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Sicilia – Campo giovani confratelli: “Cercate in oratorio Bartolomeo Garelli”

Si è svolto dal 30 Agosto al 2 Settembre presso l’Ostello Don Bosco (Playa) di Catania il consueto incontro annuale dei giovani confratelli dell’Ispettoria Salesiana Sicula in formazione iniziale (dal primo anno di professione al primo anno di sacerdozio).
I confratelli hanno vissuto giornate di fraternità, relax e formazione con al centro il tema della progettualità, svolto attraverso il Laboratorio Projectus, strumento realizzato da Gigi Cotichella e presentato da don Alberto Anzalone e don Dario Spinella. La simulazione del laboratorio ha mirato alla progettazione in ambito vocazionale per la fascia dei preadolescenti.
La terza giornata del campo è stata caratterizzata da due momenti principali: la visita di Mons. Luigi Renna, Arcivescovo della diocesi di Catania, che ha evidenziato l’importanza del fronte salesiano della missione in un momento di grave emergenza educativa, sottolineando l’importanza di “cercare in oratorio il Bartolomeo Garelli” e l’incontro di confronto tra il gruppo operativo del centro ispettoriale e i giovani confratelli presenti.
Il campo si è concluso con il pellegrinaggio dei confratelli al Santuario della Madonna di Valverde e la Celebrazione Eucaristica presieduta dall’ispettore, don Giovanni D’Andrea.
Conclusione, questa, che riapre alle attività pastorali dell’inverno che vedranno impegnati, nei fronti della missione salesiana, i confratelli che hanno vissuto insieme momenti di fraternità prima di ripartire!
Vivere e lavorare insieme é davvero un’esigenza fondamentale, non é, anzi, non può essere solo una regola universale, deve diventare pratica nel concreto del reale per essere impronta di una missione che ci chiama in comunità, insieme, mai soli. Vocazione al vivere la comunione nei piccoli momenti, nei piccoli incontri, nelle occasioni più varie che però fanno vivere il senso di sentirsi parte di un sogno, parte di una grande famiglia. Come voleva don Bosco.

Don García Morcuende all’Assemblea Ispettoriale ISI per l’avvio dell’anno pastorale

“I sogni nella pastorale non vivono per sempre: o toccano terra e diventano progetti, o restano in cielo e diventano illusioni”

Queste le parole di don García Morcuende – Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile – all’Assemblea Ispettoriale ISI per l’avvio dell’anno pastorale che si è tenuto dal 28 al 30 agosto scorso a Catania. Di seguito il video dedicato e l’articolo pubblicato dall’Agenzia d’Informazione Salesiana ANS.

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(ANS – Catania) – Si è avviato il nuovo anno Pastorale nell’Ispettoria salesiana della Sicilia (ISI), dal 28 a 30 agosto. Le prime due giornate sono state animate da don Miguel Angel García Morcuende, Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile. Erano presenti inoltre Direttori, Parroci, Incaricati di Oratorio, Animatori pastorali, laici e giovani. La presenza di salesiani e laici è stata fondamentale perché queste giornate significano l’avvio di un percorso formativo che li vedrà impegnati insieme per i prossimi anni.

Le tematiche esposte da don García Morcuende e la riflessione condivisa da parte di tutti si sono concentrate, in primo luogo, sulla progettazione educativo-pastorale e, dopo, su alcune indicazioni operative per accompagnare il processo di elaborazione del Piano Educativo Pastorale Salesiano (PEPS) locale, strumento di orientamento e guida, crescita e sostegno nel camino della Comunità Educativa Pastorale (CEP).

Le giornate hanno aiutato alla comprensione della necessità di una progettazione educativo-pastorale, a superare le diffidenze, a riconoscere alcuni benefici e ad acquisire gli strumenti essenziali per la redazione concreta di un progetto. Don García Morcuende ha fatto un invito caloroso a coltivare la mentalità progettuale, cioè, la capacità di pensare e progettare la Pastorale Giovanile Salesiana. Ha insistito nell’urgenza di questa mentalità per diversi motivi: per evitare l’improvvisazione, la frammentarietà e l’episodicità; per avere obiettivi precisi, concreti, mirati, verificabili; per capire da dove stiamo partendo e le mete a cui tendere ed arrivare; per individuare itinerari rispettosi della gradualità con i giovani; per offrire cammini che in maniera integrale favoriscano la crescita delle persone che formano parte della presenza salesiana.

Il metodo di progettazione pastorale deve avere alcune attenzioni di fondo: coinvolgere tutta la CEP in uno stile di comunione e corresponsabilità; proporre atteggiamenti di ascolto, confronto e discernimento; essere docile alla creatività dello Spirito imparando a tradurre il pensiero comune nella concretezza della vita di ogni presenza salesiana. I sogni nella pastorale non vivono per sempre: o toccano terra e diventano progetti, o restano in cielo e diventano illusioni.

La stesura del PEPS locale è un adempimento importante e significativo perché, seppur in modo essenziale e sintetico, descrive non solo il fondamento della vita comunitaria di una CEP concreta, ma anche la sua contestualizzazione storica, la situazione attuale e le scelte e le prospettive verso cui tendere. Dunque, è una sorta di fotografia “in movimento” delle CEP.

Dopo il momento di presentazione, l’incontro è proseguito con il momento del gruppo di lavoro di ogni casa.

Oltre a queste tematiche, è stata fatta la presentazione del percorso di formazione congiunta SDB e Laici e del Progetto Organico Ispettoriale. Si è riflettuto sulla proposta di accompagnamento dei Consigli delle CEP e su alcune tematiche riguardanti la vita delle comunità, affrontate nell’incontro tra i Direttori e l’Ispettore e con il suo Consiglio.

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Catania, i Salesiani firmano il protocollo per contrastare la dispersione scolastica con Tribunale dei minori, Prefettura e altri enti

Venerdì 11 febbraio l’ispettore della Sicilia, don Giovanni D’Andrea, ha sottoscritto il protocollo d’intesa dell’Osservatorio metropolitano contro la devianza giovanile e dispersione scolastica voluto principalmente dal Tribunale per i Minori di Catania, dalla Prefettura e dal Comune oltre che dall’USSM. Oltre all’ispettoria dei salesiani, sono presenti anche altri enti  laici, oltre alle Diocesi di Catania ed Acireale. Il protocollo è stato quindi sottoscritto dal  Prefetto Maria Carmela Librizzi, del Presidente del Tribunale dei Minori Roberto Di Bella, dell’Assessore Comunale alla Pubblica Istruzione Barbara Mirabella, di quello ai Servizi Sociali Giuseppe Lombardo, del Procuratore della Repubblica del Tribunale dei minori Carla Santocono, del dirigente dell’ufficio scolastico Regionale Emilio Grasso e Dorotea Grasso in rappresentanza del direttore dell’INPS.

“Catania ha numeri altissimi sulla devianza giovanile – dice il Presidente del Tribunale dei Minori Roberto Di Bella – e la divisione della città in “ghetti” è sotto gli occhi di tutti. Da qui abbiano pensato a un osservatorio per monitorare e riuscire a creare strategie di intervento per contrastare il fenomeno devianza minorile e quello della dispersione scolastica”.

La Sicilia – Futuralab: nasce la scuola di economia civile, progetto per investire sui giovani

Sul quotidiano La Sicilia viene presentata la scuola di economia civile che sarà inaugurata l’8 ottobre dai Salesiani di Catania Cibali.

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Un nuovo traguardo per l’associazione Futurlab: la scuola di economia civile sarà presentata venerdì 8 ottobre, alle 15,30, nei locali dell’auditorium “Don Bosco” dei Salesiani di Cibali, in via Cifali 5. «È un momento importante – esordisce il presidente di Futurlab, Antonio La Ferrara – e significativo perché in fondo questo è il motivo per il quale è nata Futurlab, ovvero aiutare i giovani, i nostri giovani che hanno subìto più di tutti, soprattutto le ultime 3-4 generazioni, la crisi economico-finanziaria e direi anche di valori degli ultimi decenni. Quindi questo progetto è dedicato a loro con tutto il cuore, abbiamo il dovere di stargli vicino, sostenerli, incoraggiarli e in questo desideriamo che ci sia il coinvolgimento di tutti gli attori del territorio, quindi partners istituzionali certamente ma anche operatori economici e società civile in generale, compresi i corpi intermedi ovviamente. Desidero ringraziare particolarmente il prof. Catalfo, che ha redatto il progetto, i soci che hanno apportato il loro contributo, le società che hanno creduto e hanno pertanto aderito al nostro progetto e i  salesiani che mettono a disposizione le loro strutture». «Si tratta di un un progetto – aggiunge La Ferrara – al quale lavoriamo da anni; abbiamo costruito i presupposti, ci siamo fatti conoscere e apprezzare e adesso, finalmente, il sogno diventa realtà». L ‘ economia civile offre una nuova prospettiva di relazionalità economica orientata al ” bene pubblico ” di tutti e di ciascuno, reinterpretando il proprio ruolo nelle relazioni con gli stakeholder interni ed esterni e ponendo al centro la persona e la dignità delle sue conoscenze e del suo lavoro. «La complessa situazione socioeconomica nei nostri territori – spiega Pierluigi Catalfo, professore di Economia aziendale di Unict e direttore scientifico del corso – impone una risposta nella direzione di un rilancio fondato sui valori e sulla dignità dell’iniziativa imprenditoriale e del lavoro. La scuola di economia civile cerca la definizione di un nuovo perimetro dello sviluppo territoriale che sarà quello di una economia con meno individualità è più attenzione alla valorizzazione della collettività e del bene comune». Tra i relatori, Giovanni D ‘ Andrea, ispettore salesiani Sicilia e Tunisia; Stefania Mancini, presidente Fondazione Assifero, consigliere delegato Fondazione Charlemagne; Giuliano Bianucci, direttore ” DentroTutti ” ; Marco Meneguzzo, ordinario di Economia aziendale all’Università di Tor Vergata e direttore del gruppo di ricerca Government and Civil Society Research Group; Paolo Biancone, ordinario di Economia aziendale all’Università di Torino. La scuola è rivolta a giovani fino a 25 anni, individuati anche attraverso una rete di associazioni che operano anche a livello territoriale o che manifestino spontaneo interesse all’iniziativa.

 

 

ISI – Accompagnare oggi: una scelta più che possibile! – Campo giovani confratelli a Catania

L’accompagnamento personale di adolescenti e giovani” è stato il tema dell’incontro dei confratelli in formazione iniziale tenutosi dall’1 al 3 settembre presso l’Ostello Don Bosco (Playa) di Catania. Di seguito la notizia pubblicata sul sito dell’Ispettoria Salesiana Sicula.

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Accompagnare oggi: una scelta più che possibile!
L’accompagnamento personale di adolescenti e giovani: tema del “campo giovani confratelli”

Dal 1 al 3 Settembre presso l’Ostello Don Bosco (Playa) di Catania, si è svolto l’incontro dei giovani confratelli in formazione iniziale (dal primo anno di professione al primo anno di sacerdozio).

I confratelli hanno vissuto giornate di fraternità, relax e formazione con il tema che riguardava la formazione all’accompagnamento spirituale. Tre i momenti salienti: la lectio divina guidata dal vicario ispettoriale, don Franco Di Natale, incentrata sulla chiamata dei primi discepoli (Mt 4, 18-22) e due incontri formativi in videoconferenza: la prima con don Giuseppe Russo (originario dell’Ispettoria Meridionale ed oggi incaricato dell’oratorio di Bari) il quale ha parlato, in base alla sua esperienza, dell’accompagnamento spirituale degli adolescenti; nel pomeriggio, connesso sulla piattaforma di videocalling c’era don Enrico Ponte – attuale maestro dei novizi del Colle Don Bosco – che ha tenuto l’incontro sull’accompagnamento spirituale di un’altra fase esistenziale, quella giovanile.

Entrambi i relatori hanno suggerito un metodo di accompagnamento spirituale di matrice salesiana e ricordavano ai salesiani che ci sono tre tipi di accompagnamento: di ambiente, di gruppo e personale; l’importanza della presenza di questi è fondamentale poiché non devono mai mancare in un’opera salesiana.

Il resto delle giornate sono state ricche di fraternità e di confronto delle esperienze estive svolte nei luoghi di apostolato; non sono mancati attimi di relax con giochi, passeggiate, chiacchierate e momenti distensivi sulla spiaggia.

Queste giornate di ricarica, sia spirituale che di fraternità, hanno stimolato molto i confratelli e li ha preparati al nuovo anno educativo-pastorale.

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Salesiani Sicilia, campo dei familiari dei Salesiani di Don Bosco 2021

Dal sito dei Salesiani Sicilia, un articolo sul campo dei familiari dei Salesiani 2021, a firma di Giuditta Garufi.

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Dopo una serie di incontri online avvenuti nei mesi invernali, dal 3 al 5 settembre 2021 si è tenuto, presso la Colonia don Bosco di Catania, il Campo con i familiari dei giovani – e non solo! – Salesiani di don Bosco dell’Ispettoria Sicula. Per il quarto anno di fila, le famiglie “biologiche” di alcuni confratelli salesiani hanno avuto l’opportunità di confrontarsi tra loro e con la famiglia “acquisita” dei propri figli/fratelli/nipoti, rappresentata dalla Congregazione. Ricorrendo il 150° anniversario dall’istituzione a Patrono della Chiesa Cattolica, il Papa ha indetto un anno dedicato alla riflessione su San Giuseppe, ed è proprio a partire dalla figura di questo santo che si sono sviluppati i due momenti formativi che hanno accompagnato i partecipanti al campo.

La prima delle due relazioni è stata tenuta dai coniugi Antonino Solarino e Rosaria Perricone, Salesiani cooperatori di Ragusa, che a partire dal tema della paternità nel matrimonio hanno condiviso esperienze e punti di vista in merito alla “funzione” della famiglia per ciascun membro della stessa, laico o religioso che sia: è nella famiglia, infatti, che si apprende la grammatica delle relazioni, costituita da amore, pienezza e senso della vita. L’amore paterno va poi a caratterizzarsi quale forma di amore casto: un amore che sa custodire, capace di intimità senza possesso, di riconoscere fino in fondo la soggettività dell’altro. Parole semplici, ma che hanno fatto vibrare le giuste corde dei pensieri e dei cuori di Salesiani e familiari presenti al campo, in modo tale da riflettere e confidarsi all’interno del proprio nucleo familiare, per crescere insieme.

Il secondo momento formativo è stato condotto dall’Ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia, don Giovanni D’Andrea, il quale, rifacendosi al proprio vissuto, ha consegnato agli uditori una serie di parole chiave che riassumono la concezione di paternità nella vita consacrata e/o sacerdotale: si tratta di un amore attento, affettuoso, ma non sdolcinato, un amore che passa attraverso la sofferenza e che si fonda sul saper stare vicino all’altro e sulla pazienza. Concezione che, d’altronde, si rifà all’articolo 15 delle Costituzioni Salesiane, citato dallo stesso Ispettore:

«Mandato ai giovani da Dio che è “tutto carità” , il salesiano è aperto e cordiale, pronto a fare il primo passo e ad accogliere sempre con bontà, rispetto e pazienza. Il suo affetto è quello di un padre, fratello e amico, capace di creare corrispondenza di amicizia: è l’amorevolezza tanto raccomandata da Don Bosco. La sua castità e il suo equilibrio gli aprono il cuore alla paternità spirituale e lasciano trasparire in lui l’amore preveniente di Dio».

Il campo con i familiari degli SDB è stato poi articolato in momenti di confronto per gruppi, fraternità, buonanotte salesiana, relax, e le celebrazioni eucaristiche, nel corso delle quali sono stati vissuti momenti di preghiera particolari: la benedizione dei papà, il rinnovo delle promesse matrimoniali di due coppie di genitori, in occasione dei 25 e 30 anni di matrimonio; il ricordo dei familiari di Salesiani siciliani defunti, in particolare quelli nell’anno; il rinnovo dei voti di 9 giovani confratelli: Fabrice, Simone, Danilo, Emanuele, Antonio, Vito, Orazio, Giuseppe e Alessio.

Salesiani, genitori, fratelli, sorelle e zie, dopo questo Campo, portano con e dentro di sé istanti di conoscenza, familiarità, comunione, vissuti nella semplicità e nella gioia dello stare insieme, uniti in Dio grazie alla grande Famiglia della Congregazione Salesiana, in cui così come ogni Salesiano si fa “padre” di ciascun giovane che incontra per la sua strada, allo stesso modo i genitori di un Salesiano diventano padre e madre di ciascun Salesiano della Congregazione.

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#positivoallavita: l’esperienza di don Giovanni D’Andrea durante il ricovero per Covid-19

L’esperienza del lungo ricovero per Covid di don Giovanni D’Andrea, ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia, è stato raccontato da La Gazzetta del Sud in un articolo di Rachele Gerace. La notizia è stata pubblicata sul notiziario dell’Ispettoria.

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Con l’hashtag “#positivoallavita e adesso #negativoalcovid”, l’ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia, don Giovanni D’Andrea, 52 anni, ha annunciato il suo “ritorno alla vita” dopo la drammatica esperienza legata al Covid, contratto in comunità, la sede salesiana di Catania, 4 lunghissime settimane trascorse all’Ospedale “Cannizzaro, dov’è giunto sabato di Carnevale con febbre a 39,5 e una polmonite bilaterale interstiziale, per la quale si è subito reso necessario l’uso del ventilatore polmonare. “Il ritmo scandio dalle note dell’apparecchio che monitora il valore della saturazione mi ha accompagnato fedelmente durante questo tempo vissuto completamente a letto, quasi un mantra”., racconta il sacerdote, descrivendo quella “trincea” nella quale gli guardi celati dietro mascherine e visiere del personale sanitario erano la sola fonte di serenità, coraggio e speranza. fra gli angeli del reparto ha avuto anche la gioia di ritrovare l’infermiera Sonia, avuta fra i piccoli del Grest 20 anni prima e la pneumologia Agata (con la quale aveva condiviso il percorso di animazione missionaria), che durante la degenza ha creato un gruppo whatsapp con i familiari e alcuni confratelli, per aggiornali in tempo reale sul suo stato di salute.

“Mi sono reso conto che la sola cosa da fare fosse quella di abbandonarmi ai medici e ai tempi dettati dal percorso terapeutico, sul quale per privacy non mi veniva detto molto”. A parte poche parole scambiate con i compagni di stanza, qualcuno purtroppo molto più giovane di lui, lo smartphone è stato la sola “finestra sul mondo” per il religioso messinese, che descrive le tante attestazioni di affetto ricevute: “Per me c’è stata una catena di preghiera che si è diffusa in varie parti del mondo, anche in Medio Oriente”.

Dall’inizio della pandemia, nella comunità salesiana siciliana e tunisina ci sono stati 6 decessi e 25 contagi, su 180 religiosi. “Sono numeri che ci devono indurre alla prudenza e al rispetto della profilassi” ha detto don D’Andrea, preoccupato per il disagio psicologico che i giovani stanno vivendo ma speranzoso in una rinascita comunitaria. sulla sua esperienza sta scrivendo una sceneggiatura, uno spaccato ironico-realistico di questa pandemia, che presto sarà messa in scena dai giovani dell’oratorio “Maria Ausiliatrice” di Valle degli Angeli a Provinciale.

“M’Interesso di te”: il progetto di Salesiani per il Sociale APS sull’Osservatore Romano

Pubblichiamo un articolo uscito sull’Osservatore Romano dove si parla del progetto “M’Interesso di te” di Salesiani per il Sociale APS. Il progetto, realizzato nelle città di Torino, Napoli e Catania, e sviluppato su due edizioni, vuole arginare il fenomeno dell’esclusione sociale e dei minori stranieri non accompagnati e dei neomaggiorenni, migliorare la loro integrazione sociale, favorire i processi di sempre maggiore autonomia personale e lavorativa, attraverso interventi peculiari e di aggancio, recupero e reinserimento fondati sulla “ripresa in carico” e l’accoglienza, la formazione e l’orientamento, l’accesso ai servizi educativi, sanitari e sociali locali.

Per ridare un’identità ai minori invisibili

#CANTIERE GIOVANI • Il progetto «M’interesso di te» di Salesiani per il sociale

Appena giunti in quella che avrebbe dovuto essere la terra promessa, tutto quanto li identifica è l’acronimo Msna: i minori stranieri non accompagnati sbarcano soli in un Paese di cui spesso non sanno il nome, soli, benché in mezzo a centinaia di persone. Persone di cui non riconoscono i volti. Disorientati in un ambiente loro estraneo, quando non ostile, ed esclusi dai circuiti dell’accoglienza, sono inevitabilmente più esposti a situazioni di rischio, finendo non di rado preda della criminalità organizzata.

«Le loro storie, poco visibili e a cui non si presta la dovuta attenzione, si inseriscono nel fenomeno emergente dei ragazzi di strada, minorenni di 16-17 anni, senza fissa dimora e figure di riferimento, quasi sempre vittime delle tante forme di sfruttamento» spiega don Roberto Dal Molin, presidente di Salesiani per il sociale, i quali, per il terzo anno consecutivo, con il supporto del Fondo di beneficenza di Intesa Sanpaolo, riprendono il progetto «M’interesso di te», teso ad accompagnare tanti giovani a un percorso di vita dignitoso e costruttivo, proprio nel delicatissimo passaggio alla maggiore età, quando vengono meno anche quelle minime tutele previste dall’attuale legislazione.

«Ci è sembrato doveroso farci carico della loro integrazione, perché, essendo privi di risorse personali, relazionali e sociali, a seguito dell’interruzione dei programmi di inserimento riservati ai più piccoli, sarebbero stati ulteriormente abbandonati a sé stessi» conclude don Roberto, sottolineando che gli interventi avviati a Torino, Napoli, Catania, San Gregorio di Catania e Roma «coinvolgono anche le amministrazioni locali, proponendosi come modello di progettualità condivisa estendibile ad altre città». Riscattare questi giovanissimi da traumi fisici e psichici, dovuti alle violenze subite nei Paesi di origine e di transito, affrancarli dalla precarietà di un’esistenza fatta di rifugi di fortuna e condizioni igienico-sanitarie insalubri richiede la collaborazione di una rete di assistenza territoriale. «Essendo agli occhi della società degli invisibili, non hanno diritto ad assistenza sanitaria e cure mediche, così, molti di loro finiscono nel cono d’ombra del silenzio e dell’emarginazione, e, soprattutto, finiscono ridotti in schiavitù dal mercato della prostituzione organizzata, vittime di una vera e propria tratta» denuncia don Roberto.

Obiettivo del progetto è, infatti, proprio contrastare esclusione sociale e sfruttamento, attraverso recupero, presa in carico, formazione, inserimento sociale e diverse misure atte a togliere i ragazzi dalla strada e dare loro una speranza di rinascita. «Solo quest’anno partecipano al progetto 600 giovani, ma intendiamo accoglierne quanti più riusciamo: i nostri operatori quattro volte a settimana si muovono sulla strada per identificare i minori in difficoltà. In due anni di attività hanno accumulato una buona conoscenza del territorio e sanno dove intercettare i ragazzi» racconta don Roberto, sottolineando l’importanza dell’esperienza sul campo per instaurare un contatto diretto con i più piccoli, conquistare la loro fiducia, conoscerne origini, storia e motivazioni alla base della loro fuga, comprendendo le loro paure e i pericoli che hanno corso e continuano a correre.

Dopo il primo contatto, utile a stabilire condizioni di salute, status giuridico ed eventuali procedimenti penali a carico, viene attivata la rete dei servizi formali e informali a seconda delle singole esigenze. I centri di accoglienza diurna di bassa soglia svolgono una funzione di filtro e di primo supporto: i ragazzi ospitati, qui trovano un pasto caldo, un letto e un tetto, ma anche canali per avviare le procedure di regolarizzazione di documenti personali e permessi di soggiorno. «Abbiamo pensato ad attività di laboratorio e socializzazione, che aiutassero a creare un clima confortevole e accogliente, che favorissero la comunicazione, la fiducia nell’altro e l’apertura al prossimo, che trasmettessero la dimensione dell’appartenenza — spiega il presidente dei Salesiani — per questo sono centrati sulla creatività e sull’auto-narrazione come strumenti di crescita».

A questi sono, tuttavia, affiancati corsi per il potenziamento delle competenze linguistiche: la comprensione della lingua è, infatti, condizione irrinunciabile all’inserimento sociale dei nuovi arrivati, oltre che necessaria all’acquisizione della licenza media. Ai neomaggiorenni viene anche offerta un’accoglienza abitativa temporanea (dai 6 ai 12 mesi), valutata in forma sperimentale anche in prospettiva, per alcuni di loro, dell’affido familiare: già in questa prima fase, infatti, una rete di famiglie affianca i ragazzi nel compiere i primi passi in un mondo ancora sconosciuto, quello della scuola e delle strutture di sostegno, nel vivere nuove relazioni con i coetanei, nell’approccio a tradizioni e usi diversi.

L’aspetto più importante, dal punto di vista formativo, è il raggiungimento dell’autonomia: attività, tempo ed energie sono, in larga parte, finalizzate a tale obiettivo, motivando alla scoperta del proprio potenziale, all’acquisizione di competenze trasversali, alla ricerca di una professione dignitosa. «Riteniamo fondamentale spronarli a esplorare richieste e dinamiche del mondo del lavoro, a individuare spazi in cui possano investire il loro talento in una progettualità in linea con attitudini, passioni e aspettative personali» spiega Giovanna Palatino, responsabile del Fondo beneficenza Intesa Sanpaolo, riferendosi alla scelta dell’inserimento di corsi professionali e di tirocini aziendali, a completamento dei percorsi scolastici formali, per ogni ragazzo. «Ci ha colpito il progetto dei Salesiani, perché si occupa degli ultimi tra gli ultimi, e, poiché le Linee guida biennali del Fondo hanno come focus il sostegno ai migranti, per favorirne l’inclusione sociale ed economica, abbiamo voluto dare una mano a questi ragazzi, soli e senza riferimenti, in fuga dai loro paesi alla ricerca di un futuro migliore» ricorda Palatino.

Sono gli stessi giovani e giovanissimi che vediamo gravitare attorno alle stazioni e nelle periferie delle nostre città, finendo, spesso, preda della criminalità. Esclusi dai circuiti ufficiali, finiscono tra gli invisibili. Sottrarli a questa morsa, richiede, oltre ad un primo intervento emergenziale, un percorso personalizzato di alfabetizzazione e inserimento: «Si tratta di una questione di umanità, ma anche di una battaglia di civiltà che vale la pena combatterla, avendo di fronte lo sguardo e il sorriso dei tanti bambini e ragazzi che stiamo seguendo». Nei primi due anni di progetto (2018-2019), infatti, sono stati supportati complessivamente circa 1.400 minori, sono state organizzate oltre 500 uscite di educazione di strada e, a oggi, si contano oltre 1.700 accessi all’accoglienza di bassa soglia; sono stati tenuti 400 corsi di prima alfabetizzazione e 900 interventi psico-socio-educativi. Numeri che parlano di un grande progetto che, non a caso, ha incontrato il plauso delle università responsabili del suo monitoraggio: l’ultimo report lo segnala come “piano di alta rilevanza”, in quanto promotore di un modello di presa in carico della persona a tutto tondo e rispettoso delle esigenze della singola persona. Sapere che tutto sta avendo un seguito, grazie all’iniziativa e all’impegno di tanti educatori, volontari e amministratori, è di forte auspicio per il loro e nostro futuro.

di Silvia Camisasca

(26 ottobre 2020)

Salesiani per il Sociale

Osservatore Romano

Da Avvenire – A Catania, volontari in strada come ai tempi del colera

Pubblichiamo un articolo uscito su “Avvenire” a firma di Marco Pappalardo.

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Non sono un’associazione, si organizzano agilmente via social, e a chi gli chiede “chi siete?” rispondono “siamo amici di Don Bosco”. Tra loro in questo tempo difficile ricorre ciò che il santo educatore fece in occasione del colera che divampò a Torino nel 1854: mandò i suoi ragazzi ad aiutare la gente colpita, assicurando che nessuno di loro avrebbe contratto la malattia se non avesse commesso peccati e così fu. Oggi come allora a Catania un gruppo di giovani è al servizio dei più deboli e, nel rispetto del distanziamento fisico e dei decreti, con le adeguate mascherine, fanno rete con altre generose realtà, come la Comunità di Sant’Egidio e chi si mette in gioco da singolo o in gruppo raccogliendo viveri o denaro. La solidarietà prende la forma della cura che oltrepassa il gesto del momento, cercando di migliorare le condizioni con l’individuazione di un posto letto per i senza dimora, ma anche una semplice telefonata per un “come stai?” o “hai bisogno di qualcosa?” alle famiglie aiutate in casa. Alcuni tra i volontari avevano 14 anni quando hanno iniziato, grazie a una proposta della scuola, a mettersi al servizio delle persone senza dimora e delle famiglie bisognose, insieme a un paio di insegnanti ed educatori dell’istituto salesiano San Francesco di Sales. Oggi, ormai universitari e qualcuno già al lavoro, circa in 40 continuano a essere volontari, a turno e tutto l’anno, il lunedì sera per portare una buona parola, un sorriso, cibo, abiti, coperte e medicine a chi vive in strada o, più fortunato, ha un tetto sotto cui abitare. C’è uno zoccolo duro di giovani affiatati a cui si aggiungono colleghi di studio e amici incuriositi, altri del Movimento giovanile salesiano, ma anche alcuni adulti, come genitori, sacerdoti e suore.

 

 

Sicilia, due nuove professioni perpetue

Da ANS

Catania, Italia – ottobre 2019 – Il 20 ottobre i Salesiani dell’Ispettoria della Sicilia e Tunisia (ISI) hanno celebrato la Professione Perpetua di due confratelli, nella casa salesiana “La Salette”, di Catania. Andrea Domenico Palma, nativo di Piazza Armerina (EN), e Gabriele Cardaciotto, messinese d’origine, hanno vissuto questo momento di Grazia nello stesso cortile che li ha visti muovere i primi passi nell’esperienza salesiana. Sotto gli occhi attenti dei ragazzi, di quelli emozionati degli adulti e dei confratelli hanno consegnato la loro vita al Buon Dio nel servizio dei più giovani poveri e abbandonati. A presiedere l’Eucarestia è stato il neo Ispettore, don Giovanni D’Andrea.