Don Franco Fontana è il nuovo cappellano della Gendarmeria Vaticana

Da ANS

Dopo tanti anni di lavoro per i giovani all’interno delle opere della Congregazione Salesiana, don Francesco (Franco) Fontana, va a servire direttamente al centro della Chiesa universale: è stato infatti prescelto da Papa Francesco come cappellano della direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile dello Stato di Città del Vaticano, in sostituzione di mons. Alberto Lorenzelli, nominato vescovo ausiliare di Santiago del Cile. “Farò questo lavoro salesianamente” ha dichiarato don Fontana all’Agenzia ANS.

Don Fontana, 69 anni d’età, 51 di vita salesiana e 39 di sacerdozio, ha accolto questa nomina in spirito di servizio alla Chiesa. “Ho accolto la volontà di Dio con speranza e affetto per il Papa. Sarà qualcosa di totalmente nuovo per me… E devo ammettere che mi mancheranno i miei ‘birichini’!” ha confidato.

Negli ultimi 5 anni, infatti, don Fontana, è stato Direttore dell’“Istituto Sant’Ambrogio” di Milano, dove accompagnava la crescita umana e spirituale di circa 2.000 allievi. Contemporaneamente, era anche Consigliere dell’Ispettoria Italia Lombardo-Emiliana (ILE).

In precedenza, ha servito in diverse case salesiane, sempre come Direttore, Catechista o Preside: a Parma, a Bologna-Beata Vergine di San Luca, a Castel de’ Britti (BO), in un centro per il recupero di adolescenti e giovani di strada, e Chiari (BS), sede di una scuola che va dalle elementari al Liceo e all’Istituto di Formazione Professionale.

Né vanno dimenticati gli incarichi svolti come Delegato di Pastorale Giovanile per l’Ispettoria ILE e Coordinatore Nazionale dell’Animazione Missionaria, Delegato CNOS per l’ONG “VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo” e suo Vicepresidente.

Nel suo curriculum di studi ci sono il baccalaureato in Teologia, conseguito all’Università Pontificia Salesiana di Torino, e la Laurea in Scienze Naturali, ottenuta presso l’Università di Parma, cui ha fatto seguito anche l’abilitazione per l’insegnamento nelle scuole superiori.

Nel suo nuovo incarico all’interno della Città del Vaticano gli torneranno utili le esperienze maturate a fianco di due vescovi: il compianto card. Giacomo Biffi, che a Bologna lo volle Delegato di Pastorale Giovanile e con il quale collaborò assiduamente come Segretario Generale del Congresso Eucaristico Nazionale che si svolse a Bologna nel 1997; e mons. Ernesto Vecchi, che ha accompagnato nella delicata missione di Vescovo Amministratore Apostolico di Terni-Narni-Amelia, in qualità di moderatore della Curia diocesana.

Guardando al suo nuovo incarico di cappellano della Gendarmeria, don Fontana ha manifestato: “Sarà una bella sfida, anche perché arrivo dopo l’apprezzato ministero e il lavoro svolto da mons. Lorenzelli. M’impegnerò ad accompagnare i Gendarmi, tra i quali ci sono molti giovani, con un lavoro pastorale discreto, come un buon parroco, perché si possa crescere insieme”.

Strenna 2020, il tema sarà: Buoni cristiani e onesti cittadini

Il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, ha lanciato ufficialmente il tema della Strenna 2020. Una Strenna in ascolto delle circostanze storiche che si presentano oggi, attesa per la sua attualità e la validità pastorale di un messaggio che viene dal Successore di Don Bosco: “Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra” (Mt 6,10). “BUONI CRISTIANI E ONESTI CITTADINI”.

Alcuni si chiederanno le ragioni del tema e della riflessione per il 2020. Lo stesso Rettor Maggiore ci ha detto in proposito: “Dopo aver ascoltato la Consulta della Famiglia Salesiana nel mese di maggio, ho scelto questo tema perché abbiamo accompagnato i passi della Chiesa con le famiglie, abbiamo visto la realtà dei giovani nel Sinodo e ci siamo aperti ad una bella sfida che abbiamo come Famiglia Salesiana: continuare ad essere veri Evangelizzatori-Educatori alla fede dei giovani”.

D’altra parte, il Rettor Maggiore sottolinea nella Strenna 2020 che “come Famiglia Salesiana dobbiamo essere attenti alle grandi sfide umane del nostro mondo, come l’onestà come persone, il vivere una cittadinanza impegnata che cerca il bene, il rendere presente la Dottrina sociale della Chiesa nella vita quotidiana, l’opzione per i più svantaggiati, il fare in modo che i cristiani e i nostri giovani siano al servizio della gente, attraverso il servizio della politica, l’attenzione particolare all’enciclica Laudato Si’, l’attenzione ai cambiamenti climatici e la cura del creato e, naturalmente; la ferma difesa che la Famiglia Salesiana deve avere per quel che riguarda i diritti umani e, in particolare, i diritti dei minori che tendono ad essere i più fragili. Con questi approcci vogliamo proporre i due grandi pilastri dell’educazione di Don Bosco e renderli attuali”.

La Strenna 2020 offre l’opportunità di ricostruire quello che Don Bosco pensava e quello che fu il suo modo di fare e di agire in mezzo ai suoi giovani.

Intervista a mons. Lorenzelli vescovo ausiliare di Santiago

Riportiamo la notizia di giovedì 18 luglio proveniente da “La Voce e il Tempo”. Una intervista a cura di Marina Lomunno al salesiano Mons. Lorenzelliinviato dal Papa a Santiago del Cile come Vescovo ausiliare dopo lo scandalo degli abusi e le dimissioni della Conferenza Episcopale cilena. A metà luglio Lorenzelli era a Torino e ha raccontato a «La Voce e Il Tempo» la sfida che lo attende: lenire le ferite del popolo cileno e riconciliarlo alla Chiesa.

Papa Francesco ha ordinato lo scorso 22 giugno nella Basilica di San Pietro come vescovo ausiliare di Santiago del Cile il salesiano don Alberto Ricardo Lorenzelli Rossi. Classe 1953, nato nella provincia di Buenos Aires da genitori italiani, già direttore della Comunità Salesiana in Vaticano e Cappellano della Direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile dello Stato della Città del Vaticano, ha ricoperto numerosi incarichi nella sua congregazione, tra cui Ispettore della Provincia cilena e in Italia di è stato fra l’altro presidente del Cism (Conferenza italiana dei superiori maggiori).

Con mons. Lorenzelli è stato nominato vescovo ausiliare di Santiago, (diocesi governata da un amministratore apostolico) don Carlos Eugenio Irarrázaval Errázuriz, del clero diocesano di Santiago. Il mandato a mons. Lorenzelli giunge in un momento di grave difficoltà della Chiesa cilena la cui Conferenza episcopale, dopo la scoperta di abusi sui minori ad opera di alcuni prelati, ha rassegnato le dimissioni al Papa nel maggio 2018. Lo abbiamo incontrato venerdì 12 luglio scorso, al termine della Messa nella Basilica di Maria Ausiliatrice dove è venuto a pregare alla vigilia della partenza per il Cile.

Il Papa la invia in Cile dove la Chiesa sta vivendo una crisi profonda. Con che spirito si accosta a partire con un mandato di così grande responsabilità?

La nomina a Vescovo ausiliare di Santiago è stata una sorpresa e ho manifestato subito a Papa Francesco il mio smarrimento e le mie perplessità. Il Papa mi confermato che certamente è un incarico delicato e ho percepito l’atto di grande fiducia verso la mia persona che ritengo, e non per falsa umiltà, eccessiva. Mi hanno molto commosso le sue parole: «Guarda che accettare questa nomina è da incoscienti, l’avessero proposto a me non so se l’avrei accettata: però ti chiedo di fare una scelta da incosciente. E non farlo come un piacere a me ma per il bene della Chiesa». E mi è sembrato che più che il Papa mi stesse parlando mio padre. E così i suoi gesti, le sue parole, hanno fatto cadere le mie resistenze. E mi sono detto con spirito di fede: ‘ciò che il Papa mi sta chiedendo lo voglio leggere come una richiesta del Signore’. E così mi sono inginocchiato e gli ho chiesto di benedirmi. Anche durante la celebrazione dell’ordinazione mi sono sentito come un figlio che riceve un mandato da suo padre. Quel giorno e poi in altre occasioni mi ha detto: ‘Ti ringrazio di avere accettato’.

Cosa le chiede Francesco?

Il Papa non mi ha dato indicazioni particolari: mi ha invitato ad andare e a mettermi a disposizione dell’amministratore apostolico al servizio della Chiesa cilena che in questo momento soffre, ha perso la fiducia del popolo di Dio. E mi riferisco alla Chiesa istituzionale mentre nella gente la religiosità e la fede sono ancora molto vive. È di qui che bisogna ripartire.

E come?

Bisogna prima di tutto costruire comunione con il popolo di Dio: io non vado a Santiago né con un’agenda, né con un programma, nulla. Il mio programma è l’omelia di papa Francesco, molto impegnativa, pronunciata durante la mia ordinazione: «Riflettiamo attentamente a quale alta responsabilità viene promosso questo nostro fratello. Il Signore nostro Gesù Cristo mandò a sua volta nel mondo i dodici apostoli, perché, pieni della potenza dello Spirito Santo annunziassero il Vangelo a tutti i popoli e riunendoli sotto un unico pastore, li santificassero e li guidassero alla salvezza». Ecco il mio mandato. Prima di tutto mi impegnerò a vedere, in secondo luogo ad ascoltare e infine a stare vicino ai sacerdoti. Credo che in questo momento di smarrimento e di solitudine del clero, come Vescovo devo offrire ai preti la mia disponibilità. E poi il dialogo e la vicinanza al popolo di Dio, in modo che tutti riprendiamo il nostro cammino di fede.

Quali risposte si aspettano i credenti e la società civile cilena per recuperare fiducia nella Chiesa?

Realizzare il mandato del Papa significa mettermi accanto alle persone che hanno più bisogno, ai più poveri, a quelli che hanno smarrito la strada, la fede. E poi, proprio perché sono un figlio di don Bosco, i primi che avvicinerò sono i giovani perché sono coloro che si sono allontanati di più da una Chiesa in cui non si sono sentiti rispettati ma feriti. È naturale che i giovani pensino, di fronte a fatti gravi come gli abusi, che non ci sia più nulla di credibile: spirito di fede, autenticità, radicalità del Vangelo e sappiamo come i giovani cerchino questa radicalità. E poi l’altro aspetto per me molto importante è la vicinanza alle vittime degli abusi che hanno lanciato un grido di dolore. Non dobbiamo considerarli come nemici ma come persone che davvero portano impressa nella loro carne una ferita: mentre si aprivano alla vita non si sono sentiti rispettati, non si sono create le relazioni giuste e sane che un sacerdote e un vescovo devono instaurare con chi gli è affidato. È fondamentale aprire con loro un dialogo, far capire che gli sono vicino e che riconosco il loro dolore. Ma non solo: dirò loro che «voglio impegnarmi a cercare di sanare le ferite profonde che vi abbiamo creato». Cercherò di incontrarli e guardarli con un occhio di attenzione, di misericordia, di affetto, riconoscendo gli errori. E, a nome della Chiesa, chiederò veramente e sinceramente perdono.

Papa Francesco nel 2015, nel bicentenario di don Bosco davanti alla Basilica di Maria Ausiliatrice, invitò i salesiani ad essere gente concreta come il loro fondatore, che cercava di risolvere i problemi dei giovani che gli venivano affidati. Cosa significano per lei essere «concreto» ora che si appresta a questo nuovo incarico?

La concretezza fa parte del nostro modo di lavorare, della nostra formazione, significa avere i piedi per terra. Per questo non parto per il Cile con un programma predisposto ma cercherò di capire cosa chiede il popolo di Dio alla Chiesa cilena. Il Papa apprezza i salesiani – per un periodo ha studiato nelle nostre scuole, la stessa che ho frequentato anche io – e ci invita a vivere a pieno il nostro carisma, che è una spiritualità dell’allegria, della speranza. Per questo ho scelto nel mio stemma episcopale un passo di san Paolo ai Filippesi (4,4) «Gioite nel Signora sempre»: non una gioia disincarnata ma quella gioia che parte dal cuore, dove ritroviamo i motivi di speranza e della ricostruzione anche quando viviamo situazioni difficili e che qualche volta ci portano alla disperazione. Essere concreti significa che, con l’aiuto di Dio, si possono trovare sempre delle soluzioni. Essere concreti in questo momento per la Chiesa cilena significa non ripetere più i danni che abbiamo commesso. Il nostro slogan dovrebbe essere «mai più», un impegno concreto che si traduce in una formazione del clero seria, un discernimento chiaro della vocazione di coloro che chiedono di entrare in seminario perché abbiamo bisogno di preti che veramente rispondano a quello che il Signore ci indica. Occorre dire no a situazioni che creano confusione, disorientamento, danni e addirittura atti criminali. Essere concreti significa non insabbiare la verità, non possiamo più nasconderci dietro ad un dito. Le indagini dicono che gli abusi sono realmente avvenuti e non si possono più coprire. Per recuperare credibilità dobbiamo dialogare anche con le istituzioni, bisogna rispondere anche alla giustizia in risposta alla dignità delle vittime.

Mons. Lorenzelli, lei è stato superiore dell’Ispettoria salesiana in Cile e Gran cancelliere dell’Università cattolica del Cile. Ora ritorna da Vescovo…

Già 7 anni fa prima di partire per il Cile io sono venuto a Valdocco per chiedere l’aiuto prima di tutto di Maria Ausiliatrice perché don Bosco aveva una fede illimitata nella Madonna: durante la celebrazione in Basilica ho chiesto che Lei «faccia là dove io non potrò fare e non riuscirò a fare». E poi ho invocato don Bosco perché è stato un profeta che ha aperto da Valdocco una finestra sul mondo mandando i missionari prima di tutto in America Latina…

Da argentino di origini italiane, anche per la sua storia personale, è molto vicino a Francesco. Come giudica gli attacchi ad un Papa che non fa altro che invitare al mondo di essere accoglienti e di mettere prima al centro l’uomo?

Io sono in completa sintonia con il Papa anche perché come lui sono nato a Buenos Aires, figlio di migranti italiani partiti per l’Argentina nel Dopoguerra: so cosa significa vivere lontano dal proprio Paese e dalla famiglia. Io vissuto lo sforzo che hanno dovuto fare i miei genitori, imparare una lingua nuova, introdursi in una cultura diversa, dedicare tanto tempo al lavoro, crescere ed educare i figli. Ora l’Argentina è cosmopolita ma allora era diverso: i miei genitori sono partiti lasciando il loro paese distrutto dalla guerra, le famiglie di mia mamma e mio papà erano numerose e così con tanti sacrifici mettevano da parte un po’ di soldi da mandare in Italia per aiutarle. Il problema dell’emigrazione non è solo italiano o europeo: non si sbarca solo a Lampedusa, succede nell’Asia dell’Est, negli Stati Uniti, in America latina. Il Cile stesso è terra di emigrazione, soprattutto dal Venezuela dove la situazione è drammatica. Oggi stiamo vivendo la stessa esperienza delle grandi emigrazioni del Primo Novecento e del Dopoguerra. I popoli si muovono per povertà, fame, guerra, conflitti tribali, persecuzioni. E allora credo che oggi alzare muri, chiudere dei porti o chiudere porte è antistorico. E gli attacchi nei confronti del Papa sono ingiusti perché spesso sono ideologici: Francesco non fa ideologia ma risponde a ciò che il Signore ci chiede nel Vangelo e cioè di essere aperti e accoglienti come lo è stato lui.

Anche tra i credenti ci sono frange di insofferenza nei confronti del magistero del Papa…

Certo, accogliere chi è considerato scarto della società dove manca lavoro o si patisce per la crisi economica non è semplice e occorre che tutti i Paesi facciano la propria parte, ma ritengo che i credenti debbano essere fedeli al magistero del Papa perché sta rispondendo alle emergenze del momento. Non possiamo chiuderci o pensare di essere quelli che eravamo 30 anni fa, quel mondo non esiste più e nemmeno dobbiamo preoccuparci troppo per un futuro che non conosciamo: oggi dobbiamo rispondere a questo presente. Il Papa ci sta esortando a fare di questo presente parte della nostra vita. Per me, ora che sono Vescovo, questo significa non un’adesione al Papa così, solo perché è il Papa, ma perché il suo magistero sta rispondendo al Vangelo che il Signore ci ha annunciato. Francesco Papa dice: «annuncia il Vangelo» e questo è quello che sta facendo lui. Ed è quello che chiede anche a me.

 

Volontarie di Don Bosco, iniziata l’ottava Assemblea generale: “La missione odierna delle VDB”

Dall’ANS:

È iniziata il 18 luglio a Frascati (Roma) l’ottava Assemblea Generale dell’Istituto Secolare delle Volontarie di Don Bosco (VDB), che avrà come tema: “La missione odierna delle VDB”. Nell’ambito dell’Assemblea Generale sarà eletta una nuova moderatrice mondiale, che seguirà a Olga K, la quale termina il suo mandato dopo due nomine consecutive. Ad eleggere la nuova moderatrice saranno gli 84 membri con diritto di voto.

L’Istituto Secolare delle VDB conta quasi 1200 membri, che si trovano in 60 Paesi del mondo e che vivono la loro consacrazione a Dio attraverso i voti di obbedienza, povertà e castità nella vita quotidiana ordinaria. Non vivono in comunità, ma di solito si riuniscono come “gruppo” una o due volte al mese, per vivere insieme i giorni di raccoglimento e di formazione.

A volte non è facile, per gli altri gruppi della Famiglia Salesiana, comprendere la “consacrazione secolare” delle VDB. Attraverso le semplici parole della Moderatrice Mondiale uscente, Olga K, affidate al magazine trimestrale delle VDB “Crescere”, si può però capire un po’ di più di questo Istituto Secolare. “Voglio che il buon Dio faccia di me e di tutte le mie sorelle un tabernacolo vivente in questo mondo”, ha affermato.

Tutti noi possiamo aiutare le delegate dell’Assemblea Generale con le nostre preghiere. Durante il periodo di preparazione all’Assemblea, l’Istituto ha infatti proposto di supportarle recitando la seguente preghiera:

Dio Trinità Santissima, Padre, Figlio e Spirito Santo:
Il tuo nome è Amore. Con questo Amore infinito, entri nel cuore di ogni persona e nella storia umana.
Dio Trinità Santissima, Dio dell’Amore, benedici la nostra ottava Assemblea Generale.
Guida i nostri passi per scoprire modi nuovi e profondi per offrire al mondo la tua acqua,
l’unica che può placare la nostra sete.
Crediamo che ogni volta che apriamo il nostro cuore per scoprire il volto dei nostri fratelli e sorelle bisognosi,
riceviamo l’acqua fresca del tuo Amore, il coraggio e la gioia di annunciare la tua Parola, come la donna samaritana.
Te lo chiediamo: Rinnova in noi il desiderio del tuo Amore e la sete di te,
affinché possiamo accogliere l’acqua viva che ci offri.
Dacci la forza dello Spirito Santo per diventare acqua di amore per il mondo intero.
Amen.
Maria Ausiliatrice, prega per noi.
San Giovanni Bosco, prega per noi.
Beato Filippo Rinaldi, prega per noi.

Gli Stati Uniti riconsegnano all’Italia una lettera di Don Bosco del 1867

Dall’ANS

L’11 luglio presso l’Ambasciata Americana a Roma si è svolta la cerimonia di riconsegna di due beni culturali di grandissimo valore dagli Stati Uniti all’Italia, frutto di un’operazione congiunta tra FBI (Federal Bureau of Investigation) e Carabinieri. Alla presenza del Generale di Divisione Claudio Vincelli, Comandante della Divisione Unità Specializzate Carabinieri, e del Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC), l’Ambasciatore Lewis M. Eisenberg ha restituito due straordinari beni appartenenti al patrimonio culturale italiano: una lettera di san Giovanni Bosco alla Duchessa Agnese Boncompagni Ludovisi, datata 30 luglio 1867, e un mosaico policromo, risalente al I-II secolo d.C., raffigurante il volto di un satiro.

(L’immagine  viene dal Profilo Facebook U.S. Embassy to Italy – Ambasciata Americana a Roma)

Il VIS presenta Cabby, la cabina telefonica che racconta il viaggio dei migranti

La XXª edizione di Territori diVini, la degustazione enosolidale di vini italiani e palestinesi organizzata dal VIS, quest’anno ha ospitato una novità particolare. Infatti, chi ha partecipato alla serata ha trovato nei giardini del complesso Callistiano, Cabby il Telefono Viaggiatore, all’apparenza una semplice cabina telefonica stile inglese a grandezza naturale. In realtà si tratta di un dispositivo multimediale e sollevando il ricevitore potrete ascoltare le storie di viaggio dei migranti direttamente dalla loro voce, oltre che interagire con i diversi contenuti multimediali.

Cabby nasce nell’ambito del progetto VIS “Humanitarian Corridors finanziato dal fondo europeo AMIF (Asylum, Migration and Integration Fund) con capofila la comunità Papa Giovanni XXIII, e il cui scopo è far sì che le persone migranti da Libano ed Etiopia che hanno bisogno di protezione umanitaria possano pienamente godere del diritto di asilo. Gli obiettivi di Humanitarian Corridors sono: tracciare un percorso regolare per i migranti; preparare le comunità ospitanti all’arrivo dei migranti; preparare i migranti pre e post partenza. Tutti passaggi utili all’integrazione futura. Il VIS in questo progetto è maggiormente coinvolto nella formazione che precede la partenza dall’ Etiopia, un Paese in cui è presente e opera dal 1998. Una componente importante del progetto è quella di educazione alla cittadinanza globale e di sensibilizzazione, portato avanti dal VIS anche con attività nelle scuole.

Proprio in questo ultimo segmento di progetto si inserisce Cabby – Telefono Viaggiatore. A settembre molti studenti  lo ritroveranno nelle  scuole, entrandoci e alzando la cornetta potranno ascoltare le voci e le storie di chi ha viaggiato dal proprio Paese d’origine fino in Italia. Gli studenti, tramite Cabby, potranno inoltre interagire con i contenuti multimediali, giocare al quiz, consultare il kit didattico e vedere i video con situazioni precedentemente affrontate da alcuni migranti, il tutto accompagnato dalla loro voce alla cornetta. Cabby quindi non solo viaggerà per le scuole italiane, ma farà viaggiare chi vi entrerà.

“Quale paternità oggi per una maturazione affettiva dei salesiani?”: il corso per i formatori salesiani

Dall’ANS

“Quale paternità oggi per una maturazione affettiva dei salesiani?” è stato lo sfidante titolo di un corso di formazione promosso dalla Conferenza delle Ispettorie Salesiane d’Italia (CISI) e rivolto ai formatori delle case salesiane delle Ispettorie d’Italia. L’evento, tenutosi a Roma, all’Istituto Salesiano “San Tarcisio”, dal 1° al 3 luglio, ha radunato circa 25 salesiani.

Ogni anno il Settore Formazione della CISI organizza nei primi giorni di luglio un seminario per i formatori salesiani, dedicato ad approfondire alcuni temi specifici. Quest’anno la scelta è stata quella di approfondire il tema della “paternità” dei salesiani, a partire dall’esperienza di paternità vissuta nella propria famiglia, proseguendo poi con quanto sperimentato nelle tappe della formazione iniziale e con lo sguardo proiettato infine sulla paternità educativa che ciascun Figlio spirituale di Don Bosco, di oggi e di domani, è chiamato a vivere con e per i giovani.

Nella prima giornata, guidata da padre Giovanni Salonia, OFMcapp., Responsabile della Scuola di Specializzazione post lauream in Psicoterapia della Gestalt, i partecipanti hanno esaminato il processo del discernimento vocazionale, a partire dalle Scritture e con dei focus specifici sulla maturità affettiva dei religiosi e dei candidati e sulle patologie incompatibili con la vita fraterna.

A coordinare i lavori della seconda giornata è stata invece un laico, il dott. Tonino Solarino, Psicoterapeuta e docente di Pastoral Counseling presso l’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina. Nelle sue riflessioni il dott. Solarino ha parlato di come creare un clima familiare nel discernimento e nell’accompagnamento formativo e di come procedere nella correzione paterna e nella gestione del conflitto nella fase formativa.

Infine, nella terza e ultima giornata, don Silvio Roggia, del Dicastero per la Formazione della Congregazione Salesiana, coadiuvato anche dal salesiano filippino Raymond Callo, Coordinatore della Formazione salesiana nella regione Asia Est – Oceania, ha illustrato i principali risvolti emersi dalla grande ricerca internazionale del 2018 su “Giovani salesiani e accompagnamento” (a cura del Salesiano Coadiutore Marco Bay); e quindi ha indicato alcune piste di lavoro in risposta alla domanda: “Che tipo di fraternità è richiesta dai giovani confratelli?”.

Salesiane Oblate del Sacro Cuore, aperto il Capitolo Generale a Tivoli

Dall’ANS:

Il 6 luglio mons. Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli-Palestrina, ha presieduto la celebrazione eucaristica di apertura del Capitolo Generale XI delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore sul tema “Con Maria, vera oblata, scelte per essere sante e immacolate…inviate nel mondo per essere profezia di gioia, speranza, carità”. I lavori si protrarranno fino al prossimo 28 luglio e costituiscono un prezioso tempo di ricerca, sincera e gioiosa, di ciò che lo Spirito chiede oggi alle Salesiane Oblate del Sacro Cuore per rispondere con fedeltà creativa alla missione di far conoscere agli uomini di oggi l’amore e la salvezza di Gesù.

L’Imperatore del Giappone conferisce l’Ordine del Sol Levante al card. Raffaele Farina

Il salesiano card. Raffaele Farina, archivista e bibliotecario emerito della Chiesa, è stato insignito dell’Ordine del Sol Levante, stella d’oro e d’argento, conferito dall’Imperatore del Giappone, durante una cerimonia che si è svolta il 27 giugno nell’Ambasciata giapponese presso la Santa Sede.

Lo riporta l’ANS:

Erano presenti per l’occasione l’Ambasciatore Yoshio Matthew Nakamura e la Signora Ambasciatrice Reiko Nakamura; la dott.ssa Teruyo Shimasaki, consigliere e Membri dell’Ambasciata; il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernandez Artime; don Francesco Cereda, suo Vicario; mons. Piero Marini, già Maestro delle Cerimonie Pontificie; e il neo-vescovo salesiano mons. Alberto Lorenzelli, vescovo ausiliare di Santiago del Cile.

Il card. Farina è stato premiato per il suo “contributo al rafforzamento dei rapporti amichevoli tra Giappone e Santa Sede”. E tra le motivazioni specifiche dell’onorificenza viene specificata la sua preziosa opera in favore del “riordino dei documenti storici del periodo Edo raccolti dal missionario salesiano don Mario Marega”, relativi cioè al periodo di proibizione del cristianesimo nella regione giapponese di Bungo.

È nel “periodo Edo” (1603-1868), infatti, che la famiglia Tokugawa raggiunse la fase di massimo potere politico-militare, la quale corrispose ad una politica di isolamento durante la quale si assistette a vere e proprie carneficine di cristiani, soprattutto nell’area di Nagasaki.

Il riordino di quei documenti è di grandissimo valore, perché permette di inquadrare la presenza cristiana in Giappone sin dalle origini (il più antico testo tra gli oltre 10.000 raccolti da don Marega riporta addirittura l’arrivo del cristianesimo in Giappone, nel 1549) e poi nei periodi dei “kakure kirishitan” (Cristiani nascosti).

Nel suo discorso di ringraziamento per il conferimento di una così pregiata onorificenza, il card. Raffaele Farina ha elencato diversi episodi che lo hanno legato al mondo della cultura nipponica e ha parlato di alcuni importanti personalità giapponesi con cui negli anni ha sviluppato relazioni sempre più strette – tra cui, in primis, il comm. Tatsuro Takatsu, grande benefattore dell’Università Pontificia Salesiana.

Inoltre, ha citato anche quanto disse già nel 2013, alla presenza dell’Imperatore del Giappone, in occasione del Centenario della Sophia Univiersity di Tokio: “Ho passato la mia vita nella docenza e soprattutto nella direzione di una Università; mi sono occupato di Biblioteche e Archivi, ma anche di Istituzioni culturali, l’ambiente dove si opera la felice sintesi tra scienza e arte, tra ricerca della verità e della bellezza. Ho sperimentato così come la scienza, il sapere, la cultura, l’arte costituiscono un ponte tra le diverse culture, le religioni, le nazioni: un ponte di amicizia e di pace che aiuta i popoli a capirsi, aiutarsi a vicenda e a rendere la convivenza internazionale più umana.

In questo contesto vorrei dirvi che sono felice di essere qui con voi e di confessarvi con semplicità e sincerità che io amo il Giappone e ammiro i Giapponesi.

Roma, mons. Enrico Dal Covolo ha ordinato diaconi dieci salesiani provenienti da 4 continenti

Sabato 22 giugno, nella Basilica del Sacro Cuore a Roma, mons. Enrico dal Covolo, SDB, ha ordinato diaconi 10 salesiani di 9 Paesi e 4 continenti. Presente l’arcivescovo Savio Hon Tai-Fai, SDB, nunzio apostolico in Grecia.