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Mons. Mariano Crociata per la Giornata della Scuola

In preparazione della Giornata della scuola, prevista per il 22 Gennaio, il Mons. Mariano Crociata ci anticipa alcuni dei temi dell’incontro, esprimendosi con un breve intervento sulla spiritualità del docente.

 

 

Sullo sfondo del recente sussidio della CEI sulla pastorale della chiesa per la scuola dal titolo “educare, infinito presente” vogliamo riflettere sulla spiritualità del docente.

Quando parliamo di spiritualità vediamo entrare in gioco la persona e la vita del credente nella condizione concreta in cui conduce la sua esistenza.

Nel caso specifico del docente, nell’atto di dare forma alla sua personalità credente, entrano in gioco la relazione educativa con i ragazzi ed i giovani, la competenza della cultura come sapere, la responsabilità sociale nell’intreccio e nell’articolazione delle culture antropologiche che abitano la società contemporanea.

La coscienza credente di un docente si confronta continuamente con simili questioni, ed e chiamata a coltivarsi alimentandosi alle sorgenti della fede condivisa nella comunità ecclesiale.
Un confronto aperto su questi spunti potrà offrire e scambiare stimoli per svolgere con maggiore consapevolezza e gioia il compito, arduo ed esaltante insieme, dell’insegnamento nella scuola.

Mons. Mariano Crociata

 

Giornata della Scuola
Venerdì 22 gennaio 2021 – in diretta streaming
dalle ore 17.00 alle ore 19.00

 

 

Giornata della Scuola: diretta streaming 22 gennaio 2021 con la presenza di Mons. Mariano Crociata

Educare, infinito presente.

(Ispettoria ICP) – Educare è una missione nella quale una comunità intera è coinvolta. A conclusione del decennio sull’educare alla vita buona del Vangelo ci fermiamo a riflettere sul perché educhiamo, sulla spiritualità che sta alla base della nostra scelta di collaborare al presente della vita di tanti ragazzi e ragazze.

“Quello dell’educazione è un dossier che non può mai essere considerato chiuso” e che necessita “di un impegno che si presenta accresciuto per urgenza e novità di esigenze”. Per la Chiesa e la Congregazione salesiana, il mondo scolastico è una realtà da amare e in cui stare con passione e competenza, contribuendo alla costruzione del progetto scolastico.

Il 22 gennaio avremo modo di riflettere e di rimotivare la nostra decisione di essere educatori “con e per i giovani”. Mons. Mariano Crociata (Vescovo di Latina, Presidente della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università) ci introdurrà nella presentazione del sussidio con un taglio rivolto prettamente a noi docenti che ogni giorno cerchiamo di “coniugare al presente” l’educazione nella scuola salesiana.

Giornata della Scuola
Venerdì 22 gennaio 2021 – in diretta streaming
dalle ore 17.00 alle ore 19.00

 

Gli occhi sulla bussola: le caratteristiche dell’accompagnatore

di Raffaele Mantegazza

… con ambo le braccia mi prese;
e poi che tutto su mi s’ebbe al petto,
rimontò per la via onde discese
Dante, Inferno, XIX, 124-126

Protegge, guida, lascia andare avanti, richiama indietro; scosta i sassi sulla via, ne posiziona alcuni dove non ve ne sono, scava buche, ne riempie, ne riscava; consola chi è stanco, incita i pigri, rallenta i troppo audaci; conosce la strada ma finge di non conoscerla, si è perso ma finge di conoscere la via: è l’accompagnatore educativo.
Ruolo difficile, che tocca nel profondo chi lo ricopre, che lo colpisce in profondità emotive che spesso nemmeno sapeva di possedere, ruolo che richiede il massimo delle competenze tecniche, relazionali, emotive. Professione impossibile, come la definiva Freud: “sembra quasi che quella dell’analizzare sia la terza di quelle professioni ‘impossibili’ il cui esito insoddisfacente è scontato in anticipo. Le altre due, note da tempo, sono quella dell’educare e del governare”[1]. Ruolo che richiede distanziamento, attimi di distacco, di completo riposo, coinvolgimento misurato, distanza calda; ruolo che ogni giorno è differente eppure ha bisogno di costanti per non smarrirsi nelle relazioni che di volta in volta cambiano protagonisti.
Educare è difficile, al punto che da qualche anno capita di incontrare educatori che non vogliono essere tali. “Io non posso educare nessuno”, “io non ho nulla da insegnare”: affermazioni che sembrerebbero manifestare umiltà ma che invece sono il segno della resa, della dismissione di un ruolo, come se un medico dicesse che non può curare nessuno o un politico affermasse di non avere nessun progetto da portare a termine per il bene dei cittadini. Affermazioni anche un po’ vili, perché portano alla dismissione della responsabilità, all’abbandono degli educandi, che saggiamente se ne vanno da un’altra parte.
La prima caratteristica dell’accompagnatore è la sicurezza; una sicurezza mai al riparo dal dubbio, che spesso si trasforma nella sicurezza di avere dubbi, ma che non può mai sfociare negli opposti estremismi dell’arroganza e del totale nichilismo. L’educatore deve mostrare sicurezza anche quando è insicuro, perché il suo ruolo prevede che conosca la strada o, se si è perso, conosca il modo per ritrovarla. Nessun relativismo alla moda potrà mai convincerci che esiste perfetta simmetria tra educatore ed educando, tra accompagnatore e accompagnato: in questo caso basterebbe parlare di amicizia senza scomodare l’educazione (“educazione” è forse uno dei termini della lingua italiana maggiormente abusato, o usato in modo scorretto). E ovviamente la prima sicurezza dell’educatore è che di fianco a sé, da qualche parte, ha un collega che può aiutarlo e dal quale può imparare. Dovrebbe essere vietato svolgere il ruolo educativo da soli; se vogliamo che educare sia insegnare a condividere la prima cosa da condividere è la nostra attività educativa, liberandoci da ogni protagonismo, narcisismo, senso di superiorità.