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Estate in oratorio, le proposte dell’Italia Salesiana

L’Italia Salesiana si prepara alle attività estive con Estate ragazzi, campi e  cammini che accompagneranno i ragazzi delle nostre Case per tutta l’estate.

Avvenire – L’oratorio va fatto “fuori”

Su Avvenire di ieri, in un articolo dedicato alle attività degli oratori, è stato intervistato anche don Giovanni D’Andrea, superiore dell’ispettoria salesiana sicula.

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I cancelli erano chiusi e i cortili vietati, ma nessuno ci ha tolto la possibilità di andare incontro ai ragazzi dell’oratorio e alle tante famiglie che la pandemia aveva piegato». A fare un bilancio di questo anno difficile, con l’isolamento imposto dal Covid-19 che ha messo più che mai in evidenza disagi e fragilità, è don Giovanni D’Andrea, superiore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia. Uno che si è già messo all’opera per programmare i Grest della prossima estate: «Temo – dice – che non sarà diversa da quella scorsa, con il suo bagaglio di norme sanitarie da rispettare». Si occupa di alcuni dei quartieri popolari più difficili del sud Italia, Ballarò a Palermo, San Cristoforo a Catania, Giostra a Messina, Aldisio a Gela: «Da qui – continua – arrivavano gli adolescenti e i ragazzi che ci chiedevano un aiuto scolastico, per noi la loro richiesta rappresentava però anche un modo di agganciare i genitori. Molti lavorano a chiamata, occupazioni giornaliere, pagate in nero, non sapevano più come mettere insieme il pranzo con la cena. Non è un caso se in oratorio tuttora distribuiamo i pacchi della Caritas con viveri e prodotti per l’igiene personale. Un pacco, una chiacchiera, un caffè e così può nascere, e forse crescere, un rapporto di fiducia». Grazie a quell’aiuto – che don Giovanni sottolinea sia sempre stato “molto discreto” – sono stati raggiunti «i più poveri», che sono spesso «famiglie di immigrati o nuclei numerosi dove la didattica a distanza diventa impossibile, in casa non c’è la connessione Wifi o ci sono troppi fratelli, comunque zero possibilità di avere un posto tranquillo dal quale poter seguire le lezioni. Una bella mano l’abbiamo avuta dai 230 giovani volontari del servizio civile, quest’anno saranno una ventina in più…».

Gli oratori, visti da chi ci lavora dall’interno, sono diventati in molti casi «presidi educativi» per famiglie travolte dalla malattia, dal dolore, dalla paura e dalle preoccupazioni, come sostiene Marco Giganti, pedagogista del Centro studi sulle politiche della formazione dell’Università Cattolica. «Il progetto “Giovani in cammino ” (http://www.odielle.it/it/news/giovani-in-cammino-via-allaprogettazione-990) proposto dagli oratori delle diocesi lombarde per il biennio ’20/’21 – racconta il pedagogista – usa, a mio parere, un’immagine molto bella per descrivere questo luogo: il ponte. Uno strumento di collegamento tra due realtà, mai a senso unico. C’è sempre un andare e un venire. Dunque, l’oratorio è chiamato a essere non solo il “luogo” dove il mondo può trovare casa, ma anche il “luogo” che può trovare casa nel mondo. Ce ne siamo resi conto in questi complessi mesi di pandemia». Gli esempi ci sono.

Don Paolo Carrara, pastoralista della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, negli scorsi mesi ha raccolto alcune esperienze significative. A Nembro (Bergamo), uno dei paesi martire della prima ondata pandemica, una cinquantina di adolescenti, accompagnati dai loro educatori, si sono messi a disposizione della comunità recapitando lettere, curando le tombe nel cimitero chiuso, stampando e consegnando compiti ai ragazzi con maggiori difficoltà. A Biumo (Varese) un gruppo di adolescenti ha chiesto alla propria comunità di vivere l’esperienza di una “bolla” e, come gli sportivi che devono portare a termine i campionati, si sono isolati insieme. Si sono accordati con il Prefetto e con il Comitato tecnico scientifico per abitare nell’oratorio, continuando a fare la vita da studenti e mettendosi al servizio della comunità. Queste e altre esperienze sono un punto fermo per guardare il futuro, sostiene Giganti. Innanzitutto, gli adolescenti «si sono lasciati interrogare da situazioni concrete, utili, chiare e di relazione e si sono fatti delle domande sul senso della propria esistenza e sul loro possibile rapporto con Dio». Infatti gli adolescenti «possono e devono essere pro-vocati, messi alla prova, si può chiedere loro di osare per uscire dalla propria comfort zone e attraversare il ponte che li porta nel mondo e lasciare che esso entri nelle loro vite. Tutto questo però non è possibile se alle spalle non c’è una comunità educante adulta, fatta di figure con diversi carismi e vocazioni che si interroga, si mette al servizio e sostiene il cammino educativo alla fede delle giovani generazioni».

In questo panorama ci sono famiglie che hanno restituito subito gli aiuti ricevuti e appena hanno potuto hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro braccia. «In alcuni oratori siamo riusciti a far fronte alle forti spese richieste per le sanificazioni dei locali solo grazie all’aiuto dei genitori volontari», racconta Angela Malandri, referente della formazione degli educatori per la cooperativa Eidé che collabora con il «Progetto oratori» della diocesi di Parma. «Abbiamo aiutato i ragazzi ed è nato in molti casi un rapporto con le mamme e i papà che ci sono grati perché hanno trovato nella comunità parrocchiale un luogo che rispondeva ai loro bisogni. Il Grest dello scorso anno è stato modulato partendo proprio dalle esigenze delle famiglie più in difficoltà, quelle che non sapevano dove lasciare i figli per i tre mesi estivi. Anche l’aiuto per i compiti non è mai venuto meno, sia online che per quanto possibile in presenza. Tutto questo è stato possibile grazie a educatori professionisti e alla collaborazione dei volontari. E agli oltre mille adolescenti che ogni estate danno una mano come “aiuto educatori”. Per loro è un’esperienza importante perché per la prima volta nella vita hanno la responsabilità di prendersi cura dei più piccoli». Una ricerca commissionata per i vent’anni del «Progetto oratori» della diocesi di Parma è di grande conforto sulla bontà di questa strada: il 98% degli adolescenti intervistati, e dunque la quasi totalità, spiega di aver maturato una disponibilità al servizio, proprio grazie all’esperienza fatta in oratorio. «Se domani questi ragazzi diventeranno cittadini attivi nella società sarà grazie all’occasione che gli è stata offerta in parrocchia e non è poco», conclude
Malandri.

CEP – “Dentro il Suo Sogno”: formazione per gli oratori estivi 2021

ICP – Nell’Anno dedicato a San Giuseppe, la Conferenza Episcopale di Piemonte e Valle d’Aosta (Cep) e la Consulta Regionale di Pastorale Giovanile lanciano una proposta di formazione regionale per gli oratori estivi 2021 dal titolo “Dentro il Suo Sogno“, ponendo San Giuseppe come protagonista del percorso formativo per arrivare ad essere “Artigiani e artisti della bellezza“.

Per vestire questo ruolo, la proposta di questa nuova edizione si prefigge di rispondere a quelle 6 tipiche domande fondamentali che ciascun responsabile/animatore deve porsi, e lo fa attraverso il contributo e la testimonianza delle realtà oratoriali del territorio e di esperti nel mondo dell’educazione:

WHY

  • Mons. Franco Giulio Brambilla, Vescovo di Novara
  • Testimonianza dalla Diocesi di Novara

Perché si fa l’Oratorio?
Perché educare attraverso l’Oratorio?

WHAT

  • Dott. Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta, ricercatore e scrittore
  • Testimonianza dalla Diocesi di Alessandria

Cosa è successo?
Quali urgenze educative un anno dopo la pandemia?

WHEN

  • Dott.ssa Chiara Giaccardi, sociologa
  • Testimonianza dalla Diocesi di Torino

Quando l’Oratorio è possibile?
In che senso il Vangelo è lo “specifico” dell’Oratorio?
Quando il Signore Gesù fa la differenza in Oratorio?

WHO

  • Dott. Mauro Magatti, sociologo ed economista
  • Testimonianza dalla Diocesi di Acqui

Chi fa l’Oratorio?
Il senso e il ruolo della regia educativa come servizio di corresponsabilità, nel riconoscimento, nella condivisione e nella cura dei carismi.

WHERE

  • Dott. Jhonny Dotti, pedagogista
  • Testimonianza dal Movimento Giovanile Salesiano del Piemonte e Valle d’Aosta

Dove si fa l’Oratorio?
Il senso e i compiti della comunità educante: il suo essere variegata, composita e differenziata per cammini, motivazioni, esperienze.
L’ombra dell’individualismo.

HOW

  • Esperto Fondazione Casa Teatro Ragazzi
  • Testimonianza dalla Diocesi di Casale Monferrato

Come si fa l’Oratorio?
Il linguaggi educativi dell’Oratorio in presenza a partire dalla centralità del corpo.

La formazione affronterà le diverse tematiche su due livelli, con due proposte distinte: una rivolta maggiormente ai responsabili e ai coordinatori (le regie educative), l’altra agli animatori (adolescenti).

Tutti i video e i materiali formativi per educatori e animatori degli oratori saranno disponibili sul sito www.oratoripiemontesi.it

Con l’aiuto di San Giuseppe, l’artigiano per eccellenza che ha saputo cogliere la bellezza della sua missione, il percorso formativo sarà scandito dai 6 tasselli che hanno inciso profondamente la sua vita:

Artigiani e artisti della bellezza

L’annuncio:

custodire la comunità, i bambini e i ragazzi

“LA MISSIONE DELL’ORATORIO”

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Il censimento:

il discernimento sul tempo presente

“LAPROFEZIA DELL’ORATORIO”

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La fuga in Egitto:

il coraggio che nasce dalla fede

“LA PROVA DELL’ORATORIO”

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Il ritorno a Nazaret:

la fatica della ripartenza

“LA FORZA DELL’ORATORIO”

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Lo smarrimento:

ritrovare chi si è smarrito

“LA CREATIVITÀ DELL’ORATORIO”

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La quotidianità:

tempi lunghi, pazienza educativa

“LA PAZIENZA DELL’ORATORIO”

“L’albero e il suo sogno”: il libro nato nel doposcuola dell’opera di Genova Sampierdarena

Dal sito dell’opera salesiana di Genova Sampierdarena, la storia del libro “L’albero e il suo sogno”, editrice Effatà, nato durante il doposcuola dell’oratorio, per aiutare i ragazzi con la lingua italiana.

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Non si direbbe! Un libro scritto da un gruppo di ragazzi del dopo scuola dell’Oratorio nel tempo del lockdown. Leggiamo nell’introduzione: “ Siamo al doposcuola dell’oratorio salesiano del Don Bosco, a Sampierdarena, un quartiere genovese segnato da disagi speciali rilevanti. L’industrializzazione e l’iniziale migrazione interna, seguita da quella del Sud America prima e più recentemente dal Nord Africa, ne hanno fatto un territorio multietnico e frammentato. I precedenti punti di riferimento culturali e aggregativi si sono allentati, le famiglie ‘straniere’, accanto ai grandi problemi economici che le accomunano a molte famiglie italiane, si scontrano ancora con la fatica dell’integrazione e con il rischio di vivere ‘vite parallele’ nel proprio cerchio di origine. L’Opera Don Bosco è immersa in questo tessuto sociale e rappresenta da molti decenni un riferimento per le fasce più deboli, offrendo opportunità di aggregazione e formazione (istruzione, attività sportive e ludiche … ). Una delle attività dell’Oratorio è il servizio del dopo scuola “sostenuto dalla buona volontà, dalla pazienza e dalla competenza di un bel gruppo di volontari che, dal lunedì al venerdì, offrono le loro conoscenze ai ragazzi del quartiere che frequentano le scuole medie. E c’è il mondo: dalla Cina all’Ecuador, dalla Nigeria alla Romania, dall’India al Marocco”.

Uno degli scogli più ardui per questi ragazzi è la lingua italiana. Con la pandemia tutto peggiora, ma il ‘dopo scuola di periferia’ trova una risposta incredibile.

Come nasce l’idea del libro?

Risponde Daniela Bignone, Coordinatrice del dopo scuola: “Un giorno proviamo a lavorare sulla fantasia: “Io dico una frase e a turno voi aggiungete un pezzo, spontaneamente. Vediamo cosa viene fuori. “C’era una volta un vecchio albero stanco che viveva in una foresta …”

E nasce una favola, lunga una pagina. Quanto avevano messo insieme con poche parole ciascuno. E con la favola una sfida: ”scommettiamo che trasformiamo questa pagina in un libro?” Un coro di “E’ impossibile” accoglie la proposta, ma dopo l’incredulità arrivano serietà e impegno inattesi” … è lo stupendo libretto che non devi perdere. Personalmente l’ho letto tutto di un fiato … dalla prima all’ultima pagina. Trovi valori che non crederesti di incontrare in un doposcuola di periferia. Sono valori messi in risalto dagli stessi autori nelle pagine iniziali, dopo l’introduzione, nella pagine “Parlano gli autori”: lavorare insieme, amicizia, solidarietà, difesa dell’ambiente, rispetto della natura e degli animali …

Io credo che i ragazzi abbiano imparato tanti vocaboli senza accorgersene e abbiamo iniziato la scalata dell’ardua montagna “della lingua italiana” con maggior coraggio.

La favola

Narra la storia di un vecchio albero stanco e tanto solo, preso dalla nostalgia di volare come gli uccelli che nel posare sui suoi rami narrano le loro esperienze meravigliose. Ma non continuo.

Desidero solo invitarti a leggere il libretto che non può mancare nello scaffale dei tuoi libri. Anche tu sarai preso dalla voglia di vedere come si snoda la favola. Io l’ho trovata una vera lezione di ragazzi che lavorano insieme, in amicizia, in solidarietà. E ci lasciano un messaggio per grandi e per piccoli: Essere contenti di ciò che siamo ma non smettere di sognare … nel disegno tutto verde su cui sono scritti i valori che colorano la favola.

Il libro me l’hanno inviato in regalo gli autori con tanto di dedica e con tutte le firme. Auguro loro altre scalate come questa. Vedranno fiorire l’albero della loro vita di foglie e frutti insperati. Qualcosa del genere l’hanno regalato anche ai miei 88 anni!

Dove trovare il libro?

Pubblicato Da Effata’ Editrice 2021 al prezzo di 8,00 €, il libro si trova nelle librerie. Il volume è composto di sette capitoli preceduti da stupendi disegni su cui predomina il verde delle foglie e il marrone del tronco del vecchio albero. Il disegno che ricapitola tutta la favola è l’ albero con le ali.

Don Alberto

Palermo Ranchibile, le attività in sicurezza per offrire ai ragazzi un ambiente educativo

Riportiamo la notizia delle attività in corso al “Don Bosco Ranchibile” di Palermo che continuano a offrire, in sicurezza, un ambiente educativo.

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La comunità dell’Istituto Salesiano “Don Bosco Ranchibile” di Palermo, nonostante il difficile momento attraversato a causa della pandemia, si è adoperata per mantenere le attività iniziate in precedenza secondo le norme previste dai vari DPCM: Basket, Volley, Calcio, Tiro con l’arco, Hwa Rang Do, Balli di gruppo, Chitarra, Ginnastica ritmica, Danza moderna, Capoeira, Ginnastica posturale, Pianoforte.

Conformemente a quanto stabilito dai vari decreti le varie attività vengono svolte all’aperto, con il mantenimento della distanza di sicurezza, in modo da offrire ai ragazzi l’opportunità di crescere e di sviluppare le proprie passioni in un ambiente educativo come il nostro.

Inoltre è consuetudine nel nostro oratorio tenere degli incontri di formazione tramite cui riflettere sulla propria fede e sull’appartenenza ad una comunità, garantendo una crescita spirituale e umana inerente al sistema educativo di don Bosco; anche ciò rientra nel rispetto delle direttive previste.

Un’altra iniziativa portata avanti dal nostro Istituto è il recupero scolastico (doposcuola) dedito ai ragazzi che frequentano la scuola primaria e secondaria di primo grado. In particolare questa proposta è estesa agli allievi del biennio della nostra scuola (liceo) che manifestano delle difficoltà; pertanto viene insegnato un metodo di studio valido ed efficace per l’apprendimento.

In conclusione i salesiani del “Don Bosco Ranchibile” assicurano ai ragazzi una crescita omnicomprensiva, per essere, come voleva Don Bosco, buoni cristiani, onesti cittadini e degni abitatori del cielo.

Marta Manzella e don Gabriele Cardaciotto, sdb

 

Note di Pastorale Giovanile di Febbraio 2021 – Oratori e territori

Nel numero di febbraio della rivista di NPGnote di pastorale giovanile– viene presentata una ricerca qualitativa sui mutamenti delle realtà oratoriane nei territori milanesi nella contemporaneità.

Lo studio è stato condotto da Francesca Cattoni, Stefania Giacalone e Chiara Passerini. Queste le quattro grandi parti in cui la ricerca si articola:

  1. Tema, obiettivi, metodologia
  2. Analisi dei dati: tensioni emerse
  3. Approfondimenti
  4. Riflessioni conclusive

Di seguito un breve estratto dell’articolo sullo studio sugli oratori dei territori milanesi e la possibilità di visualizzarlo integralmente in PDF cliccando sul pulsante, ed il link con tutte le novità del numero di febbraio della rivista di Note di Pastorale Giovanile:

All’interno dell’orizzonte di senso della pedagogia sociale, che innanzitutto è «sapere inerente il rapporto tra educazione e società», il primo obiettivo della ricerca è di indagare come i mutamenti che stanno caratterizzando la contemporaneità trovino manifestazione anche all’interno dell’ecosistema oratoriano, nella sua identità, nell’azione quotidiana che lo contraddistingue, nel suo ruolo educativo.
NPG – Oratori e territori Febbario 2021

 

 

L’oratorio, la nostra cura: le attività online in tempo di pandemia del centro di Gela

Da Insieme – il notiziario dell’Ispettoria Sicula.

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È stato difficile abituarsi alla brutta situazione che abbiamo iniziato a vivere lo scorso marzo, eppure ci siamo riusciti, ci siamo fatti portatori di speranza con l’esperienza estiva del Grest dove, nel rispetto di tutte le normative, il nostro Oratorio ha proposto le sue attività in modo differente rispetto agli altri anni ma con lo stesso spirito di fraternità e amore per il Signore. A settembre, allo stesso modo, siamo ripartiti con le proposte dei gruppi formativi e con la catechesi, facendo i primi incontri in presenza e provando a dare un maggiore senso di normalità a tutto ciò che facevamo in Oratorio. Adesso, però, la nostra città vive nuovamente un brutto periodo che ci ha costretti, rimanendo coerenti alle ordinanze del sindaco, a tornare alle attività di formazione online, mantenendo come unico momento in presenza la celebrazione Eucaristica della domenica.

Nonostante questo, l’Oratorio non ha mai smesso di esserci per noi giovani che, seppur online, ci siamo sentiti vicino ai nostri animatori, ai Salesiani e a Dio. Per tutti i giovani dell’Oratorio la proposta delle attività online rappresenta comunque un grande sacrificio, soprattutto dopo una giornata intera di scuola dietro uno schermo, ma questo stesso sacrificio è un qualcosa che facciamo con tutto il cuore. È un passo necessario che ci permette di entrare nel nostro cortile in modo differente, un cortile che, rimanendo vuoto fisicamente, si colora in modo virtuale con i nostri sorrisi che da dietro uno schermo non dobbiamo nascondere con la mascherina. T

utti noi da casa stiamo apprezzando e stiamo dando maggiore valore a tutto ciò che facevamo in Oratorio, che prima di tutto questo ci sembrava così scontato. Lo stesso Oratorio che però non ha mai smesso di essere la nostra casa e che non ha mai smesso di attenderci con le braccia aperte. Infatti, grazie al lavoro svolto dai ragazzi del servizio civile, in questo periodo di pausa, l’Oratorio sta diventando più accogliente, con disegni di Don Bosco e decorazioni con colori accesi e speranzosi. Questo rappresenta per certo la visione positiva della nostra comunità che, nonostante la negatività del periodo, riesce a trarre qualcosa di buono da questo momento, dove tutto intorno a noi è fermo, cercando di rendere il più caloroso possibile il nostro ritorno tra le mura del nostro Oratorio.

Emanuele Di Dio

Oratori senza frontiere! – L’animazione al tempo della fase 3

Da un’idea della Cooperativa Sociale ET, in collaborazione con la Pastorale Giovanile Salesiana del Piemonte e Valle d’Aosta e l’Ufficio di Comunicazione Sociale:

Oratori senza frontiere!

Il primo gioco online nella fase 3 che vede sfidarsi due oratori con sfide semplici e di sicuro divertimento! 50 muniti di giochi e sfide in modalità social.

L’appuntamento è previsto per mercoledì 22 luglio 2020 alle ore 10.30 in diretta streaming sui canali social della cooperativa sociale E.T @cooperativasocialeet, della Pastorale Giovanile @mgspiemontevalledaostaelituania e in diretta TV su Rete 7 (canale 12 del digitale terrestre).

Gli oratori saranno rappresentati per categorie di fascia, dalla prima elementare alle 3 media con animatore e aiuto animatore! 10 prove da superare per vincere l’ambito titolo e per lanciare la sfida ad un altro oratorio!

Chi sarà il più veloce? Chi il più abile?

In questa sfida: l’Oratorio Salesiano Michele Rua di Torino e l’Oratorio Salesiano Rebaudengo.

Conduce Egidio Carlomagno.

Marta e i suoi quattro figli: storia di una famiglia durante la pandemia

Pubblichiamo un articolo uscito su Vatican News che racconta la storia di Marta e Nicola, giovani genitori di Roma e animatori del Borgo Ragazzi Don Bosco, e di come vivono la pandemia a casa con i loro quattro figli.

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di Andrea De Angelis

Marta ha 33 anni, vive nel quartiere romano di Centocelle insieme al marito, Nicola, e ai loro quattro figli piccoli. Bambini delle elementari e dell’asilo, che come tutti i loro coetanei sono da un mese a casa e vivono il tempo della pandemia ponendosi interrogativi, sollevando questioni e cercando, come gli adulti, di rispettare, in modo più o meno consapevole, le regole necessarie per superare un’emergenza mondiale. Il ruolo dei genitori in questo senso è fondamentale: devono da un lato mostrarsi rigorosi, dall’altro comprendere l’eccezionalità del momento per le creature che sono chiamate a custodire. “Custodire vuol dire tutto, significa proteggere, ma anche concedere i giusti spazi, capire tuo figlio e valorizzare il tempo a disposizione”, afferma Marta Panella nel corso dell’intervista rilasciata a Vatican News. Lei come il marito è animatrice salesiana. Una famiglia, la loro, nata all’oratorio romano di “Borgo Ragazzi Don Bosco”. Animatori salesiani, da sempre vicino ai giovani ed ora che anche gli oratori sono vuoti, è nelle case che si può “animare” nel senso più profondo del termine: amando ed educando.

L’esempio forma una famiglia

“Abbiamo sempre concepito la nostra famiglia come l’essere aperti alla vita, che non vuol dire solo accogliere i figli che il Signore ti dona, ma anche aprirsi agli altri”. Inizia così il racconto della giovane mamma, nel ricordo dell’inizio della sua storia d’amore con Nicola. “All’oratorio abbiamo conosciuto tante famiglie, il loro esempio ha favorito la nostra unione. Anche così si costruisce ciò che oggi siamo”, spiega. Oggi, però, è la vita che chiede loro, come a milioni di altre famiglie, di aprirsi ad una sfida nuova. Quella della pandemia.

Cosa significa custodire i figli

“Quotidianamente ci chiediamo come fare a vivere questo periodo con i nostri figli”. Marta non nasconde le difficoltà, ma le affronta insieme a Nicola con una positività che trasmette, poi, ai piccoli di casa. “Desideriamo fortemente custodire i nostri figli, curando tutto: il corpo, le emozioni, lo spirito. Custodire oggi significa – sottolinea – tutelare la loro salute, dunque non uscire di casa. Non esporli a rischi inutili”. Custodire però vuol dire anche donare qualcosa. “Stiamo cercando di valorizzare questo tempo con loro, lontano da corse, impegni, appuntamenti. Il rapporto di crescita con loro ora vuol dire crescita e gioco, responsabilizzazione ed ascolto”. Un compito tanto arduo quanto naturale e prezioso.

“Siamo fortunati ad essere in sei”

Animatori dentro casa

Sono tanti i modi per supportare psicologicamente i bambini durante la quarantena. Uno di questi è sicuramente la prossimità. Giocare con loro, trasmettere allegria, fisicità. Tenere alto il morale, “animare” dunque, proprio come all’oratorio. “Questa è una grande risorsa, abbiamo fatto un campeggio ed un pic-nic a casa – dice sorridendo -, ma siamo anche andati al ristorante, anche perché ci andiamo raramente, dunque per loro questo recitare a casa di essere in un locale, con tanto di cameriere e chef li ha fatti molto divertire”. La fantasia non deve lasciare spazio all’ansia, la creatività non può essere sostituita dal panico. I figli chiedono, magari solo con gli occhi, proprio questo.

Il buon uso della tecnologia

I figli di Marta e Nicola desiderano avere un contatto con gli amici, i parenti, le maestre. In questo senso l’uso della tecnologia è fondamentale. “Loro di solito non usano molto questi strumenti, anche perché essendo in quattro giocano spesso insieme lontani da schermi e tv. Ora però hanno le lezioni in conferenza con i compagni di classe e le maestre, questo è importante! La tecnologia non è solo guardare la televisione o giocare con il tablet, ora possiamo farlo capire ancora di più ai bambini”. “Così – conclude Marta – riusciremo a far sentire loro più vicine le persone a cui vogliono bene”. La pagina Facebook di Marta Panella ha come foto profilo una casa di tanti colori, con una frase che racchiude molto del suo approccio da mamma, moglie e cittadina consapevole dell’emergenza in corso: “Non siete bloccati in casa, siete al sicuro in casa. Cambiate prospettiva”. Cambiamola, davvero.

 

Vita comune come esperienza evangelica

 

Marco Fusi [1]

Da diversi anni a questa parte la vivacità pastorale di sacerdoti, religiosi/e ed educatori sta generando una esperienza di annuncio e insieme di consolidamento della fede in diverse parrocchie e in varie realtà ecclesiali. La vita comune si diffonde in modo particolare nelle Diocesi lombarde quale occasione speciale di fraternità tra adolescenti, 18enni e giovani. Alcuni oratori assumono sempre più il volto di una casa con stanze, cucina, sale da pranzo e per incontri; diversi luoghi della comunità vengono provvidenzialmente ripensati in chiave giovanile e fraterna, assumono una identità e un nome nuovo come ad esempio ‘Nazareth’, ‘Betel’, ‘Ermon’, ‘Betania’, per esprimere il desiderio di congiungere in modo armonico Parola e quotidianità, fede e vita, Dio e amicizia.
Si tratta di un sentiero promettente, un semplice e germinale segno dei tempi che domanda alla Chiesa di non abbandonare la sua anima domestica, anzi di svoltare sempre più verso la sua essenziale natura di comunità dei credenti chiamati da Gesù a stare insieme nella diversità.
La Christus vivit, esortazione post-sinodale consegnataci da papa Francesco, ci esorta a dirigerci con determinazione in questa direzione che i giovani stessi con i loro accompagnatori ci stanno suggerendo:
“Fare “casa” in definitiva «è fare famiglia; è imparare a sentirsi uniti agli altri al di là di vincoli utilitaristici o funzionali, uniti in modo da sentire la vita un po’ più umana. Creare casa è permettere che la profezia prenda corpo e renda le nostre ore e i nostri giorni meno inospitali, meno indifferenti e anonimi. È creare legami che si costruiscono con gesti semplici, quotidiani e che tutti possiamo compiere. Una casa, lo sappiamo tutti molto bene, ha bisogno della collaborazione di tutti. Nessuno può essere indifferente o estraneo, perché ognuno è una pietra necessaria alla sua costruzione» […]”

[1] Ordinato sacerdote nel 2004, dopo aver svolto il suo ministero come vicario parrocchiale negli oratori di Rho (MI) e Vimercate (MB), dal 2019 è responsabile del Servizio per i Giovani e l’Università dell’Arcidiocesi di Milano.