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Il saluto commosso a don Sandro Mambrini

Don Cesare Orfini, parroco della Sacra Famiglia di Civitavecchia, ha scritto su Avvenire un saluto a don Sandro Mambrini, salesiano di 66 anni, venuto a mancare il 13 novembre scorso. Il salesiano era cappellano del carcere di Civitavecchia.

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Nella notte del 13 novembre è stato chiamato alla Casa del Padre all’età di 66 anni Don Sandro Mambrini, salesiano e cappellano della Casa di Reclusione “Passerini” di Civitavecchia. Un dolore profondo per la nostra comunità e per questa Chiesa che lo aveva accolto e per la quale il sacerdote si era molto speso anche negli ultimi tempi della malattia. Il funerale è
stato celebrato nella chiesa Cattedrale sabato scorso dal vescovo Gianrico Ruzza, mentre la sera precedente è stato ricordato nella parrocchia della Sacra Famiglia con una veglia di preghiera. Prima di arrivare a Civitavecchia don Sandro è stato per molti anni direttore dei centri professionali salesiani, in particolare quelli di Roma “Gerini” e “Borgo Ragazzi”. Ha avuto in passato incarichi che lo hanno avvicinato ai ragazzi più indifesi culturalmente e poveri economicamente, ha avuto anche esperienze di oratorio nella periferia romana. Una testimonianza che è stata dai collaboratori laici che in quei periodi lavoravano con lui: «Abbiamo notato in Sandro la sua disponibilità verso gli ultimi del Vangelo. I poveri, gli emarginati, gli handicappati. Aveva una grande carica umana che lo avvicinava ai sofferenti». Come cappellano del carcere sia i detenuti, sia gli agenti di polizia penitenziaria hanno potuto apprezzare le sue doti umane, il suo non far pesare la sua cultura, il suo prendersi cura delle esigenze più spicciole di tutti. Nell’Istituto carcerario è stato un punto di riferimento anche per i volontari di numerose associazioni, cristiane e di altre religioni. Due anni fa la scoperta del tumore alla laringe. Dopo lunghe sedute di chemio e radio è stato sottoposto a un lungo intervento chirurgico al Gemelli di Roma, che lo ha privato della voce, certamente il suo dono più prezioso che gli permetteva di comunicare con una padronanza di linguaggio e una profondità culturale che arrivavano al cuore. Sono stati mesi di vero calvario, che don Sandro ha saputo affrontare con grande serenità e soprattutto grande fede. Purtroppo le cure non hanno sconfitto il male. Pochi giorni fa nell’Hospice di Civitavecchia è finito il lungo calvario. Per tutti quelli che lo hanno accompagnato negli ultimi mesi, tra cui i sanitari dell’Hospice “Carlo Chenis”, è stato una testimonianza di amore e di accettazione serena della volontà di Dio.

Salesiani Scandicci, apre la comunità semiresidenziale: “In tempo di chiusura…noi apriamo!”

Dal sito dei Salesiani di Scandicci.

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Oggi, venerdì 13 Novembre, memoria del Beato Artemide Zatti (infermiere), annunciamo l’apertura della Comunità Semiresidenziale, un bel segno di apertura alla città e al territorio in tempo di chiusura.

”In ognuno di questi ragazzi, anche il più disgraziato, v’è un punto accessibile al bene. Compito di un educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare”. Per chi frequenta ambienti salesiani (o conosce Don Bosco) questa frase la conosce molto bene. E’ stata radice, faro e orizzonte chiaro, per tutto il percorso di riflessione e realizzazione della nostra comunità semiresidenziale per minori Michele Magone a Scandicci. 

Due anni di riflessione, discernimento, studio, coinvolgimento di molte persone e professionalità, lavori e scelte, e adesso “Ci siamo!”. “Ci siamo” (finalmente!) è la frase che ricorre di più nei messaggi, nelle chiamate, negli incontri  che abbiamo fatto in questi giorni. E “Ci siamo” vuol dire “Esserci”, in modo pieno, essenziale, vuol dire “stare”… ad abbracciare,  ad incontrare, a sorridere, a piangere, a parlare, ad ascoltare. 

Un’idea che nasce anche come risposta ad un’esigenza del territorio per il quale  la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza ha sempre rappresentato una delle priorità nelle  politiche sociali e dove la sinergia con l’attività de La Melagrana Associazione di Promozione  Sociale Aps e dei Salesiani di Scandicci, che da sempre si propongono di realizzare attività  di prevenzione e di supporto alle famiglie, ha portato alla costituzione di una rete educativa  solida.  

La Semiresidenziale, situata in una vera e propria casa, accoglierà fino a 18 ragazzi al giorno,  maschi e femmine, dai 6 ai 14 anni, inviati dai servizi sociali del territorio o dall’associazione  stessa e sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle 13.00 alle 19.00. 

A sostegno dei ragazzi è stata creata un’Equipe di educatori che metterà a disposizione tempo  e professionalità insieme a un gruppo di volontari attivi, pronti a condividere con passione le  varie sfide che si presenteranno. Una comunità educativa che accompagna, come una famiglia,  in questo lungo e meraviglioso cammino. Tutto con un obiettivo ben preciso: la relazione e la  fraternità.  

Guardando a don Bosco ed inserendoci nella cornice educativa del Sistema Preventivo, siamo  pronti a partire con questo nuovo e stimolante progetto, consapevoli che mentre tutto chiude,  noi apriamo. 

Oggi è Venerdi 13 Novembre 2020 

Si, venerdì 13… e per di più del 2020! 

No, non siamo scaramantici: siamo solo coraggiosi! 

Presidente La Melagrana Aps 

Yuna Kashi Zadeh

ICC, XIII Assemblea Ispettoriale: “Nel cuore del mondo”

Pubblichiamo il resoconto della XIII Assemblea Ispettoriale della Circoscrizione Italia Centrale.

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Si è tenuta dal 27 al 29 agosto nel tempio di Don Bosco a Roma la XIII assemblea ispettoriale. Un’assemblea ricca, che ha visto la partecipazione di tanti confratelli, Figlie di Maria Ausiliatrice rappresentanti di ILS e IRO, rappresentanti della Famiglia Salesiana, laici e collaboratori, all’insegna della sicurezza e nel rispetto delle misure di contenimento del Covid-19.  

I lavori si sono aperti con la Tavola Rotonda coordinata da Benedetta Rinaldi (ex allieva del Pio XI e giornalista Rai), alla quale sono intervenuti il cardinale Matteo Maria Zuppi – collegato in streaming da Bologna, il dottor Gigi De Palo, presidente del Forum Nazionale dell’Associazioni Familiari, e il professor Leonardo Becchetti dell’Università di Tor Vergata, che ha curato l’aspetto sociale ed economico.

La tavola rotonda è iniziata con una riflessione sulla sfida dei salesiani in questo tempo di incertezza in seguito alla pandemia.

L’intervento del Cardinale Zuppi ha sottolineato come la pandemia sia stato un bagno di realismo che ci ha aperto gli occhi sull’essere tutti sulla stessa barca: ora sta a noi non sciupare l’opportunità della consapevolezza di vivere un mondo malato.

Anche il Papa ha parlato di un’ “economia malata”. La cura, secondo il professor Leonardo Becchetti, già esiste, ma “il successo del medico dipende dalla collaborazione del paziente”. Le possibili soluzioni riguardano gli stili di vita, da perseguire – secondo Becchetti – su tre livelli. A livello aziendale è opportuno abbracciare un modello ibrido, in cui si mette insieme profitto e impatto sociale. A livello personale è necessario coltivare l’arte delle relazioni, costruendo squadre, coalizioni e cooperazione. In ambito politico, infine, abbiamo bisogno di uno stato che sia catalizzatore delle energie della società civile, con incentivi e regole. Le istituzioni hanno ora molte risorse (che comprendono i 209 miliardi di cui 80 a fondo perduto) con cui possono riscrivere il nostro Paese, la nostra cultura e la nostra economia.

Il dottor Gigi De Palo ha posto l’accento sulla necessità di investire parte di queste risorse nella famiglia. “Basterebbe investire 7 miliardi di euro per le famiglie per poterle mettere nelle condizioni di vivere serenamente la loro dimensione educativa” ha affermato. Per De Palo la nuova sfida è l’inserimento della Laudato Si’ nell’Amoris Laetitia, ossia “considerare la natalità come qualcosa di sostenibile anche a livello ambientale”.

Il cardinale Zuppi ha chiuso il suo intervento affermando che “non lasciare nessuno indietro significa operare come faceva don Bosco”, dare fiducia ai giovani, dandogli la speranza per costruire il loro domani. Mettersi al servizio dei giovani significa seguire la visione di don Bosco ed educare il giovane stesso alla visione. “Questa si trasmette con gli occhi dell’amore, aiutati dal Vangelo che fa ci vedere ciò che ancora non c’è”. 

La prima serata dell’assemblea si è conclusa con un momento di preghiera in Basilica, guidato da una riflessione a partire dal sogno dei nove anni di don Bosco, e con la buonanotte dell’ispettore che ha sintetizzato la giornata con due parole: visione e leadership. 

Nella seconda giornata dell’assemblea, don Juan Carlos Pérez Godoy, nuovo Consigliere Regionale per la Regione Mediterranea, ha presentato la figura del salesiano emersa dal Capitolo Generale, integrando con le riflessioni del Rettor Maggiore e del Consiglio. La riflessione è partita dalla bellezza del luogo che ha ospitato il Capitolo, Valdocco, “dove il sogno fondante è stato realizzato”, e dall’importanza della presenza dei giovani al Capitolo.

Nel suo intervento, don Juan Carlos, ha citato alcuni passi della Lettera del Papa al CG28 e altri passi della lettera programmatica del Rettor Maggiore. Allo stesso tempo, ha voluto dare una lettura personale dell’esperienza del Capitolo Generale, che ha riassunto in tre “fili d’oro”: 1) la presenza in mezzo ai giovani più poveri come garanzia dell’identità e fecondità vocazionale salesiana 2) un nuovo modo di capire la formazione 3) il modello di missione e il carisma condivisi tra salesiani e laici, e il nostro modello di essere e vivere la Chiesa con i giovani. 

E’ seguita poi la Relazione dell’Ispettore, Don Stefano Aspettati, che dopo i saluti e i ringraziamenti iniziali ha parlato del CG28 come “un’esperienza molto bella, ancorché mutilata” che offre un tema nuovo che è quello dell’accompagnamento dei giovani verso un futuro sostenibile. Il terzo punto della relazione ha riguardato la nuova proposta pastorale e il “bagno nella realtà”. L’epidemia ci ha riscoperti fragili, ci ha lanciato diverse sfide a vari livelli. Alcune sono state accolte con prontezza (basti pensare alle nostre scuole e dei nostri CFP che hanno affrontato in tempi record il sistema della didattica a distanza e si sono interessati dei bisogni degli alunni più poveri). Altre sfide, invece, anche se indipendenti dall’epidemia, hanno richiesto proprio durante questo periodo di operare delle scelte, come quella di riconsegnare alla diocesi le Parrocchie di Sulmona e di Nuoro e di sospendere la comunità di Loreto. “Sono scelte difficili e sofferte non solo per chi le subisce, ma anche per chi le prende e se ne assume la responsabilità” ha detto l’ispettore. “Non possiamo sapere cosa il Signore chiederà nei prossimi tempi alle nostre comunità” ma l’invito è quello di metterci nel cuore del mondo, di fare rete e pensare l’ispettoria come un corpo. L’ispettore ha concluso la relazione invitando al coinvolgimento dei giovani nei processi decisionali, così come riportato nella lettera che i giovani hanno inviato ai Capitolari.

Dopo il pranzo, per piccoli gruppi e su turni, l’Assemblea è proseguita con la visita ai locali della nuova sede Ispettoriale e, a seguire, ci si è ritrovati per procedere con il lavoro per Consigli delle CEP.

Dopo aver ascoltato la provocazione del cuore del mondo dopo la pandemia e aver approfondito attraverso gli interventi di don Juan Carlos e don Stefano cosa dice questo tema nella congregazione, nell’ispettoria e nella nostra CEP, durante la terza e ultima giornata insieme, è stata presentata la nuova proposta pastorale da diversi punti di vista. 

 Don Emanuele De Maria, delegato della Pastorale Giovanile, ha presentato la proposta pastorale del nuovo triennio a partire dal contesto in cui essa si colloca. La proposta di quest’anno “Nel cuore del mondo – Ecco il tuo campo, ecco dove dovrai lavorare” si è ispirata al bicentenario del sogno dei 9 anni, alle linee progettuali della Pastorale Giovanile della CEI “Dare casa al futuro”, alla Strenna del Rettor Maggiore “Onesti cittadini buoni cristiani”, al tema della GMG di Lisbona e agli anniversari della morte di San Francesco di Sales e della fondazione dell’Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice.

Il tema di quest’anno ha come focus la nostra collocazione in questo mondo, il capire cioè cosa significa essere cristiani e con il carisma di don Bosco in questo tempo. L’anno prossimo il focus sarà la nostra vocazione (con una sfumatura accentuata sull’educazione affettiva) e tra due anni si approfondirà il nostro impegno in questo mondo.  

 L’intervento sulle linee di programmazione per la formazione della Famiglia Salesiana è stato curato da Don Francesco Marcoccio, che si è lasciato ispirare dal tempio dedicato a don Bosco che ha ospitato l’assemblea, la cui architettura rimanda alla sua vita e alla sua storia. Don Francesco ha sottolineando come il sogno sia evocativo, lasci aperto il significato alle interpretazioni e sia la graduale definizione di una strada che si fa sempre più chiara. “Il sogno in don Bosco è una visione, una manifestazione di Dio nella sua vita che lui comprende gradualmente. Allo stesso modo anche la formazione: quella iniziale parte con la chiamata di Dio che si relaziona poi con la nostra storia personale e ci sollecita ad adattarla”. La formazione permanente poi fa sì che si interiorizzi e si erediti l’insegnamento del padre.

Il sogno – ha detto don Francesco – rimanda alla nostra identità salesiana, da conoscere, amare, confrontare e pregare, perché il da mihi animas cetera tolle diventi realtà.

 Infine, Don Francesco Valente – economo ispettoriale, ha parlato di un anno non facile e di crescita; un anno in cui l’ispettoria ha dovuto sostenere varie opere; un anno difficile, ma in cui la provvidenza e la solidarietà delle case si è manifestata in modo importante. L’epidemia ci ha aiutato a scoprire tante cose e ci apre a nuove sfide che consistono nel ripensare e riprogettare la nostra realtà, la nostra economia e il nostro stile di vita comunitaria. Il covid ci stimola a crescere nella capacità di lavorare insieme, per progetti, come confratelli e insieme ai laici, e anche con nuovi strumenti.

 L’Assemblea si è conclusa con l’intervento dell’ispettore che ha voluto lasciare due parole di sintesi: “coraggio” per stare nel cuore del mondo e “insieme”, perché solo lavorando insieme ci si può considerare come un corpo unico ispettoriale.

 Il ringraziamento finale è stata la celebrazione eucaristica durante la quale ci sono stati i rinnovi della professione religiosa di alcuni confratelli ed il ricordo dei confratelli che celebrano particolari anniversari di professione e/o ordinazione.

 

CFP Umbria, nuova legge regionale: “Una svolta radicale”

Pubblichiamo l’articolo dell’agenzia SIR che riporta il commento del direttore dell’istituto Don Bosco di Perugia sulla nuova legge regionale sulla formazione professionale.

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“Una svolta radicale per la formazione professionale umbra”. Così il direttore dell’Istituto salesiano “Don Bosco” di Perugia, don Giorgio Colajacomo, a nome delle Scuole umbre per il lavoro definisce in una nota l’approvazione odierna della nuova legge regionale sulla formazione professionale umbra. “Su proposta del consigliere civico Andrea Fora e dell’assessore Paola Agabiti Urbani – spiega – è stata varata in Consiglio regionale il 7 luglio, concordi tutte le forze politiche, la modifica della Legge 30 che apre una nuova stagione anche in Umbria per chi è convinto che ‘imparare lavorando si può’”.
Pari dignità per i percorsi dei centri di formazione professionale accanto a quelli scolastici, “una modalità di apprendere attenta al fare, alla manualità, all’intelligenza nelle mani; preparazione rivolta al lavoro, con facilità di trovarlo al termine dei corsi, per le tante ore di laboratorio ed il tirocinio presso le aziende”. “Viene così data attuazione – osserva il sacerdote – al documento comune elaborato prima delle elezioni dagli Enti storici umbri di formazione professionale iniziale (rivolta cioè ai ragazzi in età di obbligo scolastico), concordi nelle loro richieste per il bene dei ragazzi e delle famiglie, per la crescita economica dell’Umbria. Si tratta delle ‘Scuole umbre per il lavoro’, aperte ai giovani anche in questi giorni e pronte alle nuove sfide.
Don Colajacomo annuncia inoltre l’Assemblea di formazione professionale salesiana in calendario a Perugia il prossimo 6 ottobre. Tema “Giovani e lavoro: il futuro negato?”. Tra i relatori anche il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei che parlerà di “Giovani e lavoro: l’attenzione della Chiesa”.

ICC, VENTI20diNOVITA’, un’estate in volo!

Pubblichiamo il comunicato stampa della Circoscrizione Italia Centrale sull’iniziativa Venti20dinovità.

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Le premesse per un’estate diversa ci sono tutte e l’obbiettivo è quello di cogliere le opportunità che vengono offerte.

I Salesiani dell’Italia Centrale hanno lanciato una sfida agli adolescenti che frequentano le realtà educative sparse su sette regioni del territorio nazionale (Liguria, Toscana, Sardegna, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio). Si tratta del progetto VENTI20diNOVITA’ che punta a stimolare una riflessione partendo dai 17 “goals” dell’Agenda ONU 2030, rielaborati in otto proposte educative abbinate al nome di un vento.

La pandemia, infatti, stimola alla costruzione di un mondo nuovo e le realtà salesiane dell’Italia Centrale desiderano sognarlo insieme ai ragazzi, rendendoli protagonisti del cambiamento, portatori di novità e speranza, radicati nella realtà… per diventare – come diceva don Bosco – buoni cristiani e onesti cittadini!

I circa 500 partecipanti saranno divisi in ISLA (isole), composte al massimo da dieci persone (secondo le disposizioni delle attuali norme di sicurezza) e seguite da un educatore, laico o salesiano consacrato. Le proposte educative verranno declinate nei modi e nei tempi stabiliti dalle ventitré realtà locali che hanno aderito all’iniziativa, prendendo spunto dal corposo materiale formativo presente nelle piattaforme online di ONU e ASVIS, l’agenzia italiana che si occupa dello Sviluppo sostenibile e dell’Agenda 2030.

Ai temi di formazione sociale si aggiungono quelli di formazione spirituale, con la proposta di otto brani del Vangelo, una riflessione quotidiana e riferimenti tipici salesiani. Ogni vento-tema è stato associato anche a film, canzoni e giochi di ruolo, utili a stimolare la riflessione sull’argomento.

La componente pratica sarà comunque parte integrante del progetto. Alle ISLA viene infatti chiesto di mettersi a disposizione per delle “missioni” sul territorio, coerenti con gli obiettivi dell’Agenda ad essa affidati. Si tratta di veri e propri servizi alla collettività, come la pulizia di parchi o l’aiuto nelle attività di sostegno alla povertà locale.

Gli otto “venti di novità” saranno propedeutici al “volo” dei ragazzi, immagine scelta per significare il cammino di ognuno e di tutto il gruppo. Il progetto prevede cinque fasi lungo l’estate: preparazione, decollo, entrata in rotta, fase di volo e atterraggio. Quest’ultima fase, che si celebrerà a settembre, sarà una condivisione tra tutte le ISLA, utile a gettare le basi per nuove esperienze condivise.

Per don Emanuele De Maria, delegato di Pastorale Giovanile e presidente di Salesiani per il sociale Italia Centrale, “è cruciale non voler dare risposte ai ragazzi, ma farsi con loro delle domande e mettersi in sincera ricerca per il bene comune. La pandemia, situazione inedita e nuova, ha messo tutti noi, educatori e ragazzi, nella stessa condizione: nessuno ha risposte già collaudate, ma tutti possiamo offrire cuore, mente e mani per costruirle insieme! I ‘ragazzi di don Bosco’ non vogliono tirarsi indietro proprio quando il mondo ha più bisogno di loro!”.

Articoli, foto, video e testimonianze saranno condivisi nel sito dei Salesiani Italia Centrale – www.donbosco.it, nel canale YouTube – ICC SalesianiDonBosco, sulla pagina facebook Salesiani Italia Centrale e sul profilo Instagram dedicato: _venti20dinovita_

VENTI20diNOVITA’ si inserirà nel solco delle centinaia di proposte educative che ogni giorno le case salesiane promuovono. 

Esercizi spirituali MGS IC: distanti ma uniti

Dall’8 al 10 maggio i giovani del Movimento Giovanile Salesiano dell’Italia Centrale hanno vissuto da casa gli Esercizi Spirituali: oltre 140 giovani connessi per riflettere e confrontarsi con la Parola in questo periodo al di fuori dell’ordinarietà.

Ecco la testimonianza di Biancarosa Traffano
Non si può certo dire che Dio non sia un tipo fantasioso: chi di noi avrebbe immaginato di essere contattato da Lui in videochiamata? Invece è proprio quello che è successo in questi giorni, perché senza dubbio l’idea di vivere a distanza gli Esercizi Spirituali non può che essere stata ispirata dallo Spirito Santo, come dimostrano la gioia e la gratitudine che oggi abitano il nostro cuore.
E non è stato solo Dio a raggiungerci lì dove eravamo, ma è stato il Movimento Giovanile Salesiano! La difficoltà di concentrarsi (anzi, raccogliersi!) a casa è stata compensata dall’unità straordinaria che si è creata, dall’entusiasmo di condividere questo momento con tutti i giovani del MGS IC. Di più, proprio questa inedita modalità di vivere il ritiro ci ha permesso di superare i confini delle nostre regioni e così abbiamo gustato insieme un’esperienza di esercizi che forse prima potevamo dare per scontata, ma che ora è davvero da riconoscere come dono gratuito e soprattutto non scontato.
Con la sua dolcezza e saggezza don Mario Rollando ci ha presi per mano e ci ha accompagnati sulle orme del Risorto. L’incontro con Lui attraverso la sua Parola fa rinascere in noi la memoria del suo amore che scalda il cuore e che ci rende testimoni: non persone perfette, ma mendicanti che sempre desiderano il Signore. Come e con sant’Agostino don Mario ci ha esortato proprio a desiderare, perché il nostro desiderio di Dio è preghiera, anche e soprattutto quando emotivamente siamo in difficoltà, quando ci sentiamo insensibili alla Grazia o addirittura in lotta con essa. Dalle nostre contraddizioni può scaturire una preghiera che è solo nostra, che è personale e originale, come quella di san Tommaso, che soffre e pretende di vedere Gesù per poi prorompere nel bellissimo “Mio Signore e mio Dio!”.
Nell’ultima intensa tappa del nostro percorso don Mario ci ha portato in Galilea, luogo non scelto a caso da Gesù per incontrare i suoi discepoli: luogo dello scarto, del margine, dei poveri, dei peccatori… Luogo da cui vorremmo fuggire, ma che fa parte di noi, che rappresenta le nostre più intime zone buie, gli aspetti di noi stessi e della nostra vita che vorremmo nascondere e con cui non siamo riconciliati. Ma Gesù ci dà appuntamento proprio in quelle Galilee, ci aspetta lì, perché “ama illuminare i nostri sotterranei”. Quelli in cui forse siamo anche più veri. Perché non c’è bisogno di sforzarti per meritare l’amore di Dio: la sua Grazia ti precede ed è lei che crea in te infiniti motivi per amare ogni pezzo della tua vita, che sia Galilea o che sia Giudea, buio o luce.
Ancora don Mario ci ha spinto a vedere la bellezza nella diversità che abita il mondo e la stessa Chiesa, come nelle due figure di Pietro e Giovanni, a scoprire che la relazione con Dio è l’asse portante che spinge il pastore ad amare il suo gregge, perché: “soltanto gli assidui frequentatori del mistero di Dio possono essere raffinati interpreti e servitori del mistero dell’uomo”. Così il nostro amore per gli altri non risulta sminuito dal nostro rapporto prioritario con Dio, ma semmai potenziato, reso divino.
Dopo queste giornate abbiamo imparato per esperienza che a contatto con la Parola di Dio il nostro cuore può sempre ardere, non importa dove siamo: nella natura, in oratorio, all’università, al lavoro, in Chiesa… A casa. Come ci ha detto madre Yvonne, altro grande regalo di questi Esercizi, la Parola ci raggiunge nel nostro oggi, con una chiamata che non è quella di ieri e nemmeno quella di domani: oggi, #lìdovesei, non lasciar spegnere il fuoco che Dio ha acceso nel tuo cuore.

L’oratorio di Porto Recanati “parla” ai suoi ragazzi: “Cosa è successo?”

La parrocchia di Porto Recanati, in cui opera il gruppo dei Salesiani Cooperatori, ha realizzato un video per i ragazzi, facendo “parlare” proprio l’oratorio: “Cosa è successo?” chiede ai giovani. Un augurio per la Pasqua e un messaggio di vicinanza:

“Sentinella quanto resta della notte?”: lettera dell’Ispettore della ICC per la settimana santa

Pubblichiamo la lettera che don Stefano Aspettati, ispettore dell’ispettoria centrale ha inviato alla Famiglia Salesiana in occasione della domenica delle Palme per la settimana santa.

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Carissimi confratelli,
Carissimi membri della Famiglia Salesiana,
Carissimi membri delle CEP locali, Carissimi giovani,

Comincio questo ormai consueto carteggio del tempo di Quaresima con un passaggio del profeta Isaia. Al di là del contesto cui si riferisce l’oracolo, si tratta un testo di grande valore poetico, quasi una frase senza tempo. Si chiede alla sentinella a che punto sia la notte (Shomer ma milailah); la sentinella risponde in modo enigmatico: l’alba arriva, ma la notte c’è ancora. E invita a tornare e continuare a domandare. È una frase che ci ricorda tutte le albe attese, quando le notti non vogliono finire, quando si veglia un malato, quando semplicemente si aspetta un cambio turno, quando si prega.

C’è un passaggio nel vangelo della Passione di Gesù (che quest’anno leggiamo nella versione dell’evangelista Matteo) che mi colpisce proprio in questo senso. Nella notte dell’ultima cena, notte del tradimento – da leggersi come Gesù che si consegna e non Gesù consegnato – notte senza sonno, Gesù arriva nel punto più basso della sua esistenza terrena e prova tristezza e angoscia nell’Orto del Getsemani; chiede conforto ai discepoli, ma essi non sono capaci di stare svegli con lui. Un contrasto fortissimo, addirittura incomprensibile. Come è possibile che i discepoli non siano in grado di stare svegli davanti a un Gesù che si svela a loro come angosciato e chiede di pregare con lui? Lo sfondo è anche qui la notte. La notte incombe e invade l’animo, di tutti, anche di Gesù. Egli sente la notte dentro di sé. La notte è il simbolo della morte. Quella confidenza di Gesù ai discepoli, quella sua ammissione di umanità, quella richiesta di aiuto mentre si riconosce triste, ce lo fa sentire molto vicino. Non era roba sua la tristezza, perché la tristezza non appartiene a Dio, la tristezza è solo roba nostra e del Maligno che cerca di riversarcela addosso. Lo sapeva bene don Bosco, che al contrario insegnava ai suoi ragazzi l’idea di un’allegria profonda, radicata in un cuore pulito. La tristezza che Gesù sente nella sua umanità viene dal peccato di tutti noi, tutti noi in tutti i tempi. Gesù sente la notte di ciascuno di noi. I discepoli non riescono a sostenere tutto questo. Il loro sonno non è riposo, sono essi stessi preda della notte che li avvolge.

Sentinella quanto resta della notte?

Ce lo chiediamo da settimane di epidemia. Quanto ancora dovremo stare in casa, senza il lavoro e la scuola di prima, senza contatti con gli altri? Quanto ancora dovremo sentire di nostri fratelli e sorelle ricoverati o defunti senza neanche un saluto o un funerale? Tutti guardano anelanti a un “dopo”. Una settimana? Un mese? Un anno? Ma ci sarà poi questo “dopo”? E rischiamo di oscillare tra una frenesia che ci vorrebbe catapultare fuori per riprenderci la vita e una sorta di paralisi, fatta di paura, che assomiglia al sonno dei discepoli.
Penso al Papa che indirizzando un saluto a noi salesiani per il Capitolo Generale, riflettendo sul tema “Quali salesiani per i giovani di oggi”, ha usato delle parole che – scritte prima della pandemia – suonano oggi come una profezia: Pensare alla figura di salesiano per i giovani di oggi implica accettare1 che siamo immersi in un momento di cambiamenti, con tutto ciò che di incertezza questo genera. Nessuno può dire con sicurezza e precisione (se mai qualche volta si è potuto farlo) che cosa succederà nel prossimo futuro a livello sociale, economico, educativo e culturale…. Assumere responsabilmente questa situazione – a livello sia personale sia comunitario – comporta l’uscire da una retorica che ci fa dire continuamente “tutto sta cambiando” e che, a forza di ripeterlo e ripeterlo, finisce col fissarci in un’inerzia paralizzante che priva la vostra missione della parresia propria dei discepoli del Signore.

Carissimi, mentre ci chiediamo quando arriva il dopo, dobbiamo stare attenti tutti a non assopirci. Non parlo del sonno del corpo – di cui abbiamo bisogno tutti perché molti di noi forse stanno lavorando anche più di prima! – ma del sonno dell’anima. Si può essere assopiti restando svegli, se non si vedono le cose giuste.

È reale il rischio di star semplicemente comprimendo un elastico che poi una volta rilasciato libererà un’energia che farà tornare tutto come prima e peggio di prima. I buoni sentimenti forse scoperti in questo tempo, il maggior spazio dato alle relazioni, la riscoperta della bellezza di un ambiente più pulito non saranno acquisizioni automatiche. La ricerca più recente1 fatta sulla religiosità al tempo del virus ci dice sostanzialmente che nella pandemia chi prima pregava ora prega un pochino di più e chi prima non pregava continua a non pregare. Al di là dei romanticismi, non avverrà nessun colpo di bacchetta magica. Non assopirci vuol dire che il “dopo” va preparato, altrimenti sarà una corsa a tornare come prima che – dentro una crisi economica senza precedenti – diventerà peggio di prima. Ma allora…

…Sentinella cosa c’è dopo la notte?
A ben vedere non è forse questa la domanda radicale dell’uomo? quello che vediamo adesso in maniera così chiara, adesso che la morte è a un passo da noi, che le nostre vite sono sconvolte, non è forse quello che ci chiediamo in certi momenti della vita e in genere proprio di notte? c’è un dopo- la-notte? cosa c’è dopo la notte?
Ed ecco allora la Settimana Santa che arriva puntuale come ogni anno, ma molto diversa. Diversa per le celebrazioni in streaming: non ci è facile accettare di vivere le celebrazioni del Triduo Pasquale, il centro dell’anno liturgico, così, private di quegli elementi sensibili di cui noi – fatti di carne – abbiamo bisogno. Non solo: questa volta la Settimana Santa arriva con la sua domanda sul “dopo” ancora meno retorica, ancora meno tradizionale. Una domanda calata nell’oggi. Quando arriva il “dopo”? ma c’è un “dopo”? E se c’è un “dopo-pandemia” questo può forse bastarmi adesso che ho visto quanto è importante risolvere il problema del DOPO radicale?
Il Signore Gesù ha risolto questo dubbio. La Settimana Santa ci fa entrare nella Passione di Cristo, ce le fa attraversare come un tuffo profondo per poi farci riemergere. La celebrazione di questa settimana speciale diventa stupore e pianto per la passione prima anticipata nella cena in cui il Signore trova il modo stupendo di restare con noi diventando nostro alimento e chiedendoci di amare così (Giovedì Santo) e poi vissuta fino alla morte di croce (Venerdì Santo); e quando tutto sembra finito e silenzio mortale (Sabato Santo) si fa largo la gioia di un “dopo” nuovo e definitivo (Pasqua di Resurrezione). Noi stiamo vedendo oggi il “giovedì santo” in tutti coloro che lavano i piedi al prossimo prodigandosi per amore dell’altro anche a rischio della propria salute; stiamo vedendo il “venerdì santo” in tanti fratelli e sorelle che soffrono e di quelli che muoiono soli; stiamo vedendo il sabato santo nelle strade vuote e irreali e nelle distanze tra di noi. Vedremo anche il “dopo”, quell’ #andràtuttobeneperchéCristoèrisorto.

Se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!

Per noi salesiani, laici, Famiglia Salesiana, giovani, cosa è il “dopo”?

Penso che tutti abbiate notato che adesso in certe ore della sera, quando non c’è proprio più nessuno in strada, rimangono solo i poveri che gridano tutta la loro disperazione, oppure neanche gridano più perché tanto non c’è nessuno ad ascoltarli. La settimana scorsa dicevo che prima di preoccuparci dei danni economici che tutti avremo dopo la pandemia, è importante aiutare chi già adesso è nella necessità più stringente. Rinnovo l’invito e ringrazio tutte le comunità che si sono mosse, in coordinamento con altre realtà civili ed ecclesiali (quanto è importante l’esperienza di rete!), per sovvenire le necessità dei bisognosi.

Ma è importante che tutto questo faccia innanzitutto cambiare qualcosa dentro di noi.

La pratica dell’astinenza e del digiuno che la Chiesa raccomanda nel tempo di Quaresima e in certi giorni in particolare, non è un retaggio della tradizione, né un’ascesi vuota, ma un lavoro spirituale e un esercizio di carità: tolgo qualcosa a me per capire meglio la mia fragilità davanti a Dio e condividerla con i fratelli. In questo senso digiuno non va senza elemosina.

Ci sarebbe da preoccuparsi se questo non diventasse un tempo propizio per imparare queste lezioni. Personalmente e comunitariamente.
Posso privarmi di tante cose materiali; le nostre comunità religiose e anche le comunità educative imparano (e devono imparare) a fare cose con molto meno; partendo dal bisogno di materiale di risparmiare vediamo già e vedremo che alcune cose si possono fare insieme, scoprendo la condivisione.
Nascono idee e cose nuove.
Nascono fraternità nuove.
Anche da qui comincia a nascere un lavoro sul “dopo”.
La Passione di Cristo alimenta la nostra passione, quella per le anime, quella per i giovani che vogliamo come don Bosco “onesti cittadini, buoni cristiani e fortunati abitatori del cielo”.
Dunque continuiamo ad avere rispetto delle nostre e delle altrui vite attraverso comportamenti responsabili, continuiamo a mettere a posto i nostri ambienti, continuiamo ad aiutare i più deboli e tra di essi chi manca proprio dell’essenziale, continuiamo a educare i giovani a distanza, continuiamo a pregare per i malati e i morenti. Ma continuiamo a sognare il “dopo”. Nessuno può avercelo già in testa, è da pensare. Un “dopo” da sognare con Dio e con i giovani.
È vero non possiamo far altro che aspettare, ma non possiamo aspettare per sognare e prepararci. Sarebbe proprio bello se questi giorni spiritualmente intensi diventassero l’occasione per una rinnovata passione comune.
È ora il momento di domandare, convertire, venire.
Buona Settimana Santa a tutti.

Roma, 5 aprile 2020

Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Da Latina l’esperienza del volontariato con la Caritas e il Comune

Pubblichiamo l’esperienza dell’oratorio salesiano di Latina (ICC) in collaborazione con la Caritas Diocesana e l’amministrazione comunale, scatta da Luca Biancone.
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Riscoprire la cura (anche spirituale) di sé stessi, un tempo per ricentrarsi.
Una preziosa opportunità in questo necessario isolamento casalingo la quale, tuttavia, ha insito l’evidente rischio di dimenticarci degli altri che stanno fuori, del prossimo e di chi, soprattutto in questo momento, ha più bisogno. Da queste esigenze nasce all’interno della comunità salesiana di Latina il desiderio di creare opportunità di servizio da un lato, e di aiuto dall’altro. Un desiderio generatore da cui nasce un progetto realizzato in sinergia con la Caritas Diocesana ed il comune di Latina che proprio in questi giorni prende il via. Tre le principali attività: preparazione presso la mensa dei panini e dei sacchetti da asporto e di distribuzione degli stessi a chi una casa dove stare non ce l’ha; consegna a domicilio di pacchi viveri a tutti coloro che, per varie ragioni, sono impossibilitati ad uscire od in difficoltà economica; affiancamento alla croce rossa (possibilità riservata agli studenti di medicina). Più di 50 volontari, tra cui alcuni giovani maggiorenni della CEP di Latina, hanno dato subito la loro disponibilità ed il progetto è già decollato. Il tutto nel massimo rispetto delle norme di sicurezza: prima fra tutti la distanza dei corpi, ma non quella dei cuori.

La Spezia, grazie ai salesiani servizio lavanderia e doccia per i senzatetto

Pubblichiamo l’articolo del Secolo XIX sul servizio lavanderia e docce per i senzatetto ai tempi del Coronavirus grazie all’impegno dei Salesiani di La Spezia.

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Non solo consegne di pasti ai senzatetto, ma, ecco la novità, è partito anche il servizio docce e lavanderia in tempi di coronavirus. Non si ferma l’attività solidale degli undici gruppi di volontariato vincenziano, composti da oltre cinquanta persone. Il nuovo servizio viene già attuato nei locali dei Salesiani di via Roma, grazie al supporto prezioso di don Fabrizio e don Mirco, rispettivamente curato e parroco, che hanno concesso importanti spazi. E il ringraziamento per la loro generosità proviene da Gabriella Raschi, spezzina, presidente nazionale dei gruppi di volontariato vincenziano (in Italia sono 860 i gruppi per 11 mila volontari).

È lei a spiegare come si articola l’impegno dei volontari spezzini. «Il servizio docce e lavanderia, che oggi riteniamo essenziale, viene svolto quotidianamente dai nostri volontari utilizzando tutte le precauzioni possibili con guanti e mascherine. Vanno avanti, come sempre, le attività solidali.

A Sarzana, insieme alla Caritas, la mensa, costituita negli anni’90, prevede la preparazione in sicurezza dai 40 ai 60 pasti al giorno. Presso i Salesiani in viale Garibaldi, per i circa trenta senzatetto senza fissa dimora, c’è sia il servizio di colazione che di ristorazione tutti i giorni». Ma le novità non si fermano qui: uno dei gruppi collabora per l’allestimento di una tensostruttura per il ricovero diurno dei senzatetto e vi aderiscono anche Fondazione Carispezia e Protezione civile. Ne è capofila la Caritas. I volontari, chiamati a un grande sforzo che richiede 10-12 ore al giorno, nel frattempo continuano a distribuire i pacchi-viveri in condizioni di distanza di sicurezza. Una delle caratteristiche principali del gruppo, quello delle visite a domicilio, non è attualmente possibile. «I nostri volontari hanno sempre portato cibo a casa delle persone più disagiate. Ma si tratta di un divieto provvisorio».

Alla Spezia il gruppo vincenziano, presieduto a livello provinciale da Anna Javazzo, collabora al tavolo delle povertà con Caritas, Missione 2000, Auser, Movimento adulti scout cattolici (Masci), frati francescani di Gaggiola, Pubblica Assistenza della Spezia e Croce Rossa.