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Conversione Decreto Sostegni, Agorà della Parità: Ennesima discriminazione nei confronti delle paritarie

L’Agorà della Parità: AGeSC – Associazione Genitori Scuole Cattoliche, CdO  Opere Educative – CNOS Scuola – Centro Nazionale Opere Salesiane, CIOFS  Scuola – Centro Italiano Opere Femminili Salesiane, FAES – Famiglia e Scuola,  FIDAE – Federazione Istituti di Attività Educative, FISM – Federazione Italiana  Scuole Materne, FONDAZIONE GESUITI Educazione) prende atto con amarezza  dell’ennesima ingiustizia attuata nei confronti delle scuole paritarie: l’emendamento  proposto e presentato da alcuni senatori, affinché i fondi per l’emergenza Covid e  per il piano Scuola Estate previsti dal DL Sostegni per le scuole statali fossero dati  anche alle scuole paritarie è stato bocciato dalle Commissioni Bilancio e Finanze del  Senato.

È davvero grave che neanche il secondo anno scolastico vissuto in  emergenza sanitaria e sociale abbia fatto comprendere ai senatori delle commissioni  suddette che le scuole paritarie sono a tutti gli effetti parte del sistema d’istruzione  nazionale, al quale contribuiscono in maniera rilevante. Spiace anche dover sottolineare ancora una volta che non si tratta di “scuole per ricchi”, ma di “scuole  per tutti”, spesso presidi in territori dove non c’è nulla. Confidiamo che si ponga  rimedio alla mancata approvazione dell’emendamento nel corso del passaggio in  Aula o con un provvedimento successivo, perché studenti, docenti, famiglie e  personale scolastico delle nostre scuole sono tutti cittadini italiani che hanno vissuto  e stanno vivendo gli stessi problemi e la stessa emergenza. 

Giancarlo Frare – Presidente nazionale AGeSC  

Massimiliano Tonarini – Presidente nazionale CdO Opere Educative 

Pietro Mellano – Presidente nazionale CNOS Scuola 

Marilisa Miotti – Presidente nazionale CIOFS scuola 

Giovanni Sanfilippo – Delegato nazionale per le Relazioni Istituzionali FAES  Virginia Kaladich – Presidente nazionale FIDAE  

Luigi Morgano – Segretario Nazionale FISM 

Vitangelo Denora – Delegato Fondazione GESUITI EDUCAZIONE

Torino, Istituto Internazionale Edoardo Agnelli: “Insieme costruiamo futuro”

Si riporta di seguito il Comunicato Stampa dell’Istituto Internazionale Edoardo Agnelli di Torino relativo all’evento “Insieme costruiamo futuro” che si terrà martedì 27 aprile 2021, alle ore 11:30, presso l’Aula Magna dell’Istituto e che sarà fruibile in diretta streaming sul Canale YouTube dell’Istituto. L’appuntamento sarà occasione per presentare l’ambizioso progetto di rinnovo delle aule e dei laboratori dell’ITT. Riportiamo al fondo anche il contest lanciato dall’Istituto “#2021agnelli: school memories – insieme costruiamo futuro”.

BROCHURE LAVORI ITT

– Comunicato Stampa –

“Insieme costruiamo futuro”
per una scuola più innovativa, sicura e sostenibile

Martedì 27 aprile 2021

L’Istituto Internazionale Edoardo Agnelli è lieto di annunciare l’evento “Insieme costruiamo futuro” che si terrà martedì 27 aprile 2021 alle ore 11:30, presso l’Aula Magna della Scuola e fruibile in diretta streaming sul Canale YouTube dell’Istituto.

L’appuntamento sarà l’occasione per presentare l’ambizioso progetto di rinnovo delle aule e dei laboratori dell’Istituto Tecnico Tecnologico, che prenderà ufficialmente inizio il prossimo 24 maggio (Festa di Maria Ausiliatrice) e che si concluderà a fine agosto 2021.

Intelligenza artificiale, realtà virtuale, industria 4.0, sostenibilità energetica: l’Istituto Edoardo Agnelli continua a formare eccellenze, con uno sguardo aperto al futuro e all’innovazione. Animata da questa vocazione educativa, l’Opera salesiana ha scelto di investire in nuovi ambienti. Tale progetto ha trovato il favore di partner significativi, quali la Fondazione Agnelli che ha stanziato un generoso contributo.

Interverranno all’evento:

Fabrizio Manca, Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte

Andrea Gavosto, Direttore della Fondazione Agnelli

Stefano Molina, Responsabile Area Scuola e Università dell’Unione Industriale Torino

Mauro Berruto, già Allenatore della Nazionale di pallavolo e precedente Amministratore delegato della Scuola Holden

Alfredo Trentalange, Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri

Giovanni Bosco, Preside dell’Istituto Tecnico Tecnologico e del Liceo Scientifico dell’Edoardo Agnelli

Team di allievi dell’Istituto Tecnico Tecnologico dell’Edoardo Agnelli

Con la partecipazione di Aziende partner nei percorsi di professionalizzazione degli studenti

«Siamo felici di presentare questo progetto in una fase storica così delicata: allestiremo per i ragazzi tre nuove aule, sette laboratori rinnovati e un hub per la creatività, nell’ambito di una domotica maggiormente sicura e sostenibile. La formazione integrale del giovane, l’innovazione della didattica, l’alleanza e la condivisione con le aziende del territorio sono nel DNA dell’Agnelli fin dalla sua nascita», così commenta don Claudio Belfiore, Direttore dell’Opera salesiana.

CONTEST – In occasione della presentazione dei lavori per i nuovi laboratori dell’Istituto Tecnico, lanciamo il contest “#2021agnelli: school memories – insieme costruiamo futuro”, uno spazio interamente dedicato ai nostri ex allievi, un’occasione per condividere i ricordi del proprio periodo scolastico. Attraverso fotografie e brevi pensieri tutti gli ex allievi sono invitati a rispondere a questa domanda: in che modo gli anni passati tra i banchi dell’Agnelli ti hanno aiutato a costruire il tuo futuro?
Per partecipare al contest sarà sufficiente postare sui propri profili social un testo o un’immagine legati al tema del contest usando gli hashtag #2021agnelli e #InsiemeCostruiamoFuturo. In alternativa si può inviare una email all’indirizzo 2021agnelli@istitutoagnelli.it entro il 27 aprile 2021 con in allegato l’immagine scelta e qualche riga di accompagnamento.
Le testimonianze più significative saranno pubblicate sui canali della scuola.

La Giornata dei bambini “invisibili”: dalla strada alla scuola di Rango in Rwanda

Dal sito di Vatican News.

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I “meninos de rua” solcano con i loro piccoli piedi non solo le strade di Rio e di tutto il Brasile, da dove viene il loro nome più conosciuto, ma quelle spesso pericolose e quasi sempre indifferenti di tutto il mondo. Street children, chicos de la calle, mosquitos, bambini di strada: secondo l’Onu, che nel 1989 ha approvato la Convenzione sui diritti dell’Infanzia, e nel 2017 il Commento generale sui bambini di strada, sono quasi 150 milioni, nel mondo, i minori “per i quali la strada rappresenta la casa e/o la principale fonte di sostentamento e che non sono adeguatamente protetti o sorvegliati”. La definizione è dell’Unicef, il Fondo delle Nazioni unite per l’infanzia, ma la Giornata mondiale dei bambini di strada, che si celebra oggi 12 aprile, è stata istituita nel 2011 dal Consorzio per i bambini di strada (Csc), rete globale che riunisce oltre cento ong che lavorano in 135 Paesi per offrire un futuro ai bambini di strada e far sentire le loro voci.

L’Onu chiede ai governi di dar loro i diritti di tutti i minori

I bambini di strada sono privati dei loro diritti fondamentali, primi fra i quali quello alla protezione, all’accesso ai servizi essenziali di assistenza sociale e sanitaria, all’istruzione, alle cure della famiglia. E in Etiopia come nel Congo, in India e in Myanmar, a Timor Est e nelle Filippine, in Equador e in Brasile, ma anche in Europa, continuano a crescere, anche a causa della pandemia e dell’impoverimento delle famiglie. Questo nonostante l’Onu, nel suo Commento generale del 2017, abbia fornito ai governi linee guida autorevoli per assicurare che i bambini di strada abbiano l’accesso agli stessi diritti di cui godono tutti gli altri minori. Ma è difficile anche fare stime sul loro numero reale, poiché questi bambini sembrano quasi non esistere, sfuggono alle statistiche e ai censimenti e sono esclusi dalle politiche statali. Finiscono per avere la strada come casa per povertà, instabilità familiare, violenza ed abusi, guerre o cataclismi naturali, e naturalmente migrazione solitaria per tutte queste cause.

Rwanda: i bambini di strada di Rango e la scuola Don Bosco

A Rango, nel sud del Rwanda, distretto di Huye, nella parrocchia San Giovanni Bosco, creata nel 1996 dai missionari salesiani, è arrivato a chiedere un pezzo di pane Kande (nome di fantasia, n.d.r), che racconta di essere finito in strada “quando avevo 10 anni. Ora ne ho 16. La vita era dura. A volte la polizia veniva ad arrestarci e ci portava al centro di riabilitazione di Mbazi e stavamo lì per circa cinque mesi, e tu tornavi e lottavi per trovare anche solo dove dormire e alla fine dovevamo dormire sotto i ponti”. Accanto a lui mangia la sua minestra offerta dal parroco don Remy e dai suoi volontari, Dakarai, andato a mendicare in strada dopo che la madre ha ucciso il padre in una lite familiare ed è finita in carcere. “Ho continuato a vivere in strada per circa 13 anni – racconta – finora ho avuto la possibilità di studiare meccanica grazie ai salesiani di Don Bosco “.

Un centro di formazione dal 1996, 2 anni dopo il genocidio

Accanto alla parrocchia è attivo infatti, sempre dal 1996, due anni dopo il terribile genocidio di 800 mila tutsi e hutu moderati, il Centro di Formazione Professionale “Don Bosco” di Rango, che nell’anno scolastico 2020, prima dell’arrivo della pandemia, aveva 100 studenti nei corsi di edilizia, sartoria, saldatura, meccanica, cucina, falegnameria, discipline alberghiere e parrucchieria, che di recente offre anche corsi per estetiste.

“Anche se non mangi, torni a scuola per un obiettivo”

“Sono grato ai sacerdoti perché mi hanno portato alla formazione professionale – spiega Juvenal – oggi studio meccanica con i miei coetanei ma non abbiamo tutto quello che ci serve. Ci mancano uniformi scolastiche, e anche camicie e scarpe sono difficili da trovare a causa della povertà. Ma se ti manca qualcosa da mangiare sopporti e torni a scuola perché hai un obiettivo da raggiungere”.

Don Remy: presto una cucina per il pranzo

“Vengono dalla strada chiedendo di mangiare e molti riusciamo ad inserirli nei corsi professionali come quelli di meccanico e calzolaio – racconta il parroco don Remy Nsengiyumva – gli offriamo materiale scolastico e uniformi, ma il problema è il cibo. Alcuni infatti vivono completamente per strada, altri ricevono da mangiare nelle famiglie di accoglienza. altri ancora mangiano solo la sera dove studiano per i corsi tecnici”. Per loro, don Remy e i suoi parrocchiani stanno organizzandosi per realizzare una piccola mensa e cucinare a mezzogiorno, quando finiscono le lezioni al Centro professionale.

“Quando vedono che li trattiamo bene, lasciano la strada”

Non è ancora un vero progetto, si schermisce il parroco salesiano, originario del Burundi, anche se ha già un nome “Ejo heza”, “Meglio domani”, ed è stato avviato quando all’inizio della pandemia in Rwanda, nella primavera dal 2020, i bambini dalla strada hanno cominciato a bussare alla parrocchia. Con il passaparola, “visto che i loro compagni sono stati trattati bene”, ricorda don Remy, “ora vengono in gran numero. Non li abbiamo ancora registrati, ma lo faremo presto. Chiediamo a tutti coloro che possono di darci una mano”.

Una scuola dalle porte aperte per i minori vulnerabili

Il Centro salesiano di Rango ha una lunga tradizione di accoglienza dei minori in difficoltà: nel settembre del 2015 ha aperto le porte dei suoi corsi professionali a 75 giovani rifugiati provenienti dal Burundi, e i parrocchiani si sono impegnati per offrire generi alimentari, abiti e altro materiale per aiutare i rifugiati che vivevano nel campo profughi allestito in città. Ma anche i tanti giovani locali che hanno frequentato il corso hanno raccontato ai media salesiani storie terribili di abbandono, come quella di Ishimwe, nata nel 1996 in un campo profughi nella Repubblica Democratica del Congo, dove la sua famiglia si era rifugiata per sfuggire al genocidio del 1994. Aveva solo tre mesi quando scoppiò una guerra civile anche in Congo, i ribelli attaccarono il campo e i genitori furono separati. In braccio al padre tornò in Rwanda, e fu affidata alla nonna materna, mentre il padre si risposò e non si fece più vivo. La madre intanto si era rifatta una famiglia in Congo, e la nonna anziana, raccontava la ragazza, “non ha più la forza di lavorare nei campi per mantenermi e pagarmi le spese scolastiche”, chiedendo aiuto per poter proseguire il suo corso di cucina a Rango. Storie simili di ragazzi orfani o abbandonati dai parenti, che vedono nello studio l’unica salvezza, riempiono le aule del Centro di formazione professionale dei salesiani.

Don Hubert: i loro diritti violati, di più nella pandemia

In tutto il Rwanda l’Unicef stima che vi siano circa 7 mila bambini di strada, ma altri 300mila che vivono in 65mila famiglie (quindi quasi in 5 fratelli e sorelle) con un minore come capo famiglia. La pandemia, con la conseguente crisi economica di molte famiglie, la chiusura delle scuole e la violenza domestica hanno portato all’aumento del numero di bambini di strada. “Per farli uscire da questa vita senza speranza, la prima cosa di cui hanno bisogno è che gli venga mostrata gentilezza, che abbiano qualcosa da mangiare e che tornino a scuola” ci dice don Hubert Twagirayezu, 39 anni, rwandese, economo della visitatoria salesiana “San Carlo Lwanga” dell’ Africa Grandi Laghi (Agl), che copre Rwanda, Uganda e Burundi. Don Hubert, come molti dei ragazzi di Rango, è rimasto molto presto senza genitori, morti prima della guerra civile in Rwanda, ed è stato cresciuto dai nonni. Così ci racconta gli sforzi dei salesiani “per il futuro dei bambini e dei giovani più vulnerabili”.

Veneto, l’assessore regionale Donazzan viste le scuole salesiane: “Il mondo salesiano esprime eccellenza”

Sul Corriere Veneto si riporta la notizia della visita dell’assessore all’Istruzione e alla Formazione del Veneto, Elena Donazzan, alle principali scuole salesiane in Veneto.

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«Ho avuto l’opportunità di visitare una delle principali scuole salesiane in Veneto, istituzioni che con la riapertura sono tornate a vivere mettendo al centro il rapporto educativo tra scuola, lavoro, divertimento e preghiera, riprendendo la propria funzione di oratorio, con bambini e ragazzi che sono tornati a vivere l’insegnamento con gioia e serenità, nel rispetto delle regole dimostrando che tutto ciò è ancora possibile». Così l’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione del Veneto, Elena Donazzan, a margine dell’incontro di ieri all’Istituto Salesiano Don Bosco promosso dal presidente di Forma Veneto, Don Alberto Poles sul tema delle riapertura delle scuole. «Il mondo salesiano – prosegue rappresenta una tradizione educativa che in Veneto esprime eccellenze e risultati di straordinario valore. A Verona, in particolare, torno con gioia anche per ricordare come alcuni studenti dell’Istituto Don Bosco detengono il titolo di campioni del mondo della robotica della First Lego League, un riconoscimento che evidenzia la qualità dell’insegnamento e l’impegno del corpo docente». Presenti all’incontro i direttori di alcuni tra i più importanti centri Salesiani del Veneto fino alle realtà veronesi che annoverano centinaia di aziende partner. Inoltre, Don Pietro Bianchi, responsabile per tutto il Medio Oriente del mondo salesiano. «La formazione professionale – conclude Donazzan – ha raggiunto una reputazione altissima, in particolare nei confronti delle imprese del Veneto che cercano continue collaborazioni. La Regione, attraverso il mio
assessorato, continuerà nel sostegno di questa offerta formativa che si è dimostrata capace, oltre tutto, di raccogliere i bisogni delle famiglie e dei ragazzi più fragili, trasformandoli in solide opportunità professionali».

Opere Sociali Don Bosco, open week online per far conoscere la scuola

Dal 23 al 27 novembre 2020 le Opere Sociali Don Bosco si aprono (non ancora in presenza ma in modalità digitale e on-line) alle famiglie e ai ragazzi che vogliono conoscerci di più. I docenti, i formatori, i catechisti, gli educatori del Centro di Formazione Professionale “E. Falck” e della Scuola Secondaria di Secondo Grado “E. Breda” (Istituto Tecnico Tecnologico e Licei) si renderanno disponibili per guidarvi in tour virtuali della scuola, in lezioni aperte, in appuntamenti dedicati…

Il tutto utilizzando la app di Google Meet e il canale video di Youtube. Maggiori dettagli, gli orari delle singole iniziative, le modalità di partecipazione… verranno pubblicati su questo sito appena disponibili. Nel frattempo, per chi se lo fosse perso, è disponibile la registrazione dell’Open Day on-line di sabato 7 novembre scorso. Eccola assieme al video di benvenuto del nostro Direttore, don Elio Cesari.

 

 

“Il liceo scientifico dei Salesiani è come una casa”: la testimonianza di una ex allieva di Treviglio

Per lanciare gli open day online, l’istituto salesiano di Treviglio si è affidato alla testimonianza di una sua ex allieva, pubblicando un articolo e un video su Bergamo News.

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Nella tradizione educativa dei Salesiani di Treviglio al centro sta il singolo studente con la sua personalità unica e irripetibile, esprimendo liberamente ciò che è e valorizzando le potenzialità che ognuno porta dentro di sé, come racconta Chiara, che si è diplomato al Liceo Scientifico nel 2018.

Per prendere visione dei curricoli e dei vari ambienti, vi aspettiamo ai nostri Open Day, che si terranno ON-LINE, nel rispetto delle norme di sicurezza anti Covid-19. Maggiori informazioni sul link https://openday.salesianitreviglio.it/

Pubblichiamo anche un breve video di presentazione del Liceo Scientifico

Ed ora lasciamo la parola a Chiara.

Sono passati ormai dieci anni da quando ho varcato per la prima volta quel cancello di via Zanovello che così tante volte avrei nuovamente attraversato respirando sempre quell’aria di casa e di famiglia della quale erano impregnati i cortili e ogni altro ambiente della bella casa salesiana di Treviglio. In tutta sincerità, se penso a quel lunedì 13 settembre 2010, il primo aggettivo che mi viene in mente per definire il mio stato d’animo non è propriamente entusiasta, anzi tutt’altro. Iniziavo la nuova avventura delle medie in una classe che non conoscevo, mentre le mie amiche avrebbero frequentato tutte la scuola del paese; dovevo alzarmi prima delle 7 quando avrei potuto cadere dal letto e arrivare in classe, se fossi rimasta a Trezzano Rosa dove abitavo, senza contare che era una scuola di preti, e poi questo Don Bosco, del quale il nonno mi parlava sempre, non capivo proprio cosa avesse di tanto speciale. Dopotutto per fare scuola bastano i professori, una lavagna e qualche banco: valeva davvero la pena stare due ore al giorno seduta in pullman per andare dai salesiani? Sì vi dico, e ringrazio quel giorno in cui i miei genitori decisero di farmi frequentare quella che negli anni si è trasformata ai miei occhi da “cosa” come un’altra a casa come nessun’altra. Don Bosco diceva che la prima felicità dei ragazzi è sapersi amati. Quanto posso dire di aver sempre sperimentato l’affetto grande dei compagni, dei professori, dei salesiani, degli educatori e perfino dei portinai, quanto posso affermare con sicurezza di aver vissuto otto anni vivendo davvero quell’allegria salesiana, contagiosa, semplice, duratura.

Quanto soffro adesso che sono studentessa universitaria quelle relazioni da “Freccia rossa” che la contraddistinguono, così rapide e instabili, con tanta gente che sale nella tua carrozza, condivide con te un tratto di viaggio più o meno lungo e poi va via, semplice passeggera dello stesso treno della quale conserverò probabilmente solo lo sbiadito ricordo del volto. Nella casa di Don Bosco non c’è ragazzo che non sia conosciuto e chiamato per nome, quasi per ricordarti che tu non sei uno tra tanti, non sei uno che passa per caso per questo corridoio, ma sei atteso, sei cercato.  Non sei il quattro che hai preso nello studio di funzioni o nella prova di ascolto di inglese; nonimporta quanto tu ti senta sotto le aspettative, l’importante è che tu ti senta aspettato sempre, quando arrivi carico al massimo per aver passato l’esame di patente e quando entri in classe a testa bassa perché hai litigato con un’amica.

L’educazione è cosa di cuore, Don Bosco lo sapeva bene, e il mio per una buona parte è rimasto tra quei cortili nei quali ho imparato l’amicizia vera, in quelle aule che mi hanno avviata alla vita, in quell’angolo di terra trevigliese che così tanto sapeva di cielo.

Cnos Scuola, tutti gli istituti in Italia sono pronti a fronteggiare

All’inizio del mese di ottobre si è svolto il consiglio direttivo del Cnos-Scuola, anche per fare il punto sulla situazione di emergenza sanitaria che riguarda il comparto scolastico in Italia. L’offerta scolastica salesiana è stata scelta da tante famiglie in più quest’anno, segno di un credito per la capacità di reazione nella cura educativa. L’attenzione ai più poveri è costante, si stanno facendo molti sforzi per agevolazioni di rette in modo da permettere a chi “sceglie don Bosco” di poter accedere senza ostacoli economici.

Tutte le scuole salesiane (98 Istituti scolastici in Italia) si sono attivate per assicurare la prosecuzione dell’offerta scolastica anche se con modalità non in presenza. Lo hanno constatato tutti gli Incaricati Ispettoriali e membri dell’Ufficio Scuola apprezzando il sacrificio e la creatività dei docenti da un lato, la pazienza e la tenacia delle famiglie e degli allievi dall’altra.

Gli webinar permettono offerte formative per i docenti in collaborazione con le nostre università e sono in allestimento ulteriori proposte formative organiche perché in tempo di crisi l’investimento in formazione e in educazione è importante tanto quanto il pane quotidiano.

Collegio salesiano Mogliano Veneto, si riparte in sicurezza

Pubblichiamo l’articolo scritto dalla professoressa Elena Gobbo del Collegio Salesiano Astori di Mogliano Veneto sulla riparte in sicurezza della scuola.

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Nei giorni scorsi la comunità educativa del Collegio Salesiano Astori di Mogliano Veneto ha provveduto a predisporre la segnaletica e tutto il materiale necessario per partire con il nuovo anno scolastico in totale sicurezza ma con l’entusiasmo di sempre. Mentre per il primo ciclo sono previsti dei giorni di accoglienza a partire del giorno 8 settembre, e la partenza ufficiale a tempo pieno il giorno 14 settembre, la scuola secondaria di secondo grado ha già accolto i primi studenti, il 1 settembre, per le lezioni di recupero indicate nei Piani di Apprendimento Individualizzati (P.A.I.), secondo le indicazioni comunicate a famiglie e studenti alla fine del precedente anno scolastico, integrate nel mese di agosto nel rispetto delle misure di contenimento previste. Per tutti il via ufficiale rimane il giorno 14 settembre nel rispetto delle Linee Guida Ministeriali e in ottemperanza al Manuale Operativo previsto dall’USR Veneto, attenendosi rigorosamente alle indicazioni contenute nel documento tecnico predisposto dalla scuola in merito alle modalità di accesso e di uscita dall’edificio. Una “ripartenza in presenza” quindi con lo spirito di sempre, volta al futuro ma soprattutto nel rispetto della salute di tutti.  

Istituto Agnelli Torino, un kit anti Covid-19 per l’avvio del nuovo anno scolastico

Pubblichiamo l’articolo di Salesiani Piemonte sul kit anti-covid 19 dell’istituto Agnelli di Torino.

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Parte l’anno scolastico 2020-21 all’Agnelli di Torino con la consegna di un kit anti Covid-19 agli allievi delle Scuole Medie, Superiori e Cnos-Fap del Centro. Si riporta di seguito il comunicato stampa congiunto dell’Istituto Internazionale Edoardo Agnelli di Torino e di Missioni Don Bosco Valdocco ONLUS.

1300 sacche di responsabilità verso gli altri
e 1300 borracce per la tutela dell’ambienteCon Missioni Don Bosco partner dell’iniziativa,
gli allievi di Medie, Superiori e Cnos-Fap riceveranno un kit anti Covid-19
con l’attenzione rivolta ai coetanei di tutto il mondo

L’Istituto Agnelli, in collaborazione con Missioni Don Bosco, ha deciso di consegnare il primo giorno del loro rientro nelle aule una sacca e una borraccia a tutti gli allievi e a tutto il personale della scuola.

La sacca servirà a contenere gli indumenti che, per prevenzione del contagio, non si possono lasciare sugli appendiabiti; in questo modo si limitano i contatti con oggetti e con gli arredi. La borraccia contribuirà a ridurre l’uso della plastica e a preservare così l’ambiente da un rifiuto dannoso.

La Scuola italiana riparte e l’Istituto Agnelli è pronto ad avviare il nuovo anno scolastico “in presenza”, con tutti i laboratori attivi e in sicurezza. Ci sarà la massima attenzione per le misure preventive ma soprattutto si solleciterà quello spirito che da sempre caratterizza la scuola salesiana: l’educazione globale del giovane. Il rispetto, l’attenzione e la responsabilità costituiscono importanti aspetti dell’educazione nello spirito originario di Don Bosco.

In quest’ottica si è attivata la collaborazione con Missioni Don Bosco.

«Ci siamo preparati, abbiamo immaginato cosa avremmo potuto fare e di cosa ci sarebbe stato bisogno – spiega don Claudio Belfiore, direttore dell’Istituto Agnelli -, e abbiamo guardato oltre: oltre l’ansia e il timore da Covid-19, oltre le misure contenitive del contagio, oltre i limiti posti dalla situazione attuale». Il desiderio è quello di aiutare i ragazzi a non focalizzarsi solo sulle norme da seguire una volta rientrati a scuola, e di far capire loro che la responsabilità non si ferma entro le mura scolastiche ma prosegue a casa, nella loro città e nel mondo. «Siamo a Torino ed è qui che si concretizza il nostro impegno. Ma siamo anche nel cuore del pianeta, perché quello che succede qui da noi ha riflessi e riverberi ampi e inaspettati».

«Gli studenti italiani vivono per la loro parte il disagio ma anche le sfide positive di questa
pandemia, e riteniamo che sia molto importante per loro capire quali condizioni vivano i loro coetanei in altri Paesi» spiega Giampietro Pettenon, presidente di Missioni Don Bosco. «I salesiani che operano in aree del mondo più sfortunate stanno cercando di offrire comunque le condizioni per proseguire la formazione scolastica. Ci sembra utile dare occasione ai nostri ragazzi di informarsi e di confrontarsi anche con situazioni estreme dove mancano aule, banchi e libri di testo, e gli insegnanti non possono far fronte ai loro compiti, ma dove ugualmente c’è la volontà di migliorarsi. Ci auguriamo che possa nascere un’amicizia fra studenti anche a distanza».

Nella prima settimana di ritorno a scuola sono in distribuzione 1300 sacche e 1300 borracce personalizzate con i logotipi dell’Istituto Agnelli e di Missioni Don Bosco (v. fotografie allegate), così destinate:

– 440 kit per gli scolari delle Medie
– 270 kit per gli studenti del Tecnico
– 235 kit per gli studenti del Liceo
– 220 kit per gli allievi del CFP
– 86 kit peri i docenti di Medie e Superiori
– 28 kit per i formatori CFP.

All’attenzione per l’educazione si affianca il grande sforzo messo in campo dall’Istituto Agnelli per garantire il regolare svolgimento delle lezioni e delle attività. Nei mesi estivi, infatti, sono stati portati a compimento diversi lavori e acquisti, tra cui la ristrutturazione di aule e l’acquisto di 175 banchi monoposto e 6 banchi di pneumatica per il laboratorio di meccatronica.

Ulteriori informazioni sugli interventi di messa in sicurezza delle aule e dell’intero istituto Agnelli potranno essere forniti agli interessati.

I progetti in ambito scolastico che Missioni Don Bosco sostiene sono descritti nel sito https://progetti.missionidonbosco.org/educazione-e-formazione.

Grazie per la cortese attenzione.

In Veneto inizia la scuola proteggendo i “professori fragili”

Pubblichiamo l’articolo uscito sul Corriere Veneto con una intervista, tra gli altri, a don Alberto Poles, presidente di Forma Veneto, sull’organizzazione scolastica del Veneto in merito alla protezione dei docenti cosiddetti “fragili”, ossia affetti da patologie a rischio.

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Gli studenti seduti in aula con gli occhi fissi su uno schermo, e il professore che fa lezione collegato da casa mentre la sua faccia è proiettata sul monitor. Non è la scena di un film su un futuro distopico, ma il presente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia dove quattro docenti – esonerati dalle lezioni in presenza per motivi di salute – stanno utilizzando questa modalità d’insegnamento che potrebbe essere replicata anche per i professori fragili di superiori, medie ed elementari. Ma non è l’unica opzione sul tavolo per consentire l’insegnamento ai prof con patologie: alcune scuole si sono già attrezzate per circondare gli insegnanti di plexiglas in modo da assicurargli la protezione necessaria per essere in presenza.

«Da Roma non sono arrivati chiarimenti sulle modalità di insegnamento dei professori fragili – spiega Carmela Palumbo, direttrice dell’ufficio scolastico regionale – non è stata nemmeno specificata la modalità di inquadramento giuridico di questi  lavoratori. È probabile che si dovrà fare una cosa simile a quanto messo in piedi dalle università con un collegamento da remoto, ma va prevista una figura che vigili sugli alunni in classe che non sono universitari ma minorenni. Stiamo comunque parlando di un numero esiguo di docenti». Resta il fatto che una nuova porta si apre e la possibilità che anche a scuola i professori con fragilità facciano lezione da casa mentre gli alunni sono in classe è concreta. «Vanno comunque valutati i singoli casi – precisa Palumbo – non è detto che il medico dica tout court che un professore fragile non possa venire a scuola, può essere che bastino dei dispositivi di protezione supplementari»

. Se un professore avesse patologie gravi, l’opzione di insegnare da remoto potrebbe però essere una strada obbligata: «Se è personale fragile va tutelato – aggiunge l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan, impegnata ieri nella presentazione delle linee guida adottate per la riapertura degli Istituti di formazione professionale veneti – sta alle singole scuole organizzare la modalità d’insegnamento: si può fare come sperimentato dalle università ma è necessario che in classe sia presente qualcuno. Anche su questo aspetto, a Roma, c’è confusione e non sono arrivate indicazioni». L’opzione del docente che insegna da casa non piace ai sindacati. «I docenti fragili vanno tutelati con precauzioni particolari – dice Sandra Biolo, segretario regionale Cisl Scuola – ma fare lezione da casa mentre gli alunni sono in classe non può essere una risposta, specie alle medie e alle elementari. Chi vigila sugli alunni? I collaboratori scolastici (bidelli) che sono pochissimi e saranno già impegnati in continue sanificazioni?».

Sul punto c’è però chi ha già trovato soluzioni alternative, come spiegato da don Alberto Poles, presidente di Forma Veneto, l’associazione che raggruppa quasi tutte le 130 scuole di formazione professionale della regione. «Raccogliamo circa 21 mila studenti e quest’anno ci sono state 800 iscrizioni in più – sottolinea don Poles – nelle nostre scuole ci sono professori fragili. Al centro di formazione professionale dell’Istituto Salesiano San Marco (Mestre), dove ci troviamo oggi (ieri ndr), abbiamo previsto tutele particolari per questi docenti che potranno insegnare in presenza: metteremo un plexiglas davanti alla cattedra, gli daremo mascherine FFP2 invece delle chirurgiche e potranno fare lezione in aule più ampie dove c’è maggiore distanziamento». Particolari accorgimenti verranno adottati anche per gli alunni più fragili. «Bisognerà collocarli, insieme all’insegnante di sostegno – conclude don Poles – in una zona più isolata della classe». Se le scuole di formazione professionale regionali paiono pronte ad aprire, più complicata è la situazione delle statali di ogni ordine e grado che, oltre alla folle corsa alla ricerca di spazi, stanno facendo i salti mortali per coprire i buchi in cattedra con i supplenti. «Dal 6 settembre, terminata la procedura della call veloce di docenti da altre regioni che è stata un fallimento – spiega Giovanni Giordano, Snasl Scuola Venezia – è cominciata la caccia ai supplenti. Lunedì erano circa 1400 le cattedre scoperte nel Veneziano e circa 7000 in tutto il Veneto. Impossibile pensare che le scuole trovino tutti i supplenti per il suono della prima campanella: molti alunni inizieranno, come ogni anno, le lezioni senza avere alcuni professori in classe che verranno quindi trovati in corso d’opera».