Quali Salesiani per il giovani di oggi? Il percorso di formazione per approfondire il CG28

Papa Francesco nella lettera al CG 28 ha richiamato il carisma della presenza per mostrare che l’educatore pone la sua fiducia nell’azione del Signore. La presenza del salesiano, in particolare si riferisce al coadiutore, è gratuita e gioiosa in mezzo ai giovani. Inoltre, come quella di mamma Margherita e delle donne dei nostri ambienti, è una presenza reale, effettiva ed affettiva che si declina come ospitalità e come casa. 

Nasce da qui il ciclo di incontri organizzato dalla CISI Settore Formazione in collaborazione con il Centro Studi Opera Tabernacoli Viventi e rivolto ai salesiani che vuole approfondire il CG 28 come occasione di formazione permanente.

Il Rettor Maggiore nel discorso finale e nelle linee programmatiche per il sessennio pone l’apice delle sfide nella profondità carismatica, il cui fondamento è la relazione con Gesù Cristo, e nel vivere il “sacramento salesiano” della presenza. 

Il CG 28 al n° 37 ha indicato nella sinodalità missionaria la via per la conversione del cuore e della mente, la direzione della pastorale giovanile e la modalità per realizzare negli uomini e nelle donne di comunione la costruzione dello spirito di famiglia e la condivisione della missione. Al n° 3 ha inoltre indicato nel campo dell’affettività con tutte le questioni legate al genere e all’identità sessuale una sfida alla nostra visione antropologica.  

Obiettivo

Approfondire l’identità carismatica a partire dal “sacramento salesiano della presenza” nella forma della sinodalità missionaria con una sottolineatura della dimensione affettiva 

Modalità

Attraverso incontri di formazione on line nello stile dell’intervista (35’- 40’) e con la possibilità di sviscerare il tema mediante domande in chat dei partecipanti (30’). Gli incontri potranno anche essere registrati e rivisti in un altro momento.

Destinatari

Tutti i salesiani in formazione iniziale e permanente che desiderano vivere un approfondimento carismatico a partire dal CG 28.

Tematiche, relatori, date

  1. L’Antropologia della santità salesiana (intervista a Lodovica Zanet, collaboratrice della Postulazione Generale SDB): Sabato 14 novembre (h 9-10,15)
  2. Il “sacramento salesiano della presenza” (intervista a don Angel Fernandez Artime, Rettor Maggiore): Sabato 5 dicembre (h 9-10,15)
  3. Il sacramento della presenza eucaristica: approfondimenti teologici e spirituali (dialogo con padre François-Marie Léthel O.C.D.): Sabato 23 gennaio (h 9-10,15)
  4. La sinodalità missionaria verso i giovani più poveri in chiave eucaristica (intervista con don Roberto Carelli SDB): Sabato 20 febbraio (h 9-10,15)
  5. Affettività ed Eucarestia: per un itinerario di educazione all’amore (dialogo con don Andrea Bozzolo SDB): Sabato 20 marzo (h 9-10,15)
  6. Il “sacramento della presenza” nell’esperienza di due donne salesiane cooperatrici: Alexandrina Da Costa e Vera Grita (dialogo con Maria Rita Scrimieri, coordinatrice Centro Studi “Opera dei Tabernacoli Viventi”) Sabato 17 aprile (h 9-10,15)

La proposta di formazione potrebbe sfociare, per chi lo desidera, in un momento di formazione più specifico sull’Opera dei Tabernacoli Viventi di tre o quattro giorni in estate per approfondirne i contenuti e i risvolti per la propria vita salesiana.

Gli incontri verranno trasmessi in streaming sulla Pagina Facebook di Salesiani Don Bosco Italia 

 

 

 

 

Dispersione scolastica e povertà educativa, in Piemonte parte “Labs to Learn”

Pubblichiamo il comunicato stampa di “Labs to Learn”, il nuovo progetto dell’Associazione Giovanile Salesiana Per Il Territorio, un finanziato dall’Impresa Sociale Con i Bambini a valere sul bando del 2018 “Un passo avanti” e che si prefigge di contrastare la dispersione scolastica e prevenire la povertà educativa incrementando il numero dei giovani con difficoltà che assolvono l’obbligo scolastico, accedono alla formazione superiore e/o all’inserimento lavorativo, avviando un percorso di crescita personale secondo le proprie inclinazioni e aspirazioni. Il progetto è rivolto a circa 1140 minori e adolescenti tra gli 11 e i 17 anni e le rispettive famiglie, nelle città di Alessandria, Bra, Casale Monferrato, Vercelli e Torino.
La presentazione del progetto si terrà martedì 10 novembre alle ore 16.00 presso Valdocco (To). L’evento verrà trasmesso in diretta social sulla Pagina Facebook @labstolearn e in diretta TV dal Gruppo RETE 7 su Piemonte + (canale 110 del Digitale Terrestre).

“Labs to learn” è stato avviato il 12 ottobre. Riteniamo importante coinvolgere le diverse comunità interessate per raccontare le azioni progettuali ed evidenziare il tratto distintivo dei dispositivi che abbiamo immaginato per favorire l’apprendimento e l’inclusione sociale.
Nel contempo, desideriamo offrire una breve occasione di confronto e di riflessione sulla situazione giovanile, tra scuola, povertà educativa ed opportunità di crescita.
(Alessandro Brescia – Responsabile progetto)

Per gli operatori della comunicazione l’appuntamento non richiede l’accreditamento in quanto accessibile pubblicamente tramite la diretta streaming. Per coloro che desiderano ricevere materiali aggiuntivi o richiedere interviste ai Responsabili del progetto, scrivere a comunicazione@labstolearn.it.

Di seguito le informazioni principali dell’evento.

PROGRAMMA
La conferenza prevede relatori in presenza e in collegamento online.
Ore 16.00 – Let’s go!
– Saluti e presentazione del progetto
– Labs to learn e le differenti azioni
– Le dinamiche educative
Ore 17.00 – Conclusione
Interventi:
Marco Rossi-Doria: Vicepresidente impresa sociale “Con i Bambini”;
Francesco Profumo: Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo;
Fabrizio Manca: Responsabile Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte;
Don Leonardo Mancini: Ispettore Salesiani Piemonte e Valle d’Aosta;
Don Stefano Mondin: Presidente AGS per il Territorio;
Alessandro Brescia: Responsabile di progetto;
Valentina Bellis: Responsabile Azioni e Territori;
Johnny Dotti: Imprenditore sociale;
Rosita Deluigi: Docente universitaria presso UNIMC – Università di Macerata.

 

 

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Recuperare “interiorità apostolica” attraverso la “grazia di unità”. Il volume di Don Viganò spiegato da don Sala

Pubblichiamo l’intervista a don Rossano Sala da parte di ANS. Don Sala è il curatore del volume L’interiorità apostolica. Riflessioni sulla “grazia di unità” come sorgente di carità postorale, (LDC, Torino 2020), un testo di Don Egidio Viganò, VII Successore di Don Bosco.

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(ANS – Roma) – In questi giorni è uscito il testo di Don Egidio Viganò, VII Successore di Don Bosco alla guida della Congregazione Salesiana, intitolato L’interiorità apostolica. Riflessioni sulla “grazia di unità” come sorgente di carità postorale, (LDC, Torino 2020). Il testo vanta la prefazione di Don Ángel Fernández Artime (X Successore di Don Bosco), la postfazione di Don Pascual Chávez (IX Successore) e un contributo di Don Juan Edmundo Vecchi (VIII Successore). Abbiamo intervistato il curatore del volume, don Rossano Sala, professore ordinario di Teologia pastorale e Pastorale giovanile presso l’Università Pontificia Salesiana, Direttore della rivista Note di pastorale giovanile e già Segretario Speciale del Sinodo sui Giovani.

Da dove nasce l’idea di questo volume?

Nel 2020, precisamente il 26 luglio, ricorre il centenario della nascita di Don Egidio Viganò. E il 23 giugno il venticinquesimo della sua morte, avvenuta a Roma nel 1995. Partendo da queste due date Don Ángel, attuale Rettor Maggiore, ha chiesto un segno per ricordare e attualizzare la figura di Don Viganò. Così è nata questa pubblicazione.

Tra i tanti testi di Don Viganò, perché si è scelto di ripubblicare proprio L’interiorità apostolica?

Ci abbiamo pensato parecchio, e abbiamo riconosciuto che questo testo raccoglie in sintesi il meglio del pensiero e della proposta apostolica di Don Viganò alla Congregazione e alla Famiglia Salesiana. Oggi, come dice bene Don Ángel, nella sua prefazione, in un mondo in rapido cambiamento, sempre più multicentrico e confuso, rischiamo più che mai di smarrire la nostra identità carismatica. Recuperare “interiorità apostolica” attraverso la “grazia di unità” è strategico e decisivo, oggi più che mai.

Che cosa dobbiamo intendere con “grazia di unità”?

Don Egidio ne ha parlato in lungo e in largo nel suo fecondo magistero. La vita salesiana è attiva, dinamica, creativa, apostolica. È evidente che i suoi rischi sono la dispersione e l’attivismo, la superficialità e la mediocrità spirituale. “Grazia di unità” significa prima di tutto che noi siamo quel che siamo solo se rimaniamo uniti a Dio, che l’unità della nostra vita è una questione teologale, cioè si radica nella costante unione con Dio. Che essere attivi non è opposto ad essere contemplativi, e viceversa: ciò è evidentissimo nella vita del Signore Gesù, che unisce mirabilmente l’azione apostolica con la preghiera sul monte. Ed è chiaro anche nell’esistenza di Don Bosco, che ha sempre trovato nell’unione con Dio la fonte inesauribile della sua azione apostolica.

Sta dicendo che dobbiamo ancora una volta ripartire da Don Bosco come uomo di Dio?

Certo, il segreto di Don Bosco sta nella sua vita interiore, nella sua “interiorità apostolica”. Si racconta che il beato Ildefonso Schuster, cardinale arcivescovo di Milano e grande estimatore di Don Bosco, quando ricevette e lesse nei primi anni ’50 il volume Don Bosco con Dio di Eugenio Ceria – che rimane un classico della spiritualità salesiana – disse così: “Finalmente i salesiani incominciano a capire Don Bosco”. Lui, benedettino, aveva ben chiaro che l’unione con Dio sta alla radice di ogni pratica apostolica degna di questo nome!

Che cosa ha chiesto ai tre Rettori Maggiori che sono intervenuti nel volume?

A Don Ángel solo una breve prefazione. Chi è chiamato a fare il Rettor Maggiore va lasciato in pace, ha già troppo da fare anche in tempi di pandemia! Ho pensato invece di ripubblicare una bellissima e poco conosciuta lettera circolare di Don J.E. Vecchi (ACG 354), scritta quando era Vicario, pochi mesi dopo la morte di Don Egidio. Riprende l’identità del consacrato salesiano a partire dalle tantissime lettere del suo predecessore e quindi è un’ottima premessa al testo L’interiorità apostolica. E poi ho domandato a Don Chávez, nella postfazione al volume, di attualizzare il lungo e fruttuoso magistero di Don Viganò per l’oggi della nostra vita di consacrati e apostoli dei giovani. E lo ha fatto in forma davvero magistrale.

Quali sono le attese per questo volume?

Il Rettor Maggiore ha omaggiato una copia del testo a tutte le Ispettorie del mondo ed alcune altre a tutte le case di formazione. Così anche a tutti i gruppi della Famiglia Salesiana. Ha chiesto all’editore italiano (LDC) di offrire gratuitamente i diritti d’autore per eventuali traduzioni in altre lingue. Il desiderio non è semplicemente quello di diffondere il libro e di tradurlo, ma di aiutare ogni consacrato salesiano e ogni membro della Famiglia Salesiana a vivere pienamente la propria vocazione di discepolo del Signore e apostolo dei giovani. Perché, in fondo, essere parte del carisma salesiano significa prima di tutto e soprattutto questo.

ANS

Salesiani Gela, una veglia con le famiglie sulla Santità Giovanile

Pubblichiamo dal sito di ANS, la notizia della veglia dei Salesiani di Gela organizzata il 31 ottobre sul tema della Santità Giovanile.

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Gela, Italia – ottobre 2020 – Il 31 ottobre i giovani dei gruppi formativi dell’Oratorio Salesiano “San Domenico Savio” di Gela e il gruppo “Giovani Famiglie”, hanno dato vita a una Veglia sulla Santità Giovanile. Il tema della Veglia è stato “Dream Holy Dreams” a ricordare che i Sogni e la Santità devono essere compagni di viaggio nella vita di un giovane. A presiedere la Veglia è stato don Alberto Anzalone, Delegato per la Pastorale Giovanile dell’Ispettoria della Sicilia e Tunisia (ISI) e ad animarla sono stati gli stessi ragazzi che, con musica dal vivo, hanno reso speciale questo momento di grazia. Presente anche don Dario Spinella, Animatore Vocazionale e per le Missioni. Tre i momenti centrali della veglia, alternati a testi e canti sulla vita del beato Carlo Acutis: la presentazione della vita del neo-Beato; l’adorazione eucaristica; le confessioni individuali. L’evento si è svolto al “PaladonBosco” per riuscire a garantire il distanziamento sociale.

Sito di ANS

Bologna, solidarietà e riscatto col il progetto “Liberi di partire, liberi di restare”

A tre anni dal lancio della campagna Cei «Liberi di partire, liberi di restare», Avvenire pubblica un viaggio tra le realtà bolognesi che hanno sostenuto e offerto integrazione: tra questa, il Cnos Fap Emilia Romagna di Castel de’ Britti. L’articolo è di Luca Tentori.

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Donne liberate dalla tratta della prostituzione, assistenza di minori non accompagnati,  formazione al lavoro. Sono alcuni esempi di come il progetto «Liberi di partire, liberi di restare» è entrato concretamente nel riscatto di molti migranti. L’iniziativa della Conferenza episcopale italiana, sovvenzionato con i fondi dell’8Xmille, ha chiuso la sua campagna la scorsa settimana a Roma e ha tirato le somme con un primo bilancio. Per la diocesi di Bologna  la Caritas italiana ha istituito un tavolo di progetto a partire dal 2018, che ha coinvolto quattro realtà già operanti sul territorio: l’associazione Albero di Cirene, l’associazione papa Giovanni XXIII, l’Associazione Cnos Fap Emilia Romagna presente a Castel de’ Britti con i salesiani, e il Ceis Arte – cooperativa sociale che gestisce dal 2001 in convenzione con Asp Bologna, il servizio di Pronta Accoglienza per minori maschi in stato di bisogno, attraverso la comunità di pronta emergenza «Il Ponte» al Villaggio del fanciullo.

«Questo tipo di esperienza  – spiega Elisabetta Cecchieri, responsabile della Caritas diocesana per il progetto “Liberi di partire, liberi di restare”- ci ha permesso di lavorare e ragionare insieme su soluzioni concrete  e di conoscerci ancora meglio. Abbiamo voluto creare una cabina di regia per investire al meglio sul nostro territorio i 60.000 euro ricevuti dal progetto». Nel dettaglio l’Albero di Cirene, che ha attività di aiuto sulla strada, ha scelto di creare percorsi di formazione per i giovani volontari e ha implementato la capacità di accoglienza per le donne che uscivano dalla tratta. Al Villaggio del fanciullo, che ospita casa di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, hanno promosso una scuola di cultura italiana come servizio per una maggiore accoglienza e integrazione. Ben due i progetti attivati anche al centro salesiano di formazione professionale Cnos- Fap di Castel de’ Britti, fra i quali un corso per saldatori. Il progetto si è svolto fra l’aprile del 2018 e il marzo di quest’anno, per una durata totale di circa 50 ore, alle quali vanno aggiunte quelle dedicate alla formazione sulla sicurezza sul lavoro.

«Hanno partecipato sia ragazzi minorenni che maggiorenni, fra i quali alcuni segnalato dall’Asp, per un totale di nove persone – spiega Lucia Mele, del Cnos-Fap -. Per l’abilitazione alla professione di saldatore è necessario il possesso di un patentino che, a seconda della tipologia di lavoro, necessita di un aggiornamento e il cui costo si aggira intorno ai 1.500 euro. I nostri ragazzi nella maggioranza dei casi non posseggono questa somma. Avendo però una formazione, in parte svoltasi proprio in azienda, possono comunque invogliare i datori di lavoro ad assumerli. Sarà poi il datore di lavoro a provvedere al patentino». Una tipologia di assunzione che ha già dato i suoi frutti, portando all’occupazione diversi ragazzi nell’ultimo periodo. Il cardinale Zuppi è intervenuto la scorsa settimana a Roma alla chiusura di questa campagna triennale della Cei. Nel suo intervento ha offerto alcune riflessioni sul tema dell’immigrazione e dell’accoglienza: «Il fenomeno della migrazione è da considerarsi alla stregua di “una pandemia, perché la tragedia continua e non ci sono risposte forti e adeguate». Il suo intervento integrale è sul sito della diocesi. La campagna è un segno della Chiesa italiana, perché cresca la consapevolezza delle storie dei migranti, si sperimenti un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione dei migranti che arrivano tra noi, non si dimentichi il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra. 

 

Distanti, ma uniti: la Corsa dei Santi 2020 sarà in versione “virtual race”

Dall’agenzia salesiana ANS, pubblichiamo il comunicato sull’edizione 2020 della “Corsa dei Santi”, quest’anno in forma di “virtual race”.

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Le restrizioni imposte per il contenimento di Covid-19 impediscono quest’anno alla “Corsa dei Santi” – la manifestazione sportiva e solidale promossa dai salesiani in occasione della Festa di Ognissanti – di svolgersi secondo le modalità che la caratterizzavano in precedenza. Ciononostante, la manifestazione, promossa da “Missioni Don Bosco”, la Procura Missionaria salesiana di Torino, avrà ugualmente luogo, nel rispetto dei principi ispiratori che l’hanno sempre guidata: come festa collettiva, evento sportivo e strumento di solidarietà. L’edizione 2020 si svolgerà infatti in versione “virtual race”: dalle ore 7:00 del 30 ottobre 2020 alle ore 20:00 del 3 novembre 2020 (UTC+1), chiunque potrà partecipare all’evento correndo 10 chilometri su qualsiasi tracciato.

Sarà un evento a distanza realizzato grazie al sistema di tracciamento Gps realizzato da “TDS” attraverso una app, che consentirà ai partecipanti, una volta scaricata, di poter registrare la propria performance in tempo reale, di verificare in qualsiasi momento i chilometri effettuati, di rapportare il percorso individuale a quello che sarebbe stato il percorso tradizionale della Corsa dei Santi a Roma, e alla fine dei 10 km, di indicare la posizione di classifica virtuale di ogni concorrente.

Come per le precedenti edizioni in presenza, iscrivendosi alla prova si riceverà il pettorale virtuale, il diploma per i corridori che completeranno il tracciato e il kit con la maglia ufficiale che, se acquistata durante l’iscrizione, verrà inviata a domicilio.

Anche se a distanza, la “Corsa dei Santi” unirà migliaia di appassionati del running nel segno della solidarietà.

Il 1° novembre, inoltre, nel giorno tradizionale della Corsa dei Santi, in via della Conciliazione, lì dove negli anni passati era collocato il traguardo di avvio e di conclusione della manifestazione, ci sarà uno studio con ospiti di prestigio, da dove sarà trasmesso uno speciale in diretta televisiva su Canale 5 dedicato al tema solidale scelto quest’anno da “Missioni Don Bosco”.

Mediaset, come tutti gli anni, ha attivato una campagna di raccolta fondi attraverso il numero solidale 45530 attivo fino all’8 novembre (con chiamate o sms da cellulare o rete fissa).

E anche quest’anno la Corsa dei Santi servirà a fornire anche un supporto concreto alle iniziative salesiane nel mondo, grazie alla campagna solidale “Il tuo amore può abbattere le sbarre”.

Il progetto di quest’anno si rivolge minori privati della libertà nelle carceri di tutto il mondo. Secondo le Nazioni Unite, più di un milione di bambini e giovani in tutto il mondo sono privati della libertà nelle carceri o nei centri di reclusione per minori, accusati di piccoli reati. Di loro il 59% è in attesa di giudizio, trattati come criminali quando in realtà avrebbero piuttosto bisogno di supporto e assistenza sociale.

Seguendo il pensiero di Don Bosco, per il quale il cambiamento dei giovani avviene attraverso l’educazione, i salesiani operano nei centri di detenzione per far sentire a questi ragazzi la gioia di poter dar loro ascolto e attenzione.

La loro azione si concretizza in interventi specifici nelle diverse realtà e nelle diverse fasi del percorso di detenzione: a Freetown, in Sierra Leone, i missionari salesiani sono ad oggi gli unici a poter entrare nel carcere di Pademba, dove portano cibo, acqua e medicine, offrendo supporto e orientamento. In Italia sono impegnati da anni nelle carceri minorili con un’azione educativa che prevede la prevenzione, il sostegno per l’inserimento scolastico, le attività sportive e laboratoriali, il reinserimento sociale.

A Luanda, in Angola, lavorano per dare accesso alle misure alternative al sistema carcerario, a Ciudad Juarez, in Messico, curano l’animazione in carcere, grazie alla “Brigada de la Alegria”, a Chennai, in India, il reinserimento dei giovani nella società…

È per tutti questi giovani che è stato pensato il progetto “Il tuo amore può abbattere le sbarre”.

La manifestazione è promossa da Missioni Don Bosco ed è organizzata dall’Associazione Sportiva Dilettantistica “Corsa dei Santi” con il patrocinio dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza Episcopale Italiana, di “Mediafriends”, del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, della Federazione Italiana di Atletica Leggera, della Regione Lazio, dello Stato Maggiore della Difesa e di “AssoAeronautica”.

Sponsor della manifestazione sono “TEVA” e “MELINDA”, media partner invece “Corriere dello Sport”, “Il Tempo” e “Dimensione Suono soft”, partner tecnici “Ottaviani” e “Algida”, fornitore ufficiale “Cisalfa”.

Iscrizioni

 

IUSVE, inaugurato l’anno accademico partendo dall’ambiente

Pubblichiamo la notizia uscita su “Venezia Today” sull’inaugurazione dell’anno accademico dello IUSVE.

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Ricomincia su nuove basi l’anno accademico di Iusve (Istituto universitario salesiano di Venezia), con inaugurazione il 20 febbraio prossimo, che fa dei temi dell’ecologia e dell’ambiente i punti di partenza per riscrivere il messaggio educativo. Il documento di riferimento per l’unversità dei salesiani di Venezia, e per il campus della Gazzera, è l’enciclica di papa Francesco, Laudato sì, con la riflessione sul cambiamento climatico, sul tema dell’acqua, dell’inquinamento, delle diseguaglianze sociali: è il Green Dream, ma dalla teoria Iusve passa direttamente alla pratica. 

Si parte dal rendere più sostenibile la produzione di energia da pannelli solari portandola dal 10% al 30% in tre anni e si pratica quanto è più possibile la differenziata dei rifiuti. L’università distribuisce borracce Iusve agli studenti, per ridurre la circolazione di plastica nel campus. Qualche mese fa è partita l’iniziativa dell’armadio etico: si promuovono marchi di abbigliamento che, dai calzini ai giubbotti, utilizzano materiali compatibili, lavorazioni sostenibili e prestazioni lavorative ben retribuite. Quest’anno è partita una convenzione con il Comune di Venezia per il bike sharing. Già installate due zone di parcheggio in via dei Salesiani e in via Calabria, e un un posto alla stazione di Mestre riservato agli studenti Iusve.

Piccola rivoluzione anche per le aule: con un progetto da 150 mila euro l’università ne ricava 29 tra Mestre e Verona, e con un investimento di altri 250 mila provvede all’installazione di telecamere professionali per coinvolgere a lezione anche gli studenti che non possono essere presenti dando loro la possibilità di interagire con la classe, durante il corso. Una “piccola” università con benefici in termini organizzativi. Visto che il numero è chiuso, circa duemila studenti ammessi ogni anno, è più agevole la didattica duale per alternare lezioni in presenza e non.

L’enciclica papale sull’ecologia “integrale” ha invaso anche i programmi delle lezioni e dei corsi, la preparazione dei docenti, del personale, la ricerca e i convegni. L’eco-psicologia nel seminario che Iusve ha tenuto da poco all’Irccs San Camillo ha trovato applicazione nella riabilitazione dei pazienti all’aperto, a contatto con orti e giardini. L’apertura al confronto con altri movimenti ambientalisti come quello di Greta Thunberg c’è, anche a livello locale, spiegano il direttore Iusve e il suo vice, Nicola Giacopini e Lorenzo Biagi. Sono gli studenti stessi a porre l’accento su certi temi e la rete con altre realtà è importante per cambiare lo stato delle cose. Nella formazione sono stati lanciati un corso di “Ecologia integrale”, uno di “Creative green fashion lab”, un corso di alta formazione e una borsa di studio sul tema ecologico.

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“Mani in Pasta”: si conclude il laboratorio per pizzaioli di Casa Valdocco

Dall’agenzia ANS l’articolo dell’evento conclusivo “Mani in pasta”, il laboratorio di pizzeria del centro diurno Casa Valdocco di Torre Annunziata.

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Si è tenuto lo scorso 6 ottobre, presso la casa salesiana di Torre Annunziata, l’evento conclusivo di “Mani in Pasta”, il primo laboratorio di pizzeria del Centro diurno “Casa Valdocco”, realizzato con il sostegno e il finanziamento della Fondazione “Banco di Napoli per l’assistenza all’infanzia”. In questa occasione, gli allievi che hanno frequentato il corso hanno ricevuto l’attestato di pizzaioli, riconosciuto dalla Regione Campania e, successivamente, sono stati presentati gli allievi del secondo corso.

Il laboratorio per pizzaioli, che ha visto coinvolti ragazzi tra i 16 e i 18 anni, è stato lanciato per offrire una possibilità di apprendimento e di successivo inserimento nel mondo del lavoro ai giovani a rischio di marginalità sociale.

Come aveva spiegato don Antonio Carbone, il salesiano responsabile del progetto, “Mani in Pasta” nasce: “in un territorio dove tante sono le difficoltà e difficili sono anche le prospettive di lavoro e di impegno. Ogni giorno il nostro obiettivo è togliere i giovani dalla strada. Li salveremo dai clan grazie a un laboratorio gastronomico che insegnerà loro a cucinare e a infornare pizze. E grazie a questa qualifica potranno trovare un lavoro onesto”.

Per tanti ragazzi del territorio, infatti, il progetto è stato proprio questo: un’alternativa ai pericoli o alla malavita. “Avrei voluto che il corso durasse di più, per imparare sempre di più le tecniche e migliorare – ha detto infatti il giovane Saverio, 16 anni –. Non so ancora se da grande vorrò fare questo lavoro ma conserverò con cura questo attestato conquistato con costanza e sacrificio”, ha aggiunto, dimostrandosi fiero dei risultati raggiunti.

Ma, proprio in occasione di questo momento di festa, non si può non rivolgere un pensiero a Luigi, 17 anni, morto nelle scorse settimane a Napoli, raggiunto da un colpo di pistola dopo aver tentato una rapina. Luigi è stato ospite per un anno e mezzo della comunità di Torre Annunziata e, dietro al bancone, era uno dei più appassionati.

A lui, don Antonio Carbone, ha dedicato un lungo post su Facebook, ricordando che Don Bosco ci invita sempre a trovare in ogni ragazzo quel “punto accessibile al bene”.

“Lo ricordo quando con tanto sacrificio volle imparare il mestiere del pizzaiolo, lo ricordo quando durante i mesi di lockdown tre giorni a settimana, insieme ad altri ragazzi preparava le pizze da portare a famiglie disagiate, lo ricordo piangere perché in quei mesi non poteva vedere la sua famiglia, lo ricordo la domenica a Messa con sguardo rivolto verso il basso quando durante l’omelia si parlava di vita bella alla quale ci chiama Gesù”, scrive il salesiano, che poi conclude: “Spesso mi sento fare questa domanda: ma dei ragazzi che passano per la comunità in quanti si salvano e in quanti si perdono? La vita, per fortuna, è un evolversi, nessuno di noi ha il sigillo del salvato e nessuno è per sempre perso”.

 

Ispettoria Sicula, gli obiettivi pastorali di settore

Pubblichiamo la lettera dell’ispettore della Sicilia, don Giovanni D’Andrea, sugli obiettivi pastorale di settore.

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A tutti i Confratelli dell’Ispettoria,

ai laici collaboratori e corresponsabili delle nostre Opere,

ai membri della Famiglia Salesiana coinvolti nelle nostre Opere Loro sedi

Cari tutti,
nell’Assemblea ispettoriale del 28 agosto 2020, che segnava l’avvio dell’anno pastorale 2020-2021, abbiamo voluto mettere in atto, insieme a D. Alberto Anzalone Delegato di PG, una modalità di confronto, ascolto, co-progettazione, partendo dalla vostra esperienza e conoscenza del territorio dove le nostre Opere svolgono la missione perpetuando il carisma e lo stile educativo e pastorale di Don Bosco.

Nei lavori di gruppo, suddivisi per ambienti (CFP, Opere Sociali, Oratorio in zona pastorale, Oratorio affidato ai laici, Oratorio-Parrocchia, Scuola) si è lavorato individuando obiettivi e passi da compiere. Tutta la riflessione da voi elaborata è stata consegnata all’equipe di PG che ha provveduto a fare una sintesi per ogni ambiente.

Questa mia lettera “accompagna” e “presenta” gli obiettivi e i passi da compiere che sono stati formulati con il vostro aiuto. Essi diventano strumento di programmazione ed attività pastorale “elaborata dal basso”, ossia da voi che “avete le mani in pasta”, e con il vostro lavoro apostolico date concretezza alla missione di Don Bosco. Ve li consegno quale strumento di lavoro con una scansione biennale, che adotteremo anche per la verifica di fine anno pastorale.

Ringrazio ancora per il lavoro fatto e per la missione che portate avanti “Nel campo di lavoro dove siamo chiamati” ad essere Don Bosco vivo per i giovani del nostro tempo.

Don Bosco ci benedica, Maria ci accompagni.

 

D. Giovanni D’Andrea

Ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia

Obiettivi 2020-2022

Salvo D’Acquisto, una vita forgiata nella fede anche grazie ai Salesiani

Pubblichiamo un articolo uscito sul quotidiano Avvenire sul centenario dalla nascita di Salvo D’Acquisto, il quale grazie alla famiglia, fin da piccolo ha frequentato gli ambienti salesiani, sia FMA che SDB. L’articolo è di Mario Roncalli.

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«Beato un popolo che non ha bisogno di eroi»: le avrà dette pure il grande Bertold Brecht queste parole, ma pare difficile non fare memoria di quelli che sono arrivati a sacrificare la vita. Sarà anche retorica e tuttavia non si tratta solo di icone consacrate dal popolo, dalla  storia, dalla letteratura, dal cinema… né oggi di statue silenti. Perché il ricordo degli eroi lega il passato al presente, trasforma il loro culto in motivo di speranza per il futuro. E sono poche  le società dove non hanno un ruolo, magari insieme a quello dei santi. Già, santi ed eroi. Che talora possono sovrapporsi e coincidere. Potrebbe essere il caso del vice brigadiere dei Carabinieri Salvo d’Acquisto, del quale domani ricorre il centenario della nascita, occasione di mostre, incontri, celebrazioni laiche e religiose, cerimonie militari, qua e là per il nostro Paese.  Specialmente all’ombra dei monumenti o delle steli di Salvo e di Torre Perla di Palidoro, litorale romano, luogo del suo sacrificio a lungo abbandonato al degrado, dove però, poche settimane fa, grazie a una riqualificazione dello spazio è stato inaugurato un allestimento museale che illustra vicende della storia dei Carabinieri durante la seconda guerra mondiale, nonché tappe della biografia di Salvo.

«Non solo un luogo di commemorazione ma luogo di riflessione rivolto al domani», così il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri, descrivendo quest’ambiente. Qui il ventitreenne D’Acquisto diede la sua vita in cambio di quella di ventidue civili brutalmente rastrellati. Le linee del suo ritratto di eroe sono sintetizzate nel suo foglio matricolare dove si legge che «il 23 settembre 1943 venne fucilato dai tedeschi in località Torre di Palidoro», ma si tace il nome dell’ufficiale nazista che diede l’ordine (per alcuni autori il tenente Hansel Feiten, sicuramente responsabile di altre uccisioni per rappresaglia nello stesso mese e nella stessa zona, uno dei nomi di carnefici nascosti nell'”armadio della vergogna” rinvenuto casualmente nel 1994 alla Procura generale militare). Mentre le righe che motivano la medaglia d’Oro al Valor Militare attributatagli precisano «sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, erano stati condotti dalle orde naziste 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, non esitava a dichiararsi unico responsabile d’un presunto attentato contro le forze armate tedesche». Per questo motivo era stato crivellato di colpi: «morto da eroe, impassibile di fronte alla morte», si legge in rapporto riservato successivo che attinge a testimonianze locali raccolte la sera dell’esecuzione. Sin qui dunque l’eroe. Per giunta l’eroe morto disarmato invece che con le armi in pugno. E il santo? La questione della santità? Il 23 settembre 1983, quarantesimo anniversario della morte, l’allora ordinario militare Gaetano Bonicelli, oggi vescovo novantacinquenne, disse: «Salvo D’Acquisto ha fatto il suo dovere in grado eroico, ben oltre quello che il regolamento gli chiedeva. Ma perché l’ha fatto? Forse, in quel momento tragico, gli sono risuonate nel cuore le parole di Cristo: “non c’è amore più grande che dare la vita per chi si ama”. Ma anche se la memoria del testo evangelico non l’ha aiutato, la forte educazione cristiana ricevuta in famiglia e nella scuola gli ha fatto cogliere l’essenziale del Vangelo …». Parole con le quali il presule avviava la causa di canonizzazione di quel giovane autore di un gesto da martire, che come afferma oggi anche il fratello Alessandro (vedi in questa pagina) ebbe certo presente l’onore dell’Arma, la fedeltà alla patria, ma pure si abbandonò a Dio che quel “giorno di amore supremo” attinse in un campo dove aveva seminato.

Una semina iniziata in famiglia, nelle scuole e negli ambienti religiosi, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, poi dei Gesuiti e dei Salesiani frequentati sin dall’infanzia e dall’adolescenza. Dove affiora la prima educazione non sfuggita nella documentazione per la causa di beatificazione svoltasi presso l’Ordinariato militare d’Italia, con un supplemento d’inchiesta nella diocesi di Napoli, dal 1983 al 1991, mentre nel 1999 si è resa necessaria una nuova inchiesta per indagare la possibilità del martirio (come per Massimiliano Kolbe). Da tempo se ne attendono notizie. La causa va avanti, ma avvolta da un riserbo che il postulatore don Giuseppe Praticò vuole mantenere. Come in casi analoghi, sembra più di una la strada percorribile per accompagnare Salvo D’Acquisto verso gli altari. Di lui, le cui spoglie riposano nella Basilica di S. Chiara a Napoli dal 1986, resta in ogni caso la sintesi fatta da Giovanni Paolo II: «Ha saputo testimoniare la fedeltà a Cristo e ai fratelli. Ecco perché può definirsi un santo che ha contribuito per costruire la civiltà dell’amore e della verità».

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