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Il nuovo libro Elledici di don Rossano Sala – “Pastorale giovanile 2. Intorno al fuoco vivo del Sinodo”

L’Editrice Salesiana Elledici segnala la pubblicazione del libro “PASTORALE GIOVANILE 2. Intorno al fuoco vivo del Sinodo”, uno strumento indispensabile per tutti gli educatori e gli operatori di pastorale giovanile che desiderano essere all’altezza del Vangelo e dei tempi che stiamo vivendo, con invito alla lettura di Papa Francesco.

Di seguito alcune informazioni inerenti al libro e l’estratto del video di Don Rossano Sala ospite al programma di TV 2000 “Il Diario di Papa Francesco” del 22 Settembre 2020 con il libro “Intorno al fuoco vivo del sinodo” (Editrice Elledici).

PASTORALE GIOVANILE 2
Intorno al fuoco vivo del Sinodo

Educare ancora alla vita buona del Vangelo

Con invito alla lettura di Papa Francesco

Caro Lettore,

abbiamo il piacere di informarti della pubblicazione del nuovo libro edito da Elledici “Pastorale giovanile 2. Intorno al fuoco vivo del Sinodo“, uno strumento indispensabile per tutti gli educatori e gli operatori di pastorale giovanile che desiderano essere all’altezza del Vangelo e dei tempi che stiamo vivendo.

Don Rossano Sala ospite al programma di TV 2000 “Il Diario di Papa Francesco” del 22 Settembre 2020
con il libro “Intorno al fuoco vivo del sinodo” (Editrice Elledici)

Il fuoco generato dal processo sinodale

Un importante testo che idealmente ci colloca intorno al fuoco generato dal processo sinodale della Chiesa universale, che si è svolto dal 2016 al 2019 , dal tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”

Ben 32 i contributi distinti in cinque significative “costellazioni”: 1) Antropologia, teologia e pastorale; 2) Accompagnamento, annuncio e animazione vocazionale; 3) Giovani, Chiesa e Sinodo; 4) Educazione, scuola e università; 5) Don Bosco, famiglia e oratorio.

Al termine del decennio dedicato dalla CEI a Educare alla vita buona del Vangelo (2010-2020) il testo si propone di tenere sveglio l’impegno educativo e pastorale della Chiesa a favore di tutti i giovani.

Dentro al libro

Un importante “Invito alla lettura” di Papa Francesco e il “Rilancio del cammino” di Giacomo Costa, sj.
Il primo testo che presenta e analizza tutto il processo sinodale e le sue conseguenze per la Chiesa e per i giovani.
Chiude un decennio (2010-2020), offrendone un bilancio, e ne apre un altro (2020-2030) offrendo importanti chiavi di lettura per entrarci nel migliore dei modi.

Autore

Rossano Sala è salesiano di don Bosco. Ha partecipato a due Capitoli Generali della Congregazione Salesiana (2008 e 2020) e agli ultimi due Sinodi: quello ordinario sui giovani del 2018 in qualità di Segretario Speciale e quello straordinario sull’Amazzonia nel 2019 come Padre Sinodale. Attualmente è Docente Straordinario di Pastorale Giovanile presso la Facoltà di Teologia della Università Pontificia Salesiana di Roma. Dal 2016 è Direttore della Rivista «Note di Pastorale Giovanile» e dal 2019 consultore della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.

La profezia dei giovani. Così la Chiesa riscopre la sua vocazione

Da NPG settembre/ottobre 2020

di Michele Gianola

Nel tempo dell’epidemia di COVID-19 tutti siamo stati costretti a confrontarci più o meno duramente con la realtà, tutti «ci siamo resi conto di trovarci tutti sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma allo stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda» (FRANCESCO, Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, 27 marzo 2020) e tutti abbiamo vissuto lo spaesamento, la paura, il dolore e la speranza.
Laddove è stata sperimentata, questa immersione nella comune umanità ha offerto la possibilità di quella rinnovata postura ecclesiologica e pastorale sancita dal Concilio Ecumenico Vaticano II per il quale «la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e la sua storia» (Gaudium et spes, 1); nella lingua originale del testo, il sapore di questa solidarietà suona con il termine ‘coniugata’, il gusto sponsale del divenire una carne sola.

L’opera di Dio al modo di Dio

Intuisco la fecondità di questa prospettiva nella sua dirompente esigenza di conversione. Essa costringe, infatti, i credenti a non sentirsi ‘fuori’ o ‘di fronte’ al mondo, alla storia, alla società, ma a riconoscersi – umilmente – ‘dentro’. In fondo, è il medesimo sguardo a cui lo stesso papa Francesco ha invitato l’assemblea radunata al Circo Massimo nell’estate di un paio d’anni fa quando ha raccontato questo semplice aneddoto: «Una volta, un sacerdote mi ha fatto una domanda: “Mi dica, qual è il contrario di ‘io’?”. E io, ingenuo, sono scivolato nel tranello e ho detto: “Il contrario di ‘io’ è ‘tu’” – “No, Padre: questo è il seme della guerra. Il contrario di ‘io’ è ‘noi’”. Se io dico: il contrario sei tu, faccio la guerra; se io dico che il contrario dell’egoismo è ‘noi’, faccio la pace, faccio la comunità, porto avanti i sogni dell’amicizia, della pace. Pensate: i veri sogni sono i sogni del ‘noi’. I sogni grandi includono, coinvolgono, sono estroversi, condividono, generano nuova vita. E i sogni grandi, per restare tali, hanno bisogno di una sorgente inesauribile di speranza, di un Infinito che soffia dentro e li dilata» (FRANCESCO, Veglia di preghiera con i giovani italiani, 11 agosto 2018).

 

 

“Intorno al fuoco vivo del Sinodo”, il libro di don Rossano Sala su L’Osservatore Romano

Sull’edizione del 5 settembre de L’Osservatore Romano è uscita la presentazione dell’ultimo libro di don Rossano Sala, “Pastorale giovanile 2. Intorno al fuoco vivo del Sinodo. Educare alla vita buona del Vangelo» (Torino, Elledici, 2020, pagine 608, euro 28). Il quotidiano della Santa Sede ne riporta l’invito alla lettura di Papa Francesco, e stralci dell’introduzione – a firma di don Rossano Sala – e della parte conclusiva scritta da Padre Giacomo Costa, SJ.

“Intorno al fuoco vivo del Sinodo. Educare ancora alla vita buona del Vangelo”: il nuovo libro di don Rossano Sala

“Pastorale giovanile 2. INTORNO AL FUOCO VIVO DEL SINODO. Educare ancora alla vita buona del Vangelo”: è questo il titolo del nuovo libro di don Rossano Sala, con l’invito alla lettura di Papa Francesco. Al centro del testo, il cammino del Sinodo sui giovani in forma approfondita e scientifica: da oggi è disponibile in tutte le librerie.

Il libro è composto di 32 contributi distinti in cinque significative “costellazioni”:
1) Antropologia, teologia e pastorale;
2) Accompagnamento, annuncio e animazione vocazionale;
3) Giovani, Chiesa e Sinodo;
4) Educazione, scuola e università;
5) Don Bosco, famiglia e oratorio.
Al termine del decennio dedicato dalla CEI a “Educare alla vita buona del Vangelo” (2010-2020) il testo si propone di tenere desto l’impegno educativo e pastorale della Chiesa a favore di tutti i giovani, nessuno escluso.

Qui sotto ne pubblichiamo un estratto composto da:

Invito alla lettura
L’INTELLIGENZA E IL DISCERNIMENTO, IL SINODO E L’EDUCAZIONE
di Papa Francesco

Introduzione
CINQUE COSTELLAZIONI CHE ORIENTANO IL CAMMINO
di Rossano Sala

Rilancio del cammino
VERSO UNA “ECOLOGIA INTEGRALE”
di Giacomo Costa

Indice

 

Oratori senza frontiere! – L’animazione al tempo della fase 3

Da un’idea della Cooperativa Sociale ET, in collaborazione con la Pastorale Giovanile Salesiana del Piemonte e Valle d’Aosta e l’Ufficio di Comunicazione Sociale:

Oratori senza frontiere!

Il primo gioco online nella fase 3 che vede sfidarsi due oratori con sfide semplici e di sicuro divertimento! 50 muniti di giochi e sfide in modalità social.

L’appuntamento è previsto per mercoledì 22 luglio 2020 alle ore 10.30 in diretta streaming sui canali social della cooperativa sociale E.T @cooperativasocialeet, della Pastorale Giovanile @mgspiemontevalledaostaelituania e in diretta TV su Rete 7 (canale 12 del digitale terrestre).

Gli oratori saranno rappresentati per categorie di fascia, dalla prima elementare alle 3 media con animatore e aiuto animatore! 10 prove da superare per vincere l’ambito titolo e per lanciare la sfida ad un altro oratorio!

Chi sarà il più veloce? Chi il più abile?

In questa sfida: l’Oratorio Salesiano Michele Rua di Torino e l’Oratorio Salesiano Rebaudengo.

Conduce Egidio Carlomagno.

L’animazione dei Delegati di Pastorale Giovanile, tra novità e tratti inossidabili

Pubblichiamo dall’agenzia salesiana ANS l’intervista al Consigliere Generale per la PG, don Miguel Ángel García Morcuende sul futuro dell’animazione della Pastorale Giovanile.

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(ANS – Roma) – Il Dicastero di Pastorale Giovanile (PG) ha introdotto una nuova modalità di animazione per i Delegati ispettoriali di PG e l’ha adoperata per la prima volta la settimana scorsa. Abbiamo chiesto al Consigliere Generale per la PG, don Miguel Ángel García Morcuende, di parlarci di questa novità.

Don Miguel Ángel, potrebbe illustrarci in cosa consiste questa nuova modalità?

All’inizio di un nuovo sessennio, tenendo conto delle sfide pastorali attuali ed alla luce del cammino della Chiesa e del Capitolo Generale 28°, vogliamo condividere personalmente con tutti i Delegati ispettoriali per la Pastorale Giovanile uno spazio di confronto, scambio e riflessioni che riteniamo fondamentali per programmare il sessennio 2020-2026. Come sappiamo non è possibile al momento prevedere degli incontri regionali secondo i modi e le dinamiche che sono state usate negli ultimi incontri. Per fare questo e superare i limiti delle distanze, faremo lungo il corso: un incontro iniziale online di 4 mattine con tutti i Delegati di ogni Regione; un incontro “face to face” personale online con me ed il referente regionale per valutare le sfide e le prospettive di ogni Ispettoria nell’ambito della Pastorale giovanile e i suoi processi; per i nuovi Delegati, opportunamente, si proporrà un incontro online, secondo le regioni e le lingue, per un cammino di vicinanza ed accompagnamento che aiuti a capire il ruolo e le dinamiche della missione ed azione del Delegato di PG, d’accordo con il “Manuale del Delegato Ispettoriale di Pastorale Giovanile”.

Questa scelta è stata dovuta solo alla situazione generata da COVID-19 o hanno inciso anche altre motivazioni?

Da una parte, il cambio di metodologia quest’anno si è dovuto a COVID-19. Ma anche come Dicastero ci proponiamo di perseguire tre mete fondamentali, sempre con l’idea di costruire ponti con le realtà ispettoriali: ascoltare, accompagnare e sostenere i Delegati per la Pastorale Giovanile che hanno una forte responsabilità istituzionale in contesti di riferimento molti diversi; comprendere la realtà dei giovani sul piano socio-culturale e religioso, per identificare con i Delegati le proposte adeguate ai loro bisogni umani e spirituali; assistere, per ultimo, gli stessi Delegati, affinché promuovano una progettualità fondamentale, che preveda l’individuazione di priorità, obiettivi, modalità operative nell’Ispettoria.

Nella programmazione dei lavori del Dicastero che ruolo avrà questa nuova metodologia? Sarà un elemento centrale o dovrà essere necessariamente integrato con altre opzioni?

Per l’animazione della vita della Congregazione a livello delle aree geografiche sono previsti altri spazi di animazione estremamente legati all’incontro personale. Facciamo molta attenzione alle visite, in modo che siano un momento di ascolto attento e ugualmente occasione di apertura di orizzonti alla comunione con tutta la Congregazione. Si tratta di rinforzare il coordinamento e la collaborazione nelle Regioni e della loro articolazione con il Dicastero. Incontri di formazione, contatti frequenti, elaborazione degli strumenti e sussidi sono altri mezzi.

Secondo lei, si tratta di un modello replicabile anche a livello più locale o ad altri ambiti di animazione salesiana?

Penso di sì. Infatti, nella Pastorale Giovanile, la nostra Congregazione ha sempre investito molto. Tanti confratelli dedicano le energie migliori in questa missione, che non è né semplice, né facilmente realizzabile. Perciò, una sfida oggi più che mai sentita e accolta è l’accompagnamento dei Delegati per la PG a livello personale, grazie al quale ciascuno si possa sentire sostenuto nel cammino e aiutato a svolgere l’impegno pastorale nella cura delle persone a lui affidate, sempre in sintonia con la realtà e i contesti nei quali operiamo.

Nel dialogo con i Delegati sto sperimentando che, prima ancora di essere impegnati in un servizio che ha livelli di competenze da attivare, iniziative e sinergie da mettere in campo, essi offrono una grande testimonianza, che è provocazione per tutti, anche per la vita dei giovani.

Cristiani nel mondo

Dall’ultimo numero di Note di Pastorale Giovanile, pubblichiamo una raccolta di testimonianze delle fatiche e delle gioie dei giovani a cura di Elena Marcandella.

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“Si inizia per piacere, si continua per amore”
Serena Dal Pos 

Questa frase mi ha guidata quando ancora la strada non mi era chiara. Negli anni di animazione all’oratorio mi veniva spontaneo avvicinare in modo particolare i ragazzi più poveri, in tutte le sfaccettature della povertà. Mi dicevano che avevo una propensione speciale per ‘i casi difficili’ ma non lo capivo bene, perché mi veniva spontaneo, e non mi costava affatto fatica, anzi mi faceva piacere.
Così, finito il liceo, ho intrapreso gli studi universitari per diventare assistente sociale. Una decisione presa probabilmente con un pizzico di ingenuità, pensando di poter salvare il mondo, almeno quello più povero.
Ora lavoro presso un piccolo comune della provincia di Treviso. Essendo l’unica assistente sociale mi occupo di tutte le aree: minori, famiglie, anziani, stranieri, disabilità. Le povertà con cui mi scontro quotidianamente sono svariate. L’entusiasmo iniziale è ben presto svanito lasciando spazio a paure, incertezze, delusioni e fortunatamente da subito ho percepito un forte senso del mio limite. Ho capito che la professionalità acquisita negli studi e nei tirocini formativi e il mio desiderio (seppur buono) di voler essere d’aiuto, non bastavano ma era necessario andare oltre. Oggi mi è chiaro che non è possibile tenere separati il lavoro dal cammino cristiano che, seppur con le fragilità che vivo, mi permette di essere una professionista che – oltre a guardare il bisogno per cui la persona è in carico ai servizi sociali – tenta anche di avere uno sguardo “diverso” sul prossimo che mi ritrovo davanti. Qualche volta mi chiedo: come le guarderebbe Dio queste persone? Sono convinta che vivere cristianamente il proprio lavoro non significhi essere professionalmente più bravi di altri, ma avere appunto questo sguardo “diverso”, che guarda la persone nella loro interezza, che non si accontenta di offrire “solo” una risposta immediata ed efficace al bisogno espresso (che molte volte non è altro che la punta dell’iceberg), ma che ha a cuore la “salvezza” delle persone.
Penso alla storia di Paola (nome di fantasia) che un giorno si è presentata chiedendo informazioni per poter interrompere la gravidanza. In quel momento, se mi fossi basata solo ed esclusivamente sulla sua domanda, le avrei consegnato un depliant con le indicazioni che cercava. Ma la vita ha un valore inestimabile e non avrei mai potuto lasciarla uscire dall’ufficio solo con un depliant e le sue angosce. Da lì è nato un veloce percorso (veloce perché ci sono dei tempi precisi per poter scegliere di interrompere la gravidanza) di conoscenza, fiducia, dialogo, di incontri personali e telefonate. Paola aveva paura, aveva dentro di sé il terrore di non riuscire a dare al suo bambino ciò di cui aveva bisogno perché sia lei che il marito erano senza lavoro. Si vergognava a condividere la reale motivazione per la quale voleva abortire, il suo bisogno quindi non era l’interruzione di gravidanza ma trovare qualcuno che le dicesse che non era sola, di aver fiducia e che il loro bambino era (è!) una ricchezza superiore a qualsiasi conto bancario.
Nel mio lavoro c’è il rischio di diventare dei burocrati, di starsene dietro una scrivania compilando carte. Purtroppo servono anche quelle, e si può fare tanto da dietro una scrivania, ma si può fare ed essere molto di più in trincea, in prima linea. Lì sul fronte delle anime in tempesta, nei tumulti di cuori soli, sulle creste della sofferenza. Ed è lì che io voglio stare, è lì che sento di poter dare un po’ di me assieme al mio bagaglio di vita. Il mio cammino cristiano, la certezza dell’Amore del Signore che ci sostiene, mi aiuta anche a rischiare, a non rimanere riparata nel bivacco sicuro della mia postazione d’ufficio, distante dal cuore delle persone. Nel mio piccolo e con tutta l’umiltà di cui c’è bisogno.
Molte volte chiedo al Signore che ci sia Lui dove io, con la mia professionalità e con i miei limiti, non riesco ad arrivare; ciò non mi fa sentire “perdente” ma in cordata con Lui, consapevole del fatto che da sola non raggiungerei nessuna meta. In fondo si rimane in piedi grazie ad affetti veri e profondi, grazie a relazioni che si basano sulla Verità e che portano in sé l’intento reale della salvezza, e non perché si è forti. Le mie battaglie più grandi le vivo quando intuisco che il bene “vero” delle persone viene messo in secondo piano e viene data priorità a scelte più vantaggiose, quando la persona diventa un mezzo e non il fine. In quei momenti, più che mai, devo trovare la forza (e anche il coraggio) di espormi, costi quel che costi, cosciente del fatto che non vi è nulla di più importante e prezioso rispetto alla vita di una persona e alla sua dignità.

 

Orme sulla sabbia: l’esperienza dell’MGS Italia Meridionale durante la quarantena

Pubblichiamo un articolo di Michele Landolfo dal sito dell’ispettoria Meridionale Don Bosco al Sud sull’esperienza dell’MGS durante la quarantena.

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Nel Sud Italia mentre l’intero Paese si chiudeva a riccio minacciato dal coronavirus, il Movimento Giovanile Salesiano continuava a sprigionare le sue idee sfavillanti per aprirsi ancora di più ai giovani, privati dei momenti e appuntamenti annuali di formazione e aggregazione più importanti. E così si è cominciati con una mail di invito alla piattaforma Meet e un mega assembramento digitale, ad inaugurare la prima Quaresima Viva a distanza con oltre cento giovani partecipanti. Una serata alla settimana per un mese interamente dedicata alla cura dell’anima – come avrebbe voluto il nostro Don Bosco – è bastata a dirci “non siete soli ad affrontare questo scenario nuovo e drammatico”. A comunicarci che la fede ci avrebbe salvati dalla paura, l’isolamento e l’abbandono delle nostre certezze. Poi Maggio, il mese mariano, è stata la gradita occasione per continuare a vederci, formarci, approfondire gli Atti degli Apostoli e confrontarci in gruppi virtuali dai cui scambi di sguardi è sgorgata un’intesa e una tale intima complicità tra ragazze e ragazzi che prima dall’allora neppure si conoscevano. Al punto da assumere l’impegno di incontrarci, ma stavolta dal vivo, non appena se ne presenterà l’occasione.

In questi mesi mi è sembrato di vivere la «parabola» delle “orme sulla sabbia”, più volte ricorrente nei miei anni di animazione e formazione in oratorio: racconta del sogno fatto da un cristiano che si vedeva accompagnare su una spiaggia (percorso metaforico della vita) dal Signore, scorgendo due orme sulla sabbia. Infatti il Signore gli aveva promesso sostegno e vicinanza. Arrivato alla fine del tragitto nota una sola impronta sulla sabbia e credendosi abbandonato dal Padre, in preda alla delusione, chiede spiegazioni. E qui il Signore sorprende come solo Lui è capace di fare: “i giorni in cui tu hai visto solo un’orma sulla sabbia, sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio”.

È assolutamente possibile immaginare che Dio e Don Bosco siano accorsi verso di noi attraverso i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice, che hanno preso in braccio le nostre anime conducendoci fuori dalla pandemia. Un impegno operoso e gratuito, un dono per tutti noi, grazie al quale la nostra fede si è rafforzata. Pensandoci, abbiamo sperimentato la concretezza dei temi pastorali trattati in questi ultimi anni. Come? L’incontro con Gesù ci ha offerto la speranza per vincere la preoccupazione, la Madre Chiesa ci ha accolti e abbracciati quando il distanziamento ci ha costretti a non poter stringere neanche gli affetti più cari, il servizio ci ha aiutato a donare conforto e diventare missione per la vita dei più fragili delle nostre comunità. E poi la preghiera, la fonte da cui abbiamo attinto le forze, il collante di ogni azione benefica intrapresa, il dispositivo di protezione individuale contro l’indifferenza e l’egoismo. Infine è arrivato Giugno, con la tradizionale Festa Giovani MGS, svoltasi il 7 giugno scorso, anch’essa online, dal titolo “Ri-usciamo ad incontrarci? #relazionincorso”. Un appuntamento diverso dal solito, senza la gioia dei saluti all’arrivo nell’oratorio ospitante, senza i balli e senza il buon cibo preparato dalle mamme, ma con il calore di sempre, a questo giro testimoniato dai quadratini-ritratto animati apparsi sui nostri roventi pc. Ebbene anche quest’anno il confronto tra di noi ha rappresentato un momento di di crescita, discernimento e svolta per le nostre vite, grazie al prezioso contributo dello psicologo e psicoterapeuta Andrea Montesano, un giovane come noi, vocato talmente tanto al suo lavoro da tradurlo in missione cristiana per aiutare il prossimo. I suoi consigli ci hanno consentito di riflettere sulla gestione delle emozioni, come affrontare le relazioni e la crisi post-virus, come oltrepassare i timori legati all’ambiente esterno per riappropriarci delle nostre vite. Spunti pratici per ri-trovare la voglia di ri-uscire a testimoniare la gioia e il piacere di incontrarci, in attesa di una Festa Giovani 2021 che sarà ancora più carica di desiderio.

Michele Landolfo

“Nel cuore del mondo”: il numero estivo di Note di Pastorale Giovanile dedicato alla proposta pastorale

Pubblichiamo alcuni stralci della newsletter estiva di Note di Pastorale Giovanile che lancia il nuovo numero della rivista dedicato alla proposta pastorale, “Nel cuore del mondo”.

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Cari Amici, gentili Amiche,

questa NL – come in genere quelle dell’estate – presenta sostanzialmente gli studi di approfondimento della proposta educativo-pastorale per i giovani dei nostri ambienti salesiani.
È la prima tappa di un cammino triennale che si concluderà – simbolicamente – con il 200° anniversario del sogno dei 9 anni di Giovannino Bosco, un “tema generatore” per i Salesiani e i giovani, nella cui logica sta benissimo un cammino spirituale e “pastorale” da proporre.
Ecco perché vi dedichiamo il numero intero di NPG, rimandando le altre rubriche ai prossimi.

Buon lavoro, buona estate, nel modo in cui sarà possibile e prudente viverla.
Buona pastorale “aperta”.

La formazione e corresponsabilizzazione dei genitori

di Gustavo Cavagnari

Perché focalizzarsi in una pastorale giovanile familiare?

C’è chi diceva che la pastorale giovanile è fallita.[1] L’affermazione, molto forte, non sarebbe da intendersi, tuttavia, in modo assoluto. Infatti, si potrebbero discutere i sintomi, le cause e pure la portata di tale “fallimento”. Nell’intenzione di chi l’ha pronunziata, sicuramente in modo provocatorio, c’era comunque l’intenzione di richiamare l’attenzione sul fatto che, al di là del grado di convocazione o della molteplicità delle proposte, la pastorale con i giovani ha forse mancato il bersaglio. Questa pastorale, così come ogni altra espressione dell’unica pastorale della Chiesa, non ha altro scopo che «incendiare i cuori dei fedeli» che «conservano una fede cattolica intensa e sincera», favorire quella conversione che restituisce all’anima «la gioia della fede e il desiderio di impegnarsi con il Vangelo», e proclamare «il Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato».[2] In altre parole: generare tra i giovani discepoli fedeli nella sequela Christi e impegnati con il mandato missionario (EG 19). Se si considerano questi scopi, si potrebbe essere d’accordo con la frase iniziale e riconoscere che, benché in molti contesti le risorse e gli eventi ecclesiali con i giovani siano aumentati, la pastorale giovanile non è stata efficace nell’accompagnarli alla maturità cristiana oltre che umana.[3]
Le cause di questo fenomeno sono molte. Ce n’è una, comunque, che anche da noi è stata già indicata come sostanziale: i genitori e, più in generale, gli adulti “degni di fede”,[4] non ci sono, sia perché sono fisicamente assenti, sia perché, anche quando sono presenti, non rappresentano delle figure di riferimento con cui entrare in positiva alleanza.[5] Il punto problematico è infatti la liquidazione dell’età adulta e quindi la disgregazione di ciò che significa maturità.[6] Come si diceva nel Sinodo, “non ci mancano solo adulti nella fede. Ci mancano adulti «tout court»”.[7] Ad ampio raggio, questa situazione richiama anzitutto il compito urgente di rieducare gli adulti, ridando «attrattiva specifica e dignità morale all’ambizione di essere adulti».[8] Nello specifico della pastorale giovanile, e a certe condizioni, chiede inoltre di convocare i genitori stessi,[9] se non altro quelli che si presentano come figure autorevoli.[10] Se è vero che la Chiesa guarda ancora con gioia e riconoscenza ai genitori che restano fedeli al loro ruolo e missione educativa,[11] come irrobustire, almeno con loro, quel patto educativo che in tanti luoghi sembra esserci rotto? (AL 84). Superando il pregiudizio che vede tutti i genitori ugualmente indifferenti, abbandonando l’autosufficienza pastorale che vuole evitare i genitori perché importuni e invadenti, maturando la consapevolezza che la pastorale accompagna la funzione non delegabile dei genitori… magari qualcosa si può fare.

Quando cominciai con la pastorale giovanile, pensai che il centro dovevano essere naturalmente gli adolescenti… e chi io dovevo spendere il mio tempo con loro. Quello che scoprì, tuttavia, fu che gli adolescenti non vengono dal vuoto. E che se volevo che il mio ministero avesse degli effetti duraturi sulle loro vite e [sul loro impegno] per il Regno, dovevo includere le famiglie.[12]

È chiaro che una pastorale giovanile che accompagna, forma e coinvolge i genitori non lo fa per rimpiazzare i giovani animatori. Una pastorale giovanile familiarmente orientata neppure sostituisce gli itinerari e le proposte specifiche per i giovani. Eppure, una pastorale giovanile in grado di connettere i giovani con le proprie famiglie e con gli altri adulti della famiglia allargata della Chiesa getta le basi per un risultato pastorale più solido e duraturo.[13]

Una scelta difficile, consapevole, durevole

Implicare i genitori nella azione pastorale non è una soluzione tanto semplice né facile come potrebbe sembrare. Da una parte, il grado di coinvolgimento dei genitori negli spazi e nelle attività che riguardano i loro figli è inversamente proporzionale alla loro crescita in età. Gli operatori pastorali non si dovrebbero sorprendere, quindi, se il filo rosso che lega quasi tutti questi adulti sia il distacco. Il vero problema, poi, non sembra essere nemmeno la loro assenza, quanto la loro stagnazione maturativa umana e nella fede. Da un’altra parte, però, tra i genitori c’è una minoranza creativa che cerca di venire incontro ai bisogni dei figli, benché molte volte non sappiano come farlo. Ebbene, anche nel contesto della pastorale giovanile, questi padri e madri potrebbero giocare un ruolo significativo nell’educazione delle nuove generazioni, anche se sarebbe irrealistico pensare che tutti loro siano formati, equipaggiati o disposti ad essere coinvolti. Se le cose stanno così, un compito della pastorale giovanile dovrebbe essere, allora, cercare dei modi per uscire incontro a questi genitori, formarli e implicarli (AL 85).

Comunicare con i genitori

I conflitti tra i genitori e gli operatori di pastorale giovanile sono dovuti molte volte ad una reciproca ignoranza. I genitori possono attendersi dalla pastorale il tenere i loro figli in riga, o formarli a riguardo dei temi di fronte ai quali loro si sentono incapaci, o forse semplicemente tenerli occupati. Gli scopi della pastorale con i giovani sono, comunque, altri. Ciò nonostante, le difficoltà che possono spuntare da visioni diverse «non si risolvono ignorando i genitori» ma, al contrario, «condividendo con loro la visione pastorale».[14]
Questo mette sugli operatori pastorali e sui giovani stessi la responsabilità di comunicare ai genitori i sogni, le visioni e gli obiettivi della pastorale giovanile. Essa deve stabilire con i genitori un dialogo. […] Questo tipo di conversazione aprirà le porte al loro entusiasmo e al loro sostegno.[15]

Accompagnare, formare, responsabilizzare i genitori

Come accompagno pastoralmente un piccolo gruppo di giovani?
Evangelizzando e coinvolgendo i loro genitori.
Perché questo è effettivo?
Perché nessuno è più interessato dei genitori ad andare incontro ai bisogni dei loro figli giovani.[16]

Spesso, nella pastorale con i giovani i genitori non sono coinvolti. Quando lo si fa, l’invito si riduce a riunioni informative. E se si fa qualche incontro di formazione, le proposte finiscono per essere noiose discussioni su questioni dottrinali e morali. Anche con loro si compie quindi quello che il Papa criticava di certi gruppi giovanili (ChV 212). Perciò, il padre di famiglia ed evangelizzatore americano Everett Fritz continua la sua riflessione in questo modo:

Se gli adolescenti sono troppo impegnati, i genitori sono esauriti. Hanno da fare ogni [giorno] della settimana. Sono stressati a casa e al lavoro. Molti genitori hanno delle difficoltà con i loro figli e nei loro matrimoni. Essere un adulto e un genitore nel mondo di oggi è estremamente impegnativo. L’ultima cosa che i genitori vogliono è dover frequentare un altro incontro od ascoltare un predicatore articolare i dogmi della fede. […] Ma a prescindere da dove si trovino nel loro cammino di fede, tutti hanno una cosa in comune: sono profondamente preoccupati di uscire incontro ai bisogni dei loro figli. [E quando si discute dei loro figli] i genitori si ravvivano e si coinvolgono nelle discussioni… I genitori possono essersi sganciato dalla fede, ma non hanno abbandonato la loro vocazione primaria![17]

Un compito che la pastorale giovanile si può assumere è, quindi, quello di aiutare i genitori ad esercitare il loro compito. Loro hanno bisogno di essere sostenuti nell’adempimento del loro ruolo educativo (AL 52). A tale scopo, anche gli operatori ecclesiali che lavorano con i giovani possono, se non direttamente, almeno fungere da mediazione per curare e ravvivare il ruolo genitoriale, chiedendo l’aiuto e stabilendo delle sinergie con quelli che possono portare avanti questo servizio mediante incontri di padri e madri, seminari di specialisti su questioni concrete della vita familiare, consulenze su situazioni familiari, laboratori di formazione per genitori con figli problematici o assemblee familiari (AL 229). Dicevano già i Vescovi italiani:

Se è vero che la famiglia non è la sola agenzia educatrice, soprattutto nei confronti dei figli adolescenti, dobbiamo ribadire con chiarezza che c’è un’impronta che essa sola può dare e che rimane nel tempo. La Chiesa, pertanto, si impegna a sostenere i genitori nel loro ruolo di educatori, promuovendone la competenza mediante corsi di formazione, incontri, gruppi di confronto e di mutuo sostegno.[18]

Coinvolgere i genitori

Indubbiamente, nella pastorale con i giovani, e soprattutto in quella degli adolescenti, non è sempre possibile pensare ad un coinvolgimento diretto dei genitori, sia per la situazione che attraversano i genitori stessi (AL 50-51), sia per le caratteristiche tipiche dell’adolescenza e della crisi che essa provoca nella famiglia (AL 235). Infatti, questa tappa segna l’incrinatura con la vita familiare e la contestazione del ruolo genitoriale; uno strappo traumatico che tuttavia permette al giovane di prendere in mano la sua vita e di diventarne protagonista (AL 18).
A condizione che padri e madri abbiano specifici tratti maturativi e una adeguata formazione, loro potrebbero essere tuttavia direttamente coinvolti. Tra altri esempi, si potrebbe menzionare qui la proposta del movimento Antiochia, nato nel 1974 dalla iniziativa di un matrimonio dei Cursillos tra gli universitari di Sydney e oggi diffusosi oltre l’Australia.[19] Secondo la laica Teresa Pirola, una delle fondatrici, «Antiochia è un modello di pastorale giovanile che usa la prospettiva familiare e il carisma delle coppie sposate. In questo modo, il movimento si è manifestato come una incarnazione effettiva della visione di responsabilizzazione del laicato del Vaticano II».[20] Per le sue intuizione e attuazioni, esso potrebbe essere annoverato tra questi movimenti prevalentemente giovanili che sono «come un’azione dello Spirito che apre strade nuove in sintonia con le loro aspettative e con la ricerca di spiritualità profonda e di un senso di appartenenza più concreto» (EG 105). Benché oggi i giovani che vi partecipano si radunino e svolgano delle attività tipiche nelle parrocchie, il movimento cerca di favorire un forte senso di Chiesa come famiglia tramite la presenza normativa di una coppia genitoriale nella guida di ogni comunità giovanile. In questo modo, e senza svalutare altri ministeri, il movimento vuole responsabilizzare nella sua visione e nelle sue strategie il carisma del matrimonio e della chiesa domestica.
Ordinariamente, le coppie guida sono genitori dei giovani partecipanti, per cui genitori e figli lavorano insieme nella missione della chiesa locale e il nucleo familiare diventa una forza evangelizzatrice. Secondo i protagonisti, i pregi del modello sono considerevoli: garantisce una migliore interconnessione tra la comunità parrocchiale e le case; il rapporto intergenerazionale aiuta a prevenire che il gruppo giovanile diventi un ghetto; i genitori si presentano come esempi concreti di vocazione matrimoniale compiuta; l’interconnessione tra la pastorale con i giovani e con le famiglie si vede favorita. Non si possono negare, tuttavia, alcuni limiti, anzitutto oggi: la mancanza di coppie genitoriali preparate; la morfogenesi attuale delle famiglie; i crescenti impegni lavorativi delle coppie, purché disponibili; i nuovi protocolli ufficiali per il lavoro con i minori nati in seguito a casi di abuso.