Sport e ecologia integrale, per una conversione pastorale

Collaboratori dell’ufficio turismo, tempo libero e sport della Conferenza Episcopale Italiana

(NPG 2021-04-37)

Il mondo dello sport sta mostrando da anni un profondo cambiamento, nelle modalità e negli approcci alla pratica sportiva, rispetto alla popolazione dei praticanti, alle finalità per cui si pratica, ai luoghi dove viene praticato. La pandemia ha ulteriormente accelerato questo processo di metamorfosi in atto, facendo vacillare l’intero sistema e creando ulteriore sconcerto. In questo contesto, il sistema sportivo italiano e le istituzioni politiche faticano ad offrire una visione nuova di sport, convincente e proiettata al futuro.
Il magistero di Papa Francesco appare oggi come una delle poche bussole in grado di offrirci una strada sicura. È una bussola esigente, che stimola e sprona a fare un cambio di rotta deciso e talvolta radicale. La sfida è quella che il Papa nell’enciclica Laudato si’ chiama “ecologia integrale”: non si tratta di una questione esclusivamente ambientale legata alla preservazione del creato, ma si tratta essenzialmente di una questione antropologica e culturale:

La cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico[1].

La “galassia sport” oggi è segnata da innumerevoli spinte centrifughe: lo sport spettacolo, il fitness, lo sport “fai da te”, lo sport dilettantistico… Saprà giocare un ruolo da protagonista nel costruire una ecologia integrale o sarà con-centrata su se stessa alla ricerca di mantenere questo equilibrio instabile?
Quella lanciata da Papa Francesco è per lo sport una sfida complicata, ma che potrebbe rivelarsi anche un’occasione di ritrovare la propria identità vocazionale, frammentata e dispersa in molteplici finalità, spesso nemmeno troppo congeniali con lo sport stesso.
Del resto… «direi che quella dello sport è una questione fondamentalmente ecologica. L’abitante di una città moderna sta oggi in una casa sua o in un luogo impervio, che costringe alla fatica quotidiana dell’adattamento? Forse lo sport è una prova di aggiustamento spontaneo»[2]. Oggi emerge sempre di più il disagio della civiltà metropolitana «a quella che W. Sombart ha chiamato la tassametrizzazione della vita, insomma a tutte quelle condizioni che, opprimendo, fanno desiderare la fuga all’aria aperta, la libertà dalla routine»[3]. Per questo risulta sempre più urgente la valorizzazione di contesti “puliti” dallo stress della ferialità, dalla logica strettamente funzionalista, materialista ed economica, con il recupero del senso della festa, del riposo, dello svago (nel senso del «vagare fuori dalle rotte ordinarie ed obbligate”), del divertimento (nel senso etimologico del divertere), del gioco. Lo sport oggi ha un valore di “compensazione” nella vita delle persone, rappresentando un’occasione di ri-generazione della qualità della vita. «Il riconoscimento della peculiare dignità dell’essere umano molte volte contrasta con la vita caotica che devono condurre le persone nelle nostre città»[4]. Pensare alla pastorale sportiva nell’ottica dell’ecologia integrale, da un lato obbliga ciascuno ad un cambio di stile e di mentalità dal punto di vista personale, dall’altro ci pone di fronte anche alla necessità di un cambio di stile e mentalità a livello comunitario e pastorale, di riorganizzazione e ripensamento strategico dei nostri gruppi sportivi, alle loro finalità e al loro rapporto con la parrocchia e il territorio. «La conversione ecologica che si richiede per creare un dinamismo di cambiamento duraturo è anche una conversione comunitaria»[5].
A seguire si offrono alcuni spunti di riflessione alla luce della Laudato si’ che possono aiutare a delineare alcuni orientamenti per la pastorale sportiva all’interno delle nostre comunità ecclesiali, ma non solo.

 

Il gioco di Dio è un gioco di squadra

di Matteo Zuppi
Cardinale Arcivescovo di Bologna

(NPG 2021-04-14)

È difficile parlare di sport in tempo di Coronavirus, perché le tante limitazioni per tenere in sicurezza gli altri e, quindi, noi stessi sono state un freno alla pratica fisica. In questi mesi di duro lockdown abbiamo capito che cosa lo sport insegna. perché anche le persone più critiche nei confronti del professionismo sportivo hanno dovuto ammettere che gli atleti professionisti sono stati tra i più disciplinati, e per questo sono stati un esempio. E hanno fatto bene, perché grazie al loro carisma tanti hanno deciso di imitarli pensando che se la mascherina la portavano loro, allora la si doveva portare tutti.

Che cosa in generale lo sport ci insegna? Intanto che se si mette a disposizione degli altri qualcosa di proprio ci si ritrova con quel qualcosa moltiplicato, e questo è molto simile all’algebra di Dio dove chi perde trova e chi divide raddoppia. Ormai i cortili non esistono più, ma l’esempio può valere per una spiaggia o per un parco quando si potrà tornare a frequentarli senza essere distanziati. C’è un ragazzo con un pallone, ma se lo tiene per sé e non lo mette al servizio degli altri non serve a nulla, magari all’inizio potrà anche compiacersi del fatto che gli altri non possono giocare se lui non vuole, ma con il passare del tempo anche lui si stuferà di questa situazione. Solo se mette il suo pallone al servizio di tutti si potrà iniziare a giocare, e quindi lui insieme agli altri si divertiranno. Inizia la partita e tutti si mettono a giocare, ma se nelle due squadre c’è uno che quando ha il pallone tra i piedi o tra le mani non passa mai la palla, ecco che il divertimento incontra un altro ostacolo, lui difficilmente farà gol o canestro perché gli avversari capita l’antifona lo marcheranno stretto sapendo che gli altri possono essere lasciati liberi. La sua squadra è destinata a perdere perché lui è stato egoista. Anche in questo caso il divertimento sta a zero perché non ha saputo condividere e si è ritenuto più bravo degli altri. Questo esempio che può sembrare un po’ banale rispecchia quello che in realtà accade ogni giorno negli sport di squadra: quante volte abbiamo sentito dire quel tizio sarebbe un campione se non facesse tutto da solo e se imparasse a giocare di squadra?

Il vero campione è quello che sa mettere a frutto tutte le sue qualità al servizio degli altri, e che sa quando tirare o quando passare la palla. Immagino che a tutti sia venuta in mente la parabola dei talenti a cui io aggiungerei quella del seme che germoglia fino a diventare un albero che dà molto frutto, ma lo sport è proprio questo fare fatica insieme per arrivare ad un obiettivo. Non si vince mai da soli, ma c’è sempre un altro che vince con te, anche nelle discipline singole. C’è sempre un allenatore, un massaggiatore, un professionista che ha faticato insieme all’atleta, e anche in questo caso c’è stata la necessità di fare squadra.
Torniamo al nostro esempio. Supponiamo che il proprietario del pallone decida di cambiare le regole perché la sua squadra non vince. Se gli altri non accettano lui prende la palla e se ne va. Il gioco è comunque destinato a finire perché gli altri sanno che anche impegnandosi al massimo perderanno, ma anche i compagni di chi vuole vincere a tutti i costi non saranno così contenti di arrivare al successo non perché sono più bravi, ma perché sono migliori. Le regole sono, quindi, fondamentali, e il fatto che lo sport le pretenda ha una valenza educativa che spesso viene sottovalutata. La prima regola è che quando si gioca si può vincere e si può perdere, che la delusione per la sconfitta è un sentimento normale che, però, non cancella quanto di buono è stato fatto per arrivare a quella prova. Anzi, a volte aiuta a capire cosa è mancato, cosa si poteva fare di più per avvicinarsi alla vittoria, oppure se gli altri erano effettivamente così forti da non poter essere raggiunti. Le altre disposizioni sono, invece, scritte e il fatto di rispettarle è una delle migliori basi per diventare buoni cittadini, ovvero persone che sanno come non si possa convivere senza rispettare quelle norme necessarie per garantire a tutti il bene comune nella città degli uomini.

 

Giocando si impara. Il nuovo numero di NPG

Un primo approccio “ecclesiale” allo sport

di don Rossano Sala

L’approccio integrale del Sinodo sui giovani ha chiaramente incluso anche lo sport. L’Instrumentum laboris, che è di gran lunga il documento più sistematico dell’intero percorso sinodale – è la raccolta ordinata e sintetica di tutti i temi emersi nella lunga e articolata fase di ascolto del popolo di Dio – ha tre numeri interamente dedicati allo sport. Emerge sostanzialmente ciò che è largamente risaputo e condiviso in merito al tema. Riconoscendo fin dal subito che «lo sport è un altro grande ambito di crescita e di confronto per i giovani, nel quale la Chiesa sta investendo in molte parti del mondo»[1], si gioca un poco sulla difensiva, chiedendo di interrogare questo mondo sui valori e sui modelli che, «al di là della retorica, la nostra società trasmette attraverso la pratica sportiva, assai spesso focalizzata sul successo a ogni costo»[2]. Si riconosce fin da subito l’energia positiva dello sport, per esempio per «quanti patiscono forme di esclusione e marginalità, come provano molte esperienze, ad esempio quella del movimento paraolimpico».[3]
Così come emerge fin da subito – è un difetto congenito della Chiesa! – un utilizzo tendenzialmente “strumentale” dello sport: «Visto l’influsso dello sport, molte Conferenze Episcopali suggeriscono la necessità di valorizzarlo in chiave educativa e pastorale»[4]. Al di là dell’intenzione poi i redattori evidenziano le chiavi umanistiche della pratica sportiva:

La cura e la disciplina del corpo, la dinamica di squadra che esalta la collaborazione, il valore della correttezza e del rispetto delle regole, l’importanza dello spirito di sacrificio, generosità, senso di appartenenza, passione, creatività, fanno dello sport una occasione educativa promettente per percorrere un vero cammino di unificazione personale[5].

Segue, nello stesso numero 164, una bella e sempre opportuna “lista dei desideri” che di solito accompagna i cammini ecclesiali, e che comunque ci può far bene risentire:

Successo e insuccesso scatenano dinamiche emotive che possono diventare palestre di discernimento. Perché questo accada occorre che siano proposte ai giovani esperienze di sana competizione, che sfuggano al desiderio di successo a tutti i costi, e che permettano di trasformare la fatica dell’allenamento in una occasione di maturazione interiore. Occorrono quindi società sportive – e questo vale in particolare per quelle che fanno riferimento alla Chiesa – che scelgano di essere autentiche comunità educanti a tutto tondo, e non solo centri che erogano servizi. Per questo è fondamentale sostenere la consapevolezza del ruolo educativo di allenatori, tecnici e dirigenti, curando la loro formazione continua. Al di là della sfera strettamente agonistica, sarebbe opportuno pensare a nuove configurazioni dei luoghi educativi che contribuiscano a rinsaldare il riconoscimento reciproco, il tessuto sociale e i legami comunitari, soprattutto in ambito interculturale[6].

Il Documento finale, ad uno sguardo attento, contiene un unico numero che solo in parte è dedicato allo sport, il n. 47. Esso si occupa di arte, musica e sport. Ecco la terza parte di quel numero:

Altrettanto significativo è il rilievo che tra i giovani assume la pratica sportiva, di cui la Chiesa non deve sottovalutare le potenzialità in chiave educativa e formativa, mantenendo una solida presenza al suo interno. Il mondo dello sport ha bisogno di essere aiutato a superare le ambiguità da cui è percorso, quali la mitizzazione dei campioni, l’asservimento a logiche commerciali e l’ideologia del successo a ogni costo. In questo senso si ribadisce il valore dell’accompagnamento e del sostegno delle persone nella pratica sportiva[7].

Il poco spazio dedicato allo sport nel Documento finale è dato dal fatto che nell’Assemblea sinodale solo un Padre sinodale ha fatto un intervento specifico e qualificato sul tema, che porta come titolo “L’importanza della fede nello sport” e che approfondisce l’idea che il mondo dello sport è un crocevia che la Chiesa non può evitare. Sporadiche battute sono poi rinvenibili sul nostro tema nei lavori dei “circoli minori”, cioè nei lavori di gruppo del Sinodo.
Christus vivit, l’Esortazione apostolica postsinodale di Papa Francesco datata 25 marzo 2019 non allarga di molto la questione. Allo sport viene dedicato il n. 227, che rispetto al fin qui detto aggiunge che diversi Padri della Chiesa, sulla scia di san Paolo, utilizzano la metafora sportiva per spingere i giovani ad affrontare con coraggio e intraprendenza la buona battaglia della fede.

CEI – Sport4Joy – Percorso di formazione 2021

Dal sito dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero turismo e sport il percorso di formazione che ha costruito per questo nuovo anno pastorale.

***

Un tempo per riflettere è la proposta che l’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport ha costruito per questo nuovo anno pastorale.

Una proposta per aiutare gli incaricati regionali e diocesani, ma anche i nostri enti, i nostri organismi e le nostre associazioni sportive, a formare competenze per il futuro che ha tre attenzio­ni particolari: la formazione, l’accessibilità e la collabo­razione con gli altri Uffici e Servizi della CEI.

LA FORMAZIONE.

Cogliamo l’attimo di questo “disagio globale” per stare per un attimo fermi a con­dividere riflessioni e pro­spettive, approfittando per formare a livello regionale e diocesano dei collaboratori che aiutino gli incaricati re­gionali e diocesani a mettere in atto una bella pastorale dello sport.

L’ACCESSIBILITÀ.

La pandemia che stiamo attraversando ha messo in evidenza quanto è brutto non poter fare qualcosa. Pensiamo a quanto è bello poter pensare i nostri mon­di accessibili, perché tutti possano vivere esperienze trasfiguranti.

LA COLLABORAZIONE.

Diventa sempre più urgente e necessario intraprende­re la strada della pastorale integrata  e lo sport può essere un laboratorio dove misurarla e allenarla. Attraverso queste tre parole vivremo un anno intenso, se­gnato da appuntamenti che non hanno il senso dell’im­pegno, ma dell’appuntamen­to possibile, per accorda­re ancora meglio il nostro cammino e il nostro servizio particolare nelle Chiese che sono in Italia.

Le riflessioni raccolte potrebbero essere raccolte in due volumi da uti­lizzare nella formazione delle equipe regionali e diocesane della pastorale sportiva.

 

Sport e tempo libero, dalla prova nuove scelte di speranza

Pubblichiamo la lettera del direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della CEI per questo tempo di emergenza sanitaria.

***

di Gionatan De Marco, direttore UNTS della CEI

Carissimi amici e amiche,

vi scrivo per condividere con voi le ansie e le speranze che, in questo periodo, albergano tra di noi e ci stanno spingendo a fare scelte inedite che toccano il nostro modo di stare insieme e di vivere la fede. Piazze che si svuotano, porte che si chiudono, dietrofront su tanti fronti, economia col fiatone.

Cosa ci chiede questo tempo? Non certo di atterrare le nostre speranze. E neppure di fare di ogni porta una frontiera. Penso, invece, che questo tempo ci chieda di trovare strade possibili su cui realizzare i nostri programmi e modi creativi di portare gli uni i pesi degli altri, nella logica della convivialità e del dono.

L’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, anzitutto, fa correre il suo pensiero alla grande rete dei Santuari italiani per far giungere a tutti i Rettori la profonda gratitudine per farsi in questo momento particolare come sentinelle, che sulla soglia della porta del proprio Santuario attendono che la notte passi presto e che le prime luci dell’alba risveglino i nostri canti di gioia. Soprattutto in questo momento in cui anche tra le loro mura non si sentiranno più le voci delle assemblee liturgiche, non si fermi il riverbero dell’invocazione di ogni uomo e donna che crede, ama e spera.

È stato chiesto, pertanto, ai nostri Santuari di usare tutti i mezzi di comunicazione di cui dispongono per far giungere ad ogni uomo e donna che di solito abita la loro “casa” il messaggio che la Comunità cristiana c’è! E se le porte dei nostri Santuari possono sembrare semichiuse, in realtà dentro – oggi più che mai – si sta allestendo un grande laboratorio orante di speranza!

L’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della CEI, poi, intende esprimere vicinanza e gratitudine alle realtà ecclesiali che educano attraverso lo sport. Una vicinanza carica di gratitudine per il lavoro che le associazioni e le società sportive svolgono ogni giorno sui campi dei nostri Oratori, in particolare nei confronti dei più giovani e dei più piccoli. L’assenza delle voci e del chiasso dei ragazzi ci aiuta a prendere ancor più consapevolezza di come queste attività animano il tessuto sociale di molti paesi e città di provincia, diventando una proposta di riferimento per molte famiglie e per molti tifosi e spettatori. E quando mancano… si sente la mancanza!

E questo ci aiuti a prendere piena consapevolezza della responsabilità sociale di questa particolare attività che come Comunità ecclesiale vogliamo valorizzare, giocando un ruolo da protagonisti nella costruzione di una società migliore, ispirata ad una ecologia integrale. Un vero approccio ecologico diventa sempre più un approccio sociale (LS, 49) e culturale, e lo sport non può essere indifferente a questa sfida.  Serve oggi rilanciare una ecologia integrale attraverso lo sport, dentro lo sport e con lo sport. Appena riprenderanno le attività, il progetto formativo Sport4Joy potrà aiutarci ad avviare con i ragazzi, con gli allenatori e con le famiglie una riflessione su cosa ci è mancato: il campo o il gioco, il pallone o l’amico con cui giocare?

Inoltre, l’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della CEI non rimane indifferente davanti alla difficoltà che il mondo del turismo sta passando e passerà nel prossimo periodo. Perciò chiede a tutti gli incaricati diocesani di diffondere nella Parrocchie l’appello #sceglilitalia, perché la prossima estate 2020 la meta della vacanza sia in nostro Bel Paese. Una scelta di autosostegno, di partecipazione attiva alla ripresa economica dell’Italia.

Chiedo anche a tutti i tour operator e alle opere pellegrinaggi delle Diocesi di promuovere una campagna dal titolo #sceglilItalia con proposte concrete per passare le vacanze durante la seconda metà del 2020 nel nostro Paese, magari valorizzando le cooperative, gesti concreti delle varie diocesi, che lavorano nella valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiale e la fitta rete delle nostre case per ferie, ostelli, case vacanze. Perché nessuno si senta abbandonato, ma tutti sentano un pezzo del peso di questo tempo difficile, sollevarsi da sopra le spalle.

Infine, l’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport sta per pubblicare nei prossimi giorni un piccolo kit di ri-educazione al tempo libero, attraverso 5 simpatici esercizi. Vi chiedo la cortesia di divulgarli il più possibile e, perché no, di farci giungere eventuali sussidi e attività che – con la vostra creatività – state mettendo in campo per aiutare le vostre Chiese e le vostre realtà associative in questo momento di particolare prova.

Il CSI di Milano presenta l’allenamento a casa: “Keep fit! Play at home”

Pubblichiamo l’iniziativa del CSI – Centro Sportivo Italiano della CEI – per vivere lo sport in questo momento di quarantena.

***

In tempi di emergenza Coronavirus allenarsi è praticamente impossibile. Ecco allora che il Csi Milano inventa il progetto “Keep fit! Play at home”: proposte ed esercizi per allenarsi a casa.

Grazie alla creazione di video tutorial divertenti, bambini e ragazzi di tutte l’età, possono continuare a praticare attività sportiva nel rispetto delle normative che impongono l’impossibilità di accedere ai campi di gioco.

Le proposte possono essere sviluppate in casa, da soli o in compagnia dei familiari. Non c’è contatto fisico ma sempre una base motoria e tecnica, sviluppate con palloni particolari, attrezzi di fantasia, in acrobazia e in continua competizione con se stessi o con un amico.

I video sono stati realizzati grazie all’idea geniale di Daniele Tacchini, formatore del CSI Milano, in collaborazione con la società sportiva di calcio Aurora Desio che ha messo a disposizione i suoi ragazzi e i suoi allenatori. I tutorial sono visibili sul canale You Tube del CSI Milano nella Playlist dedicata.

Il CSI ha sempre avuto originalità e idee un po’ pazze – afferma il Presidente Provinciale Massimo Achini – . Lo abbiamo dimostrato anche in questo caso. Ci siamo chiesti cosa potevamo inventare per aiutare le società in questo momento di stop delle attività e abbiamo generato questo progetto.

L’idea nasce da una telefonata di 10 giorni fa con Liu Sheng, Presidente di Italocina Sport di Tianjin – racconta Daniele Tacchini, formatore CSI e ideatore del progetto -. Il CSI Milano ha tenuto già 9 corsi per allenatori cinesi formando circa 600 tesserati. In questa situazione d’emergenza, la richiesta dei colleghi cinesi è arrivata per dare un supporto ai nostri mister cinesi, che avevano i bambini in casa da quasi 2 mesi e volevano comunque allenarli. Ho quindi elaborato una serie di proposte semplici, divertenti che, con il supporto di Alessandro Crisafulli e dello staff dell’Aurora Desio, sono diventati dei tutorial video. Da qui l’idea di rendere fruibile il progetto, nel segno della gratuità e della condivisione, che è da sempre un valore fondante del Centro Sportivo Italiano.”

Insieme a Daniele abbiamo messo in piedi un progetto che si sta rivelando una fantastica, positiva, contaminazione – spiega Alessandro Crisafulli, Direttore Generale dell’Aurora Desio -. I video-esercizi sono utili, coinvolgenti e innovativi, mischiando anche quiz e giochi matematici svolti col pallone. C’è poi un filone con i palloncini, molto carino. L’apertura al fronte italiano, all’insegna della condivisione, si è dimostrata un boom. E sono già state avviate delle sezioni di esercizi specifici per i portieri e un’altra fatta da e per i ragazzi disabili. Nato come progetto di solidarietà e formazione verso la Cina si sta trasformando in un vero e proprio movimento open source, che sarà utile anche a emergenza sanitaria finita, per stimolare e valorizzare il gioco reale dei bambini, anche a casa: molto meglio che stare incollati ai videogames.”

Il progetto “Keep fit! Play at home” offre la possibilità di continuare ad essere squadra anche a distanza. Infatti grazie al potenziale dei canali social e degli smartphone, il rapporto mister-giocatore resta vivo. Gli allenatori inviano il tutorial ai propri atleti e loro, dopo essersi allenati, inviano il proprio video di allenamento. Realizzarlo è semplicissimo, basta fare un gruppo whatsapp per ogni squadra e magari, promuovere un contest interno dedicato per mantenere quella sana competizione tipica dello sport.

Il Comitato di Milano desidera condividere con tutte le società questo progetto e lanciare un contest sui canali social. Come funzionerà? Ogni società sportiva potrà inviare ai canali ufficiali del CSI Milano il video più bello della propria realtà che sarà pubblicato sui profili ufficiali dal comitato. Il video più votato attraverso i like riceverà un premio speciale. Prossimamente sarà comunicata la data di chiusura del contest.

La speranza è di lanciare messaggi di uno sport pronto a ripartire e che, nonostante l’emergenza sanitaria, non resta fermo ma si rimette in gioco con nuove idee. I sentimenti hanno bisogno di pensieri positivi e apparentemente impossibili. Quelli che il CSI ha ancora una volta messo in campo.

Per informazioni:

Claudia Giarratano

claudia.giarratano@csi.milano.it

02 58391412

“La Corsa dei Santi” a Roma: un progetto per aiutare Missioni Don Bosco

Si riporta l’articolo pubblicato dal Corriere dello sport il 10 ottobre in merito all’iniziativa organizzata dall’Associazione sportiva A.S.D. “Corsa dei Santi”  a Roma con un progetto per aiutare Missioni Don Bosco in Sierra Leone.

Torna a Roma il primo novembre “la Corsa dei Santi”

La Corsa dei Santi torna in scena il primo novembre a Roma per unire lo sport e la solidarietà. L’associazione sportiva A.S.D. Corsa dei Santi rinnova un progetto per aiutare Missioni Don Bosco per raccogliere fondi destinati a bambini in Sierra Leone.

In Sierra Leone un bus per far sorridere i bambini di strada. “Attivi nello Sport. Attivi nella Solidarietà”.

Dopo aver celebrato lo scorso anno la sua undicesima edizione, si ripropone il prossimo primo novembre a Roma la festa sportiva della Corsa dei Santi.

Il tradizionale percorso si snoderà nel cuore della città con partenza e arrivo in Piazza Pio XII, a ridosso di Piazza San Pietro. La distanza, destinata agli atleti e omologata dalla FIDAL, è di 10 km per agonisti e per amatori, ma riserva anche un percorso di 3 km per tutti coloro che, senza pretese agonistiche, amano passare la mattinata all’aria aperta in compagnia.

Promossa da Missioni Don Bosco e realizzata dall’A.S.D. Corsa dei Santi, la manifestazione – che avrà come testimonial la cantante NOEMI – ha ancora una volta una finalità solidale da proporre non solo ai runner ma anche a tutti coloro che la seguiranno in diretta televisiva su Canale 5.

Quest’anno la corsa sosterrà il progetto dei Missionari Salesiani in Sierra Leone. La Sierra Leone è uno dei paesi più poveri al mondo: più della metà dei suoi 7 milioni di abitanti vive con meno di 2 dollari al giorno. I più colpiti sono i bambini: costretti a diventare bambini-soldato durante la guerra o rimasti orfani di strada dopo le epidemie.

Missioni Don Bosco, presente da più di venti anni nel paese, aiuta i bambini di strada della capitale Freetown ad avere protezioneassistenza sanitaria e educativa anche grazie all’utilizzo di un’unità mobile di emergenza.

Mediaset attiverà una campagna solidale per una raccolta fondi attraverso il numero di sms solidale 45530 attivo dal 27 ottobre al 2 novembre 2019.

  • Per informazioni sul progetto benefico: www.missionidonbosco.org
  • Per iscrizioni alla gara: www.corsadeisanti.it