RMG – Sig. Pettenon, SDB: “Raccogliere fondi vuol dire dare una mano alla Provvidenza affinché la cura di Dio per l’umanità trovi concretezza”

Dal sito dell’agenzia ANS.

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(ANS – Roma) – Salesiano coadiutore, di origine veneta – è nato 55 anni fa nel paese natale di un Papa santo, Riese Pio X – Giampietro Pettenon ha trascorso gli ultimi sette anni rilanciando e affinando a tutti i livelli le attività di “Missioni Don Bosco”, la Procura Missionaria salesiana di Torino, direttamente dipendente dal Rettor Maggiore. A settembre lascerà l’incarico al successore designato, don Daniel Antúnez, ma oggi per i lettori di ANS ripercorre sfide e soddisfazioni di questa “missione” che è stato chiamato a svolgere.

Gentile sig. Giampietro, in cosa è consistito il suo lavoro come Responsabile della Procura Missionaria “Missioni Don Bosco” di Torino?

Il servizio che ho svolto in Missioni Don Bosco è stato molto bello, e particolare, nell’ambito della Congregazione Salesiana. È consistito essenzialmente in un vivere di continui incontri fra persone. Incontri con i missionari che venivano a Torino-Valdocco, dove ha sede la Procura Missionaria, per presentare i bisogni dei più poveri e chiedere aiuto. Ed incontri con i nostri sostenitori, i benefattori delle opere salesiane, per far conoscere i bisogni della missione e tendere la mano per… “domandare la carità”.

Dopo sette anni, quale ritiene sia il risultato più importante conseguito alla guida di MDB? E quali sfide lascia a don Antúnez?

Faccio fatica ad individuare un risultato preciso, come se il servizio in Missioni Don Bosco fosse una gara con un traguardo da raggiungere. Coordinare la Procura Missionaria non è stato per me un lavoro, ma una “missione” da vivere ogni giorno, con le sorprese belle e difficili che la vita riserva a ciascuno. Riconosco comunque che sono stati anni di vita bellissimi, seppur difficili in alcuni passaggi cruciali.

A don Daniel Antúnez cedo il testimone di un’attività in corsa, proiettata verso un orizzonte di relazioni intense con i nostri benefattori, relazioni che necessitano di essere sempre più personalizzate e sempre meno massive. È nella relazione personale, caratterizzata dallo Spirito di Famiglia che ci ha insegnato Don Bosco, che dovrà misurarsi il mio successore.

Durante il suo mandato a MDB ha avuto modo di visitare in prima persona tante missioni e tante realtà di grande povertà, ma anche di speranza. C’è qualche episodio che l’ha più colpita?

Un po’ per necessità, un po’ per passione, ho conosciuto tanti confratelli salesiani e li ho visti operare sul campo. La loro testimonianza di donazione totale è commovente: stanno facendo autentici miracoli!

Ho sempre ritenuto la formazione professionale strategica per educare ed evangelizzare i giovani, specialmente i più poveri, ed avviarli alla vita in maniera dignitosa. Tra le opere che mi hanno più colpito, e che cito spesso, c’è stato un incontro, in un nostro centro di formazione professionale in Vietnam situato nella zona del delta del grande fiume Mekong. Il dirigente di una impresa commerciale di import-export che opera sulle banchine del porto ha detto di assumere volentieri i ragazzi qualificati alla scuola di Don Bosco perché hanno tre caratteristiche: 1. Non rubano, 2. Obbediscono al capo, 3. Sanno lavorare in squadra. Penso che un complimento più bello, rivolto al nostro servizio educativo, non potessimo riceverlo.

Don Bosco stesso fu un grande fundraiser. Oggi quali sono “i segreti” per svolgere con successo questa missione?

Raccogliere fondi per sostenere le opere salesiane in terra di missione è dare una mano alla Provvidenza affinché la cura di Dio per l’umanità trovi concretezza. Più che di “segreti” io parlerei di “atteggiamenti” da curare e vivere ogni giorno nell’incontro con l’altro, sia esso il missionario o il benefattore.

Anzitutto bisogna essere umili e riconoscere che quello che stai facendo è opera di Dio. Poi è importante essere sinceri e trasparenti, presentando i reali bisogni dei più poveri, e non quello che a te fa’ più piacere. Infine, essere riconoscenti per tutto l’aiuto ricevuto gratuitamente da tanti benefattori e che sei chiamato ad amministrare, in pieno accordo con i Superiori della Congregazione salesiana, affinché sia distribuito e condiviso con i più bisognosi.

Quanto è importante il ruolo dei laici nel settore della raccolta fondi? E quanto è contato, d’altra parte, il suo essere consacrato e salesiano nella gestione di una realtà come MDB?

In Missioni Don Bosco opera una bella squadra di laici che credono molto nel servizio che portano avanti con dedizione e tanta competenza. Sono loro il motore dell’attività. Senza di loro non ci sarebbe la Procura Missionaria. Io, come salesiano consacrato, ho cercato di entrare in questa organizzazione ben collaudata con il compito di essere l’olio che lubrifica il motore. L’olio del motore non si nota e non si percepisce che c’è. Ma senza olio il motore si surriscalda e brucia in fretta.

Vivo questo avvicendamento fra me e il mio successore, don Daniel Antúnez, come un cambio dell’olio, il tagliando periodico per mantenere in buona salute la macchina della Procura Missionaria.

Da quello che ha potuto vedere, la pandemia ha fiaccato o riacceso la generosità?

La pandemia da Covid-19 ci ha spaventati e provati molto, tutti: salesiani, giovani e benefattori, ma non ci ha travolti, anzi! La generosità non è venuta meno. Al contrario. Proprio perché abbiamo sperimentato in diversi modi la paura e l’impotenza di fronte a questa catastrofe, ci siamo sentiti più “umani” e solidali gli uni con gli altri. In particolare, i nostri benefattori si sono fatti presenti in maniera forte e spesso commovente. Di questo dobbiamo rendere lode a Dio.

C’è qualche altro spunto che vuole condividere con i nostri lettori?

Desidero ringraziare. È molto più quello che ho ricevuto da questa esperienza di quello che ho potuto modestamente donare. E concludo usando le parole del nostro caro Padre Don Bosco: “Dio benedica e ricompensi tutti i nostri benefattori”.

L’intervista a Don Guido Errico su Maria Ausiliatrice – Maria con te

La festa di Maria Ausiliatrice, del 24 maggio, è sempre più vicina e per l’occasione il settimanale “Maria con Te” ha intervistato don Guido Errico, Rettore della Basilica Maria Ausiliatrice di Torino. Si riporta di seguito la notizia.

«Ha fatto tutto Maria». L’ha detto don Giovanni Bosco, il santo dei giovani, poco prima di morire, nel maggio 1887, riferendosi al santuario di Maria Ausiliatrice e all’oratorio Valdocco sorti nel quartiere Borgo Dora di Torino e alla grande famiglia salesiana che si stava diffondendo in tutto il mondo.

«È la Vergine che ha insegnato a don Bosco l’arte di educare e che continua a farlo a partire dall’accoglienza, dall’amicizia, dal coraggio. Nei primi anni dell’oratorio nella metà dell’Ottocento – mentre infuriava il colera lasciando la sua scia di morte – don Bosco esortava i suoi ragazzi ad aiutare i poveri colerosi dicendo loro di portare al collo una medaglia benedetta di Maria Santissima, di pregare e di stare tranquilli: la Madonna li avrebbe protetti. Anche Margherita, la mamma del santo, ha attraversato indenne l’epidemia nonostante fosse in prima linea nel curare gli ammalati»

spiega don Guido Errico, rettore della basilica Maria Ausiliatrice di Torino.

Durante questo tempo la famiglia di Valdocco ha davvero sperimentato che la Vergine è l’aiuto dei cristiani così come viene invocata anche nelle litanie del Rosario. La sua devozione, già nota e diffusa all’epoca di san Pio V, si è propagata a seguito della vittoria dei cristiani sui musulmani nel XVI secolo.

Molti anni dopo, nel 1815, papa Pio VII, incarcerato da Napoleone il 5 luglio 1809, dopo essere stato liberato, ha istituito la festa di Maria Ausiliatrice il 24 maggio (vedi riquadro a pag. 25). E in tempi difficilissimi per la Chiesa, durante i quali le nuove idee illuministe e liberali contribuivano a diffondere la scristianizzazione, don Bosco è diventato l’apostolo della Vergine, aiuto dei cristiani anche attraverso la costruzione di questa basilica dell’Ausiliatrice destinata ad accogliere e abbracciare il maggior numero di persone e soprattutto di giovani.

Agli inizi del 1860, quando sono iniziati i lavori, il santo era consapevole di non avere un soldo e di non sapere come e dove prendere il denaro. Ma ciò non aveva importanza, quel che contava era la missione: accogliere ed educare, che è imparare a conoscere, fare, essere.

Sotto il manto di Maria il percorso di questo grande maestro della gioventù, i suoi progetti, la fondazione della congregazione dei Salesiani hanno messo in salvo e formato professionalmente tantissimi ragazzi privi di punti di riferimento che venivano a Torino in cerca di lavoro nella fase in cui la città durante la rivoluzione industriale nell’Ottocento era in piena espansione.

Sono nati così i primi laboratori, le camere, i refettori, la sartoria, la calzoleria, la tipografa e la scuola. Nell’Ausiliatrice a cui è dedicato il santuario, don Bosco riconosce il volto della Signora che ha spesso sognato e che ha dato inizio alla sua vocazione e ora gli è sempre vicino avvertendolo dei pericoli e indicandogli la strada da percorrere.

Dopo la posa della prima pietra il 27 aprile 1865, tra alterne vicende, la basilica che in fase di costruzione diventa sempre più santuario, centro devozionale per una grande famiglia spirituale, è stata “miracolosamente” terminata nel 1868 con i tanti aiuti economici dei fedeli ed è stata consacrata il 9 giugno dello stesso anno.

Intanto i percorsi educativi del grande pedagogista di Maria – all’inizio giudicati sovversivi dalle autorità di governo piemontesi – sono sempre più apprezzati dalla nobiltà e dalla borghesia che si impegnano a sostenere don Bosco. Il santo, così, può continuare la sua opera educativa trasmettendo ai suoi ragazzi la convinzione che non c’è spiritualità intimistica, che non si può crescere nella devozione rimanendo egoisti, chiusi, senza progetti di vita, sostegno e apertura verso gli altri.

«Noi custodi della casa di Maria e di don Bosco, oggi, siamo chiamati ogni giorno a rendere vivo e concreto questo messaggio: il compito non è facile, ma la sfida affascinante! Dobbiamo fare il possibile per non sbagliare: Maria Ausiliatrice è un santuario che attira visitatori e pellegrini da tutto il mondo ed è un modello cui guardano molti religiosi, fedeli, laici dei cinque continenti», dice don Guido.

Ad avere lo sguardo rivolto alla basilica di Maria Ausiliatrice sono educatori, religiosi, insegnanti, famiglie e poi tutti coloro che vogliono rilanciare l’esperienza dell’oratorio come una famiglia in cui ci si ama, ci si perdona, ci si difende, si cresce insieme rimanendo in costante dialogo con il territorio. Un luogo del cuore su cui veglia lo sguardo d’amore di Maria che segue sempre i suoi figli, li aiuta e intercede per loro a partire dai loro piccoli e grandi bisogni.

«Guardando a Lei anche in questo tempo di pandemia e di lockdown abbiamo sempre tenuto aperto il santuario per il sacramento della Riconciliazione, per offrire accoglienza e parole di conforto. E i nostri giovani durante le funzioni hanno continuato e continuano l’animazione, lo fanno sia in presenza che online», aggiunge il rettore.

Una novità: nell’ottobre 2020 è stato inaugurato il Museo Casa don Bosco, con una sezione dedicata a varie statue di Maria provenienti da tutto il mondo (vedi Maria con te n. 5/2021).

«Ci teniamo a ricordare che è Lei la Donna della Speranza, è Lei a fare i miracoli, è Lei la Mamma, Consolatrice, Ausiliatrice pronta ad accoglierci in Paradiso», conclude don Guido.

IN FESTA CON L’ARCIVESCOVO

Anche quest’anno a protocollo ridotto il 24 maggio si svolge la tradizionale festa di Maria Ausiliatrice con la partecipazione dell’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia e del rettore del santuario don Guido Errico. Nel capoluogo piemontese questa giornata di festa molto sentita dalla famiglia salesiana e dalla città è contrassegnata da molte celebrazioni. Da ricordare alle 11 la Messa presieduta dall’arcivescovo, in diretta sulla pagina Facebook di ANS (Agenzia nazionale salesiana) in italiano, inglese, spagnolo, portoghese.

“L’arte con chi ne fa parte” – Don Bosco presenta la realtà museale a Valdocco

“L’ARTE CON CHI NE FA PARTE” – DON BOSCO presenta LA REALTÀ MUSEALE A VALDOCCO attraverso il Museo Casa Don Bosco e il piccolo Museo Etnografico Missioni Don Bosco.

All’interno del progetto L’arte con chi ne fa partedell’Associazione Abbonamento Musei, la Realtà Museale a Valdocco diventa parte attiva del progetto grazie alla presentazione della figura di Don Bosco.

Di seguito un “assaggio” di tutto ciò che si può visitare e ammirare all’interno del Museo Casa Don Bosco e nel Museo Etnografico Missioni Don Bosco grazie ad un breve video.

RMG – Il Rettor Maggiore nomina don Daniel Antúnez nuovo Procuratore di Missioni Don Bosco

Dal sito di ANS.

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(ANS – Roma) – Dopo le riunioni e gli incontri realizzati negli ultimi mesi, il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, ha nominato don Daniel Antúnez, salesiano argentino appartenente all’Ispettoria Argentina Sud, nuovo Procuratore di “Missioni Don Bosco”, la Procura Missionaria Salesiana di Torino.

“Missioni Don Bosco”, così come “Misiones Salesianas”, Procura Missionaria di Madrid, e “Salesian Missions”, di New Rochelle, dipende direttamente dal Rettor Maggiore.

Don Daniel Antúnez è stato economo ispettoriale dell’Ispettoria del “Beato Zeffirino Namuncurá” dell’Argentina Sud (ARS), fino al mese di febbraio di quest’anno. Di lui, oltre all’ottimo lavoro svolto per la sua Ispettoria, il Rettor Maggiore ha sottolineato la ricca esperienza in campi molto diversi. La sua persona aggiungerà senza dubbio una grande ricchezza al gruppo umano (composto principalmente da uomini e donne laici) su cui “Missioni Don Bosco” conta in questo momento.

Don Ángel Fernández Artime, inoltre, ha sottolineato il valore dell’internazionalità che la Congregazione Salesiana continua a vivere in questo tempo presente.

Nel nominare il nuovo Procuratore, infine, il Rettor Maggiore ha voluto anche esprimere la sua profonda gratitudine al sig. Giampietro Pettenon, SDB, che per 7 anni ha svolto un magnifico servizio alla guida di “Missioni Don Bosco” e che continuerà il suo lavoro fino al 1° settembre di quest’anno.

Presentazione dell’Epistolario di Don Bosco a cura di don Francesco Motto

Mercoledì 19 maggio in diretta streaming si terrà la presentazione del nuovo Epistolario di Don Bosco “Un nuovo volto di Don Bosco – Lettere del triennio 1884-1886”, a cura di don Francesco Motto.

Programma:

15:00 – Saluto del decano della FSE, prof. Mario Llanos
15:10 – Presentazione del curatore del volume,  prof. Francesco Motto (ISS)

Intervengono:

15:30 – prof. Giancarlo Cursi (FSE)
15:50 – prof. Carlo Maria Zanotti (FSE)
16:10 – prof. Andrea Farina (FSE) 

Modera: prof. Thomas Anchukandam, direttore dell’ISS

 

I sussidi del Dicastero per la Comunicazione Sociale per la 55° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

Dal sito di ANS.

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(ANS – Roma) – Ieri, 16 maggio, nella Solennità dell’Ascensione del Signore, è stata celebrata la 55° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Il tema del Messaggio di Papa Francesco è: «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono. Con questo tema, il Santo Padre ha voluto sottolineare l’importanza del fare esperienza, del “vedere con i propri occhi”.

In occasione di questa Giornata, il Dicastero per la Comunicazione Sociale dei Salesiani di Don Bosco ha realizzato dei sussidi – poster, video e la Lectio – per pregare e riflettere insieme sul tema scelto dal Santo Padre. Tutte le risorse sono state curate da don Harris Pakkam e da don Ricardo Campoli, mentre ANS si è occupata della traduzione dei materiali.

Lo scopo di questa iniziativa è quello di indirizzare i materiali agli animatori e ai delegati di Comunicazione Sociale, per diffondere e approfondire il tema di questa 55° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Questi sussidi, dunque, consentiranno a chiunque lo vorrà – salesiani e non – di approfondire il Messaggio di Papa Francesco e di comprendere più a fondo l’importanza del «Vieni e vedi».

 

 

Famiglia Cristiana – Missioni Don Bosco: Con noi i ragazzi spiccano il volo

Riportiamo di seguito l’intervista a Giampietro Pettenon Presidente di Missioni Don Bosco effettuata da Famiglia Cristiana, dove si spiega l’importanza di educare i giovani nei paesi più poveri.

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di Giusi Galimberti

«Le opere che mi stanno più a cuore sono quelle scolastiche perché, visitando la parte del mondo più povera, mi sono reso conto che la cultura e la formazione professionale sono gli strumenti con i quali noi salesiani possiamo insegnare ai giovani a “pescare”. Non gli diamo solo un pesce per sfamarsi oggi», spiega con una metafora Giampietro Pettenon, presidente di Missioni Don Bosco, Onlus che compie quest’anno 30 anni di attività e che sarà presente nella trasmissione di Rete 4 I viaggi del cuore e anche in questo spazio ormai consueto del nostro giornale. «Credo che il nostro sia uno strumento nelle mani di Dio, per far sì che la solidarietà nei confronti di chi ha veramente bisogno possa incontrare la generosità di chi un aiuto può e vuole darlo», continua. «Raccogliamo fondi in Italia da destinare a progetti di avvio e primo sostegno alle opere. Quando noi salesiani avviamo un progetto puntiamo a fare in modo che questo diventi economicamente autosufficiente. Ma per muovere i primi passi del
servizio educativo e pastorale c’è bisogno di sostegno». Dove siete presenti? «Siamo in 134 Paesi. Alcune sono presenze storiche, fondate dal nostro padre don Bosco, altre recentissime». Da dove partite per fondare una Missione? «I nostri destinatari sono i giovani. Spesso siamo entrati in zone pericolose, cominciando a giocare a pallone per strada. Sono i ragazzi i nostri “ambasciatori” presso gli adulti. La prima cosa che costruiamo è l’oratorio con un cortile per giocare e una cappella. Poi viene la scuola, magari una chiesa per il quartiere o il villaggio. Non siamo colonizzatori: partiamo con poco e rispondiamo via via ai bisogni di ogni realtà. Quando avviamo un’opera non lo facciamo per consegnarla e andarcene. La nostra scelta è di condividere tutta la vita con la gente del posto: gioie e dolori, fatiche, guerre e processi di pace. Come fratelli». L’aspetto più importante per voi è l’educazione.

«”L’educazione è cosa di cuore”, ripeteva don Bosco. Richiede tempi lunghi e prossimità, cioè lo stare sempre a fianco dei ragazzi. Ciò che educa è l’esempio, non le prediche. Per questo avviamo sempre, dove siamo presenti, scuole e centri di formazione. Vogliamo insegnare ai giovani un lavoro, così che diventino adulti responsabili e si formino una famiglia che potranno sostenere. La ricompensa più bella è vederli spiccare il volo e andarsene a testa alta verso il mondo». Come vi sostenete? «Don Bosco ci ha trasmesso un senso profondo del lavoro fatto bene: il nostro è quello educativo. Ma immaginate lo sforzo anche economico di una comunità di consacrati che ogni giorno lavora e mette tutto in comune. Nei confronti dei benefattori cerchiamo di essere più trasparenti possibile. Alcuni donatori sono stati in visita alle Missioni e hanno poi raccontato l’arricchimento personale di questa esperienza, che hanno scelto di fare per vedere con i propri occhi l’avanzamento di progetti che seguono e conoscere da vicino alcune realtà».

“Solidarietà = Condividere”. Il video CaglieroLife di maggio

Pubblichiamo dall’agenzia ANS.

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(ANS – Roma) – In vista dell’11 del mese – giorno che all’interno della Congregazione Salesiana è specialmente dedicato all’animazione missionaria – il Settore per le Missioni lancia un nuovo video della serie “CaglieroLife”. Tema del video per questo mese di maggio è la solidarietà, che si esplica nel condividere.

Il denaro può essere fonte di corruzione o idolo che divora; ma se utilizzato in favore del prossimo, può diventare anche istruzione, salute e progresso. “Ogni piccolo atto di condivisione esprime la solidarietà che Dio ci ha concesso facendosi uomo”, sottolineano dal Settore per Missioni.

Il video “CaglieroLIFE” – un video di un minuto che presenta un tema legato all’intenzione salesiana del mese, da utilizzare come strumento di animazione, discussione e condivisione all’interno dei vari gruppi giovanili – si può trovare sul canale YouTube Settore per le Missioni Salesiane e sul sito sdb.org e successivamente verrà caricato sulla pagina Facebook del Settore.

 

ANS – Sito nuovo per l’Adma

Pubblichiamo l’annuncio del nuovo sito dell’ADMA, pubblicato dall’agenzia ANS.

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(ANS – Torino) – L’Associazione di Maria Ausiliatrice (ADMA), quarto gruppo della Famiglia Salesiana, fondata dallo stesso Don Bosco nel 1869, è lieta di annunciare il suo nuovo sito web, all’indirizzo www.admadonbosco.org. Il sito, che è già operativo, verrà rilanciato completamente rinnovato nella grafica e nei contenuti il prossimo 24 maggio, in occasione della festa di Maria Ausiliatrice.

“È stato un lavoro grande che speriamo possa portare nuovi frutti di comunione fra tutti i gruppi del mondo, che possa aiutarci a far conoscere l’Associazione e soprattutto a diffondere ancora di più la devozione a Maria Ausiliatrice e l’amore per Gesù Eucaristia” ha spiegato don Alejandro Guevara Rodríguez, Animatore Spirituale Mondiale dell’ADMA.

Il nuovo sito costituisce anche l’inizio di un progetto che i responsabili dell’associazione intendono sviluppare nel prossimo futuro per curare maggiormente l’animazione dell’ADMA nella sua dimensione mondiale.

“Siamo convinti in questo che sarà bello poter lavorare insieme in futuro, perché non sia solo il sito ad unirci, ma una rete grande di relazioni che attraversa tutti i continenti e che Maria benedice!” ha aggiunto don Guevara, che conclude ringraziando tutti coloro che hanno contribuito “con tanta dedizione e impegno alla realizzazione di questo nuovo sito”.

Seminario all’UPS: La pedagogia salesiana dopo Don Bosco

Pubblichiamo il comunicato sul seminario del 13 maggio all’UPS “La Pedagogia salesiana dopo Don Bosco”.

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Giovedì 13 maggio, dalle 15:00 alle 18:00, si svolge il seminario “Pedagogia salesiana dopo don Bosco”, organizzato dall’Istituto di Pedagogia della Facoltà di Scienze dell’Educazione e il Centro Studi Don Bosco dell’Università Pontificia Salesiana.

Il seminario approfondirà diversi paradigmi pedagogici salesiani e la loro evoluzione all’interno di diverse epoche storiche, tracciando alcune linee di continuità e segnalando alcune discontinuità. I relatori rifletteranno criticamente e propositivamente sulle linee tracciate dalla recente pubblicazione LAS Pedagogia salesiana dopo don Bosco. Dalla prima generazione fino al Sinodo sui giovani (1888-2018).

L’evento si svolgerà nell’aula A02 dell’Università e in streaming sul canale YouTube Salesian Online.

 Programma

15:00 Saluti del Rettore dell’Università Mauro Mantovani

15:15 Le sfide della continuità e dell’adattamento nella pedagogia salesiana attuale – Pascual Chávez Villanueva

15:45 La relazione educativa in evoluzione nell’Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice – Preside Auxilium  Piera Ruffinatto

16:15 Intervallo

16:30 Pastorale giovanile ed educazione religiosa negli anni del (post)Concilio Vaticano II – Gustavo Cavagnari

17:00 Per una rilettura filosofica della pedagogia salesiana in chiave est-etica – Cristiano Ciferri

17:30 Dialogo con i relatori