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Avvenire – Sant’Agostino a Milano, cent’anni e un cuore sempre giovane tra stazione, uffici e grattacieli

Da Avvenire.

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Ha un volto che si modifica velocemente il quartiere milanese dove si trova la parrocchia di Sant’Agostino, il centro salesiano che ha aderito al progetto “Avvenire in oratorio” e che è il riferimento degli adolescenti intervistati in questa pagina. A due passi dalla Stazione Centrale e dalla fermata della metro Gioia, si trova in una zona storicamente giovane e popolare. Ma negli ultimi vent’anni, con l’arrivo dei grattacieli nelle zone limitrofe, si è riempita di uffici e di servizi più che di abitazioni. Anche nei condomini sempre più spesso gli appartamenti vengono trasformati in bed and breakfast che accolgono i turisti. A raccontare questi cambiamenti è don Virginio Ferrari, il parroco. «Vediamo che le famiglie si spostano sempre più verso la periferia, il quartiere sta invecchiando. Ci sono situazioni di povertà soprattutto nei dintorni della stazione e invece zone a reddito medio-alto verso via Taramelli». La chiesa dei Salesiani esiste dal 1920, specifica il parroco, «sono più di cent’anni!». Mattoni rossi e un ampio cortile interno, è attorniata da un polo scolastico con circa 2mila studenti, dagli spazi dell’oratorio e da diversi altri servizi come il centro di aiuto psicologico e il centro di ascolto. I salesiani che abitano il complesso sono una trentina, divisi sui vari servizi. Qual è il bacino di utenza? «La parrocchia copre un territorio di 12mila persone – spiega ancora don Ferrari -. Circa il 10% ci frequenta ma in chiesa arriva anche tanta gente di passaggio. Spesso sono lavoratori che escono dalla stazione, passano per la Messa e poi vanno in ufficio». I focus principali della parrocchia sono «la cura dei giovani, la catechesi e l’accompagnamento delle famiglie, come è pienamente nel carisma di don Bosco». L’impegno per e con i ragazzi lo racconta don Giovanni Conti, incaricato per le attività dell’oratorio. In queste settimane è iniziato ad esempio il percorso di formazione per chi diventerà animatore del Cre-Grest: «Puntiamo a mettere gli adolescenti al centro e a dare loro la massima attenzione». In estate avranno il compito di dare vita a decine di attività, con la responsabilità di centinaia di bambini e bambine. «La sfida è far vivere loro un tempo in cui sono utili per qualcuno e gratuitamente. Molti riconoscono che le amicizie più forti se si hanno valori solidi da condividere» spiega don Conti. Durante le giornate del CreGrest ci sono diversi momenti di preghiera e chi partecipa si lascia interrogare. «È l’età in cui più che parlare di Dio, bisogna farglielo percepire. Se c’è un bel clima umano, il messaggio passa». E poi ci sono degli esempi concreti che l’oratorio pone come modelli anche durante l’anno, dice ancora il don. «Quest’anno nel percorso annuale degli adolescenti abbiamo messo al centro il tema “Non tacerò” e siamo andati sulle orme di don Peppe Diana a Casal di Principe». Spesso nelle uscite il don chiede ai partecipanti di lasciare il telefono in un angolo, tanto che in alcuni casi, come in un viaggio a Roma qualche tempo fa, il cellulare è rimasto proprio a casa. «Quando c’è stato bisogno di qualcosa, i ragazzi hanno trovato la soluzione anche senza gli smartphone». Quest’estate gli animatori saranno circa 70 per un Grest che durerà sette settimane. Ci saranno le responsabilità, certo, ma anche tutto lo spazio per la loro effervescenza e vitalità.

L’educazione ai tempi del Covid

Pubblichiamo l’articolo uscito sul settimanale Credere in cui Don Virginio Ferrari, parroco alla basilica salesiana di Sant’Agostino a Milano , racconta come si sono organizzati per svolgere l’attività estiva.

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Don Virginio Ferrari è parroco alla basilica salesiana di Sant’Agostino a Milano. A occuparsi direttamente dell’oratorio è poi don Giovanni Conti, anch’egli salesiano. Ci saranno mascherine colorate, guanti, fiumi di gel igienizzante, distanze di sicurezza, aule sanificate e controlli, rigorosi e continui. Ma, soprattutto, ci saranno loro: 100 bambini, pronti a vivere un’estate diversa. Un’estate post Covid, dopo mesi di isolamento a casa. Un’estate di regole, certamente, e tuttavia di divertimento, condivisione e impegno. Insomma, un’estate all’oratorio. «Il cuore della nostra azione pastorale è l’oratorio», spiega don Virginio Ferrari, parroco della basilica salesiana di Sant’Agostino, a Milano, la parrocchia meneghina che, il 22 giugno, riaprirà ai bambini. «Dopo mesi di scuole chiuse e di permanenza forzata a casa, per molti questa sarà la prima esperienza di ritrovo», gli fa eco don Giovanni Conti, responsabile dell’oratorio.

«I protocolli da rispettare sono numerosi, ma non temiamo: anche le regole possono diventare occasione educativa e momento di crescita». Per i salesiani di don Bosco, l’oratorio è molto più di un impegno: «Rappresenta la nostra essenza», dice don Virginio. «Lo stesso don Bosco ha fondato la sua congregazione attorno a un oratorio, che radunava con lo spirito di una famiglia i ragazzi poveri e abbandonati nella Torino dell’Ottocento». A Sant’Agostino, ogni anno, in estate erano circa 500 i bambini coinvolti. «Quest’anno, ovviamente, non sarà possibile ripetere un’esperienza identica alle edizioni passate. Tuttavia, insieme a tutta la Chiesa, anche noi Salesiani ci siamo posti la domanda se, nonostante le difficoltà, potessimo comunque essere vicini alle famiglie». La risposta è stata affermativa. Non poteva essere diversamente in questa parrocchia nella cui basilica sono conservate le spoglie del venerabile Attilio Giordani, padre di famiglia che, proprio nell’oratorio, ha espresso quelle “virtù eroiche” che hanno dato avvio al processo per la sua canonizzazione. «In questo periodo particolare non possiamo riproporre uno schema tradizionale, vogliamo pensare a qualcosa di inedito, come ha suggerito a tutta la diocesi il nostro arcivescovo, monsignor Mario Delpini, coinvolgendo tutta la comunità», spiega ancora don Virginio.

Nasce così Summerlife2020, dal 22 giugno al 31 luglio: tre turni di due settimane ciascuno con 100 bambini delle elementari, dal lunedì al venerdì per l’intera giornata (8.30-16.30). «Abbiamo preso atto delle linee guida della Regione Lombardia e della Chiesa italiana», aggiunge don Giovanni, «consapevoli di doverci mettere in gioco per offrire un aiuto anche a tanti genitori che riprenderanno il lavoro ordinario». Proprio per questo si è scelto di dare la precedenza ai piccoli delle elementari, che difficilmente possono rimanere da soli a casa. Ma ci sono proposte anche per i più grandi: Extra Summer, nel pomeriggio, per i ragazzi delle scuole medie; Summer Ago, per gli adolescenti, la sera. Certo, le difficoltà non sono poche, ma non spaventano: «I protocolli vigenti ci costringono a limitare il numero dei bambini e ad avere un educatore maggiorenne per ogni sette ragazzi, coadiuvati da animatori minorenni», specifica don Virginio. «Inoltre, gli ambienti devono essere sanificati e questo ci impone uno sforzo, anche economico, non indifferente. Per questo è indispensabile un vero patto educativo con le famiglie». Come tutti gli anni, le giornate voleranno tra momenti di gioco, sport, musica, teatro, ma anche preghiera: ci saranno attività di svago, e poi “lezioni” sul rispetto delle regole, sotto 10 sguardo vigile e bonario di Maurizio, lo storico sacrestano della parrocchia. «Abbiamo pensato di valorizzare l’esperienza vissuta durante 11 lockdown», dichiara don Giovanni. «Lo slogan della Summerlife è infatti Together, insieme si può, per rileggere i mesi trascorsi nell’ottica della condivisione, del servizio, del prendersi cura». Un tempo e uno spazio di socializzazione, in un ambiente educativo che sappia offrire un’esperienza di vita cristiana: è così che don Bosco sognava l’oratorio, perché potesse essere nello stesso tempo «una casa che accoglie, una parrocchia che evangelizza, una scuola che avvia alla vita e un cortile per incontrare gli amici».

Come un po’ dappertutto in Italia, anche in questa parrocchia nel cuore produttivo di Milano, che conta 12 mila residenti ma tantissime persone di passaggio (essendo adiacente alla stazione centrale e al Palazzo della Regione), la ripresa delle Messe non ha coinciso con il ritorno in chiesa dei ragazzi: «Non ci sono attività per loro, non c’è catechismo, non ci sono momenti di svago e di sport, che riempivano i cortili nelle domeniche e nei pomeriggi primaverili… Dobbiamo metterci in gioco per offrire un’estate serena e costruttiva a tanti bambini, soprattutto a quelli che non hanno possibilità alternative», commenta sconsolato don Virginio. Ragazzi che, in oratorio, sperimentano molto più di una proposta per l’estate. Lo sa bene Fabio, che da piccolo era in prima fila a scorrazzare nei cortili salesiani e, crescendo, è diventato animatore. «Quando ero bambino», racconta, «l’oratorio era l’essenza della domenica, un luogo per giocare e soprattutto per crescere. Con gli anni, ho capito che anche io potevo diventare animatore e aiutare altri bambini. Stare con i ragazzi regala soddisfazioni. Riempie un’estate e può riempire una vita». Da tre anni Fabio ha iniziato un percorso vocazionale che lo porterà a essere sacerdote di don Bosco. Un piccolo seme nato in un oratorio estivo, quando non c’era il Covid ma esisteva la medesima passione per l’impegno.