Archivio per categoria: Ispettoria Italia – Sicilia (ISI)

Sicilia, ordinazione presbiterale di don Andrea Domenico Palma

Sabato 10 aprile 2021 verrà ordinato sacerdote don Andrea Domenico Palma, giovane salesiano dell’Ispettoria Salesiana Sicula. La celebrazione dell’ordinazione sacerdotale sarà presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Rosario Gisana, Vescovo di Piazza Armerina. La solenne celebrazione si terrà presso la Casa Salesiana “San Domenico Savio” di Gela alle 16.30. 

Don Andrea Domenico Palma è nato a Piazza Armerina il 12 aprile del 1990, dove fin da piccolo ha frequentato l’oratorio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, poi in seguito gestito dai Salesiani Cooperatori Agostino Sella e Cinzia Vella dell’Associazione don Bosco 2000. «Dopo la cresima – afferma Don Andrea – e aver timbrato il cartellino, mi sono allontanato dalla fede. Soprattutto mi colpiva che i miei stessi compagni che frequentavano il corso di catechesi, abbandonavano pian piano la celebrazione domenicale e, sentendomi solo, abbandonai anche io. Da qui sono iniziati anni in cui ho vissuto una mia fede, un Dio a modo mio, fino a metterlo da parte». All’età di 19 anni si riavvicina all’oratorio, e qui sperimenta lo spirito di accoglienza, di relazione e di famiglia e come ama affermare: «Dio, ha tanta fantasia, e mi ha chiamato così: con un pallone e la Nutella!»

Percepita la chiamata decide di iniziare un periodo di discernimento con i Salesiani, e così viene inviato come aspirante nella Casa Salesiana di Ragusa nell’ottobre del 2011, per poi iniziare il cammino di prenoviziato, nel gennaio 2012 a Catania Salette. Dopo il primo anno di discernimento, sceglie di vivere l’intenso anno del noviziato, e dal 2012-2013 vive l’esperienza a Genzano di Roma, preparandosi con altri giovani alla prima professione come Salesiano di Don Bosco, l’8 settembre 2013 nelle mani di don Pascual Chávez Villanueva, IX successore di don Bosco. 

Vive i primi due anni da salesiano presso l’Istituto Salesiano Internazionale “San Tarcisio”, qui frequenta i corsi di filosofia presso l’Università Pontificia Salesiana, tornando per la esperienze estive in Sicilia a Pedara (2014) e Palermo Gesù Adolescente (2015). Nel 2015 rientra in Sicilia, l’Ispettore lo invia come tirocinante presso la casa di Catania Salette, qui vive la seconda fase della formazione salesiana, sperimentando sempre di più la vita comunitaria e la missione salesiana. Dal 2017 al 2020 inizia la terza fase formativa, vivendo a Messina San Tommaso gli studi della teologia. In questi anni ha dato nuovo impulso alla missione salesiana nel territorio messinese presso le parrocchie di Madonna della Pace (Villaggio UNRRA) e Sacra Famiglia. Ha ricevuto il lettorato il 25 aprile 2018 a Riesi, l’accolitato il primo maggio 2019 a Palermo Santa Chiara. Durante il terzo anno di teologia è stato delegato del MGS (Movimento Giovanile Salesiano) di Messina. In quest’anno ha emesso la professione perpetua come Salesiano il 20 ottobre 2019 a Catania Salette, e il 6 giugno 2020 è stato ordinato diacono da Mons. Cesare Di Pietro, Vescovo Ausiliare di Messina, presso la Cattedrale di Messina. Negli anni degli studi teologici ha vissuto le esperienze estive nelle case salesiane di Pedara, Marsala e Gela.

Nell’ultimo anno è stato inviato nella Comunità dei diaconi salesiani “San Tommaso” presso l’Università Pontificia Salesiana a Roma, per il completamento degli studi teologici con specializzazione in Pastorale Giovanile. Giorno 10 aprile 2021 è prevista la diretta streaming della sua ordinazione Sacerdotale sul Canale YouTube dei Salesiani Sicilia.

Palermo Ranchibile, esercizi spirituali della Comunità Giovani: “Andrà tutto bene. Ecco, io faccio nuove tutte le cose”

Dal notiziario dell’ispettoria della Sicilia.

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Nei giorni 19-21 Marzo 2021 si sono svolti, al Don Bosco Ranchibile di Palermo, gli esercizi spirituali della Comunità Giovani dell’Istituto.

Il momento degli esercizi spirituali quaresimali rappresenta per i giovani, da piu’ di dieci anni, un appuntamento fisso e centrale nel percorso di formazione annuale del gruppo, oltre che un’occasione di riflessione e condivisione dei temi trattati. La Comunità Giovani del DBR è formata da ragazze e ragazzi dell’ultimo anno del Liceo, da giovani universitari e da giovani lavoratori. Anche quest’anno, nonostante la persistenza della situazione pandemica i giovani non hanno rinunciato a ritrovarsi e a riflettere insieme, favorendo la partecipazione in modalità mista (a distanza e in presenza), nel rispetto delle norme anti-contagio da COVID-19. Ciò anche al fine di un’ancor più intensa e profonda preparazione alle festività pasquali.

Il titolo degli esercizi, “Andrà tutto bene. Ecco, io faccio nuove tutte le cose”, è stato scelto in linea con il tema della Strenna del Rettor Maggiore 2021, considerando anche la pandemia ancora presente a livello globale: tutti noi cristiani, soprattutto in questo tempo di prova, abbiamo bisogno di riscoprire il nostro essere portatori della vera speranza, cioè di Cristo, vincitore della morte nella Resurrezione e luce splendente nelle tenebre del male e della tristezza.

Predicatore e guida di questi esercizi, il preside del San Francesco di Sales di Catania, Don Enzo Timpano, già insegnante ed animatore al Ranchibile, che ha arricchito spiritualmente i ragazzi con meditazioni profonde e stimolanti, grazie anche alla sua grande esperienza di educatore dei giovani.

Incoraggiati anche dal saluto colmo di amore e di entusiasmo dell’Ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia Don Giovanni D’Andrea, a partire dalle letture bibliche proposte i giovani hanno potuto interiorizzare e fare proprio il messaggio di chi, come il cristiano, compie il “salto” decisivo del pieno affidamento a Dio, nell’azione del tenere i piedi sospesi per aria tendendo alla Speranza vera, Gesù Cristo, che nella Pasqua ha fatto nuove tutte le cose, facendo risorgere noi stessi dalle nostre morti quotidiane. A Lui “gettiamo senza più riprendere” i nostri pesi, le nostre problematiche e le nostre fragilità, perché possiamo coltivare, con paziente attesa, la speranza che Egli possa trasformarle in rigogliosi germogli fioriti.

Insieme ai momenti di riflessione e di deserto personale, l’adorazione eucaristica del sabato pomeriggio e la messa conclusiva della domenica mattina, preceduta dalla condivisione di spunti, pensieri o nuovi propositi per il futuro, hanno reso le nuove consapevolezze acquisite dai giovani in questa bella e intensa esperienza uno strumento aggiuntivo nell’affrontare le difficoltà di questo tempo, restando saldi e sperando in Cristo.

#positivoallavita: l’esperienza di don Giovanni D’Andrea durante il ricovero per Covid-19

L’esperienza del lungo ricovero per Covid di don Giovanni D’Andrea, ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia, è stato raccontato da La Gazzetta del Sud in un articolo di Rachele Gerace. La notizia è stata pubblicata sul notiziario dell’Ispettoria.

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Con l’hashtag “#positivoallavita e adesso #negativoalcovid”, l’ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia, don Giovanni D’Andrea, 52 anni, ha annunciato il suo “ritorno alla vita” dopo la drammatica esperienza legata al Covid, contratto in comunità, la sede salesiana di Catania, 4 lunghissime settimane trascorse all’Ospedale “Cannizzaro, dov’è giunto sabato di Carnevale con febbre a 39,5 e una polmonite bilaterale interstiziale, per la quale si è subito reso necessario l’uso del ventilatore polmonare. “Il ritmo scandio dalle note dell’apparecchio che monitora il valore della saturazione mi ha accompagnato fedelmente durante questo tempo vissuto completamente a letto, quasi un mantra”., racconta il sacerdote, descrivendo quella “trincea” nella quale gli guardi celati dietro mascherine e visiere del personale sanitario erano la sola fonte di serenità, coraggio e speranza. fra gli angeli del reparto ha avuto anche la gioia di ritrovare l’infermiera Sonia, avuta fra i piccoli del Grest 20 anni prima e la pneumologia Agata (con la quale aveva condiviso il percorso di animazione missionaria), che durante la degenza ha creato un gruppo whatsapp con i familiari e alcuni confratelli, per aggiornali in tempo reale sul suo stato di salute.

“Mi sono reso conto che la sola cosa da fare fosse quella di abbandonarmi ai medici e ai tempi dettati dal percorso terapeutico, sul quale per privacy non mi veniva detto molto”. A parte poche parole scambiate con i compagni di stanza, qualcuno purtroppo molto più giovane di lui, lo smartphone è stato la sola “finestra sul mondo” per il religioso messinese, che descrive le tante attestazioni di affetto ricevute: “Per me c’è stata una catena di preghiera che si è diffusa in varie parti del mondo, anche in Medio Oriente”.

Dall’inizio della pandemia, nella comunità salesiana siciliana e tunisina ci sono stati 6 decessi e 25 contagi, su 180 religiosi. “Sono numeri che ci devono indurre alla prudenza e al rispetto della profilassi” ha detto don D’Andrea, preoccupato per il disagio psicologico che i giovani stanno vivendo ma speranzoso in una rinascita comunitaria. sulla sua esperienza sta scrivendo una sceneggiatura, uno spaccato ironico-realistico di questa pandemia, che presto sarà messa in scena dai giovani dell’oratorio “Maria Ausiliatrice” di Valle degli Angeli a Provinciale.

L’opera salesiana Anime Sante di Alcamo (Sicilia) su TV 2000

Dal sito dei Salesiani in Sicilia.

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Dopo il Bollettino Salesiano, anche l’emittente televisiva della CEI, Tv2000 racconta l’esperienza dei Salesiani di Don Bosco ad Alcamo. Non si è tratto di  un semplice racconto della presenza dei salesiani, che da più di sessant’anni operano al servizio del territorio. 

Il servizio di Tv2000 realizzato all’interno del programma “Bel tempo si spera”, ha avuto come tema “La solitudine dei giovani dopo un anno di COVID”. Ai Salesiani è stato chiesto di dare il proprio contributo su come hanno vissuto questo tempo di pandemia, e in particolare quale supporto hanno offerto attraverso l’oratorio ai tanti giovani alcamesi. Un servizio interessante che mostra come la missione giovanile sia parte pulsante delle attività salesiane.

 

Salesiani Sicilia, le pagelle bibliche di Sanremo

Premessa: Molti giornalisti e critici di musica in queste settimane sanremesi si sono dilettati nelle dare voti ai cantanti che in queste sere si sono alternati sul palco. Interessante è stato sperimentare questo particolar modo di scrittura: ascoltare le canzoni e cercare di dare i miei voti. Come vedrete sono voti un po’ particolari! Non contengono numeri “normali” ma ha riferimenti a qualcosa di Più Grande. Affinché fra tante parole ciascuno possa scorgere La Parola che cambia la vita, la Parola di Dio.

Istruzioni per l’uso: Approfondisci i commenti, in particolar modo i passi biblici, facendoti accompagnare dalla tua guida spirituale.

Aiello – Ora: “Mi sono perso nel silenzio delle mie paure. L’atteggiamento di uno stronzo, invece era terrore”. Quanto è difficile alle volte riuscire a tagliare con il passato. Ci sono mostri che non permettiamo di lasciarci; li facciamo tornare sempre più spesso alla mente. Talvolta rimpiangiamo un passato, che non ci ha fatto stare bene, solo perché abbiamo paura del futuro. In questa canzone Aiello ci canta di una storia finita e mai dimenticata che, a giudicare dal “grido” di dolore espresso, deve fargli ancora male.
VOTO Esodo 16 – Il popolo d’Israele rimpiange la schiavitù in Egitto –

Annalisa – Dieci: “Forse lo sai già Che ho bisogno di quello che ho perso”. Annalisa in questa canzone ci racconta la storia di chi è chiamato a perdonare e non una sola volta. Perché perdonare non vuol dire dimenticare ma amare nonostante tutto e per farlo, alle volte, servono almeno “dieci ultime volte”.
VOTO Matteo 18, 21-35 – Signore quante volte dovrò perdonare mio fratello? –

Arisa – Potevi fare di più: “A che serve un cammino senza avere una meta”. Arisa con tutta la sua potenza vocale ci ricorda che se non c’è un motivo che ci spinge, tutto il resto non ha senso. Posso fare le cose più belle di questo mondo; ma se non possiedo ciò che mi mette in movimento… non avrò mai fatto abbastanza. E cos’è che mette in movimento se non l’amore? Non a caso, Dante ebbe a scrivere che è proprio l’Amore a muovere il sole e le altre stelle. Se l’amore non è il mio motivo fondante potrò avere tutto ma non avrò niente.
VOTO Matteo 19, 16-22 – Il giovane ricco –

Di Martino e Colapesce – Musica leggerissima: “Il maestro è andato via Metti un po’ di musica leggera Perché ho voglia di niente”. Quanto è importante nella vita avere una guida, un amico dell’anima? Non avere una guida è un po’ come un’orchestra senza maestro che si accontenta di suonare solo musiche leggere. E quello che, parafrasando, ci dicono i due artisti siculi in questo brano. Senza un buon maestro (e ancora di più, senza Il Maestro) la nostra musica è leggera, anzi leggerissima. Ma noi siamo chiamati a suonare sinfonie. Se manca questa relazione il rischio è quello di chiudersi in sé stessi e non uscire più dal nostro luogo sicuro.
VOTO Giovanni 20, 19-31 – Apparizione ai discepoli (chiusi in casa)

Coma_Cose – Fiamme negli occhi: “Resta qui e bruciami piano come il basilico al sole sopra un balcone italiano”. È molto bella la similitudine, cantata nel brano, tra una coppia e il fuoco. Effettivamente l’amore è proprio come il fuoco: quando inizia non è altro che una scintilla ma, poi, se alimentato e ben curato diventa un fuoco vivo, che ha bisogno di cura e anche di limitazioni per non essere un incendio distruttivo. L’amore è quel fuoco che ci spinge fuori da noi stessi e ci permette di farci capire e comprendere.
VOTO Atti 2,1-4 – La Pentecoste –

Ermal Meta – Un milione di cose da dirti: “Senza nome io, senza nome tu E parlare finché un nome non ci serve più”. Nelle prime frasi di questa canzone possiamo ritrovare tutte le nostre relazioni, tutte le nostre amicizie. Se ci pensiamo quando conosciamo una persona inizialmente è senza nome, poi se la conoscenza si approfondisce. Tanto che arriva un momento in cui non serve neanche più avere quel nome davanti a noi per ricordarcelo. Che bello sarebbe se le nostre relazioni sfociassero in questo stile di vita, in cui l’altro è presente in me anche quando non è presente con me.
VOTO Giobbe 42, 1-6 – Io ti conoscevo solo per sentito dire –

Extraliscio e Davide Toffolo – Bianca luce nera: “Ti ho cercato in ogni cosa. E ti ho trovato e ti cerco ancora”. Uno dei personaggi biblici che mi ha colpito è sempre stato Abramo. Lui è l’emblema dell’uomo in cammino che non si accontenta. Nella sua vita più volte ha incontrato il Buon Dio eppure non si è mai sentito arrivato. Perché l’amore non è mai un punto di arrivo, ma un punto di cammino di continua ricerca; ce lo ricorda questa canzone, nella continua ricerca di questa luce.
VOTO Genesi 12 – Vocazione di Abramo –

Fasma – Parlami: “Io non posso cambiarlo Ma noi sì”. Non smetteremo mai di dirlo così tante volte: «non ci si salva da soli». Alle volte sembra retorica ma è così; io non sono mai io senza un noi. Ce lo ricorda molto bene Fasma in questa sua canzone. Nel testo il cantautore dice che “grazie a te ho tirato fuori il meglio di me” ed è interessante anche vedere come Gesù nella chiamata lucana dei suoi discepoli non chiama quasi mai singolarmente; la chiamata è personale ma l’invito a viverlo è comunitario.
VOTO Luca 5,1-11 – Chiamata dei primi quattro discepoli –

Francesca Michelin e Fedez – Chiamami per nome: “Ma se poi non mi trovi Chiamami per nome”. In tutte gli incontri di “Formazione Animatori” che ho fatto nella mia vita, uno dei consigli più gettonati ed importanti è quello di “ricordare il nome dei ragazzi”. Perché chiamare per nome una persona vuol dire riconoscerla, riconoscere la sua storia ed il suo essere. Ricorda: il tuo nome ti identifica, dice chi sei. Alle volte, sapere che nel mondo c’è qualcuno che sa chiamarmi può salvare dall’oblio. Nell’Apocalisse si dice pure che alla fine della vita il Buon Dio ci consegnerà una pietra con scritto il nostro vero nome.
VOTO Giovanni 20, 11-18 – L’apparizione a Maria di Màgdala –

Francesco Renga – Quando trovo te: “Sei lo stupore atteso, un desiderio La verità in un mondo immaginario”. Francesco Renga in questa canzone ci parla della gioia del ritrovarsi e del trovare. Perché l’altro ha sempre qualcosa da dirmi. E, alle volte, si aspetta così tanto da convincersi che non arriverà più quella persona; poi, invece, arriva e porta con sé un uragano di nuove emozioni. È quello che accade un po’ a Giovanni Battista, egli aspettava davvero la Persona che poteva cambiare la vita e la storia ed ecco che ha trovato Gesù, la Verità definitiva.
VOTO Matteo 11, 1-6 – Domanda di Giovanni il Battista –

Fulminacci – Santa Marinella: “Io me ne sono accorto a Santa Marinella”. Ognuno ha il proprio posto del cuore. Ci sono luoghi che ci parlano e ci ricordano emozioni forti. Questo accade a Fulminacci a Santa Marinella, località marittima laziale. Alle volte ci sono posti in cui ci troviamo per caso, o luoghi in cui neanche volevamo andare che però si rivelano – poco dopo – posti decisivi. Perché, alla fine, siamo sempre nel posto giusto e nel momento giusto anche quando non ce ne rendiamo conto! Succede la stessa cosa nella Bibbia in un libro piccolissimo dell’Antico Testamento chiamato Giona in cui il protagonista è restio nell’andare nel luogo che il Signore ha indicato lui.
VOTO Giona 3, 1-10 – Conversione di Ninive –

Gaia – Cuore amaro: “Fedele ai miei sogni Senza paura poi di cadere”. È interessante la scelta di termini che fa Gaia in questa sua canzone: sogni, cadute, cuore amaro, disordine. Sembra esserci un miscuglio di cose che, poi, in realtà è la vita stessa. Perché alle volte la vita tutto sembra piuttosto che ordinata. Ma c’è una costante che deve guidare la vita, lo dice proprio la cantante all’inizio della canzone, senza la quale il disordine rischia di prendere il sopravvento: “credere nei sogni senza paura di cadere”. Non è sempre facile, lo ammetto, perché i sogni ti devono portare alla realtà e non rimanere tali. Questo vuol dire mettersi in cammino, un cammino che non è mai facile.
VOTO Genesi 37, 2-11 – Giuseppe e i suoi fratelli –

Ghemon – Momento Perfetto: “Non ho dubbi adesso, Dentro sento che è il mio momento”. In una ballata molto swing Ghemon ci parla del suo momento perfetto. C’è un tempo per ogni cosa, ed è importante ricordarselo perché il rischio che la società contemporanea ci fa correre è quello di anestetizzarci, di farci restare seduti senza far nulla, vivendo la paura di potersi alzare ed invece c’è un momento perfetto e per capirlo forse avrai bisogno di una mano che ti aiuti.
VOTO Qoèlet 3, 1-15 – Ogni evento ha il suo tempo –

Gio Evan – Arnica: “Per poi dire cosa quanto ha fatto male Eppure lo voglio rifare”. Penso che sia molto bella la scelta del giovane cantautore  di chiamare una canzone che parla del dolore con il nome “Arnica”, sappiamo tutti essere un fiore dal quale si produce una pomata anti-infiammatoria per i dolori esterni. Non credo che Gio Evan sia un masochista quando dice che vuole rifare ciò che gli ha fatto male; penso piuttosto che abbia sperimentato che si può risorgere dalle ceneri. Che il dolore, alla volte, è l’arma più potente che abbiamo per far uscire il lato migliore di me e di noi stessi. Al dolore non c’è un perché ma un per-chi, sicuri che dopo la passione e morte c’è sempre la Resurrezione.
VOTO Isaia 53, 1-12 – Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce –

Irama – La Genesi del tuo colore: “Sarà una genesi La genesi del tuo colore”. Irama, che purtroppo non ha potuto partecipare di presenza al Festival, parla nella sua canzone di Genesi, di ri-inizio, di ri-nascita. Capita nella vita d’infilarsi in tanti fili che come una matassa s’intrecciano e si attorcigliano tra di loro. Alle volte è necessario ricominciare, perché le cose cominciano, sono piccole e all’inizio c’è tutto! È quello che fa il popolo d’Israele che scrive il racconto dell’inizio del mondo in un momento di forte crisi in cui sono stati liberati dalla schiavitù di Babilonia, hanno bisogno di ricominciare e per farlo partono proprio dall’inizio, dalla Genesi.
VOTO Genesi 1, 1-31 – Dio disse «Sia la luce!». E la luce fu –

La Rappresentante di Lista – Amare: “Amare senza avere tanto”. In questa potente canzone il duo siciliano ci racconta la vera essenza dell’amore. Per amare non bisogna avere, ma bisogna dare. Sembra quasi un controsenso eppure è quello che l’Amore ci chiede. L’amore m’interpella al dono ed al servizio, con i miei difetti ed i miei limiti. Gesù in un passo del Vangelo rivela il criterio decisivo del suo giudizio, cioè l’amore concreto per il prossimo in difficoltà.
VOTO Matteo 25, 35-44 – Il giudizio finale –

Lo Stato Sociale – Combat Pop: “Nella vita si può Anche dire di no”. In questo brano super-energico lo Stato Sociale ci ricordano che non sempre si può dire “si”, non sempre si può scendere a compromessi. Dovremmo un po’ ricordarcelo noi cristiani quando mettiamo da parte Gesù per far felici tutti. C’è una scena emblematica nel Vangelo in cui Cristo stesso scaccia i mercanti dal Tempio, eppure non poteva arrivare ad un accordo? Non poteva scendere a compromessi? La risposta di Gesù penso sia emblematica, il cristiano è chiamato ad andare controcorrente se è necessario, egli sa che la sua scelta, se fondata in Cristo, è la scelta giusta e vera.
VOTO Matteo 21, 12-17 – I venditori scacciati dal tempio –

Madame – Voce: “Sarà la voce ad essere l’unica cosa più viva di me”. Dicevamo prima, nella canzone dello Stato Sociale, che il cristiano è chiamato ad andare controcorrente e per farlo è necessario far sentire la propria voce. La storia della Chiesa è piena di testimonianze di persone che hanno fatto sentire la loro voce anche quando erano costretti a tacere. Una voce chiara e indistinta, non spezzata ma forte. Una voce che non può tacere le meraviglie che ha conosciuto, e soprattutto una voce che è strumento del Buon Dio.
VOTO Gv 1, 19-28 – Testimonianza di Giovanni –

Malika Ajane – Ti piaci così: “Non è mai tardi Non è mai detto”. Malika, in questo testo, invita al sapersi accettare così come si è. Troppe volte ci lasciamo condizionare dai pregiudizi e dai canoni di bellezza imposti dalla società. È bene, ogni tanto, ricordarsi che tu sei bello così, che tu sei bella così! Anche con tuoi difetti e le tue piccole imperfezioni che ti rendono unico. Anche dai nostri errori il Buon Dio ci può far riemergere e renderci luce per gli altri.
VOTO Galati 1, 11-24 – Chiamata di Dio –

Maneskin – Zitti e buoni: “sono fuori di testa ma diverso da loro”. I Maneskin in una canzone dal sapore rock ci parlano della società che sembra cercare, sempre più, nella gente un unico modo di pensare. Ci vogliono zitti e buoni, cantano i Maneskin, ci vogliono tiepidi. Né caldi, né freddi; invitati a seguire la massa e incapaci di prendere delle decisioni. Questa è una delle cose peggiori che può capitarci, essere spogliati della nostra personalità. Attenzione gente.
VOTO Apocalisse 3, 14-22 – Tu non sei né freddo né caldo –

Max Gazzè e la Trifluoperazina Monstery Band – Il farmacista: “Io ho la soluzione (Si può fare!) Per un tormento che attanaglia”. Sempre particolare e mai banale Max Gazzè, qui ci propone una canzone ironica e a tratti pungente che parla di un farmacista e delle sue soluzioni. Tutti noi vorremo guarire nella maniera più veloce e più indolore possibile. Ma la verità è che la cura non è mai un qualcosa di immediato. La guarigione passa sempre per la convalescenza e dalla terapia. Ce lo testimonia un racconto biblico molto intenso che narra la storia di un padre diventato cieco che per guarire dovrà affidarsi non solo al suo cammino di conversione ma, anche, a quello del figlio chiamato ad affrontare un viaggio importante.
VOTO Tobia 4 – Tu hai una grande ricchezza se avrai il timore di Dio –

Noemi – Glicine: “Dentro ti amo e fuori tremo Come glicine di notte”. Quanto ci fa paura amare? Ci sconvolge il donarsi agli altri e mostrarci per quello che siamo: fragili; è proprio questo “renderci deboli” che ci fortifica. Abbiamo talmente paura ad amare che non lo facciamo, privandoci dell’esperienza più bella che ci possa capitare; perché, in fondo, quando si ama non si sbaglia mai. È lo stesso meccanismo lo attuiamo con Dio. Egli che è Amore, ci ama di un amore vero e sincero e alle volte non sappiamo rispondere e se lo facciamo non ci esponiamo più di tanto! Ama e saprai chi sei.
VOTO Giovanni 21, 1-20 – Mi ami tu? –

Orietta Berti – Quando ti sei innamorato: “L’amore che mi dai è quello che vorrei”. Orietta Berti canta la canzone più sanremese di tutta la gara forse. Molti l’hanno definita banale, ma l’amore non è mai banale; se poi si pensa che la cantante è sposata da tanto tempo con suo marito allora si capisce che quelle parole sono davvero sentite. Ci vuole coraggio ad amare, proprio perché abbiamo banalizzato l’amore, lo abbiamo scritto ovunque senza nemmeno capirne il senso. Invece l’amore è molto più che banale, è un inno alla vita.
VOTO 1° Lettera ai Corinzi 13, 1-13 – Inno alla Carità –

Random – Torno a te: “oggi ritorno a te, torno ad amare almeno”. Chi non ha peccato scagli la prima pietra! Sfido a cercare tra i lettori di questo articolo la donna o l’uomo perfetto. Non esiste. Sbagliamo perché siamo umani, ce ne andiamo, ci allontaniamo anche da chi ci ama davvero. E alle volte capiamo di dover tornare sui nostri passi, di tornare lì dove siamo stati bene, nella speranza che chi ci ha amato ci possa riaccogliere fra le sue braccia.
VOTO Luca 15, 11-32 – Parabola del Padre Misericordioso –

Willy Peyote – Mai dire mai (La Locura): “Non ti servono i programmi se il consenso ce l’hai”. Forse non basterebbero due pagine per parlare del significato di questa canzone di Willy Peyote, ha tanti riferimenti e molte critiche. Scelgo questa frase perché mi ha colpito nella sua nudità e verità! Siamo tutti alla ricerca del consenso, del “vai bene a tutti”. Se il trend dice che questo è l’anno del colore verde allora vedrai per strada gente interamente vestita di verde senza un perché. Gesù è venuto sulla terra senza grandi followers, 12 persone (tra l’altro pescatori in buona parte) e cosa sono in confronto ai numeri dei più famosi Influenzer del mondo? Gesù è venuto senza consensi ma con un programma preciso, la mia felicità.
VOTO Matteo 5, 1-12 – Beati voi –

Stefano Cortesiano sdb

Salesiani Sicilia, Don Stefano Martoglio presenta la strenna 2021

Dal notiziario dell’ispettoria Siciliana.

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Il Movimento Giovanile Salesiano e la Famigli Salesiana di Messina, il 5 febbraio, organizza la presentazione della strenna 2021 “Mossi dalla Speranza”, il messaggio annuale di don Ángel Fernández Artime, successore di don Bosco. L’evento vedrà anche la presenza di don Stefano Martoglio, Vicario del Rettor Maggiore. Durante la presentazione sono previsti i saluti dell’Ispettore don Giovanni D’Andrea e dell’Ispettrice suor Maria Pisciotta.

L’appuntamento previsto per le 18.30, sarà trasmesso sul Canale a YouTube Salesiani Sicilia, grazie alla regia dell’Equipe Ispettoriale di Comunicazione Sociale.

L’incontro rientra nel programma dei festeggiamenti in onore di Don Bosco, che quest’anno sono stati rimodulati in una nuova versione per far fronte all’emergenza sanitaria.

Pierpaolo Galota

 

Palermo Ranchibile, le attività in sicurezza per offrire ai ragazzi un ambiente educativo

Riportiamo la notizia delle attività in corso al “Don Bosco Ranchibile” di Palermo che continuano a offrire, in sicurezza, un ambiente educativo.

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La comunità dell’Istituto Salesiano “Don Bosco Ranchibile” di Palermo, nonostante il difficile momento attraversato a causa della pandemia, si è adoperata per mantenere le attività iniziate in precedenza secondo le norme previste dai vari DPCM: Basket, Volley, Calcio, Tiro con l’arco, Hwa Rang Do, Balli di gruppo, Chitarra, Ginnastica ritmica, Danza moderna, Capoeira, Ginnastica posturale, Pianoforte.

Conformemente a quanto stabilito dai vari decreti le varie attività vengono svolte all’aperto, con il mantenimento della distanza di sicurezza, in modo da offrire ai ragazzi l’opportunità di crescere e di sviluppare le proprie passioni in un ambiente educativo come il nostro.

Inoltre è consuetudine nel nostro oratorio tenere degli incontri di formazione tramite cui riflettere sulla propria fede e sull’appartenenza ad una comunità, garantendo una crescita spirituale e umana inerente al sistema educativo di don Bosco; anche ciò rientra nel rispetto delle direttive previste.

Un’altra iniziativa portata avanti dal nostro Istituto è il recupero scolastico (doposcuola) dedito ai ragazzi che frequentano la scuola primaria e secondaria di primo grado. In particolare questa proposta è estesa agli allievi del biennio della nostra scuola (liceo) che manifestano delle difficoltà; pertanto viene insegnato un metodo di studio valido ed efficace per l’apprendimento.

In conclusione i salesiani del “Don Bosco Ranchibile” assicurano ai ragazzi una crescita omnicomprensiva, per essere, come voleva Don Bosco, buoni cristiani, onesti cittadini e degni abitatori del cielo.

Marta Manzella e don Gabriele Cardaciotto, sdb

 

Dalla Sicilia, una riflessione che non ti aspetti: Don Bosco non esiste

Pubblichiamo la riflessione su Don Bosco di un salesiano della Sicilia, in occasione della festa del 31 gennaio.

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Don Bosco non esiste senza Dio, perché è grazie al Padre che in Giovannino troviamo questo splendido accordo di natura e di grazia, è per merito del Figlio che don Bosco ebbe un modello da seguire; grazie alla spinta dello Spirito che riuscì a fare cose che chi gli stava affianco non poteva neanche immaginare

Don Bosco non esiste senza Maria, perché lui stesso, quasi al termine della vita dice “ha fatto tutto Lei”; è Lei che gli fa da maestra nella missione affidatagli nel sogno di 9 anni ed è sempre Lei a proteggerlo sotto il suo manto anche nelle situazioni più difficili

Don Bosco non esiste senza Giuseppe, perché dal padre putativo di Gesù egli impara l’arte del lavoro e dell’umiltà

Don Bosco non esiste senza santi, perché li prende ad esempio come ha fatto con San Francesco di Sales, Filippo Neri e tanti altri. Da chi lo aveva preceduto nella santità, don Bosco prende i tratti, le virtù e ne chiede l’intercessione; consapevole che il Buon Dio poteva compiere in lui le stesse meraviglie che aveva compiuto in altri santi, se avesse risposto Si alla Sua chiamata.

Don Bosco non esiste senza la famiglia: senza mamma Margherita, papà Francesco, i fratelli Antonio e Giuseppe, perché è la family che lo fa crescere anche quando il clima non è dei migliori, anche quando è costretto e rimboccarsi le maniche alla morte del padre. In particolare sarà proprio mamma Margherita la prima a parlargli di quel Dio; che dopo deciderà di seguire per tutta la vita.

Don Bosco non esiste senza don Cafasso, perché ha chiaro fin da subito quanto sia importante avere una guida spirituale, un amico dell’anima che conosce la combinazione del tuo cuore e ne ha accesso.

Don Bosco non esiste senza la sua confessione quindicinale, perché sa che per poter salvare le anime altrui è necessario che egli lavori a salvare anche la sua, di anima. Sa che la confessione è il luogo d’incontro con quel Padre misericordioso sempre disposto a venirgli incontro anche e nonostante le sue mancanze.

Don Bosco non esiste senza il Papa e la Chiesa, perché sa che nella fedeltà al successore di Pietro, chiunque esso sia, ed alla Chiesa che Cristo ha costituito vi è la salvezza, anche quando vi sono incomprensioni.

Don Bosco non esiste senza i suoi sogni, perché sono essi, alle volte, a fargli da “apripista” nelle situazioni più difficili. Essi sono carezze del Buon Dio per lui, carezze che lo invitano a non fermarsi, a puntare in alto a sognare e a far sognare, oggi come allora.

Don Bosco non esiste senza le sue lacrime, perché la vita non gli ha sorriso sempre, ha vissuto momenti di sconforto e di abbandono ma non ha mai lasciato che le lacrime avessero l’ultima parola: questa spettava a Dio ed alla Sua Provvidenza, che non l’hanno mai lasciato.

Don Bosco non esiste senza la preghiera, perché come diranno molti suoi studiosi viveva “come se vedesse l’invisibile”; certo è che la sua preghiera non terminava in Chiesa, ma che si protraeva nel cortile dell’oratorio, a mensa, nei laboratori, a scuola. Era certo che Dio parla nelle situazioni del quotidiano ed è proprio in questo tratto che oggi lo possiamo chiamare “contemplativo nell’azione”.

Don Bosco non esiste senza i suoi salesiani, perché comprende che nella missione giovanile è necessario che ci sia una comunità che educhi e che testimoni la propria vita. Avere dei fratelli con cui condividere tutto, le gioie ed i dolori; consapevole che  vivere e lavorare insieme è un’esigenza fondamentale.

Don Bosco non esiste senza i suoi collaboratori siano essi sacerdoti o laici, perché il nostro Giovanni sa che ha bisogno di tutti, che da solo può fare molto ma che insieme può andare lontano. Non ha paura a chiedere una mano quando non ce la fa, anche se vuole dire umiliarsi.

Don Bosco non esiste senza i giovani, perché ad essi ha dedicato tutta la sua vita, per essi si è speso fino all’ultimo respiro senza sosta e sempre con gioia.

In questo giorni di gioia e di festa in cui ricordiamo il nostro padre don Bosco, non possiamo dimenticare che egli è stato “sarto” certamente, ma anche “stoffa” nelle mani del Buon Dio. Ricordare solo don Bosco sarebbe troppo riduttivo per noi, oggi suoi figli; egli con la sua vita ci stimola a fare altrettanto; ci stimola a fidarci e rispondere con cuore sincero al progetto d’amore che il Signore ha per ciascuno di noi e che potrà renderci veramente beati. Sia la festa di don Bosco non solo motivo di riconoscenza e affetto ma anche stimolo per camminare insieme a lui al seguito di Cristo verso il premio più importante da vincere in questa vita: il paradiso.

don Stefano Cortesiano, sdb

Video realizzato da don Alessio Tavilla, sdb

 

 

“Mai fermi, è stato un anno di benedizione”: l’oratorio di Gela raccontato da Avvenire

Pubblichiamo l’articolo di Avvenire, a firma di Marco Pappalardo, dove si racconta l’esperienza dell’oratorio di Gela, in un periodo di fermo per molte attività tipiche degli oratori.

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«Connessi ma sempre presenti» e «Nemmeno la pandemia ci ferma!» sono lo slogan e il grido dei giovani dell’oratorio salesiano San Domenico Savio di Gela, in provincia di Caltanissetta, che non hanno smesso di incontrarsi e continuare i cammini formativi. La dinamica è sempre la stessa: appuntamento nel pomeriggio in attesa del link per accedere alla piattaforma e collegamento, insieme più di 100 volti; poi ciascun gruppo fa il proprio
momento formativo con gli animatori. «Si apre per noi un anno vocazionale – dice don Alfredo Michele Calderoni, direttore dell’oratorio – per diversi eventi di grazia: alcuni giovani animatori iniziano il lavoro da sempre sognato, la nascita di alcuni bambini tra i cooperatori o tra gli animatori, la preparazione a un’ordinazione sacerdotale nel nostro cortile e quella a una professione religiosa di un giovane cresciuto qui, un 50esimo di ordinazione, le nozze di
giovani coppie di animatori, e chissà cosa ancora ci riserva il Signore in questo tempo particolare». Pur a distanza si percepisce che quest’anno è più intenso il senso di famiglia tra gli animatori, gli adulti, i ragazzi e la comunità religiosa. Ogni gruppo di giovani vede la presenza di almeno quattro salesiani a tempo pieno, coinvolti nella preparazione degli incontri e nei diversi gruppi, «amando ciò che amano i giovani», come raccomandava san Giovanni Bosco. «Fra poco ci prepariamo a vivere la festa del nostro santo – continua don Alfredo seppur dietro lo schermo; una veglia in cui i giovani saranno i protagonisti e, come ogni domenica, la celebrazione eucaristica che fino a oggi è stata sempre animata da loro. Li ho visti crescere nella responsabilità e nella maturità. Non buttiamo nulla di quest’anno e ci auguriamo che “andrà tutto nuovo”!».

Dalla Sicilia al Senegal per costruire un oratorio in nome di Don Bosco

Pubblichiamo un articolo uscito su Avvenire, a firma di Marco Pappalardo, sulla storia di Carmelo Sella, volontario muratore in Senegal con l’associazione “Don Bosco 2000”.

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Ha 70 anni Carmelo Sella ed è di Piazza Armerina, una cittadina di ventimila abitanti nel cuore della Sicilia, in  provincia di Enna. È il figlio più piccolo di dieci, sei maschi e quattro femmine. Il padre, Agostino, aveva una fornace dove già dagli anni Trenta realizzava tegole di argilla. Carmelo sin da bambino stendeva le tegole al sole per farle asciugare, raccogliendole ed accatastandole quando erano asciutte al punto giusto. In quel tempo i figli erano vera e
propria forza lavoro, un po’ come avviene oggi in Africa. Sì, proprio l’Africa, perché Carmelo da alcuni giorni è andato in Senegal insieme ad un altro muratore, Roberto Minacapilli, con lo scopo di costruire un oratorio in un villaggio sperduto della savana, di nome Velingara, nella regione di Tambacounda, una parte poverissima del Paese, dove si vive e sopravvive con meno di due dollari al giorno.

Poteva starsene tranquillo, Carmelo, peraltro in periodo tanto difficile e considerata la sua età, e godersi la famiglia. La moglie e i sei figli, cinque naturali ed una figlia adottiva, accolta tredici anni fa grazie ad un percorso di fede nella sua parrocchia. Ma proprio lo stile dell’accoglienza respirato e vissuto a casa l’ha portato a partire senza indugio e con lo stesso spirito determinato di quando aveva quindici anni: «Da ragazzo ho cominciato a lavorare come muratore e da allora non mi sono più fermato fino alla pensione a cui sono arrivato lo scorso anno. Nella mia vita ho lavorato in centinaia di cantieri, tuttavia questo è veramente speciale; mentre lavoro, sono circondato da decine di bambini che sorridono e si divertono».

Il progetto in cui si è inserito con entusiasmo è dell’associazione “Don Bosco 2000”, una realtà che fa accoglienza in Italia, in particolar modo in Sicilia, con iniziative concrete di cooperazione circolare in Senegal e Gambia. «Sono venuto in Africa la prima volta tre anni fa con l’associazione, per aiutarli a realizzare degli orti sociali che ora sono abbastanza fiorenti, offrendo cibo agli abitanti del villaggio, ma anche sostentamento economico grazie alla vendita dei prodotti nel territorio vicino – racconta – Sono rimasto colpito dal calore della popolazione di questa terra, soprattutto dal sorriso dei bambini. In questa zona vivono secoli indietro purtroppo! I bambini camminano scalzi nella savana, hanno i vestiti strappati, rispetto ai nostri figli e nipoti non possiedono veramente nulla, eppure sono sempre sorridenti, giocano con le palle di stoffa, non li vedo mai tristi. Sembrano più felici dei nostri che vivono nella ricchezza con vestiti, giochi e cellulari».

Dove è possibile “Don Bosco 2000” riaccompagna i migranti, accolti dopo gli sbarchi negli anni in Sicilia, nei loro villaggi di origine per aiutarli a creare start up agricole e piccoli allevamenti di polli. Negli stessi propone progetti di educazione sostenibile entrando in contatto con le comunità locali. In questo ambito realizza pure missioni estive con giovani volontari salesiani e da qui l’idea di costruire con le mani, con l’abilità e con la generosità di Carmelo un oratorio dedicato a Don Baldassare Meli, salesiano morto lo scorso anno prematuramente, che negli anni Ottanta ha cominciato ad accogliere migranti nel centro di Santa Chiara a Palermo. «Il sogno di Don Meli era quello di andare in missione in Africa, ma il Signore lo ha voluto impegnato in territori altrettanto di frontiera della nostra terra siciliana; ora con il mio lavoro posso aiutarlo a realizzarlo».