Articoli

Osservatore Romano – Costruendo il futuro

In un articolo de l’Osservatore Romano sulla vita delle persone in Congo, si parla anche dell’impegno dei missionari salesiani per la formazione professionale dei ragazzi di strada.

***

La gente è poverissima. Sbarca il lunario con lavoretti quotidiani che li aiutano a tirare avanti. Una contraddizione in una terra ricca di materie prime (oro, coltan, diamanti, eccetera), ma sconvolta da un’instabilità politica e militare profonda causata dalla presenza di milizie e criminalità comune. Come ha testimoniato l’uccisione di Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, e del carabiniere Vittorio Iacovacci. Questo è il Kivu, regione orientale del Paese africano, un luogo in cui la presenza dei missionari cattolici non è mai mancata e continua sempre a fianco degli ultimi. In particolare i più fragili come le donne e i bambini.

Bernard Ugeux, 75 anni, padre bianco, lavora insieme alle ragazze che hanno subito violenze sessuali. In quest’area, dove domina la violenza, le donne sono le vittime sacrificali. Nelle foreste del Nord e del Sud Kivu, che il governo fatica a tenere sotto controllo, si registrano sistematici casi di abusi. Le Nazioni Unite hanno contato oltre quindicimila stupri in un anno nello Stato: il più alto numero di crimini sessuali registrati al mondo. La violenza ferisce le ragazze e le donne nel corpo e nella psiche. Non solo, ma lo stigma sociale le allontana dalla loro comunità. La Chiesa cattolica si è così trovata in prima linea di fronte a questa brutalità. Nell’aprile 2017, l’Unione internazionale dei superiori generali, con il supporto dell’ambasciata britannica, ha formato una quarantina di consacrati (dei quali alcuni preti) per aiutare le donne vittime di violenza sessuale. Padre Bernard ha promosso, insieme a un’équipe di laici congolesi e alle suore dorotee, un percorso di riscatto per 250 ragazzine in fuga dall’orrore. «Sono ex bambine di strada, vittime di abusi e violenze, orfane o figlie di genitori poverissimi o impossibilitate a crescerle», osserva il religioso. «Ogni giorno le giovani frequentano il centro, che fornisce assistenza sociale e psicologica, istruzione, educazione e formazione professionale. A lezione insegniamo francese, matematica, taglio e cucito, e cucina. Affianchiamo le ragazze nel percorso di reintegrazione nella società, cerchiamo famiglie affidatarie o adottive disposte ad aiutarle, cerchiamo per quanto possibile di autofinanziarci attraverso la vendita di dolci o vestiti realizzati dalle stesse ragazze».

La povertà e la violenza colpiscono anche i giovani. «I ragazzi di strada sono il segno più evidente della povertà», spiegano i missionari saveriani. «Di giorno, si mescolano agli altri negli incroci stradali e nei mercati, ma la notte si trovano in alcuni punti della città e puoi distinguerli chiaramente. Sono bambine e bambini dai sei ai dodici anni malvestiti, malnutriti, a volte abusati e certamente destinati al banditismo». I saveriani hanno deciso di muoversi per ridare loro dignità. Li ospitano in una casa e cercano di dare loro affetto, amicizia e sicurezza. Oltre a una formazione scolastica e una specializzazione professionale per garantire loro un futuro.

Un’attenzione che prestano anche i missionari salesiani che, attraverso la scuola Tuwe Wafundi, offrono loro la possibilità di imparare un mestiere spendibile nel mercato del lavoro, proponendo corsi di carpenteria, edilizia, meccanica e saldatura. La scuola è completamente gratuita, proprio perché accoglie ragazzi e ragazze in situazioni di strada.

Proprio nella casa dei saveriani aveva fatto visita l’ambasciatore Attanasio la scorsa settimana. «Un grande amico e molto, molto aperto ai problemi sociali. Molte volte era venuto a visitare il gruppo degli enfants de la rue, dei ragazzi di strada che noi gestiamo qui a Bukavu. Era stato da noi anche con la famiglia, la moglie e le tre bambine. Una grande perdita veramente», dice padre Sebastiano Amato, missionario saveriano da quasi quarant’anni nel Paese africano, citato dall’agenzia InfoAfrica/ AGI. «Sabato pomeriggio — racconta padre Amato — l’ambasciatore era arrivato a Bukavu in macchina venendo da Goma, aveva visitato alcuni progetti del Programma alimentare mondiale nella città e poi aveva proseguito fino a Bukavu. Nel pomeriggio di sabato abbiamo organizzato un incontro con gli altri italiani che vivono qui, fino a sera siamo rimasti insieme a mangiare, parlare, discutere, ci ha dato una infinità di notizie da Kinshasa. È rimasto fino a domenica, poi hanno preso il battello per andare a Goma».

di Enrico Casale

Si conclude il XXIII Corso di formazione in Pastorale Missionaria

Da ANS

***

Un gruppo di 34 missionari provenienti da tutto il mondo – 13 Figlie di Maria Ausiliatrice, 2 suore francescane e 19 Salesiani di Don Bosco – partecipa al XXIII Corso di formazione in Pastorale Missionaria. L’ultima tappa è sulle orme di Gesù a Gerusalemme.

I missionari sono arrivati da India, Congo, Cambogia, Argentina, Siria, Regno Unito, Italia, Spagna, Filippine e Brasile. Alcuni hanno fatto parte della 150a Spedizione Missionaria Salesiana e così hanno ricevuto la Croce Missionaria, il 29 settembre scorso, nella basilica di Maria Ausiliatrice. In un modo o nell’altro, questi mesi di riflessione e approfondimento sono serviti a mantenere vive le parole di Papa Francesco: “Siamo missionari di una Chiesa in uscita… Infatti siamo missione, come la Chiesa è missione”.

Il percorso formativo di tre mesi svoltosi all’Università Pontificia Salesiana (UPS) di Roma è iniziato con lo studio delle fonti del carisma salesiano a Valdocco e Mornese.

Non è stata solo un’esperienza di approfondimento dei temi missionari, teologici, pastorali ed ecclesiali, ma “un’esperienza di spiritualità profonda con gli Esercizi Spirituali nella Fraterna Domus di Sacrofano che spontaneamente ci ha invitato alla preghiera e alla profondità”, ha dichiarato suor Liliane Kaputo, FMA, che ha seguito il corso.

Durante le varie settimane i partecipanti hanno avuto l’opportunità di recarsi come pellegrini a Roma e in alcuni importanti luoghi dove sono nati e vissuti grandi figure spirituali, come Assisi (San Francesco), Siena (Santa Caterina) e Subiaco (San Benedetto). “Il pellegrinaggio non solo ci ha motivato, ma ci ha anche invitato ad entrare in comunione con questi grandi santi della Chiesa. Visitare le Catacombe di San Callisto, camminare sulle orme di San Paolo e visitare gli scavi della Tomba di San Pietro in Vaticano ci hanno permesso di entrare in armonia con una Chiesa dei martiri, una Chiesa minoritaria, una Chiesa in uscita” prosegue la religiosa.

I partecipanti al corso sono stati anche vicini a Papa Francesco in un’udienza del mercoledì. “Abbiamo potuto sentirlo così da vicino, sentirci in profonda comunione con lui e sentirci obbligati, sollecitati e anche inviati come missionari”.

Tutti i partecipanti confermano che è stato un momento di ricchezza spirituale e di rinnovamento missionario, grazie ad oltre 200 ore di formazione, con la partecipazione di esperti di vari argomenti importanti per l’impegno missionario.

“Le sfide sono ancora molte, ma siamo sicuri che dopo questo tempo di formazione, riflessione e preghiera, potremo partire con più entusiasmo e fiducia in Dio. Tutti siamo missione”, conclude suor Kaputo.