Il sistema Preventivo rende amico l´allievo, che nell´assistente ravvisa un benefattore che lo avvisa, vuol farlo buono, liberarlo dai dispiaceri, dai castighi, dal disonore.

In Don Bosco il principio metodologico di base è stato il principio dell’amorevolezza: costruire fiducia, confidenza e amicizia attraverso un atteggiamento non facile di farsi prossimo ai giovani rispetto a tutta la loro vita. L’amorevolezza è quella bontà simpatica, quotidiana, affettiva ed effettiva nel desiderare il bene per la persona del giovane. Don Bosco raccomanda che gli educatori “come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evenienza, diano consigli ed amorevolmente correggano”.

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Unità 1.1

Introduzione e distinzione tra Sistema Repressivo e Sistema Preventivo

Due sono i sistemi in ogni tempo usati nella educazione della gioventù: Preventivo e Repressivo. Il sistema Repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi, poscia sorvegliare per conoscerne i trasgressori ed infliggere, ove sia d´uopo, il meritato castigo. Su questo sistema le parole e l´aspetto del Superiore debbono sempre essere severe, e piuttosto minaccevoli, ed egli stesso deve evitare ogni famigliarità coi dipendenti.

Il Direttore per accrescere valore alla sua autorità dovrà trovarsi di rado tra i suoi soggetti e per lo più solo quando si tratta di punire o di minacciare. Questo sistema è facile, meno faticoso e giova specialmente nella milizia e in generale tra le persone adulte ed assennate, che devono da se stesse essere in grado di sapere e ricordare ciò che è conforme alle leggi e alle altre prescrizioni.

Diverso, e direi, opposto è il sistema Preventivo. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in guisa, che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l’occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze.

Il sistema preventivo nella educazione della gioventù 1878.

Unità 1.2

La centralità degli educatori nel Sistema Preventivo

I. Il Direttore pertanto deve essere consacrato a´ suoi educandi, né mai assumersi impegni che lo allontanino dal suo uffizio, anzi trovarsi sempre co´ suoi allievi tutte le volte che non sono obbligatamente legati da qualche occupazione, eccetto che siano da altri debitamente assistiti.

II. I maestri, i capi d´arte, gli assistenti devono essere di moralità conosciuta. Studino di evitare come la peste ogni sorta di affezioni od amicizie particolari cogli allievi, e si ricordino che il traviamento di un solo può compromettere un Istituto educativo. Si faccia in modo che gli allievi non siano mai soli. Per quanto è possibile gli assistenti li precedano nel sito dove devonsi raccogliere: si trattengano con loro fino a che siano da altri assistiti, non li lascino mai disoccupati.

Il sistema preventivo nella educazione della gioventù 1878.

Il “sistema preventivo” è tutto basato sugli educatori, funziona o non funziona, se essi ne portano tutto il peso e ne garantiscono la fecondità.

Educatori sono chiamati ad essere totalmente “consacrati” agli allievi, loro “padri, fratelli, amici” in una condivisione di vita…

Educatori ricchi di valori umani, religiosi, affettivi, che siano di essi modelli, testimoni, comunicatori con la vita, le parole e le opere.

Unità 1.3

L’equilibrio tra Ragione, Religione ed Amorevolezza

La pratica di questo sistema è tutta appoggiata sopra le parole di s. Paolo che dice: Charitas benigna est, patiens est; omnia suffert, omnia sperat, omnia sustinet. La carità è benigna e paziente; soffre tutto, ma spera tutto e sostiene qualunque disturbo. Perciò soltanto il cristiano può con successo applicare il sistema Preventivo. Ragione e Religione sono gli strumenti di cui deve costantemente far uso l´educatore, insegnarli, egli stesso praticarli se vuol essere ubbidito ed ottenere il suo fine.

Il sistema preventivo nella educazione della gioventù 1878.

In sostanza, con le sue affermazioni don Bosco intende indicare agli educatori quali debbano essere le loro qualità, le loro “virtù”. Esse sono ricondotte ad una: la carità educativa, espressa metodologicamente nella triplice forma della ragione, della fede, dell’ “amorevolezza”. Don Pietro Braido

Don Pietro Braido

Ragione

L’equilibrio, la misura, la ragionevolezza dei regolamenti, delle prescrizioni, delle relazioni interpersonali sono costantemente motivati e integrati dalla sincerità della pietà religiosa e dalla partecipazione empatica dell’educatore attivamente presente…

Religione

La serietà dell’impegno morale e religioso – dovere, “pietà”, vivere in grazia, fuggire il peccato – è proposta e promossa in base a rapporti e processi ragionevoli e amorevoli.

Amorevolezza

La dolcezza dell’amorevolezza non è debolezza, sentimentalismo, sciatta sensibilità, ma coinvolgimento emotivo costantemente illuminato e purificato dalla ragione e dalla fede.

Unità 1.4

Primato metodologico dell’amorevolezza nel Sistema Preventivo

Amorevolezza indica in don Bosco “un complesso codice di simboli, segni, comportamenti”. È “il tratto mediante il quale si manifesta la propria simpatia, il proprio affetto, la comprensione e compassione, la compartecipazione alla vita altrui”. 12

Egli ne riassumeva la ricchezza di significati nella reinterpretazione matura della lezione da lui fatta risalire al sogno dei nove anni: “Non colle percosse ma colla mansuetudine e colla carità dovrai guadagnare questi tuoi amici”. 13

[…]L’amorevolezza, di cuore, parole e fatti, diventa, per umano e divino impulso, beneficenza, la messa in opera della misericordia. […]

Pietro Braido – Amorevolezza termine dai molti significati

Carità

come virtù teologale.

É il “fondamento” a cui don Bosco si àncora, la vera “regina delle virtù”: “La pratica di questo sistema è tutta appoggiata sopra le parole di S. Paolo che dice: La carità è benigna e pazi-ente; soffre tutto, ma spera tutto e sostiene qualunque disturbo”.

Empatia

come capacità di immedesimarsi con il mondo giovanile.

“Mi pareva di essere nell’antico oratorio nell’ora della ricreazione. Era una scena tutta vita, tutta moto, tutta allegria. Si vedeva che fra i giovani e i Superiori regnava la più grande cordialità e confidenza”.

Amore

come attenzione affettiva ed effettiva alla persona.

L’educatore, “colle parole, e più ancora coi fatti, farà conoscere che le sue sollecitudini sono dirette esclusivamente al vantaggio spirituale e temporale de’ suoi allievi”; “nell’assistenza poche parole, molti fatti”.

Concretizzazione

dell’amorevolezza

Gesti

aiuti – doni – attenzioni di amore.

Ruoli

padre – amico – fratello.

Guadagnare il cuore

linguaggio del cuore.

Sentieri

pastorali

Riscoprire la paternità educativa

Don Gianpaolo Roma

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