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Presentato a Palermo il XXIII rapporto sulla scuola cattolica in Italia

Dal sito di Monreale News.

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PALERMO, 20 novembre – Si è svolta ieri pomeriggio, a cura del dipartimento di giurisprudenza di Palermo dell’università Lumsa e del centro studi per la scuola cattolica della Conferenza Episcopale Italiana, la presentazione in Sicilia del ventitreesimo rapporto sulla scuola cattolica in Italia, dal titolo ”Fare scuola dopo l’emergenza”.

Il volume curato dalla CEI è stato pubblicato dalla casa editrice Scholè di Brescia e contiene il rapporto che consta fondamentalmente di tre sezioni. Nella prima viene presentata la situazione vissuta dalla scuola durante il periodo dell’emergenza in una prospettiva di rilancio del sistema scuola. Nella seconda sezione sono contenuti i dati della ricerca sul campo basata sulle testimonianze di coordinatori educativi e didattici delle scuole cattoliche. La terza, infine, racchiude tutte le risorse che gli insegnanti sono riusciti a mettere in campo durante l’emergenza, spesso mettendosi in discussione e reinventando la propria professionalità per mantenere vivo il loro operato.

L’incontro, tenutosi presso l’aula magna della sede di Palermo dell’università Lumsa, è stato aperto dai saluti del professor Gabriele Carapezza Figlia, direttore del dipartimento di giurisprudenza di Palermo. In apertura dei lavori del convegno monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale e responsabile dell’ufficio regionale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università della Cesi, ha presentato la sua relazione sul significato del rapporto annuale sulla scuola cattolica in Italia e il suo riflesso sulla scuola siciliana.

Successivamente si sono alternati gli interventi dei relatori, in presenza e a distanza, con la partecipazione di Roberto Lagalla, assessore all’Istruzione e alla Formazione professionale della Regione Siciliana e a partire dall’intervento del professor Sergio Cicatelli, coordinatore scientifico del centro studi per la scuola cattolica, che è intervenuto sui temi della necessità delle alleanze e dell’emersione dei divari, entrambi aspetti rilevati all’interno del sistema scolastico durante il periodo della pandemia; il professor Giorgio Chiosso, già ordinario di storia della pedagogia dell’università di Torino, si è invece soffermato su ciò che è essenziale per la scuola durante le emergenze; la professoressa Annamaria Poggi, ordinario di istituzioni di diritto pubblico dell’università di Torino, a tal proposito, ha proposto un modello organizzativo per la scuola post Covid-19, a partire dal concetto di autonomia scolastica; il professor Dario Nicoli, docente a contratto di sociologia economica e dell’organizzazione dell’università Cattolica di Brescia, ha spiegato nel corso del suo intervento come la pandemia abbia influito proprio sull’autonomia delle istituzioni scolastiche; il professor Guglielmo Malizia, emerito di sociologia dell’educazione dell’università pontificia salesiana di Roma e ideatore dei rapporti sulla scuola cattolica, ha presentato i risultati della ricerca sul campo.

Nella seconda parte del convegno la riflessione è proseguita con l’intervento di Virginia Kaladich, presidente nazionale della Fidae, che ha messo in evidenza come dalle scuole cattoliche sia partito un modello di riferimento per tutte le scuole durante l’emergenza. A seguire, il professor Nicola Filippone, preside del liceo Don Bosco-Ranchibile di Palermo, ha presentato, nel corso del suo intervento, dal titolo ”Dirigere una scuola in Sicilia durante la pandemia”, il contributo offerto dall’istituto salesiano alla realizzazione del rapporto attraverso la relazione sul modello operativo e organizzativo seguito dall’istituto scolastico Don Bosco-Ranchibile di Palermo durante il periodo iniziale della pandemia. Nell’istituto scolastico salesiano è stato possibile infatti predisporre l’attivazione antesignana della didattica a distanza, sin dai primi giorni del lockdown nazionale, attraverso gli apparati digitali di cui la scuola è fornita grazie agli investimenti fatti nel corso degli anni per potenziare la didattica digitale. Questi ultimi si sono rivelati essenziali e hanno permesso alla scuola di mantenere inalterata la sua operatività anche quando non è stato possibile svolgere le lezioni in presenza a causa dell’emergenza sanitaria. L’istituto salesiano Don Bosco-Ranchibile di Palermo, grazie alle scelte organizzative adottate dalla dirigenza, ha privilegiato durante il periodo emergenziale la salvaguardia del mantenimento della relazione con tutti gli studenti attraverso le diverse attività non solo didattiche ma anche culturali, che la scuola ha attivato a distanza in favore degli studenti, coinvolgendoli anche in orario pomeridiano.

A conclusione dei lavori, Giuseppe Zanniello, già professore ordinario di didattica e pedagogia speciale dell’università di Palermo, ha presentato la sua relazione sulle buone pratiche organizzative e didattiche in tempo di Covid-19.

DDL Bilancio 2022, scuola cattolica: Soddisfazione di “Agorà della parità” per rifinanziamento fondo inclusione per alunni con disabilità

Pubblichiamo il comunicato stampa di Agorà della parità sul DDL Bilancio 2022.

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Le Associazioni di gestori e genitori di scuole paritarie cattoliche e d’ispirazione cristiana, AGeSC, Cdo  Opere Educative – FOE, CIOFS Scuola, CNOS Scuola, FAES, FIDAE, FISM, Fondazione  GESUITI EDUCAZIONE, facenti parte di Agorà della parità, hanno accolto con entusiasmo la  notizia che nel testo definitivo del DDL Bilancio 2022 viene rifinanziato per 70 mln. il fondo per  l’inclusione di studenti con disabilità nelle scuole paritarie. Tale fondo consentirà alle scuole di  incrementare le possibilità di accoglienza e inclusione con un importante beneficio per le famiglie degli  alunni disabili frequentanti. 

Si ringrazia pertanto il Governo per quanto deciso.  

Le associazioni prendono atto che, invece, non è stato dato seguito alla richiesta di costituzione di un  fondo strutturale munito delle quote consolidate al 2020 oltre a 320 milioni aggiuntivi per le scuole  d’infanzia paritarie al fine di mettere in sicurezza questo indispensabile servizio pubblico senza il quale  oltre 400.000 bambini non avrebbero accesso al primo grado di istruzione ed educazione, soprattutto  nelle regioni del Sud. 

Le associazioni dell’Agorà, pertanto, si appellano ai parlamentari dei diversi schieramenti affinché, in fase  di approvazione del DDL bilancio 2022, tale richiesta venga presa in considerazione anche per  compensare l’enorme quantità di risorse pubbliche destinate agli Enti Locali dal PNRR, per la costruzione  di strutture dedicate al comparto 0-6, senza tenere conto delle nostre scuole che esistono e operano in questo settore da decenni con un ruolo sussidiario indispensabile per le famiglie italiane. 

AGeSC, Catia Zambon, Presidente nazionale  

CNOS Scuola, Stefano Mascazzini, Presidente nazionale  

CIOFS scuola, Marilisa Miotti – Presidente nazionale  

FAES, Giovanni Sanfilippo – Delegato nazionale per le Relazioni  

Cdo Opere Educative – FOE, Massimiliano Tonariani, Presidente nazionale  

FIDAE, Virginia Kaladich, Presidente nazionale  

FISM, Giampiero Redaelli, Presidente nazionale  

Fondazione GESUITI EDUCAZIONE, Vitangelo Denora – Delegato

Il magistero della Chiesa italiana sulla scuola

Dal numero estivo di Note di pastorale giovanile.

di Anna Peron

Se i fondamenti dell’interesse ecclesiale per la scuola si ritrovano in documenti della Chiesa universale, lo sviluppo del tema avviene in Italia grazie ai Vescovi e alle diverse Commissioni episcopali che hanno affrontato problemi differenti in base alle sfide culturali del momento. Vengono qui presentati in ordine cronologico, tenendo presente che i documenti, pur redatti da Autori diversi e rivolti a destinatari diversi, lanciano un richiamo all’intero popolo di Dio.[1] Ogni documento si conclude con orientamenti di ordine pratico che danno concretezza al testo.

L’educazione sessuale nella scuola. Orientamenti pastorali (1980)

Un primo documento di interesse della Chiesa per la scuola è curato dall’Ufficio per la pastorale scolastica della CEI e tocca il tema della sessualità. In questi anni, infatti, alcune proposte di legge e un clima culturale profondamente cambiato avevano creato disagi sia all’interno delle famiglie cristiane che delle scuole e c’era bisogno di dare risposte ai numerosi interrogativi posti al problema. L’Ufficio nazionale fa una proposta chiara in linea con il magistero della Chiesa, affermando che «non c’è autentica educazione sessuale se non inserita nel processo educativo globale della persona, quale suo momento integrante». Il testo apre anche nuove prospettive di riflessione.

La scuola cattolica oggi in Italia (1983)

È il primo testo che tratta sistematicamente della scuola cattolica in Italia. Porta la firma della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università e si pone in continuità con Gravissimum Educationis e con il documento La scuola cattolica emanato dalla Congregazione per l’educazione cattolica il 19 marzo 1977, adattandone le indicazioni alla situazione italiana. Conferma l’impegno della Chiesa per la scuola cattolica e offre opportune indicazioni per l’attuazione in essa di un efficace progetto educativo.
Fare pastorale della scuola oggi in Italia (1990)
Il sussidio dell’Ufficio Nazionale CEI per l’educazione, la scuola e l’università rileva una acquisita cultura pastorale. Indica i principi guida teologici, culturali e pastorali per una promozione pastorale in questo settore. Ritiene infatti decisivo per la vita delle giovani generazioni e per il futuro della stessa società attivare, con opportuni strumenti, una pastorale specifica per l’ambiente scuola incoraggiando anche un’azione d’insieme che veda coinvolti i diversi settori pastorali diocesani. Con la pubblicazione del documento, l’Ufficio nazionale dichiara la propria volontà di attenzione e sostegno agli Uffici e alle Consulte diocesane per la scuola.

Per la scuola. Lettera agli Studenti, ai Genitori, a tutte le Comunità educanti (1995)

La lettera della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università ha lo scopo di richiamare alla necessità di un rinnovato impegno educativo da parte di tutti coloro che sono impegnati nel campo dell’educazione e della scuola. Si sollecita l’elaborazione di un Progetto Educativo che esprima una visione positiva ed esigente della vita: «Si tratta di pensare alla formazione di un’umanità nuova. Si tratta di capire che il futuro è legato alla scelta dell’educazione».

Per un sistema formativo di istruzione e formazione in risposta alle domande dei giovani, delle famiglie e della società (2006)

Di fronte al quadro culturale, sociale, economico, scolastico, istituzionale profondamente mutato, l’Ufficio Nazionale per l’educazione, la scuola e l’università e l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro propongono una riflessione sull’educazione, sulla libertà di scelta educativa, sui diritti del cittadino, sulla scuola e in particolare sull’Istruzione e Formazione professionale. Il sussidio pone l’attenzione su un nuovo modo di concepire l’ambiente scolastico: «la scuola non può pensarsi al di fuori di un sistema formativo allargato e sempre più integrato». Ciò significa riconoscere e armonizzare i diversi percorsi formativi orientandoli ad un unico scopo: maturare insieme la persona, il cittadino e il lavoratore. La Chiesa si impegna perciò in un’azione congiunta della pastorale della scuola e della pastorale dei problemi sociali e il lavoro per una politica educativa di grande respiro.

La Chiesa per la scuola (2013)

La pubblicazione di questo breve fascicolo riporta l’esperienza del laboratorio nazionale “La Chiesa per la scuola” (Roma, 3-4 maggio 2013), promosso dalla Segreteria Generale della CEI.[2] Esso socializza le problematiche affrontate durante il percorso, con il desiderio di coinvolgere l’intera comunità cristiana a prenderle a cuore e ad essere vigile e partecipe nelle scelte della società civile. Se infatti «la scuola è una risorsa per tutti, a tutti è richiesto di averne cura».

La scuola cattolica risorsa educativa della Chiesa locale per la società (2014)

La nota pastorale della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, si pone in continuità con il documento pastorale sulla scuola cattolica del 1983 con uno sguardo nuovo sulla realtà contemporanea e sulla scuola cattolica in Italia. I Vescovi, pur non nascondendo i problemi relativi alla gestione delle scuole cattoliche, incoraggiano le comunità locali a sostenere tali istituzioni che sono nate per «testimoniare uno spazio di libertà che è fondamentale in ambito educativo». Ricordano che l’identità della scuola cattolica è quella di essere una originale e specifica proposta culturale, impegnata a fare sintesi tra fede, cultura e vita.

Decreto Sostegni, Agorà della Parità: “I fondi destinati alla scuola siano destinati a tutta la scuola”LA”

Pubblichiamo il comunicato stampa di Agorà della Parità sui fondi stanziati dal Decreto Sostegni.

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I 300 milioni di euro stanziati per la scuola dal Decreto Sostegni approvato nel Consiglio dei Ministri sono sicuramente un passo importante per aiutare gli studenti che stanno attraversando questo periodo così difficile e anche per gettare le basi per la scuola del futuro, ma dobbiamo purtroppo sottolineare come vengano nuovamente discriminati gli studenti e le famiglie delle scuole paritarie, che non sono state inserite tra le beneficiarie dei fondi. Tutti gli studenti d’Italia, e le loro famiglie, fanno parte del sistema nazionale d’istruzione e si trovano ad affrontare gli stessi problemi di fronte alla pandemia: ci aspettiamo dunque che il Parlamento corregga il testo e lo emendi prima che diventi legge. 

Così, in una nota, le associazioni di Gestori e Genitori delle scuole paritarie, riunite nell’Agorà della Parità (AGeSC – CdO Opere Educative – CNOS scuola – CIOFS scuola – FAES – FIDAE – FISM – Fondazione Gesuiti Educazione), hanno commentato il Decreto Sostegni approvato dal Cdm.

 

Giancarlo Frare – Presidente nazionale AGeSC
Massimiliano Tonarini – Presidente nazionale CdO Opere Educative
Pietro Mellano – Presidente nazionale CNOS Scuola
Marilisa Miotti – Presidente nazionale CIOFS scuola
Giovanni Sanfilippo – Delegato nazionale per le Relazioni Istituzionali FAES
Virginia Kaladich – Presidente nazionale FIDAE
Luigi Morgano – Segretario Nazionale FISM
Vitangelo Denora – Delegato Fondazione GESUITI EDUCAZIONE

Scuola pubblica paritaria cattolica, l’ultima campanella

Pubblichiamo l’articolo di don Ivan De Maffeis, sottosegretario della CEI, sul grido di allarme lanciato dalle scuole pubblica paritarie cattoliche.

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Nella tempesta che ci sta flagellando, scrivere di scuole paritarie può stridere fin dalle prime righe e condannare a finire inclassificati perché fuori tema. Il giudizio non farebbe che confermare quell’emarginazione culturale che nel nostro Paese di fatto ha sempre impedito di riconoscere loro piena cittadinanza.

La Chiesa, forte della sua tradizione educativa, ha a cuore la scuola tutta.

In queste settimane le voci dei Vescovi – insieme a quella delle religiose e dei religiosi – si sono unite a quelle di tante associazioni di genitori per rappresentare la forte preoccupazione circa la stessa tenuta del sistema delle paritarie. Se già ieri erano in difficoltà sul piano della sostenibilità economica, oggi – con le famiglie che hanno smesso di pagare le rette a fronte di un servizio chiuso dalle disposizioni conseguenti all’emergenza sanitaria – rischiano di non aver più la forza di riaprire.

Dietro le parole, c’è il volto di centinaia di migliaia di alunni e di migliaia di dipendenti; c’è la ricchezza di un presidio educativo unico; ci sono i principi – centrali in democrazia – di libertà educativa e di sussidiarietà.

Nel nostro contesto, paradossalmente, non passa nemmeno il criterio dell’investimento: la prospettiva di una scomparsa delle scuole paritarie, oltre che un oggettivo impoverimento culturale, costituirebbe un aggravio di alcuni miliardi di euro all’anno sul bilancio della collettività. Senza aggiungere che, chiuse le paritarie, ci si troverà ad affrontare la mancanza di servizi con cui supplirle.

Allo Stato non si chiedono privilegi né elemosina, ma di riconoscere il servizio pubblico che queste realtà assicurano. Intervenire oggi – con un fondo straordinario destinato alle realtà paritarie o con forme di sostegno, quali la detraibilità delle rette, alle famiglie – è l’ultima campanella.

Se questa suonasse senza esito, diverrà un puro esercizio accademico fermarsi a discutere circa il patrimonio assicurato al Paese da un sistema scolastico integrato.

20° anniversario Legge sulla Parità, il comunicato del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica

L’approvazione della legge 62 sulla parità scolastica, avvenuta esattamente venti anni fa, il 10 marzo 2000, ha consentito alla scuola italiana di compiere un importante passo avanti nel solco tracciato dalla Costituzione.

L’inserimento delle scuole paritarie nel Sistema nazionale d’istruzione, in forza del servizio pubblico svolto, avrebbe dovuto comportare equità nell’accesso al sistema, sia per gli alunni che per il personale.

Il mancato completamento delle norme sul finanziamento certo, oggi aggravato da crescenti difficoltà e squilibri economici che continuano a colpire non poche famiglie, dal forte calo demografico, dalla sempre maggiore complessità gestionale richiesta alle scuole, dalla notevole difficoltà nel reperire personale docente con i titoli richiesti dalla legislazione vigente, rende sempre più difficile il mantenimento del Sistema nazionale di istruzione dove, a fianco delle scuole statali,  le scuole paritarie – fra cui quelle cattoliche e di ispirazione cristiana – rappresentano l’espressione della concreta applicazione di un diritto fondamentale della persona e della famiglia e offrono un contributo prezioso alla realizzazione di un vero pluralismo. 

È utile ricordare, in proposito, che la richiesta di referendum abrogativo di tali norme fu dichiarata inammissibile dalla Corte Costituzionale, con sentenza n. 43 del 2003, a conferma che il Sistema nazionale di istruzione, comprensivo delle scuole statali e delle scuole paritarie, risponde al dettato costituzionale ed ai principi di libertà e sussidiarietà che esso intende garantire.

In un tempo in cui tutte le forze della società sono chiamate a stringere un’alleanza a favore dell’educazione, la coesistenza cordiale di modelli educativi e gestionali tra loro diversi non può che tradursi in una spinta al miglioramento dell’intero sistema. Un’autentica libertà educativa, però, può verificarsi solo quando, al momento della scelta, prevalgano i contenuti dei progetti formativi e i costi non si ergano come un ostacolo ingiusto e discriminatorio.

Perché questo accada occorre che, oltre alla parità giuridica, si dia finalmente attuazione anche alla parità economica, nella convinzione che un adeguato sostegno economico per l’intero Sistema nazionale d’istruzione sia un investimento strategico e generatore di crescita per tutti.

Per tutte queste ragioni, riteniamo non più rinviabile un impegno serio e fattivo di Governo e Parlamento, delle forze politiche e sociali, per concorrere a realizzare un dinamico Sistema nazionale d’istruzione, costituito da scuole autonome statali e paritarie – in linea con le indicazioni dell’Unione Europea – in grado di affrontare e superare le difficoltà e le arretratezze presenti, con particolare attenzione al versante dell’inclusione.

Diversamente, è facile prevedere che interi territori saranno presto sguarniti di un importante avamposto educativo, di aggregazione e promozione umana e sociale, di un contributo rappresentativo di una grande tradizione pedagogica, capace di continua innovazione.

Nel quadro di un generale piano di intervento per l’istruzione e la formazione delle nuove generazioni, per le scuole paritarie l’obiettivo da raggiungere resta quello di individuare modalità idonee di finanziamento, in modo da eliminare le discriminazioni per le famiglie che, iscrivendo i loro figli alle scuole paritarie, sono costrette a sostenere costi diversi da quelli previsti per la frequenza delle scuole statali.

È questo il passo che ancora manca per dare finalmente compiutezza e attuazione alla legge 62 del 2000. Il nostro auspicio è che non si interrompa il percorso avviato vent’anni fa, ma si affretti ciò che può rendere il nostro Sistema di istruzione ancora più libero, plurale, di qualità, operando affinché sia garantita una effettiva libertà di scelta alle famiglie e la parità, oggi ancora incompiuta, non finisca per essere anche tradita.

Il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica

Scuola, comunicato stampa sul decreto legge “Salva precari”

Riportiamo il comunicato stampa sul decreto legge “salva precari” a firma di:
GIANCARLO FRARE – Presidente AGeSC
MARCO MASI – Presidente CdO Opere Educative
PIETRO MELLANO – Presidente CNOS Scuola
MARILISA MIOTTI – Presidente CIOFS scuola
GIOVANNI SANFILIPPO – Delegato per le Relazioni Istituzionali FAES
VIRGINIA KALADICH – Presidente FIDAE
LUIGI MORGANO – Segretario Nazionale FISM

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Il decreto-legge salva precari, approvato il 10 ottobre, autorizza il Miur a bandire un concorso straordinario abilitante per l’assunzione di 24.000 docenti nella scuola secondaria statale di I e II
grado per l’anno scolastico 2020/2021. Nonostante le ben note necessità delle scuole paritarie, che la legge 62/2000 obbliga ad avvalersi di docenti abilitati (pena la chiusura), riconosciute anche nel testo dell’intesa firmata lo scorso 11 giugno dal precedente Governo, lo Stato, cui spetta il diritto-dovere di abilitare i docenti, ha deciso di non includere nel concorso i docenti non abilitati che insegnano nelle paritarie. Ribadiamo: non se ne comprendono le ragioni!

Tale scelta, che contrasta palesemente con i principi e le finalità della succitata Legge di Parità scolastica, parrebbe manifestare una deliberata volontà di danneggiare il comparto delle scuole non statali, rendendo ancora più difficoltosa la possibilità per le famiglie di esercitare la libertà di educazione già prevista dalla nostra Costituzione. Va a ledere, inoltre, i diritti dei lavoratori delle scuole paritarie, che risultano pesantemente discriminati rispetto ai colleghi delle scuole statali. Non capiamo per quale ragione, i tanti giovani insegnanti che con grande entusiasmo e passione si
stanno dedicando alla formazione delle nuove generazioni nelle scuole paritarie, debbano essere considerati (in barba alla definizione “paritaria”) lavoratori di serie B! Eppure essi rappresentano una straordinaria risorsa per l’intera scuola italiana e per il Paese.

Le scriventi associazioni chiedono pertanto al Ministro Fioramonti che sia urgentemente convocato un tavolo di confronto sul tema, che permetta di chiarire le ragioni di tale gravissima esclusione e di cercare soluzioni condivise, per il bene dei lavoratori, degli alunni, delle loro famiglie e dell’intero sistema di istruzione nazionale.

Roma, 15 ottobre 2019