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“Chiamati all’amore con speranza”: la recensione di “Avvenire”

Dall’agenzia ANS.

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La Strenna era un consiglio, una massima, un programma che San Giovanni Bosco dava ai salesiani e agli alunni l’ultimo giorno dell’anno, da ricordare e praticare nell’anno nuovo. Questa usanza è proseguita con tutti i suoi successori. Così in ogni casa salesiana è il Direttore che legge la Strenna inviata dal Rettor Maggiore e che ne promuove e ne incoraggia la diffusione in modo da diventare motivo di riflessione e guida per l’intera comunità.

Ángel Fernández Artime, 64 anni ad agosto, spagnolo delle Asturie, figlio di pescatori, è stato eletto X Successore del Santo dei Giovani nel 2014 ed è stato confermato nel 2020. Il suo mandato sarebbe dovuto terminare nel 2026, ma la Provvidenza, per il tramite di Papa Francesco – che lo aveva conosciuto in Argentina dove è stato Ispettore tra il 2009 e il 2014 – ha deciso altrimenti.

Il Pontefice lo ha infatti voluto tra i nuovi cardinali creati nel Concistoro del 30 settembre 2023. E così il salesiano, che verrà consacrato vescovo il prossimo 20 aprile, dovrà lasciare l’incarico quest’anno, per andare a ricoprire, presumibilmente, un incarico nella Curia Romana.

Don Ángel Fernández Artime quindi nei suoi dieci anni da Rettor Maggiore ha firmato altrettante Strenne. E ora, grazie all’iniziativa di don Giuseppe Costa – che Don Á.F. Artime in questi anni ha voluto al suo fianco come segretario e portavoce – sono state raccolte in un volume pubblicato dalla Direzione Generale Opere Don Bosco, dal titolo “Chiamati all’Amore con Speranza”.

Dalla prima del 2015, dal titolo programmatico “Come Don Bosco, con i giovani, per i giovani”, all’ultima del 2024, “Il sogno che fa sognare. Un cuore che trasforma i ‘lupi’ in ‘agnelli’”, ispirata al celebre sogno che Giovannino Bosco ebbe a nove anni, esattamente duecento anni fa. Il libro, riccamente illustrato con foto dell’agenzia stampa salesiana ANS e di IME Comunicazione, è impreziosito anche da tre testi introduttivi firmati dal vaticanista del Tg2 Enzo Romeo, del teologo Massimo Naro, e della sociologa Cecilia Costa. Questi tre testi, spiega don Costa, “ci offrono un focus particolare che è poi un panorama speziato e al tempo stesso unitario di quanto ha scritto ogni anno il cardinale Rettor Maggiore”.

Nella sua prefazione don Costa – maestro di giornalismo, che in passato è stato docente di Scienze della Comunicazione sociale all’Università Pontificia Salesiana (UPS) e Direttore della Libreria Editrice Vaticana (LEV) – spiega che il libro da lui curato è “il tentativo di far confluire in un ‘unicum’ insegnamenti di anni fra loro diversi, non soltanto per ricordare, ma soprattutto da leggere strategicamente come un ‘ideario’ dal quale guardare il futuro”. “Gli anni che Don Ángel ha trascorso da Rettor Maggiore tra noi – sottolinea don Costa – sono stati anni di intensa paternità, fraternità e donazione quotidiana”.

Questo per quanto riguarda il passato. Per il futuro vale quanto scrive al termine del suo intervento introduttivo il giornalista Romeo. Il vaticanista riporta le parole con cui Don Ángel ha annunciato ai suoi confratelli la scelta del Papa di annoverarlo tra i cardinali, laddove il Rettor Maggiore precisa di aver accettato questa chiamata ad un nuovo servizio in ubbidienza, “senza averlo cercato, né voluto”, mettendo tutto “nelle mani del Signore e di sua Madre”. “Vale qui ripetere – chiosa Romeo – la frase di un altro cardinale e padre conciliare, Léon Joseph Suenens: ‘Credo alle sorprese dello Spirito Santo’”.

-Gianni Cardinale

Gioia, speranza, giovani ed ecclesialità nei dieci anni di Strenne del Rettor Maggiore Ángel Fernández Artime: la presentazione del volume “Chiamati all’Amore con Speranza”

Dall’agenzia ANS.

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(ANS – Roma) – Un invito a guardare al futuro con occhi di speranza, a credere ancora nelle possibilità dei giovani e dei loro sogni, e a non smettere mai di trovare vie e strumenti nuovi per accompagnarli: questo è il messaggio finale consegnato ai partecipanti dalla conferenza stampa di presentazione del libro “Chiamati all’Amore con Speranza. Strenne salesiane di DON ÁNGEL FERNÁNDEZ ARTIME, sdb”, avvenuta giovedì 29 febbraio 2024 presso l’Istituto “Maria Santissima Bambina” di Roma.

Tante le personalità presenti per l’occasione: solo per citare alcuni tra i numerosi ospiti, si segnalano il Segretario di Stato Vaticano Emerito, Card. Tarcisio Bertone, SDB; il Card. Giovanni Battista Re, Prefetto Emerito della Congregazione per i Vescovi; il Card. Giuseppe Bertello, Presidente Emerito del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; il Card. Fortunato Frezza, insigne biblista e cardinale diacono di Santa Maria in Via Lata; il Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, Mons. Giordano Piccinotti, SDB; Mons. Enrico dal Covolo, SDB, Vescovo di Eraclea; il Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, don Mauro Mantovani, SDB; gli ambasciatori del Messico e dell’Angola presso la Santa Sede, rispettivamente dott. Alberto Medardo Barranco Chavarría e dott. Carlos Alberto Saraiva de Carvalho Fonseca; la Madre Generale delle Pie Operaie dell’Immacolata Concezione, Madre Maria Paola Giobbi; i Consiglieri Generali don Ivo Coelho (Formazione), don Gildasio Mendes (Comunicazione) e sig. Jean Paul Muller, SDB, (Economia); e insieme a loro, altri funzionari d’ambasciata, docenti e autorità accademiche, esponenti del mondo religioso, della comunicazione e del giornalismo.

Nell’introdurre i lavori don Giuseppe Costa, SDB, co-portavoce della Congregazione Salesiana e curatore della pubblicazione, ha presentato il volume, i relatori e gli ospiti, invitando a saper cogliere dal “mosaico” costituito dal libro le diverse “tessere” in grado di arricchire ciascuno suscitando emozioni, riflessioni e propositi. Quindi, ha anche annunciato la prossima edizione del testo in lingua spagnola.

Moderata da Luca Caruso, giornalista, addetto stampa della “Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI”, la conferenza ha poi visto gli interventi di diverse personalità, che con i loro interventi hanno saputo far emergere temi e prospettive peculiari dalla lettura trasversale delle dieci Strenne rilasciate in qualità di Rettor Maggiore dei Salesiani da Ángel Fernández Artime, oggi Cardinale.

Il sociologo Roberto Cipriani, docente emerito all’Università Roma Tre, ha sottolineato sin dal titolo alcuni temi sottostanti: la vocazione (Chiamati), l’agape (alla gioia) e l’attesa (con speranza), e ha indicato come chiave di volta del volume sia propria la gioia; quella gioia che “è il lemma che ha maggior peso nel testo”, che “è parte integrante del carisma salesiano” e che “si legge anche sul volto del vero autore del volume, il Card. Fernández Artime”. Poi, ripercorrendo le tre introduzioni al libro – una lettura sociologica, una giornalistica e una teologica – ha sottolineato il “valore pastorale” delle Strenne, la predominanza dell’elemento umano sulla dimensione spaziale – che pure è testimonianza della cura del Rettor Maggiore nel vivere la sua missione di servizio globale – e l’estrema attualità di temi quali l’ascolto, l’accompagnamento e il sogno.

Di “una strategia spirituale estremamente attuale” ha parlato la storica Arianna Rotondo, con riferimento alla cornice necessaria per interpretare il testo. La prof.ssa Rotondo, docente di storia del cristianesimo e delle chiese all’Università di Catania, ha rintracciato nelle Strenne del X Successore di Don Bosco la ricorrenza di temi quali l’avventura dello spirito, la centralità delle relazioni, la dimensione comunitaria ed ecclesiale e poi una continua attenzione ai segni dei tempi, per dare concretezza effettiva agli argomenti trattati. Infine, ha anche rivelato di aver studiato il testo assieme ai suoi giovani allievi universitari, riscontrando come una delle formule che più hanno colpito i ragazzi sia stata quella del “non con le percosse” dell’ultima Strenna, percepita quale messaggio quanto mai attuale contro ogni tipo di violenza.

La giornalista messicana Valentina Alazraki, vaticanista di “Televisa”, si è soffermata sulla corrispondenza delle Strenne con i temi del Pontificato di Papa Francesco, da lei intervistato personalmente già quattro volte. Vari i temi sottolineati in questa “corrispondenza” elettiva tra il Rettor Maggiore e il Santo Padre: lo sguardo attento sulla famiglia, anzi “sulle” famiglie, che nelle pagine del libro dà luogo ad una lettura “molto pacata e serena” sulla scorta dell’Amoris Laetitia e dei due Sinodi sulla famiglia; il modello di Chiesa come “casa dalle porte aperte”, disponibile con tutti, pronta ad andare incontro al prossimo e di chinarsi sulle ferite di chi ha bisogno senza barriera di sorta; e il richiamo ad una santità universale, accessibile a chiunque, realizzabile nel quotidiano.

Sul tema tanto caro al Card. Fernández Artime della “presenza” si è, infine, concentrato l’ultimo relatore, il Direttore del quotidiano cattolico AvvenireMarco Girardo. La presenza è stata individuata come il vero antidoto all’isolamento; non alla solitudine, necessaria per il tempo del silenzio, del discernimento, del dialogo con Dio, ma a quell’emarginazione che oggi rischia di intrappolare sempre più persone, sia nelle sue forme tradizionali, sia in quelle mascherate della società della comunicazione, dove però l’individuo rimane quasi schiacciato da una mole di informazioni e stimoli che non sa e non può gestire da solo. La risposta, per Girardi “sta nell’essere accanto alle persone, nel fare comunità, soprattutto nelle periferie, dove c’è un’enorme richiesta di una vicinanza fisica. E in questo i salesiani sono degli specialisti” ha concluso.

Da ultimo è intervenuto anche il Card. Fernández Artime, che ha ringraziato don Costa per l’iniziativa del libro e tutti i presenti per le parole spese sulle sue Strenne. Ha tenuto a precisare la natura della Strenna come elemento tradizionale, ma non superficiale, della pastorale salesiana, che risale ai tempi di Don Bosco e che nella realtà attuale deve essere capace di parlare alle realtà di tutti e cinque i continenti. Ha spiegato come la scelta dei diversi temi annuali sia stata sempre dettata dall’attualità della vita civile ed ecclesiale. Poi ha citato i suoi oltre 120 viaggi per animare la Famiglia Salesiana nel mondo e i tanti incontri con i giovani. Ha indicato ancora come valore guida delle sue Strenne “la comunione” e la “la continuità nella novità del presente”, per innestare le proprie riflessioni sulla ricchezza del Magistero della Chiesa e della Congregazione Salesiana. E, infine, ha rilanciato ancora una volta il suo messaggio di fiducia nelle giovani generazioni: “Io credo profondamente che un mondo migliore sia possibile, un mondo più pacifico. Oggi le utopie sembrano sparite, ma noi non possiamo accettarlo”.

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«Mettiamoci alla ricerca dei giovani» Don Bosco e quel sogno ancora attuale – Avvenire

Si riporta di seguito l’articolo apparso su Avvenire a cura di Marina Lomunno.

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Cade quest’anno il 200° anniversario dalla visione onirica che il santo ebbe da bambino, in cui era prefigurata quella che sarebbe stata la missione sua e dei suoi figli spirituali. La mostra e un ciclo di incontri a Torino.

«Il sogno che fa sognare. Un cuore che trasforma i lupi in agnelli» è il titolo dell’ultima strenna firmata come rettor maggiore, e la prima come cardinale, da don Ángel Fernández Artime, 10° successore di don Bosco.

È stata presentata in diretta mondiale sui social lo scorso 27 dicembre. La Famiglia Salesiana, presente con 32 Gruppi religiosi e laicali in 135 nazioni, si è collegata per il tradizionale dono, la strenna, che don Bosco consegnava il 31 dicembre ai suoi ragazzi per indicare l’impegno per l’anno a venire.

Così hanno fatto i suoi successori fino al cardinale Artime, che ha ribadito la missione dei salesiani:

«Andare a cercare i giovani di oggi alla ricerca di senso e risposte».

Il tema della strenna 2024 apre le celebrazioni per i 200 anni del sogno-visione che «Giovannino» fece nel 1824, a 9 anni, nella povera casetta dei Becchi, oggi frazione di Castelnuovo Don Bosco.

In quella notte, che Don Bosco racconta nelle «Memorie dell’oratorio» – come scrive il rettor maggiore – è «nato un pilastro importante, quasi un mito fondativo della spiritualità salesiana, perché tutta la vita di don Bosco è il tentativo di realizzare il sogno».

È l’eredità che il santo lascia alla famiglia salesiana oggi, dal primo oratorio fondato a Torino a Valdocco all’ultima opera aperta dai suoi figli nel 2023 in Botswana:

«Portare a Gesù i giovani più poveri, sia che vivano per strada in Colombia, nei villaggi del Bangladesh o nel nostro ricco Occidente dove le povertà sono altre ma non meno urgenti».

A partire dalla strenna, nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino è stata allestita una mostra in 12 pannelli

«dove è riportata una frase del sogno così come lo racconta il santo» spiega don Michele Viviano, rettore della Basilica torinese, casa madre dei salesiani, «per consentire una lettura nei suoi passaggi fondamentali. Ogni frase poi ha un breve commento attualizzato del rettor maggiore tratto dalla strenna. La mostra è aperta fino al 31 gennaio, festa liturgica di don Bosco».

E sempre in Basilica, dove si venerano le spoglie mortali del santo, sono in programma tre lunedì di riflessione sul sogno: ha aperto il ciclo l’8 gennaio Artime: nella chiesa gremita ha invitato tutti a rileggere il sogno di don Bosco ragazzino quando nella sua visione vede un gruppo di fanciulli «discoli e pericolanti» che giocano e bestemmiano.

«Giovannino all’udire le bestemmie li vuole affrontare con calci e pugni ma un uomo dal volto luminoso lo ammonisce: “Non colle percosse ma colla mansuetudine e colla carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Mettiti adunque immediatamente a fare loro un’istruzione sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù”.

Giovannino è interdetto ma l’uomo lo rassicura: “Io ti darò la Maestra”. E accanto all’uomo appare una donna, Maria.

I discoli scompaiono e al loro posto si materializzano animali selvatici e capretti. La Donna dice a Giovannino: “Ecco il tuo campo” e appare un branco di agnellini… il ragazzino non capisce e piange ma Maria lo rasserena: “A suo tempo tutto comprenderai”».

E don Bosco al termine della sua vita – ha proseguito Artime – tutto ha compreso piangendo all’altare di Maria Ausiliatrice nella Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Roma, pochi giorni dopo la consacrazione, quando ormai la famiglia salesiana aveva salde radici.

«I ragazzi di 200 anni fa che bestemmiavano o usavano il coltello sono quelli che oggi spacciano o hanno una pistola: tutti, quelli più poveri – fuori o dentro – sono un gomitolo di contraddizioni. Questo oggi è il nostro campo anche con i nativi digitali: con bontà, rispetto pazienza portare i giovani a Dio, dire loro di non temere, che non sono soli, che ognuno di loro vale».

Al termine della serata sono risuonate le note dell’inno composto da don Maurizio Palazzo, maestro di cappella di Maria Ausiliatrice, eseguito dalla corale della Basilica e dal coro giovanile «Sal.es», un brano che richiama la potenza delle parole scelte dal cardinale Artime per la strenna:

«Un sogno che ci riporti ai primi passi di don Bosco, ma che ci apra al futuro, al coraggio di rinnovare, costruire, un sogno ad occhi aperti ed a passo spedito, lieti nella speranza che Lui è sempre con noi. Il sogno vivrà, farà sognare ancora, noi lo vedremo ancora».

Il testo della Strenna 2024 è disponibile in sei lingue sul sito dei Salesiani di don Bosco www.sdb.org.

Avvenire

 

 

Italia – Prima Messa da Cardinale nella Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino per il Rettor Maggiore, Don Á.F. Artime

Dall’agenzia ANS.

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(ANS – Torino) – “Continuo ad essere il salesiano di sempre, anche se adesso con una responsabilità che non è più solo per i Salesiani, ma per la Chiesa”. Queste parole, pronunciate a margine della Prima Messa da lui presieduta nella Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino in qualità di cardinale, domenica 15 ottobre 2023, hanno ben espresso la cordialità e la naturalezza con cui il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, intende rapportarsi con tutti, e soprattutto con quanti animano, frequentano e danno vita al cuore pulsante della salesianità a livello mondiale, la Casa Madre di Torino-Valdocco.

La celebrazione dell’Eucaristia della XXVIII Domenica del Tempo Ordinario nella basilica salesiana è iniziata con l’indirizzo di saluto al Card. Fernández Artime da parte del Superiore della Circoscrizione Speciale Italia-Piemonte e Valle d’Aosta (ICP), don Leonardo Mancini, il quale nel suo messaggio ha affermato: “Ci onora la scelta di papa Francesco di chiamare accanto a sé tra i suoi più stretti collaboratori la tua persona. Al di là del sano orgoglio che sentiamo per la Congregazione e la Famiglia Salesiana, ci sembra molto bello e significativo che abbia voluto vicino a sé un altro Figlio di Don Bosco, il suo X Successore, perché l’aiuti a guidare la Chiesa intera”.

Quindi, con riferimento all’attenzione del Santo dei Giovani verso i giovani, specie quelli più poveri e bisognosi e all’educazione integrale, don Mancini ha proseguito asserendo che “la Chiesa ha bisogno di acquisire sempre più anche la prospettiva con cui Don Bosco guardava il mondo”, e ha concluso di nuovo rivolto a Don Á.F. Artime, assicurandogli le preghiere di tutti, ma confidando anche: “Sappiamo bene che quanto richiesto è un servizio e un impegno. Ma abbiamo anche sperimentato il tuo coraggio, la tua grinta, il tuo desiderio di fare del bene, nello stile di Don Bosco”.

Nel prosieguo della Messa, officiata alla presenza di diverse autorità civili, militari e religiose, molti salesiani – tra cui anche il Consigliere Generale per la Formazione, don Ivo Coelho, e il parroco della basilica, don Michele Viviano – e di molti membri e rappresentanti della Famiglia Salesiana, il Rettor Maggiore ha offerto la riflessione dell’omelia.

“Don Bosco è stato veramente un genio in tante cose della pedagogia universale: tutto era buono per dare motivo di festa, far nascere emozioni” ha ricordato in apertura, paragonando il clima di festa sapientemente alimentato dal Fondatore dei Salesiani alla giornata di festa che si stava celebrando a Valdocco in suo onore.

Poi ha ricordato quando a Don Bosco venne proposto di essere nominato Monsignore, ma egli rifiutò, pensando a come si sarebbero sentiti i suoi ragazzi dovendo interagire con un monsignore nel cortile. E ha precisato che nel suo caso, la nomina a cardinale, ricevuta a sorpresa e conosciuta come tutti il 9 luglio scorso, dopo essere stata diffusa dai mezzi di comunicazione in tutto il mondo, fosse qualcosa che l’ha preceduto e sopravanzato, e che ha accettato come “un’obbedienza” in spirito di fedeltà al Santo Padre.

Al tempo stesso, al di là della festa e degli onori che possono venire tributati, ha ribadito che “per noi credenti, l’autorità, se non è per il servizio, non serve a nulla”, e ha illustrato il motto prescelto per la sua nomina – “Sufficit Tibi Gratia Mea” (Ti basta la mia grazia) – come emblema della sua fiducia nell’accompagnamento costante della Divina Provvidenza.

Ancora, ha spiegato il senso del cardinalato come un servizio alla comunione della Chiesa e nelle mani del Papa, chiamato a dover spendere la sua autorità morale in un mondo sempre più complesso e piagato attualmente da oltre 30 conflitti.

Infine, addentrandosi nell’analisi e spiegazione della Liturgia del giorno, ha invitato tutti i fedeli a mantenere nel cuore la certezza che Gesù è il Buon Pastore che non fa mancare nulla ai suoi figli; e a lavorare insieme per creare un mondo di fraternità, dove sia possibile accogliere insieme l’invito al banchetto e nozze che Dio fa ad ognuno dei suoi figli.

Merita di essere ricordato, infine, che subito prima della Messa era stato scoperto, benedetto e inaugurato, in una delle nicchie della Basilica di Maria Ausiliatrice, il monumento dedicato a Sant’Artemide Zatti, il salesiano coadiutore e infermiere dei poveri, italiano di nascita, ma naturalizzato argentino, beatificato nel 2002 da Papa Giovanni Paolo II e canonizzato nel 2022 da Papa Francesco. Inoltre, nella stessa occasione è stata anche inaugurata la mostra in pannelli dedicata sempre al santo infermiere, che si potrà visitare ancora fino al 30 novembre sempre presso la basilica salesiana.

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Artime cardinale dei giovani – La Voce e il Tempo

Pubblichiamo di seguito l’intervista al Rettor Maggiore, don Angel Fernàndez Artime, a cura di Marina Lomunno per La Voce e il Tempo.

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C’è la storia delle sue origini e della sua vocazione nello stemma scelto dal Rettor Maggiore dei salesiani, don Angel Fernàndez Artime, tra i 21 sacerdoti e Vescovi creati cardinali da Papa Francesco nel Concistoro celebrato sabato 30 settembre in piazza San Pietro.

Al centro, Gesù Buon Pastore a cui affidare i Figli di don Bosco e i giovani più fragili; in alto a sinistra, sormontato da una corona, il monogramma «MA», Maria Ausiliatrice, la Madre a cui don Bosco affidò la Congregazione e che raccomandò sempre di pregare. A destra un’àncora ricorda che Angel Fernàndez Artime è nato nel 1960 in una famiglia di pescatori nelle Asturie, in Spagna e che l’àncora è presente anche nello stemma della Congregazione che don Bosco scelse come simbolo della virtù teologale della speranza.

Il motto episcopale del neo cardinale, a cui il Papa ha affidato la diaconia di Santa Maria Ausiliatrice in via Tuscolana a Roma, è «Sufficit tibi gratia mea» (2Cor 12,9) «Ti basti la mia grazia», un programma che mette al centro «la fiducia nella Divina Provvidenza».

Abbiamo incontrato il Rettor Maggiore, alla vigilia della sua partenza per Roma, domenica 23 settembre in occasione della celebrazione che ha presieduto nella Basilica di Maria Ausiliatrice, dove ha consegnato il Crocifisso a 13 figlie di Maria Ausiliatrice e 24 salesiani in partenza per le missioni.

Sabato 30 la Basilica era gremita per seguire in diretta su un grande schermo il Concistoro e domenica 15 ottobre alle 9.30 don Angel presiederà la prima Messa da cardinale a Maria Ausiliatrice alla presenza delle autorità e della famiglia salesiana.

Al termine inaugurerà la statua di sant’Artemide Zatti, primo tra i coadiutori salesiani, canonizzato da Papa Francesco il 9 ottobre 2022.

Il card. Artime sarà poi ospite dei «Lunedì della Consolata» promossi dal nostro settimanale il 4 dicembre prossimo alle 21.00 e parlerà su «Giovani d’oggi, la grande sfida educativa».

Don Angel, cosa significa per lei, 10° successore di don Bosco, e per la famiglia salesiana diventare cardinale?

Per me e per tutti noi salesiani è stata una notizia assolutamente inattesa ma che ci conferma l’attenzione del Papa nei confronti della nostra famiglia religiosa. Se ha ritenuto opportuno di contare su di me per un servizio alla Chiesa come salesiano, con grande umiltà e serenità offro la mia disponibilità. Don Bosco ci ha raccomandato di rispondere sempre con entusiasmo a ciò che il Papa ci chiede perché lui amava profondamente la Chiesa e il suo Pastore ed è un fondamento del nostro carisma. Sicuramente altri vedono onori in queste nomine: con grande onestà e sincerità io vivo questo momento solo nella prospettiva del servizio. Finora ho servito come prete religioso, sto servendo come Rettor Maggiore dei salesiani e con questo spirito affronto il prossimo servizio alla Chiesa che mi verrà chiesto dal Santo Padre. Certamente non posso non riconoscere la sua grande fiducia che mi fa vivere questo momento con ancora più grande responsabilità.

Come è nata la sua vocazione?

In modo molto semplice: la mia vocazione è l’esempio di come Dio ci chiama laddove ci troviamo. Sono diventato salesiano grazie a due grandi «mediazioni». Ero un ragazzo nato a Luanco, un paesino di mare della Spagna, in una famiglia di umili pescatori. I miei genitori hanno speso tutta la vita lavorando duramente in mare, erano un padre e una madre religiosi con una fede semplice ma molto profonda. Non conoscevo i salesiani e non avrei avuto possibilità di conoscerli se non ci fosse stata la prima «mediazione» di una benefattrice. Maria, una donna di 75 anni che veniva in vacanza nel mio paesino quando ancora il turismo nelle Asturie non esisteva, venne nella porta di casa mentre papà preparava le reti per andare a pescare. Inizia a parlare con i miei genitori. Tornata un anno dopo chiede ai miei: «Cosa farà questo ragazzino?». Allora avevo 11 anni e papà risponde: «Andrà alla scuola elementare e poi verrà in mare con me».  La signora Maria, dice a mio padre: «Io conosco alcuni religiosi che lavorano con i ragazzi: vostro figlio è sveglio e sarebbe bello se potesse studiare». Mamma e papà le fanno capire che non hanno le possibilità economiche ma lei li rassicura: «Non vi preoccupate». E così un anno dopo iniziai a frequentare una scuola salesiana a 200 chilometri dal mio paesino.

E poi come è diventato salesiano?

I miei genitori ad un certo punto mi hanno chiesto: «Cosa vuoi fare?». E io: «Quello che voi volete». E così ho proseguito i miei studi nelle scuole salesiane fino alle porte dell’università preparandomi per entrare nella Facoltà di Medicina e Chimica: avevo conseguito una buona borsa di studio e tutto era pronto. Per sei anni, durante le vacanze estive, per quattro mesi andavo in mare con mio padre: aveva tanto bisogno di me, perché d’estate si faceva l’80% del lavoro di un anno. Ed ecco che, alla fine dell’estate, prima di iscrivermi all’università arriva la seconda «mediazione». Sentivo nel mio cuore una domanda: perché mi sono trovato così bene in questi anni in cui ho studiato dai salesiani? E dico ai miei genitori: «Devo chiarire cosa ho nel cuore, voi cosa mi dite? Vorrei fare un’esperienza religiosa». Se mio papà mi avesse detto «figliolo ho bisogno di te, andiamo in mare e nel mentre studi medicina» io oggi sarei un medico. Ma papà e mamma mi dicono: «Figliolo, è la tua vita se questo ti farà felice, vai». E sono riconoscente ai miei genitori, un modello per tante mamme e papà che oggi hanno un loro progetto di vita per i figli ma non capiscono che sono i figli che devono scoprire la loro strada e la loro e felicità. La mia vocazione dunque è nata naturalmente in famiglia con una grande sensibilità religiosa dove fin da ragazzo ho imparato a scoprire e sentire Dio. E fin dalla mia la prima esperienza con i salesiani mi sono sempre sentito felice in mezzo ai giovani. E così fino ad oggi, 45 anni dopo la mia prima professione religiosa, sono qui e sono felice.

14 mila figli di don Bosco, tra cui 130 Vescovi, spendono la vita in 135 nazioni del mondo per stare accanto ai giovani che hanno avuto di meno. Sicuramente lei, da cardinale salesiano, continuerà ad avere una attenzione speciale per loro…

La nostra missione è stare nel mondo per accompagnare i giovani, i ragazzi e le loro famiglie, perché oggi senza le famiglie possiamo fare poco. E cerchiamo di stare accanto soprattutto ai giovani, i più poveri. Non so cosa mi chiederà il Papa nel mio servizio come cardinale, ma cercherò di farlo al meglio delle mie possibilità: certamente io sono salesiano e la mia scelta religiosa che feci da ragazzo la porto nel mio bagaglio personale. Sono figlio di don Bosco, amo i giovani, soprattutto chi fa più fatica, mi sento a mio agio tra i poveri e le famiglie. Ho sempre voluto vivere nelle missioni o in mezzo ai più bisognosi e tutto questo lo porto e lo porterò sempre nel mio cuore qualsiasi sia il servizio che mi attende.

Cosa cercano i giovani e quali sono le risposte dei salesiani? Come parlare di Gesù oggi alle nuove generazioni?

È difficile rispondere, perché i giovani nel mondo vivono realtà molto diverse. Pensando ai nostri giovani, qui in Europa, dobbiamo riconoscere che è un tempo molto complicato. Essere giovane oggi non è più facile che 25 anni fa. Hanno più mezzi che possono aiutare e anche rovinare, nella vita di tanti ragazzi e ragazze c’è tanta mancanza di paternità e maternità. Abbiamo una generazione tra le più istruite nella storia delle nostre nazioni, ma al termine degli studi non hanno le possibilità di trovare un lavoro che permetta loro di progettare il futuro: immagino quanti genitori soffrono per questo. In Italia e in Spagna, per esempio, l’età media dei giovani che riescono a diventare autonomi è oltre i 30 anni, una situazione insostenibile che non dà speranza. Anche per questi motivi non è semplice parlare di Dio ai giovani che vivono questa realtà. L’unico modo per confortarli è camminare insieme a loro: spesso pensiamo che siano i giovani che devono venire in Chiesa. Ma da salesiano ho imparato che, come faceva don Bosco, siamo noi che dobbiamo andare a cercarli ovunque si trovino. Questa è grande sfida per la nostra Chiesa: un cammino di vicinanza, di prossimità, incrociare le loro strade. È il modo migliore per poter parlare loro di Gesù.

La Voce e il Tempo

Ideato a Chioggia lo stemma del nuovo cardinale don Ángel Fernández Artime

Da La nuova Venezia e Mestre

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Ideato a Chioggia lo stemma del nuovo cardinale don Angel Fernandez Artime, spagnolo, rettore maggiore dei Salesiani. A curarne l’esegesi il noto araldista chioggiotto, Giorgio Aldrighetti, mentre il disegno è firmato da Enzo Parrino, famoso grafico di Monterotondo (Roma). Don Artime è uno dei ventuno nuovi cardinali proclamati da papa Francesco il 30 settembre. Dopo l’annuncio della chiamata a un ruolo così prestigioso, monsignor Artime si è rivolto al grand’ufficiale chioggiotto perché si occupasse dello stemma cardinalizio. Dopo lo studio di rito, Aldrighetti ha proposto la sua idea. Nello stemma, ormai ufficiale, compaiono tre figure che simboleggiano la pietà, le origini e la missione del nuovo cardinale: il monogramma incoronato di Maria Ausiliatrice; l’ancora; il Buon Pastore. Sotto il motto “Sufficit tibi gratia mea” come espressione di massima fiducia in Dio. Il monogramma fa riferimento alla Madonna di Don Bosco, punto cardine dei salesiani; l’ancora simboleggia le radici marinare della famiglia del nuovo cardinale; il Buon Pastore la missione tra il gregge di Dio. Per Aldrighetti, socio ordinario dell’Istituto araldico genealogico italiano e socio onorario dell’Istituto romeno di Araldica e genealogia “Sever Zotta”, decorato pontificio e dell’Ordine di Malta, non si tratta del primo incarico per blasonatura e esegesi di stemmi ecclesiastici. In precedenza ha ideato lo stemma del cardinale Giovanni Cheli, del cardinale Renato Corti, dell’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, del patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, del cardinale Raniero Cantalamessa. predicatore della casa pontificia. Al momento dell’elezione Papa Francesco, nel 2013, dopo le indicazioni fornite da Aldrighetti alla segreteria di Stato del Vaticano, lo stemma papale è stato modificato, scegliendo una stella a 8 raggi, al posto di quella originaria, a 5 punte.

La Nuova di Venezia

 

Artime: resto al servizio dei giovani in difficoltà – Avvenire

Si pubblica di seguito l’intervista al Rettor Maggiore, don Angel Fernàndez Artime, apparsa su Avvenire.

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Abbiamo incontrato il Rettor Maggiore dei salesiani, don Angel Fernàndez Artime, alla vigilia della partenza per Roma, domenica scorsa prima della celebrazione che ha presieduto nella Basilica di Maria Ausiliatrice dove ha consegnato il crocifisso a 13 figlie di Maria Ausiliatrice e 24 salesiani in partenza per le missioni.

Cosa significa per il 10° successore di don Bosco e per la famiglia salesiana diventare cardinale?

Per me e per tutti noi salesiani è stata una notizia del tutto inaspettata ma che ci conferma l’attenzione del Papa nei confronti della nostra famiglia religiosa. Se ha ritenuto opportuno di contare su di me per un servizio alla Chiesa come salesiano, con grande umiltà e serenità offro la mia disponibilità.

Don Bosco ci ha raccomandato di rispondere sempre con entusiasmo a ciò che il Papa ci chiede perché lui amava profondamente la Chiesa e il suo Pastore e per noi questo è un fondamento del carisma. Sicuramente altri vedono onori in queste nomine: con grande onestà e sincerità io vivo questo momento soltanto nella prospettiva del servizio.

Finora ho servito come prete religioso, sto servendo come rettor maggiore dei salesiani e con questo spirito affronto il prossimo servizio alla Chiesa che mi verrà chiesto dal Pontefice.

Certamente non posso non riconoscere la sua grande fiducia che mi fa vivere questo momento con ancora più grande responsabilità.

I 14 mila figli di don Bosco, tra cui 130 vescovi, spendono la vita in 135 nazioni del mondo per stare accanto ai giovani che hanno avuto di meno. Sicuramente lei, da cardinale salesiano, continuerà ad avere una attenzione speciale ai giovani.

Siamo nel mondo con la missione di accompagnare i giovani, i ragazzi e le loro famiglie, perché oggi senza le famiglie possiamo fare poco. E cerchiamo di stare accanto soprattutto ai giovani i più poveri.

Nel mio servizio come cardinale non so cosa mi chiederà il Papa ma cercherò di farlo al meglio delle mie possibilità: certamente io sono salesiano e la mia scelta religiosa che feci da ragazzo – grazie alla grande fede dei miei genitori, una famiglia di pescatori di un piccolo paese delle Asturie in Spagna che pur avendo bisogno delle mie “braccia” mi dissero «Figliolo,
è la tua vita se questo ti farà felice, vai» – la porto nel mio bagaglio personale.

Sono figlio di don Bosco, amo i giovani, soprattutto chi fa più fatica, mi sento a mio agio tra i poveri e le famiglie. Ho sempre voluto vivere nelle missioni o in mezzo ai più bisognosi e tutto questo lo porto e lo porterò sempre nel mio cuore qualsiasi sia il servizio che mi attende.

Da quando ho cominciato la prima esperienza con i salesiani mi sono sempre sentito felice in mezzo ai giovani e, 45 anni dopo la mia prima professione, sono qui e sono felice.

Cosa cercano i giovani e quali sono le risposte dei salesiani, come parlare di Gesù oggi alle nuove generazioni?

È difficile rispondere perché i giovani nel mondo vivono realtà molto diverse. Pensando ai nostri giovani qui in Europa riconosco che è un tempo molto difficile. Essere giovane oggi non è più facile che 25 anni fa. Hanno più mezzi che possono aiutare e anche rovinare, c’è tanta mancanza di paternità e maternità nella vita di tanti ragazzi e ragazze.

Abbiamo una generazione tra le più istruite nella storia delle nostre nazioni ma al termine degli studi non hanno le possibilità di trovare un lavoro che permetta loro progettare il futuro: immagino quanti genitori soffrono per questo.

In Italia e in Spagna, per esempio, l’età media dei giovani che riescono a diventare autonomi è oltre i 30 anni, una situazione insostenibile che non dà speranza. Anche per questi motivi non è semplice parlare di Dio ai giovani che vivono questi problemi.

L’unico modo per confortarli è camminare insieme a loro: spesso pensiamo che siano i giovani che devono venire in Chiesa. Ma da salesiano ho imparato che, come faceva don Bosco, siamo noi che dobbiamo andare a cercarli ovunque si trovino.

Questa è la grande sfida per la nostra Chiesa: un cammino di vicinanza, di prossimità, incrociare le loro strade. È il modo migliore per poter parlare loro di Gesù.

Avvenire

Don Ángel Fernández Artime diventa Cardinale: tutti gli appuntamenti da non perdere

Dal sito infoANS.

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Dopo settimane di attesa in tutta la Famiglia Salesiana, sabato prossimo, 30 settembre 2023, Don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani, verrà solennemente creato Cardinale dal Santo Padre Francesco, nell’ambito di un Concistoro Ordinario Pubblico che vedrà la creazione di altri 20 cardinali tra arcivescovi, vescovi, patriarchi e presbiteri.

La cerimonia, per la prima volta nel Pontificato di Francesco, si svolgerà sul sagrato della basilica di San Pietro, anziché all’interno della basilica vaticana, e avrà inizio alle ore 10:00 (UTC+2). Il rito prevede l’imposizione della berretta, la consegna dell’anello e l’assegnazione del Titolo o Diaconia a ciascuno dei 21 cardinali nominati.

Grazie alla collaborazione con Vatican News, l’intera cerimonia sarà visibile in diretta sulla pagina Facebook dell’Agenzia ANS, in lingua originale. Inoltre, sarà visibile anche sui canali di Vatican News in originaleitalianoinglesespagnolofranceseportoghese e tedesco.

A seguire, dalle 11:30 alle 13:30, il Card. Fernández Artime riceverà in visita di cortesia familiari, amici e devoti di Don Bosco e della sua opera che vorranno felicitarsi con lui per questo nuovo servizio ecclesiale affidatogli dal Papa. Le visite di cortesia al Rettor Maggiore avranno luogo all’interno della Galleria Lapidaria del Palazzo Apostolico, con ingresso dal Portone di Bronzo.

La giornata di celebrazioni proseguirà poi con un momento di celebrazione festosa presso la Sede Centrale Salesiana, e un secondo momento – per un numero più selezionato di ospiti – presso l’Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede.

Uno dei momenti più attesi dalla Famiglia Salesiana internazionale sarà poi quello che verrà vissuto il giorno successivo, domenica 1° ottobre 2023alle ore 11:00, quando il X Successore di Don Bosco presiederà la sua prima Eucaristia da cardinale nella Basilica del Sacro Cuore: un gesto significativo, espressione della devozione personale di Don Á.F. Artime, così come della volontà della Congregazione di rilanciare il ruolo di questa basilica, che tanta fatica costò a Don Bosco, come centro internazionale della devozione al Sacro Cuore di Gesù.

Per dare la possibilità a tutta la Famiglia Salesiana nel mondo di partecipare, pur se a distanza, a questa celebrazione, anche la Messa del 1° ottobre sarà trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube di ANSChannel in tre lingue (italiano, inglese e spagnolo).

Da ultimo, non va dimenticato che tra i primi impegni cardinalizi del Rettor Maggiore c’è quello di mercoledì 4 ottobre, quando, alle ore 9, sul sagrato della basilica di San Pietro, Papa Francesco presiederà la celebrazione eucaristica in occasione dell’apertura dell’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. In quell’occasione, infatti, sono stati invitati a concelebrare con il Santo Padre tutti i cardinali di nuova creazione, insieme al resto del Collegio Cardinalizio e ai Patriarchi, gli arcivescovi, i vescovi e i presbiteri, membri del Sinodo, oltre agli altri arcivescovi, vescovi e presbiteri muniti di apposito biglietto.

La creazione a cardinale del Rettor Maggiore dei Salesiani di Don Bosco è un evento straordinario in sé, in quanto senza precedenti nella storia della Congregazione. Ecco perché già adesso nella Congregazione e nella Famiglia Salesiana si respira un profondo senso di attesa e gratitudine per questa nomina, segno di attenzione e considerazione anche verso Don Bosco e il suo carisma; e saranno moltissimi, per questo, gli Ispettori, vescovi e cardinali salesiani, così come i Superiori Maggiori e Responsabili dei vari gruppi della Famiglia Salesiana, che non perderanno l’occasione per stringersi attorno a Don Ángel Fernández Artime in queste giornate così significative.

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RMG – Annunciato il tema del Capitolo Generale 29: “Appassionati per Gesù Cristo, dedicati ai giovani”

Dall’agenzia ANS.

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ANS – Roma) – In occasione dell’invio missionario salesiano, domenica 24 settembre 2023, a Torino-Valdocco, il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, ha comunicato il tema del Capitolo Generale 29° (CG29): “APPASIONATI PER GESÙ CRISTO, DEDICATI AI GIOVANI. Per un vissuto fedele e profetico della nostra vocazione salesiana”.

“Nel giorno in cui celebriamo l’invio missionario della 154ª Spedizione Missionaria a Valdocco, come fece nostro padre Don Bosco in quell’11 novembre 1875, provo anche la gioia di poter condividere con voi la riflessione e la decisione che abbiamo preso in questi giorni, dopo aver svolto un’ampia consultazione con le Ispettorie, sul nostro prossimo XXIX Capitolo Generale”, ha manifestato il Rettor Maggiore nel comunicare il tema del CG29.

Presentando i punti salienti della Lettera di Convocazione del CG29, che verrà emanato a norma dell’art. 150 delle Costituzioni Salesiane e sarà reso pubblico nei prossimi giorni, il Rettor Maggiore ha illustrato le motivazione profonde della scelta del tema,  affermando che questo “è frutto di una ricca e profonda riflessione che abbiamo portato avanti nel Consiglio Generale sulla base delle risposte ricevute dalle Ispettorie e della visione che abbiamo della Congregazione in questo momento”.

Come “segno principale dell’unità della Congregazione nella sua diversità” (C. 146), il Capitolo Generale 29  si aprirà a Torino-Valdocco il 16 febbraio 2025 per concludersi il 12 aprile 2025, alla vigilia della Settimana Santa, nello stesso giorno in cui Don Bosco arrivò a Valdocco con i suoi ragazzi, nell’anno 1846, adattando la tettoia a cappella.

Inoltre, il X Successore di Don Bosco ha anche comunicato chi sarà il Regolatore del Capitolo: don Alphonse Owoudou, Consigliere Regionale per l’Africa e il Madagascar.

Una scelta, che ha spiegato il Rettor Maggiore, è avvenuta “dopo aver rivisto la storia degli ultimi Capitoli Generali e dei loro Regolatori, e tenendo conto della realtà della nostra Congregazione e della diversità culturale ed etnica, nonché della crescita della Congregazione, soprattutto nella Regione Africa-Madagascar, ma anche dell’Asia Sud e di alcune realtà dell’Asia Est-Oceania”.

Partendo dall’obiettivo proprio di un Capitolo Generale, che è quello di “offrire un momento di progettazione, in cui si approfondiscono le sfide principali che si presentano alla Congregazione e si scelgono le linee prioritarie di azione per il suo futuro” (art. 1 Regolamento), il Rettor Maggiore sottolinea che “c’è il desiderio e l’aspettativa di un Capitolo Generale coraggioso, in cui si affrontino le cose; non vogliamo perderci in frasi che possono suonare bene, ma non toccano la vita. In generale, i confratelli desiderano vedere una Congregazione salesiana sempre fedele al Signore e con lui fedele a Don Bosco. Vorrebbero che fossimo tutti coloro che vivono con questa passione per Dio e per la missione”.

“La cosa importante – ha aggiunto ancora il Rettor Maggiore parlando del CG29 – è crescere nel sentirci consacrati da Dio, e al tempo stesso essere significativi, profetici. Per questo vogliamo muoverci lungo una scia di concretezza, molto pratica, di condivisione anche delle buone pratiche”.

Il tema del Capitolo Generale, ha spiegato Don Á.F. Artime, è unico, ed è articolato in tre nuclei:

–        Nucleo 1: Animazione e cura della vita vera di ciascun salesiano.

–        Nucleo 2: Insieme Salesiani, Famiglia Salesiana e Laici ‘Con’ e ‘Per’ i Giovani.

–        Nucleo 3: Una coraggiosa verifica e riprogettazione del Governo della Congregazione a tutti i livelli.

Con grandi speranza e fiducia, il Rettor Maggiore conclude la sua Lettera chiedendo la benedizione della Madonna e affidandoLe la preparazione e la celebrazione del CG29: “Che la nostra Madre Ausiliatrice, Madre della Chiesa ci accompagni come ha accompagnato per tutta la vita Don Bosco, fino al momento di fargli capire che ‘aveva fatto tutto Lei’”.

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RMG – I cardinali salesiani nella storia

Dall’agenzia ANS.

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(ANS – Roma) – Con sorpresa di molti – primo fra tutti, l’interessato – lo scorso 9 luglio Papa Francesco ha nominato cardinale il X Successore di Don Bosco, Don Ángel Fernández Artime. La sorpresa riguardava una porpora assegnata ad un Superiore Maggiore in carica e, volendo, anche per la relativamente giovane età del prescelto (63 anni). Ma non è affatto sorprendente, invece, che un Figlio di Don Bosco venga chiamato a servire la Chiesa in tal veste. Finora i vari Pontefici ne hanno creati già 19 – senza contare il Rettor Maggiore, che diverrà cardinale il prossimo 30 settembre. Proprio in vista di quell’avvenimento, a partire da oggi e nei prossimi giorni, proveremo a riscoprire brevemente le loro figure e le loro missioni.

Prima di farlo, pare però necessaria una nota su chi sono e cosa fanno i cardinali.

Secondo il Diritto Canonico (cann. 349 e seguenti) “i Cardinali di Santa Romana Chiesa costituiscono un Collegio peculiare cui spetta provvedere all’elezione del Romano Pontefice”; inoltre “assistono il Romano Pontefice sia agendo collegialmente quando sono convocati insieme per trattare le questioni di maggiore importanza, sia come singoli, cioè nei diversi uffici ricoperti prestandogli la loro opera nella cura soprattutto quotidiana della Chiesa universale”.

Essi vengono individuati dal Santo Padre tra gli “uomini che siano costituiti almeno nell’ordine del presbiterato, in modo eminente distinti per dottrina, costumi, pietà e prudenza nel disbrigo degli affari;  coloro che già non siano Vescovi, devono ricevere la consacrazione episcopale” (cann. 351 §1).

Ed ecco di seguito la lista dei salesiani creati cardinali, in ordine cronologico, e con la data della nomina.

  • Giovanni Cagliero (1915)
  • August Cardinal Hlond (1927)
  • Raúl Silva Henríquez (1962)
  • Štěpán Trochta (1969 in pectore, e poi 1973)
  • Alfonso Maria Stickler (1985)
  • Rosalio José Castillo Lara (1985)
  • Miguel Obando Bravo (1985)
  • Antonio María Javierre Ortas (1988)
  • Antonio Ignacio Velasco Garcia (2001)
  • Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga (2001)
  • Tarcisio Bertone (2003)
  • Joseph Zen Ze-kiun (2006)
  • Raffaele Farina (2007)
  • Angelo Amato (2010)
  • Riccardo Ezzati Andrello (2014)
  • Charles Maung Bo (2015)
  • Daniel Fernando Sturla Berhouet (2015)
  • Cristóbal López Romero (2019)
  • Virgilio do Carma da Siva (2022)
  • Ángel Fernández Artime (2023)
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