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Il messaggio del Rettor Maggiore per la Pasqua 2020

Di seguito, il messaggio del Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, per la Santa Pasqua 2020 e l’intervista rilasciata al al settimanale cattolico Alfa y Omega a poco più di un mese dalla fine del 28° Capitolo Generale.

Avendo visitato numerosi Paesi, cosa pensa quando il Papa dice che siamo in “una terza guerra mondiale a pezzi” o quando parla della “globalizzazione dell’indifferenza”?

Per il mio carattere e la mia identità carismatica salesiana, tendo a guardare con speranza. Ma, certamente, penso che stiamo vivendo anni molto difficili. Molti di noi, me compreso, 20 anni fa credevamo che la strada verso la pace e verso una crescente estensione dei diritti umani nel mondo fosse lenta, ma visibile. Negli ultimi 20 anni abbiamo vissuto però una battuta d’arresto inimmaginabile, sia a causa del terrorismo internazionale, sia a causa dello sfruttamento e degli abusi nei movimenti migratori esistenti in tutto il mondo, ma anche a causa delle guerre. In questo momento, poi, siamo colpiti da questa terribile pandemia. Non avremmo mai immaginato una cosa del genere. E questa stessa pandemia sta facendo emergere il meglio di molte persone e gruppi sociali (ad esempio medici, infermieri, servizi sociali), e il peggio dell’egoismo e dell’individualismo delle nazioni. A mio parere questo è deplorevole, e non sarà facile dimenticarlo nel post-coronavirus.

Da cattolici, come possiamo affrontare la pandemia?

Prima di tutto, direi che spero che impareremo qualcosa da tutto questo. Per esempio, torneremo a uno stile di vita frenetico o riusciremo ad avere ritmi e spazi più umani? Vogliamo recuperare il tempo perduto nei consumismo o impareremo che è possibile vivere felici con l’essenziale? Continueremo senza freni nella corsa alla contaminazione del mondo o daremo una tregua al pianeta? Dopo questa pandemia, un’indifferenza ecologica come quella che continuiamo a vedere nei vertici climatici non è possibile. Inoltre, di fronte alle situazioni di povertà che aumenteranno, come cattolici, dobbiamo continuare a rispondere con generosità. In generale, in situazioni estreme, tendiamo a dare il meglio di noi stessi. Ho molta fiducia in questo. Vorrei cogliere l’occasione per invitarvi alla solidarietà, alla fraternità, alla carità e alla preghiera. Abbiamo fede in Dio, che è al nostro fianco nel nostro cammino, anche se difficile come quello attuale. Per questo voglio ricordare l’immagine di Papa Francesco che prega in Piazza San Pietro, solo, ma accompagnato da tante persone in tutto il mondo.

 

Auguri di Pasqua 2020

Il primo giorno della settimana, al mattino presto le donne si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto». 

Lc 24,1-5 

In quella “prima pasqua” le donne trovarono un sepolcro vuoto. 

Gesù, collocatovi cadavere tre giorni prima, non era sparito o scappato… se n’era andato… aveva finito di essere morto, era vivo, precisamente risorto. 

Lo rivedranno in tanti nei giorni successivi camminare, parlare e addirittura mangiare con loro.

I nostri sepolcri in questo periodo sono pieni, non vuoti.

I nostri occhi sono ancora bagnati dalle lacrime per chi abbiamo “perso”; i nostri cuori sono in apprensione per chi sta male e rattristati per le “distanze sociali”; i nostri pensieri intrecciati di paura e di preoccupazione per il domani. 

Eppure sale invincibile dal cuore la consapevolezza che su quella Risurrezione possiamo contare, che anche i nostri sepolcri si svuoteranno, che alle lacrime daremo un senso, che i cuori riprenderanno vigore e affetto, che i pensieri si volgeranno all’intraprendenza dando alle cose di prima un senso nuovo.

Quel Gesù Cristo è vivo e in circolazione. Ne abbiamo scorto i segni anche in questo periodo: nella fede e nella compostezza di chi pregava, nella speranza e nella tenacia di chi non si scoraggiava, nell’amore e nel sacrificio di chi donava se stessa/o. 

Lo sentiamo bussare alla nostra porta, vuole entrare in casa nostra. 

O forse sta bussando da dentro, chiede di metterci a tavola con Lui… abbiamo un sacco di cose da dirgli, ha un sacco di cose da dirci… “Ora siete nel dolore, ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia” (Gv 16,22). 

Buona Pasqua nel Signore Risorto, 

“la gioia del Signore è la nostra forza” (Ne 8,10)

 

L’oratorio di Porto Recanati “parla” ai suoi ragazzi: “Cosa è successo?”

La parrocchia di Porto Recanati, in cui opera il gruppo dei Salesiani Cooperatori, ha realizzato un video per i ragazzi, facendo “parlare” proprio l’oratorio: “Cosa è successo?” chiede ai giovani. Un augurio per la Pasqua e un messaggio di vicinanza:

Salesiani Treviglio: “Quest’anno viviamo l’autentica Via Crucis”

Pubblichiamo la lettera del direttore dei Salesiani di Treviglio, don Massimo Massironi sulla via crucis e la quaresima.

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Carissimi,
stiamo vivendo in questa quaresima 2020 delle autentiche vie crucis!

– La via crucis di tutti i contagiati e ammalati che in una conta inesorabile e inarrestabile ogni sera ci portiamo nel cuore e nella mente per un ricordo o una preghiera.

– La via crucis degli operatori sanitari che come soldati generosi, anche a scapito della loro salute e vita, adempiono fino in fondo il loro giuramento di servizio al benessere delle persone a loro affidate.

– La via crucis dei defunti che vengono sepolti nella fredda solitudine, senza la carezza dei loro famigliari, e senza neppure il conforto dei Sacramenti e della sepoltura cristiana.

– La via crucis dei ragazzi e dei giovani che dopo poco tempo hanno sentito che questa non è una vacanza; infatti la noia ha preso il sopravvento e la mancanza di incontri reali, di abbracci di amicizie e dell’incontro con l’amore sta rendendo questo tempo un inverno più che un’estate.

– La via crucis delle famiglie che tra angoscia e paura sono state costrette a riorganizzare la propria vita e i propri impegni, compresa la gestione dello studio dei figli.

– La via crucis della scuola che si è svuotata di presenza e ha dovuto rivestirsi di didattica a distanza e digitale, tra fatiche, lentezze e feconde scoperte: prima tra tutte la mancanza dei propri studenti, anche quelli più discoli o meno impegnati.

– La via crucis dell’economia che in ogni telegiornale ci perseguita in analisi e previsioni di borsa e di governo, ma che sarà presto alla nostra porta di casa, di nazione e di mondo, come crisi.

– La via crucis della Chiesa che pur mantenendo le porte aperte è svuotata dei suoi abitanti, dei suoi sacramenti e del suo tempo forte di Quaresima…ma non è stata abbandonata dal suo Signore Gesù.

– La via crucis della fede di tanti battezzati che hanno sentito il desiderio mancato dell’Eucarestia quotidiana o domenicale, del sacramento della Confessione e dell’incontro come comunità di fratelli, perché in diretta streaming non è la stessa cosa.

– E tutte le altre nostre vie crucis di questo tempo…

Ma la Via Crucis è anzitutto e soprattutto quella di Gesù ieri come oggi… e le nostre vie crucis o sono vissute insieme a Lui…oppure sono solo assurde o disperate!

Sì, solo alla luce di Gesù e con Gesù che compie con la Croce il suo cammino d’Amore…tutto e tutti possono essere illuminati dalla speranza anche in questo tempo! Sì perché lì si coglie la profondità dell’Amore Vero e Totale che è sempre rosso come il Sangue o come il Cuore!

Sì, perché la Via Crucis è solo la penultima stazione della vita di Gesù…perché l’ultima è la certezza della Sua Risurrezione. Con Gesù anche le nostre vie crucis si aprono alla certezza di una Speranza Risorta perché l’Amore è più forte del dolore e della morte!

L’Amore di Gesù, di un malato, di un operatore sanitario, di un defunto, dei ragazzi e giovani, di una famiglia, della scuola, dell’economia, della Chiesa e della fede è più forte di ogni Via Crucis!

La Pasqua è un Amore forte…più forte!
Sia questa Pasqua più Santa per tutti e ciascuno.

Don Massimo Massironi SdB
direttore

 

 

Salesiani Cooperatori, il messaggio di Pasqua del coordinatore mondiale

Pubblichiamo il messaggio per la Pasqua del coordinatore mondiale dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori, Antonio Boccia.

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Carissimi Salesiane Cooperatrici e Salesiani Cooperatori, Delegate e Delegati, Consiglieri Mondiali,
siamo in prossimità della Pasqua e con piacere condivido con voi questo messaggio.
L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo in questi giorni sta cambiando le nostre abitudini quotidiane. Le restrizioni che in molti Paesi si stanno attuando ci costringono ad un isolamento sociale al quale non avremmo mai pensato.
Tutti noi a vari livelli, familiare, lavorativo, associativo siamo convolti e la cosa non ci lascia indifferenti. Questa emergenza è entrata violentemente nelle nostre vite e, a volte, fatichiamo a reagire.
Ma non dobbiamo scoraggiarci.
Come Salesiani Cooperatori siamo chiamati a vivere la nostra Promessa nelle condizioni di vita in cui ci troviamo. Anche adesso che c’è questa pandemia.
Nel Congresso di Roma svolto nel 2018, come Associazione dei Salesiani Cooperatori, abbiamo accolto le sfide per il sessennio, ponendo l’attenzione su molti aspetti che ci interpellano anche in questo periodo.
Poniamo attenzione alle Famiglie, partendo dalla nostra e facendoci portatori di speranza verso quelle che vivono vicino a noi, preoccupandoci se hanno bisogno del necessario per vivere, perché ci potrebbero essere famiglie in cui manca il lavoro. Abbiamo cura degli anziani, dei malati, facendo sentire la nostra presenza nei modi in cui ognuno può fare.
Poniamo attenzione ai Giovani, che in questi momenti si sentono disorientati. Sono costretti a stili di vita non sempre vicini alla loro naturale voglia di aggregarsi e stare insieme. Diventiamo punti di riferimento da adulti nella fede trasferendo loro speranza nel futuro. Raccontiamo loro di esperienze passate vissute in situazioni simili (terremoti, guerre, …) per aiutarli a capire che insieme e con fiducia supereremo anche questi giorni difficili. Crediamo anche noi che “Tutto andrà bene”.
Poniamo attenzione ai Salesiani Cooperatori dei nostri Centri, i Delegati, gli Aspiranti per evitare il senso di abbandono che si può venire a creare per la difficoltà di comunicare, di incontrarci. Facciamoci prossimi ai familiari di coloro che sono morti a causa di questa pandemia.
Manteniamo vivi i contatti con tutti i nostri fratelli e sorelle della Famiglia Salesiana nelle realtà in cui viviamo. Fanno parte della nostra famiglia e dobbiamo avere gesti di attenzione anche verso di loro.
Accogliamo le parole di Papa Francesco che ci invita a fare emergere la creatività dell’Amore.
Come Salesiani essere creativi è un nostro tratto caratteristico.
Gli attuali mezzi di comunicazione ci vengono aiuto (video-chat, social,…). Sfruttiamoli per diffondere speranza.
Impegniamo il tempo donato per pregare, fare formazione, mantenere vive le relazioni, anche solo telefonicamente.
Troviamo modi nuovi di essere prossimi a tutti quelli che conosciamo anche con la solidarietà economica attraverso interventi locali. In questo momento sono più efficaci contatti con quelle situazioni che ogni Centro conosce.
Non possiamo far scorrere le giornate senza viverle da protagonisti dove ci troviamo, con i mezzi che abbiamo a disposizione, restando a casa e rispettando le norme imposte dai vari Governi. Anche questo è un modo per concretizzare il nostro essere “Buoni Cristiani e Onesti Cittadini”.
L’entusiasmo, la gioia, la speranza che in questi momenti riusciremo a donare è basata sulla certezza che il Signore non ci abbandona.
Lui è in mezzo a noi adesso, anche se a volte è difficile scorgere la sua presenza, ci sostiene e ci invita ad avere speranza.
Lui che è passato dalla croce del Venerdì Santo continua a dirci che dopo c’è la Domenica della Resurrezione.
Questa è la creatività dell’Amore che dobbiamo far emergere dal nostro quotidiano di questi giorni.
Auguro una Buona Pasqua del Signore a tutti e a ciascuno con insieme tutti vostri cari.
Cristo è veramente Risorto

Il Coordinatore Mondiale

 

 

“Sentinella quanto resta della notte?”: lettera dell’Ispettore della ICC per la settimana santa

Pubblichiamo la lettera che don Stefano Aspettati, ispettore dell’ispettoria centrale ha inviato alla Famiglia Salesiana in occasione della domenica delle Palme per la settimana santa.

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Carissimi confratelli,
Carissimi membri della Famiglia Salesiana,
Carissimi membri delle CEP locali, Carissimi giovani,

Comincio questo ormai consueto carteggio del tempo di Quaresima con un passaggio del profeta Isaia. Al di là del contesto cui si riferisce l’oracolo, si tratta un testo di grande valore poetico, quasi una frase senza tempo. Si chiede alla sentinella a che punto sia la notte (Shomer ma milailah); la sentinella risponde in modo enigmatico: l’alba arriva, ma la notte c’è ancora. E invita a tornare e continuare a domandare. È una frase che ci ricorda tutte le albe attese, quando le notti non vogliono finire, quando si veglia un malato, quando semplicemente si aspetta un cambio turno, quando si prega.

C’è un passaggio nel vangelo della Passione di Gesù (che quest’anno leggiamo nella versione dell’evangelista Matteo) che mi colpisce proprio in questo senso. Nella notte dell’ultima cena, notte del tradimento – da leggersi come Gesù che si consegna e non Gesù consegnato – notte senza sonno, Gesù arriva nel punto più basso della sua esistenza terrena e prova tristezza e angoscia nell’Orto del Getsemani; chiede conforto ai discepoli, ma essi non sono capaci di stare svegli con lui. Un contrasto fortissimo, addirittura incomprensibile. Come è possibile che i discepoli non siano in grado di stare svegli davanti a un Gesù che si svela a loro come angosciato e chiede di pregare con lui? Lo sfondo è anche qui la notte. La notte incombe e invade l’animo, di tutti, anche di Gesù. Egli sente la notte dentro di sé. La notte è il simbolo della morte. Quella confidenza di Gesù ai discepoli, quella sua ammissione di umanità, quella richiesta di aiuto mentre si riconosce triste, ce lo fa sentire molto vicino. Non era roba sua la tristezza, perché la tristezza non appartiene a Dio, la tristezza è solo roba nostra e del Maligno che cerca di riversarcela addosso. Lo sapeva bene don Bosco, che al contrario insegnava ai suoi ragazzi l’idea di un’allegria profonda, radicata in un cuore pulito. La tristezza che Gesù sente nella sua umanità viene dal peccato di tutti noi, tutti noi in tutti i tempi. Gesù sente la notte di ciascuno di noi. I discepoli non riescono a sostenere tutto questo. Il loro sonno non è riposo, sono essi stessi preda della notte che li avvolge.

Sentinella quanto resta della notte?

Ce lo chiediamo da settimane di epidemia. Quanto ancora dovremo stare in casa, senza il lavoro e la scuola di prima, senza contatti con gli altri? Quanto ancora dovremo sentire di nostri fratelli e sorelle ricoverati o defunti senza neanche un saluto o un funerale? Tutti guardano anelanti a un “dopo”. Una settimana? Un mese? Un anno? Ma ci sarà poi questo “dopo”? E rischiamo di oscillare tra una frenesia che ci vorrebbe catapultare fuori per riprenderci la vita e una sorta di paralisi, fatta di paura, che assomiglia al sonno dei discepoli.
Penso al Papa che indirizzando un saluto a noi salesiani per il Capitolo Generale, riflettendo sul tema “Quali salesiani per i giovani di oggi”, ha usato delle parole che – scritte prima della pandemia – suonano oggi come una profezia: Pensare alla figura di salesiano per i giovani di oggi implica accettare1 che siamo immersi in un momento di cambiamenti, con tutto ciò che di incertezza questo genera. Nessuno può dire con sicurezza e precisione (se mai qualche volta si è potuto farlo) che cosa succederà nel prossimo futuro a livello sociale, economico, educativo e culturale…. Assumere responsabilmente questa situazione – a livello sia personale sia comunitario – comporta l’uscire da una retorica che ci fa dire continuamente “tutto sta cambiando” e che, a forza di ripeterlo e ripeterlo, finisce col fissarci in un’inerzia paralizzante che priva la vostra missione della parresia propria dei discepoli del Signore.

Carissimi, mentre ci chiediamo quando arriva il dopo, dobbiamo stare attenti tutti a non assopirci. Non parlo del sonno del corpo – di cui abbiamo bisogno tutti perché molti di noi forse stanno lavorando anche più di prima! – ma del sonno dell’anima. Si può essere assopiti restando svegli, se non si vedono le cose giuste.

È reale il rischio di star semplicemente comprimendo un elastico che poi una volta rilasciato libererà un’energia che farà tornare tutto come prima e peggio di prima. I buoni sentimenti forse scoperti in questo tempo, il maggior spazio dato alle relazioni, la riscoperta della bellezza di un ambiente più pulito non saranno acquisizioni automatiche. La ricerca più recente1 fatta sulla religiosità al tempo del virus ci dice sostanzialmente che nella pandemia chi prima pregava ora prega un pochino di più e chi prima non pregava continua a non pregare. Al di là dei romanticismi, non avverrà nessun colpo di bacchetta magica. Non assopirci vuol dire che il “dopo” va preparato, altrimenti sarà una corsa a tornare come prima che – dentro una crisi economica senza precedenti – diventerà peggio di prima. Ma allora…

…Sentinella cosa c’è dopo la notte?
A ben vedere non è forse questa la domanda radicale dell’uomo? quello che vediamo adesso in maniera così chiara, adesso che la morte è a un passo da noi, che le nostre vite sono sconvolte, non è forse quello che ci chiediamo in certi momenti della vita e in genere proprio di notte? c’è un dopo- la-notte? cosa c’è dopo la notte?
Ed ecco allora la Settimana Santa che arriva puntuale come ogni anno, ma molto diversa. Diversa per le celebrazioni in streaming: non ci è facile accettare di vivere le celebrazioni del Triduo Pasquale, il centro dell’anno liturgico, così, private di quegli elementi sensibili di cui noi – fatti di carne – abbiamo bisogno. Non solo: questa volta la Settimana Santa arriva con la sua domanda sul “dopo” ancora meno retorica, ancora meno tradizionale. Una domanda calata nell’oggi. Quando arriva il “dopo”? ma c’è un “dopo”? E se c’è un “dopo-pandemia” questo può forse bastarmi adesso che ho visto quanto è importante risolvere il problema del DOPO radicale?
Il Signore Gesù ha risolto questo dubbio. La Settimana Santa ci fa entrare nella Passione di Cristo, ce le fa attraversare come un tuffo profondo per poi farci riemergere. La celebrazione di questa settimana speciale diventa stupore e pianto per la passione prima anticipata nella cena in cui il Signore trova il modo stupendo di restare con noi diventando nostro alimento e chiedendoci di amare così (Giovedì Santo) e poi vissuta fino alla morte di croce (Venerdì Santo); e quando tutto sembra finito e silenzio mortale (Sabato Santo) si fa largo la gioia di un “dopo” nuovo e definitivo (Pasqua di Resurrezione). Noi stiamo vedendo oggi il “giovedì santo” in tutti coloro che lavano i piedi al prossimo prodigandosi per amore dell’altro anche a rischio della propria salute; stiamo vedendo il “venerdì santo” in tanti fratelli e sorelle che soffrono e di quelli che muoiono soli; stiamo vedendo il sabato santo nelle strade vuote e irreali e nelle distanze tra di noi. Vedremo anche il “dopo”, quell’ #andràtuttobeneperchéCristoèrisorto.

Se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!

Per noi salesiani, laici, Famiglia Salesiana, giovani, cosa è il “dopo”?

Penso che tutti abbiate notato che adesso in certe ore della sera, quando non c’è proprio più nessuno in strada, rimangono solo i poveri che gridano tutta la loro disperazione, oppure neanche gridano più perché tanto non c’è nessuno ad ascoltarli. La settimana scorsa dicevo che prima di preoccuparci dei danni economici che tutti avremo dopo la pandemia, è importante aiutare chi già adesso è nella necessità più stringente. Rinnovo l’invito e ringrazio tutte le comunità che si sono mosse, in coordinamento con altre realtà civili ed ecclesiali (quanto è importante l’esperienza di rete!), per sovvenire le necessità dei bisognosi.

Ma è importante che tutto questo faccia innanzitutto cambiare qualcosa dentro di noi.

La pratica dell’astinenza e del digiuno che la Chiesa raccomanda nel tempo di Quaresima e in certi giorni in particolare, non è un retaggio della tradizione, né un’ascesi vuota, ma un lavoro spirituale e un esercizio di carità: tolgo qualcosa a me per capire meglio la mia fragilità davanti a Dio e condividerla con i fratelli. In questo senso digiuno non va senza elemosina.

Ci sarebbe da preoccuparsi se questo non diventasse un tempo propizio per imparare queste lezioni. Personalmente e comunitariamente.
Posso privarmi di tante cose materiali; le nostre comunità religiose e anche le comunità educative imparano (e devono imparare) a fare cose con molto meno; partendo dal bisogno di materiale di risparmiare vediamo già e vedremo che alcune cose si possono fare insieme, scoprendo la condivisione.
Nascono idee e cose nuove.
Nascono fraternità nuove.
Anche da qui comincia a nascere un lavoro sul “dopo”.
La Passione di Cristo alimenta la nostra passione, quella per le anime, quella per i giovani che vogliamo come don Bosco “onesti cittadini, buoni cristiani e fortunati abitatori del cielo”.
Dunque continuiamo ad avere rispetto delle nostre e delle altrui vite attraverso comportamenti responsabili, continuiamo a mettere a posto i nostri ambienti, continuiamo ad aiutare i più deboli e tra di essi chi manca proprio dell’essenziale, continuiamo a educare i giovani a distanza, continuiamo a pregare per i malati e i morenti. Ma continuiamo a sognare il “dopo”. Nessuno può avercelo già in testa, è da pensare. Un “dopo” da sognare con Dio e con i giovani.
È vero non possiamo far altro che aspettare, ma non possiamo aspettare per sognare e prepararci. Sarebbe proprio bello se questi giorni spiritualmente intensi diventassero l’occasione per una rinnovata passione comune.
È ora il momento di domandare, convertire, venire.
Buona Settimana Santa a tutti.

Roma, 5 aprile 2020

Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Forti nella tribolazione: il testo della Via Crucis del Papa

La Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato il testo con le meditazioni della Via Crucis che Papa Francesco farà venerdì santo in Piazza San Pietro. Il testo, scaricabile, è disponibile in cinque lingue.

Cinque detenuti, una famiglia vittima di omicidio, la figlia di un ergastolano, un’educatrice, un magistrato di sorveglianza, la madre di un carcerato, una catechista, un sacerdote accusato ingiustamente, un frate volontario, un poliziotto, tutti collegati alla Cappellania della casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova: sono questi gli autori delle meditazioni.

Il libro pensato dal Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede  è disponibile gratuitamente sul sito internet della Libreria Editrice Vaticana: un compendio ausiliario per condividere, meditare e pregare assieme. “La fede – scrive Andrea Tornielli nell’introduzione – non annulla il dolore, non annulla la sofferenza e non toglie automaticamente l’angoscia. Però aiuta ad avere una speranza”.

La Via Crucis si svolgerà venerdì santo e verrà trasmessa in diretta TV su Rai Uno, a partire dalle ore 21.