenderemo a settembre, ognuno con i propri percorsi.
Mi sento diversa da quando abbiamo cominciato questo nostro dialogo. Mi sento cresciuta, maturata, certamente anche grazie a Lei.
Ci siamo scambiati un sacco di pensieri, mi sono sentita ascoltata e capita. Ho cercato (e spero di averlo fatto nel modo giusto) di interpretare i suoi pensieri. Spero anche, nel mio piccolo, di averle lasciato qualcosa. Perché Lei, a me, ha lasciato tante cose (e questo va oltre l’insegnare).
Mi ha accompagnata durante quasi un anno, e ha ascoltato tutto quello che mi passava per la testa (e il cuore), nonostante le mie idee siano spesso molto confuse, e questo è la cosa più bella.
Mi ha anche detto tante cose belle e importanti, che mi hanno aiutata a capire un pochino di più me, le cose, gli altri…Non mi ha detto quello che dicono tanti adulti: crescerai, sei giovane, sei idealista, stai coi piedi per terra… Magari le veniva anche voglia di dirmelo, ma mi ha ascoltata e ha preso sul serio quello che era serio per me. Ha cercato di vedere tutto anche dal mio punto di vista, di una ragazzina con tanti sogni e voglia di realizzarli. E io ho provato a fare lo stesso con Lei, guardando tutto dal punto di vista di un uomo che ha realizzato tanti dei suoi sogni e vuole aiutare gli altri a fare lo stesso (partendo dai ragazzi, come me). Lei è una persona che, col corso delle lettere, ho imparato a stimare e apprezzare sempre di più, una persona che non dimenticherò e che prenderò come spunto.
Io ho sempre avuto stima per i professori, so che fanno un lavoro ingrato, ma so che attraverso di loro imparo a imparare, non mi disperdo in fantasticherie o in cose inutili, mi tracciano una strada come i binari per un treno, e le mete sono bellissime.

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Da Avvenire – A Catania, volontari in strada come ai tempi del colera

Pubblichiamo un articolo uscito su “Avvenire” a firma di Marco Pappalardo.

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Non sono un’associazione, si organizzano agilmente via social, e a chi gli chiede “chi siete?” rispondono “siamo amici di Don Bosco”. Tra loro in questo tempo difficile ricorre ciò che il santo educatore fece in occasione del colera che divampò a Torino nel 1854: mandò i suoi ragazzi ad aiutare la gente colpita, assicurando che nessuno di loro avrebbe contratto la malattia se non avesse commesso peccati e così fu. Oggi come allora a Catania un gruppo di giovani è al servizio dei più deboli e, nel rispetto del distanziamento fisico e dei decreti, con le adeguate mascherine, fanno rete con altre generose realtà, come la Comunità di Sant’Egidio e chi si mette in gioco da singolo o in gruppo raccogliendo viveri o denaro. La solidarietà prende la forma della cura che oltrepassa il gesto del momento, cercando di migliorare le condizioni con l’individuazione di un posto letto per i senza dimora, ma anche una semplice telefonata per un “come stai?” o “hai bisogno di qualcosa?” alle famiglie aiutate in casa. Alcuni tra i volontari avevano 14 anni quando hanno iniziato, grazie a una proposta della scuola, a mettersi al servizio delle persone senza dimora e delle famiglie bisognose, insieme a un paio di insegnanti ed educatori dell’istituto salesiano San Francesco di Sales. Oggi, ormai universitari e qualcuno già al lavoro, circa in 40 continuano a essere volontari, a turno e tutto l’anno, il lunedì sera per portare una buona parola, un sorriso, cibo, abiti, coperte e medicine a chi vive in strada o, più fortunato, ha un tetto sotto cui abitare. C’è uno zoccolo duro di giovani affiatati a cui si aggiungono colleghi di studio e amici incuriositi, altri del Movimento giovanile salesiano, ma anche alcuni adulti, come genitori, sacerdoti e suore.

 

 

Il valore dell’amicizia, punto stabile delle relazioni

Dalla rubrica “Parole adolescenti” di Note di Pastorale Giovanile

Caro Prof,
grazie per le due risposte sulla scuola. Mi piace quello che dice e… ci penso su spesso. La Sua esperienza e saggezza sono importanti, anche per questa studentessa chierese.
Oggi vorrei parlarLe di una delle cose più belle e preziose della mia vita: l’amicizia. So che è una cosa scontata, ma non importa, Le dico quello che vivo (o inizio a vivere in modo diverso)Ma prima di iniziare Le parlo di un’idea che mi è venuta in mente in questi giorni. Deve sapere che a scuola ho iniziato a studiare la mitologia greca, e la adoro. Non ero mai entrata a contatto con questo mondo… e anche se parla di cose fuori dal quotidiano, “mitologiche” appunto, sento che mi dicono qualche di speciale per la mia stessa esperienza. Mi sta piacendo talmente tanto che ho deciso di fare un collegamento ad essa in questo e nei prossimi temi su cui Le scriverò. Non so se Le farà piacere, ma è un mio nuovo modo di pensare, e magari Lei mi spiegherà meglio quello che dirò con mie parole, magari un po’ confusamente.