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Palermo: nulla per forza, tutto per amore

Il 13 e il 14 maggio a Palermo si terrà un seminario sul nodo tematico ”Dall’intuizione di San Francesco di sales alle sfide della post-modernità: evangelizzare ed educare”, che ha il suo fondamento nella frase del Santo: “Nulla per forza, tutto per amore“. Di seguito la notizia riportata dal sito Insieme – Salesiani Don Bosco Sicilia.

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Evangelizzare ed educare è come dire cuore e annuncio. Sono queste le parole chiave del seminario che si svolgerà il 13-14 maggio a Palermoorganizzato dalla Scuola don Bosco Villa Ranchibile per celebrare il IV Centenario della morte di San Francesco di Sales. La kermesse di due giorni si svolgerà presso il salone teatro dell’Istituto Don Bosco in Via della Libertà 199.

Il nodo tematico del Seminario ”Dall’intuizione di San Francesco di sales alle sfide della post-modernità: evangelizzare ed educare” ha il suo fondamento nella frase del Santo:

Nulla per, forza tutto per amore

assunta quale diamante degli approfondimenti da parte di specialisti, vescovi, allievi. Le relazioni, infatti, previste nel pomeriggio del 13, dalle ore 15.30 alle 19:00, e quelle del sabato, dalle ore 9:30 alle 13:00, esamineranno le sfaccettature di questa pietra miliare.

Avvierà i lavori il saluto del direttore della Casa don Bosco, don Domenico Saraniti, l’arcivescovo mons. Michele Pennisi; l’ispettore dei salesiani, don Giovanni D’Andrea e la segreteria ispettoriale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, suor Lucia Siragusa. Seguiranno quattro interventi. Il primo in programma il Prof Don Andrea Bozzolo, Magnifico Rettore Università Pontificia Salesiana; il prof. Giuseppe Gioia, docente all’Università di Palermo; Suor Maria Trigila, docente di lettere e dell’Istituto don Bosco e la studentessa della medesima scuola, Chiara Lanotte.

L’indomani daranno il via ai lavori l’Arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice e il prof. Fra Rosario Pistone, preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia. Seguiranno quattro approfondimenti da parte del Vescovo di Acireale mons. Antonino Raspanti, tra l’altro anche vicepresidente della CEI e presidente della CESIil prof. Don Vito Impellizzeri direttore della Pontificia Facoltà Teologica di Siciliala prof.ssa Anna Staropoli, sociologae lo studente della Scuola Don Bosco, Tommaso Caserta.

La coralità delle varie voci, dal mondo accademico ai banchi di scuola, è una scelta strategica degli organizzatori salesiani perché, oggi più che mai, è richiesta la testimonianza di sinodalità dei saperi e del confronto generazionale, a partire da argomenti vitali come l’educazione e l’evangelizzazione. Cartina di tornasole in questo momento storico.

-Sr Maria Trigilia

Salesiani Sicilia, conclusa la prima sessione del Capitolo Ispettoriale 31

Dal sito dell’ispettoria Sicula.

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Giunge al termine la bella, intensa e fraterna esperienza del 31° capitolo Ispettoriale dei Salesiani di Sicilia e Tunisia nella sua Prima Sessione che vede impegnati – da quattro giorni – 50 Capitolari.

Dopo la Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Ispettore, ci si ritrova in aula per un momento di dialogo tra lo stesso Ispettore e i Capitolari. Don Giovanni, presentando all’Assemblea un documento, frutto di una riflessione portata avanti dal Consiglio Ispettoriale, ribadisce che il Capitolo deve essere vissuto come momento di “discernimento, confronto e condivisione”.

Alla presentazione dell’Ispettore fa seguito un intervento del Regolatore che ringrazia il Consiglio Ispettoriale per la condivisione di tale riflessione, segno di una sempre più profonda “sinodalità” che guida anche il percorso del Capitolo.

L’intera mattinata vede, poi, i Capitolari nuovamente riuniti nelle cinque Commissioni per approfondire la già avviata riflessione sul piano di ridisegno delle presenze salesiane in Ispettoria, sia alla luce delle priorità e dei criteri individuati, che alla luce del documento presentato dall’Ispettore.

Il conclusivo momento assembleare è l’occasione per la presentazione di quanto emerso nelle singole Commissioni, nonché spazio per interventi liberi da parte dei Capitolari.

Tirando alcune conclusioni, il Regolatore ribadisce che inizia ora il cammino verso la Seconda Sessione del Capitolo, che vedrà singoli e Comunità impegnati a elaborare il proprio contributo alla luce delle riflessioni della prima sessione e confrontandosi sui documenti già elaborati.

Appuntamento, dunque, alla prossima Sessione, con l’impegno di accompagnare con la nostra preghiera questo importante momento della vita della Congregazione e della Famiglia Salesiana di Sicilia e Tunisia.

Luciano Arcarese

Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice della Sicilia: esercizi spirituali in comunione a Colle San Rizzo

Esercizi spirituali annuali per i direttori e le direttrici, delle comunità SDB e FMA di Sicilia, una tradizione che ogni due anni si ripete per una maggiore conoscenza e scambio. In occasione del 400 anniversario della morte di San Francesco di Sales, gli esercizi spirituali sono stati predicati da don Gianni Ghiglione, salesiano, studioso e esperto del santo vescovo ginevrino.
Presso la casa delle FMA di Colle San Rizzo (ME), i partecipanti agli esercizi hanno avuto modo di vivere una settimana intensa di preghiera, formazione e confronto. L’occasione di questo incontro ha permesso, inoltre, momenti informali di scambio e rafforzamento della prassi educativa salesiana. La circostanza degli esercizi spirituali ha offerto, anche, un maggiore confronto ai direttori e alle direttrici che operano nelle stesse città per un’azione condivisa a livello educativo-pastorale. Agli Esercizi Spirituali hanno preso parte anche l’Ispettore don Giovanni D’Andrea, l’ispettrice Sr Angela Maria Maccioni e rispettivi Consigli Ispettoriali.

Animazione Missionaria Sicilia, riprende la pubblicazione della rivista SISAMI

Un piccolo, semplice, frammento di Speranza vuole essere questo numero di SISAMI che riprende la pubblicazione dopo circa 4 anni di assenza nella ricorrenza dei protomartiri salesiani S. Luigi Versiglia e S. Callisto Caravario.

Lo scrive don Giovanni D’Andrea, Ispettore della Sicilia, sul primo numero di SISAMI, la rivista dell’Animazione Missionaria sicula che riprende le pubblicazioni dopo lo stop.

 

Catania, i Salesiani firmano il protocollo per contrastare la dispersione scolastica con Tribunale dei minori, Prefettura e altri enti

Venerdì 11 febbraio l’ispettore della Sicilia, don Giovanni D’Andrea, ha sottoscritto il protocollo d’intesa dell’Osservatorio metropolitano contro la devianza giovanile e dispersione scolastica voluto principalmente dal Tribunale per i Minori di Catania, dalla Prefettura e dal Comune oltre che dall’USSM. Oltre all’ispettoria dei salesiani, sono presenti anche altri enti  laici, oltre alle Diocesi di Catania ed Acireale. Il protocollo è stato quindi sottoscritto dal  Prefetto Maria Carmela Librizzi, del Presidente del Tribunale dei Minori Roberto Di Bella, dell’Assessore Comunale alla Pubblica Istruzione Barbara Mirabella, di quello ai Servizi Sociali Giuseppe Lombardo, del Procuratore della Repubblica del Tribunale dei minori Carla Santocono, del dirigente dell’ufficio scolastico Regionale Emilio Grasso e Dorotea Grasso in rappresentanza del direttore dell’INPS.

“Catania ha numeri altissimi sulla devianza giovanile – dice il Presidente del Tribunale dei Minori Roberto Di Bella – e la divisione della città in “ghetti” è sotto gli occhi di tutti. Da qui abbiano pensato a un osservatorio per monitorare e riuscire a creare strategie di intervento per contrastare il fenomeno devianza minorile e quello della dispersione scolastica”.

ISI: gli auguri di don Giovanni D’Andrea

Si riporta il video messaggio di auguri da parte di don Giovanni D’Andrea, Ispettore dei Salesiani della Sicilia e Tunisia.

Apertura dell’Anno Accademico al San Tommaso

Riportiamo l’articolo dell’inaugurazione dell’istituto teologico San Tommaso di Messina.

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“Una comunione di soggetti in relazione, ciascuno con il proprio compito, nella quale si esercitano in unità dinamica sinodalità, collegialità e primato: è questo il cammino al quale è chiamata la Chiesa del Terzo millennio; una Chiesa in stato di missione, esistente a partire dalle chiese particolari e caratterizzata da una circolazione tra il popolo di Dio e i suoi pastori”. Ad affermarlo don Dario Vitali, ordinario di Teologia dogmatica all’Università Pontificia Gregoriana e consultore della segreteria generale del Sinodo dei Vescovi, nella prolusione tenuta venerdì 12 novembre in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Istituto Teologico San Tommaso.

Il docente nel suo intervento ha spiegato le ragioni del Sinodo dei Vescovi avviato il 10 ottobre scorso, che per la prima volta non si caratterizza come “evento”, ma come “processo” decisivo per la vita e la missione della Chiesa, “sinodale per sua stessa natura”. Un’innovazione voluta e introdotta da Papa Francesco, dopo secoli in cui l’istituzione ecclesiale era stata concepita come una piramide regolata dal principio di autorità che solo a partire dal Concilio Vaticano II, dopo aver recuperato la dimensione di “partecipazione del popolo di Dio alla funzione profetica, sacerdotale, regale di Cristo”, inizia a intravedere la sinodalità. Dopo oltre mille anni, recuperare questa dimensione – ha spiegato don Vitali – “non vuol dire sviluppare un nuovo modello di Chiesa, i cui elementi costitutivi non cambiano, quanto piuttosto educarci tutti a uno stile sinodale, camminando insieme come indica la stessa etimologia della parola”.

La cerimonia inaugurale, che si è svolta nell’aula magna “Calogero Conti”, è stata introdotta dal direttore dell’Istituto teologico S. Tommaso e della Scuola di specializzazione in bioetica e sessuologia don Giovanni Russo (membro della commissione teologica diocesana del Sinodo), che ha sottolineato la volontà della comunità accademica e religiosa – sempre più radicata nel territorio e in dialogo con le istituzioni e il laicato – di  essere “aperta, missionaria, libera e disinteressata, capace di dialogare senza paura anche con chi ha idee diverse e di guardare negli occhi i giovani delusi”. Ascolto, confronto e dialogo: sul coinvolgimento delle facoltà teologiche nel percorso sinodale, si è soffermato l’ispettore dei salesiani di Sicilia e Tunisia don Giovanni D’Andrea – particolarmente commosso per la ripresa in presenza della cerimonia dopo lo stop dello scorso anno – che in apertura ha rivolto l’indirizzo di saluto alle autorità accademiche (religiose e laiche). Anche l’arcivescovo Giovanni Accolla nel suo intervento ha ribadito l’obiettivo della chiesa messinese di “uscire da ogni forma di clericalismo che aveva indotto a circoscrivere a pochi la forza evangelizzatrice”, auspicando che i luoghi di cultura diventino “spazi di bellezza, quale segno efficace del rapporto di comunione con il Signore”. Al termine della prolusione, impreziosita dagli interventi musicali del coro dell’Istituto, sono state consegnate le borse di studio offerte dai benefattori del progetto “Seme per seme” e dalla Caritas diocesana agli studenti Davide Pintabona, Nuccio Patti, Rosario De Luca, Rocco Tasca e John Bogo.

Sono stati 120 gli studenti iscritti ai corsi di studi nell’anno accademico 2020/21, 26 dei quali hanno conseguito il baccalaureato in Teologia e 8 in Sacra teologia con specializzazione in catechetica; 43 i corsisti che hanno partecipato alla 24ma edizione della Scuola di specializzazione in bioetica e sessuologia, 11 dei quali hanno conseguito la specializzazione. Tra le iniziative, oltre al tradizionale simposio di studi catechetici sul tema “La ministerialità profetica della donna per l’evangelizzazione e la catechesi dopo il Motu Proprio Spiritus Domini di Papa Francesco” e il seminario sul “Nuovo Direttorio per la Catechesi e la Nuova Evangelizzazione”, diversi i webinar su tematiche di grande attualità fra le quali pedofilia, revenge porn e aspetti bioetici dei vaccini. “la pandemia non ha fermato il nostro impegno propositivo”, ha dichiarato don Giovanni Russo al termine del breve bilancio tracciato nel corso dell’inaugurazione del nuovo anno accademico, caratterizzato dalla ripresa in presenza delle attività didattiche e culturali.

 

Salesiani Sicilia, campo dei familiari dei Salesiani di Don Bosco 2021

Dal sito dei Salesiani Sicilia, un articolo sul campo dei familiari dei Salesiani 2021, a firma di Giuditta Garufi.

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Dopo una serie di incontri online avvenuti nei mesi invernali, dal 3 al 5 settembre 2021 si è tenuto, presso la Colonia don Bosco di Catania, il Campo con i familiari dei giovani – e non solo! – Salesiani di don Bosco dell’Ispettoria Sicula. Per il quarto anno di fila, le famiglie “biologiche” di alcuni confratelli salesiani hanno avuto l’opportunità di confrontarsi tra loro e con la famiglia “acquisita” dei propri figli/fratelli/nipoti, rappresentata dalla Congregazione. Ricorrendo il 150° anniversario dall’istituzione a Patrono della Chiesa Cattolica, il Papa ha indetto un anno dedicato alla riflessione su San Giuseppe, ed è proprio a partire dalla figura di questo santo che si sono sviluppati i due momenti formativi che hanno accompagnato i partecipanti al campo.

La prima delle due relazioni è stata tenuta dai coniugi Antonino Solarino e Rosaria Perricone, Salesiani cooperatori di Ragusa, che a partire dal tema della paternità nel matrimonio hanno condiviso esperienze e punti di vista in merito alla “funzione” della famiglia per ciascun membro della stessa, laico o religioso che sia: è nella famiglia, infatti, che si apprende la grammatica delle relazioni, costituita da amore, pienezza e senso della vita. L’amore paterno va poi a caratterizzarsi quale forma di amore casto: un amore che sa custodire, capace di intimità senza possesso, di riconoscere fino in fondo la soggettività dell’altro. Parole semplici, ma che hanno fatto vibrare le giuste corde dei pensieri e dei cuori di Salesiani e familiari presenti al campo, in modo tale da riflettere e confidarsi all’interno del proprio nucleo familiare, per crescere insieme.

Il secondo momento formativo è stato condotto dall’Ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia, don Giovanni D’Andrea, il quale, rifacendosi al proprio vissuto, ha consegnato agli uditori una serie di parole chiave che riassumono la concezione di paternità nella vita consacrata e/o sacerdotale: si tratta di un amore attento, affettuoso, ma non sdolcinato, un amore che passa attraverso la sofferenza e che si fonda sul saper stare vicino all’altro e sulla pazienza. Concezione che, d’altronde, si rifà all’articolo 15 delle Costituzioni Salesiane, citato dallo stesso Ispettore:

«Mandato ai giovani da Dio che è “tutto carità” , il salesiano è aperto e cordiale, pronto a fare il primo passo e ad accogliere sempre con bontà, rispetto e pazienza. Il suo affetto è quello di un padre, fratello e amico, capace di creare corrispondenza di amicizia: è l’amorevolezza tanto raccomandata da Don Bosco. La sua castità e il suo equilibrio gli aprono il cuore alla paternità spirituale e lasciano trasparire in lui l’amore preveniente di Dio».

Il campo con i familiari degli SDB è stato poi articolato in momenti di confronto per gruppi, fraternità, buonanotte salesiana, relax, e le celebrazioni eucaristiche, nel corso delle quali sono stati vissuti momenti di preghiera particolari: la benedizione dei papà, il rinnovo delle promesse matrimoniali di due coppie di genitori, in occasione dei 25 e 30 anni di matrimonio; il ricordo dei familiari di Salesiani siciliani defunti, in particolare quelli nell’anno; il rinnovo dei voti di 9 giovani confratelli: Fabrice, Simone, Danilo, Emanuele, Antonio, Vito, Orazio, Giuseppe e Alessio.

Salesiani, genitori, fratelli, sorelle e zie, dopo questo Campo, portano con e dentro di sé istanti di conoscenza, familiarità, comunione, vissuti nella semplicità e nella gioia dello stare insieme, uniti in Dio grazie alla grande Famiglia della Congregazione Salesiana, in cui così come ogni Salesiano si fa “padre” di ciascun giovane che incontra per la sua strada, allo stesso modo i genitori di un Salesiano diventano padre e madre di ciascun Salesiano della Congregazione.

 

Avvenire – L’oratorio va fatto “fuori”

Su Avvenire di ieri, in un articolo dedicato alle attività degli oratori, è stato intervistato anche don Giovanni D’Andrea, superiore dell’ispettoria salesiana sicula.

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I cancelli erano chiusi e i cortili vietati, ma nessuno ci ha tolto la possibilità di andare incontro ai ragazzi dell’oratorio e alle tante famiglie che la pandemia aveva piegato». A fare un bilancio di questo anno difficile, con l’isolamento imposto dal Covid-19 che ha messo più che mai in evidenza disagi e fragilità, è don Giovanni D’Andrea, superiore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia. Uno che si è già messo all’opera per programmare i Grest della prossima estate: «Temo – dice – che non sarà diversa da quella scorsa, con il suo bagaglio di norme sanitarie da rispettare». Si occupa di alcuni dei quartieri popolari più difficili del sud Italia, Ballarò a Palermo, San Cristoforo a Catania, Giostra a Messina, Aldisio a Gela: «Da qui – continua – arrivavano gli adolescenti e i ragazzi che ci chiedevano un aiuto scolastico, per noi la loro richiesta rappresentava però anche un modo di agganciare i genitori. Molti lavorano a chiamata, occupazioni giornaliere, pagate in nero, non sapevano più come mettere insieme il pranzo con la cena. Non è un caso se in oratorio tuttora distribuiamo i pacchi della Caritas con viveri e prodotti per l’igiene personale. Un pacco, una chiacchiera, un caffè e così può nascere, e forse crescere, un rapporto di fiducia». Grazie a quell’aiuto – che don Giovanni sottolinea sia sempre stato “molto discreto” – sono stati raggiunti «i più poveri», che sono spesso «famiglie di immigrati o nuclei numerosi dove la didattica a distanza diventa impossibile, in casa non c’è la connessione Wifi o ci sono troppi fratelli, comunque zero possibilità di avere un posto tranquillo dal quale poter seguire le lezioni. Una bella mano l’abbiamo avuta dai 230 giovani volontari del servizio civile, quest’anno saranno una ventina in più…».

Gli oratori, visti da chi ci lavora dall’interno, sono diventati in molti casi «presidi educativi» per famiglie travolte dalla malattia, dal dolore, dalla paura e dalle preoccupazioni, come sostiene Marco Giganti, pedagogista del Centro studi sulle politiche della formazione dell’Università Cattolica. «Il progetto “Giovani in cammino ” (http://www.odielle.it/it/news/giovani-in-cammino-via-allaprogettazione-990) proposto dagli oratori delle diocesi lombarde per il biennio ’20/’21 – racconta il pedagogista – usa, a mio parere, un’immagine molto bella per descrivere questo luogo: il ponte. Uno strumento di collegamento tra due realtà, mai a senso unico. C’è sempre un andare e un venire. Dunque, l’oratorio è chiamato a essere non solo il “luogo” dove il mondo può trovare casa, ma anche il “luogo” che può trovare casa nel mondo. Ce ne siamo resi conto in questi complessi mesi di pandemia». Gli esempi ci sono.

Don Paolo Carrara, pastoralista della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, negli scorsi mesi ha raccolto alcune esperienze significative. A Nembro (Bergamo), uno dei paesi martire della prima ondata pandemica, una cinquantina di adolescenti, accompagnati dai loro educatori, si sono messi a disposizione della comunità recapitando lettere, curando le tombe nel cimitero chiuso, stampando e consegnando compiti ai ragazzi con maggiori difficoltà. A Biumo (Varese) un gruppo di adolescenti ha chiesto alla propria comunità di vivere l’esperienza di una “bolla” e, come gli sportivi che devono portare a termine i campionati, si sono isolati insieme. Si sono accordati con il Prefetto e con il Comitato tecnico scientifico per abitare nell’oratorio, continuando a fare la vita da studenti e mettendosi al servizio della comunità. Queste e altre esperienze sono un punto fermo per guardare il futuro, sostiene Giganti. Innanzitutto, gli adolescenti «si sono lasciati interrogare da situazioni concrete, utili, chiare e di relazione e si sono fatti delle domande sul senso della propria esistenza e sul loro possibile rapporto con Dio». Infatti gli adolescenti «possono e devono essere pro-vocati, messi alla prova, si può chiedere loro di osare per uscire dalla propria comfort zone e attraversare il ponte che li porta nel mondo e lasciare che esso entri nelle loro vite. Tutto questo però non è possibile se alle spalle non c’è una comunità educante adulta, fatta di figure con diversi carismi e vocazioni che si interroga, si mette al servizio e sostiene il cammino educativo alla fede delle giovani generazioni».

In questo panorama ci sono famiglie che hanno restituito subito gli aiuti ricevuti e appena hanno potuto hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro braccia. «In alcuni oratori siamo riusciti a far fronte alle forti spese richieste per le sanificazioni dei locali solo grazie all’aiuto dei genitori volontari», racconta Angela Malandri, referente della formazione degli educatori per la cooperativa Eidé che collabora con il «Progetto oratori» della diocesi di Parma. «Abbiamo aiutato i ragazzi ed è nato in molti casi un rapporto con le mamme e i papà che ci sono grati perché hanno trovato nella comunità parrocchiale un luogo che rispondeva ai loro bisogni. Il Grest dello scorso anno è stato modulato partendo proprio dalle esigenze delle famiglie più in difficoltà, quelle che non sapevano dove lasciare i figli per i tre mesi estivi. Anche l’aiuto per i compiti non è mai venuto meno, sia online che per quanto possibile in presenza. Tutto questo è stato possibile grazie a educatori professionisti e alla collaborazione dei volontari. E agli oltre mille adolescenti che ogni estate danno una mano come “aiuto educatori”. Per loro è un’esperienza importante perché per la prima volta nella vita hanno la responsabilità di prendersi cura dei più piccoli». Una ricerca commissionata per i vent’anni del «Progetto oratori» della diocesi di Parma è di grande conforto sulla bontà di questa strada: il 98% degli adolescenti intervistati, e dunque la quasi totalità, spiega di aver maturato una disponibilità al servizio, proprio grazie all’esperienza fatta in oratorio. «Se domani questi ragazzi diventeranno cittadini attivi nella società sarà grazie all’occasione che gli è stata offerta in parrocchia e non è poco», conclude
Malandri.

#positivoallavita: l’esperienza di don Giovanni D’Andrea durante il ricovero per Covid-19

L’esperienza del lungo ricovero per Covid di don Giovanni D’Andrea, ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia, è stato raccontato da La Gazzetta del Sud in un articolo di Rachele Gerace. La notizia è stata pubblicata sul notiziario dell’Ispettoria.

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Con l’hashtag “#positivoallavita e adesso #negativoalcovid”, l’ispettore dei Salesiani di Sicilia e Tunisia, don Giovanni D’Andrea, 52 anni, ha annunciato il suo “ritorno alla vita” dopo la drammatica esperienza legata al Covid, contratto in comunità, la sede salesiana di Catania, 4 lunghissime settimane trascorse all’Ospedale “Cannizzaro, dov’è giunto sabato di Carnevale con febbre a 39,5 e una polmonite bilaterale interstiziale, per la quale si è subito reso necessario l’uso del ventilatore polmonare. “Il ritmo scandio dalle note dell’apparecchio che monitora il valore della saturazione mi ha accompagnato fedelmente durante questo tempo vissuto completamente a letto, quasi un mantra”., racconta il sacerdote, descrivendo quella “trincea” nella quale gli guardi celati dietro mascherine e visiere del personale sanitario erano la sola fonte di serenità, coraggio e speranza. fra gli angeli del reparto ha avuto anche la gioia di ritrovare l’infermiera Sonia, avuta fra i piccoli del Grest 20 anni prima e la pneumologia Agata (con la quale aveva condiviso il percorso di animazione missionaria), che durante la degenza ha creato un gruppo whatsapp con i familiari e alcuni confratelli, per aggiornali in tempo reale sul suo stato di salute.

“Mi sono reso conto che la sola cosa da fare fosse quella di abbandonarmi ai medici e ai tempi dettati dal percorso terapeutico, sul quale per privacy non mi veniva detto molto”. A parte poche parole scambiate con i compagni di stanza, qualcuno purtroppo molto più giovane di lui, lo smartphone è stato la sola “finestra sul mondo” per il religioso messinese, che descrive le tante attestazioni di affetto ricevute: “Per me c’è stata una catena di preghiera che si è diffusa in varie parti del mondo, anche in Medio Oriente”.

Dall’inizio della pandemia, nella comunità salesiana siciliana e tunisina ci sono stati 6 decessi e 25 contagi, su 180 religiosi. “Sono numeri che ci devono indurre alla prudenza e al rispetto della profilassi” ha detto don D’Andrea, preoccupato per il disagio psicologico che i giovani stanno vivendo ma speranzoso in una rinascita comunitaria. sulla sua esperienza sta scrivendo una sceneggiatura, uno spaccato ironico-realistico di questa pandemia, che presto sarà messa in scena dai giovani dell’oratorio “Maria Ausiliatrice” di Valle degli Angeli a Provinciale.