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Il restauro delle vesti di Don Bosco da parte delle Benedettine dell’Isola San Giulio

In occasione della festa di don Giovanni Bosco, la Comunità monastica delle suore benedettine dell’Abbazia Mater Ecclesiae dell’Isola San Giulio (Lago d’Orta) dedica un articolo Santo, portando in luce il restauro delle vesti di Don Bosco eseguite dal laboratorio di “Restauro Tessili Antichi” del monastero stesso. Correlata alla notizia, un video di presentazione delle reliquie e del lavoro svolto.

Restauro delle vesti di Don Bosco
Gennaio 31, 2021

La bella coincidenza della festa di don Bosco con quella di san Giulio e la comunione con la realtà salesiana della nostra diocesi, ci rendono cara la figura del santo sacerdote Giovanni Bosco.

Il nostro Laboratorio di Restauro Tessili Antichi ha avuto la gioia di poter restaurare alcune vesti e accessori di don Bosco, in occasione dell’apertura del Museo “Casa don Bosco” a Valdocco, Torino. Con questo piccolo video desideriamo presentarvi le reliquie e il lavoro svolto. A lui affidiamo i nostri cammini, e accogliamo ancora oggi l’invito che faceva ai suoi ragazzi in tempo di peste: affidarsi in tutto alla Divina Provvidenza e alla Vergine Maria Ausiliatrice.

Tempio Don Bosco Roma, procedono i lavori di restauro

Pubblichiamo un articolo di ANS sul “cantiere” aperto alla Basilica minore di San Giovanni Bosco, nel quartiere di Cinecittà a Roma.

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(ANS – Roma) – La Basilica minore di San Giovanni Bosco, nel quartiere di Cinecittà a Roma, è un luogo di culto centrale per il territorio, un crogiuolo di opere d’arte, oltre che la maggiore parrocchia di Roma per numero di fedeli. Al tempo stesso, è anche un “cantiere aperto” da molto tempo, per via di importanti lavori di restauro cui è sottoposta; ma né questo, né la pandemia, fermano lo zelo apostolico dei salesiani e dei loro collaboratori laici che la animano.

Gli interventi di Restauro e Risanamento Conservativo nella Basilica sono iniziati, a livello progettuale, nel 2006. Nel 2008 sono stati restaurati il prospetto e il pronao, dotati anche di una nuova illuminazione led. Nel 2015 il restauro ha riguardato tutte le formelle in bronzo della via Crucis e degli altorilievi ai lati dell’altare maggiore.

Attualmente, a partire dal 2018 e con scadenza dei lavori fissata al 2021, lo Studio d’architettura “Carrino Conti Architetti Associati” con la collaborazione dell’arch. Michela Marzoli e la consulenza di Massimiliano Baldieri per i lavori di illuminazione, sta procedendo al restauro:

– della cupola maggiore, che raggiunge i 60 metri di altezza e misura 30 metri di diametro, una struttura imponente che ha richiesto un ponteggio di 161 tonnellate;

– del mosaico posto alla base del tamburo della cupola maggiore, una superficie di circa 250 mq in cui sono rappresentati i sogni profetici che illuminarono la missione di Don Bosco;

– del lucernario della cupola maggiore, esteso per una superficie complessiva di circa 50 mq;

– del mosaico posto alle spalle dell’altare maggiore, “La gloria di Don Bosco”, con una superficie di circa 100 mq;

– e delle due torri campanarie.

Senza dimenticare, poi, la nuova illuminazione della navata centrale, della cupola maggiore e dei mosaici restaurati e altri lavori di restauro o sostituzione di strutture minori interne ed esterne alla Basilica; e altri interventi già programmati per il futuro.

La corretta organizzazione dei lavori non altera né le attività liturgiche, né quelle pastorali o sociali. “Continuiamo a fare tutto quello che possiamo fare: i lavori non incidono; piuttosto, ovviamente operiamo nel rispetto delle attuali normative: le Messe e i sacramenti sono celebrati con un numero massimo di 200 persone” spiega don Roberto Colameo, il parroco del Tempio Don Bosco.

Già da settembre è ripresa anche la catechesi sacramentale con i più piccoli: “Abbiamo grandi spazi e possiamo farli in tutta sicurezza”.

E alle limitazioni stabilite per contrastare i contagi di Covid-19 viene data sempre una risposta nel segno della creatività: “Con gli ultimi decreti in oratorio alcune attività sportive non si possono fare più, ma si possono fare altri giochi che facciano comunque divertire i giovani e farli crescere in un ambiente sereno e sicuro” aggiunge il parroco.

Di fronte alle necessità di tante persone in difficoltà proprio a causa della pandemia, la parrocchia mantiene sempre attive le sue attività caritative: “Anche la solidarietà non si ferma mai. Nella nostra parrocchia è attiva dal lunedì al venerdì la mensa della XX Prefettura diocesana, che continua ad accogliere bisognosi. Semplicemente, siccome non possono mangiare dentro, prepariamo prima i pasti e li consegniamo già pronti a chi ne ha necessità” conclude don Colameo.

 

Tempio Don Bosco a Roma, il mosaico dopo il restauro: dona speranza nuova

Pubblichiamo il resoconto della consegna del mosaico restaurato raffigurante san Giovanni Bosco in Gloria, circondato da santi e beati della famiglia salesiana nella solennità di Pentecoste alla comunità della Basilica di Don Bosco di Roma. L’articolo è stato pubblicato da Roma Sette, a firma di Salvatore Tropea.

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Quindici milioni di tesserine in cento metri quadri di spazio. È il mosaico raffigurante san Giovanni Bosco in Gloria, circondato da santi e beati della famiglia salesiana, restaurato e restituito nella solennità di Pentecoste ai fedeli della basilica romana dedicata al santo piemontese.

L’opera d’arte, il cui restauro era iniziato lo scorso febbraio, è stata presentata durante la celebrazione eucaristica del pomeriggio, presieduta da monsignor Gianpiero Palmieri, vescovo ausiliare del settore Est per la diocesi di Roma, alla presenza del parroco della basilica don Roberto Colameo, e del sindaco di Roma Virginia Raggi.

Un evento del genere, ha evidenziato monsignor Palmieri durante l’omelia, «dona una speranza nuova in un momento così drammatico. È vero – ha proseguito – che ci siamo lasciati alle spalle la fase più cruente dell’emergenza sanitaria, ma viviamo e vivremo periodi difficili anche dal punto di vista sociale ed economico». Quattro sono stati i verbi che Palmieri ha voluto sottolineare, «fondamentali e a cui tutti aspiriamo: ovvero respirare una nuova speranza, uscire, incontrarci e abbracciarci». Soprattutto, ha aggiunto il vescovo ausiliare, «una speranza che arriva dalla Pentecoste e che ci fa sperimentare come vivere nella pienezza dello Spirito Santo» e che bene si può associare all’evento del restauro del mosaico di don Bosco, come metafora per condurre una vita rinnovata nella fede.

«Un’opera d’arte preziosa, come preziosa è la storia della parrocchia e del quartiere», ha affermato il sindaco di Roma Capitale, Virginia Raggi, presente alla Messa, nel suo saluto alla comunità alla fine della celebrazione. «Credo – ha sottolineato il sindaco – che non sia un caso ritrovarci qui, in questo luogo che è anche stato uno dei primi ad essere sanificato per poter permettere ai fedeli di partecipare nuovamente alle celebrazioni dopo il lockdown. Il restauro – ha proseguito – si unisce quindi a un momento dove siamo chiamati tutti a ricominciare, nonostante le difficoltà e le nuove regole». Un altro spunto da cui prendere esempio arriva, secondo Virginia Raggi, dal «coraggio dei restauratori». Nonostante le quindici milioni di tessere e i cento metri quadrati di spazio su cui lavorare, «non si sono sconfortati e si sono messi a lavoro». Lo stesso «coraggio – ha concluso il sindaco – a cui siamo chiamati tutti, per rimanere uniti come comunità e poter un giorno tornare alla normalità».

Un momento, quello vissuto dall’intera comunità parrocchiale, di «estrema gioia e commozione», ha commentato il parroco, don Roberto Colameo. «La felicità di poter ammirare di nuovo il mosaico in tutta la sua bellezza – ha sottolineato – si unisce alla gratitudine verso tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo. Nonostante l’emergenza sanitaria in corso è stato possibile proseguire e concludere il restauro, un modo quindi per rimanere vicini ai fedeli e alla gente del quartiere».

Quanto il mosaico di don Bosco sia importante per la comunità della parrocchia a lui dedicata a Cinecittà si è infatti visto proprio in occasione della celebrazione. Tutti i posti disponibili all’interno – in totale duecento, il massimo consentito dall’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei Ministri – sono stati occupati e molti fedeli hanno seguito la celebrazione rimanendo, correttamente distanziati, sul sagrato antistante. «Restituire l’opera proprio in questi giorni – ha concluso il parroco – significa anche essere grati ai molti parrocchiani che, nelle scorse settimane, sono stati generosi verso chi era ed è tuttora in difficoltà economiche».