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L’Avvento…al contrario dei Salesiani di Trento

I Salesiani di Trento, spronati dalla lettera di una animatore in quarantena e ispirati da una iniziativa che si svolge in Belgio, per la quarta volta hanno deciso di vivere l’Avvento…al contrario!

Si chiama infatti OTNEVVA 2020 l’iniziativa messa in campo per coinvolgere i ragazzi e sensibilizzarli all’aiuto dei poveri, specie di quelli che vivono in strada e sono soli. La proposta è molto semplice: prendere una scatola e un foglio di promemoria, ogni giorno per tutto l’avvento metterci un oggetto utile a chi vive in strada e poi consegnarlo ai Salesiani di Treno che provvederanno a distribuirlo a chi ne ha bisogno.

 

 

“Fate tutto per Amore e niente per forza”: la proposta per l’Estate a Trento

di Francesca Bonotto

Ancora una volta, a far parlare in positivo è l’Istituto Salesiano “Maria Ausiliatrice” di Trento, che non solo ha proposto iniziative volte ad avvicinare la comunità, ma s’impegna nuovamente con i ragazzi per un’estate all’insegna delle attività e delle esperienze condivise, nonostante le difficoltà del momento.
Sotto l’hashtag #APERTOPERFERIE, l’istituto salesiano, ha deciso di raccogliere tante iniziative che la pastorale giovanile della Chiesa italiana sta provando ad avviare per stare vicini ai giovani. Attraverso la divisione dei bambini in turni e aiuti (anche economici) alle famiglie si cerca di proporre un po’ di normalità ritrovata e perché no, in via di miglioramento.
Il titolo dell’iniziativa racconta già lo spirito e i valori proposti: “Fate tutto per Amore e niente per forza”. Nell’opuscolo, don Andrea Lovisone, racconta le motivazioni e le energie necessarie a costruire, giorno dopo giorno, un percorso estivo per i ragazzi, dove fede e formazione riescano ad accompagnarli in modo nuovo e del tutto ritrovato.
L’Istituto Salesiano “Maria Ausiliatrice” di Trento appare anche sulla testata “Vita Trentina”, di questa settimana, per l’articolo redatto dalla prof.ssa Daniela Conci riassumendo i ventisei temi di italiano della classe 2^C. Il racconto parla alla scuola con la voce dei ragazzi, interpretando le domande e le perplessità di una generazione che ha subito e ancora subisce i provvedimenti in atto. Con la speranza di una scuola ancora colma di bambini e ragazzi, con la libertà e la sicurezza di cui prima si godeva, la lettera termina con un grande saluto che vuol essere a tratti anche una promessa.
A questo proposito, riportiamo sotto l’articolo nella versione integrale.

Giugno 2020
CARA SCUOLA, TI SCRIVIAMO…

Cara Scuola,
Come stai? È successo tutto così in fretta… Finite le vacanze di Carnevale, i tuoi cancelli non si sono più aperti, e noi, studenti abituati a ritrovarci al loro interno, non abbiamo neppure avuto il tempo di salutarci come si deve.
Sembri così sola e triste, in mezzo a quella strada, col cortile deserto e silenzioso…ci sono solo i Salesiani a tenerti compagnia. Non ti abbiamo abbandonata, non abbiamo scelto noi di andarcene: è stata tutta colpa del Coronavirus, che ha messo il mondo in subbuglio. Inizialmente credevamo che saremmo stati lontani da te per poco tempo, ma ci sbagliavamo.
Tu senti la nostra mancanza? Noi ti pensiamo spesso… Ricordiamo come ci accoglievi, aprendo ogni giorno le tue porte, in quel tuo cortile sempre allegro e pieno di ragazzi felici. Neanche per te dev’essere facile vederti con i cancelli chiusi e senza quel solito clamore di voci piene di gioia e euforia che riempiva ogni giorno le strade vicine. Eppure ogni giorno, alzandoci, l’unico desiderio che abbiamo è quello di tornare dentro le tue mura, che prima ci sembravano quasi noiose. Sembra un secolo che sono state sospese le lezioni… Sai, scuola, ti stanno sostituendo con delle lezioni virtuali, il sogno di molti ragazzi fino a circa due mesi fa. Ma ora che abbiamo più tempo di riflettere, tutti stiamo rivalutando la tua bellezza. Le video lezioni non sono male, perché ci hanno aiutato a ritrovarci, ma manca lo spirito che si respirava in classe. La scuola online è complicata e meno funzionale: a casa c’è uno schermo con ventisei icone (ventisette, se contiamo anche il prof). Allora è questo che siamo…delle icone. Ma da te no, perché con te potevamo essere noi stessi e vederci in faccia e non stare dietro a un freddo monitor… Non c’è più quel modo di imparare cose nuove da veri alunni, non si sentono più la tua amata campanella, le risate che, di tanto in tanto, ci scappavano dalla bocca nell’ora di lezione e le voci degli amici, ora, sono così lontane, quasi svanite… Studiare, imparare e soprattutto confrontarsi con i compagni era molto stimolante ed ora ne abbiamo tanta nostalgia!
I giorni non sono più gli stessi senza te. Di te, ci manca tutto: manca l’alzarsi la mattina e lottare contro il tempo per non fare tardi; l’insopportabile adrenalina che a tutti veniva i cinque minuti prima di una verifica; il fissare l’orologio aspettando la ricreazione; le risate e le battute che condividevamo tra compagni; la grande sfida contro il restare attenti e concentrati durante la sesta ora. Manca entrare dal portone della portineria e vederti tutta dipinta di arancione. Mancano le emozioni forti, le chiacchierate durante l’intervallo, le gioie condivise di un’interrogazione andata bene o la tristezza di brutto voto per aver studiato poco. Mancano i ragazzi che giocavano a calcio in cortile, senza mascherine. Manca arrivare a scuola, ancora mezzi addormentati, e essere accolti da decine di volti familiari. Ci manca stare uniti come una squadra, dove tutti erano invitati a farne parte e nessuno restava solo. Ci manca il clima scolastico, la confusione quando si scendeva a mensa, il fatto di poter essere noi stessi anche se non si è propriamente nel privato. Di te, cara scuola, ci manca soprattutto il cortile: è un posto un po’ magico, con il porticato che sembra avvolgerci in un forte abbraccio per darci il benvenuto la mattina, ma anche per proteggerci dalla tristezza e dalla malinconia.
Scuola, ti ricordi quando giocavamo insieme? Ricordi i match alunni contro prof.? Quanto ci piacevano! Dove sono finite le partite di calcio, pallavolo o baseball dove si continuava a fare il tifo per la propria sezione, urlando fino a che non finiva la voce?
Manca anche la mensa, quando ci si sedeva insieme a tutti gli amici o quando si doveva mangiare almeno una verdura, scoprendo che non era poi così male.
Dove sei, cara scuola, con tutta la bella socialità, il lavoro di squadra? Dove sono lo scambio e l’arricchimento reciproco di noi ragazzi? Il nostro teatro? I nostri “Buongiorno”? Alla fine la scuola non è solo studio, interrogazioni, compiti e verifiche: è il punto d’incontro di tutti i giovani, dove si litiga, ma dove crescono nuove amicizie.
Questo tempo lontano da te ci permette di pensare a molte cose, come, per esempio, alle relazioni tra noi, all’importanza degli affetti, al tempo che abbiamo e, a volte, non sappiamo sfruttare in modo costruttivo, alle bellezze che ci circondano e che non vediamo. Abbiamo anche compreso che la scuola è come una seconda famiglia, formata da amici e professori che ti sostengono e ti arricchiscono. Soprattutto in questo periodo, i prof. si impegnano per aiutarci, cercando di capirci e spiegarci al meglio un argomento, perché sanno quanto per noi sia difficile questa situazione.
Prima che tutto questo accadesse, non ti apprezzavamo come meriti, scuola: sei un posto dove, oltre che imparare l’italiano, la matematica e le lingue, si imparano il rispetto e l’attenzione verso i propri compagni di classe, i professori, i sacerdoti e tutto lo staff. Soltanto una scadenza di un compito o l’aiutare un compagno in difficoltà sono un insegnamento per il nostro futuro.
Certo, avremmo voluto concludere l’anno diversamente: sono così belli ed emozionanti gli ultimi giorni di lezione, quando ci si abbraccia e si fanno progetti per le vacanze e l’anno nuovo! In questo periodo, pieno di incertezze, riesce difficile pensare al futuro, ma speriamo di poter riprendere presto a vivere nel mondo, assaporando tutto il bello che la vita può offrire.
Secondo te, riusciremo a rivederci a settembre? Probabilmente ci vorrà un po’ di tempo prima che finisca tutto questo, ma, appena ce lo permetteranno, torneremo tutti più forti e contenti di prima, sicuramente cambiati da come ci eravamo lasciati. E tu sarai lì ad aspettarci, come ogni mattina, e vedrai solo volti sorridenti, magari pure qualche lacrima, ma di gioia.

P.S.: goditi questo silenzio perché, non appena arriveremo, non ci sarà un momento di pace!

Gli studenti della classe 2^C dell’Istituto Salesiano Maria Ausiliatrice di Trento
(montaggio delle lettere a cura della prof.ssa Daniela Conci)

Trento, l’iniziativa degli studenti delle scuole medie: Voglio starti accanto, per far fiorire chi si sente solo

di Francesca Bonotto

“Voglio starti accanto. Per far fiorire chi si sente solo” è il progetto realizzato da più di 150 studenti della scuola media dell’Istituto Salesiano “Maria Ausiliatrice” di Trento, guidato da don Andrea Lovisone, salesiano della comunità e insegnante di religione presso l’Istituto.

Tutto nasce da una riflessione sui tempi difficili che stiamo vivendo e dalla voglia dei ragazzi di comunicare vicinanza e altruismo, affinché nessuno si senta solo o dimenticato.
Gli studenti, nonostante non possano frequentare l’Istituto, ognuno dalla propria abitazione e collegati on-line, hanno contribuito a creare un libricino dove all’interno sono raccolti i loro pensieri e le loro riflessioni a proposito della situazione che stiamo attraversando.

Il libro è stato un mezzo per farli restare in contatto e per spingere le persone ad avere speranza e fiducia.
La premessa è il sogno di don Bosco, “La zattera salvatrice”, che più ha colpito i ragazzi e che racconta una situazione di difficoltà che si trasforma in salvataggio, grazie alla fiducia e alla speranza nella fede. Nel racconto, don Bosco e i suoi ragazzi si salvano proprio grazie alla comparsa di una zattera che li porta in salvo dall’inondazione. Non tutti riescono a salvarsi, solo chi ascolta nel cuore le parole di don Bosco, “Maria è la stella del mare e porterà tutti alla salvezza”. La preghiera diventa il porto sicuro per ognuno: “Se voi sarete i miei figli devoti, io sarò la vostra madre amorosa”. L’unione fa la forza, grazie ad una fede sincera e devota. Gli studenti trasportano l’immagine dell’acqua in modo similare alla vicenda della pandemia globale che stiamo vivendo, creando messaggi di speranza, vicinanza e amorevolezza verso il prossimo.

A sostegno del progetto, un video racconto dove don Andrea, accompagnato dai ragazzi, spiega come questa iniziativa abbia rappresentato un “raggio di sole” per tutta l’opera coinvolta ma soprattutto per chi leggerà il racconto.

L’obiettivo è distribuirlo nelle case di riposo di Trento e dintorni, e divulgarlo on-line.