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Dal 18 maggio celebrazioni con la presenza dei fedeli

Pubblichiamo l’articolo di Vatican News in cui si riporta la notizia della firma del protocollo per riaprire le celebrazioni alla presenza dei fedeli.

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Gabriella Ceraso – Città del Vaticano

“Ciascuno ha fatto la propria parte con responsabilità”. Così il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha commentato la firma, questa mattina a Palazzo Chigi, del Protocollo che dà il via libera alla ripresa delle celebrazioni con la presenza del popolo a partire dal 18 maggio, ribadendo l’impegno della Chiesa a contribuire al superamento della crisi in atto. Il testo  – fa sapere la Conferenza episcopale italiana – giunge a conclusione di un percorso che ha visto la collaborazione tra i vescovi, il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Interno – nello specifico il Prefetto del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, Michele di Bari, e il Capo di Gabinetto, Alessandro Goracci – e il Comitato Tecnico-Scientifico.

Nel rispetto della normativa sanitaria disposta per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2, il Protocollo indica alcune misure da ottemperare con cura, concernenti l’accesso ai luoghi di culto in occasione di celebrazioni liturgiche; l’igienizzazione dei luoghi e degli oggetti; le attenzioni da osservare nelle celebrazioni liturgiche e nei sacramenti; la comunicazione da predisporre per i fedeli, nonché alcuni suggerimenti generali. Queste misure- ha spiegato il premier Conte – esprimono i contenuti e le modalità più idonee per assicurare che la ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo avvenga nella maniera più sicura.

Nello specifico si parla di accessi ai luoghi di culto ordinati e contingentati con l’aiuto dei volontari, e di presenze di fedeli  ammessi solo con l’uso di mascherine e rispettando le distanze di sicurezza per “almeno un metro laterale e frontale”. A coloro che presentano sintomi influenzali/respiratori, con febbre uguale o superiore ai 37,5 gradi o che sono state in contatto con persone affette da coronavirus, è vietato l’ingresso ai luoghi di culto. Ingressi e uscite dovranno essere quanto più possibile distinti e si dovranno prevedere luoghi appositi per l’accesso dei disabili. Gli ambienti saranno igienizzati al termine di ogni cerimonia così come tutti gli oggetti utilizzati. Vuote le acquasantiere e omesso lo scambio del gesto di pace. Per i riti della Comunione sono richiesti al celebrante l’igienizzazione delle mani e l’uso di guanti e mascherina, vietato venir in contatto con le mani dei fedeli.

Per ragioni di sicurezza sanitaria è ridotta al minimo la presenza di concelebranti e Ministri, è omesso il coro come la presenza di sussidi per il canto o altro, mentre è prevista la possibilità della presenza di un organista.

Le regole valgono per tutti i tipi di celebrazione oltre quella Eucaristica. Nello specifico il Protocollo fa riferimento anche al sacramento della Penitenza da svolgersi solo in luoghi ampi e areati e il rinvio della celebrazione del sacramento della Confermazione.

Ove il luogo non sia idoneo al rispetto di queste norme  – che devono essere affisse all’ingresso delle Chiese insieme al numero dei fedeli ammessi in base alla capienza massima del luogo – l’Ordinario può valutare la possibilità di celebrare all’aperto.

Nel predisporre il testo si è puntato – spia la Cei – a tenere unite le esigenze di tutela della salute pubblica con indicazioni accessibili e fruibili da ogni comunità ecclesiale. Il Protocollo – firmato dal dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese – entrerà in vigore da lunedì 18 maggio 2020. Dal governo il grazie alla Conferenza episcopale  per il sostegno morale e materiale che sta dando all’intera collettività nazionale in questo momento difficile per il Paese”. “Fin dall’inizio – ha affermato il Ministro Lamorgese – abbiamo lavorato per giungere a questo Protocollo : il lavoro fatto insieme ha dato un ottimo risultato. Analogo impegno abbiamo assunto anche con le altre Confessioni religiose”.

“Donne per un nuovo Rinascimento”: nella task force del governo anche suor Smerilli

C’è anche suor Alessandra Smerilli nel gruppo “Donne per un nuovo Rinascimento”, la task force voluta dal governo per formulare proposte per ricostruire l’Italia dalle macerie della pandemia. Di seguito, l’intervista a suor Alessandra Smerilli fatta da Vatican News, a firma di Amedeo Lomonaco.

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Rilanciare il motore sociale, culturale ed economico dell’Italia dopo questo periodo di grave emergenza, non solo sanitaria, innescata dalla pandemia. È questa la finalità della task force “Donne per un nuovo Rinascimento”, voluta dalla ministra della Famiglia e delle pari opportunità Elena Bonetti per elaborare proposte in grado di far ripartire il Paese. Fanno parte di questo gruppo di lavoro, guidato da Fabiola Gianotti direttrice del Cern di Ginevra, dodici donne impegnate in vari ambiti, tra cui quello scientifico e umanistico. Tra le esponenti di questa speciale equipe, che mercoledì scorso si è riunita per la prima volta in videoconferenza, c’è anche suor Alessandra Smerilli, docente di Economia all’Auxilium e consigliere dello Stato della Città del Vaticano.
Come si prepara la rinascita dopo la catastrofe, anche economica, provocata dalla pandemia?
R. – In questo momento è difficile immaginare quando e, in che modo, si potrà ripartire. Parlo per l’Italia ma anche nel resto del mondo c’è tanta incertezza. Il primo punto per preparare la rinascita è quello di osservare, leggere e analizzare bene la situazione in cui ci troviamo. E cercare di vederla, almeno per quanto mi riguarda, dal punto di vista dei più deboli. E quindi, poi, provare a mettere in campo le risorse che in questo momento possono essere tirate fuori e cercare di ragionare tutti insieme per il bene comune. La cosa peggiore che potrebbe accadere dopo questa pandemia, è che non vengano per esempio interrotte le catene di iniqua distribuzione della ricchezza.
In questo periodo così complesso e scosso dalla pandemia, gli interrogativi spesso riguardano, soprattutto, il tempo presente. Ma domande altrettanto cruciali sono quelle che si legano al futuro. Quali sono le opportunità e le sfide che il mondo dovrà cogliere ed affrontare per vivere un vero rinascimento quando, finalmente, sarà superato questo momento di emergenza?
R. – Le opportunità da cogliere sono quelle che già stiamo vedendo in questo momento. Io sono docente universitaria e tutto quello che pensavamo di dover fare e che non avevamo iniziato a fare, come l’avvio della didattica a distanza, siamo stati costretti a farlo nel giro di due giorni. Abbiamo visto che non solo è possibile, ma è anche un bel modo per restare in contatto con gli studenti. Questo vale per il mondo universitario ed anche per tanti tipi di lavori. Il potenziale dato dalle nuove tecnologie e dalle capacità di connessione, ci consentono di poter studiare anche modi diversi di lavorare, che siano anche più rispettosi, forse, della terra e della natura. Le nuove tecnologie consentono, infatti, di doversi spostare meno, anche se questo non è possibile per tutti i lavori. Penso che queste siano alcune delle opportunità che possiamo cogliere. Le sfide sono legate al fatto che, come per la salute questo virus danneggia i più fragili e nello specifico le persone più anziane, allo stesso modo questo fermo economico – che genererà presumibilmente gravi recessioni – andrà a danneggiare maggiormente le persone più deboli e con meno tutele. Allora la stessa energia che stiamo impiegando per cercare di salvare vite umane, motivo per cui ci stiamo fermando anche economicamente, dovrà essere impiegata per ripartire in modo che i più deboli non vengano messi da parte. Ma ci dobbiamo veramente sentire tutti insieme fratelli nell’affrontare queste sfide. Se riusciremo a fare questo, io penso che ne usciremo anche migliori come persone e come società. Da un grande dolore e da un grande male si riscoprirà il bene dello stare insieme.
Fanno parte della task force dodici donne, dodici professionalità ed esperienze di vita diverse. Che tipo di contributo di pensiero – di “genio” direbbero i Papi – pensa possa offrire in questa fase di ripensamento del vivere sociale?
R. – Nella prima riunione della task force in cui ci siamo presentate, ho colto quante e quali competenze ci siano all’interno di questo gruppo. Mi sono resa conto che ci sono veramente un genio e delle possibilità che il femminile può mettere in campo, come per esempio l’essere abituati a lavorare al livello multidimensionale, avere una maggiore disponibilità a riadattarsi. Molte volte, come donne, si subisce di più il peso di una vita sociale che, non sempre, coglie tutte le esigenze che abbiamo per il lavoro e per la cura. E questo genera resilienza e anche creatività. Penso che sono tutte risorse da mettere a disposizione, ma per migliorare tutti. Penso al tema lavoro e cura. Oggi ci stiamo rendendo conto di quanto sia importante e quanto ci definisca, come esseri umani, la dignità del lavoro ma anche la dimensione del prendersi cura gli uni degli altri. Tutto questo è stato delegato molto al femminile, al privato. Oggi, tempo in cui le famiglie stanno in casa e sia la moglie sia il marito sia i figli sono chiamati a gestire il tutto, forse si inizia a vedere una diversa ripartizione anche di compiti di lavoro e di cura. E allora quel di più che le donne hanno saputo generare fino ad oggi, forse può essere rimesso in campo perché tutta l’umanità impari il valore della cura da unire al lavoro.
A novembre è in programma “The Economy of Francesco”, incontro internazionale tra giovani studiosi ed operatori dell’economia, convocati dal Pontefice. Il nome di questo evento fa chiaro riferimento al Santo di Assisi, esempio per eccellenza della cura degli ultimi e di una ecologia integrale, ma rimanda anche a Papa Francesco che, nei suoi scritti e discorsi, spesso invita a realizzare un modello economico nuovo, a curare le patologie dell’economia mondiale…
R. È proprio questo il messaggio che Papa Francesco ha lanciato nella sua lettera di invito all’evento di Assisi, chiamando i giovani a ritrovarsi per un patto capace di cambiare l’economia attuale e dare un’anima all’economia del futuro.. Un chiaro riferimento, per noi che stiamo preparando quest’evento, è l’episodio dell’abbraccio di San Francesco con il lebbroso, che ha cambiato il corso della sua storia e della storia. Noi ci siamo detti che questo deve essere l’obiettivo anche di “The Economy of Francesco” in modo che ci sia questo abbraccio con il lebbroso, che la povertà non venga scartata dalla storia, che i poveri possano essere messi al centro. Ci stiamo preparando in questo modo e il processo legato a “The Economy of Francesco” è iniziato. Con i duemila giovani e con tutti gli adulti che si sono messi a disposizione, stiamo lavorando nei 12 villaggi tematici individuati perché si cominci a fare proposte per cambiare l’economia. Devo dire che sto conoscendo giovani veramente in gamba, provenienti da tutte le parti del mondo. Ci ritroviamo per riunioni, per lavorare, per poter fare proposte. Io credo che questo sia un bel frutto anche del Sinodo dei giovani. Ci sono giovani che riescono a dare il loro contributo e credo che insieme ai grandi economisti, anche questi giovani potranno dare proposte innovative affinché il futuro che stiamo preparando, a partire da questa pandemia, sia veramente un tempo in cui non ci siano esclusi.