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Osservatore Romano – Una casa per minori in difficoltà

Sull’edizione di oggi de L’Osservatore Romano è uscito un articolo che parla della struttura che accoglie ragazzi in difficoltà a Scandicci, vicino Firenze.

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«In ognuno di questi ragazzi, anche il più disgraziato, v’è un punto accessibile al bene. Compito di un educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare»: è quanto amava ripetere don Bosco quando parlava dei ” suoi ” ragazzi; e sulla scia del loro fondatore, i salesiani di Scandicci, piccolo centro alle porte di Firenze, hanno pensato di dare vita a una struttura per accogliere i ragazzi più difficili. Un bel segno di apertura alla città e al territorio, in un momento di chiusure e di distanziamento sociale a causa del covid-19. Quella realizzata a Scandicci è una comunità semiresidenziale per giovani dedicata alla memoria del beato
salesiano Artemide Zatti. «Dopo due anni di riflessione, discernimento, studio, coinvolgimento di molte persone e professionalità, lavori e scelte, da qualche mese la casa di accoglienza è finalmente operativa. Abbiamo fatto un bel percorso, con tutta l ‘ équipe educativa. La comunità parrocchiale ci ha sempre sostenuto – precisa al nostro giornale il direttore dell’opera di Scandicci, don Giorgio Mocci, parroco di Santa Maria Madre della Chiesa – abbiamo diversi volontari pronti a mettersi a disposizione di questi ragazzi, e mi riferisco in particolare ai membri dell ‘ associazione La melagrana che – aggiunge il sacerdote – è il nostro braccio
operativo». A fare da guida, faro e orizzonte nell’avanzamento di questa nuova avventura è stata, per tutto questo tempo, la celebre frase di don Bosco. La soddisfazione per aver iniziato questo percorso ora è tanta. «Un’idea – ricorda don Giorgio – che nasce anche come risposta a un’esigenza del territorio per il quale la tutela dell’infanzia e dell ‘ adolescenza ha da sempre rappresentato una delle priorità nelle politiche sociali e dove la sinergia con La melagrana e dei salesiani di Scandicci, che da sempre si propongono di realizzare attività di prevenzione e di supporto alle famiglie, ha portato alla costituzione di una rete educativa solida. Nel nostro territorio», sottolinea il sacerdote, «non c’era una struttura in grado di accogliere ragazzi problematici che molto spesso venivano dirottati in altre aree con enormi difficoltà. Adesso, invece, vengono da noi. Ci occupiamo di loro dal lunedì al venerdì. Prepariamo il pranzo, li aiutiamo a fare i compiti e cerchiamo di svolgere un lavoro di prevenzione, come ci ha insegnato il nostro fondatore» . « ” Ci siamo ” è la frase che più di tutte ricorreva nei messaggi, nelle chiamate, negli incontri che abbiamo fatto qualche mese fa. E ” ci siamo ” – spiega Yuna Kashi Zadeh, presidente dell’associazione di promozione sociale La melagrana, che da sempre collabora alle attività di prevenzione e di supporto alle famiglie dell ‘ opera salesiana – vuol dire ” e s s e rc i ” , in modo pieno, essenziale, vuol dire “s t a re ” , ad abbracciare, a incontrare, a sorridere, a piangere, a parlare, ad ascoltare». La comunità semiresidenziale, situata in una vera e propria casa, ha iniziato le sue attività aprendo le sue porte ai primi quattro giovani. In totale, però, potrà accoglierne fino a diciotto al giorno, maschi e femmine, dai 6 ai 14 anni, inviati dai servizi sociali del territorio o dall’associazione stessa, aperta dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 19. Tutto con un obiettivo ben preciso: la relazione e la fraternità. «E sì, perché i ragazzi che accogliamo nella nostra struttura – sottolinea il sacerdote – sono figli dell’intera comunità parrocchiale, la quale si preoccupa del loro sostegno. Adesso, a causa della pandemia stiamo operando a scartamento ridotto, ma il nostro obiettivo è di operare a pieno regime». Guardando a don Bosco, dunque, inseriti nella cornice educativa del sistema preventivo, i salesiani di Scandicci, con tutti i collaboratori nella missione, hanno deciso di partire con questo nuovo e stimolante progetto. E mentre in tanti chiudono, loro aprono e lo fanno senza se e senza ma. «Per noi – ha concluso don Mocci – è importante aver iniziato quest’opera di vicinanza ai ragazzi soprattutto a quelli più problematici e in difficoltà. Noi salesiani siamo qui, a Scandicci, come in tutto il mondo, proprio per questa ragione: essere segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani».

“I DIRITTI NEGATI AL TEMPO DEL COVID-19: LE NUOVE DISUGUAGLIANZE” – Webinar di Minori di Diritto e Salesiani Italia Centrale

Seguono gli appuntamenti previsti dal progetto GLI ADOLESCENTI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. Tra diritti negati, disuguaglianze e prospettive educative.

Dopo il successo riscontrato nel Webinar del 4 dicembre, che ha sollecitato l’attenzione di ragazzi, studenti, professionisti del settore e addetti ai lavori, venerdì 5 marzo 2021 in diretta dalle ore 17.00 sulla pagina Facebook “MinoridiDiritto” e sul canale YouTube “ICC SalesianiDonBosco” proponiamo il secondo degli incontri organizzati dal titolo I DIRITTI NEGATI AL TEMPO DEL COVID-19: LE NUOVE DISUGUAGLIANZE, dove affronteremo il tema delle disuguaglianze e dei diritti negati al tempo del Covid in riferimento alle nuove generazioni.

La pandemia ha evidenziato e aumentato le disuguaglianze tra i minori, rendendo difficile il riconoscimento dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Bambini e bambine, ragazzi e ragazze rischiano di vedere accrescere le condizioni di povertà, le difficoltà nell’accesso all’istruzione e alla salute e il mancato rispetto dei loro diritti essenziali.

“Oggi più che mai è fondamentale continuare a parlare di bambini/bambine e ragazzi/ragazze per sollecitare il dibattito e l’attenzione pubblica sulle disuguaglianze che stanno caratterizzando le condizioni di vita e le opportunità di sviluppo di molti minori”, afferma il prof. Farina, coordinatore – insieme a Don Emanuele De Maria – dell’Osservatorio Salesiano per i diritti dei minori.

All’appuntamento del 5 marzo interverranno: Arianna Saulini: Coordinatrice del Gruppo CRC; Marco Rossi-Doria: Vicepresidente di Con i Bambini; Andrea Morniroli: Coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità; Andrea Farina: Osservatorio Salesiano per i diritti dei minori.

Sarà presente anche il Presidente di Salesiani per il Sociale – Italia Centrale Don Emanuele De Maria.

La Dott.ssa Arianna Saulini proporrà un’analisi sulle povertà e sulle profonde disuguaglianze emerse a seguito della pandemia, facendo riferimento al contenuto dell’11° RAPPORTO CRC, con particolare attenzione alla necessità di investire su ragazzi e ragazze.

Il Prof. Marco Rossi-Doria, partendo dal report promosso da Openpolis e Con i Bambini “Scelte compromesse – Gli adolescenti in Italia, tra diritto alla scelta e impatto della povertà educativa”, offrirà una fotografia sugli adolescenti in Italia e sugli strumenti volti ad eliminare o ridurre il divario educativo ormai presente nel nostro Paese.

Il Dott. Andrea Morniroli si occuperà di approfondire i risvolti pratici sui temi della marginalità e del sostegno all’inclusione.

Gli interventi saranno coordinati e in dialogo con il Prof. Andrea Farina.

L’ultimo appuntamento è previsto il 23 aprile 2021 – Nuove sfide: il Covid-19 quale occasione per ripensare strategie e politiche.

“Nessuna casa è lontana”: il report delle attività del Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma

Sarà pubblicato il 31 gennaio 2021, in occasione della festa di san Giovanni Bosco, il nuovo report del Borgo Ragazzi don Bosco che racconta come l’avvento della pandemia ha acuito la povertà  educativa dei giovani che accogliamo ogni giorno. 

Quasi 1500 tra famiglie e ragazzi sostenuti, 400 pacchi alimentari distribuiti, 50 dispositivi donati e regalati a coloro che non avevano accesso a connessioni internet, 3440 ore video, 2430  ore di formazione professionale online, 600 ore di formazione destrutturata online, 200 ore di  doposcuola a distanza, 200 ore di gruppi formativi a distanza, 60 colloqui per consulenza  psicopedagogica a distanza, 100 merende social per condividere momenti ludici e ricreativi con i  ragazzi, 500 ragazzi raggiunti con attività social

Sono questi alcuni numeri di come il Borgo Ragazzi don Bosco ha reagito all’emergenza  sanitaria che ormai caratterizza le nostre vite dallo scorso marzo. 

Dopo un primo disorientamento iniziale, la Comunità del Borgo Ragazzi don Bosco ha dato  l’unica risposta possibile: continuare a stare accanto ai giovani, anche in questa nuova e  imprevista situazione! Il “come” fare questo è stato una meraviglia di amore, fantasia, competenze  e audacia che i molti educatori, volontari e giovani si sono “inventati” per non lasciare solo  nessuno

Mai come questa volta si è verificata una gara di solidarietà che ci ha permesso di affrontare  l’emergenza e di non lasciare indietro nessuno: cittadini, aziende, fondazioni, ognuno ha  contribuito a far sì che nessuna casa fosse veramente lontana. Molti di questi sono i nostri  volontari che hanno deciso di trasformare il loro impegno gratuito in donazione.  

Dopo una timida ripartenza estiva, siamo ancora in piena emergenza. E se l’emergenza sanitaria  speriamo tutti che si risolverà con l’arrivo dei vaccini annunciati, l’emergenza economica,  lavorativa e educativa avrà, crediamo, pesanti strascichi. 

Tutto ciò che come Comunità Educativa del Borgo Ragazzi Don Bosco abbiamo messo in opera per  affrontare le difficoltà di questi mesi è preparazione alle macerie che la Pandemia lascia sul  campo, soprattutto in ambito educativo. Ci stiamo solo parzialmente accorgendo delle  problematiche che la “disaffezione” alla frequenza scolastica ha causato a tanti ragazzi e giovani;  delle crescenti difficoltà ad inserire lavorativamente chi ha concluso un percorso formativo; delle  ansie e dei timori che anche i bambini e i più giovani hanno assunto dalle raccomandazioni alla  distanza e alla iperattenzione alla pulizia e all’igiene; dalla poca possibilità di stare e muoversi all’aria aperta di quest’ultimo anno. 

Fronteggiare le attuali e future conseguenze della Pandemia non è e non sarà cosa da poco. È una  sfida che dobbiamo prepararci ad affrontare e sarebbe meglio non da soli.  Potremo affrontare tutte le problematiche prima elencate e altre che si presenteranno, solo se  cammineremo insieme, solo se ci sosterremo gli uni con gli altri … ci salveremo insieme o non ci  salveremo! 

Ognuno è chiamato a fare la propria parte in questa lunga “ripartenza” e da parte del Borgo  Ragazzi don Bosco la scommessa e l’impegno sarà come sempre, e oggi ancora di più, per il bene  dei ragazzi, affinché essi trovino sempre una casa e degli adulti che, al loro fianco, affrontino il  difficile cammino della crescita.  

Con Don Bosco guardiamo con amore e fiducia alle nuove generazioni, sicuri che “dalla buona o  cattiva educazione della gioventù dipende un buon o triste avvenire della società” (Don Bosco),  mettendo al centro il giovane e accompagnandolo a scoprire nuovi orizzonti possibili. 

Dall’oratorio di Varazze arriva l’Inverno Ragazzi

Dal sito della Circoscrizione Italia Centrale, l’iniziativa dell’Oratorio di Varazze.

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Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare”.

Il nostro campo ad oggi è un mondo stravolto dalla pandemia, un mondo in cui le nostre abitudini sono dovute cambiare all’improvviso, un mondo che ha dovuto ricredersi sul proprio voler avere il controllo su ogni cosa. Ma forse è arrivato il momento di smettere di vivere come se si fosse in uno stato d’emergenza temporaneo: chissà per quanto ancora la nostra realtà sarà segnata da distanziamento, mascherine e igienizzante. La vita va comunque avanti. I bambini e i ragazzi continuano a crescere, costretti a relazionarsi con gli altri perlopiù da dietro uno schermo.

Da qui l’idea dell’Inverno Ragazzi: un progetto che inizialmente avrebbe dovuto coprire tutte le vacanze natalizie, per poi ridursi ai soli giorni di zona arancione, con l’obiettivo di sostenere le famiglie con genitori lavoratori e di far vivere dei momenti di serenità ai bambini, il tutto in sicurezza e nel rispetto delle regole!

Il progetto è stato interamente pensato e realizzato da giovanissimi coordinatori che hanno dimostrato tutta la loro voglia di fare la differenza, tutto il loro impegno per regalare giornate di gioia e divertimento ai bambini! Un’esperienza durante la quale i bambini, attraverso la visione del film Il richiamo della foresta, hanno potuto riflettere sul tema della vocazione. Una dimensione che spesso tende ad essere affrontata con i ragazzi più grandi, ma che ha dato moltissimi spunti ai bambini per provare a riflettere su quale cammino il Signore ha pensato per ciascuno di noi, provare a riflettere sul per chi sono io.

L’Inverno Ragazzi è stato un successone, come partecipazione e, cosa più importante, come gradimento da parte delle famiglie e, soprattutto, dei bambini che hanno partecipato!

Una testimonianza concreta di come anche (e soprattutto) ora sia possibile proporre esperienze educative ai nostri bambini e ragazzi in totale sicurezza, basta stare attenti e avere un pochino di coraggio!

 

 

Villa Sora Frascati, La lotta al cyber-bullismo inizia tra i banchi di scuola – e prosegue con la D.A.D.

Pubblichiamo l’articolo scritto dagli studenti dell’istituto salesiano Villa Sora di Frascati, sulle iniziative messe in campo contro il bullismo.

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Parlare di cyber-bullismo è importante tra le giovani generazioni che sui social network trascorrono gran parte del proprio tempo. Per comprendere quanto sia rilevante l’utilizzo dei social e della presenza on line per i più giovani può risultare utile tenere in considerazione quanto ci viene indicato dal Censis nel “16° Rapporto sulla comunicazione I MEDIA E LA COSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ”, pubblicato a febbraio 2020, dove si sottolinea come: “essere connesso è il principale veicolo di socializzazione e di formazione della propria identità tra le generazioni più giovani”.

Con la “Didattica A Distanza” sono aumentate ulteriormente le ore che i ragazzi trascorrono davanti ad uno schermo, dunque è ancora più importante incrementare l’attività di contrasto al cyberbullismo.

In questo contesto l’Istituto Scolastico di Villa Sora ha messo in campo una serie di iniziative per promuovere il corretto utilizzo dei social e la consapevolezza che la propria presenza on-line ha ripercussioni nella vita reale propria e altrui.

Il tema sarà trattato sotto due punti di vista grazie alla collaborazione di alcuni professionisti: la dott.ssa Silvia Campagna, collaboratrice dell’Osservatorio Salesiano per i diritti dei minori presenterà l’aspetto giuridico della questione; mentre il dott. Brecciaroli, psicologo della scuola, affronterà il tema dal punto di vista psicologico e relazionale. Gli studenti potranno ascoltare dalla voce di professionisti concreti riferimenti al fenomeno del cyberbullismo e dialogare per condividere dubbi e risorse necessarie nel caso ci si trovi in situazioni tali.

Le classi sono state coinvolte oggi, martedì 17 novembre 2020, e lo saranno ancora venerdì 20 novembre. Il convegno, che si svolgerà a distanza, attraverso la piattaforma “Meet”, riguarderà le classi del primo anno dei tre licei dei tre indirizzi: classico, scientifico e delle scienze umane.

Nei prossimi giorni sarà inoltre disponibile on-line una nuova sezione sul nostro sito, grazie alla quale sarà possibile segnalare eventuali esperienze di cyber-bullismo, per chiedere aiuto, o raccontare la propria testimonianza per dimostrare ai coetanei che fermare i cyber-bulli è possibile.

Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma, 19 anni della Casa Famiglia: guardare al futuro con speranza

Pubblichiamo l’articolo del Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma sui 19 anni della Casa Famiglia.

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16 settembre 2001: i primi 4 ragazzi entrano in casa, è domenica pomeriggio. Ad accoglierli il direttore del Borgo e i primi 4 educatori. Un po’ di imbarazzo iniziale subito stemperato dall’arrivo della pizza. Da allora sono passati 19 anni, 98 ragazzi sono stati accolti provenienti da 25 nazioni diverse. Un terzo dei quali italiani.  18 le ragazze accolte. Una storia fatta di volti, di storie e soprattutto di vita quotidiana. Quelle piccole cose che ti fanno crescere, che spesso diamo per scontato ma che al borgo sono veramente espressione di CASA CHE ACCOGLIE secondo lo spirito di Don Bosco.

Se la  casa famiglia può festeggiare i suoi 19 anni e guardare al futuro con speranza lo deve a tanti che si sono avvicendati come in una ideale staffetta passandosi il testimone in corsa: salesiani, educatori, volontari… soprattutto  i ragazzi che hanno lasciato ciascuno un “pezzetto di cuore”. Perché come è scritto all’ingresso: “casa è dove è il tuo cuore”. Con molti di loro siamo in contatto e oggi sarebbe dovuta essere anche una festa per loro e con loro. Ma quest’anno è stato come per tutti molto particolare,  e dobbiamo accontentarci di festeggiare a distanza. Siamo abituati a feste con tanti ragazzi, volontari, famiglie. Come tutti ci siamo dovuti riadattare. Quella che è rimasta è la voglia di stare insieme.

Il nostro pensiero è soprattutto per chi ha compiuto o sta per compiere 18 anni in questo periodo.  Dover passare dalla casa famiglia alla vita autonoma durante l’emergenza covid non è facile. Ritrovarsi in pochi a festeggiare il compleanno e ad accompagnare i ragazzi. Le difficoltà per trovare lavoro. Sappiamo però che non siamo soli con loro!

Grazie a tutte le persone che collaborano a distanza e che si fanno vicine ai ragazzi di Don Bosco!

Macerata, l’istituto salesiano verso il 130esimo anniversario

Pubblichiamo il comunicato stampa dell’Oratorio centro giovanile di Macerata che si prepara a festeggiare il 130° anniversario della presenza salesiana nella città.

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L’Oratorio Centro-Giovanile salesiano di Macerata si prepara a festeggiare il 130° anniversario dalla fondazione della sua Casa, l’Istituto salesiano intitolato a San Giuseppe, un pezzo di storia della città di Macerata, inaugurato il 4 novembre 1890. Una realtà, quella della Casa salesiana, che ha vissuto nel tempo cambiamenti ed evoluzioni, tenendo al centro l’attenzione al mondo giovanile.

In occasione di questa importante ricorrenza, il direttore don Flaviano D’Ercoli, coadiuvato dalla comunità salesiana e da alcuni giovani dell’oratorio ha lanciato il progetto “20+20=130”, slogan di questo anno ed iniziativa che vede coinvolti molte dei ragazzi e delle famiglie in un percorso di riflessione e racconto riguardante gli ultimi sei anni della Casa salesiana. A partire dall’anno pastorale 2013/2014 la chiusura della scuola dell’Istituto aveva avviato l’intera opera ad un ripensamento circa il suo ruolo nel contesto cittadino maceratese. Sei anni di lavoro, riflessione e novità che hanno condotto l’Istituto a riconoscersi nella sua identità di Oratorio Centro-Giovanile, polo di aggregazione per molti giovani e famiglie, attraverso le sue proposte educative e la collaborazione con la realtà cittadina, in uno spirito di accoglienza ed amore per la crescita giovanile nel carisma di don Bosco.

Il progetto “20+20=130” raccoglie, dunque, la storia di rinascita di questi ultimi sei anni, rileggendola come una vera e propria battaglia della Vita contro la Morte, accompagnata dalle testimonianze e le interviste di tutti coloro che, in forme diverse, ne hanno fatto parte. Un percorso di riflessione ricco di ricordi e stimoli alla riflessione comune volta ad un futuro ricco di speranza. Le puntate di questa imperdibile storia sono state lanciate settimanalmente a partire dal giorno della Santa Pasqua, 12 aprile 2020 e proseguono passo dopo passo: i contenuti-storia, interviste e testimonianze- sono disponibili sul sito della Casa Salesiana di Macerata www.salesianimacerata.it, sul canale Youtube Salesiani Macerata e i relativi social Facebook ed Instagram.
È solo l’inizio di un anno ricco di proposte, che culminerà il 4 novembre 2020 con il festeggiamento del 130°compleanno di una Casa votata al bene dei giovani e tanto desiderata da Don Bosco stesso.

Il Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma presenta l’estate ragazzi a Uno Mattina

Ieri, durante la trasmissione di Rai Uno Uno Mattina, è andato in onda un servizio dove si presenta il centro estivo del Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma di quest’anno nella fase 2 del Covid19:

Esercizi spirituali MGS IC: distanti ma uniti

Dall’8 al 10 maggio i giovani del Movimento Giovanile Salesiano dell’Italia Centrale hanno vissuto da casa gli Esercizi Spirituali: oltre 140 giovani connessi per riflettere e confrontarsi con la Parola in questo periodo al di fuori dell’ordinarietà.

Ecco la testimonianza di Biancarosa Traffano
Non si può certo dire che Dio non sia un tipo fantasioso: chi di noi avrebbe immaginato di essere contattato da Lui in videochiamata? Invece è proprio quello che è successo in questi giorni, perché senza dubbio l’idea di vivere a distanza gli Esercizi Spirituali non può che essere stata ispirata dallo Spirito Santo, come dimostrano la gioia e la gratitudine che oggi abitano il nostro cuore.
E non è stato solo Dio a raggiungerci lì dove eravamo, ma è stato il Movimento Giovanile Salesiano! La difficoltà di concentrarsi (anzi, raccogliersi!) a casa è stata compensata dall’unità straordinaria che si è creata, dall’entusiasmo di condividere questo momento con tutti i giovani del MGS IC. Di più, proprio questa inedita modalità di vivere il ritiro ci ha permesso di superare i confini delle nostre regioni e così abbiamo gustato insieme un’esperienza di esercizi che forse prima potevamo dare per scontata, ma che ora è davvero da riconoscere come dono gratuito e soprattutto non scontato.
Con la sua dolcezza e saggezza don Mario Rollando ci ha presi per mano e ci ha accompagnati sulle orme del Risorto. L’incontro con Lui attraverso la sua Parola fa rinascere in noi la memoria del suo amore che scalda il cuore e che ci rende testimoni: non persone perfette, ma mendicanti che sempre desiderano il Signore. Come e con sant’Agostino don Mario ci ha esortato proprio a desiderare, perché il nostro desiderio di Dio è preghiera, anche e soprattutto quando emotivamente siamo in difficoltà, quando ci sentiamo insensibili alla Grazia o addirittura in lotta con essa. Dalle nostre contraddizioni può scaturire una preghiera che è solo nostra, che è personale e originale, come quella di san Tommaso, che soffre e pretende di vedere Gesù per poi prorompere nel bellissimo “Mio Signore e mio Dio!”.
Nell’ultima intensa tappa del nostro percorso don Mario ci ha portato in Galilea, luogo non scelto a caso da Gesù per incontrare i suoi discepoli: luogo dello scarto, del margine, dei poveri, dei peccatori… Luogo da cui vorremmo fuggire, ma che fa parte di noi, che rappresenta le nostre più intime zone buie, gli aspetti di noi stessi e della nostra vita che vorremmo nascondere e con cui non siamo riconciliati. Ma Gesù ci dà appuntamento proprio in quelle Galilee, ci aspetta lì, perché “ama illuminare i nostri sotterranei”. Quelli in cui forse siamo anche più veri. Perché non c’è bisogno di sforzarti per meritare l’amore di Dio: la sua Grazia ti precede ed è lei che crea in te infiniti motivi per amare ogni pezzo della tua vita, che sia Galilea o che sia Giudea, buio o luce.
Ancora don Mario ci ha spinto a vedere la bellezza nella diversità che abita il mondo e la stessa Chiesa, come nelle due figure di Pietro e Giovanni, a scoprire che la relazione con Dio è l’asse portante che spinge il pastore ad amare il suo gregge, perché: “soltanto gli assidui frequentatori del mistero di Dio possono essere raffinati interpreti e servitori del mistero dell’uomo”. Così il nostro amore per gli altri non risulta sminuito dal nostro rapporto prioritario con Dio, ma semmai potenziato, reso divino.
Dopo queste giornate abbiamo imparato per esperienza che a contatto con la Parola di Dio il nostro cuore può sempre ardere, non importa dove siamo: nella natura, in oratorio, all’università, al lavoro, in Chiesa… A casa. Come ci ha detto madre Yvonne, altro grande regalo di questi Esercizi, la Parola ci raggiunge nel nostro oggi, con una chiamata che non è quella di ieri e nemmeno quella di domani: oggi, #lìdovesei, non lasciar spegnere il fuoco che Dio ha acceso nel tuo cuore.

Ci dite cosa sta succedendo veramente?

Pubblichiamo l’articolo di Davide e Francesca, responsabili dell’oratorio di Vallecrosia impegnati in prima linea contro l’emergenza sanitaria.

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Per il mondo salesiano, Francesca ed io, siamo Incaricati dell’Oratorio di Vallecrosia. La nostra vita professionale però è ben diversa: siamo entrambi ingegneri dipendenti dell’ASL 1 di Imperia; Francesca si occupa di edilizia ed impianti, io di elettromedicali.

Ci viene chiesto di dare una testimonianza dall’interno del mondo sanitario sull’emergenza sanitaria che stiamo vivendo.

L’inizio della pandemia ha per noi una collocazione precisa. Da giorni si parlava di questa “influenza”, le scuole erano state chiuse e, immaginavamo come tutti, che questo avrebbe comportato la necessità di chiudere anche i nostri Oratori. Sabato 29 alle ore 17.00 è stato l’ultimo giorno di apertura del cortile fino “a data da destinarsi. Onestamente ancora non avevamo idea di cosa stesse per accadere e, in fondo, il pensiero che fosse un po’ tutto esagerato per “un’influenza un po’ più forte” c’era… Poi abbiamo ricevuto la telefonata del capo per una riunione urgente in ospedale alle 18:00. Da qui il sentore che poteva essere qualcosa di più…
Nell’arco di 15 giorni abbiamo stracciato l’organizzazione di tutta la sanità della provincia: chiuso tutto ciò che non fosse salvavita, fermato le sale operatorie, creato terapie intensive, isolato le cure fondamentali (oncologia, dialisi). Una vera rivoluzione che attraverso le fonti di informazione (e disinformazione) è arrivata a tutti e, per questo motivo, volutamente non ci soffermiamo sulle conseguenze sanitarie che questo virus ha causato.

Il primo mese è stato tosto: orari di lavoro dilatati e imprevedibili, evoluzione rapidissima dell’emergenza, tanti colleghi contagiati e quindi risorse e forze ridotte. Una corsa contro il tempo in attesa del picco!
Ricorderò per sempre quando, a fine giornata, ho ricevuto una chiamata dalla Rianimazione di Sanremo. Mi chiedevano l’ennesimo respiratore ma erano finiti e non sapevo quando quelli nuovi (comprati in fretta e furia) sarebbero arrivati. Non avendo altre soluzioni, ho preso un respiratore dal Pronto Soccorso di un’altra città, sperando che almeno per qualche giorno lì non sarebbe servito. L’ho caricato nella mia macchina e l’ho trasportato di corsa. Il giorno successivo ho saputo che quel respiratore è servito per intubare un mio collega.

Ora la situazione è migliorata e da qualche settimana riusciamo a parlare con i nostri giovani. A loro possiamo rispondere alla domanda regina: “Ci dite cosa sta succedendo veramente?”

Ci accorgiamo che la nostra realtà è divisa in 3 mondi ben distinti (e già sulla terminologia si potrebbe fare più di un trattato):
Esiste il mondo sporco, quello dei pazienti gravi in terapia intensiva o ricoverati perché critici e bisognosi di terapie. Un inciso è doveroso: i pazienti gravi sono una piccola percentuale ed effettivamente spesso anziani, ma resta un numero tale che le nostre strutture non avrebbero potuto accogliere, perché molto oltre la capienza ordinaria.
La frontiera del mondo sporco è netta e importante. Si passa attraverso il rito del “vestirsi”: camice, sovrascarpe, cuffia, maschera e occhiali. Di queste, la prima fa annebbiare gli altri, provocando un impedimento banale ma che rende tutto ancor più complicato… Pur svolgendo un lavoro tecnico, mi trovo a disagio nello stare di fronte ai pazienti bardato in questo modo, perché inevitabilmente marchio a fuoco il loro “essere pericolosi”. Chi si prende cura di loro (medici e infermieri che meritano le tante lodi per quanto fanno) mi racconta di quanto sia difficile non mostrare loro un sorriso; un gesto che normalmente trascuriamo ma che in questa situazione è di vitale importanza. Il doverci imbardare ci rende “impersonali” ai loro occhi e noi siamo le uniche persone che loro possono vedere a causa dell’isolamento. I pazienti covid non possono ricevere visite, al massimo videochiamano con un tablet. E chi muore, lo fa solo.
C’è poi il mondo pulito, al quale ritorni da quello sporco con il secondo rito (molto più attento e rigoroso nei passaggi) dello spogliarsi. Siamo ancora dentro l’ospedale e tutto ruota intorno alla parola “Covid”, di cui peraltro molti ignorano il significato. Positivo o negativo. Tampone. Mascherina. Disinfettante. Qui si vivono le uniche relazioni personali di chi opera in ospedale (almeno le abbiamo!), tutte comunque sottomesse ad un filo continuo e spossante di preoccupazione: oggi me la sarò presa? E non è tanto la preoccupazione di “prenderla” nelle forme più forti e pericolose, ma quella di portarlo con sé e contagiare altri, a partire dai propri cari. Nel nostro caso ad esempio, lavorando entrambi, non abbiamo altra soluzione se non quella di lasciare i figli ai nonni, che per età sono sicuramente più a rischio.

Infine, c’è il mondo fuori, i cui abitanti spesso sono talmente riempiti di informazioni dalle fonti più disparate, da non avere la minima idea di quello che sta succedendo negli altri due mondi. Il mondo fuori subisce le conseguenze sociali ed economiche, non riuscendo a capire il problema sanitario a monte. Capita quindi di dover tranquillizzare chi vive nel panico, o di spiegare i motivi per cui siamo chiamati alle tante dure misure per ridurre il contagio.

Chiudiamo con una storia che raccontiamo ai nostri giovani, perché ci ha colpito.
E’ l’esempio di un elettricista, papà di una ragazza che pratica rugby nel nostro ambiente. Francesca lo conosce da tempo perché spesso ha lavorato nei nostri ospedali, arrivando anche a lanciargli una proposta di impegno in Oratorio, declinata per “mancanza di Fede”.
In questo periodo, diverse ditte si sono tirate indietro per la paura del contagio, ma non la ditta di questo elettricista, il quale per primo ha lavorato senza sosta per adeguare gli impianti allo stravolgimento dei reparti, “sporchi o puliti” che fossero.
Francesca, questa volta, ha fatto una proposta diversa: “Prenditi un paio di giorni e riposati, puoi far venire qualche tuo collega per questo lavoro (in un reparto pulito). La risposta è stata nuovamente un rifiuto: “Ne avrei anche bisogno, ma io conosco meglio degli altri i vostri impianti e, in questo momento, è giusto fare la mia parte con il mio servizio”

Davide e Francesca