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Convegno Internazionale su San Francesco di Sales all’UPS: online il sito web

In occasione del 400° anniversario della morte di Francesco di Sales, l’Università Pontificia Salesiana (UPS) organizza un convegno internazionale per celebrare la sua eredità dal 18 al 20 novembre 2022 a Roma. Per l’occasione, è online il sito web con tutte le informazioni dedicate: francescodisales.unisal.it

Di seguito la notizia pubblicata dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS.

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In occasione del 400° anniversario della morte di Francesco di Sales, l’Università Pontificia Salesiana (UPS) organizza un convegno internazionale per celebrare la sua eredità. San Francesco di Sales ha influenzato la storia della spiritualità e della vita religiosa non solo attraverso gli scritti, ma anche attraverso il proprio modo di vivere, e non solo durante la sua vita, ma fino ad oggi. È questa la ragione per cui conviene studiare la sua eredità a vantaggio della Chiesa e della vita spirituale odierna.

Il convegno è organizzato dall’Istituto di Teologia Spirituale della Facoltà di Teologia dell’Università Pontificia Salesiana. Il comitato scientifico, coordinato dal professor Wim Collin, SDB, ha presentato oggi il sito ufficiale del convegno. Le informazioni sul convegno sono disponibili sul sito web, come l’orario, i relatori con i diversi interventi che faranno e le congregazioni e gli istituti che parteciperanno al congresso, la possibilità di iscriversi e così via.

Il convegno, che si terrà a Roma presso l’Università Pontificia Salesiana dal 18 al 20 novembre 2022, si compone di due parti: nella prima parte vengono affrontate alcune congregazioni, istituti e società religiose che hanno Francesco di Sales come patrono e fonte di ispirazione; nella seconda parte del congresso vengono discussi un’ampia varietà di temi che hanno la loro origine nella spiritualità, nella vita e negli scritti di San Francesco di Sales.

In uscita il terzo video di ANS News Video

È da poco stato pubblicato il terzo numero di “ANS News video”, il notiziario mensile che passa in rassegna, in formato tele-giornalistico, gli eventi più importanti realizzati nell’ambito della Congregazione e della Famiglia Salesiana. In questo nuovo appuntamento lo spazio informativo è dedicato agli appuntamenti del mese di marzo.

Tra gli eventi riportati, quelli vissuti in Africa-Madagascar dal Rettor Maggiore, con gli Esercizi Spirituali con i Consigli Ispettoriali di quella Regione e le visite d’animazione alle presenze salesiane in Camerun e Guinea Equatoriale, in Africa Tropicale Equatoriale; così come non potevano mancare dei servizi speciali inerenti la guerra in Ucraina: sia a livello di quello che fanno i Figli di Don Bosco in quel Paese, sia a livello di quanto sta avvenendo grazie alla solidarietà salesiana internazionale nei Paesi di prima accoglienza dei rifugiati ucraini.

“ANS News Video” di Marzo è visibile sui rispettivi canali linguistici di ANSChannel ed è accessibile anche direttamente dalla homepage del sito di ANS.

Spagna – Il musical “Getsemani”

Il debuto del musical “Getsemani” il 19 marzo scorso e la replica del 2 aprile nella casa salesiana “Sant’Ignacio” di Cadice: un progetto nato nel 2019 dall’Assemblea dei Salesiani Cooperatori (SSCC) della Provincia di Maria Ausiliatrice. Di seguito la notizia riportata dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS.

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(ANS – Siviglia)– Il progetto del musical “Getsemani” nacque nel 2019 all’Assemblea dei Salesiani Cooperatori (SSCC) della Provincia di Maria Ausiliatrice: un gruppo di membri dell’associazione, di varie parti dell’Andalusia, preparò un piccolo musical sulla passione e morte di Gesù come momento di preghiera, concepito come una semplice rappresentazione scenica per i presenti. Ma le emozioni suscitate tra quelle persone diedero lo stimolo a ripetere e perfezionare il progetto, coinvolgendo, nell’anno successivo un numero maggiore di persone. Tuttavia, a pochi giorni dalla prima rappresentazione, la pandemia obbligò alla sospensione dello spettacolo. Era una battuta d’arresto, ma l’équipe tecnica e il cast di artisti sono rimasti uniti nell’attesa che arrivassero le condizioni per portare in scena lo spettacolo.

 Due anni dopo, “Getsemaní, el musical” ha potuto debuttare in un formato diverso e più ambizioso, nel teatro della casa salesiana “Santissima Trinità” di Siviglia, in occasione della festa di San Giuseppe, sabato 19 marzo. Poi, è stato portato in scena anche nella casa salesiana “Sant’Ignacio” di Cadice, sabato 2 aprile, anche qui – come a Siviglia – con due spettacoli per data.

Tutto il ricavato della vendita dei biglietti e dei prodotti collegati allo spettacolo viene destinato al progetto “Buzzetti” della “Fundación Don Bosco Salesianos Social”, finalizzato alla cura e alla promozione dei giovani fuoriusciti, per motivi di età, dai progetti di assistenza ai minori.

Il cast del musical è composto da oltre 120 persone che, tutte in forma volontaria, collaborano alla realizzazione di questo progetto. Nella direzione musicale, Javier Romero; nella direzione artistica, Rafael Sánchez Cazorla, SDB, e Ana Abad; nella scenografia, Rubén Fernández, nel disegno grafico, Javi Comino; e molte altre persone meno note che hanno dato il loro tempo, i loro doni e la loro dedizione, persone provenienti da molte case salesiane di tutto il Paese: i centri salesiani di Cadice, Rota, Jerez, San José del Valle, Algeciras, Siviglia, Sanlúcar la Mayor, Utrera, Palma del Río, Mérida, Alicante, Madrid…

A livello di struttura il musical consta di 18 scene, legate dalla figura di un centurione romano di nome Cornelius che fa da contrappunto al dramma rappresentato; nello sviluppo della trama si ascoltano canzoni conosciute di musical come “Godspell” e “Jesus Christ Superstar” e del gruppo Brotes de Olivo, oltre ad altri motivi meno noti che compongono un musical molto realistico e al tempo stesso in grado di commuovere.

E l’accoglienza del pubblico a Siviglia e a Cadice è stata elevata e calorosa.

Dopo l’ultima sua rappresentazione di Cadice, per il musical “Getsemani” si è aperto un nuovo orizzonte di altre possibili rappresentazioni. È già stato richiesto da diverse case salesiane nelle province di Cadice, Siviglia, Cordoba e Madrid, e ci sono anche diverse parrocchie e realtà diocesane interessate ad averlo.

In tutti i casi gli organizzatori assicurano che quest’iniziativa manterrà i suoi caratteri propri, diffondendo il messaggio di Gesù di Nazaret nello stile di Don Bosco, e preservando lo scopo caritatevole e solidale di aiutare i più bisognosi.

https://fundaciondonbosco.es/

Alla scoperta delle radici ignaziane di Don Bosco: la SSA visita il Santuario di Sant’Ignazio sopra Lanzo

Nella giornata di venerdì 9 aprile 2022, i partecipanti e gli animatori della Scuola di Accompagnamento Spirituale Salesiano (SSA, in inglese) hanno visitato il Santuario di Sant’Ignazio sopra Lanzo (Piemonte). I partecipanti alla SSA, che attualmente contano 20 salesiani anglofoni, si stanno formando per essere guide spirituali verso i loro confratelli e i giovani imparando sempre più gli elementi di contemplazione e discernimento propri della storia spirituale di Don Bosco.

Di seguito l’articolo pubblicato dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS a cura di Gnanasahaya Selvam, SDB.

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(ANS – Pessinetto) – Venerdì 9 aprile 2022, i partecipanti e gli animatori della Scuola di Accompagnamento Spirituale Salesiano (SSA, in inglese), attualmente in corso per 20 salesiani anglofoni, hanno visitato il Santuario di Sant’Ignazio sopra Lanzo, non lontano da Torino. La visita ha rappresentato il culmine della prima settimana del programma della SSA, dedicata alla riflessione sulla storia spirituale di Don Bosco attraverso diversi stimoli ed input e visite a luoghi significativi della vita del santo.

In questa prima settimana di lavori le sessioni mattutine sono iniziate con degli input offerti da Giuseppe Buccellato, e sono proseguite con le visite ai luoghi come il Museo Casa Don Bosco, la Chiesa di San Francesco d’Assisi e i luoghi dell’Oratorio Itinerante, accompagnati da don Michael Pace, Vicedirettore del Museo Casa Don Bosco. Le ore pomeridiane sono state invece dedicate alla riflessione personale e alla condivisione di gruppo, facilitata da don Fabio Attard.

La visita al Santuario di Sant’Ignazio ha avuto lo scopo di evidenziare l’influenza della spiritualità di Sant’Ignazio di Loyola su Don Bosco e la fedeltà e l’impegno di quest’ultimo alla pratica degli esercizi spirituali annuali.

Attorno al 1622, subito dopo la canonizzazione di Sant’Ignazio di Loyola, a circa 40 chilometri a nord-ovest di Torino e 920 metri d’altitudine, la gente del luogo edificò una piccola cappella, che poi nel 1677 divenne proprietà dei Gesuiti. Furono questi che poi la trasformarono con un vero santuario, completato nel 1727.

Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù, nel 1773, il Santuario passò allo Stato piemontese e da questi all’Arcidiocesi di Torino, che a partire dal 1814 affidarono la cura del santuario al Rettore della Chiesa di San Francesco d’Assisi e del Convitto Ecclesiastico: in tal modo i sacerdoti che frequentavano il Convitto – come lo frequentò Don Bosco per tre anni subito dopo l’ordinazione – venivano segnati profondamente dagli esercizi spirituali di Sant’Ignazio.

Il santuario di Sant’Ignazio sopra Lanzo divenne presto un centro di spiritualità ignaziana a Torino e dintorni. Ad esempio, la Congregazione degli Oblati della Vergine Maria venne fondata da Bruno Lanteri nel 1816 a Torino proprio con la missione di offrire gli Esercizi Spirituali Ignaziani al clero e ai laici.

Nel 1842, alla fine del suo primo anno al Convitto Ecclesiastico, Don Bosco in compagnia di don Cafasso si recò, forse per la prima volta, al Santuario di Sant’Ignazio per gli Esercizi Spirituali. Da allora, secondo le parole di don Buccellato, “vi andò quasi ininterrottamente per più di 30 anni, anche dopo il 1866, anno in cui cominciò a fare gli Esercizi separatamente in località Trofarello per la nuova Società di San Francesco di Sales. E spesso portava con sé alcuni giovani chierici dell’Oratorio”, come ad esempio Michele Rua. I viaggi verso il santuario si facevano per lo più a piedi e in questo contesto Don Bosco introdusse l’abitudine ai ritiri spirituali per i ragazzi dell’oratorio, mentre lui stesso veniva spesso contattato per offrire ritiri spirituali. Ecco perché oggi don Buccellato può sostenere che la predicazione dei ritiri fa parte del carisma e del ministero salesiano.

I partecipanti alla SSA, che si stanno formando per essere guide spirituali verso i loro confratelli e i giovani, grazie a tali iniziative stanno imparando ad apprezzare sempre più gli elementi di contemplazione e discernimento propri della storia spirituale di Don Bosco.

Ora la SSA ha concluso la sua fase torinese e si svolge ora al Colle Don Bosco, dove rimarrà fino alla fine del programma. Attualmente i partecipanti sono impegnati nel ritiro individuale di 6 giorni, fino a Pasqua, e la prossima settimana visiteranno i luoghi salesiani di Castelnuovo Don Bosco. Infine, nelle due settimane successive saranno accompagnati nella teoria e nella pratica dell’accompagnamento spirituale.

Gnanasahaya Selvam, SDB

ANS: Spagna – I salesiani tornano ad organizzare gli incontri giovanili di Pasqua

I Salesiani di Madrid offrono per Pasqua a circa 1.600 giovani, un’esperienza comunitaria che tocca gli argomenti della Passione, della Morte e della Risurrezione. Gli incontri si svolgeranno a livello locale in varie case salesiane dei comuni di Andalusia, Aragona, Isole Baleari, Isole Canarie, Catalogna, Comunità di Valencia, Estremadura e Regione di Murcia.

Di seguito la notizia dell’ANS:

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(ANS – Madrid) – Un’intensa esperienza comunitaria di quello che è al centro della fede e della vita cristiana: la Passione, Morte e Risurrezione del Signore. Questo è ciò che i salesiani vogliono offrire a circa 1.600 giovani e famiglie che partecipano agli incontri speciali di Pasqua preparati per quest’anno. Il miglioramento della situazione sanitaria fa prevedere di poter realizzare queste celebrazioni con i canoni abituali.

In sintonia con il suo motto pastorale, i salesiani dell’Ispettoria “Spagna-Maria Ausiliatrice” (SMX) presentano la loro proposta pasquale salesiana come “Segnati dalla speranza”. “Ogni incontro pasquale lascia un segno in noi, soprattutto se incontriamo il Risorto”, ha spiegato José Luis Navarro, coordinatore dell’Itinerario di Educazione alla Fede di SMX.

Gli incontri si svolgeranno a livello locale in varie case salesiane dei comuni di Andalusia, Aragona, Isole Baleari, Isole Canarie, Catalogna, Comunità di Valencia, Estremadura e Regione di Murcia. Un sito web contiene i materiali comuni elaborati per questo appuntamento, cui si sono iscritti complessivamente circa 1.000 partecipanti.

Nel caso dell’Ispettoria di “Spagna-San Giacomo Maggiore” (SSM), lo slogan scelto per gli incontri è “Appassionati nel dare la vita”, anche questo in linea con la campagna pastorale ispettoriale di quest’anno. La partecipazione attesa è di circa 600 persone e gli incontri avverranno, come in passato, suddivisi per tre livelli d’età.

Ma non finisce qui. Il programma pasquale dei salesiani di Spagna prevede anche altre iniziative: ci saranno incontri per famiglie e giovani a Mohernando (Guadalajara) e Somalo (La Rioja). “L’esperienza di riunire famiglie e giovani genera una ricchezza particolare, perché mescola diverse generazioni e unisce la freschezza dei più giovani e l’esperienza accumulata dagli adulti”, spiega don Xabier Camino, Delegato di Pastorale Giovanile dell’Ispettoriale di SSM.

Inoltre, viene offerta la possibilità di vivere la Pasqua lungo il Cammino de Santiago. “Il Cammino, come la vita, è un’esperienza aperta all’incontro, chiede flessibilità, porta alla condivisione con il tuo gruppo, ma anche con altri i tanti altri compagni di viaggio che s’incontrano ad ogni tappa. Questo è ciò che vogliamo offrire in termini di convivenza e spirito salesiano” aggiunge ancora don Camino.

Tutte le case salesiane organizzeranno diverse attività per la Settimana Santa. Le parrocchie riuniranno migliaia di persone per la celebrazione del Triduo Pasquale. Inoltre, negli ambienti salesiani, a giovani, educatori, salesiani e altri membri della Famiglia Salesiana viene offerta l’opportunità di partecipare ad attività come esercizi spirituali, ritiri e pellegrinaggi.

In alcune case, poi, vengono realizzate delle rappresentazioni sulla Passione di Cristo. Si segnalano in particolare quelle presso i Salesiani di Cadice (“Getsemani”), Siviglia-Trinidad (“Agnus Dei”) e Huesca (“La Passione”). Inoltre, 29 confraternite e sodalizi di ispirazione salesiana faranno le loro processioni pasquali; tra queste, spiccano quelle de “L’Asinello” a Ciudad Real; “La Santa Cena” ad Alicante; “Lo Spogliato” a Cadice; “L’Arresto”, a Cordoba; e “Le Pene” a Malaga.

Ucraina – Le case salesiane: oasi sempre aperte per aiutare e accompagnare i giovani

Oggi nell’Ucraina devastata dai bombardamenti, circa 680 minori continuano a frequentare a distanza le lezioni dei centri educativi salesiani; gli oratori sono ancora un angolo di rifugio e speranza per 208 di essi; e 70 bambini, ragazzi e giovani sono propriamente ospitati nelle opere dei Figli di Don Bosco – per un totale di 958 minori. Anche in questa situazione d’emergenza le case salesiane dunque non perdono la loro connotazione. Di seguito l’articolo ANS.

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(ANS – Leopoli) – Secondo lo spirito di accoglienza loro proprio, i salesiani in tutto il mondo non fanno mai differenza quando si tratta di avere cura di chi è nel bisogno; ma per bambini, ragazzi e giovani c’è, per carisma, un’attenzione privilegiata. Sono circa 2.000 i minori ucraini aiutati e accompagnati, limitando il conteggio solamente a quanti continuano ad essere seguiti in Ucraina e a quelli accolti in Polonia e Slovacchia. Molti altri potrebbero essere aggiunti se si riuscisse a fare un censimento immediato anche nelle altre realtà in prima linea su questo fronte. I salesiani ospitano, consolano, aiutano e fanno del loro meglio per far tornare anche solo per un momento un sorriso sui loro volti, nella convinzione, come disse Gesù, che “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

Anche in questa situazione d’emergenza le case salesiane non perdono la loro connotazione: la maggior parte delle attività sono dirette all’educazione, alla socializzazione e all’assistenza in ogni dimensione del giovane.

“In primo luogo, le nostre scuole servono i bambini durante le loro normali ore di lavoro – spiega don George Menamparampil, responsabile del Coordinamento Generale salesiano per la risposta alle emergenze –. Inoltre, i nostri oratori, sono aperti per i bambini tutti i giorni e per le attività diurne. E comunque i minori che attualmente risiedono nelle case salesiane ricevono 24 ore su 24, alloggio, gli alimenti e tutto l’aiuto necessario, compresa l’educazione, la ricreazione e quelle cure di cui ogni bambino o ragazzo ha bisogno”.

I centri salesiani in Ucraina sono rimasti tutti aperti. “Ci siamo domandati cosa potessimo fare e abbiamo deciso di metterci a disposizione delle persone, quelle che vivevano lì e i profughi che sarebbero arrivati” ha testimoniato ad Avvenire anche don Daniel Antúnez, Presidente di “Missioni Don Bosco” di Torino, che nell’ambito di quest’emergenza ha visitato le opere salesiane di Ucraina e Polonia.

Oggi nell’Ucraina devastata dai bombardamenti, circa 680 minori – pari all’80% del totale – continuano a frequentare a distanza le lezioni dei centri educativi salesiani; gli oratori sono ancora un angolo di rifugio e speranza per 208 di essi; e 70 bambini, ragazzi e giovani sono propriamente ospitati nelle opere dei Figli di Don Bosco – per un totale di 958 minori.

In Polonia ci sono 398 minori inseriti nelle scuole salesiane, 309 negli oratori e 210 accolti nelle case – per un totale di 917.

In Slovacchia, invece, ci sono 60 bambini negli oratori e 50 accolti nelle presenze salesiane – e sono altri 110. Per cui il totale complessivo nei tre Paesi considerati sale a 1.985 minori sostenuti.

Dalla Moldavia, invece, non si ha un conteggio preciso sui minori, ma si può comunque dire che nella casa salesiana di Chișinău sono attualmente accolti una quarantina di rifugiati, e che dall’inizio della guerra per il centro salesiano ha offerto uno spazio di ristoro e pace ad oltre 1.000 persone.

Perché a fronte di una tragedia immane e senza senso come la guerra, i Figli di Don Bosco possono solo fare del loro meglio per aiutare fisicamente e spiritualmente i loro prossimi, e tra di essi in particolare, i minori. “Lavoriamo per venire incontro ai bisogni, di cibo, di casa, delle persone” conclude don Antúnez, non prima di rinnovare l’invito, tipicamente salesiano, a pregare Maria Ausiliatrice: “È la mamma della nostra Congregazione, Don Bosco diceva che se si prega Maria Ausiliatrice il miracolo è sicuro”.

RMG – Comunicare pace e solidarietà: intervista a don Gildasio Mendes

Il 15 marzo a Varsavia, un programma cattolico della televisione polacca ha intervistato don Gildasio Mendes, Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale. Durante l’intervista don Gildasio ha parlato del ruolo dei Salesiani e dei loro media durante la guerra in corso in Ucraina, commentando inoltre la lettera del Rettor Maggiore nella situazione del Paese.

Di seguito la notizia dell’ ANS.

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(ANS – Roma) – Durante la sua visita di animazione ai Delegati di Comunicazione Sociale della Polonia, il 15 marzo, a Varsavia, don Gildasio Mendes, Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale, ha rilasciato un’intervista alla redazione di un programma cattolico della televisione polacca, durante la quale ha parlato del ruolo dei salesiani e dei media salesiani nella guerra in corso in Ucraina e ha commentato la lettera del Rettor Maggiore sulla situazione in quel Paese, per promuovere una comunicazione basata sulla solidarietà al servizio della pace.

L’intervista è stata coordinata da don Maciej Makula, Coordinatore del programma religioso della TV statale della Polonia, e realizzata da don Mariusz Jawny, Coordinatore di Comunicazione per la Regione Europa Centro e Nord.

Durante l’intervista don Mendes ha parlato dell’importanza di promuovere con molta chiarezza e unità istituzionale, con la Chiesa e tutta la Congregazione Salesiana, una politica e un’azione concrete nel campo della comunicazione per la costruzione della pace nel mondo di oggi. “Don Bosco era un educatore che promuoveva la pace…” ha affermato.

In modo molto chiaro e netto, il Consigliere Generale ha aggiunto che è urgente fermare la guerra in Ucraina e aprire un cammino di dialogo a partire da un’etica politica ed economica giusta e solidale.

Ancora, don Mendes ha sottolineato il grande lavoro che fanno i Salesiani in Polonia, attraverso la Procura Salesiana missionaria di Varsavia e nelle numerose comunità salesiane che accolgono con fraternita e solidarietà i rifugiati nelle case salesiane, oltre che in tutto il mondo, grazie al Coordinamento internazionale della risposta salesiana alle emergenze.

Nel suo messaggio il Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale fa poi un appello perché i Delegati di Comunicazione e i responsabili dei media promuovano un’etica di comunicazione per la costruzione della pace e della solidarietà in Ucraina, come ad Haiti, in Venezuela, in Etiopia in Myanmar… e in tutto il mondo.

L’intervista integrale a don Mendes, che sarà trasmessa dalla TV polacca nella giornata di domenica 27 marzo, è disponibile su ANSChannel in inglese, e con sottotitoli in italiano, spagnolo, francesee portoghese.

Il salesiano don Alberto Maria De Agostini al centro di un convegno internazionale di studio

Dal 25 al 27 aprile 2022 si terrà a Roma, presso l’Università Pontificia Salesiana, un convegno su Don Alberto Maria De Agostino, autore delle ultime foto degli indios AlakalufOna, Tehuelche e Yamana. Diversi studiosi universitari, centri di studio, musei d’Italia , Argentina e Cile andranno a illustrare la figura di Don Alberto Maria.

Di seguito la notizia pubblicata dall’ANS:

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(ANS – Roma) – “Don Alberto Maria De Agostini, l’uomo, la natura, l’arte, la scienza” è il titolo di un convegno internazionale di studio che l’Istituto Storico Salesiano terrà a Roma, presso l’Università Pontificia Salesiana, dal 25 al 27 aprile 2022. Studiosi di università, centri di studio, musei d’Italia, Argentina e Cile prenderanno la parola per illustrare la figura di questo salesiano, morto 62 anni fa, ma la cui eredità culturale continua ad essere attuale.

A lui si devono le ultime foto degli indios AlakalufOna, Tehuelche e Yamana, popolazioni ormai estinte. Se oggi sappiamo di quanto si sono ritirati i ghiacci alla fine del continente americano è grazie al confronto fra le foto attuali del satellite e quelle che lui fece agli inizi del secolo. Le sue riprese fotografiche e filmiche hanno permesso di stabilire quasi un secolo fa i confini sulle cime delle Ande Argentino-cilene. Se oggi vi è un flusso turistico imponente nella Patagonia e Terra del Fuoco è grazie anche alle sue guide turistiche, ai suoi film, ai suoi libri.

Nato a Pollone-Biella nel 1883 e fattosi salesiano sedicenne, appena ordinato sacerdote, nel 1910, partì missionario per la Patagonia Meridionale. Lavorò come insegnante all’interno delle opere salesiane, ma durante i mesi estivi si dedicò all’esplorazione delle terre, delle acque, delle tribù che vivevano al di qua e al di là dello Stretto di Magellano. Scalatore appassionato, cartografo per nascita, esperto fotografo, esploratore impenitente si improvvisò pure antropologo, geologo, botanico, zoologo, scrittore. Nel 1920 rientrò in Italia per stampare il suo primo libro “I miei viaggi nella terra del fuoco”. Fu un successo clamoroso, internazionale, che si sarebbe rinnovato anche per le altre pubblicazioni nei tre decenni seguenti.

Alla “fine del mondo” don de Agostini tornò otto volte, dal 1928 al 1958, accompagnato da studiosi e dalle migliori guide alpine. Ogni volta si soffermava alcuni mesi o alcuni anni. Nelle lunghe pause in Italia dava una mano come insegnante e confessore nelle case salesiane di Torino, mentre dedicava tempo ad ordinare le sue ricerche, a pubblicare libri, a scrivere articoli su riviste specializzate, a tenere conferenze, a partecipare a convegni scientifici. Non si dette pace finché coronò il suo sogno: a 74 anni organizzò con successo un’impresa sognata da 35 anni: la conquista del mitico monte Sarmiento (2235 m).

Dopo tanto girovagare in luoghi inesplorati ora poteva riposare all’ombra del santuario di Maria Ausiliatrice a Torino, dove la morte lo colse il giorno di Natale del 1960. Don Patagonia, come è stato soprannominato, è un salesiano che ha fatto onore alla Congregazione salesiana, alla Chiesa, alla scienza.

 

Accoglienza ucraini nella casa salesiana di Cracovia: la testimonianza di don Marcin Wosiek

In questa difficile situazione di conflitto che sta caratterizzando sempre più il popolo ucraino dal 24 febbraio scorso, i soccorsi e l’accoglienza da parte dei Paesi limitrofi non si fermano. Nella vicina Polonia sono stati già accolti più di un milione di profughi.

Don Marcin Wosiek, Responsabile della Comunicazione Sociale per l’Ispettoria Salesiana di Cracovia – PLS, in una intervista rilasciata nella giornata di ieri, mostra e racconta quella che è la situazione presso la Casa salesiana di Cracovia, mobilitata da giorni sul fronte della prima accoglienza dei rifugiati, ospitando nella propria struttura famiglie e bambini provenienti dall’Ucraina e preoccupandosi altresì della raccolta dei materiali per il sostentamento.

Di seguito la testimonianza di Don Marcin e il rimando all’articolo pubblicato da ANS in merito alle attività portate avanti dai Salesiani in Polonia per aiutare i profughi ucraini.

(ANS – Cracovia) – Dal 24 febbraio 2022 a ieri, 9 marzo, la Polonia ha accolto 1,37 milioni di persone: il 93% sono cittadini dell’Ucraina, l’1% cittadini polacchi, e il 6% cittadini di quasi 100 Paesi diversi. Il 90% sono donne con bambini. Molti rifugiati portano con sé solo le cose più necessarie. Accade anche che per salire sui mezzi di trasporto lascino addirittura le loro cose per strada o al binario del treno. All’arrivo, dunque, è necessario equipaggiarli di tutto.

Ogni giorno ci sono ancora treni e autobus gratuiti che portano i rifugiati in Polonia. I mezzi di trasporto sono sovraccarichi, spesso manca letteralmente l’aria e alcune persone svengono. Chi non ha un posto per sedersi, sta in piedi.

I volontari della Famiglia Salesiana sono coinvolti nell’aiutare coloro che sono in attesa ai valichi di frontiera. Distribuiscono pasti caldi, panini, bevande, coperte, sacchi a pelo. Trasportano le persone attraverso il confine oppure le portano fino a destinazione.

Molti rifugiati fanno delle soste nelle case salesiane, da 1 a 3 notti, per rinfrescarsi, riposare, mangiare. Altri, che non hanno un posto dove andare, rimangono più a lungo. Alcuni richiedono cure psicologiche, mediche, legali. I salesiani cercano di mediare nella ricerca di case/famiglie dove potrebbero rimanere più a lungo. Organizzano poi programmi speciali negli oratori e i bambini vengono ammessi nelle scuole polacche. Agli studenti viene pure dato tutto ciò che è necessario per andare a scuola.

Praticamente tutte le istituzioni salesiane in Polonia stanno realizzando raccolte fondi e raccolte di materiali. Il denaro viene utilizzato per mantenere i rifugiati sul posto o viene trasferito attraverso i canali salesiani di Cracovia o Varsavia, oppure attraverso la Caritas.

I convogli diretti in Ucraina trasportano forniture mediche, sanitari, generatori di energia, coperte, materassi, cibo a lunga scadenza. E convogli arrivano da Germania, Italia, Malta e Slovacchia.

Presso la sede del Volontariato Missionario Salesiano “Młodzi Światu” (SWM), a Cracovia, è attiva da qualche giorno anche Tatiana. Fino a poco tempo fa viveva tranquilla a Zhytomyr. Costretta ad andarsene, arrivata a Cracovia, senza esitazione, ha preso una decisione: “Voglio aiutare”. La sua conoscenza della lingua polacca, la cordialità e le capacità organizzative hanno contribuito in modo significativo al miglioramento del lavoro presso la sede dell’SWM.

Insieme ad Ania, una volontaria, accoglie e sostiene i profughi venuti dall’Ucraina. Su tutto vigilano i salesiani: don Andrzej Król, Direttore della comunità, don Tadeusz Goryczka, Presidente dell’SWM, e don Marcin Wosiek – coordinatore dell’accoglienza dei rifugiati nell’Ispettoria di Cracovia (PLS) e della raccolta dei materiali necessari.

I magazzini sono pieni di scatole riempite di diversi articoli su cui è scritto: pappe, ciucci, articoli per l’igiene personale, torce elettriche, fasciature e molto altro ancora. Monika, Diego e Grzesiek, così come molti altri, ordinano le donazioni e le confezionano in scatole. Sono i pacchi che, insieme ai generatori elettrici, vengono trasportati in Ucraina.

Inoltre, il materiale scolastico fornito da persone di buon cuore ha già trovato nuovi proprietari nei bambini rifugiati nei centri salesiani di Cracovia – solo una delle tante sedi in cui i salesiani polacchi stanno offrendo rifugio ed inserimento in attività educative e ludiche.

Il 3 marzo si è tenuto l’Incontro nazionale dei Superiori delle Ispettorie polacche salesiane, alla presenza di don Roman Jachimowicz, Consigliere per l’Europa Centro e Nord, degli Economi ispettoriali, dei Delegati per la Missione e per la Comunicazione Sociale. Lo scopo dell’incontro è stato quello di raccogliere le informazioni necessarie per migliorare il coordinamento dell’assistenza fornita dalla Polonia salesiana. Una cosa è certa: i Salesiani con il loro cuore sono con e per la gente dell’Ucraina.

“Girovagando tra cronache ed eventi. Quarant’anni di giornalismo”- don Giuseppe Costa

Fresco di stampa, è uscito il nuovo libro del co-portavoce della Congregazione Salesiana, don Giuseppe Costa sui suoi quarant’anni di attività professionale e sulla sua passione per il giornalismo: “Girovagando tra cronache ed eventi. Quarant’anni di giornalismo” (NEMAPRESS EDIZIONI). Di seguito l’articolo pubblicato dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS.

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Come frutto maturo di una vita spesa per il giornalismo e l’editoria, don Giuseppe Costa, SDB, co-portavoce della Congregazione Salesiana, ha dato alle stampe un nuovo libro, dal titolo: “Girovagando tra cronache ed eventi. Quarant’anni di giornalismo”. È un’opera che raccoglie numerosi articoli scritti da don Costa nel corso di quarant’anni di attività professionale.

Come lo stesso autore ricorda nella prefazione biografica, la passione per il giornalismo nacque fin dagli anni in cui l’autore frequentava il liceo, poi crebbe e si rafforzò attraverso esperienze con giornaletti ciclostilati e la fondazione di un primo giornale presso l’oratorio salesiano di Catania.

Vennero successivamente le collaborazioni con Avvenire, l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti come Pubblicista, nel 1980, la Direzione del Bollettino Salesiano (dal 1982 al 1992) e i rapporti via via più intensi con i maggiori quotidiani nazionali e il coinvolgimento sempre maggiore con le penne di spicco del giornalismo italiano.

L’esperienza come Direttore del Bollettino Salesiano fu di grande arricchimento per don Costa:

“Potei viaggiare per vari Paesi alla ricerca di personalità, salesiane e non, da poter pubblicare sul Bollettino – racconta egli stesso –. Incontrai i salesiani formidabili educatori ed apostoli negli Stati Uniti, in America Latina, in Africa, in Asia, in Europa. Celebrai con grande impegno pubblicistico il centenario della morte di Don Bosco, nel 1988, e le beatificazioni a San Pietro di Don Filippo Rinaldi e dei martiri salesiani monsignor Luigi Versiglia e Callisto Caravario. Partecipai ad eventi di grande significato ecclesiale, come le Giornate Mondiali della Gioventù di Roma, Buenos Aires e Santiago de Compostela”.

Altra tappa importante della crescita professionale dell’autore di questo testo fu quella vissuta a Milwaukee, dove don Costa andò nel 1991 per conseguire un Master di valore accademico presso la Marquette University, la più antica scuola di giornalismo cattolico d’America, animata dai Gesuiti.

“Ben presto imparai che valeva la pena sopportare il freddo del Lago Michigan in cambio della conoscenza del mondo universitario americano, con stage a Notre Dame (Indiana), Catholic University (Washington) e Stanford (Palo Alto). E conobbi poi, con il mio advisor e maestro, William Thorn, i media americani, con tutti i loro dinamismi”.

Parallelamente, don Costa affiancava all’attività giornalistica quella editoriale: se già nel 1982 aveva lavorato alla LDC di Leumann, al ritorno dagli States gli fu affidata la direzione della Società Editrice Internazionale (SEI) di Torino, una missione che intraprese “con coraggio e speranza”, creando nuove collane di varia e narrativa, sperimentando nuovi libri di didattica scolastica ed incontrando e relazionandosi con grandi autori nazionali e internazionali.

L’attività nel mondo dell’editoria raggiungerà poi il suo culmine nel decennio tra il 2007 e il 2017, quando don Costa sarà Direttore della Libreria Editrice Vaticana (LEV). Di quell’esperienza oggi afferma:

“Conoscere da vicino i Papi Benedetto XVI e Francesco, condividerne pareri e sentirne opinioni editoriali e soprattutto tradurre in libri per il mercato editoriale internazionale è stata per me una grande sfida che oggi posso dire d’aver vinta a servizio della Chiesa. Sono stati anni di grande attività internazionale, con contatti fra i più alti ai quali l’editoria possa aspirare”.

E in questi 40 anni non è mancato nemmeno l’impegno nella docenza: già nel 1991 don Costa ha dato lezioni di comunicazione presso l’allora neonata Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana, incarico che ha ripreso come Docente Straordinario, dopo la parentesi americana, fino al 2007, e a cui ha affiancato per tre anni l’insegnamento anche presso l’Università di Catania, alla Facoltà di Lingue e Comunicazione Internazionale, e alla LUISS di Roma, per il Corso di Giornalismo Religioso.

Il testo ora dato alle stampe, edito da Nema Press, costituisce una raccolta di “un’infinità di pezzi dalle cronache più varie…”, tolti quelli del Bollettino Salesiano, “facilmente rinvenibili in biblioteche o in siti salesiani”. Per agevolare il lettore, inoltre, i contributi sono inoltre raccolti attorno a sei aree tematiche: Don Bosco, Corrispondenze americane, i viaggi, i Giovani, la Sicilia ed i mass media. Un prezioso indice analitico arricchisce ulteriormente il volume.

Come scrive, a mo’ di conclusione, l’autore nella quarta di copertina, il volume ha un fine dichiarato:

“Ai tanti giovani che affollano i corsi di giornalismo, alla ricerca di un futuro posto di lavoro sempre più arduo e raro, va forse detto che il giornalista di ogni giorno non è l’uomo dello spettacolo e dell’immagine, ma quello di un professionista da costruire con buoni studi e con altrettanta pratica. Va anche raccontato della dura ferialità di un dovere quotidiano, da coniugare sì con la novità di un prodotto che si rinnova ad ogni dispaccio d’agenzia, ma soprattutto con parole che si chiamano coscienza, responsabilità sociale e obiettività”.