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ISI: gli auguri di don Giovanni D’Andrea

Si riporta il video messaggio di auguri da parte di don Giovanni D’Andrea, Ispettore dei Salesiani della Sicilia e Tunisia.

Apertura dell’Anno Accademico al San Tommaso

Riportiamo l’articolo dell’inaugurazione dell’istituto teologico San Tommaso di Messina.

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“Una comunione di soggetti in relazione, ciascuno con il proprio compito, nella quale si esercitano in unità dinamica sinodalità, collegialità e primato: è questo il cammino al quale è chiamata la Chiesa del Terzo millennio; una Chiesa in stato di missione, esistente a partire dalle chiese particolari e caratterizzata da una circolazione tra il popolo di Dio e i suoi pastori”. Ad affermarlo don Dario Vitali, ordinario di Teologia dogmatica all’Università Pontificia Gregoriana e consultore della segreteria generale del Sinodo dei Vescovi, nella prolusione tenuta venerdì 12 novembre in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Istituto Teologico San Tommaso.

Il docente nel suo intervento ha spiegato le ragioni del Sinodo dei Vescovi avviato il 10 ottobre scorso, che per la prima volta non si caratterizza come “evento”, ma come “processo” decisivo per la vita e la missione della Chiesa, “sinodale per sua stessa natura”. Un’innovazione voluta e introdotta da Papa Francesco, dopo secoli in cui l’istituzione ecclesiale era stata concepita come una piramide regolata dal principio di autorità che solo a partire dal Concilio Vaticano II, dopo aver recuperato la dimensione di “partecipazione del popolo di Dio alla funzione profetica, sacerdotale, regale di Cristo”, inizia a intravedere la sinodalità. Dopo oltre mille anni, recuperare questa dimensione – ha spiegato don Vitali – “non vuol dire sviluppare un nuovo modello di Chiesa, i cui elementi costitutivi non cambiano, quanto piuttosto educarci tutti a uno stile sinodale, camminando insieme come indica la stessa etimologia della parola”.

La cerimonia inaugurale, che si è svolta nell’aula magna “Calogero Conti”, è stata introdotta dal direttore dell’Istituto teologico S. Tommaso e della Scuola di specializzazione in bioetica e sessuologia don Giovanni Russo (membro della commissione teologica diocesana del Sinodo), che ha sottolineato la volontà della comunità accademica e religiosa – sempre più radicata nel territorio e in dialogo con le istituzioni e il laicato – di  essere “aperta, missionaria, libera e disinteressata, capace di dialogare senza paura anche con chi ha idee diverse e di guardare negli occhi i giovani delusi”. Ascolto, confronto e dialogo: sul coinvolgimento delle facoltà teologiche nel percorso sinodale, si è soffermato l’ispettore dei salesiani di Sicilia e Tunisia don Giovanni D’Andrea – particolarmente commosso per la ripresa in presenza della cerimonia dopo lo stop dello scorso anno – che in apertura ha rivolto l’indirizzo di saluto alle autorità accademiche (religiose e laiche). Anche l’arcivescovo Giovanni Accolla nel suo intervento ha ribadito l’obiettivo della chiesa messinese di “uscire da ogni forma di clericalismo che aveva indotto a circoscrivere a pochi la forza evangelizzatrice”, auspicando che i luoghi di cultura diventino “spazi di bellezza, quale segno efficace del rapporto di comunione con il Signore”. Al termine della prolusione, impreziosita dagli interventi musicali del coro dell’Istituto, sono state consegnate le borse di studio offerte dai benefattori del progetto “Seme per seme” e dalla Caritas diocesana agli studenti Davide Pintabona, Nuccio Patti, Rosario De Luca, Rocco Tasca e John Bogo.

Sono stati 120 gli studenti iscritti ai corsi di studi nell’anno accademico 2020/21, 26 dei quali hanno conseguito il baccalaureato in Teologia e 8 in Sacra teologia con specializzazione in catechetica; 43 i corsisti che hanno partecipato alla 24ma edizione della Scuola di specializzazione in bioetica e sessuologia, 11 dei quali hanno conseguito la specializzazione. Tra le iniziative, oltre al tradizionale simposio di studi catechetici sul tema “La ministerialità profetica della donna per l’evangelizzazione e la catechesi dopo il Motu Proprio Spiritus Domini di Papa Francesco” e il seminario sul “Nuovo Direttorio per la Catechesi e la Nuova Evangelizzazione”, diversi i webinar su tematiche di grande attualità fra le quali pedofilia, revenge porn e aspetti bioetici dei vaccini. “la pandemia non ha fermato il nostro impegno propositivo”, ha dichiarato don Giovanni Russo al termine del breve bilancio tracciato nel corso dell’inaugurazione del nuovo anno accademico, caratterizzato dalla ripresa in presenza delle attività didattiche e culturali.

 

Salesiani Sicilia, campo dei familiari dei Salesiani di Don Bosco 2021

Dal sito dei Salesiani Sicilia, un articolo sul campo dei familiari dei Salesiani 2021, a firma di Giuditta Garufi.

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Dopo una serie di incontri online avvenuti nei mesi invernali, dal 3 al 5 settembre 2021 si è tenuto, presso la Colonia don Bosco di Catania, il Campo con i familiari dei giovani – e non solo! – Salesiani di don Bosco dell’Ispettoria Sicula. Per il quarto anno di fila, le famiglie “biologiche” di alcuni confratelli salesiani hanno avuto l’opportunità di confrontarsi tra loro e con la famiglia “acquisita” dei propri figli/fratelli/nipoti, rappresentata dalla Congregazione. Ricorrendo il 150° anniversario dall’istituzione a Patrono della Chiesa Cattolica, il Papa ha indetto un anno dedicato alla riflessione su San Giuseppe, ed è proprio a partire dalla figura di questo santo che si sono sviluppati i due momenti formativi che hanno accompagnato i partecipanti al campo.

La prima delle due relazioni è stata tenuta dai coniugi Antonino Solarino e Rosaria Perricone, Salesiani cooperatori di Ragusa, che a partire dal tema della paternità nel matrimonio hanno condiviso esperienze e punti di vista in merito alla “funzione” della famiglia per ciascun membro della stessa, laico o religioso che sia: è nella famiglia, infatti, che si apprende la grammatica delle relazioni, costituita da amore, pienezza e senso della vita. L’amore paterno va poi a caratterizzarsi quale forma di amore casto: un amore che sa custodire, capace di intimità senza possesso, di riconoscere fino in fondo la soggettività dell’altro. Parole semplici, ma che hanno fatto vibrare le giuste corde dei pensieri e dei cuori di Salesiani e familiari presenti al campo, in modo tale da riflettere e confidarsi all’interno del proprio nucleo familiare, per crescere insieme.

Il secondo momento formativo è stato condotto dall’Ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia, don Giovanni D’Andrea, il quale, rifacendosi al proprio vissuto, ha consegnato agli uditori una serie di parole chiave che riassumono la concezione di paternità nella vita consacrata e/o sacerdotale: si tratta di un amore attento, affettuoso, ma non sdolcinato, un amore che passa attraverso la sofferenza e che si fonda sul saper stare vicino all’altro e sulla pazienza. Concezione che, d’altronde, si rifà all’articolo 15 delle Costituzioni Salesiane, citato dallo stesso Ispettore:

«Mandato ai giovani da Dio che è “tutto carità” , il salesiano è aperto e cordiale, pronto a fare il primo passo e ad accogliere sempre con bontà, rispetto e pazienza. Il suo affetto è quello di un padre, fratello e amico, capace di creare corrispondenza di amicizia: è l’amorevolezza tanto raccomandata da Don Bosco. La sua castità e il suo equilibrio gli aprono il cuore alla paternità spirituale e lasciano trasparire in lui l’amore preveniente di Dio».

Il campo con i familiari degli SDB è stato poi articolato in momenti di confronto per gruppi, fraternità, buonanotte salesiana, relax, e le celebrazioni eucaristiche, nel corso delle quali sono stati vissuti momenti di preghiera particolari: la benedizione dei papà, il rinnovo delle promesse matrimoniali di due coppie di genitori, in occasione dei 25 e 30 anni di matrimonio; il ricordo dei familiari di Salesiani siciliani defunti, in particolare quelli nell’anno; il rinnovo dei voti di 9 giovani confratelli: Fabrice, Simone, Danilo, Emanuele, Antonio, Vito, Orazio, Giuseppe e Alessio.

Salesiani, genitori, fratelli, sorelle e zie, dopo questo Campo, portano con e dentro di sé istanti di conoscenza, familiarità, comunione, vissuti nella semplicità e nella gioia dello stare insieme, uniti in Dio grazie alla grande Famiglia della Congregazione Salesiana, in cui così come ogni Salesiano si fa “padre” di ciascun giovane che incontra per la sua strada, allo stesso modo i genitori di un Salesiano diventano padre e madre di ciascun Salesiano della Congregazione.

 

Avvenire – L’oratorio va fatto “fuori”

Su Avvenire di ieri, in un articolo dedicato alle attività degli oratori, è stato intervistato anche don Giovanni D’Andrea, superiore dell’ispettoria salesiana sicula.

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I cancelli erano chiusi e i cortili vietati, ma nessuno ci ha tolto la possibilità di andare incontro ai ragazzi dell’oratorio e alle tante famiglie che la pandemia aveva piegato». A fare un bilancio di questo anno difficile, con l’isolamento imposto dal Covid-19 che ha messo più che mai in evidenza disagi e fragilità, è don Giovanni D’Andrea, superiore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia. Uno che si è già messo all’opera per programmare i Grest della prossima estate: «Temo – dice – che non sarà diversa da quella scorsa, con il suo bagaglio di norme sanitarie da rispettare». Si occupa di alcuni dei quartieri popolari più difficili del sud Italia, Ballarò a Palermo, San Cristoforo a Catania, Giostra a Messina, Aldisio a Gela: «Da qui – continua – arrivavano gli adolescenti e i ragazzi che ci chiedevano un aiuto scolastico, per noi la loro richiesta rappresentava però anche un modo di agganciare i genitori. Molti lavorano a chiamata, occupazioni giornaliere, pagate in nero, non sapevano più come mettere insieme il pranzo con la cena. Non è un caso se in oratorio tuttora distribuiamo i pacchi della Caritas con viveri e prodotti per l’igiene personale. Un pacco, una chiacchiera, un caffè e così può nascere, e forse crescere, un rapporto di fiducia». Grazie a quell’aiuto – che don Giovanni sottolinea sia sempre stato “molto discreto” – sono stati raggiunti «i più poveri», che sono spesso «famiglie di immigrati o nuclei numerosi dove la didattica a distanza diventa impossibile, in casa non c’è la connessione Wifi o ci sono troppi fratelli, comunque zero possibilità di avere un posto tranquillo dal quale poter seguire le lezioni. Una bella mano l’abbiamo avuta dai 230 giovani volontari del servizio civile, quest’anno saranno una ventina in più…».

Gli oratori, visti da chi ci lavora dall’interno, sono diventati in molti casi «presidi educativi» per famiglie travolte dalla malattia, dal dolore, dalla paura e dalle preoccupazioni, come sostiene Marco Giganti, pedagogista del Centro studi sulle politiche della formazione dell’Università Cattolica. «Il progetto “Giovani in cammino ” (http://www.odielle.it/it/news/giovani-in-cammino-via-allaprogettazione-990) proposto dagli oratori delle diocesi lombarde per il biennio ’20/’21 – racconta il pedagogista – usa, a mio parere, un’immagine molto bella per descrivere questo luogo: il ponte. Uno strumento di collegamento tra due realtà, mai a senso unico. C’è sempre un andare e un venire. Dunque, l’oratorio è chiamato a essere non solo il “luogo” dove il mondo può trovare casa, ma anche il “luogo” che può trovare casa nel mondo. Ce ne siamo resi conto in questi complessi mesi di pandemia». Gli esempi ci sono.

Don Paolo Carrara, pastoralista della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, negli scorsi mesi ha raccolto alcune esperienze significative. A Nembro (Bergamo), uno dei paesi martire della prima ondata pandemica, una cinquantina di adolescenti, accompagnati dai loro educatori, si sono messi a disposizione della comunità recapitando lettere, curando le tombe nel cimitero chiuso, stampando e consegnando compiti ai ragazzi con maggiori difficoltà. A Biumo (Varese) un gruppo di adolescenti ha chiesto alla propria comunità di vivere l’esperienza di una “bolla” e, come gli sportivi che devono portare a termine i campionati, si sono isolati insieme. Si sono accordati con il Prefetto e con il Comitato tecnico scientifico per abitare nell’oratorio, continuando a fare la vita da studenti e mettendosi al servizio della comunità. Queste e altre esperienze sono un punto fermo per guardare il futuro, sostiene Giganti. Innanzitutto, gli adolescenti «si sono lasciati interrogare da situazioni concrete, utili, chiare e di relazione e si sono fatti delle domande sul senso della propria esistenza e sul loro possibile rapporto con Dio». Infatti gli adolescenti «possono e devono essere pro-vocati, messi alla prova, si può chiedere loro di osare per uscire dalla propria comfort zone e attraversare il ponte che li porta nel mondo e lasciare che esso entri nelle loro vite. Tutto questo però non è possibile se alle spalle non c’è una comunità educante adulta, fatta di figure con diversi carismi e vocazioni che si interroga, si mette al servizio e sostiene il cammino educativo alla fede delle giovani generazioni».

In questo panorama ci sono famiglie che hanno restituito subito gli aiuti ricevuti e appena hanno potuto hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro braccia. «In alcuni oratori siamo riusciti a far fronte alle forti spese richieste per le sanificazioni dei locali solo grazie all’aiuto dei genitori volontari», racconta Angela Malandri, referente della formazione degli educatori per la cooperativa Eidé che collabora con il «Progetto oratori» della diocesi di Parma. «Abbiamo aiutato i ragazzi ed è nato in molti casi un rapporto con le mamme e i papà che ci sono grati perché hanno trovato nella comunità parrocchiale un luogo che rispondeva ai loro bisogni. Il Grest dello scorso anno è stato modulato partendo proprio dalle esigenze delle famiglie più in difficoltà, quelle che non sapevano dove lasciare i figli per i tre mesi estivi. Anche l’aiuto per i compiti non è mai venuto meno, sia online che per quanto possibile in presenza. Tutto questo è stato possibile grazie a educatori professionisti e alla collaborazione dei volontari. E agli oltre mille adolescenti che ogni estate danno una mano come “aiuto educatori”. Per loro è un’esperienza importante perché per la prima volta nella vita hanno la responsabilità di prendersi cura dei più piccoli». Una ricerca commissionata per i vent’anni del «Progetto oratori» della diocesi di Parma è di grande conforto sulla bontà di questa strada: il 98% degli adolescenti intervistati, e dunque la quasi totalità, spiega di aver maturato una disponibilità al servizio, proprio grazie all’esperienza fatta in oratorio. «Se domani questi ragazzi diventeranno cittadini attivi nella società sarà grazie all’occasione che gli è stata offerta in parrocchia e non è poco», conclude
Malandri.

#positivoallavita: l’esperienza di don Giovanni D’Andrea durante il ricovero per Covid-19

L’esperienza del lungo ricovero per Covid di don Giovanni D’Andrea, ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia, è stato raccontato da La Gazzetta del Sud in un articolo di Rachele Gerace. La notizia è stata pubblicata sul notiziario dell’Ispettoria.

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Con l’hashtag “#positivoallavita e adesso #negativoalcovid”, l’ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia, don Giovanni D’Andrea, 52 anni, ha annunciato il suo “ritorno alla vita” dopo la drammatica esperienza legata al Covid, contratto in comunità, la sede salesiana di Catania, 4 lunghissime settimane trascorse all’Ospedale “Cannizzaro, dov’è giunto sabato di Carnevale con febbre a 39,5 e una polmonite bilaterale interstiziale, per la quale si è subito reso necessario l’uso del ventilatore polmonare. “Il ritmo scandio dalle note dell’apparecchio che monitora il valore della saturazione mi ha accompagnato fedelmente durante questo tempo vissuto completamente a letto, quasi un mantra”., racconta il sacerdote, descrivendo quella “trincea” nella quale gli guardi celati dietro mascherine e visiere del personale sanitario erano la sola fonte di serenità, coraggio e speranza. fra gli angeli del reparto ha avuto anche la gioia di ritrovare l’infermiera Sonia, avuta fra i piccoli del Grest 20 anni prima e la pneumologia Agata (con la quale aveva condiviso il percorso di animazione missionaria), che durante la degenza ha creato un gruppo whatsapp con i familiari e alcuni confratelli, per aggiornali in tempo reale sul suo stato di salute.

“Mi sono reso conto che la sola cosa da fare fosse quella di abbandonarmi ai medici e ai tempi dettati dal percorso terapeutico, sul quale per privacy non mi veniva detto molto”. A parte poche parole scambiate con i compagni di stanza, qualcuno purtroppo molto più giovane di lui, lo smartphone è stato la sola “finestra sul mondo” per il religioso messinese, che descrive le tante attestazioni di affetto ricevute: “Per me c’è stata una catena di preghiera che si è diffusa in varie parti del mondo, anche in Medio Oriente”.

Dall’inizio della pandemia, nella comunità salesiana siciliana e tunisina ci sono stati 6 decessi e 25 contagi, su 180 religiosi. “Sono numeri che ci devono indurre alla prudenza e al rispetto della profilassi” ha detto don D’Andrea, preoccupato per il disagio psicologico che i giovani stanno vivendo ma speranzoso in una rinascita comunitaria. sulla sua esperienza sta scrivendo una sceneggiatura, uno spaccato ironico-realistico di questa pandemia, che presto sarà messa in scena dai giovani dell’oratorio “Maria Ausiliatrice” di Valle degli Angeli a Provinciale.

Don Vito Orlando, il ricordo di don Giovanni D’Andrea: “Univa prassi educativa e riflessione scientifica”

Don Vito Orlando, attuale Direttore della comunità di Cerignola ed ex docente dell’UPS, è tornato alla Casa del Padre oggi, a causa delle complicazioni del Covid-19. Il ricordo di don Giovanni D’Andrea, ispettore della Sicilia, che con don Vito ha collaborato a lungo in Salesiani per il Sociale APS.

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È di qualche ora fa la notizia della morte, causa Covid – 19, di don  Vito Orlando attuale Direttore della Comunità Salesiana di Cerignola (FG). Per tanti anni è stato docente di sociologia e pedagogia alla Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’UPS di Roma. Col suo insegnamento sia scientifico che carismatico ha formato generazioni di educatori e giovani che si orientavano a lavorare nell’ambito sociale. Ha trasmesso loro la figura dell’educatore secondo il cuore di Don Bosco.

Negli anni ha collaborato con Salesiani per il Sociale APS coordinando alcuni lavori mettendo assieme la prassi educativa con la riflessione scientifica. Uno di questi lavori è stata la “Carta d’Identità dei Servizi residenziali per minori” (2012), oltre a una pubblicazione sulle “Strutture residenziali per minori e qualità del servizio socioeducativo” del 2007.  Altro lavoro che ha dato consistenza all’attività di Salesiani per il Sociale APS è stato il “Master per dirigenti dei servizi socio-educativi”.

Con Don Vito se ne va una parte del sapere scientifico in ambito educativo della nostra Università Pontificia Salesiana, un valido collaboratore ed interlocutore di Salesiani per il Sociale APS. Ci conforta, alla luce della Fede, il saperlo adesso nella Gloria del Signore che ha servito come salesiano e sacerdote.

Parrocchie-Oratori, il punto dell’ufficio nella situazione di emergenza

Gli Incaricati Ispettoriali dell’Ufficio Parrocchie-Oratori si sono incontrati il 20 ottobre a Roma, ricevendo anche il saluto di don Miguel Garcia Morcuende, nuovo Consigliere Generale per la PG.

Durante l’incontro è stato presentato il report delle ispettorie, sul fronte degli oratori, al quale emerge una buona reazione alla crisi pandemica in atto. Si sono registrate buone esperienze di collaborazione con il territorio, le istituzioni e la Chiesa locale. Si è riscontrata una buona risposta e un bel senso di riconoscenza da parte dei ragazzi e delle famiglie. Ove presenti, i percorsi catechistici si sono attivati un po’ ovunque. C’è stato un buon apprezzamento per il Protocollo sicurezza elaborato dall’ufficio per gli oratori, è stato apprezzato e assunto anche da alcune diocesi del Piemonte.

Rispetto al seminario dello scorso anno, svolto a Palermo, in alcune ispettorie si erano organizzati dei momenti formativi precedenti al convegno. In altre si erano programmati incontri o per piccole commissioni o con gruppi più
ampi di confratelli e laici. Si è fatto poco, anche a motivo della pandemia in atto. Si è fiduciosi che l’imminente pubblicazione degli atti possa rilanciare il lavoro e permettere, così come auspicato da don Giovanni D’Andrea, una declinazione locale dei contenuti elaborati durante il seminario.

Per quanto riguarda il seminario/convegno in programma nel 2022, e il tavolo si è visto concorde sull’idea che tale momento formativo dovrà essere di largo respiro carismatico senza tralasciare i problemi quotidiani burocratici e amministrativi con i quali le ispettorie sono chiamate a confrontarsi quotidianamente.

MGS Sicilia, Forum Educatori 2020: “Nel cuore del mondo”

Pubblichiamo il resoconto del Forum Educatori del MGS Sicilia, che si è svolto il 4 ottobre. L’articolo è di Liborio Scibetta, mentre le foto sono di Marco Giuffrida

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Il 4 ottobre 2020, Festa di San Francesco Patrono d’Italia, circa 180 persone, in rappresentanza di tutti gli operatori che animano le Case della Sicilia Salesiana, si sono incontrati presso l’Istituto Maria Ausiliatrice FMA di Via Caronda a Catania, per vivere una giornata di spiritualità, formazione e fraternità.

Realizzare il Forum Educatori, non è stato semplice; il particolare anno che stiamo vivendo a causa della pandemia Covid-19, ha richiesto particolari attenzioni, accorgimenti, precauzioni ma, con la buona volontà e un’impeccabile organizzazione, l’incontro si è potuto realizzare… ed è stato un successo!

Grazie al coordinamento dei delegati per la Pastorale Giovanile, Sr. Antonella Allegra e don Alberto Anzalone e l’animazione dei giovani del Movimento Giovanile Salesiano, i lavori si sono avviati con il saluto di benvenuto da parte dell’Ispettrice FMA Suor Maria Pisciotta e, dopo un momento di preghiera iniziale, sono proseguiti con la presentazione della Proposta annuale Educativo Pastorale da parte di don Alberto.

Don Giuseppe Cassaro, Direttore della comunità salesiana “San Tommaso” di Messina, ha mirabilmente proposto una rilettura, sapienziale e pastorale nell’oggi, della Lettera a Diogneto. Le riflessioni, le domande, le indicazioni per gli educatori del nostro tempo, hanno alimentato il desiderio di valorizzare e rileggere, in una nuova ottica, questo prezioso documento, valorizzandolo.

La Celebrazione Eucaristica è stata presieduta da don Giovanni D’Andrea, Ispettore dei Salesiani, che nell’omelia ha ricordato la grande responsabilità alla quale si è chiamati e le opportunità di crescita e di santità offerte a chi si trova a lavorare nella “vigna del Signore”. Don Giovanni ha rimarcato la fiducia e la gratitudine che gli SDB e le FMA nutrono nei confronti di chi opera nelle Case Salesiane e a quanti portano avanti le opere nel nome di don Bosco.

Il pomeriggio ha visto i partecipanti, divisi in tre gruppi, impegnati nei lavori dei laboratori: Esserci, Comunicare, Aprire nuovi luoghi, i tre temi proposti e presentati da Cinzia Vella, DCamara Ebrima, Rosalinda Romano, Luca Pulvirenti e Salvo Leotta.

Il lavoro, la riflessione, il confronto tra tutti, hanno prodotto un frutto significativo: il Decalogo dell’Educatore Salesiano, che sarà donato a tutta la Sicilia Salesiana come elemento che va ad arricchire, chiama a riflettere e vuole ispirare l’impegno, in chi desidera educare nel nome di don Bosco.

Dopo la presentazione dei cammini ispettoriali per i ragazzi e i giovani, previsti per l’anno Pastorale 2020/ 2021, i saluti e gli auguri reciproci per un buon e proficuo lavoro, nel “campo dove ciascuno è chiamato a lavorare” con il cuore di don Bosco, nella gioia creativa, con l’ottimismo dell’umanesimo salesiano, nella concretezza di chi lavora con i piedi ben piantati a terra e lo sguardo, illuminato dalla fede, rivolto verso il cielo.

“Giò beach party”, l’evento promosso dal MGS Sicilia per avviare il nuovo anno pastorale

Pubblichiamo il resoconto della festa del MGS Sicilia “Giò beach party”, primo evento in presenza dalla fine del lockdown.

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Si è tenuto presso la Colonia Don Bosco, alla Playa di Catania, la seconda edizione del Giò Beach Party. L’evento promosso dal Movimento Giovanile Salesiano di Sicilia, ha visto la partecipazione di diversi animatori delle case salesiane di Sicilia, quest’anno una partecipazione ridotta al fine di garantire il distanziamento e le norme per il contenimento del coronavirus.

Chi non ha potuto essere presente fisicamente all’evento ha potuto seguire grazie alla diretta streaming, curata dall’Equipe di Comunicazione Sociale dei Salesiani di Sicilia.

Il Giò Beach Party, è il primo avvenimento ispettoriale dopo il lockdown. L’evento è stato pensato per dare l’opportunità a tutti gli animatori della Sicilia Salesiana di ritrovarsi per fare festa insieme, e riflettere sul tema dell’anno. La tematica per il prossimo triennio pastorale è tutta incentrata sul sogno dei nove anni, e quest’anno lo slogan che accompagnerà le attività pastorali sarà: Nel cuore del Mondo, nel quale ognuno, secondo le proprie scelte di vite e possibilità, è chiamato ad operare e riuscire a creare nuovi luoghi, divenendo chiesa in uscita.

La parte centrale della giornata ha visto la testimonianza di Andrea Caschetto, giovane modicano, che da tempo è impegnato in attività di beneficenza a favore dei più svantaggiati, divenendo nel tempo l’ambasciatore del sorriso e girando il mondo ha testimoniato la bellezza della vita.

Durante il Giò Beach Party, nella parte conclusiva dell’evento vi è stato il passaggio di consegne tra don Domenico Luvarà, delegato di PG uscente, e il nuovo delegato don Alberto Anzalone. Gli animatori e la consulta regionale MGS hanno colto l’occasione per ringraziare ancora una volta don Domenico per il servizio reso ai giovani a livello ispettoriale, e per dare il benvenuto a don Alberto.

L’ispettore don Giovanni D’Andrea, durante l’omelia ha sottolineato: “Bisogna farsi guidare dal vangelo e non dalle mondo del tempo. Bisogna stare nel mondo con la mentalità del cristiano, seguendo il modello di Don Bosco e di Madre Mazzarrello, e vigilare sul proprio cuore e così divenire lievito nel mondo”. 

La giornata si è conclusa con la presentazione dei percorsi formativi ispettoriali, a cui poter partecipare durante il nuovo anno pastorale.

Pierpaolo Galota
Equipe di Comunicazione Sociale

Exallievi, Lectio Magistralis all’Università di Catania sul quadro sociale, religioso e politico di Don Bosco

Riportiamo il comunicato stampa della Federazione degli Exallievi ed Exallieve di Don Bosco sulla Lectio Magistralis organizzata con l’Università di Catania su “Don Bosco nel quadro sociale, religioso e politico dell’Italia risorgimentale: dalla storia all’attualità”.

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Il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli studi di Catania, la Federazione Italiana Exallievi ed Exallieve di Don Bosco e le Unioni Exallievi della città metropolitana di Catania organizzano una Lectio Magistralis, venerdì 19 giugno alle ore 17.30, su “Don Bosco nel quadro sociale, religioso e politico dell’Italia risorgimentale: dalla storia all’attualità” che sarà tenuta dal prof. Pierluigi Guiducci, docente di Storia della Chiesa presso l’Istituto Ecclesia Mater della Pontifica Università Lateranense di Roma.

La videoconferenza avverrà su piattaforma Microsoft teams; per essere invitati a partecipare inviare una mail a: segreteria@exallievidonbosco.it.

Il programma prevede, alle ore 17.30, un saluto di benvenuto con relativa introduzione da parte del prof. Giuseppe Vecchio, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania; seguirà alle ore 17.45 la Lectio magistralis del prof. Pierluigi Guiducci (al termine domande in diretta (videoconferenza e/o chat); alle ore 18.45 l’intervento programmato dell’ing. Giovanni Costanza, presidente della Federazione Italiana Exallievi/e di Don Bosco; alle ore 19 le conclusioni di don Giovanni D’Andrea, Ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia