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Don Bosco e il colera del 1854 – Pier Giuseppe Accornero

Come visse don Bosco l’epidemia del colera che scoppiò a Torino nel 1854?

Di seguito il racconto di quel momento della storia che toccò anche l’Oratorio di Valdocco, a cura di Pier Giuseppe Accornero, sacerdote, scrittore e giornalista torinese.

Don Bosco, l’Oratorio di Valdocco e il colera del 1854 a Torino

Dal 1° agosto al 21 novembre 1854 il colera a Torino colpisce 2.500 persone e ne uccide 1.400, ma nessuno dei ragazzi dell’Oratorio di Valdocco che, sull’esempio di don Giovanni Bosco, curano i colerosi. Lo testimonia don Giovanni Battista Lemoyne, salesiano genovese di origine francese, segretario e primo biografo, preoccupato di documentarne quanto c’è di straordinario nella personalità e nella vita. La sua opera maggiore è «Documenti per scrivere la storia di don Giovanni Bosco, dell’Oratorio San Francesco di Sales e della Congregazione salesiana». Ne trae le «Memorie biografiche di don Giovanni Bosco», titolo modificato in base al processo canonico: venerabile nel 1914, beato nel 1929, santo nel 1934. Con il pregio della testimonianza diretta perché conosce bene il santo e ne è segretario fino alla morte il 31 gennaio 1888. Ma hanno anche il difetto di essere eccessivamente elogiative.

Nell’estate 1854 scoppia il «colera morbus» con epicentro Borgo Dora, dove si ammassano gli immigrati, a due passi dall’Oratorio. A Genova 3.000 vittime e in un mese a Torino 800 colpiti e 500 morti. I casi salgono vertiginosamente, da 10-30 al giorno a 50-60. All’inizio quanti sono colpiti, muoiono; poi 60 decessi su 100 casi. Bloccato il commercio, chiuse le botteghe, fuga di quanti riescono. Il popolino accusa i medici di somministrare «acquetta», una bibita avvelenata, per farli morire più in fretta. Il sindaco Giovanni Notta si appella alla città e adotta le misure sanitarie. Ma il Municipio non trova volontari per portare i colerosi nei lazzaretti né per assisterli. Anche se stipendiati, pure i più coraggiosi rifiutano di esporre la propria vita. Si offrono i preti, i Camilliani, i Cappuccini, i Domenicani, gli Oblati di Maria. I parroci ripetono ai fedeli gli ordini emanati dalle autorità.

Il 3 agosto Torino ricorre alla Consolata: una folla di fedeli e una rappresentanza del Consiglio municipale pregano in santuario. Don Lemoyne annota: «La Vergine non sdegnò queste suppliche poiché la terribile malattia, contro ogni aspettazione, infierì assai meno in Torino che in tante altre città e paesi d’Europa, d’Italia e del Piemonte». Il 5 agosto, festa della Madonna della neve, don Bosco raccomanda ai giovani sobrietà, temperanza, tranquillità, coraggio, confidenza in Maria, confessione e Comunione: «Se farete quanto vi dico, sarete salvi. Se vi metterete in grazia di Dio e non commetterete alcun peccato mortale, vi assicuro che niuno di voi sarà toccato. Ma se qualcuno rimanesse ostinato nemico di Dio e osasse offenderlo gravemente, io non potrei più essere garante né di lui, né per qualunque altro». Li invita a portare al collo una medaglia della Madonna e a recitare ogni giorno Pater, Ave, Gloria. Ancora Lemoyne: «Quella medesima sera e l’indomani tutti andarono a gara per accostarsi ai Sacramenti e la loro condotta divenne di tale esemplarità, che non si sarebbe potuto desiderar migliore. Molti circondavano don Bosco e gli esponevano i propri dubbi o gli manifestavano le piccole mancanze della giornata sicché era costretto a starsene un’ora e più a udire l’uno e l’altro, assicurando, incoraggiando, consolando». 

Don Bosco è un uomo di mille risorse, come spiega Lemoyne. «Balenò alla mente una coraggiosa idea. Impietosito alla vista dell’estremo abbandono in cui si trovavano i colerosi, espose ai lo stato miserando in cui si trovavano, esaltò il grande atto dì carità di consacrarsi in loro sollievo, disse aver il Divin Salvatore assicurato di riguardare come fatto a sé ogni servizio agli infermi. In tutte le epidemie e pestilenze vi furono sempre cristiani generosi i quali sfidarono la morte a fianco degli appestati. Espresse il vivo desiderio che anche alcuni gli divenissero compagni in quell’opera di misericordia»: 14 giovani, e poi altri 30 accolgono l’invito: «Ammirando l’eroico slancio, don Bosco pianse di consolazione e li slanciò all’opera pietosa. Quando si seppe che i giovani dell’Oratorio si erano consacrati a questa nobile impresa, le domande per averli si moltiplicarono talmente che loro non fu più possibile attenersi a nessun orario. Giorno e notte, come don Bosco, furono in moto». 

I gesti di solidarietà e di eroismo si moltiplicano. «Qualche giorno avevano appena tempo di prendere un boccon di pane e talvolta furono costretti a cibarsene nelle case dei colerosi. Quando trovavano un infermo che mancasse di lenzuola, coperte o camicia, correvano dalla caritatevole mamma Margherita che somministrava prontamente gli oggetti secondo il bisogno. Un giovane corse a raccontare come un povero malato si dimenasse in un misero giaciglio senza lenzuola. Fruga e trova solo una tovaglia da tavola: “Corri, non abbiamo più nulla”. Si presenta un secondo chiedendo qualche cosa. Che fa quella donna incomparabile? Vola a prendere una tovaglia dell’altare, un amitto, un camice e, con licenza di don Bosco, dà in elemosina anche quegli oggetti. Non fu una profanazione ma un atto di squisita carità, poiché quei lini benedetti ricopersero le nude membra di Gesù nella persona di un coleroso». I giovani formano tre squadre: i grandi a servire nel lazzaretto e nelle case; i mediani a raccogliere i moribondi nelle strade e i malati abbandonati nelle case; i piccoli pronti alle chiamate d’urgenza. Ognuno ha una bottiglietta di aceto per lavarsi le mani. Autorità e popolo sono sbalorditi e affascinati.

Le regioni più afflitte sono Valdocco e Borgo Dora. Nella parrocchia San Gioachino in un mese 800 colpiti e 500 i morti. A don Bosco affidano l’assistenza spirituale di un lazzaretto. Informa il biografo: «Vicino all’Oratorio varie famiglie sono decimate e nelle case muoiono in brevissimo tempo oltre 40 persone. Don Bosco si mostrò un amorosissimo padre. Per non tentare il Signore, usò ogni precauzione: fece ripulire i locali, aggiunse camere, diminuì il numero dei letti nei dormitori, migliorò il vitto sobbarcandosi a gravissime spese. Prostrato dinanzi l’altare, pregava: “Mio Dio, percuotete il pastore, ma risparmiate il tenero gregge”. Soggiungeva: “Maria, siete madre amorosa e potente: preservatemi questi amati figli, e qualora il Signore volesse una vittima, eccomi pronto a morire”».  

Pier Giuseppe Accornero

Le attività di prossimità alla parrocchia “Don Bosco” di Roma

Pubblichiamo il comunicato della parrocchia “Don Bosco” di Roma sulle attività durante l’emergenza sanitaria.

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In un momento di distanza obbligata, c’è chi si occupa della prossimità. È il caso della Parrocchia Don Bosco di Roma, che come tante altre non ha interrotto il servizio di sostentamento verso i più bisognosi.
Una ventina di operatori, tra volontari e salesiani, si sono incontrati per riorganizzare il servizio di consegna pacchi alimentari alle famiglie bisognose del territorio. Tutti in guanti e mascherina, tolta per qualche secondo solo per presentarsi e far riconoscere il proprio volto. A loro si aggiungeranno, nelle prossime settimane, altri volontari che hanno dato disponibilità e che provengono dalle varie anime dell’Opera Salesiana Don Bosco.

Due i giorni di consegna, il lunedì e il giovedì dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 18:00, rigorosamente su appuntamento, per evitare sovrapposizioni e assembramenti. Il punto di consegna è l’ingresso dell’Oratorio Salesiano, in piazza Decemviri. Le famiglie riceveranno un pacco settimanale, contenente viveri necessari al sostentamento. È stato attivato anche un servizio di consegna a domicilio, per le persone che non possono spostarsi. La consegna, in questo caso, avverrà previa comunicazione telefonica e con tutti gli accorgimenti necessari per evitare truffe da parte di malintenzionati.
Il servizio è presente da molto tempo, come racconta il viceparroco, don Carmine Ciavarella: “Per ora abbiamo un elenco di oltre cinquanta famiglie assistite, ma la Basilica è aperta e siamo pronti ad accogliere nuove richieste”. Proprio la Basilica, aperta dalle 7 alle 12 e dalle 16 alle 19 per la preghiera personale, è punto di consegna per chiunque volesse donare beni alimentari di lunga scadenza, per alimentare il servizio.

L’attività di consegna pacchi si somma a quella di mensa per i poveri, potenziata poco prima della quarantena grazie alla realizzazione di nuovi locali e inaugurata dal Cardinale Angelo De Donatis il 2 febbraio scorso e per la quale centinaia di parrocchiani hanno reso la propria disponibilità volontaria.
“Il nostro lavoro non si è mai interrotto – racconta don Carmine – soprattutto in questo momento di difficoltà in cui, purtroppo, gli ultimi rischiano di essere ancora più colpiti”.

Nel link il video dell’allestimento, raccontato da don Salvatore Policino, responsabile dell’Oratorio-Centro Giovanile:

Buonanotte solidale

Buon pensiero e buone azioni di lunedì 6 aprile 2020

Publiée par Oratorio Don Bosco Cinecittà sur Lundi 6 avril 2020

COVID-19, il messaggio del Rettor Maggiore

Il messaggio del Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, per il tempo di emergenza sanitaria che sta vivendo il mondo: “Don Bosco continua ad accompagnarci e la nostra Madre Ausiliatrice ci porta nelle sue braccia. Preghiamo gli uni per gli altri”

IME, lettera dell’Ispettore dopo il Capitolo Generale

Pubblichiamo la lettera dell’ispettore della IME, don Angelo Santorsola a termina del CG28, pubblicata sul sito dell’ispettoria.

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Valdocco, 14 marzo 2020

“Miei carissimi figliuoli in Gesù Cristo,

vicino o lontano io penso sempre a voi. Un solo è il mio desiderio, quello di vedervi felici nel tempo e nell’eternità. Questo pensiero, questo desiderio, mi risolsero a scrivervi questa lettera. Sento, o cari miei, il peso della mia lontananza da voi e il non vedervi e non sentirvi mi cagiona pena, quale voi non potete immaginare. Perciò io avrei desiderato scrivere queste righe una settimana fa, ma le continue occupazioni me lo impedirono.”

Carissimi confratelli, carissimi ragazzi e giovani, carissimi laici corresponsabili della stessa missione salesiana, queste parole di don Bosco sono molto care a tutti i suoi figli e sono di un’attualità disarmante per quanto stiamo vivendo in queste settimane. Sono giorni che mi ritornano al cuore queste parole ed oggi, a poche ore dal ritorno in ispettoria, mi sono deciso a scrivervi quanto abita nel mio cuore mentre vicino all’urna di don Bosco ricevo tanta consolazione e ispirazione.

I giorni che stiamo vivendo, seguendo le disposizioni del governo per impegnarci a contenere il Covid-19, rendono vive le parole di don Bosco. Costretti ad essere “distanti” fisicamente, ci accorgiamo con gioia che il bene che ci vogliamo è più grande di quanto immaginavamo. Credo che tutti stiamo soffrendo il cambio forzato del vivere il nostro modo di salutarci, accoglierci, esprimerci o di abitare i cortili, i corridoi, le aule, le sale dove ordinariamente costruiamo amicizia, cultura, crescendo insieme. A tutti noi in questi giorni mancano tante cose e a volte possiamo sentirci soli o in “prigione”.

Eppure, in tutto ciò che stiamo vivendo, c’è anche tanta ricchezza, tanta riflessione, tanta gratitudine. Il salmista dice che spesso “L’uomo nella prosperità non intende, è come gli animali che periscono…”. Ebbene, credo che il tempo che stiamo vivendo ci educa ad apprezzare quelle ricchezze che troppo spesso nel quotidiano diamo per scontate e non apprezziamo: l’umanità di ogni giorno fatta di gesti semplici che esprimono amore. Tutti, in questo tempo, stiamo apprezzando di più tante cose, tante relazioni, il lavoro, il ministero che svolgiamo, il tempo dedicato agli altri, la bellezza di incontrarsi, l’importanza di vivere la comunità…insomma stiamo recuperando ciò che in genere viviamo velocemente senza gustarlo.

Per noi salesiani è triste e fa male vedere tutti gli ambienti vuoti e non sentire le voci, le grida dei ragazzi e dei giovani; non poter vivere l’eucarestia con l’intera comunità educativa pastorale. Eppure, cari tutti, credo che questo “distacco”, questo “silenzio”, questo “vuoto” sia salutare per tutti nella misura in cui ci aiuta a riappropriarci della vita, troppo spesso bistrattata dalle cose da fare, dalla frenesia, dalla superficialità. È un tempo propizio per esaminarci e convertire quegli atteggiamenti che non aiutano ad accorgerci di quanto amore c’è nella nostra vita.

Sono felice nel constatare che l’amore vero dà sempre spazio alla creatività come sta capitando da parte di tanti salesiani, giovani e laici che vivono quotidianamente la missione salesiana. Bravi! Don Bosco farebbe lo stesso pur di farsi sentire vicino e di sentire vicino i ragazzi. Appena rientrato in Ispettoria cercherò anche io di inventarmi qualcosa per sentirvi e farmi sentire più vicino.

Mentre vi invito ad essere responsabili e attenti nel seguire le disposizioni che ci vengono date dal governo e dai Vescovi, allo stesso tempo vi chiedo di non scoraggiarvi, di non avere paura di quanto stiamo vivendo. In atteggiamento di fede preghiamo il Signore della Vita perchè allontani dal mondo intero questo virus e conforti quanti stanno perdendo persone care. Chiediamo, inoltre, di saper fare tesoro di ciò che stiamo vivendo per riappropriarci di quella umanità di cui tutti abbiamo bisogno.

Il tempo forte della quaresima, quest’anno ha un sapore tutto particolare e può aiutarci tanto. In che cosa? Vi suggerisco 4 cose:

  1. Riscoprire l’importanza dell’interiorità, dell’unione con Dio, della preghiera come capacità di sognare, sperare, contemplare;
  2. Riscoprire il Silenzio, la riflessione per potersi guardare dentro e crescere rileggendo le proprie azioni e riconoscendo gli errori di cui troppo spesso non ci rendiamo conto;
  3. Riscoprire lo studio, la lettura per approfondire la conoscenza della realtà ed imparare a intus-legere;
  4. Riscoprire la bellezza dell’essere famiglia, dei volti che la abitano, del valore del dialogo e del tempo per crescere in profonda umanità.

Vi saluto don Bosco e Domenico Savio prima di partire da questa magnifica Basilica dedicata a Maria Ausiliatrice alla quale affido ciascuno di voi e le vostre famiglie. Non lasciamoci scoraggiare dal Covid-19 e preghiamo con le parole di Mons. Nosiglia:

Dio onnipotente ed eterno,
dal quale tutto l’ universo riceve l’energia, l’esistenza e la vita,
noi veniamo a te per invocare la tua misericordia,
poiché oggi sperimentiamo ancora la fragilità della condizione umana
nell’ esperienza di una nuova epidemia virale.
Noi crediamo che sei tu a guidare il corso della storia dell’ uomo
e che il tuo amore può cambiare in meglio il nostro destino,
qualunque sia la nostra umana condizione.
Per questo, affidiamo a te gli ammalati e le loro famiglie:
per il mistero pasquale del tuo Figlio
dona salvezza e sollievo al loro corpo e al loro spirito.
Aiuta ciascun membro della società a svolgere il proprio compito,
rafforzando lo spirito di reciproca solidarietà.
Sostieni i medici e gli operatori sanitari,
gli educatori e gli operatori sociali nel compimento del loro servizio.
Tu che sei conforto nella fatica e sostegno nella debolezza,
per l’ intercessione della beata Vergine Maria e di tutti i santi medici e guaritori,
allontana da noi ogni male.
Liberaci dall’ epidemia che ci sta colpendo
affinché possiamo ritornare sereni alle nostre consuete occupazioni
e lodarti e ringraziarti con cuore rinnovato.
In te noi confidiamo e a te innalziamo la nostra supplica,
per Cristo nostro Signore. Amen

 

Con sincero affetto, Vostro don Angelo

Ispettore

Al Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma cancelli chiusi ma piena attività per i ragazzi e le famiglie

Pubblichiamo il comunicato del Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma sull’organizzazione della Casa durante l’emergenza sanitaria

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In questo tempo difficile, mentre abbiamo dovuto chiudere le consuete attività educative ci stiamo interrogando su come poter rispondere ai bisogni dei nostri ragazzi e delle loro famiglie. Sono per lo più chiusi in casa e lo saranno per diverse settimane. Qualcuno si sentirà solo e senza sostegno. Noi che abbiamo fatto dell’accoglienza dei ragazzi la nostra missione vogliamo provare a continuare a dare una mano.

In questi giorni insieme ai nostri educatori continuiamo a tenerci in contatto con i ragazzi e le famiglie e a stimolarli come possiamo. Ogni sera alle ore 17.30 potranno ascoltare il consueto messaggio della “Buonanotte Salesiana” all’oratorio: non si potrà fare in presenza, lo  faremo in diretta Facebook e Instagram (Facebook: Oratorio “Borgo Ragazzi don Bosco”; Instagram: oratorioborgodonbosco);  anche i gruppi formativi dell’oratorio continuano la loro attività in modo virtuale.

Insieme all’associazione Rimettere le Ali APS continuiamo il lavoro di sostegno con le famiglie affidatarie con colloqui via Skype. Proprio con la chiusura delle scuole e delle altre attività possono essere più in sofferenza e avere più bisogno. Proseguiamo anche la nostra opera di sensibilizzazione e informazione all’affido sempre utilizzando i canali social e i colloqui sui canali informatici.

Prosegue anche il progetto “Dare di più a chi ha avuto di meno” in collaborazione con l’impresa sociale “Con i Bambini” portato avanti da Skolè e sportello psicopedagogico: non possiamo proseguire con i percorsi con ragazzi e genitori ma siamo a disposizione attraverso il numero di cellulare SOS 374 4204632 per rispondere a chiamate riguardo le difficoltà con i figli e essere di supporto anche a chi gestisce con difficoltà questa chiusura in casa.

Contemporaneamente attraverso gli educatori del progetto proseguiamo il supporto allo studio in collegamento con la “cabina di regia” che abbiamo con l’istituto Comprensivo Statale Largo Cocconi e la Scuola Media Statale Pietro Romualdo Pirotta per sostenere i ragazzi che hanno più bisogno di aiuto. Anche questo si può fare con l’ausilio del cellulare e i ragazzi si sentono meno soli.

La nostra comunità Semiresidenziale segue i ragazzi a distanza invitandoli per la merenda virtuale su Facebook party e proseguendo le nostre partite di UNO e degli altri nostri giochi da tavolo preferiti con le applicazioni in formato elettronico! Anche questi ragazzi vengono contattati giornalmente o quasi per un sostegno mai solo scolastico e sempre gradito dovendo spesso rimanere soli.

I ragazzi del Centro Diurno sono contattati singolarmente e proponiamo loro di proseguire i corsi di alfabetizzazione, di licenza media, di ristorazione, giardinaggio e trattamento mani e capelli per ora seguendo i canali YOU TUBE dedicati a questi mestieri e provando a fare qualcosa a casa!

Siamo vicini anche ai ragazzi accolti in Casa Famiglia. Non facciamo venire volontari per ovvi motivi di sicurezza, ma cerchiamo di inventarci attività da fare insieme in casa adattandoci alla nuova situazione: come tutte le famiglie, abbiamo l’opportunità di riscoprire la voglia di stare insieme con un po’ più di calma e di fare giochi da tavolo e chiacchierate.

Infine, per i ragazzi del nostro Centro di Formazione Professionale, come tutti gli altri rimasti a casa senza scuola e senza stage, i formatori utilizzando le piattaforme dedicate stanno approntando lezioni online che li tengono uniti e “sul pezzo”.

Insomma siamo apparentemente “chiusi” ma in piena attività perché lo sono i nostri ragazzi e le loro vite!

Alla fine di questa emergenza sarà importante aver imparato che nella vita ogni cosa può divenire una esperienza di crescita e ogni giornata è da vivere al meglio così come si presenta. In ogni occasione, con un po’ di creatività ed entusiasmo e insieme possiamo andare lontano come ci ha insegnato don Bosco!

Novena straordinaria a Maria Ausiliatrice

Pubblichiamo l’articolo dell’agenzia di informazione salesiana ANS sulla Novena straordinaria a Maria Ausiliatrice

(ANS – Roma) – Considerando l’emergenza della situazione creatasi con la diffusione del Coronavirus in gran parte del mondo, il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, invita i Salesiani, i membri della Famiglia Salesiana e i giovani a rinnovare l’affidamento fiducioso a Maria Ausiliatrice, seguendo l’esempio di don Bosco in simili circostanze. Per questo propone di vivere una novena straordinaria dal 15 al 23 di marzo e concluderla il 24, commemorazione mensile di Maria Ausiliatrice, con una preghiera di affidamento.

“In questi giorni guardandoci attorno e ascoltando le varie notizie siamo tutti mossi da vera attenzione e compassione per ciò che sta accadendo attorno a noi, nelle nostre città e nei nostri Paesi” afferma il Rettor Maggiore.

Il pensiero ritorna pertanto a quando a Torino, nel 1854, Don Bosco invitava i giovani di Valdocco ad “alzarsi in piedi” e dare una mano per l’epidemia del Colera.

“Anche noi oggi non vogliamo restare seduti a guardare – prosegue il X Successore di Don Bosco –. Sento che questa sia l’occasione perché come Famiglia possiamo alzare le nostre mani e la nostra preghiera al Padre per intercessione di Maria Ausiliatrice”.

“Invito tutta la Famiglia Salesiana a vivere una Novena Straordinaria a Maria Ausiliatrice nei prossimi giorni dal 15 al 23 marzo e insieme il giorno 24 faremo una Consacrazione a Maria, nostra Madre e Maestra. Questo mio invito va soprattutto a voi miei cari giovani!” conclude il Rettor Maggiore.

Don Bosco quando era richiesto di qualche grazia soleva rispondere: “Se volete ottenere grazie dalla Santa Vergine, fate una novena” (MB IX, 289).

Il Convegno per la Formazione Professionale 2020 – Terzo giorno: La creatività con ago, filo e…

“A che può servire questa stoffa?
Formazione Professionale, Pastorale ed Educazionale”

Pratiche – La creatività con ago, filo e…

Giornata conclusiva del Seminario sulla Formazione Professionale "A che può servire questa stoffa?"

Giornata conclusiva del Seminario sulla Formazione Professionale "A che può servire questa stoffa?"

Publiée par Salesiani Don Bosco Italia sur Jeudi 20 février 2020

Dopo la preghiera della mattina, il direttore del centro di Arese, Mauro Colombo, ha presentato la realtà del centro professionale, che ha 780 allievi divisi in sette settori. Il centro di Arese ha due tipi di organizzazione: quella diffusa, con catechisti e consiglieri, che comprende uno sportello di assistenza al lavoro, una segreteria e una amministrazione con quattro persone. E poi l’organizzazione apparecchiata, con riunioni, tavoli: si inizia con il tavolo di governo, il consiglio della CEP, quello allargato della CEP. “A queste persone io voglio bene e mi sento voluto bene, c’è affetto: siamo in tanti, ma viviamo una relazione in cui c’è affetto, c’è un rapporto personale. Questo è un privilegio enorme, una grazia con la maiuscola”, ha detto. Poi passato a indicare gli obiettivi: “Portare ogni ragazzo dove può arrivare, non un metro di meno e questo vuol dire seguire ognuno dei 780 ragazzi personalmente. Non è semplice, non sempre si riesce ma dobbiamo provarci sempre”.

La mattinata è proseguita con la presentazione delle Buone pratiche messe in atto da diversi territori e condivise nei tavoli di lavoro:

  • Il Buongiorno: Alessandro Cappelletto, San Donà
  • Il laboratorio: Sergio Bessone, Rebaudengo  
  • I gruppi formativi e missionari: Fabio Fantauzzi, Valdocco  
  • Il cortile (ricreazione e assistenza):  Claudio Baretta, Arese
  • L’accompagnamento delle famiglie: Sergio Barberio, Forlì
  • Percorsi sull’affettività: Paola Pepino, Fossano   
  • L’Equipe educativo-pastorale: Daniele Zanutto, San Donà
  • Ritiri e campi formativi – EESS: Gioacchino Passafari, Roma-Gerini
  • Accompagnare all’inserimento lavorativo: Angela Castelli, Milano
  • La vita spirituale, Eucaristia – confessione : don Bartolomeo Pirra, Fossano 
  • Disciplina e Provvedimenti: Alberto Grillai, Mestre
  • La sintesi delle materieEleonora Pesce, Mestre

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Il Convegno per la Formazione Professionale 2020 – Secondo giorno: La qualità della stoffa

“A che può servire questa stoffa?
Formazione Professionale, Pastorale ed Educazionale”

Antropologia – La qualità della stoffa

Seminario Formazione Professionale II giorno

Dal Colle don Bosco | Seminario Formazione Professionale II giorno

Publiée par Salesiani Don Bosco Italia sur Mercredi 19 février 2020

Don Vincenzo Salerno ha presentato l’intervento “L’orizzonte antropologico cristiano che intendiamo proporre nel contesto delle sfide della modernità”.
“Educativamente una grande domanda è: qual è la vita degna di essere vissuta? In questa domanda posso intercettare tutti, a chi non interessa una domanda così?”. E poi prosegue: “A furia di pulire qualcosa non è rimasto nulla nel cuore delle persone: a Messa non posso andare e non fa nulla, posso pregare da solo, c’è la Liturgia della Parola anche se non c’è il prete, non mi confesso perché parlo con lui.
La domanda sulla vita degna di essere vissuta intercetta tutti, serve iniziare un dialogo con le persone: Don Bosco ha iniziato così, con un dialogo semplice. Con Domenico Savio ha iniziato facendogli leggere una pagina, quando lui la sa già, dice: c’è stoffa. Non: c’è stoffa per farsi prete; c’è stoffa.
Il Papa ci sta insegnando a chiedere scusa dopo essersi arrabbiati, lì c’è spazio per dire cosa mi muove.
Chi fa un po’ di direzione spirituale e mi auguro che lo facciate tutti, non è appannaggio dei preti, è uno spazio che mi viene aperto per il dialogo.
Il dialogo confidente è parlare e chiedere spiegazioni, informarsi. Non c’è una conoscenza del ragazzo in terza persona, c’è solo il dialogo: ne abbiamo un po’ paura. Avete mai chiesto a un collega: perché insegni matematica? Cosa ti appassiona? Insieme facciamo l’atto educativo ma ci conosciamo poco. E chiedo: il dialogo è una capacità, una competenza o una virtù?”.

Il Prof. Dario Nicoli è intervenuto sul tema: “Introdurre i giovani al mondo del lavoro”
“A cosa servono i giovani? essi apportano calore e futuro alla società, che senza di loro muore di freddo e manca di futuro, non ha lo sguardo in avanti, si limita a conservare quello che ha.
La civiltà è un corpo vivente, con un carattere fondamentalmente generativo: mettendo i giovani in stand by, la civiltà di fatto smette di vivere. Inserire i giovani al lavoro al contrario significa permettere loro di aggiungere la loro novità alla nostra società. “Lavoro” infatti non è solo produrre beni e servizi, ma procedere nel cammino della civiltà, il portare avanti la promessa/missione che ogni civiltà ha, la manifestazione peculiare dell’amore per la vita.
Migliorare il mondo, mettendo ordine alle cose e procedendo nell’avventura della civiltà, non è l’ultima operazione di saggezza. Nel disordine e nell’incompletezza del reale, nel riposo e nella festa, è nascosto un segreto della realtà e della nostra corretta disposizione nel mondo”.

Don Ettore Guerra ha affrontato il tema “L’ABC del profilo in uscita per la Formazione Professionale e l’educazione all’esercizio della Libertà”
“Interrogato dai farisei: «Quando verrà il regno di Dio?», rispose :«Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!». (Mt 17, 20-21)
Inizierei da qui. Posso dire solo di ciò che so, che ho vissuto e che vivo da cui sono stato istruito, dove sono stato e sono condotto. In questi anni ho potuto veramente sperimentare quanto il mondo della Formazione Professionale manifesti e realizzi il regno di Dio in mezzo a voi. Un luogo di Dio dove si realizza il dover essere di ciò che è, di ciò che è proprio del Regno.
I nostri giovani sono bene identificati: I giovani degli ambienti popolari che si avviano al lavoro e i giovani lavoratori. A noi è affidata una vocazione: renderli idonei e ad aiutarli a prendere coscienza del loro ruolo. Se le parole hanno un peso e se i testi costituzionali non sono stilati così a caso devo dire che il compito che ci viene affidato è molto specifico. Il compito salesiano che oggi ci è affidato è quello di accompagnare la libertà dei nostri giovani mantenendola nella verità. Ci viene affidato un compito di formatori (renderli idonei) che accompagnano a corrispondere ad una Vocazione (prendere coscienza del loro ruolo). Stare nella vita con una specifica vocazione. Tutto ciò per noi passa dentro i nostri cammini formativi fatti di proposte di fede, di amorevolezza, di ragionevolezza, nell’orizzonte concreto della professionalità, della vita e della cultura del mondo del lavoro. Aiutare i nostri giovani ad essere capaci di libertà, noi diremmo acquisire le competenze della libertà”.

La mattinata è proseguita con lo spostamento presso Chieri per la visita guidata a partire dalla chiesa di San Domenico, a cura di don Eligio Caprioglio.

Ritornati al Colle Don Bosco per il pranzo, presso il ristoro Mamma Margherita, il convegno è poi ripreso alle ore 16.00, con una breve presentazione a cura di don Moreno Filipetto dei video cartolina realizzati per i Centri di Formazione Professionale di tutta Italia.

Successivamente, don Enrico Peretti, Direttore Generale CNOS-FAP, ha presentato la relazione di Mario Becciu, “Stili di vita e benessere nei giovani dei Centri di Formazione Professionale: un’indagine esplorativa”, assente dal convegno per motivi di salute. Il lavoro presentato concerne un’indagine esplorativa volta a monitorare gli stili di vita degli adolescenti che frequentano il primo anno dei Centri di Formazione Professionale (CNOS-FAP) al fine di valutare la presenza o meno di corrette abitudini salutari o di comportamenti di rischio. Il campione che ha preso parte alla ricerca (N=1831), a prevalenza maschile (82,3%), ha un’età media pari a 14,4 (DS=0,87) ed appartiene a 32 centri distribuiti nel territorio nazionale.

Da quanto rilevato, si evince che le aree che presentano maggiore problematicità riguardano le abitudini alimentari e l’atteggiamento nei confronti del proprio sé fisico, il comportamento sessuale, il fumo, la guida (in particolare per quanto riguarda la mancanza di utilizzo del casco e delle cinture di sicurezza). Inoltre, i ragazzi avvertono il bisogno di ricevere supporto per le difficoltà inerenti la scuola, la famiglia e i problemi affettivo-sentimentali. I bisogni educativi emergenti nel campione esaminato afferiscono dunque alle aree dell’educazione all’affettività e alla sessualità e dell’educazione alla salute.

In sintesi, i bisogni educativi emergenti nel campione esaminato afferiscono a due grandi aree, per altro centrali per il superamento dei compiti di sviluppo in adolescenza: l’area dell’educazione all’affettività e alla sessualità e l’area dell’educazione alla salute. Per quanto concerne, invece, la percezione di problematicità da parte dei ragazzi, si evidenziano difficoltà connesse alla famiglia e alla scuola, il che implica la necessità di azioni formative che coinvolgano non solo i ragazzi, ma anche gli adulti significativi.

Credo che i dati che sono qui presenti e che sono stati raccolti in maniera molto chiara possono aiutarci ad impostare molta parte dei nostri cammini educativi
(don Enrico Peretti)

Si è poi entrati nel cuore della terza area di riflessione – l’Organizzazione come “Arte della Sartoria” – a partire dalla presentazione di don Michal Vojtas “L’importanza di una CEP che redige un PEPS e lo attua con una Programmazione”.

Per approfondire tale tematica, è stata presentata la testimonianza di tre realtà: da parte del Centro di Formazione Professionale di Valdocco, a cura del direttore Marco Gallo e del catechista Fabio Fantauzzi, da parte del CFP di Mestre a cura del direttore Alberto Grillai,  da parte del nuovo CFP di Napoli a cura di don Domenico Sandivasci del professor Pasquale Calemme, i quali hanno mostrato come è organizzato il proprio centro dal punto di vista della progettazione educativa, condividendo alcune esperienze in merito.

L’ultima parte del convegno di questa giornata ha poi visto la suddivisione tra le varie ispettorie, le quali hanno potuto così condividere e riflettere sui punti trattati nel pomeriggio.

In serata, da Valdocco sono arrivati a portare il saluto gli ispettori dell’Italia e gli altri salesiani che stanno partecipando al Capitolo Generale 28 per un momento di condivisione e fraternità: è stato don Enrico Stasi, ispettore dell’ICP, a dare la buonanotte.

Il Convegno per la Formazione Professionale 2020 – Primo giorno

È iniziato ufficialmente il Convegno della Formazione Professionale al Colle Don Bosco.

“A che può servire questa stoffa?
Formazione Professionale, Pastorale ed Educazionale”

 

Come benvenuto a tutti  i partecipanti, il video di presentazione delle giornate di formazione sul tema dedicato al Convegno:

 

Teaser Convegno Cnos-Fap – "A che può servire questa stoffa?"

Tutto pronto per la tre giorni che si svolgerà al Colle don Bosco da mercoledì 19 febbraio a venerdì 21 febbraio 2020 per il Convegno della Formazione Professionale, Pastorale ed Educazione dal titolo: "A che può servire questa stoffa?". L'evento sarà possibile seguirlo in diretta presso la pagina Facebook Salesiani Don Bosco Italia e sul sito www.donboscoitalia.it. Il primo momento sarà mercoledì 19 alle ore 15.30.STAY TUNED!

Publiée par Salesiani Don Bosco Italia sur Mardi 18 février 2020

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Don Roberto Dal Molin, il Presidente del Centro Nazionale Opere Salesiane, ha così introdotto il Convegno con il benvenuto alle 16 delegazioni regionali CNOS-FAP d’Italia (una buona parte dei 58 Centri CFP del Paese). Ulteriore saluto di accoglienza è stato quello di don Gianni Rolandi, Direttore del Colle Don Bosco:

Benvenuti al Colle Don Bosco. Penso che questo luogo non abbia bisogno di presentazioni in quanto culla di tutto.

Siamo tutti nelle mani di Don Bosco e di Mamma Margherita.

Successivamente la parola è passata a don Luigi Enrico Peretti, Direttore Generale CNOS-FAP, il quale ha voluto spiegare ciò che sta alla base di questo incontro nazionale che si è organizzato:

Vogliamo andare oltre a quello che stiamo facendo, ossia organizzare l’anima del nostro servizio educativo. Partiremo proprio da dove quest’anima ha trovato corpo, nell’esperienza di Giovannino Bosco. Proprio qui siamo dove lui ha vissuto la sua esperienza di bambino che lo ha segnato, che ha visto il sogno dei 9 anni. Siamo veramente alle radici di quello che stiamo facendo.

Perché un incontro di questo genere all’interno di una esperienza educativa come la nostra? Perché ogni esperienza educativa è “dare anima alla vita”, è dare significato alle cose, è dare orizzonte di futuro a tutte le attività che noi facciamo […]. Penso che sia importante comprendere come nulla di quello che noi facciamo a livello educativo può esistere se non ha un’anima che lo sostiene, che lo motiva e che gli da orizzonte […]. Mi auguro che l’esperienza di questi giorni ci “commuova”, non nel senso sentimentale (anche quello), ma che ci “muova insieme” a rendere concreta l’esperienza dell’educazione che stiamo facendo a servizio di tutti i ragazzi che ci incontrano.

La Formazione Professionale appare sempre di più una necessità, prima di tutto per i nostri ragazzi che hanno bisogno di trovare un successo formativo che li porti ad un successo nei confronti della vita che devono vivere […]; in secondo luogo rappresenta una necessità di tutto il mondo del lavoro. Noi vogliamo che la Comunità in cui viviamo trovi le risposte che cerca […].

Vi invito a vivere con passione e professionalità queste giornate.

Dopo l’intervento di don Peretti, la parola è nuovamente passata a don Roberto Dal Molin per la specifica delle giornate del Convegno e del loro svolgimento.

Il pomeriggio è poi proseguito spostandosi presso la Basilica Superiore del Colle per vivere la prima area di riflessione “SPIRITUALITA’ – Il talento del sarto“, mettendo a fuoco ciò che “motiva” a fare formazione professionale in un centro di Don Bosco, andando alla sorgente, dove il Sarto (don Bosco) ha ricevuto un carisma (un talento) che ha ben impiegato e ci ha partecipato. Per questa parte, è intervenuto don Mario Fissore, Vicario parrocchiale presso la Chiesa Santi Pietro e Paolo il quale ha introdotto il sogno dei nove anni di don Bosco, l’incontro con Bartolomeo Garelli e Domenico Savio, il tutto letto dai novizi. Don Mario ha così voluto approfondire la realtà del sogno dei nove anni, evidenziando l’attualità del campo indicato a don Bosco.

Passando all’incontro con Bartolomeo Garelli, ha chiesto ai presenti: “Come mai Bartolomeo è arrivato nella chiesa in quell’8 dicembre ? Chissà perché i nostri ragazzi arrivano nei nostri Cfp? C’è un circolo provvidenziale che li porta in casa nostra e noi invece di dimostrare un volto duro, cupo della società e degli adulti, accogliamo un ragazzo così com’è”.

Bartolomeo è povero, immigrato, senza cultura, senza religione: è questa la tipologia di ragazzi sui quali Don Bosco investe.
Don Bosco ha voluto dare il pane spirituale e i mezzi per il pane del tempo, proprio con i primi laboratori professionali.

Quando incontra san Domenico Savio, Don Bosco riceve la richiesta di fare “un bell’abito per il Signore”, è questa la missione che Domenico Savio gli affida. Don Mario Fissore sottolinea come in quella richiesta ci sia un appello esplicito, e come invece, dai ragazzi dei centri professionali arrivi un appello implicito di ricerca di adulti testimoni significativi. Questo induce tutti a “Riconoscere la nostra enorme responsabilità nei confronti di questi ragazzi, soprattutto se come Bartolomeo non hanno grandi mezzi”.

A Brindisi l’incontro “Giovani e lavoro” dedicato al Progetto Policoro

Pubblichiamo l’articolo di “Brindisi Report” dedicato alla presentazione del progetto “Giovani e Lavoro. L’esempio di Don Bosco e l’esperienza Progetto Policoro”.

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Nella Sala Grazia Balsamo dell’Istituto Salesiano di Brindisi si è tenuto, nella serata di venerdì 7 febbraio un incontro molto interessante dal tema “Giovani e Lavoro. L’esempio di Don Bosco e l’esperienza Progetto Policoro”. L’incontro si è svolto alla vigilia dell’anniversario della firma del noto contratto di apprendistato di cui si fece promotore San Giovanni Bosco, risalente all’8 febbraio del 1852.

L’iniziativa è stata aperta da don Mimmo Roma, direttore dell’Ufficio Pastorale Sociale dell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni e tutor del locale Progetto Policoro. Nel suo intervento introduttivo il parroco della Cattedrale ha spiegato che il Progetto Policoro ha natura di carattere nazionale in quanto nasce nell’ambito della Conferenza Episcopale Italiana ma si concretizza poi nella storia della nostra diocesi con l’apporto di diversi soggetti, tra cui i Salesiani per il Sociale. All’incontro su “Giovani e Lavoro” hanno partecipato il direttore dell’Ufficio Pastorale Sociale dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino, Massimo Rosario Marino, salesiano cooperatore e tutor del Progetto Policoro della stessa diocesi e l’animatrice di comunità del Progetto Policoro di Brindisi, dottoressa Francesca Esposto, che ha ricordato la nascita del progetto nel 1995: “Il Progetto Policoro è un progetto della Chiesa che tenta di dare una risposta concreta al problema della disoccupazione giovanile”, afferma l’animatrice di comunità, che evidenzia poi come il Progetto Policoro metta insieme diversi soggetti: ecclesiali, istituzionali, associativi e soggetti che militano attorno al mondo del lavoro, che insieme aiutano i giovani concretamente accompagnandoli alla creazione d’impresa.

“Se c’è un ragazzo che nel proprio territorio ha un sogno e vorrebbe realizzarlo, ma non ha le risorse”, prosegue l’animatrice di comunità”, “la Chiesa, insieme a questi altri soggetti, lo aiuta, lo accompagna concretamente, non solo burocraticamente, in tutti gli step che sono necessari per la creazione d’impresa, ma anche con dei fondi, con un micro credito”. L’animatrice di comunità ha parlato, infine, del lavoro svolto dall’equipe del Progetto Policoro della diocesi di Brindisi-Ostuni. Nel 2016 è stata ricreata una rete sul territorio formata da tanti professionisti che durante l’anno si incontrano per progettare, sul territorio, come sia possibile aiutare i giovani. Il Progetto Policoro è stato quindi promosso attraverso le parrocchie e le stesse associazioni che fanno parte dell’equipe e per aiutare i giovani a creare impresa vengono organizzati eventi di formazione e convegni.

L’incontro sui Giovani e il Lavoro è proseguito quindi con l’intervento di Massimo Rosario Marino, salesiano cooperatore e tutor del Progetto Policoro della diocesi di Foggia-Bovino, che ha parlato della profonda cultura del lavoro di San Giovanni Bosco, “patrono degli apprendisti”, citando alcuni passi significativi tratti dalle “Memorie” di Don Bosco, dal saggio della professoressa Paola Dal Toso dell’Università degli Studi di Verona “Don Bosco e il lavoro” e da una relazione tenuta nel 1988 da don Egidio Viganò, all’epoca Rettor Maggiore dei Salesiani.

Marino ha ricordato che la cultura del lavoro di Don Bosco nasce in famiglia e che il “patrono degli apprendisti” svolse tantissimi lavori nella propria vita, sin dall’età di quattro anni. Don Bosco sapeva fare tutto: dalla cucina alla sartoria. Fin dagli inizi il suo intento era quello di preparare i giovani apprendisti a guadagnarsi onestamente il pane. Attivò per i giovani tanti laboratori: da quello per calzolai a quello di legatoria, di falegnameria e sartoria, di tipografia e di fabbri-ferrai. Per il santo piemontese lavoro e fatica non erano un peso, ma un sollievo, e questo cercò di trasmettere ai suoi ragazzi. Prendeva a cuore ogni singolo ragazzo, lo avviava ad un mestiere che gli faceva apprendere e poi cercava di collocarlo presso un onesto datore di lavoro.