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La FP del futuro prossimo. Un’occasione straordinaria per pensare in grande

Pubblichiamo un articolo scritto dal prof. Dario Nicoli, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, sulla sfida della Formazione professionale in questo momento di crisi sanitaria.

1. Una situazione paradossale
La pandemia non ha imposto solo la questione sanitaria, ma ha messo in moto anche il tema strategico. La prima consiste in un cambio dei costumi che, richiedendo l’adozione dei dispositivi di protezione e distanziamento, sollecita l’assunzione di un’etica del rispetto degli altri, come affermato giustamente dal Presidente Mattarella: «Talvolta viene evocato il tema della violazione delle regole di cautela sanitaria come espressione di libertà. Non vi sono valori che si collochino al centro della democrazia come la libertà. Naturalmente occorre tener conto anche del dovere di equilibrio con il valore della vita, evitando di confondere la libertà con il diritto di far ammalare altri».

Sul piano culturale, si tratta di una svolta di non poco conto se pensiamo che il Covid-19 ci ha colti nel pieno della stagione del soggettivismo, ponendo l’ “io” in relazione con il “noi”, ovvero al fatto che siamo radicalmente costituiti di legami ed appartenenze. Il secondo è l’effetto sulle istituzioni politiche, con particolare riferimento all’Unione Europea che, portandosi dietro una debolezza di visione ideale e di unità, risvegliata dal suo stato di semi paralisi dalle tre successive crisi dell’immigrazione, economica e pandemica, ha reagito con un soprassalto di consapevolezza e di coraggio, decidendosi – in riferimento a quest’ultima – per una sorta di “Piano Marshall europeo” avente come scopo non solo la ripartenza, ma anche l’indirizzo del Vecchio continente verso un tipo di sviluppo umano e sostenibile. Ciò ha reso disponibile una quantità impressionante di investimenti, di cui l’Italia, che ha dovuto subire l’impatto più grave della crisi pandemica, risulta il principale Paese beneficiario, secondo una misura che supera i suoi contributi al bilancio europeo. In questo momento l’intera società è alle prese con la sfida sanitaria, cui dedica la totalità delle proprie energie, in particolare il sistema educativo che è divenuto per la prima volta – a causa di ciò – un tema di interesse nazionale, ma con un’attenzione unilaterale che sembra dimenticare la questione della qualità dell’educazione e della formazione, come se quest’ultima rappresentasse un elemento secondario e quindi non collocato sullo stesso piano rispetto all’emergenza pandemica. È necessario che poniamo la giusta attenzione su questo fenomeno, che potrebbe avere conseguenze rilevanti nel futuro: il lockdown, oltre ad evidenti esiti positivi legati alla riscoperta della centralità della relazione educativa ed alla campagna formativa di massa circa l’uso delle tecnologie digitali, ha anche portato ad una riduzione del raggio dell’azione della didattica limitato alle relazioni dirette docente-studente, oltre ad una quasi completa scomparsa delle attività formative reali, quelle che si svolgono in contesti operativi su compiti autentici: laboratori, progetti, stage formativi, service ed eventi.

 

 

Cfp Sesto San Giovanni e Yamaha, accordo per il tirocinio dei giovani

Pubblichiamo l’articolo uscito su Il Giorno sull’accordo tra il CFP Falck di Sesto San Giovanni e la Yamaha per i giovani diplomati, a firma di Laura Lana.

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Continua la partnership che porta all’inserimento nel mondo del lavoro di due studenti del Cfp Falck presso due dealer ufficiali Yamaha: Valli Moto di Lissone e Motortimes di Saronno. «Una collaborazione che per noi è un fiore all’occhiello», ammette
Francesco Cristinelli, direttore del centro professionale di Sesto. Michele Musolino e Marco Crippa, entrambi studenti del percorso formativo Automotive, sono stati prima selezionati per seguire i corsi e il tirocinio formativo presso Yamaha. A giugno hanno poi conseguito il diploma tecnico presso la scuola professionale salesiana e successivamente hanno ricevuto un’offerta lavorativa dalle concessionarie Yamaha. «È il massimo! Ho trovato persone brave e disponibili e potrò fare un lavoro che mi piace», commenta Michele. «Il mio è un contratto di apprendistato con durata massima di 3 anni ha lo scopo di formarmi come addetto meccanico riparatore di moto. Comprende, oltre al lavoro full time di 40 ore settimanali, alcuni corsi di formazione riguardanti la mia specializzazione», spiega Marco. «Con questa partnership diamo il nostro contributo in termini di competenze per creare nuove professionalità altamente tecniche, che possano integrarsi immediatamente nel mondo del lavoro – sottolinea
Andrea Colombi, Country Manager Yamaha Motor -. Un’azienda come Yamaha, per poter lavorare con standard qualitativi d’eccellenza, deve poter contare su risorse formate e già pronte a soddisfarli».

In Veneto inizia la scuola proteggendo i “professori fragili”

Pubblichiamo l’articolo uscito sul Corriere Veneto con una intervista, tra gli altri, a don Alberto Poles, presidente di Forma Veneto, sull’organizzazione scolastica del Veneto in merito alla protezione dei docenti cosiddetti “fragili”, ossia affetti da patologie a rischio.

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Gli studenti seduti in aula con gli occhi fissi su uno schermo, e il professore che fa lezione collegato da casa mentre la sua faccia è proiettata sul monitor. Non è la scena di un film su un futuro distopico, ma il presente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia dove quattro docenti – esonerati dalle lezioni in presenza per motivi di salute – stanno utilizzando questa modalità d’insegnamento che potrebbe essere replicata anche per i professori fragili di superiori, medie ed elementari. Ma non è l’unica opzione sul tavolo per consentire l’insegnamento ai prof con patologie: alcune scuole si sono già attrezzate per circondare gli insegnanti di plexiglas in modo da assicurargli la protezione necessaria per essere in presenza.

«Da Roma non sono arrivati chiarimenti sulle modalità di insegnamento dei professori fragili – spiega Carmela Palumbo, direttrice dell’ufficio scolastico regionale – non è stata nemmeno specificata la modalità di inquadramento giuridico di questi  lavoratori. È probabile che si dovrà fare una cosa simile a quanto messo in piedi dalle università con un collegamento da remoto, ma va prevista una figura che vigili sugli alunni in classe che non sono universitari ma minorenni. Stiamo comunque parlando di un numero esiguo di docenti». Resta il fatto che una nuova porta si apre e la possibilità che anche a scuola i professori con fragilità facciano lezione da casa mentre gli alunni sono in classe è concreta. «Vanno comunque valutati i singoli casi – precisa Palumbo – non è detto che il medico dica tout court che un professore fragile non possa venire a scuola, può essere che bastino dei dispositivi di protezione supplementari»

. Se un professore avesse patologie gravi, l’opzione di insegnare da remoto potrebbe però essere una strada obbligata: «Se è personale fragile va tutelato – aggiunge l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan, impegnata ieri nella presentazione delle linee guida adottate per la riapertura degli Istituti di formazione professionale veneti – sta alle singole scuole organizzare la modalità d’insegnamento: si può fare come sperimentato dalle università ma è necessario che in classe sia presente qualcuno. Anche su questo aspetto, a Roma, c’è confusione e non sono arrivate indicazioni». L’opzione del docente che insegna da casa non piace ai sindacati. «I docenti fragili vanno tutelati con precauzioni particolari – dice Sandra Biolo, segretario regionale Cisl Scuola – ma fare lezione da casa mentre gli alunni sono in classe non può essere una risposta, specie alle medie e alle elementari. Chi vigila sugli alunni? I collaboratori scolastici (bidelli) che sono pochissimi e saranno già impegnati in continue sanificazioni?».

Sul punto c’è però chi ha già trovato soluzioni alternative, come spiegato da don Alberto Poles, presidente di Forma Veneto, l’associazione che raggruppa quasi tutte le 130 scuole di formazione professionale della regione. «Raccogliamo circa 21 mila studenti e quest’anno ci sono state 800 iscrizioni in più – sottolinea don Poles – nelle nostre scuole ci sono professori fragili. Al centro di formazione professionale dell’Istituto Salesiano San Marco (Mestre), dove ci troviamo oggi (ieri ndr), abbiamo previsto tutele particolari per questi docenti che potranno insegnare in presenza: metteremo un plexiglas davanti alla cattedra, gli daremo mascherine FFP2 invece delle chirurgiche e potranno fare lezione in aule più ampie dove c’è maggiore distanziamento». Particolari accorgimenti verranno adottati anche per gli alunni più fragili. «Bisognerà collocarli, insieme all’insegnante di sostegno – conclude don Poles – in una zona più isolata della classe». Se le scuole di formazione professionale regionali paiono pronte ad aprire, più complicata è la situazione delle statali di ogni ordine e grado che, oltre alla folle corsa alla ricerca di spazi, stanno facendo i salti mortali per coprire i buchi in cattedra con i supplenti. «Dal 6 settembre, terminata la procedura della call veloce di docenti da altre regioni che è stata un fallimento – spiega Giovanni Giordano, Snasl Scuola Venezia – è cominciata la caccia ai supplenti. Lunedì erano circa 1400 le cattedre scoperte nel Veneziano e circa 7000 in tutto il Veneto. Impossibile pensare che le scuole trovino tutti i supplenti per il suono della prima campanella: molti alunni inizieranno, come ogni anno, le lezioni senza avere alcuni professori in classe che verranno quindi trovati in corso d’opera».

Il vicepresidente della Camera, Ettore Rosato alle Opere Sociali Don Bosco: Il governo prenda a modello i Salesiani

Pubblichiamo l’articolo uscito su “Il Giorno” di Milano, firmato da Laura Lana, sulla visita  di Ettore Rosato, vicepresidente della Camera dei Deputati, alle Opere Sociali Don Bosco di Sesto San Giovanni.

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«Che il Governo prenda a modello i Salesiani, per programmare la riapertura delle scuole a settembre». A dichiararlo è stato l’onorevole Ettore Rosato, vicepresidente della Camera dei Deputati, che ieri ha visitato le Opere Sociali Don Bosco insieme all’onorevole Marco Di Maio e a don Giuliano Giacomazzi, Ispettore lombardo- emiliano dei Salesiani. «Ci auguriamo che la ministra passi da un istituto come questo per prendere spunto per tornare a far lezione. Il Paese si regge sulla scuola e la riapertura totale è indispensabile: la didattica a distanza non può essere sostitutiva. Siamo forse in ritardo: da febbraio bisognava iniziare i lavori – ha commentato Rosato -. Stiamo chiedendo a Miur e ministero dell’Interno di vietare che le scuole siano usate come seggi elettorali». Da Roma all’istituto di viale Matteotti, dove i parlamentari hanno visitato aule e laboratori e incontrato i dirigenti: don Luigi Mapelli, preside della secondaria di secondo grado “Ernesto Breda”, don Stefano Mascazzini, preside della secondaria di primo grado “Ercole Marelli”, e Francesco Cristinelli, direttore del centro di formazione professionale “Enrico Falck”.

«Qui è tutto pronto per riaprire, con distanziamento rispettato, regole ferree sull’organizzazione degli spazi, una nuova logistica che interessa tutta la filiera – ha sottolineato Di Maio -. Dopo la visita ai Salesiani di Forlì, volevamo confrontarci con una struttura di più grandi dimensioni in una città popolosa come Sesto». Quello di viale Matteotti è infatti il più grande istituto salesiano d’Europa con oltre 2.750 ragazzi. Solo nell’indirizzo tecnico, si registra un indice di occupazione del 72,21% in 90 giorni dal diploma. «Va un grande riconoscimento a tutta l’attività salesiana perché fa bene alle comunità e promuove esperienze virtuose. Il pubblico da solo non ce la farebbe – ha ammesso Rosato -. L’istituto dà valore al territorio non solo perché qui si apprendono nozioni ma perché si fa argine per quei ragazzi che, senza i Salesiani, non avrebbero occasioni di inserimento lavorativo e di aggregazione nella società». Educazione formale ma non solo, sottolinea anche don Elio Cesari, direttore dei Salesiani Sesto. «Si creano competenze, ma anche rapporti. Non abbiamo mai pensato che la nostra opera si fermasse ai cancelli dell’istituto. Stiamo nella società, abbiamo un’interazione forte con la comunità e le famiglie». Che, a settembre, potranno trovare un ambiente sicuro. «Le strutture sono già state preparate secondo le linee guida. Stiamo lavorando tutto il giorno, tutti i giorni – ha confessato don Cesari -. Adesso è importante la responsabilità di tutti i corpi. Il 14 settembre saranno 200 giorni che i ragazzi non entrano in classe: un anno completo a casa tra lockdown e vacanze. Pensiamo alle medie: stare insieme, giocare, il cosiddetto cortile è essenziale nella loro formazione di vita».

Il ministro Elena Bonetti in vista al Cnos-Fap di Forlì

Pubblichiamo un articolo dal Resto del Carlino sulla visita del ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, al CNOS-Fap di Forlì.

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La ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, ha partecipato venerdì sera a ’Insieme per la ripresa’, titolo dell’appuntamento annuale organizzato dal Centro di formazione dell’opera salesiana a Forlì Cnos-Fap. Si è trattata di un cena di ringraziamento per istituzioni, ex allievi e aziende del territorio. “Politiche economiche, educative e famigliari non sono mondi distinti, ma sempre più devono integrarsi e interagire. È il motivo per cui faccio sempre il possibile per portare il Governo a contatto con questa realtà che è crocevia tra formazione, scuola, impresa, associazionismo, volontariato”, le parole del parlamentare di Italia Viva, Marco Di Maio, presente alla serata.

CFP Umbria, nuova legge regionale: “Una svolta radicale”

Pubblichiamo l’articolo dell’agenzia SIR che riporta il commento del direttore dell’istituto Don Bosco di Perugia sulla nuova legge regionale sulla formazione professionale.

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“Una svolta radicale per la formazione professionale umbra”. Così il direttore dell’Istituto salesiano “Don Bosco” di Perugia, don Giorgio Colajacomo, a nome delle Scuole umbre per il lavoro definisce in una nota l’approvazione odierna della nuova legge regionale sulla formazione professionale umbra. “Su proposta del consigliere civico Andrea Fora e dell’assessore Paola Agabiti Urbani – spiega – è stata varata in Consiglio regionale il 7 luglio, concordi tutte le forze politiche, la modifica della Legge 30 che apre una nuova stagione anche in Umbria per chi è convinto che ‘imparare lavorando si può’”.
Pari dignità per i percorsi dei centri di formazione professionale accanto a quelli scolastici, “una modalità di apprendere attenta al fare, alla manualità, all’intelligenza nelle mani; preparazione rivolta al lavoro, con facilità di trovarlo al termine dei corsi, per le tante ore di laboratorio ed il tirocinio presso le aziende”. “Viene così data attuazione – osserva il sacerdote – al documento comune elaborato prima delle elezioni dagli Enti storici umbri di formazione professionale iniziale (rivolta cioè ai ragazzi in età di obbligo scolastico), concordi nelle loro richieste per il bene dei ragazzi e delle famiglie, per la crescita economica dell’Umbria. Si tratta delle ‘Scuole umbre per il lavoro’, aperte ai giovani anche in questi giorni e pronte alle nuove sfide.
Don Colajacomo annuncia inoltre l’Assemblea di formazione professionale salesiana in calendario a Perugia il prossimo 6 ottobre. Tema “Giovani e lavoro: il futuro negato?”. Tra i relatori anche il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei che parlerà di “Giovani e lavoro: l’attenzione della Chiesa”.

Fase 3, nelle scuole professionali venete 7.000 alunni tornano in classe: “Qui modello per la ripresa di settembre”

Pubblichiamo un video de La Repubblica dove don Alberto Poles, direttore del Centro Formazione Professionale San Zeno di Verona e presidente di Forma Veneto, racconta l’esperienza dei CFP del Veneto che hanno permesso a 7mila alunni di rientrare in classe per preparasi agli esami finali.

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“Abbiamo voluto fare una prova generale, dando dimostrazione che a settembre si potrà tornare fra i banchi di scuola in una condizione di quasi assoluta normalità”. Così don Alberto Poles, salesiano, direttore del Centro Formazione Professionale San Zeno di Verona e presidente di Forma Veneto, interpreta la decisione della giunta Zaia di offrire la possibilità a circa 7.000 alunni di rientrare in classe per prepararsi agli esami di qualifica e di diploma. In Veneto, sono attualmente 20.000 gli studenti (il 10% del totale) che finite le medie hanno optato per questi tipi di istituti che sono cofinanziati da Regione e Fondo Sociale Europeo ed estremamente connessi alle imprese del territorio (vi sono due esami, uno in terza e uno in quarta per accedere a un ulteriore anno di specializzazione). La riapertura, fortemente voluta dall’assessore all’Istruzione Elena Donazzan, è stata resa possibile grazie alla stesura di linee guida regionali valide per tutti questi istituti, oltreché alla competenza regionale in materia di formazione. “L’ingresso a scuola è contingentato e – racconta la responsabile del plesso Enaip di Vicenza Samanta Primadei – agli alunni viene misurata la temperatura al loro arrivo e fornito subito del gel per le mani. Entrata e uscita seguono due percorsi differenti”. Nella scuola, normalmente frequentata da 300 studenti, scesi a un centinaio per le riaperture di giugno, sono cambiate le modalità della ricreazione: i ragazzi restano in pausa al proprio banco e, qualora necessitino di uscire, lo devono fare uno per volta. Nelle aule e nei corridoi vige l’obbligo di indossare la mascherina, che però in vista di settembre e della riapertura delle scuole statali il Veneto sta cercando di rimuovere. “La cosa più facile di tutte è stata chiudere le scuole ma con questa riapertura – dice l’assessore Donazzan chiedendo una maggiore autonomia per l’istruzione – speriamo che lo stato centrale tenga conto di questo riferimento”.
di Andrea Lattanzi

Giovani dell’istituto Gerini di Roma coinvolti nella lotta al Covid-19

Pubblichiamo l’articolo uscito su Dazebao News che racconta l’esperienza degli studenti dell’istituto “Gerini” di Roma coinvolti nella lotta al Covid-19.

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Nessuno poteva immaginare che un gruppo di giovani del Centro di Formazione Professionale salesiano dell’Istituto Gerini di Roma si trovasse coinvolto in modo diretto nella lotta al Covid 19.

La riapertura delle aziende italiane dal 4 maggio, al termine del lockdown, ha infatti permesso ai giovani del IV anno duale del settore elettronico di continuare l’attività di stage in aziende ove l’evoluzione tecnologica rappresenta il core business e, in questo particolare momento, l’attenzione è stata rivolta a trovare soluzioni per arginare l’emergenza sanitaria mondiale.

I giovani si attengono ovviamente ai protocolli di sicurezza prescritti dalle autorità sanitarie nazionali e a quelle adottate dalle aziende partner del Cfp (centro di formazione professionale ndr).

Alcuni titolari di azienda, per la particolare stima nei confronti dell’Istituto, per la sensibilità educativa e per preservare i giovani da eventuali contagi durante il viaggio sui mezzi pubblici hanno provveduto a prelevarli al mattino e a riportarli in famiglia a fine giornata con gli stessi dipendenti dell’azienda.

I positivi feedback dei giovani, delle loro famiglie e delle aziende ospitanti sono fonte di grande soddisfazione per i formatori e confermano anche il valore delle scelte basate sulle tecnologie digitali, principalmente su strumenti hardware e software con cui sono stati coinvolti gli allievi. In questo modo essi valorizzano esperienze e progettualità che conducono all’elaborazione di un prodotto finale, che non ha carattere puramente astratto, ma che è parte della vita quotidiana.

Tale didattica innovativa non è più esclusiva o di nicchia e per pochi, ma entra ormai in molteplici ambiti disciplinari, e in particolare nella robotica, le cui applicazioni spaziano dalla meccanica alla logistica, dalla domotica alla sicurezza, dal settore chirurgico e sanitario in genere fino a quello spaziale, etc.

È sempre più importante ed urgente che le nuove generazioni studino queste modalità e che seguano le nuove avanguardie tecnologiche. L’utilizzo delle tecnologie digitali serve certamente alla cultura ed è fonte di progresso perché risponde a tante esigenze della vita nei più svariati settori, ma non va disgiunto da tanti altri nuclei del sapere e da metodiche tradizionali dell’insegnamento.

Tra gli allievi del IV anno una decina sono tornati presso le aziende che operano nel settore elettronico e contribuiscono fattivamente all’assemblaggio e collaudo di apparecchiature per la prevenzione, la diagnostica e il monitoraggio per il contenimento e il contrasto al diffondersi del Coronavirus; altri sono impegnati per il montaggio di ventilatori polmonari indispensabili per tenere in vita le persone contagiate con condizioni respiratorie critiche ed altri ancora nel collaborare nel settore di speciali sensori posti sugli indumenti del personale sanitario in modo da segnalare tramite allarme o messaggio la durata della loro presenza accanto a persone in situazione di particolari gravità di rischio, sia all’interessato come ai diretti superiori.

Sia le aziende sopra citate che tante altre chiedono con insistenza ai giovani e ai loro formatori di incrementare fortemente le competenze tecniche sempre più innovative perché facilitano l’inserimento immediato nel mondo del lavoro, che è sempre più qualificato ed esigente. Il crescente sviluppo del digitale è diventato ormai abituale e fondamentale strumento di supporto per le aziende ed è una delle caratteristiche a cui tendono i Cfp salesiani, insieme ad una formazione integrale da un punto di vista umano e cristiano dei loro allievi.

L’esperienza accennata ricorda la figura di Don Bosco, grande educatore di giovani, e la risposta che seppe dare alla città di Torino quando nel 1854 fu colpita dal colera.

Don Bosco credeva profondamente nel protagonismo dei giovani e affidava loro responsabilità anche al di sopra delle loro forze; non badava a spese per la loro formazione e ricercava per essi le tecnologie più avanzate del tempo; li accompagnava personalmente nelle prime esperienze lavorative e curava il loro inserimento nel mondo del lavoro anche da un punto di vista contrattuale; voleva che fossero esemplari da un punto di vista umano, cristiano e professionale per poter dare un contributo per il bene della società civile. Nel 1854, quando il colera devastava la città di Torino, non esitò a mandare un gruppo dei suoi giovani più responsabili a soccorrere e alleviare le sofferenze di tanti malati ed abbandonati a sé stessi; chiese loro di rispettare le precauzioni sanitarie del tempo, di vivere in grazia di Dio e di avere una grande fede nella Madonna. Nessuno dei giovani si ammalò. Il loro coraggio e generosità suscitò la stima della gente e delle autorità del tempo che ringraziarono pubblicamente Don Bosco e i suoi ragazzi per la preziosa collaborazione offerta alla città. Oggi i “nuovi ragazzi di Don Bosco” collaborano fattivamente anche nell’offrire un prezioso contributo tecnico e scientifico per il bene dell’intera società.

Formazione al Bearzi di Udine, dal reale al virtuale

Pubblichiamo un articolo uscito su Il Friuli dove viene raccontata l’esperienza dell’istituto Bearzi di Udine con le lezioni online.

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Da metà marzo al Cnos-Fap Bearzi di Udine sono state avviate online tutte le lezioni per le classi dei tre indirizzi: meccanico, elettromeccanico e automotive. Tutto è diventato virtuale: i muri, le lavagne, i laboratori sono rimasti in via don Bosco 2, ma tutta l’attività didattica si è spostata sulla rete.

“Il primo giorno è stato emozionante ma anche ricco di tensione e ansia”, spiega Giulio Armano, coordinatore del Cnos-Fap Bearzi. “Tutti pensavano la stessa cosa ovvero ce la faremo? Entrare nelle varie classi “Meet” per verificare se i ragazzi, uno dopo l’altro, chiedevano di entrare come se entrassero dalla porta dell’aula, sentire una parola di benvenuto del docente con un sorriso di emozione del ragazzo, è stato molto bello… Scoprire, poi, che i gruppi classe erano al completo con il 99% dei ragazzi presenti, è stato un successo”.

“In questi ultimi due mesi, tutto sembra procedere in modo quasi normale e, ormai, collaudato. La direzione ha deciso d’incrementare l’attività inserendo un’ulteriore ora pomeridiana di formazione asincrona dove i ragazzi decidono l’orario che vogliono dedicare all’auto-apprendimento, studiando sui materiali che vengono proposti dal docente o partecipando a lezioni facoltative dove è presente un gruppo più ristretto di ragazzi. Nei pomeriggi, per gli allievi con difficoltà di apprendimento o con certificazione, è stato attivato un gruppo di lavoro per il sostegno sotto la guida della psicologa presente al Centro”, spiega Armano.
Come è possibile garantire un servizio di qualità anche nelle difficoltà e in poco tempo? “Grazie agli investimenti tecnologici che il CFP Bearzi, con lungimiranza, ha fatto nel tempo”, spiegano dal Centro. “Nel dettaglio il registro informatico (la regia di tutta l’attività): con un clic, i ragazzi entrano direttamente ogni giorno nella lezione secondo l’orario e i docenti rilevano in tempo reale le presenze, scrivono il contenuto delle lezioni ed assegnano i compiti. Poi l’utilizzo, per docenti e allievi, di un account di Google istituzionale che gli permette di mandare in modo rapido le comunicazioni ed accedere alla Gsuite. La dotazione, per tutti i gli allievi del secondo, terzo e quarto anno, di un tablet (uguale per tutti) che può essere gestito da remoto caricando le App che servono alla didattica (la maggior parte dei ragazzi possiede anche un PC). Disporre già da anni di una piattaforma e-learning (moodle) per trasmettere e raccogliere il materiale didattico, fare dei compiti in classe per verificare l’apprendimento in itinere. Avere a disposizione alcuni strumenti informatici da poter fornire in dotazione ai ragazzi in situazione di svantaggio. Inoltre per raggiungere questo risultato, il Bearzi ha messo in pista ogni giorno tutti gli insegnanti on-line oltre al personale tecnico che garantisce il funzionamento dell’infrastruttura tecnologica, tutti operativi in modalità smart working insieme a parte del personale amministrativo”.

Su cosa investire in questo periodo di formazione a distanza? “Abbiamo puntato su tre aspetti prioritari: garantire la continuità della formazione a tutti gli allievi attraverso l’insegnamento a distanza; essere vicino alle famiglie in questo periodo difficile con diverse iniziative e proposte (video corsi on-line, quiz, momenti di incontro, momenti di preghiera e di pastorale giovanile); mantenere un contatto costante con le aziende del territorio per assicurare ai giovani degli sbocchi sicuri per il prossimo futuro”, spiegano dal Cnos-Fap Bearzi.

“Se in un primo momento i ragazzi erano contenti rimanere a casa ancora una settimana, poi hanno capito che sarebbe venuto a mancare qualcosa di molto importante: stare con i compagni, incontrare i docenti e soprattutto poter lavorare nei laboratori. Anche i genitori, ancora impegnati fuori casa per lavoro, ci chiedevano di impegnare i loro figli: la preoccupazione di saperli a casa soli e senza fa nulla creava loro apprensione”, spiegano ancora dal Centro Bearzi.

“Secondo il mio punto di vista – racconta Filippo Battigello, un allievo – i pregi sono che si sta più attenti alle lezioni, non c’è la distrazione che a volte abbiamo in classe di conseguenza s’impara meglio e ognuno può dedicare il tempo esclusivamente al proprio lavoro. Riguardo ai difetti, a volte trovo difficoltà nel collegamento che è disturbato e si fatica a capire le parole; inoltre non c’è la possibilità di dialogare privatamente con il professore a fine lezione. La tecnologia sicuramente ci stà aiutando. Fortunatamente abbiamo la possibilità di comunicare e continuare le lezioni per terminare il programma scolastico stando ognuno a casa propria. Il bilancio lo ritengo positivo perchè, almeno nel mio caso, posso alzarmi ben 90 minuti dopo, non devo chiedere ai miei genitori di portarmi alla fermata della corriera e al pomeriggio ho più tempo libero da dedicare alle mie passioni. Ma mi manca il poter stare fisicamente assieme ai miei compagni e ai professori”.

“L’esperienza della Formazione A Distanza (FAD) ormai avviata da tempo – spiega Simone Giovanelli, un formatore – è stata una sfida completamente nuova, non solo appunto per il tabù del lavoro a distanza o smart working, ma principalmente per il fatto, che ad esempio, come nel mio caso le materie di cui mi occupo sono prettamente pratiche. Dopo un blocco iniziale durato qualche minuto con una buona preparazione e dotazione di materiale il muro è stato abbattuto ed è stato tutto un crescere con sorprendenti risultati. C’è da dire che richiede molto lavoro di preparazione, appunto per poter dare il massimo ai ragazzi e riuscire ad avere un contesto più pratico possibile nonostante l’impossibilità di utilizzare realmente una macchina utensile o di poter intervenire su un impianto. Le maggiori difficoltà arrivano però con chi ha perso molta pratica all’inizio e quindi se manca nella mente “l’idea” poi è pure difficile far muovere ed elaborare la fantasia; perché sì, la fantasia fa molto in questa situazione, sia per l’insegnante che deve sfruttare al massimo tutti gli strumenti e le conoscenze approfittando anche di questo per aumentare il proprio livello di formazione, sia per i ragazzi che dall’insieme di idee che hanno mescolandole con tutto ciò che gli viene fornito possono sentirsi in un officina virtuale e spesso la mancanza concreta della macchina che dà loro la sicurezza del “poter provare” gli stimola ancora di più a voler centrare l’obiettivo e a recuperare se non raggiunto. Chiaramente da sola questa attività non può farcela, ma non è nemmeno da scartare completamente in una visione più ampia delle cose. Fondamentale la passione… è sempre lì il trucco per farcela (…più o meno)”.

“I pregi?”, conclude Maicol Cabai, un altro allievo. “Non devi svegliarti tanto presto! Sinceramente questa tecnologia fa il suo dovere per quello che deve fare però tutto sommato è meglio venire a scuola. Questa tecnologia, è una trovata geniale per fare lezione. Solitamente per andare a scuola dovevi svegliarti prestissimo, avere l’orologio attaccato agli occhi per non rischiare di perdere la corriera invece ora è tutto più semplice, ti svegli giusto una mezzoretta prima della lezione ti prepari e partecipi. Nel complesso le lezioni si fanno bene, le spiegazioni sono limpide, a meno che non ci sia una mancanza di connessione. I doppi schermi che i professori utilizzano spesso per presentare la lezione funzionano molto bene e anche la limpidità è molto alta”.

Particolare attenzione è stata data anche alla seconda formazione per andare in contro ai tanti giovani e adulti della provincia di Udine ma non solo. In questo periodo sono stati lanciati ben 10 corsi a distanza: un corso per migliorare le proprie competenze video, un corso per migliorare la comunicazione a fini lavorativi, un corso di inglese dedicato alla conversazione, un corso in inglese per approcciarsi al colloquio di lavoro. Aperte le iscrizioni anche dei corsi più tecnici come il corso “Tecnico Cad”, un corso dedicato agli addetti ai lavori elettici (Pes, Pav, Pei), un corso Polymath, un corso commerciale, un corso sulle vendite on-line ed un corso sul panorama economico mondiale post Covid-19.

Dopo due mesi sorgono alcuni interrogativi: “Funzionerà per lungo tempo? i ragazzi che tenuta potranno avere? Apprendono veramente o le distrazioni presenti in casa possono compromettere il risultato? Sarà questo il futuro? La Regione ha già deciso e riconosciuto validando la FAD come una possibile modalità di formazione per il futuro da usare nelle emergenze o per alcune attività. Sicuramente, però, la componente umana, il contatto fisico, il guardarsi direttamente negli occhi, Il percepire le emozioni delle persone, il poter fare le attività di laboratorio non potranno mai essere sostituite dalla modalità virtuale!”.

CFP San Marco, presentato il modello di formazione a distanza nel periodo dell’emergenza sanitaria

di Francesca Bonotto

L’Assessore veneto all’istruzione, alla formazione, al lavoro e alle pari opportunità, Elena Donazzan, martedì 3 marzo ha preso parte alla conferenza sul futuro della scuola CFP in Veneto, tenutasi presso l’istituto Salesiano “San Marco” di Mestre.
Durante l’intervento, presieduto dal direttore del CFP CNOS FAP San Marco, il prof. Alberto Grillai, l’assessore ha più volte ribadito l’eccellenza della scuola e della formazione salesiana, come punto di riferimento per le altre realtà.
In particolare, l’Istituto Salesiano “San Marco” è “Apple Distinguished School”, grazie all’esclusivo accordo con Apple che fornisce gli strumenti all’istituto (gli iPad per docenti e studenti) e sfrutta la piattaforma “Google Classroom”, applicativo della suite che Google mette a disposizione delle scuole. Il tutto per garantire una formazione continua e aggiornata, oltre la tradizionale lezione in aula.
L’assessore ha compiuto un percorso all’interno dell’istituto, toccando con mano le tecnologie a disposizione e la qualità dei servizi forniti per l’apprendimento e-learning.
Iusve Cube Radio, la web radio dello IUSVE, l’Istituto Universitario Salesiano di Venezia e Verona, ha intervistato l’assessore, il quale, ha più volte ribadito la necessità di approfondire le nuove tecnologie al servizio della formazione, soprattutto in riferimento allo stato di “emergenza” odierna che le scuole e gli istituti si trovano ad affrontare. Interessanti le considerazioni emerse sullo “smart-work”, ulteriore possibilità positiva da sfruttare come risorsa per le aziende, per i lavoratori e per l’ecologia.