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Basilica Maria Ausiliatrice: la festa di San Giovanni Bosco

Domenica 31 gennaio 2021, grande festa per tutti gli amici di Don Bosco, per la Famiglia Salesiana e per la Congregazione stessa. San Giovanni Bosco parla nel cuore di tutti, portando un esempio di testimonianza di fede e di impegno sociale ancora oggi.

Presso la Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino – Valdocco si sono svolte, per tutto l’arco della giornata, le celebrazioni in onore del “santo dei giovani”, in particolare alle 9.30 con la presenza dell’Arcivescovo di Torino, S.E. Mons. Cesare Nosiglia, e alle 18.30 con la presenza del Vicario del Rettor Maggiore dei Salesiani don Stefano Martoglio, con la consueta Messa dedicata al Movimento Giovanile Salesiano.

La parola di Gesù ed il suo stile di vita non sono un invito a dire una serie di no, ma indicano la vera via del sì, che può realizzare in pienezza anche i sogni impossibili ritenuti umanamente irraggiungibili.

Mons. Cesare Nosiglia – Dall’omelia per la festa di Don Bosco

Ognuno di noi, qui, ha un rapporto speciale con Don Bosco, e normalmente così lo chiamiamo; ma il rapporto speciale è ritrovarsi dentro la propria storia di salvezza, dentro il proprio dna, dentro la propria genealogia, questo grandissimo Santo, questo grande credente.

Don Stefano Martoglio – Dall’omelia per la festa di Don Bosco

Il restauro delle vesti di Don Bosco da parte delle Benedettine dell’Isola San Giulio

In occasione della festa di don Giovanni Bosco, la Comunità monastica delle suore benedettine dell’Abbazia Mater Ecclesiae dell’Isola San Giulio (Lago d’Orta) dedica un articolo Santo, portando in luce il restauro delle vesti di Don Bosco eseguite dal laboratorio di “Restauro Tessili Antichi” del monastero stesso. Correlata alla notizia, un video di presentazione delle reliquie e del lavoro svolto.

Restauro delle vesti di Don Bosco
Gennaio 31, 2021

La bella coincidenza della festa di don Bosco con quella di san Giulio e la comunione con la realtà salesiana della nostra diocesi, ci rendono cara la figura del santo sacerdote Giovanni Bosco.

Il nostro Laboratorio di Restauro Tessili Antichi ha avuto la gioia di poter restaurare alcune vesti e accessori di don Bosco, in occasione dell’apertura del Museo “Casa don Bosco” a Valdocco, Torino. Con questo piccolo video desideriamo presentarvi le reliquie e il lavoro svolto. A lui affidiamo i nostri cammini, e accogliamo ancora oggi l’invito che faceva ai suoi ragazzi in tempo di peste: affidarsi in tutto alla Divina Provvidenza e alla Vergine Maria Ausiliatrice.

Dalla Sicilia, una riflessione che non ti aspetti: Don Bosco non esiste

Pubblichiamo la riflessione su Don Bosco di un salesiano della Sicilia, in occasione della festa del 31 gennaio.

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Don Bosco non esiste senza Dio, perché è grazie al Padre che in Giovannino troviamo questo splendido accordo di natura e di grazia, è per merito del Figlio che don Bosco ebbe un modello da seguire; grazie alla spinta dello Spirito che riuscì a fare cose che chi gli stava affianco non poteva neanche immaginare

Don Bosco non esiste senza Maria, perché lui stesso, quasi al termine della vita dice “ha fatto tutto Lei”; è Lei che gli fa da maestra nella missione affidatagli nel sogno di 9 anni ed è sempre Lei a proteggerlo sotto il suo manto anche nelle situazioni più difficili

Don Bosco non esiste senza Giuseppe, perché dal padre putativo di Gesù egli impara l’arte del lavoro e dell’umiltà

Don Bosco non esiste senza santi, perché li prende ad esempio come ha fatto con San Francesco di Sales, Filippo Neri e tanti altri. Da chi lo aveva preceduto nella santità, don Bosco prende i tratti, le virtù e ne chiede l’intercessione; consapevole che il Buon Dio poteva compiere in lui le stesse meraviglie che aveva compiuto in altri santi, se avesse risposto Si alla Sua chiamata.

Don Bosco non esiste senza la famiglia: senza mamma Margherita, papà Francesco, i fratelli Antonio e Giuseppe, perché è la family che lo fa crescere anche quando il clima non è dei migliori, anche quando è costretto e rimboccarsi le maniche alla morte del padre. In particolare sarà proprio mamma Margherita la prima a parlargli di quel Dio; che dopo deciderà di seguire per tutta la vita.

Don Bosco non esiste senza don Cafasso, perché ha chiaro fin da subito quanto sia importante avere una guida spirituale, un amico dell’anima che conosce la combinazione del tuo cuore e ne ha accesso.

Don Bosco non esiste senza la sua confessione quindicinale, perché sa che per poter salvare le anime altrui è necessario che egli lavori a salvare anche la sua, di anima. Sa che la confessione è il luogo d’incontro con quel Padre misericordioso sempre disposto a venirgli incontro anche e nonostante le sue mancanze.

Don Bosco non esiste senza il Papa e la Chiesa, perché sa che nella fedeltà al successore di Pietro, chiunque esso sia, ed alla Chiesa che Cristo ha costituito vi è la salvezza, anche quando vi sono incomprensioni.

Don Bosco non esiste senza i suoi sogni, perché sono essi, alle volte, a fargli da “apripista” nelle situazioni più difficili. Essi sono carezze del Buon Dio per lui, carezze che lo invitano a non fermarsi, a puntare in alto a sognare e a far sognare, oggi come allora.

Don Bosco non esiste senza le sue lacrime, perché la vita non gli ha sorriso sempre, ha vissuto momenti di sconforto e di abbandono ma non ha mai lasciato che le lacrime avessero l’ultima parola: questa spettava a Dio ed alla Sua Provvidenza, che non l’hanno mai lasciato.

Don Bosco non esiste senza la preghiera, perché come diranno molti suoi studiosi viveva “come se vedesse l’invisibile”; certo è che la sua preghiera non terminava in Chiesa, ma che si protraeva nel cortile dell’oratorio, a mensa, nei laboratori, a scuola. Era certo che Dio parla nelle situazioni del quotidiano ed è proprio in questo tratto che oggi lo possiamo chiamare “contemplativo nell’azione”.

Don Bosco non esiste senza i suoi salesiani, perché comprende che nella missione giovanile è necessario che ci sia una comunità che educhi e che testimoni la propria vita. Avere dei fratelli con cui condividere tutto, le gioie ed i dolori; consapevole che  vivere e lavorare insieme è un’esigenza fondamentale.

Don Bosco non esiste senza i suoi collaboratori siano essi sacerdoti o laici, perché il nostro Giovanni sa che ha bisogno di tutti, che da solo può fare molto ma che insieme può andare lontano. Non ha paura a chiedere una mano quando non ce la fa, anche se vuole dire umiliarsi.

Don Bosco non esiste senza i giovani, perché ad essi ha dedicato tutta la sua vita, per essi si è speso fino all’ultimo respiro senza sosta e sempre con gioia.

In questo giorni di gioia e di festa in cui ricordiamo il nostro padre don Bosco, non possiamo dimenticare che egli è stato “sarto” certamente, ma anche “stoffa” nelle mani del Buon Dio. Ricordare solo don Bosco sarebbe troppo riduttivo per noi, oggi suoi figli; egli con la sua vita ci stimola a fare altrettanto; ci stimola a fidarci e rispondere con cuore sincero al progetto d’amore che il Signore ha per ciascuno di noi e che potrà renderci veramente beati. Sia la festa di don Bosco non solo motivo di riconoscenza e affetto ma anche stimolo per camminare insieme a lui al seguito di Cristo verso il premio più importante da vincere in questa vita: il paradiso.

don Stefano Cortesiano, sdb

Video realizzato da don Alessio Tavilla, sdb

 

 

L’ultimo viaggio di Don Bosco a Milano e l’incontro con l’arcivescovo Nazari

Sull’inserto “Cultura e comunicazione in Diocesi” di Avvenire, è uscito un articolo il 31 gennaio che racconta dell’ultimo viaggio di Don Bosco a Milano e del suo incontro con l’arcivescovo Nazari. L’articolo è di Luca Frigerio.

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Nel 1886 don Giovanni Bosco aveva 71 anni. Non era molto anziano, secondo lo standard di oggi, ma i suoi stessi collaboratori ne constatavano impotenti il degrado fisico, per cui il sacerdote torinese appariva ormai «debole, cadente e quasi sfinito», stremato da una vita condotta senza risparmio, interamente dedicata a Dio e ai suoi ragazzi. Ma la lucidità e la determinazione erano quelle di sempre, e, nonostante il parere contrario dei medici, il santo aveva deciso: voleva andare ancora una volta a Milano. Nel capoluogo lombardo don Bosco era già stato in diverse occasioni. La prima volta nel 1850, quando era stato invitato a predicare nella parrocchia di San Simpliciano, e per spostarsi dal Piemonte alla Lombardia serviva ancora il passaporto: allora Giovanni si era fermato quasi tre settimane e ne aveva approfittato per studiare da vicino l’organizzazione ambrosiana degli oratori. Poi vi era tornato
a più riprese per incontrare amici e benefattori, laici e religiosi, anche per verificare la possibilità di aprire una casa salesiana all’ombra della Madonnina. Quel sogno, del resto, non si era ancora realizzato e certamente don Bosco desiderava ardentemente di recarsi a Milano, pur sapendo di affrontare una prova assai impegnativa per le sue condizioni di salute, per dimostrare la sua vicinanza ai suoi premurosi cooperatori meneghini.

Ma la prima e vera ragione di quel viaggio estremo era quella di portare la sua personale solidarietà e il suo autorevole sostegno  all’allora pastore della Chiesa ambrosiana: monsignor Luigi Nazari dei Conti di Calabiana, amico di lunga data. L’arcivescovo di Milano, infatti, nonostante fosse dotato delle migliori qualità che ne facevano una degna guida sulla cattedra di sant’Ambrogio e di san Carlo, in quel frangente storico post-unitario si trovava sottoposto a un tiro incrociato: da una parte attaccato dai circoli massonici e anticlericali; dall’altra contestato da quei cattolici intransigenti che non gli perdonavano la sua posizione «conciliatorista» e i suoi noti sentimenti patriottici. Giovanni Bosco e Luigi Nazari di Calabiana – il primo più giovane di sette anni del secondo – si erano conosciuti a Torino nel convitto ecclesiastico di San Francesco fondato da don Luigi Guala e poi diretto da un  santo sacerdote, Giuseppe Cafasso. La loro estrazione sociale era molto diversa, essendo Giovanni nato in una mode sta famiglia contadina fra le colline astigiane (orfano di padre a soli due anni), mentre Luigi era il rampollo di uno dei più nobili casati piemontesi (nominato vescovo di Casale Monferrato nel 1847, a 39 anni, e poco dopo senatore del Regno di Sardegna): ma fra i due uomini di Chiesa, autentici «operai nella vigna del Signore», nacque subito una solida intesa, alimentata dalla stima reciproca.

Fin dall’apertura dell’oratorio di Valdocco, infatti, monsignor Nazari affidò a don Bosco alcuni giovani della sua diocesi. E quando il sacerdote avviò una nuova opera salesiana a Mirabello fu proprio il vescovo di Casale a spianargli la strada, intervenendo presso l’autorità civile per evitargli ogni intralcio. Con la nascita del nuovo Regno, e l’inasprirsi della «questione romana», i rapporti fra lo Stato italiano e la Santa Sede si fecero assai problematici. Papa Pio IX si trovava in difficoltà nella nomina dei nuovi vescovi per il veto che il governo manifestava davanti ai nomi non graditi. In quel contesto don Bosco godeva ormai della piena fiducia del pontefice per le questioni sociali e politiche più delicate, essendo a sua volta ascoltato dal re e dai ministri e ricoprendo, di fatto, un importante ruolo di mediatore fra lo Stato e la Chiesa. Fu proprio lui, probabilmente, a suggerire monsignor Nazari di Calabiana per la diocesi di Milano (come lo stesso vescovo di Casale gli rimproverò amabilmente durante la visita a un istituto salesiano).

Don Bosco giunse a Milano in treno l’11 settembre 1886, accolto da una folla numerosa e da molti sacerdoti ambrosiani. Fra questi c’era anche don Achille Ratti, allora trentenne, già studioso apprezzato (ma non ancora cooptato in quella Biblioteca Ambrosiana di cui diventerà prefetto): sarà lui, quando salirà al soglio pontificio col nome di Pio XI, a dichiarare prima beato e poi santo don Giovanni Bosco, avendolo conosciuto personalmente, fin dalla frequentazione del suo oratorio a Torino. L’incontro tra il fondatore dei salesiani   l’arcivescovo di Milano avvenne in Curia (ricordato anche da un’epigrafe, fatta apporre cinquant’anni dopo dal cardinal Schuster): don Bosco, sfinito com’era, dovette essere portato su per lo scalone a braccia, ma tutti i presenti ne colsero «la vivacità dei suoi occhi e la lucidità dello spirito». I due amici si abbracciarono fraternamente e con commozione, scambiandosi la benedizione. Poi conversarono a lungo, rievocando ricordi passati e vicende recenti, sempre in dialetto piemontese. Furono tre giorni intensi per don Bosco, che partecipò alla conferenza dei cooperatori salesiani lombardi e alle celebrazioni nella basilica di Santa Maria delle Grazie, circondato dall’affetto e dall’ammirazione di tantissima gente, con il manifestarsi anche di segni prodigiosi: molti, del resto, già lo ritenevano santo.

 

Genova Sampierdarena, per Don Bosco festa di solidarietà

Da La Repubblica – edizione di Genova, un articolo sulla festa di Don Bosco a Genova Sampierdarena.

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Scuola dell’infanzia, elementare e media, centro di formazione professionale, oratorio, doposcuola, centro sportivo, centro culturale, centro di accoglienza per minori non accompagnati, centro di aiuto alle famiglie del quartiere con buoni spesa e pacchi alimentari, a Sampierdarena il Don Bosco è molto più di una chiesa che domenica 31 genanio celebra la sua festa annuale, a ormai 139 anni dal battesimo dell’esperienza salesiana a Genova. L’emergenza Covid ha imposto anche qui la cancellazione di tutti gli appuntamenti pubblici che solitamente accompagnano la festa di quello che è uno dei principali poli di attrazione sociale di Sampierdarena, restano le celebrazioni ufficiali, la messa solenne alle 10 con l’ispettore salesiano don Stefano Aspettati  e alle 18 quella con il vescovo Marco Tasca, ma il lavoro quotidiano nel quartiere non si ferma. Così il settore scolastico in questo anno di pandemia si è inventato la scuola online per i genitori, con incontri periodici su Zoom aperti alle famiglie su temi che vanno dall’uso dei media, computer e cellulare, tra opportunità e pericoli, al tema dell’affettività in famiglia e fuori. La scuola calcio ha continuato pur con l’altalena delle normative imposte dai dpcm, a fare da punto di riferimento sportivo per tanti ragazzi del quartiere e si è addirittura moltiplicato l’impegno dei gruppi che operano nella parrocchia nel settore della solidarietà, a fronte della crisi economica crescente che ha colpito tante famiglie a causa dell’emergenza Covid.

Così Il Nodo sulle Ali del Mondo, l’associazione di volontariato che opera nell’ambito del Don Bosco, si è inventata anche i buoni spesa solidali, per consentire a chi ne ha bisogno d acquistare direttamente al supermercato i beni più utili, a questi si aggiungono i pacchi alimentari garantiti con prodotti freschi, carni e pollame, due volte al mese per una media di 60-70 famiglie in difficoltà e le borse di studio, senza dimenticare l’aiuto ai progetti delle missioni salesiane nel mondo, soldi ma anche farmaci e biancheria. Il tutto viene finanziato grazie alle offerte e alle vendite solidali a Natale e Pasqua, che hanno permesso anche di finanziare le nuove attrezzature del centro giovanile, compreso calciobalilla e tavoli da ping pong.

Festa di Don Bosco, due interviste al Rettor Maggiore: “Speranza e attualità del messaggio di Don Bosco”

In occasione della festa di San Giovanni Bosco, La Voce e il Tempo e Famiglia Cristiana hanno intervistato il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Ángel Fernández Artime.

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Don Bosco, speranza nella pandemia

Per una felice coincidenza la festa liturgica di don Bosco, il 31 gennaio, quest’anno cade di domenica. Per la famiglia salesiana e per quanti sono devoti a don Bosco, ma non possono recarsi in chiesa per motivi di salute, sono due le possibilità per seguire in Tv le Messe dove verrà ricordato particolarmente il santo dei giovani: dalla Basilica di Maria Ausiliatrice, alle 9.30 dove presiede l’Arcivescovo Cesare Nosiglia (in diretta su Rete 7 (canale 12 del Digitale terrestre) e alle 10.55 su Rai Uno dalla basilica del Sa- cro Cuore di Gesù a Roma. Presiede il Rettor Maggiore dei salesiani, don Ángel Fernández Artime, che abbiamo raggiunto al telefono all’indomani della chiusura della 39a edizione delle Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana, celebrate dal 15 al 17 gennaio scorso e che hanno preceduto la novena di don Bosco che termina sabato 30.

Tema delle Giornate, a cui è intervenuto anche il vescovo di Pinerolo mons. Derio Olivero, il messaggio della Strenna per il 2021: «Mossi dalla speranza: ‘Ecco, io faccio nuove tutte le cose’ (Ap 21,5)». «Una prima testimonianza di speranza delle Giornate è stata la possibilità – mai accaduta prima – di far partecipare e incontrare migliaia di persone che condividono il carisma di don Bosco», evidenzia il Rettor Maggiore. «La crisi causata dalla Pandemia si è trasformata, grazie alla creatività delle nostre opere che stanno portando avanti molte iniziative on line, in un’opportunità d’incontro e comunione utilizzando le moderne tecnologie: sono convinto che don Bosco, che è stato un missionario, oggi utilizzerebbe il web per fare arrivare in tutto il mondo il messaggio di Gesù. Questo non per farci pubblicità ma per parlare del bene che fanno i cristiani perché il male si tramette da solo…Non tut- to è negativo nella rete se la mettiamo a servizio dell’uomo: lo abbiamo sperimentato anche nei giorni scorsi, annunciando in tutte le nostre opere la Strenna 2021 dalla casa generalizia della Figlie di Maria Ausiliatrice, raggiungendo 198 mila persone fino all’Oceania».

Così anche la Messa di domenica in diretta su Rai 1, animata dal coro del Movimento giovanile salesiano dell’Italia Centrale…

Certamente è un grande regalo per la famiglia sale- siana e per coloro che non possono recarsi in chiesa. Tutti noi, soprattutto in questo tempo incerto, abbiamo bisogno di speranza, soprattutto coloro che sono nella malattia, nella povertà, nella solitudine che la Pandemia accentua ancora di più. Per questo la Strenna di quest’anno ha come tema, in un momento in cui c’è tanta sofferenza, quello del dovere della speranza di fronte ad una realtà mondiale che ci interpella e che non possiamo ignorare.

Cosa state facendo come Famiglia salesiana per essere segno di speranza nei 132 paesi dei 5 continenti in cui sono presenti le vostre opere?

C’è come già dicevo, la straordinaria creatività che – come abbiamo visto durante le Giornate di Spiritualità in cui si sono raggiunte oltre 100 mila persone mediante i collegamenti social – si sta mettendo in campo nelle nostre opere per arrivare alla gente e a tutte le famiglie. Ma non basta: oltre alla vicinanza spirituale e ‘virtuale’, come figli e figlie di don Bosco, siamo chiamati ad essere buoni cittadini e rispettare le regole anticontagio ma anche buoni cristiani e, dove c’è bisogno di aiuto, a non rinchiuderci in casa ma a stare vicini in sicurezza a chi è in difficoltà. E così stiamo facendo nelle nostre opere, laddove incombe la guerra o qui a Roma, come nella nostra parrocchia del Sacro Cuore, dove la sera i giovani portano cibo, coperte e conforto a chi non ha un tetto per dormire. Una spinta alla solidarietà, come abbiamo sentito dalle testimonianze dal mondo nelle Giornate di Spiritualità, che in questi mesi di emergenza Covid si è tradotta anche nella raccolta nelle nostre opere di ben 9 milioni di euro che invieremo nelle nostre missioni in 68 nazioni per finanziare 120 microprogetti per i giovani e le famiglie perché non manchi tutto a coloro a cui già manca tanto.

Cosa ci sta insegnando l’emergenza Coronavirus?

Questa pandemia che sta affliggendo la nostra umanità finirà, ma ci sono altre Pandemie croniche che come cristiani abbiamo il dovere di contribuire ad estirpare: le guerre, le mafie, la fame, gli abusi, la povertà che sta disumanizzando chi è costretto ad immigrare per dare futuro ai propri figli e viene torturato o muore al gelo, la disoccupazione giovanile… Ecco il nostro compito laddove come Famiglia salesiana siamo chiamati ad essere presenti: dare speranza e lavorare per la giustizia per ‘dare di più a chi ha avuto di meno’, come ci ha raccomandato don Bosco e come ci richiama Papa Francesco.

Marina LOMUNNO

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Ecco, invece, un estratto dell’intervista rilasciata dal Rettor Maggiore a Famiglia Cristiana, da oggi in edicola.

di Annachiara Valle

Perché Don Bosco è sempre attuale

Le attività cambiano, ma non cambia il modo di proseguire la missione educativa ed evangelizzatrice della famiglia di don Bosco». Don Angel Fernandez Artime, rettor maggiore dei Salesiani, ricorda il carisma della Congregazione. In questo tempo segnato dalla pandemia, in cui a soffrire sono soprattutto i giovani, i religiosi hanno continuato a stare accanto ai ragazzi. Per rispondere al loro disagio.

Come avete rimodulato la vostra offerta formativa?
«Certamente il nostro marchio d’identità sono i giovani, la loro educazione, la formazione dei bambini, degli adolescenti. Tutto il resto, oratori, scuole, licei o centri di formazione professionale, case di accoglienza per i ragazzi immigrati, parrocchie, centri
giovanili, istituzioni universitarie sono mezzi finalizzati a un unico scopo: preparare le giovani generazioni alla vita. Il nostro metodo educativo continua a essere quello di don Bosco: il sistema preventivo, che è molto più di una pedagogia».

In che senso?
«È un modo di educare, di avvicinarsi a ogni persona; un modo di relazionarsi, di dare priorità alla persona stando vicino ai ragazzi. È ascolto, è relazione, è gioia, è gioco (anche), è spirito di famiglia, è sentire, sperimentare e sapere di essere amati attraverso una presenza che accompagna, educa e prepara alla vita. Ecco perché la pandemia è solo una circostanza, dolorosa, pesante, che lascia così tanto dolore sulla sua scia, ma è solo una realtà con la quale continuiamo a vivere ma che non può impedire di portare avanti la nostra missione. Per questo continuiamo la nostra missione educativa con le oltre 350 mila persone che compongono i 32 gruppi o rami di questo grande albero, i primi quattro dei quali sono stati fondati direttamente da don Bosco: i Salesiani di don Bosco, le Figlie di Maria Ausiliatrice, i Salesiani cooperatori (laici nel mondo) e l’Associazione dei devoti di Maria Ausiliatrice».

Come raggiungere oggi i giovani?
«C’è chi pensa che i giovani di oggi siano più difficili di quelli di altri tempi e che raggiungerli, creando legami che possano aiutarli a fare un percorso di maturazione e crescita nella vita, sia qualcosa di molto difficile o impossibile. Non sono d’accordo con questa visione. Forse il problema è dato dal 4 4 nostro sguardo, dalle nostre paure di adulti, di educatori che pensano più a quello che vogliono offrire, partendo da posizioni sicure e consolidate nel corso degli anni, piuttosto che essere permanentemente aperti al dialogo con tutto ciò che ci sfida. Oggi non si può essere educatori né evangelizzatori credendo che tutto ciò che “si ha” e “si sa” è ciò che gli altri devono accettare; e che, se questo non avviene, sono gli altri a sbagliare e quindi non hanno nulla da fare “con noi” Oggi più che mai gli educatori in generale, ma anche gli educatori cristiani, i genitori e gli evangelizzatori devono avere la volontà di ascoltare, di accogliere ogni persona, ogni giovane nel luogo e nella situazione in cui si trova, e non dove vogliamo che egli sia. È necessario trovare punti di incontro per un autentico ascolto. Soprattutto, dobbiamo testimoniare con le nostre convinzioni e il nostro stile di vita che crediamo veramente in ciò che diciamo. Mi sembra che oggi i giovani siano molto più colpiti dalle testimonianze che dalle parole. Pensiamo, per esempio, a papa Francesco e alla grande
accoglienza della sua persona da parte dei giovani del mondo. Certamente le sue parole esprimono molta forza, ma la sua semplicità e la sua coerenza comunicano molto di più. E sorprendentemente molti altri, che sono ben inseriti in quella che credono essere la loro “verità”, ne restano profondamente turbati. Tuttavia, mi sembra che questa prossimità e questa testimonianza sia un modo molto attuale di raggiungere efficacemente i giovani».

Festa di Don Bosco: Messa del Rettor Maggiore in diretta su Rai 1

Nella giornata del 31 gennaio, in onore di San Giovanni Bosco, tra i differenti appuntamenti si segnala la S.Messa del Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime in diretta dalla Basilica del Sacro Cuore di Gesù in Roma, su Rai Uno alle ore 10:55.
Si riporta di seguito il Comunicato Stampa ANS (Agenzia dell’Informazione Salesiana) di oggi dedicato al programma della giornata.

(Roma, 21 gennaio 2021) – La festa di Don Bosco (31 gennaio) è da sempre uno dei principali eventi per la Famiglia Salesiana e quest’anno verrà celebrata con una serie di importanti appuntamenti – religiosi e di comunicazione.

Domenica 31 gennaio, infatti, la Santa Messa su RaiUno (ore 10:55) verrà trasmessa in diretta dalla Basilica del Sacro Cuore di Gesù in Roma, presieduta dal Superiore Generale dei Salesiani di Don Bosco, il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime. Ad animare la celebrazione sarà una rappresentanza del coro del Movimento Giovanile Salesiano dell’Italia Centrale, diretto da don Francesco De Ruvo, SDB.

La celebrazione eucaristica, per la regia di Gianni Epifani e con il commento di Elena Bolasco, sarà accompagnata da una puntata del programma “A Sua immagine” (sempre su RaiUno, a partire dalle ore 10:30) che pure presenterà temi, opere e personaggi salesiani.

Inoltre, nella stessa giornata di domenica 31 gennaio, su TGCOM24 (Mediaset) andrà in onda il programma di approfondimento religioso “Stanze Vaticane”, durante il quale il giornalista Fabio Marchese Ragona presenterà un’intervista a tutto tondo a Don Ángel Fernández Artime. L’appuntamento è per le ore 17:00.

Già da mercoledì prossimo, 27 gennaio, infine, sarà disponibile il numero di Famiglia Cristiana contenente l’intervista a Don Ángel Fernández Artime realizzata dalla giornalista Annachiara Valle, dal titolo “La ricetta sempre attuale di Don Bosco”.

Don Ángel Fernández Artime, 60 anni, spagnolo, è alla guida della Congregazione Salesiana dal 2014. Ha servito la Congregazione Salesiana in Spagna e in Argentina. Dal 2010 al 2014 è stato Superiore dei Salesiani di Buenos Aires, avendo così modo di conoscere e collaborare personalmente, già all’epoca, con l’allora arcivescovo cittadino, card. Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco. Attualmente sta esercitando il suo secondo mandato come Rettor Maggiore dei Salesiani, essendo stato confermato in tale ruolo dal Capitolo Generale della Congregazione dello scorso 2020.

La Basilica del Sacro Cuore, sita nello stesso complesso che oggi ospita la Sede Centrale Salesiana, venne fatta costruire da Don Bosco su mandato di Papa Pio IX e fu consacrata il 14 maggio 1887. Lo stesso Don Bosco vi celebrò la Messa, una sola volta: era il 16 maggio 1887, e ormai stanco e malato, a pochi mesi dalla sua morte (avvenuta il 31 gennaio 1888), fu costretto quindici volte a interrompere la celebrazione a motivo della commozione che provava nel ripensare alla sua vita, di cui in quel momento gli si svelava con pienezza il senso. Nella basilica è anche apposta una lapide a memoria di quest’avvenimento.

Novena a San Giovanni Bosco 2021: “Testimoni di Speranza”

In preparazione alla Festa di San Giovanni Bosco del 31 gennaio, i giovani salesiani post novizi di Nave (Brescia) hanno preparato una novena di preghiera a Don Bosco  – “Testimoni di Speranza” – sul tema della Strenna 2021 del Rettor Maggiore Ángel Fernández Artime: Mossi dalla speranza: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5). Per ciascun giorno della novena che va dal 22 al 30 gennaio 2021, troviamo una riflessione tratta dalla vita di un testimone o dall’estratto della Strenna, le invocazioni e la preghiera per le Vocazioni.

Di seguito il rimando alla pagina dedicata alla Novena “Testimoni di Speranza” e il PDF scaricabile.

Festa di Don Bosco, lettera di don Giovanni D’Andrea (ispettore Sicilia)

Pubblichiamo la lettera inviata da don Giovanni D’Andrea, ispettore della Sicilia, in occasione della festa di Don Bosco.

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Il 31 gennaio del 1888 dopo una lunga vita spesa in favore dei giovani, Don Giovanni Bosco moriva assistito amorevolmente dai suoi figli spirituali e dai giovani, le sue ultime parole furono proprio per i suoi giovani. Questa data è diventata molto importante per tutti i Salesiani e la Famiglia Salesiana del mondo, in questo giorno infatti si celebra la festa in suo onore, quale “Padre e maestro dei giovani”, così come la Chiesa in seguito alla sua canonizzazione lo ha riconosciuto.

In tutto il mondo, i salesiani sono presenti in ben 135 paesi con 90 provincie religiose, il 31 gennaio è festa grande, anche in Sicilia la devozione e festeggiamenti in onore a don Bosco sono numerosi e diversi, ogni angolo di questa splendida Isola celebra feste in suo onore, anche grazie alle varie attività dei diversi gruppi della Famiglia Salesiana, che in Sicilia è ben radicata.

In occasione della Solennità di San Giovanni Bosco, l’Ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia, don Giovanni D’Andrea, che rappresenta don Bosco in Sicilia, ha voluto lanciare un messaggio a tutti, in particolare ai giovani, proprio per ricordare la splendida figura del Santo e invitare ciascuno a scrivere con coraggio ed audacia la propria vita.

“In questi ultimi tempi – scrive don Giovanni D’Andrea – nel visitare le varie Case salesiane di Sicilia, mi piace incontrare anche i giovani. Durante questi incontri compio una sorta di sondaggio sui social, chiedo infatti chi ha un profilo Facebook, Instagram o Tic Toc. Noto che la maggior parte dei giovani ha Instagram, bene anche io ho un profilo Instagram. Credo che quasi tutti sanno che una “storia” da pubblicare su Instagram dura 24 ore, un giorno. Una foto magari con filtri scenografici e un breve commento. L’augurio che faccio a me ed a ciascuno è quello di “scrivere” la storia della nostra vita giorno dopo giorno, lunga quanto il tempo che il Signore nella sua bontà vorrà donarci. Come ha fatto don Bosco che ha scritto la “storia” della sua vita giorno dopo giorno dando concretezza ad un sogno che aveva fatto a 9 anni e che comprenderà 6 mesi prima della sua nascita al cielo, il 16 maggio 1887 celebrando l’Eucaristia all’altare di Maria Ausiliatrice nella Chiesa del Sacro Cuore di Roma. Cari tutti, anche noi, avendo don Bosco come modello, scriviamo la storia della nostra vita avendo come meta finale il Paradiso e vivendo in questa vita da “onesti cittadini perché buoni cristiani”. E’ facile a dire ben più difficile vivere ma non impossibile. Confidiamo nell’impegno di ciascuno di noi che va riversato nella mani di Dio Padre, lui farà il resto. E’ come per i “5 pani e due pesci” che il ragazzo che con una folla numerosa segue Gesù, li offre proprio a lui, li moltiplica e con essi sazia tutti.  I nostri talenti messi con umiltà nelle mani di Cristo diventano grazia di vita per gli altri e per noi.

In questa festa di Don Bosco 2020 – prosegue l’Ispettore – vi chiedo una preghiera particolare per i salesiani che vivranno dal 16 febbraio al 4 aprile il Capitolo Generale 28 che si svolgerà a Torino-Valdocco. Anche io con D. Michele Viviano e D. Giuseppe Costa vi prenderò parte. Il Capitolo Generale ha per tema: “Quali salesiani per i giovani d’oggi?“.  Il Capitolo darà le indicazioni educative e pastorali per il prossimo sessennio 2020-2026 che ogni Casa è chiamata a contestualizzare nel luogo dove è “esperienza di chiesa”.

Buona festa di Don Bosco a tutti ed a ciascuno ci mettiamo spiritualmente sotto il manto di Maria Immacolata ed Ausiliatrice, ci sostenga con la sua materna intercessione presso Dio.”

I Salesiani, le Figlie di Maria Ausiliatrice, i Cooperatori e quanti fanno parte della Famiglia Salesiana a vario titolo sono chiamati ad impegnarsi con coraggio e passione a far sì che il Sogno di Don Bosco continui ancora oggi e nel tempo in questa splendida Isola che è la Sicilia.