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ICC: comunicato stampa Campus Catechisti

Comunicato stampa

È tempo di RIPARTIRE! Per una catechesi efficace e creativa.

È questo il tema del Campus Catechisti organizzato dalla Circoscrizione Salesiana Italia Centrale in collaborazione con l’Istituto di Catechetica (UPS), che coinvolge le Parrocchie e gli Oratori animati dai Salesiani di Don Bosco di Roma (San Giovanni Bosco, Santa Maria della Speranza, Santa Maria Liberatrice, Sacro Cuore di Gesù, Santa Maria Ausiliatrice). Il Campus si svolgerà sabato 17 e domenica 18 settembre c.a. presso l’Università Pontificia Salesiana, Piazza Ateneo Salesiano 1, di Roma.

Gli obiettivi sono tre che ci si prefigge di raggiungere:

  • rimotivarsi nel ministero educativo e comunicativo della fede dopo la fase pandemica;
  • riconsiderare la propria esperienza catechistica considerando i tre focus della fede, della comunicazione e dell’educazione;
  • confrontarsi tra catechisti per promuovere una catechesi innovativa, efficace e creativa.

Gli iscritti partecipanti sono circa sessanta catechisti tra cui alcuni giovani animatori che li affiancano in questo delicato servizio.

Il programma prevede per sabato 17, l’accoglienza alle 9 con la presentazione del Campus, un momento assembleare motivazionale e di rilancio postpandemico. Faranno seguito tre momenti di laboratorio a rotazione dei tre gruppi (venti catechisti per ognuno di essi) sui tre focus presso le sale attrezzate delle Facoltà di Teologia, Scienze dell’educazione e Scienze della comunicazione.

Gli stand laboratoriali saranno guidati e animati da Don Francesco Marcoccio, Nicoletta e Davide Oreglia, Gigi Cotichella che proporranno a ciascuno dei tre gruppi l’esperienza della “fede in ripresa” ricorrendo a modulazioni narrative, di annuncio e di lettura e di coinvolgimento del vissuto. L’icona biblica è quella della chiamata (meglio la (ri)chiamata post pasquale: vangelo di Giovanni cap. 21), esemplare dopo la “prova pandemica”, declinata in modo attivo e dinamico in chiave esegetica ed ermeneutica (Marcoccio), educativa (coniugi Oreglia) e comunicativa (Cotichella). I tre gruppi prenderanno avvio da una delle tre dimensioni e dinamiche ma saranno accompagnati a correlarla con le altre due. È una forma sperimentale per far vivere ai catechisti un’esperienza “catechistica” alternativa che non sia “lezione” di tipo trasmissivo ma esperienza di riflessione, di educazione e di comunicazione. Si tratta di un assaggio per favorire nei partecipanti la sensibilità a un nuovo stile di catechesi più coinvolgente e generativa di fede.

Nel pomeriggio del 17, i tre gruppi proveranno a creare un momento di sintesi, condividendo i punti salienti. Saranno invitati e stimolati a riesprimere in modo libero e creativo l’esperienza fatta negli stand per la comunicazione in assemblea del giorno dopo. Domenica 18 mattina alle ore 10.00, si svolgerà il momento assembleare di sintesi e ciascuno dei gruppi presenterà la “visualizzazione” preparata il giorno precedente. Seguirà un secondo momento per gruppi di provenienza durante il quale insieme al proprio parroco e incaricato dell’oratorio proveranno a ripensare l’esperienza vissuta a partire dalle esigenze del proprio ambiente, avviando così la programmazione annuale della catechesi in modo alternativo e creativo. Alle ore 12, ci sarà l’Eucaristia insieme alla Comunità Parrocchiale Santa Maria della Speranza a cui seguirà il pranzo. Alle ore 15, in assemblea si svolgerà una breve verifica del Campus tramite lo scambio libero e rispondendo ad un’apposita scheda e saranno offerte alcune linee di proseguimento e prospettive di continuità per l’accompagnamento e la formazione dei catechisti in itinere durante l’anno catechistico.

Questo momento di convergenza per una linea unitaria e condivisa tra le parrocchie e gli oratori della “Roma salesiana” inseriti pienamente nella Diocesi di Roma, sarà guidato da Don Andrea Cavallini, Direttore dell’UCD di Roma. I catechisti saranno accompagnati e seguiti dagli Incaricati di Oratorio che insieme ai Parroci animano la catechesi delle opere e affiancati da alcuni studenti di Catechetica dell’UPS che vivranno l’esperienza insieme ai catechisti e faranno da osservatori dell’esperienza formativa.

Un Vademecum stampato sarà offerto ad ogni partecipante con il programma e il tracciato del Campus. Non sarà facile, ma è sempre “felice” incontrarsi con tanta voglia di ripartire e ricominciare a credere in Colui che “fa nuove tutte le cose”, mettendo a contatto la creazione nuova e irrompente del Risorto con la nostra, seppur debole e fragile, creatività.

Museo Casa Don Bosco all’interno del programma formativo per gli animatori dell’Ispettoria ICC

Dall’agenzia salesiana ANS.

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Torino, Italia – luglio 2022 – Dal 19 al 22 luglio si sta svolgendo il programma formativo per gli animatori della Circoscrizione Salesiana Italia Centrale (ICC). All’interno del programma, organizzato dall’équipe di Pastorale Giovanile dell’Ispettoria ICC, è compresa la visita al Museo Casa Don Bosco, Valdocco, che permette ai giovani del MGS di seguire letteralmente i passi di Don Bosco alla nascita della sua missione a Valdocco. Don Michael Pace, SDB, Vice-Direttore del Museo Casa Don Bosco racconta ad ANS: “Al piano interrato approfondiamo il protagonismo dei giovani e le origini dello spirito di famiglia condiviso nei refettori, nella cucina e persino nella cantina della prima casa permanente dell’Oratorio. Al primo piano, i giovani apprezzano lo sviluppo architettonico della cittadella salesiana, tre sogni carismatici di Don Bosco, e i suoi principali collaboratori. La sala dei quadri presenta capolavori originali dell’Ottocento che non solo abbellivano le chiese dell’Oratorio ma facevano parte integrante del progetto educativo-pastorale maturatosi all’Oratorio. Al secondo piano l’umanità di Don Bosco, meditata nella camera della sua vita e in quella della sua morte, si apre alla contemplazione della sua santità da cui nasce la santità del grande albero della Famiglia Salesiana nel mondo, ormai radicata in trentadue rami. I giovani fanno la sintesi di tutto questo vivendo i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, proprio qui dove Don Bosco ha fatto amare ai suoi ragazzi questi incontri privilegiati con il Signore”.

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L’Ispettoria dell’Italia Centrale e Intesa San Paolo sottoscrivono un accordo per le famiglie con figli che frequentano le scuole salesiane

Comunicato stampa di Intesa San Paolo e Circoscrizione Salesiani Italia Centrale.

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Intesa Sanpaolo e la Circoscrizione dei Salesiani dell’Italia Centrale hanno sottoscritto un accordo rivolto alle famiglie con figli in età scolare che frequentano le scuole e i centri di formazione professionale in Abruzzo, Lazio, Liguria, Marche, Sardegna, Toscana e Umbria, all’interno della grande famiglia salesiana che ha mosso i suoi passi a partire dal 1841, da quando il Santo educatore don Giovanni Bosco incontrò il primo giovane. Il prestito impact “per Crescere”, iniziativa ESG del Gruppo bancario, può integrare il reddito delle famiglie con figli che frequentano la scuola primaria e secondaria, con una linea di credito di 2.000 o 3.000 euro l’anno per un periodo che va da 1 a 5 anni. Si rende così più sostenibile l’economia familiare in un periodo decisivo per la crescita e l’istruzione dei giovani.

Il prestito Intesa Sanpaolo risponde a esigenze essenziali come: acquisto di prodotti e servizi legati all’istruzione (rette scolastiche, libri, mobilità, corsi di lingua, Pc e connessione internet); copertura di bisogni educativi speciali (psicomotricità, logopedia, ecc.); altre attività funzionali alla crescita personale (sport, campus estivi, esperienze formative all’estero).

Siamo felici di avviare questa nuova collaborazione con una delle Congregazioni che ha dato di più nell’educazione e nella formazione professionale dei giovani. Dopo il successo di “per Merito”, il prestito d’onore per tutti gli studenti universitari, incontriamo oggi i valori educativi salesiani; è un motivo di grande orgoglio ma anche l’occasione per un investimento sulla prima parte del percorso scolastico, quando è massimo il potenziale di crescita e apprendimento” commenta Marco Morganti, Responsabile Direzione Impact Intesa Sanpaolo.

«Sono molte le famiglie che scelgono la scuola di don Bosco, come luogo di formazione e di crescita per i propri figli. Molte più quelle che vorrebbero essere parte di tale proposta educativa, ma che sono scoraggiate dal pagamento di una retta. Ecco perché come scuole paritarie salesiane siamo molto contenti di presentare alle famiglie dei nostri ragazzi questa opportunità: un sostegno concreto all’esercizio del diritto alla libertà di scelta educativa, che purtroppo in Italia rappresenta un costo, a differenza di tanti altri Paesi europei. Sono convinto che varie famiglie, comprese quelle a reddito medio basso, possano scorgere in questo prodotto finanziario un valido aiuto ad investire sulla formazione dei propri figli, garantendo loro un’istruzione di qualità e un percorso educativo di formazione integrale nel sogno e nel segno di don Bosco» dichiara don Marco Aspettati, Delegato CNOS Scuola Circoscrizione Salesiana Sacro Cuore Italia Centrale.

Una ricerca 2021 di Eumetra per Intesa Sanpaolo ha rilevato che oltre il 60% delle famiglie italiane pensano che spendere per la formazione dei figli sia il migliore investimento, in particolare per lo studio di una lingua straniera e per servizi di orientamento per il futuro. “per Crescere” si inserisce all’interno del percorso Impact di formazione della persona, avviato con “per Merito” rivolto agli studenti universitari, proseguito con “mamma@work” per le mamme con figli nella fascia 0-6 anni e con “XME Studio Station” specificamente dedicato all’acquisto di strumenti informatici e connessioni anche per la didattica a distanza. Con questo nuovo progetto Intesa Sanpaolo consolida la propria attività di inclusione finanziaria dedicata ai giovani e alle loro famiglie, nell’ambito delle proprie attività ESG, sempre secondo criteri Impact: tassi contenuti, lungo periodo di restituzione, nessuna garanzia richiesta. Le iniziative sono realizzate grazie al Fund for Impact, lo strumento di Intesa Sanpaolo, che oggi consente innovative campagne di inclusione creditizia verso persone e famiglie generando un impatto sociale concreto e misurabile

“Quale il senso dell’informazione cattolica?”: tavola rotonda del Centro Culturale Salesiano a Roma

La Circoscrizione Italia Centrale, con la Parrocchia San Giovanni Bosco di Roma e il Centro Culturale Salesiano presentano una tavola rotonda in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

Domenica 23 gennaio, dalle 12.30, in diretta sul canale Youtube della ICC e sulle pagine Facebook della Parrocchia e del CCS si svolgerà l’evento:

Tavola Rotonda: “Quale il senso dell’informazione cattolica?”
Intervengono:
Benedetta Rinaldi, Marco Tarquinio
Modera: Luciano Ghelfi
alla presenza di don Stefano Martoglio, Vicario del Rettor Maggiore dei Salesiani di Don Bosco

FB parrocchia
FB CCS

 

YouTube ICC

 

Ad Alassio per quattro giorni i Salesiani a convegno

Dal sito di MediterraNews.

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di Claudio Almanzi

ALASSIO – Un centinaio di Salesiani si sono radunati nei giorni scorsi nella “Città del Muretto” per il Quinto Capitolo Ispettoriale della Circoscrizione Salesiana dell’Italia Centrale (ICC).

A presiedere il raduno è stato l’ Ispettore, don Stefano Aspettati, mentre a guidare i lavori è stato il regolatore don Francesco De Ruvo.

Nella giornata di apertura il salesiano irlandese don Jack Finnegan ha offerto ai circa 90 capitolari una meditazione sul discernimento comunitario, a cui è seguita la relazione di don Aspettati. Dopo un momento personale di preghiera, la giornata è proseguita con il lavoro delle tre commissioni tematiche, che hanno sviluppato gli argomenti emersi dal lavoro pre-capitolare svolto dalle comunità dell’ispettoria. Questi tre temi: Testimonianza della missione condivisa e della formazione comune, migliorando la realtà e il funzionamento delle CEP; promozione di una presenza efficace ed affettiva tra e con i giovani in Comunione di Vita e di Azione; decisioni necessarie affinché i bambini, i ragazzi e giovani più poveri non siano mai esclusi da nessuna casa salesiana qualunque sia lo sforzo da compiere.

La seconda giornata si è sviluppata sulle risposte di don Aspettati ad alcune domande rivoltegli dai salesiani sulla sua relazione e sul confronto all’interno delle commissioni.

Nella terza giornata i partecipanti si sono spostati a Torino-Valdocco nella “terra santa salesiana”, per visitare il Museo Casa Don Bosco. Dopo la Messa nella Basilica di Maria Ausiliatrice si è svolto il lavoro per commissioni, infine il ritorno ad Alassio.

L’ultimo giorno del capitolo si è svolto all’insegna della ricerca comune di criteri operativi per sostenere e sviluppare la formazione e per dare impulso alle molteplici iniziative salesiane ed alla crescita economico-strutturale del mondo salesiano.

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Messaggio ai giovani: l’Ispettoria Italia Centrale lancia un serie di video rivolti ai ragazzi

Ivano e Claudia -incaricati dell’oratorio di Varazze- e Don Alessio Massimi -incaricato dell’oratorio di Civitanova Marche-, lanciano il primo di una serie di messaggi rivolti ai giovani.

L’invito di Ivano e Claudia si riassume in quattro parole: educare, evangelizzare, accompagnare e sognare. “Portate veramente a frutto tutti i talenti, i doni che avete, prendetene coscienza e donateli perché questo vi renderà felici veramente, non abbiate paura di essere voi stessi“.

Don Alessio, salesiano, afferma “Noi siamo lì per voi, siamo lì per aiutarvi a crescere e anche noi vogliamo crescere insieme con voi, realizzando quello che è stato poi il sogno di don Bosco: di vivere felici nel tempo e nell’eternità”.

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Perché non permettere al cuore di sorridere? Intervista a don Antonio Integlia, in partenza per la Patagonia

Dal sito della Circoscrizione Italia Centrale, l’intervista a don Antonio Integlia, salesiano in partenza per la Patagonia.

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Don Antonio Integlia, un salesiano della nostra ispettoria, è in partenza per la Patagonia, luogo significativo per ogni missionario di don Bosco. Abbiamo deciso di intervistarlo, e lui ha entusiasticamente accolto questo invito a raccontare la genesi della propria vocazione missionaria, radicata in un percorso pluriennale a servizio dei poveri e degli emarginati. Cammino fatto di riscontri concreti, di Dono calato nella realtà difficile del prossimo, che poi si è evoluto in altro, dando il frutto che serbava forse da sempre. La partenza di don Antonio è temporanea, ma solo formalmente: trascorrerà, per ora, un anno sul suolo argentino, allo scopo di imparare la lingua ed integrarsi nel contesto pastorale della zona. Potrà poi partire, propriamente da missionario, nel 2022. Eppure con l’anima è già pronto: io parto, ci dice. E questa importante tappa propedeutica non renderà la sua scelta meno definitiva.

Iniziamo da una domanda di prassi: perché hai deciso di partire? 

Amo questa domanda: quando ci si chiede il perché, si arriva al cuore delle cose. Si scava nell’intimità del proprio essere profondo e nascosto, dove il più è mistero: per questo a tanti perché, per quanto ci si provi, si finisce per non rispondere mai.

E ciò nondimeno è fondamentale porseli: perché partire? La risposta – parziale – che mi sono dato, è che il sogno missionario è sempre stato dentro di me. Ad un certo punto è semplicemente riemerso. Io potrei continuare per tutta la vita a fare quello che faccio: mi rende felice, come un gioco importante che sta riuscendo bene. Ma nel momento in cui penso alla Missione, mi sorride il cuore: sento che si apre un altro mondo, un’altra strada. E che questa strada corrisponde nel profondo a me stesso.

Mi viene in mente quanto si dice nel monologo Novecento: si possono scegliere tutte le strade del mondo, e molte sarebbero strade felici, eppure tra tutte se ne sceglie una. Il motivo è intimo, misterioso, e deriva da questo sorriso interiore che esiste da moltissimo tempo. E che ho semplicemente riscoperto. Perché non permettere al cuore di sorridere?

Prima della scelta missionaria, molto a lungo sei stato membro attivo della comunità salesiana in Italia, inaugurando e curando Centri Diurni, ed altre realtà a servizio dei più poveri ed emarginati. Perché partire proprio ora, dopo tanti anni? Come si relaziona la scelta missionaria con la tua attività passata?

Sono sempre più convinto che l’idea che Dio ha del tempo, il tempo in Dio ed il tempo di Dio, siano completamente diversi dal modo che noi abbiamo di percepirlo, di viverlo. Questo tempo che ci rende prigionieri, e che noi proviamo ad imprigionare. Per Dio, è sempre il momento giusto.

Ed ho la profonda sensazione che proprio adesso, alla mia età, sia il momento giusto per questa mia svolta. Ho la sensazione che Qualcuno mi aspettasse proprio qui. E che tutto ciò che ho fatto in passato sia stato una preparazione a questo momento, che non poteva in alcun modo arrivare prima. Il mio percorso è un susseguirsi di passi che conducono alla scelta presente, e ciò che ho seminato tornerà nella mia esperienza missionaria.

Voglio aggiungere una cosa: per prendere coscienza di quando è il momento giusto, c’è bisogno di qualcuno che sia in grado di recepirlo. Di ascoltare e raccogliere un sogno, non lasciandolo cadere. E tutto l’iter che, come da prassi, ho seguito per esaudire il desiderio missionario, è stato costellato di persone che hanno scelto di non lasciar cadere questa mia disponibilità… fino al Consigliere per le Missioni salesiane, con cui ho scoperto che sarei andato in Argentina: l’idea iniziale era di partire per l’Africa, zona francese, allo scopo di imparare una lingua. E poi è arrivata una proposta diversa: se Papa Francesco ha chiesto di non dimenticare l’Argentina, allora forse quella doveva essere la mia destinazione.

L’Argentina, la Patagonia: l’11 novembre 1875 furono meta della prima spedizione missionaria salesiana. Che significato attribuisci a questa meta?

Lo hai detto anche tu: il significato simbolico di questa meta è enorme. La sensazione è di entrare in un mito, di contribuire, nel piccolo del mio operato, ad una leggenda. Mi riempie di entusiasmo.

Ma oltre questo livello euforico, in profondità, trovo un significato che è più grande ancora: dove l’Argentina è per me un luogo spirituale, più che un luogo fisico. Il luogo che Papa Francesco, che fu vescovo a Buenos Aires, ha definito la fine del mondo. Anche nel passo dell’Ascensione, quando Gesù invia i suoi discepoli in missione, a predicare il Vangelo in tutto il mondo, si congeda con queste parole: « Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. »  (Mt 28,16-20).

La scelta missionaria mi ha fatto leggere quest’espressione in una luce nuova: la possibilità di fare un viaggio alla fine del mondo della mia Anima. Di evangelizzarmi, attuando una conversione anzitutto mia. Scoprendo lati sconosciuti di me stesso, attraverso l’incontro con un contesto per me radicalmente nuovo e periferico.

Ed a questa dimensione personale, interiore, che è ineludibile, se ne aggiunge un’altra su ampia scala: con Papa Francesco, la periferia del mondo è diventata il centro, perché nel suo cuore sono i poveri che abitano quei luoghi e che lo hanno conosciuto, nel suo cuore e nel cuore di Roma. Ed il centro, a sua volta, va in periferia, nei termini della vocazione missionaria. Sento nel mio piccolo di poter essere partecipe di questo scambio fondamentale.

Dai Ricordi consegnati da don Bosco ai partenti: Prendete cura speciale degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri, e guadagnerete la benedizione di Dio e la benevolenza degli uomini. In che modo credi che questo principio potrà ispirare il tuo operato?

Questo principio mi sarà guida, più di tutto, affinché il mio operato sia pratica di Tenerezza. Che è Misericordia, che è maternità. In tutti gli uomini c’è un desiderio di dare e ricevere tenerezza, per essere strumento di quell’Amore più grande che ci salva tutti. Che la tenerezza di don Bosco illumini la mia attività missionaria, allora.

E quali altri punti cardine del carisma salesiano guideranno la tua presenza missionaria?

Li riassumerei nel motto che don Bosco scelse per la nostra Congregazione: « dammi le anime, prenditi il resto ». E tra queste anime c’è anche la mia: la Pace va realizzata anche per sé, per potersi mettere a servizio di quella degli altri. Voglio essere fedele a queste parole di don Bosco lavorando per la piena realizzazione e per la felicità, mia e dunque del prossimo.

Cosa ti aspetti da questa esperienza? Quali pensi che saranno le maggiori fonti di gioia, e le maggiori fonti di difficoltà?

Sono disposto a dare tutto, e mi aspetto tutto: niente di meno che la Pace vera, che una Gioia piena. Al di là delle pulsioni interne ed esterne, essere una persona di pace che dona pace. E che sia una Gioia costruita concretamente, lavorando, vivendola. In primis con i miei confratelli, e poi con la gente.

Mi sono spesso domandato cosa mi potrà mancare, una volta in missione: e l’unica mia sicurezza è che non mi mancherà mai la Gioia. Che altro non è che avere un rapporto costante con Gesù. E quel rapporto, ovunque tu sia, c’è: nessuno può sottrartelo. La mia gioia è la certezza: che Dio non muta, che mi ama e continuerà ad amarmi teneramente. Fonte di Gioia sarà quindi l’esperienza in sé, vissuta in modo totalizzante, mettendo le mani in pasta. Imparando non solo una lingua, ma una cultura, uno stile, e sapendo che lì, in quel mondo periferico, c’è già il Vangelo, vive già Gesù: bisogna solo mettersene in ascolto.

Poi, certo, potrò incontrare delle difficoltà, ma non credo che esistano mai difficoltà più gravi di quelle passate. Sono solo diverse. Tutte le difficoltà che potrebbero sorgere, credo, deriverebbero dalla tentazione di essere apprezzato, valorizzato: di cadere, come amo dire, in una psicologia da principino. Questo è quel che dovrò evitare: non onore, non gloria, come raccomanda don Bosco. Ma mettersi al servizio.

Per finire: qual è il tuo “sogno missionario”?  Quale auspicio rivolgi al futuro sul tema della vocazione missionaria salesiana?

Ho detto che il fondamento dell’esperienza missionaria è mettersi al servizio: ma troppo spesso questo principio viene frainteso, traviato nell’atteggiamento remissivo di chi lavori per dovere. Io voglio che venga inteso in modo diverso.

Nella celebre storia dell’innalzamento dell’obelisco in piazza San Pietro, un marinaio ebbe il coraggio di gridare “acqua alle funi!”, per scongiurare il disastroso incendio. Credo che, per la vocazione missionaria, possa valere l’opposto: che l’incendio sia salvifico, e si debba avere il coraggio di proporlo. Io griderei: “fuoco al carisma!”. Che il carisma possa essere incendiato, che sia incontenibile quanto un vulcano. Emanando gioia, entusiasmo, energia.

Al di là dell’immagine, nel profondo, quest’auspicio porta a credere che davvero lo Spirito può far nuove tutte le cose. E ad avere quindi il coraggio della novità, di alzare l’ancora e prendere il largo.  Abbandonando il “si è fatto sempre così”, il percorrere solo strade conosciute, che danno sicurezza. In quest’ottica, anch’io, alla mia età, posso fare qualcosa di nuovo.

Alice Picchiarelli

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Italia – Inaugurato a Perugia il Complesso Sportivo “Don Bosco”

Dal sito dell’agenzia ANS

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Perugia, Italia – giugno 2021 – Il 19 giugno è stata celebrata a Perugia l’inaugurazione dei nuovi locali di accoglienza/ristoro/bar/servizi e tutti gli altri lavori innovativi realizzati nell’ambito di tutto il complesso sportivo-ricreativo della Polisportiva Giovanile Salesiana “PGS Don Bosco”. Il Superiore della Circoscrizione Salesiana Italia Centrale (ICC), don Stefano Aspettati, il Consigliere comunale dott. Paolo Befani, in rappresentanza del Sindaco, dott. Andrea Romizi, e dell’Assessore allo Sport, dott.ssa Clara Pastorelli, hanno presieduto l’inaugurazione. L’evento è avvenuto alla presenza dei giovani della “PGS Don Bosco”, delle loro famiglie, dei Salesiani Cooperatori e degli Exallievi salesiani, dei rappresentanti delle aziende che hanno eseguito i lavori e dei benefattori. Al taglio del nastro tricolore ed alla successiva benedizione dei nuovi locali è seguito un rinfresco all’aperto in un clima di grande cordialità, amicizia e serenità, in piena sintonia con il carisma di Don Bosco. L’evento si è svolto in vista del centenario della presenza salesiana a Perugia, che dal 1922 opera in favore dei giovani, specialmente dei più bisognosi, preparandoli a diventare buoni cristiani ed onesti cittadini.

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Ispettoria Italia Centrale, incontro sulla figura del salesiano coadiutore

L’8 maggio dalle ore 9 alle 13 si incontreranno, sia in presenza a Roma San Tarcisio sia on line, i coadiutori dell’Ispettoria ICC.

L’obiettivo dell’incontro sarà approfondire la vocazione del salesiano coadiutore a partire dalla ispirazione di don Bosco, dalle Costituzioni, dal CG28 e da alcuni modelli di coadiutori santi per rafforzare la convinzione della vocazione salesiana nella sua duplice forma e condividere la gioia della nascita di nuove vocazioni di coadiutori in questi ultimi anni nella nostra ispettoria. Nelle diverse case sarà anche l’occasione di ravvivare la richiesta al Signore di ulteriori vocazioni laicali.

Nella prima parte, dalle ore 9 alle 11, la metodologia sarà quella della tavola rotonda guidata dal signor Gioacchino Passafari e dal signor Angelo Mereghetti e alla quale interverranno: don Silvio Roggia, il Sig. Raymond Callodon Pierluigi Cameroni, ci sarà anche la possibilità di fare domande dal vivo e on line. In questa prima parte sono invitate a partecipare tutte le comunità salesiane dell’Ispettoria. Nella seconda parte, dalle ore 11,30 alle 13, riservata solo ai confratelli coadiutori, ci sarà una condivisione con l’Ispettore don Stefano Aspettati.

Puoi seguire l’incontro in diretta sul canale YouTube ICC SalesianiDonBosco

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Salesiani Macerata, il doposcuola “DonBoScuola” si trasferisce on line

Dal sito della ICC, la testimonianza di alcuni volontari del doposcuola di Macerata che, viste le restrizioni per l’emergenza da Covid-19, si svolge on line.

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Alle 15:00 puntali, da tanti anni, tutti i pomeriggi all’oratorio-centro giovanile salesiano di Macerata, tanti bambini e ragazzi si ritrovano per il DonBoScuola. Ma cos’è questo servizio?

Il DonBoscuola è un progetto che mira, da un lato, al sostegno scolastico di bambini che soffrono la povertà educativa e non, con l’obiettivo di far sì che i partecipanti abbiano un accompagnamento allo studio quotidiano, in modo da riuscire a vedere un concreto miglioramento dei voti scolastici. Dall’altro lato, punta ad incrementare le dinamiche di socializzazione e inclusione, attraverso laboratori e giochi.

Quest’anno sono circa una cinquantina i bambini e ragazzi iscritti e -nel rispetto di tutte le normative- ogni giorno ne accogliamo una trentina, grazie al supporto quotidiano di cinque volontari giovani ed adulti che affiancano i bambini nello studio e nel gioco.

Questa recente zona rossa ha fatto sì che i bambini non siano più potuti venire nella Casa Salesiana alla ricerca di un aiuto e noi non abbiamo voluto abbandonarli.

Ci siamo attivati, da martedì 9 marzo, con la modalità a distanza mettendo in campo le energie sia di giovani dai 16 ai 19 anni appartenenti al Clan&Noviziato del gruppo scout e gli adolescenti della Compagnia del Savio sia di giovani universitari.  Cercando di trasmettere spensieratezza e coesione, dopo i compiti e la pausa merenda, abbiamo organizzato laboratori e giochi. Questa occasione è stata per tutti i volontari, soprattutto i più giovani, una possibilità di dare una risposta pronta e responsabile alle tante opportunità di servizio che solitamente vengono proposte.

Ad AlbertoAlessandraBenedettaElenaGaiaGiorgia e Gabriele abbiamo chiesto delle piccole testimonianze di questa esperienza:

“L’esperienza del DonBoscuola è una delle esperienze più forti che si possano provare all’oratorio, sia per i ragazzi che per gli animatori. I ragazzi del DonBoscuola hanno culture diverse eppure riescono a convivere bene tra loro. A distanza si perde il rapporto tra i ragazzi, ma tra l’animatore e il ragazzo si crea un rapporto molto bello (anche più del rapporto che si creerebbe in presenza)”.

“Questo servizio mi ha aiutata molto, nonostante non lo credevo possibile. Infatti quando mi è stato chiesto di fare il servizio per aiutare i bambini del Donboscuola a fare i loro compiti non credevo mi potesse piacere. Avevo anche paura di non riuscire ad aiutarli come avrei voluto! Invece le due bambine che ho aiutato sono state molto brave e mi ha fatto davvero molto piacere aiutarle. Oltre a ciò, questo servizio, mi ha aiutata molto a trascorrere questo periodo di zona rossa in modo diverso e con nuove persone”.

“Il Donboscuola è per me un modo per sentirmi utile e per donarmi nel mio piccolo, specialmente in questa situazione, in cui tutti ci sentiamo impotenti contro una cosa più grande di noi”.

“Quando mi è stato chiesto di fare servizio al Donboscuola sinceramente ho avuto paura; la prima sensazione che ho provato è stata quella di smarrimento perché per la prima volta mi sarei trovata da sola con un bambino senza il sostegno di un gruppo. Quello che mi preoccupava, oltre al non saper fare i compiti delle elementari, era il non essere capace di far stare i ragazzi a proprio agio e di non riuscire a instaurare un rapporto di fiducia. In solo due giorni di servizio ho ricevuto il regalo più bello possibile: un bambino di 10 anni che ti rivela i suoi sogni, in questo caso diventare un astronauta, e ti chiede di non andare via, anche se di fare i compiti non ne ha proprio voglia. Ho trovato un bambino molto intelligente e sensibile dietro una situazione che mi era stata riferita come complicata e ho imparato a non fermarmi alle apparenze. Ovviamente lo studio ha provato la mia pazienza ma questo mi ha solo fatto capire che non bisogna pretendere di fare tutto e subito, una lezione che dovrei imparare anche per me stessa”.

“In questo periodo così difficile anche solo l’opportunità di fare servizio non è assolutamente scontata. Per questo motivo anche se l’assistenza dei compiti ai bambini è molto più difficile a distanza che in presenza, anche solo per tenere la concentrazione, ho subito accettato la proposta che mi è stata fatta. Sapere che qualcuno ha bisogno di me e che io nel mio piccolo insieme a tutto il clan possiamo aiutarlo mi riempie il cuore di gioia, sapendo già che in fondo tanto più si dà tanto più si riceve. Dunque, nonostante la difficile situazione che stiamo affrontando, sarà un’esperienza che aiuterà  me e tutta la mia comunità di clan a crescere e a percorre un pezzettino di strada in più”.

“Quando è stata instituita la zona rossa nella provincia di Macerata, ci è stato chiesto, come comunità di clan, di metterci a servizio dei ragazzi e bambini che frequentavano il DonBoScuola, affinché potessero continuare a trovare un sostegno nello studio durante il pomeriggio. Personalmente ho accettato con felicità la proposta pensando che avrei potuto mettere a servizio degli altri l’unica cosa che in un periodo come questo si ha in abbondanza: il tempo.    Svolgendo le “lezioni” con i ragazzi, ho così potuto capire che più che fare un servizio mi stavo arricchendo dentro consapevole di star aiutando e quindi facendo del bene a chi ne richiede. Sono quindi contento di poter dire che tutto il tempo che ho donato non sia stato perso, ma ben sì, sia potuto essere utile e mi sia tornato indietro come consapevolezza di poter, anche in questa situazione, rendere il mio tempo utile per qualcun altro”.

“In quest’ultima settimana, come altri ragazzi della casa, ho fatto il servizio del Donboscuola.  Per me, è stata un’esperienza del tutto nuova ma veramente bella. Anche se è stato difficile organizzarsi con i vari impegni della settimana e cercare di far funzionare tutto fra i vari problemi di connessione, aiutare le bambine a fare semplicemente i compiti mi è piaciuto molto perché mi ha fatto sentire d’aiuto per qualcuno e vedere il loro sorriso dopo che avevano svolto l’esercizio in modo corretto mi ha riempito il cuore di gioia. Passare del tempo, anche se poco, con loro mi ha reso felice e sento che ognuna ha donato qualcosa all’altra”.

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