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Visita privata, congiunta, dei Presidenti della Repubblica italiana e tedesca, Sergio Mattarella e Frank-Walter Steinmeier, presso la comunità di migranti dell’Associazione Don Bosco 2000

Da infoANS.

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Il prossimo 21 settembre, il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, e il Presidente della Repubblica Federale Tedesca, Frank-Walter Steinmeier, si uniranno in una storica visita privata, congiunta, a Piazza Armerina, per esplorare il lavoro svolto dalla comunità di accoglienza migranti di “Don Bosco 2000” e per conoscere le attività di cooperazione circolare con le missioni in Africa.

Questa visita sottolinea l’importanza della solidarietà internazionale e dell’integrazione, nonché il riconoscimento del lavoro essenziale svolto dalle comunità di accoglienza come “Don Bosco 2000” nel promuovere la pace, la comprensione e l’unità tra le nazioni.

Non è la prima volta che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella visita realtà salesiane. Ad aprile dello scorso anno aveva visitato l’Istituto SalesianoG. Bearzi” di Udine, la scuola frequentata da Lorenzo Parelli, lo studente che perse la vita in un incidente mentre svolgeva l’ultimo giorno di tirocinio in una fabbrica di Lauzacco.

Inoltre, nel 2015, in visita alla Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, aveva confidato all’allora Vicario del Rettor Maggiore, don Francesco Cereda, di custodire l’immagine di Don Bosco nel suo studio.

Ora, a Piazza Armerina, Sergio Mattarella incontrerà la comunità di migranti che negli anni si è distinta per progetti di integrazione, come ad esempio la squadra di calcio “Asd Don Bosco Aidone”, composta da giovani migranti dei centri Sai, e le iniziative di integrazione tra famiglie ucraine accolte dai migranti subsahariani che oggi sono integrati nel tessuto sociale siciliano.

“Questa visita rappresenta un riconoscimento immenso per il duro lavoro svolto da tutti gli operatori di Associazione Don Bosco 2000 in oltre un decennio di attività – ha scritto, in un post Facebook, Agostino Sella, Presidente di Don Bosco 2000 –. Ma non è solo un riconoscimento; è anche uno stimolo e un invito a intensificare i nostri sforzi nell’accoglienza in Italia e nella cooperazione circolare in Africa”

ha aggiunto.

L’Associazione Don Bosco 2000, nata nel 1998, è un punto di riferimento nell’accoglienza e nell’integrazione di migranti e rifugiati provenienti da diverse parti del mondo.

Nell’ambito dell’accoglienza, l’Associazione opera attraverso interventi specifici e multidisciplinari in materia di assistenza legale, supporto psicologico e riabilitativo, servizi sanitari ed offerte formative. Gli interventi sono destinati a sostenere i minori, i migranti, i giovani, le donne e le famiglie, italiane e straniere, vittime dirette e indirette di qualunque forma di abuso, di discriminazione e diseguaglianze socio-culturali.

“Don Bosco 2000” svolge la propria attività in Italia, Senegal, Gambia e Mali e ha cinque diversi centri in Sicilia, situati nelle province di Catania ed Enna (Piazza Armerina, Aidone, Catania, Villarosa e Pietraperzia).

I Presidenti della repubblica italiana e tedesca in visita privata all’associazione Don Bosco 2000

Da le Repubblica.

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di Alessandro Puglia

Progetti di accoglienza in Italia e di migrazione circolare in Africa sotto il segno di don Giovanni Bosco. Temi cari al presidente della Repubblica Sergio Matterella che mercoledì e giovedì tornerà in Sicilia in occasione dell’incontro bilaterale con il presidente della Repubblica tedesca Franck Walter-Steinmeir. Il capo dello Stato comincerà il suo breve tour da Siracusa dove in elicottero sorvolerà le aree colpite dagli incendi in questa estate di roghi. Il giorno successivo sarà invece a Piazza Armerina dove, insieme al presidente tedesco, visiterà il parco archeologico di Villa del Casale. Subito dopo i due si recheranno in visita privata nella sede dell’associazione Don Bosco 2000, da anni in prima fila per progetti di integrazione e cooperazione.

Non è la prima volta che il presidente della Repubblica visita realtà appartenenti al mondo salesiano: «Ho l’immagine di Don Bosco nel mio studio», disse nel 2015 a don Francesco Cereda nella basilica di Santa Maria Ausiliatrice a Torino dove è custodita la salma del padre dei salesiani. A Piazza Armerina incontrerà la comunità di migranti che negli anni si è distinta per progetti di integrazione, dalla squadra di calcio Asd Don Bosco Aidone composta da giovani migranti dei centri Sai, alle iniziative nei beni confiscati alle mafie come nel sito di Villa Rosa oggi centro d’accoglienza e museo virtuale permanente sul caporalato, fino alle iniziative di integrazione tra famiglie ucraine accolte dai migranti subsahariani oggi integrati nel tessuto sociale siciliano. Quest’anno l’associazione Don Bosco 200 ha permesso al giovane migrante nigeriano, Israel Assien, di aprire il proprio salone di bellezza affiancato dal parrucchiere di Piazza Armerina Luca Messina. «Per noi è un momento di grande orgoglio – spiega Agostino Sella, presidente di Don Bosco 2000 una presenza che ripaga il nostro impegno sia sul fronte dell’accoglienza in Italia e sui modelli di migrazione circolare che portiamo avanti in Africa. In un momento drammatico come questo, basti pensare a quello che sta accadendo in queste ore a Lampedusa. La presenza del presidente Mattarella nella nostra comunità e tra i nostri ragazzi sottolinea l’importanza di valori come quelli dell’accoglienza e dell’integrazione».

L’associazione di ispirazione salesiana si impegna ad accompagnare i migranti che dopo essersi formati in Italia vogliono tornare nei paesi d’origine seguendoli nello sviluppo di start- up che possono aiutare i loro territori. Nel gennaio di quest’anno nel villaggio di Veligara, nel cuore della savana, in Senegal, è stato inaugurato l’oratorio dedicato a don Baldassare Meli, sacerdote salesiano palermitano che già dagli anni ’80 accoglieva nell’oratorio di Santa Chiara a Palermo i primi migranti che arrivavano in Italia. Da Piazza Armerina al Senegal, dunque, si gioca e si cresce insieme nel segno di don Bosco, il santo moderno che creò il primo contratto di lavoro.

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Italia – Dalla Sicilia al Senegal, un ponte di educazione e solidarietà nel nome di Don Bosco

Dall’agenzia ANS.

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(ANS – Piazza Armerina) – In quest’anno dedicato alla riflessione e allo sviluppo della dimensione laicale della Famiglia Salesiana può essere interessante mettere in luce organizzazioni e realtà guidate da laici che vivono sul campo il carisma di Don Bosco. Come l’Associazione “Don Bosco 2000”, che ha accolto e declinato il sistema preventivo di Don Bosco nelle sue attività quotidiane, dall’accoglienza dei migranti che raggiungono l’Italia alla cooperazione internazionale, dall’esperienza nelle carceri alla formazione dei giovani negli oratori. “Don Bosco rappresenta per noi la guida per rispondere in modo pragmatico alle esigenze del tempo storico in cui viviamo, permettendoci di identificare nei giovani il nostro destinatario privilegiato, in particolare i più giovani e bisognosi”, spiega Cinzia Vella, Direttore generale dell’associazione.

In quest’ottica, l’oratorio di Piazza Armerina, gestito per anni dalle Figlie di Maria Ausiliatrice e, dal 2001, struttura laica e realtà cittadina fortemente consolidata, che è la culla dell’associazione, si fa promotore di svariate iniziative e cooperatore di molte associazioni per il sociale. Durante l’inverno sono previsti incontri settimanali per i giovani che non sono solo fruitori, ma essi stessi promotori e organizzatori delle attività, principalmente collegate all’ideazione e alla preparazione del Grest salesiano nella bella stagione. Per il 2022, il tema è stato quello del talento, da intendersi come dono prezioso da condividere con gli altri.

Il Grest diventa anche luogo di inclusione e di scambio: le attività estive si estendono ai bambini delle famiglie migranti accolte nelle comunità di Piazza Armerina e dei paesi limitrofi, e spesso sono proprio i fratelli più grandi di questi bambini a diventare animatori per i piccoli della città.

L’oratorio è altresì cooperatore di iniziative che coinvolgono gli attori sociali del XXI secolo. Tra gli altri, i giovani hanno partecipato nel 2022 a un progetto della Caritas di Piazza Armerina per la realizzazione di uno spettacolo teatrale in collaborazione con la casa circondariale di Enna “Luigi Bodenza”. La messa in scena dello spettacolo dal titolo “Io sono Dante” – una rappresentazione della Divina Commedia con la recita dei versi nella loro versione originale – ha portato sul palco 26 tra giovani e detenuti che, il 14 dicembre 2022, hanno potuto lasciare il carcere per recarsi al Teatro Garibaldi di Enna e aprire così la stagione teatrale del teatro comunale della città.

Ma l’esperienza di Don Bosco attraverso l’Associazione ha oltrepassato i confini nazionali, e si è spinta fino a Veligara Pont, un villaggio della regione di Tambacounda, in Senegal. È lì, in una delle aree più povere del mondo, che oggi esiste un vero e proprio oratorio nella savana. Un progetto che, dopo una prima esperienza estiva con animatori volontari, è stato “frutto di un disegno voluto dall’alto” racconta ancora Cinzia. “Il capo villaggio ci ha raccontato che da quando siamo arrivati i ragazzi erano più felici, continuavano a ripetere i giochi e i balli dell’estate”.

Un desiderio che si è tradotto in realtà grazie alla generosità di don Baldassarre Meli, a cui l’oratorio è oggi titolato. Il sacerdote, deceduto prematuramente, non riuscì a realizzare il suo sogno di andare in Africa, per vedere i luoghi di origine dei ragazzi che accoglieva, così decise di devolvere il ricavato per il suo funerale al progetto dell’oratorio di Veligara.

Una gioia immensa per i ragazzi di Tambacounda che, nell’attesa che l’oratorio prendesse vita, staccarono un adesivo dei Don Bosco dall’auto dei cooperanti e lo attaccarono su un albero: “Nell’attesa, vogliamo che Don Bosco resti con noi”, spiegarono.

 “L’oratorio è una cosa bellissima per noi, facciamo tantissime cose con i bambini, incontri, riunioni, formazione. Teniamo il corso di lingua francese e italiana”, spiega Amara, cooperante dell’associazione, “ogni sabato e domenica abbiamo più di 50 bambini che frequentano l’oratorio, distribuiamo la merenda ai più bisognosi”. E non solo: grazie alla disponibilità di due medici volontari locali, è attivo ogni giorno un dispensario per le cure mediche.

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Dalla Sicilia al Senegal per costruire un oratorio in nome di Don Bosco

Pubblichiamo un articolo uscito su Avvenire, a firma di Marco Pappalardo, sulla storia di Carmelo Sella, volontario muratore in Senegal con l’associazione “Don Bosco 2000”.

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Ha 70 anni Carmelo Sella ed è di Piazza Armerina, una cittadina di ventimila abitanti nel cuore della Sicilia, in  provincia di Enna. È il figlio più piccolo di dieci, sei maschi e quattro femmine. Il padre, Agostino, aveva una fornace dove già dagli anni Trenta realizzava tegole di argilla. Carmelo sin da bambino stendeva le tegole al sole per farle asciugare, raccogliendole ed accatastandole quando erano asciutte al punto giusto. In quel tempo i figli erano vera e
propria forza lavoro, un po’ come avviene oggi in Africa. Sì, proprio l’Africa, perché Carmelo da alcuni giorni è andato in Senegal insieme ad un altro muratore, Roberto Minacapilli, con lo scopo di costruire un oratorio in un villaggio sperduto della savana, di nome Velingara, nella regione di Tambacounda, una parte poverissima del Paese, dove si vive e sopravvive con meno di due dollari al giorno.

Poteva starsene tranquillo, Carmelo, peraltro in periodo tanto difficile e considerata la sua età, e godersi la famiglia. La moglie e i sei figli, cinque naturali ed una figlia adottiva, accolta tredici anni fa grazie ad un percorso di fede nella sua parrocchia. Ma proprio lo stile dell’accoglienza respirato e vissuto a casa l’ha portato a partire senza indugio e con lo stesso spirito determinato di quando aveva quindici anni: «Da ragazzo ho cominciato a lavorare come muratore e da allora non mi sono più fermato fino alla pensione a cui sono arrivato lo scorso anno. Nella mia vita ho lavorato in centinaia di cantieri, tuttavia questo è veramente speciale; mentre lavoro, sono circondato da decine di bambini che sorridono e si divertono».

Il progetto in cui si è inserito con entusiasmo è dell’associazione “Don Bosco 2000”, una realtà che fa accoglienza in Italia, in particolar modo in Sicilia, con iniziative concrete di cooperazione circolare in Senegal e Gambia. «Sono venuto in Africa la prima volta tre anni fa con l’associazione, per aiutarli a realizzare degli orti sociali che ora sono abbastanza fiorenti, offrendo cibo agli abitanti del villaggio, ma anche sostentamento economico grazie alla vendita dei prodotti nel territorio vicino – racconta – Sono rimasto colpito dal calore della popolazione di questa terra, soprattutto dal sorriso dei bambini. In questa zona vivono secoli indietro purtroppo! I bambini camminano scalzi nella savana, hanno i vestiti strappati, rispetto ai nostri figli e nipoti non possiedono veramente nulla, eppure sono sempre sorridenti, giocano con le palle di stoffa, non li vedo mai tristi. Sembrano più felici dei nostri che vivono nella ricchezza con vestiti, giochi e cellulari».

Dove è possibile “Don Bosco 2000” riaccompagna i migranti, accolti dopo gli sbarchi negli anni in Sicilia, nei loro villaggi di origine per aiutarli a creare start up agricole e piccoli allevamenti di polli. Negli stessi propone progetti di educazione sostenibile entrando in contatto con le comunità locali. In questo ambito realizza pure missioni estive con giovani volontari salesiani e da qui l’idea di costruire con le mani, con l’abilità e con la generosità di Carmelo un oratorio dedicato a Don Baldassare Meli, salesiano morto lo scorso anno prematuramente, che negli anni Ottanta ha cominciato ad accogliere migranti nel centro di Santa Chiara a Palermo. «Il sogno di Don Meli era quello di andare in missione in Africa, ma il Signore lo ha voluto impegnato in territori altrettanto di frontiera della nostra terra siciliana; ora con il mio lavoro posso aiutarlo a realizzarlo».