CNOS-FAP Piemonte: giornata di inizio anno a Valdocco

Martedì 6 settembre circa 450 persone dai 13 centri CNOS-FAP del Piemonte si sono riversati nel Teatro Grande di Valdocco per l’assemblea annuale dell’Associazione.

 

 

Ad aprire la giornata il saluto dell’Ispettore don Leonardo Mancini, che ha parlato della necessità di lavorare in rete tra le varie scuole e della sostenibilità ambientale, ribadendo l’importanza della presenza educativa salesiana sul territorio.

Don Alberto Martelli, delle risorse umane, ha poi parlato delle persone che compongono il CNOS-FAP e della loro importanza, legata al cambiamento che ha come obiettivo migliorare e migliorarci guardando sempre al futuro, un concetto cardine del dna di Don Bosco e dei salesiani.

A seguire Fabrizio Berta, a carico della progettazione, ha parlato delle modifiche in programma nella formazione professionale in Piemonte, che aprirà le porte a nuovi soggetti, e dell’importanza di raccogliere questa sfida. Ha poi proseguito citando il modo in cui le soft skills, sempre più richieste dalle aziende, siano parte intrinseca della pedagogia salesiana che punta da sempre a trasmettere valori, esempi e modi di affrontare la vita ai ragazzi, e vadano perciò inserite a piene mani negli zainetti degli studenti.

A concludere gli interventi Carlo Vallero dell’area finanziaria, che ha parlato dell’importanza degli investimenti per continuare ad offrire un’offerta formativa e gli strumenti necessari per garantire alle persone una scelta.


Dopo gli interventi si è tenuta la premiazione dei dipindenti che hanno festeggiato il 25° anno all’interno dei centri, seguita dalla messa nella Basilica di Maria Ausiliatrice alle ore 12:00. A concludere la giornata il pranzo tutti insieme.

 

La notizia è stata riportata anche sul settimanale della Diocesi “La Voce e il Tempo” con un articolo a cura di Marina Lomunno:

Il Cnos-Fap riparte da Valdocco

 

«L’intelligenza nelle mani»

come la definiva don Bosco, ovvero la formazione professionale, riparte da Valdocco dov’è nata e si è diffusa in tutti i 5 continenti dove sono presenti i salesiani. Martedì 6 settembre, l’associazione Cnos-Fap (l’ente di formazione professionale dei salesiani) Regione Piemonte, dopo due anni di pausa forzata a causa del covid, ha iniziato ufficialmente l’anno formativo 2022-2023 nella Casa madre a Maria Ausiliatrice: 450 formatori delle 13 sedi presenti Piemonte che erogano corsi di formazione professionale, orientamento e accompagnamento al lavoro, si sono ritrovati a Torino Teatro Grande di Valdocco per confrontarsi, programmare e condividere le strategie per affrontare il futuro secondo la mission salesiana del

«Dare di più a chi ha avuto di meno».

E ripartire da Valdocco, dove opera il primo Centro di Formazione professionale e dove è nato, grazie a don Giovanni Bosco, il primo contratto di apprendistato, è un segno di continuità: la Torino dell’Ottocento con tanti ragazzi in difficoltà a progettare il proprio futuro ha molte analogie con il nostro tempo. Ha aperto l’incontro il presidente del Cnos regionale, don Leonardo Mancini, ispettore dei salesiani del Piemonte e della Valle d’Aosta, che ha sottolineato l’importanza del dialogo e del confronto nei centri e tra i centri, sul valore della presenza salesiana quale strumento educativo e

«sulla priorità assoluta che hanno i giovani, in modo particolare quelli più fragili».

Don Alberto Martelli, direttore dell’area Risorse umane, ha evidenziato alcune parole chiave: cambiamento per migliorare e non rimanere fermi, strutturale nel sistema salesiano, e gli obiettivi del cambiamento,

«in particolar modo verso un modello di più grande corresponsabilità».

Fabrizio Berta, direttore regionale dell’area Progetti, ha illustrato come muterà la Formazione professionale nel prossimo futuro e Carlo Vallero, direttore regionale dell’area Finanza, dopo aver presentato la situazione economica delle sedi piemontesi ha evidenziato la centralità dei Servizi al lavoro e dell’orientamento offerti dal Cnos in una congiuntura di cambiamenti e di crisi occupazionale. La mattinata, prima della celebrazione della Messa in Basilica e del pranzo insieme, si è conclusa con la premiazione dei formatori che hanno raggiunto 25 anni di attività nel Cnos-Fap.

Cnos-Fap Forlì, i ragazzi trovano lavoro – Un progetto per i futuri falegnami

Da “Il Resto del Carlino”, pubblichiamo un articolo di Fabio Gavelli sull’esperienza del Cnos Fap di Forlì.

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«Ancora prima che finiscano il corso, molti nostri ragazzi sono già occupati. In questo senso, i risultati sono molto brillanti». Sergio Barberio, direttore del Cnos-Fap di Forlì, il centro di formazione dei salesiani in via Episcopio Vecchio, affronta da un’altra angolazione – la formazione professionale – l’inchiesta che il Carlino sta conducendo da giorni: la mancanza di manodopera lamentata dalle aziende. Barberio, quali corsi fate e quanti allievi escono ogni anno? «I corsi più gettonati sono meccanico, tornitore, disegnatore meccanico, elettricista, autoriparatore. In totale vengono formati 80-90 giovani ogni anno, ma la tendenza ormai è di prolungare gli studi fino al quarto anno, come avviene in collaborazione con l’istituto Ipsia di Galeata». Quanti trovano lavoro appena completato il ciclo dai salesiani? «Quasi tutti. Capita anche che fin dal secondo dei tre anni normali di corso, le aziende inseriscano gli allievi. Abbiamo rapporti con circa 140 imprese del territorio, oltre che con le associazioni di categoria dell’artigianato. È una rete che funziona». Perché allora molte aziende fanno così fatica a individuare i profili professionali richiesti? «I problemi sono di varia natura. Tanto per cominciare, molti studenti scelgono i licei e al termine conseguono una laurea breve. Ma tanti allievi dopo un anno di liceo si pentono. Il nodo è l’orientamento, che dovrebbe partire già in seconda e terza media. Invece assistiamo alla scelta delle superiori in base a quello che decidono gli amici o i compagni di scuola». Quanto incidono i fattori culturali? «Moltissimo. Bisogna far capire che ci si può realizzare anche tramite l’Iti o gli istituti professionali. Io preferisco parlare di ‘specializzati in manodopera’ invece di ‘manodopera specializzata’.

Abbiamo tutti la nostra quota di responsabilità, anche noi ovviamente. E penso che sarebbe il caso di fare brevi corsi di formazione anche ai docenti delle medie». Le aziende come si comportando, a suo giudizio? «Con tantissime collaboriamo proficuamente, in generale si stanno interrogando sulla questione». Avete delle forme di accompagnamento degli studenti nelle prime esperienze lavorative? «Sì, sono molto importanti, anche la Regione sulla formazione è lungimirante e mette in campo dei progetti che funzionano. Noi abbiamo poi investito su una figura professionale incaricata di capire quali saranno le figure maggiormente ricercate dalle nostre aziende nel prossimo futuro». I vostri ex studenti sono impiegati soprattutto nel settore metalmeccanico e  industriale? «È così. Non posso parlare di quanto avviene in altri settori, come commercio, edilizia o servizi». All’inizio del 2021 venne annunciato anche un laboratorio per aspiranti falegnami a Rocca San Casciano: è partito? «No, sono sorte delle difficoltà. Ma sarà potenziato un grande laboratorio nella zona industriale di Forlì, con ampie collaborazioni fra le associazioni d’impresa e le istituzioni locali. È prematuro parlarne, ma ha l’ambizione di diventare una sorta di distretto indirizzato alla formazione di falegnami per le nostre aziende del mobile imbottito».

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Panda 4×4, il progetto che unisce Torino al Madagascar

Dal sito di Vita Online, l’articolo di Antonio Labanca, ufficio stampa Missioni don Bosco, sul progetto che ha portato strumenti di lavoro al centro professionale di Ivato, in Madagascar dal CFP “Rebaudengo” di Torino.

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Dalle campagne cuneesi fino a Ivato (Madagascar), per portare agli allievi della scuola professionale “Notre Dame de Clairvaux” un rifornimento di strumenti di lavoro insieme con il messaggio di amicizia dei loro coetanei del Centro di Formazione Professionale “Rebaudengo” di Torino. 6200 chilometri in linea d’aria, attraversando la nostra penisola e il Mediterraneo, scavalcando l’Africa orientale e il Canale del Mozambico, così è nato Panda 4×4”, il progetto di Missioni don Bosco

Una vecchia Fiat Panda ha compiuto a giugno 2022 il suo viaggio (virtuale) più lungo, dalle campagne cuneesi fino a Ivato (Madagascar), per portare agli allievi della locale scuola professionale “Notre Dame de Clairvaux” un rifornimento di strumenti di lavoro insieme con il messaggio di amicizia dei loro coetanei del Centro di Formazione Professionale “Rebaudengo” di Torino. 6200 chilometri in linea d’aria, attraversando la nostra penisola e il Mediterraneo, scavalcando l’Africa orientale e il Canale del Mozambico, per dare esito all’operazione “Panda 4 mission”.

È un esempio di economia circolare” commenta don Daniel Antúnez, presidente di Missioni Don Bosco di Torino, l’organismo che ha fatto da tramite fra l’Italia e don Erminio De Santis, salesiano di Borgo Velino in provincia di Rieti, da quarantadue anni missionario a Ivato nel circondario della capitale Antananarivo. L’operazione si è rivelata un prototipo di cooperazione internazionale che ha coinvolto entità molto diverse fra loro per natura e obiettivi, le quali sono riuscite a convergere su un obiettivo comune, certamente raggiunto.

A dare il “la” è stato Francesco Joly, imprenditore appassionato di automobili storiche, tesoriere dell’associazione “Torino Heritage” che ha per finalità la salvaguardia del bello e del buono della cultura automobilistica nella quale la Città della Mole si è distinta nella sua storia. Una “Fiat Panda 4×4”, negli Anni Ottanta icona di un fuoristrada a portata di tutti, giaceva in un cortile contadino dopo aver affrontato strade impervie, inverni gelidi ed estati torride. Joly l’ha prelevata e portata al CFP Rebaudengo proponendo una “sfida” per insegnanti e allievi: farla tornare nuova, operando su una carrozzeria mangiata dal sale sparso per sciogliere il ghiaccio e su un motore da rifare in molte parti per via dell’usura. Dopo si sarebbe potuto proporla ai collezionisti di auto storiche.

Il direttore del Centro di formazione salesiano, Fabrizio Berta, ha percepito le potenzialità di questa sfida: affrontare con i ragazzi un caso concreto di restauro sia nel reparto di carrozzeria sia in quello di meccanica. “Anziché montare e smontare un motore funzionante o le parti di un veicolo standard, affrontare la rimessa in funzione di un’auto abbandonata” ha spiegato Mauro Teruggi, il nuovo direttore al Rebaudengo subentrato in corso di restauro; e, da analista degli sbocchi occupazionali, ha aggiunto: “c’è un filone in fase di sviluppo nel settore automotive che è proprio quello della manutenzione di veicoli storici e da collezione”.

Fin qui un insolito ma ammissibile programma di formazione per una scuola professionale che ancor prima che finiscano i corsi riceve dall’industria e dagli artigiani richieste di segnalazioni di operatori specializzati. A far compiere un salto in avanti del progetto “Panda 4×4” l’interpretazione del numero “4” all’inglese: “per”. L’istituto Rebaudengo nacque nel 1930 con una esplicita finalità missionaria: preparare i salesiani che sarebbero andati nel mondo, a portare con sé una professione manuale da mettere in campo per autosostenersi e per generare capacità tecniche fra i ragazzi nei Paesi che chiedevano di svilupparsi nei settori dell’agricoltura e dell’artigianato. Il responsabile dell’Istituto, don Luca Barone, ha congiunto i fili e proposto che il restauro e la cessione dell’auto venissero finalizzati al sostegno di una analoga scuola professionale. È bastato scorrere i progetti che Missioni Don Bosco sostiene per individuare il partner giusto: il Centro Notre Dame di Clairvaux.

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Al Giffoni Film Festival il corto degli studenti della “Scuola del Fare”

La Scelta, il corto realizzato da alcuni giovani della Scuola del Fare, girato in luoghi iconici di Napoli, si interroga su legalità, passioni e famiglia, attraverso sette giovani protagonisti prigionieri di uno strano gioco, che li costringe a una riflessione su passato e futuro per ritrovare la libertà.

Di seguito l’articolo completo pubblicato su Napoli Today:

Un originale Munaciello si aggira per le catacombe di San Gennaro. Ha in mano un libro, il Libro delle Scelte e del Destino. Si rivolge sornione agli spettatori con una domanda semplice: nella vostra vita ha scelto il destino o sono state le vostre decisioni a guidarvi? Fate fatica a rispondere? Beh niente paura: è solo un film. Questo è infatti l’inizio de “La Scelta” il corto partecipativo girato da Carlo Concina e Cristina Maurelli con i ragazzi e le ragazze di diversi quartieri e rioni di Napoli. Sarà proiettato al Giffoni Film Festival come Evento Speciale, sabato 23 luglio.

Il film racconta la storia di sette giovani protagonisti prigionieri di uno strano gioco, che li costringe a una riflessione su passato e futuro. Legalità, vincoli familiari e passioni diventano i temi portanti di tre intensi episodi dove le esperienze di vita reale dei ragazzi, risuonano nelle parole dei diversi personaggi e diventano momenti di cinema potente e commovente, che parla al cuore di tutti noi. Riusciranno a fare la scelta giusta e a ritrovare la libertà?

Il film è ambientato in luoghi iconici del Rione Sanità (dalle catacombe di San Gaudioso, a quelle di San Gennaro, dalla Basilica di Santa Maria della Sanità alla Chiesa di San Severo fuori le Mura con la scultura del Figlio Velato di Jago) e si conclude oniricamente alla Casina Vanvitelliana di Bacoli.

Protagonisti attivi del corto di finzione, davanti e dietro la macchina da presa, un gruppo di ragazzi che frequentano la Scuola del Fare, un’iniziativa che attraverso l’Istruzione e la Formazione Professionale nei settori della logistica e dell’automotive accompagna nella crescita educativa e formativa adolescenti a rischio di dispersione.

Siamo molto contenti che il film dei nostri ragazzi sia al Giffoni Film Festival, è la dimostrazione che impegnarsi per un obiettivo porta buoni frutti e soddisfazioni

Pasquale Calemme – direttore dei corsi

Il film è stato realizzato in forma partecipata grazie ai formatori del metodo PVCODE (Video Partecipativo per lo Sviluppo di Comunità), una metodologia che trasforma il fare cinema in una occasione per ripensarsi e trovare nuove potenzialità, attivando così percorsi educativi di empowerment e sviluppo di competenze relazionali.

Fare film con non professionisti è sempre molto entusiasmante, il corto è molto intenso e pieno di occasioni di riflessione anche per gli spettatori

Cristina Maurelli – autrice e formatrice

Il progetto è a cura di Liberi Svincoli, un collettivo di artisti e formatori, ed è realizzato con il contributo di Fondazione De Agostini e Fondazione Alberto e Franca Riva.

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Formazione professionale: crescono le iscrizioni al sistema duale – AVVENIRE

Secondo il XIX rapporto di monitoraggio del sistema di istruzione e formazione professionale e dei percorsi in duale nella Iefp a.f. 2019-2020 (INAPP) risultano cresciute le iscrizioni al sistema duale.

Di seguito l’articolo riportato su Avvenire a cura di Maurizio Carucci (6/07/2022).

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In tre anni si è passati da 18mila a 37mila. La nuova sussidiarietà raggiunge le 18mila unità. Un Osservatorio interattivo per il monitoraggio delle politiche attive

Nel 2020 la partecipazione alla filiera Iefp-Istruzione e formazione professionale portata avanti dai centri accreditati registra una lenta e costante progressione (+1,1%), crolla quella degli Istituti professionali (-29,8%). Vola il sistema duale che in tre anni raddoppia le iscrizioni, passando da oltre 18mila a oltre 37mila e superando poi le 42 mila unità per l’anno 2020-2021. La sussidiarietà complementare va progressivamente scomparendo, sostituita dalla nuova sussidiarietà, che raggiunge le 18mila unità. È quanto emerge dal XIX Rapporto di monitoraggio del sistema di istruzione e formazione professionale e dei percorsi in duale nella Iefp a.f. 2019-2020 realizzato dall’Inapp-Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche per conto del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. «In tale contesto – spiega Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp – il gap tra domanda e offerta di competenze delle professioni riconducibili alle qualifiche e diplomi Iefp rappresenta un elemento di criticità nello sviluppo del sistema. Pur con le dovute cautele legate al raffronto di dati di natura differente, secondo le ultime stime persiste uno scarto molto pronunciato tra fabbisogno ed offerta. Tale dato, allarmante per molti versi, evidenzia da un lato le grandi potenzialità, ma d’altro lato la necessità di profondi aggiustamenti nel sistema Iefp e nella filiera lunga della formazione tecnico-professionale. Per consentire un miglioramento degli esiti occupazionali a conclusione di tali percorsi formativi occorrerebbe maggior ossigeno al sistema, in termini di risorse finanziarie; una forte assunzione di responsabilità da parte delle Amministrazioni nell’adeguare l’offerta formativa rispetto alle figure più richieste dal mercato e un efficiente sistema di orientamento coerente con l’evoluzione dei fabbisogni di competenze emergenti da uno scenario economico e sociale in rapida trasformazione». Il totale di iscritti ai percorsi di Iefp, nel triennio e quarto anno, è pari a 250.194 unità, con una flessione della partecipazione del 13,1% rispetto all’anno formativo precedente. Tendenza che si conferma anche rispetto al solo triennio, le cui iscrizioni ammontano a 230.811 (-14,3%). In continuità con i dati dell’anno precedente, la riduzione della partecipazione al sistema di Iefp è esclusivamente a carico dei percorsi attivati all’interno degli Istituti professionali, dove si registra una flessione del 30,3%. Particolarmente colpite risultano le due tipologie tradizionali di sussidiarietà, quella integrativa che diminuisce del 41,7% e la complementare (-48,4%). Quest’ultima, com’era nelle intenzioni del legislatore, si estingue progressivamente, sostituita dalla nuova sussidiarietà (ex decreto n. 61/2017), che supera le 18mila unità. Si conferma il divario territoriale che caratterizza il sistema Iefp, con le regioni del Nord dove prevalgono le iscrizioni presso i centri accreditati, e quelle del Centro, Sud e Isole dove prevalgono i percorsi attivati negli Istituti professionali. La scelta degli iscritti ai percorsi di Iefp realizzati in modalità “ordinaria” premia ancora la qualifica di operatore alla ristorazione (52.802 iscritti) seguita dall’operatore del benessere (41.117 iscritti), di seguito con ampio distacco si collocano quella di operatore meccanico (16.704 iscritti), operatore elettrico (15.497 iscritti) e operatore per la riparazione dei veicoli a motore (14.595 iscritti). Il numero complessivo dei qualificati è stato pari a 66.105 unità (dato fornito successivamente alla pubblicazione del rapporto, grazie ad una seconda rilevazione che ha acquisito le informazioni sugli esami svoltisi in grande ritardo a causa dell’emergenza pandemica). Il dato comprende 34.677 giovani qualificati nei centri di formazione professionale, 27.374 negli Istituti Professionali in modalità integrativa e 4.054 in modalità complementare. La distribuzione dei qualificati per figura professionale conferma l’ordine rilevato nelle precedenti rilevazioni: operatore della ristorazione (25,4% del totale dei qualificati), operatore del benessere (16,4%) e operatore meccanico (8,6%). I diplomati sono invece 15.250, di cui quasi 14 mila (13.695) nelle Istituzioni formative e 1.555 in sussidiarietà complementare. La ripartizione per figura professionale si mostra in linea con gli anni precedenti: al primo posto, il tecnico dell’acconciatura, al secondo posto il tecnico dei trattamenti estetici, al terzo posto il tecnico della cucina.

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Lavoro: Cnos-Fap e Pts, online Osservatorio interattivo per monitoraggio politiche attive

Dal sito di Labitalia.

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Roma, 28 giu. (Labitalia) – “Dall’autunno 2021, con il Programma Gol (Garanzia per l’occupabilità dei lavoratori), previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), si è di fatto aperta una nuova era per le politiche attive del lavoro e della formazione professionale”. Con questo messaggio positivo, il Cnos-Fap (Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione Aggiornamento Professionale) e Pts hanno aperto oggi, a Roma, nella Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva, la terza edizione del ‘Seminario sulle politiche attive del lavoro e della formazione professionale’, che quest’anno si è focalizzato su ‘Le azioni del Pnrr tra Stato e Regioni’. Per Fabrizio Bonalume, direttore generale del Cnos-Fap, “diventa prioritario costruire una governance su più livelli che preveda un’uniformità di servizi nel Nord come nel Sud dell’Italia e che risponda così in maniera omogenea all’obiettivo ambizioso previsto dal Programma Gol: 4,5 miliardi da distribuire tra le varie Regioni e la presa in carico di 3 milioni di disoccupati entro il 2025”.

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Cnos-Fap: lavoro manuale, don Bonalume “I giovani hanno bisogno di strumenti e di qualità per tornare a sognare”

Don Fabrizio Bonalume, direttore generale della Federazione Cnos-Fap, è intervenuto al convegno “Pensare con le mani” tenutosi il 21 giugno 2022 a Roma. Nel suo intervento, ha parlato di come i giovani hanno bisogno di strumenti e qualità nel lavoro manuale, per riscoprire la capacità di sognare. Di seguito la notizia riportata da Avvenire.

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C è l’artigiano che nella sua bottega intaglia il legno per farne sedie pregiate. In sala operatoria un chirurgo esegue un trapianto delicato. In entrambi i casi, allo stesso modo, la conoscenza si fa concretezza attraverso le mani, anche se spesso, in Italia, al lavoro manuale si associa l’idea di un’occupazione di basso profilo. Si tratta, invece, di invertire la rotta «causata da decenni di svalutazione», facendo del lavoro manuale il motore su cui puntare per la ripresa economica del Paese. Per questo è nato il “Manifesto del lavoro buono”, dal titolo «Pensare con le mani», che è stato presentato ieri a Roma, con una tavola rotonda alla presenza del ministro del Lavoro, Andrea Orlando e del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. L’incontro, nella sede di Palazzo Giustiniani, così come lo stesso documento, sono stati promossi da CNOS-FAP (Centro nazionale Opere salesiane-Formazione aggiornamento professionale) ed Elis (Educazione, lavoro, istruzione e sport). Al cuore del manifesto, firmato già da cento aziende italiane del comparto produttivo, le proposte per risolvere il dramma dei giovani Neet, che non studiano, non lavorano, né sono in cerca di occupazione (circa il 25% del totale).

«Nessuno può rassegnarsi all’idea di ragazzi nel limbo – ha sottolineato la senatrice di Forza Italia, Paola Binetti, aprendo il dibattito davanti a direttori e amministratori delegati delle aziende coinvolte – ,dobbiamo proporre loro un nuovo modello di formazione».

Il riferimento da seguire, per le sfide della modernità, è ancora una volta il progetto educativo delle scuole professionali e degli istituti tecnici dei Salesiani, e in particolare le strutture Elis del quartiere Collatino, Roma est. «La nostra è una cultura che allontana i giovani dagli istituti tecnici – ha commentato Pierluigi Bartolomei, direttore generale di Elis – invece questi lavori sono il cardine della nostra società». Don Fabrizio Bonalume, direttore generale CNOS-FAP, ricorda che il «lavoro buono» è quello che «ridà ai ragazzi la capacità di sognare», proprio come fece don Bosco, che con le scuole «ascoltò le grida» dei giovani e gli mise accanto adulti di riferimento.

“Testimonianza” che è centrale nel processo di apprendimento e orientamento, sottolinea anche Dario Nicoli, autore del manifesto e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Del lavoro manuale, dice, occorre riscoprire la «maestria di trasmettere un sapere», il «valore stabile di una passione duratura», la «fiducia per un futuro in costruzione». C’è poi anche una dimensione vocazionale del lavoro che il documento rimette al centro: una passione che non resta felicità intima, ma diventa beneficio per la comunità. Alle tre grandi sfide di oggi, ovvero la crescita del «lavoro artificiale», la «svolta del lavoro sostenibile» e il «lavoro buono», si affiancano cinque proposte. Un «orientamento» che sia “accompagnamento”, percorsi di «educazione al lavoro», politiche che sostengano «l’accesso ai lavori manuali», il «rilancio del lavoro artigianale» e la «tutela del lavoro manuale». A raccogliere gli spunti del manifesto, i due ministri.

«Dobbiamo guardare all’investimento sul lavoro come a uno dei fattori di competitività del Paese – ha detto Orlando semplificare l’apprendistato, e curare la connessione con il mondo della scuola». Secondo Bianchi «occorre puntare anche sull’integrazione dei percorsi di orientamento», perché «la scuola deve spingere alla conoscenza del mondo».

Leggi la notizia anche su La Repubblica e Borsa Italiana.

Agensir
Cnos-Fap

DBTech Europe: una risposta alla Formazione Professionale Salesiana in Europa

Il Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile, don Miguel Angel García Morcuende, ha animato gli Ispettori d’Europa in merito al piano di lavoro progettato per l’implementazione della rete dei Centri di Formazione Professionale (CFP) europei, che prende il nome di DBTech Europe”. Di seguito la notizia pubblicata dal sito ANS.

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Sin dalle sue origini la Congregazione Salesiana è conosciuta e apprezzata nel mondo per i suoi Centri di Formazione Professionale (CFP), che offrono ai giovani uno sviluppo integrale e una preparazione di qualità per il mondo del lavoro, che permette loro di affrontare il futuro con fiducia e responsabilità. I Centri salesiani di Formazione Professionale offrono un servizio di orientamento, educazione e formazione professionale seguendo la metodologia educativa di San Giovanni Bosco.

Il loro principale punto di forza, come Centri Educativi Salesiani, risiede infatti nel Sistema Preventivo di Don Bosco. Il loro lavoro quotidiano è mirato e adattato alle esigenze degli allievi, in modo che acquisiscano le loro competenze e vengano guidati a compiere ciascuno il proprio passaggio verso una vita attiva e di piena cittadinanza.

I Salesiani oggi animano circa 1.845 scuole tecniche e centri di formazione professionale in 108 Paesi, attraverso i quali educano più di 1,2 milioni di persone. In Europa, la formazione professionale salesiana conta 196 centri in 19 Paesi europei (13 negli Stati membri dell’UE), che servono un totale di 62.640 studenti.

Secondo un’indagine effettuata nel 2021 su tutti i centri europei di formazione professionale salesiani, il successo formativo medio degli studenti dei CFP salesiani in Europa è dell’88,5%: un anno dopo la qualifica/diploma, il 34,46% degli studenti qualificati ha un lavoro/occupazione stabile, il 54% prosegue gli studi verso un diploma o un percorso di formazione professionale superiore, mentre solo il 7,3% rimane senza un lavoro stabile.

Diviene pertanto sempre più evidente la necessità di creare una rete europea che rappresenti e coordini i CFP salesiani europei. Ecco perché il 28 novembre 2021, il Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile, don Miguel Angel García Morcuende, ha animato gli Ispettori d’Europa in merito al piano di lavoro progettato per l’implementazione di questa rete, chiamata “DBTech Europe”.

Da dicembre 2021 ad aprile 2022 è stata creata una Commissione dai numeri ridotti e formata da rappresentanti di diversi Paesi europei, che ha lavorato per definire gli obiettivi dell’ente, le sue finalità e i suoi contenuti. Nei mesi di aprile e maggio 2022 il “documento quadro” è stato presentato agli Ispettori per l’approvazione e l’ulteriore sviluppo del progetto.

L’esperienza precedente conseguita attraverso il progetto “DBWAVE” ha dato molte possibilità di progettare con maggiore precisione la nuova realtà del coordinamento dell’educazione e della formazione professionale in Europa. Questo progetto era consistito in una risposta educativa per aumentare l’occupabilità e l’inclusione sociale dei giovani attraverso l’Educazione e la Formazione Professionale. Il sito https://dbtecheurope.eu mostra il percorso intrapreso in questa direzione e raccoglie informazioni e strumenti comuni per la formazione professionale salesiana europea che rientrano nella strategia della futura rete.

Il “documento quadro” a medio termine mira a raggiungere 7 obiettivi specifici: promuovere l’internazionalizzazione dei profili degli studenti salesiani; promuovere lo sviluppo professionale e tecnico di insegnanti, formatori e dirigenti delle scuole salesiane; migliorare la qualità, la pertinenza, l’apertura e l’inclusività dei sistemi formativi salesiani in Europa; promuovere la rilevanza dei centri, dei servizi e dei sistemi di formazione professionale in Europa per il progetto educativo salesiano; sviluppare alleanze strategiche e costruire collaborazioni per l’innovazione; promuovere e far conoscere la pedagogia, il marchio e la visione salesiana della formazione professionale; costruire una rete che favorisca la rappresentatività, l’adozione di procedure di gestione qualificate e la sostenibilità.

È stata scelta una persona per coordinare il progetto e nei prossimi mesi verranno studiati il piano strategico, la forma giuridica, la sede, l’organigramma di base e tutti i passi necessari per la sostenibilità economica di questo nuova e importante iniziativa salesiana.

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MAN e CNOS-FAP: integrazione fa rima con formazione

MAN Truck & Bus Italia, insieme a CNOS-FAPUNHCR (l’agenzia mondiale per i rifugiati), lancia il progetto “Giovani meccanici MAN” rivolto ai giovani immigrati, con l’obiettivo di favorirne l’accesso alla formazione e dunque a una professione, specificatamente quella di meccanico specializzato. Di seguito la notizia riportata dai siti Autobus Web e Macchine Edili News.

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Non c’è solo la carenza di autisti a rendere più difficile il lavoro quotidiano del mondo dell’automotive, ma anche quella che riguarda i meccanici specializzati. E così MAN Truck & Bus Italia, insieme a CNOS-FAPUNHCR (l’agenzia mondiale per i rifugiati) lancia un progetto rivolto ai giovani immigrati, con l’obiettivo di favorirne l’accesso alla formazione e dunque a una professione. Quella di meccanico specializzato.

«Il Progetto Giovani Meccanici MAN vuole sperimentare e verificare l’ipotesi di un’idea che tenta di risolvere, connettendoli, due problemi attuali: la mancanza di giovani interessati a intraprendere la carriera di tecnico d’officina e la presenza sul territorio di giovani immigrati, in particolare di rifugiati da Paesi del Terzo Mondo, senza lavoro e probabilmente senza un futuro dignitoso»

ha spiegato Marco Lazzoni, Direttore Generale MAN Truck & Bus Italia.

Con il progetto “Giovani meccanici MAN” si è voluto concretizzare un “laboratorio” sperimentale che dia corpo all’ambizione di far incontrare due mondi apparentemente lontani ma la cui collaborazione può portare enormi benefici ad entrambe le parti. Un contributo concreto e tangibile con il quale si vuole risolvere il problema oggettivo della domanda di lavoro e al contempo offrire a persone meno fortunate l’opportunità di costruire il proprio futuro in Italia.

Il progetto comprende un percorso formativo con un un tirocinio di sei mesi (da giugno a dicembre 2022), remunerato con una indennità mensile di 800 euro netti e la possibilità di proseguire con un successivo contratto di apprendistato previa valutazione dei risultati conseguiti. L’attività prevede sia una parte pratica svolta direttamente nell’officina assegnata sia una formazione teorica in MAN Academy. Presso quest’ultima, per un totale di 52 giorni, saranno erogati corsi specifici su vari argomenti tecnici di base oltre a una vera e propria formazione culturale e di “soft skills” con lo scopo di favorire l’inclusione sociale dei ragazzi coinvolti. Durante il periodo di formazione teorica, MAN si farà carico di tutti i costi di vitto e alloggio.

Il bando di selezione inizialmente definito prevedeva tra i requisiti un’età compresa tra 18 e 25 anni, il diploma di scuola media inferiore, la conoscenza della lingua italiana, un minimo di esperienza nel settore dell’autoriparazione o della meccanica e passione per i motori. Il perimetro degli stessi è stato adeguato di step in step alle diverse situazioni contingenti tenendo conto della difficoltà oggettiva di trovare profili in linea con tali caratteristiche.

Al termine della fase iniziale, sono stati identificati 26 profili potenzialmente in linea con quanto ricercato e per ognuno di questi è stato previsto un colloquio individuale onde poter effettuare la selezione finale.

Dei 16 posti inizialmente previsti per l’erogazione della formazione, alla fine sono stati scelti 12 candidati che, sulla base del domicilio, saranno così suddivisi:

  • 2 presso il MAN Center di Rescaldina (Milano)
  • 2 presso il MAN Center di San Giuliano (Milano)
  • 2 presso il MAN Center di Forlì
  • 2 presso il MAN Center di Valsamoggia (Bologna)
  • 1 presso l’officina Truck Service di Calenzano (Firenze)
  • 1 presso l’officina Alpiservice di Peveragno (Cuneo)
  • 1 presso l’officina Guglielmo di Monselice (Padova)
  • 1 presso l’officina Quadri di Cavenago (Monza Brianza).

Durante tutto il percorso formativo non verrà mai meno la figura del tutor, sia aziendale sia dell’associazione locale di riferimento. Particolarmente importanti saranno le fasi di valutazione intermedia del progetto onde valutare, caso per caso, criticità e opportunità per sostenere al meglio i ragazzi nel concludere positivamente questa esperienza.

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Yamaha e CNOS – FAP Regione Lazio inaugurano il primo Laboratorio Automotive di Roma

Dal sito Due Ruote.

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Il 17 maggio 2022 il CNOS – Yamaha con FAP Regione Lazio hanno inaugurato ufficialmente il primo Laboratorio Automotive di Roma, presso il centro di formazione professionale “Teresa Gerini”.

L’attenzione nella formazione professionale salesiana alla crescita dei giovani e la storia che contraddistingue il Gerini, nello specifico del settore automotive, hanno generato con Yamaha un ulteriore dialogo orientato alla costruzione sinergica di un luogo professionalmente in grado di trasferire competenze strategiche per un inserimento di alto livello nel mondo del lavoro.

“La preparazione teorico/pratica è uno degli asset di Yamaha e il progetto su Roma, con il CFP Teresa Gerini concretizza ancor di più questa filosofia e consolida un accordo che Yamaha stessa ha sottoscritto insieme al CNOS – FAP Nazionale, entrambi coinvolti nel bene e nel futuro dei giovani e rappresenta un ulteriore tassello di un percorso iniziato nel 2019 con il Centro di Formazione CNOS-FAP di Sesto San Giovanni. L’alleanza imprese e scuole è la chiave per un progetto di valore e di alto livello ed è uno dei pilastri su cui si fonda la strategia Salesiana e di Yamaha, per creare nuove figure professionali che associno alla passione un know-how specializzato” ha affermato Andrea Cesana, PTW After Sales Dept. Manager Yamaha Motor.

“La partnership con la Casa dei Tre Diapason è un’eccellenza della nostra formazione professionale che permette ai ragazzi non solo di confrontarsi con tecnologie innovative, ma garantisce loro processi formativi pensati in relazione al loro lavoro futuro, proprio perché legati al mondo delle imprese, nello specifico i dealer Yamaha.” afferma Fabrizio Tosti, Direttore Nazione dell’offerta formativa, CNOS – FAP.

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