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Secondo l’etimologia del termine, “pellegrino” è chi viene da fuori, uno “straniero” (dal latino peregrīnus) che si reca in pellegrinaggio in un luogo santo. Ma pellegrino può essere anche un pensiero, un sogno, uno stato d’animo, un cuore in ricerca. È in questa prospettiva che trova significato l’invito di Papa Francesco nella sua Lettera per il Giubileo 2025[1] a recuperare un “senso di fraternità universale” e a “guardare al futuro con animo aperto, cuore fiducioso e mente lungimirante”.

Ed è con questo spirito che venerdì 21 marzo l’Istituto Salesiano di San Tarcisio (Roma) ha accolto un’ottantina di pellegrini diversi, provenienti dai collegi universitari salesiani di Ancona, Forlì, Milano, Parma, Roma, Trento e Verona. Giovani con storie e vissuti diversi, accomunati dalla voglia di condividere un’esperienza di spiritualità, di crescita e di scoperta reciproca.

La prima giornata ha favorito l’incontro e la conoscenza tra i partecipanti, attraverso momenti di convivialità e riflessione. A concludere, la buonanotte di Don Elio che ha invitato ognuno dei presenti a cercare un proprio “maestro” e a riscoprire il sentimento della riconoscenza. Un messaggio profondo, che ricorda come la vita stessa trovi la sua pienezza nella condivisione. Mi piace pensare che in questi giorni ognuno, a modo suo, sia stato “maestro” per qualcun altro, offrendo un frammento della propria esperienza e ricevendone altrettanto in cambio.

Il sabato è stato dedicato al pellegrinaggio vero e proprio. L’itinerario ha toccato luoghi significativi e carichi di spiritualità: dalla Basilica di San Giovanni Bosco, alla Basilica di Santa Maria Ausiliatrice, fino al Sacro Cuore, dove il signor Cosimo ha offerto la propria toccante testimonianza di fede, preparando il terreno per un momento di riflessione, catechesi e confessione. Il culmine del percorso si è raggiunto con il passaggio attraverso la Porta Santa della Basilica Papale di San Giovanni in Laterano.

Camminare costa tempo e fatica, tuttavia il pellegrinaggio non è solo un cammino fisico: è un viaggio tutto interiore, un’occasione per guardarsi dentro, per aprirsi all’altro, per fondersi con quello che ci circonda. Le strade di Roma, testimoni silenziose di tanta storia e fede, si sono trasformate in un luogo di dialogo, crescita, preghiera, riflessione e confronto: il nostro percorso non è fatto solo di chilometri da percorrere, ma di incontri da vivere, di legami da costruire e di orizzonti da allargare.

In questi giorni abbiamo riscoperto la bellezza dell’autenticità. È bastato un pallone di calcio, una partita di biliardino o la magia di un pianoforte: situazioni semplici, eppure capaci di unire cuori e menti, creando un clima di leggerezza che fa sentire in relazione da sempre. La vera conoscenza dell’altro avviene nella condivisione di momenti veri, spontanei, che permettono di cogliere l’unicità di ogni persona e di arricchire la nostra stessa essenza.

Domenica mattina, la celebrazione presieduta da don Marek ha segnato la conclusione di questo viaggio. Il clima che si è creato, sospeso tra la gioia per quanto vissuto e la malinconia per un’esperienza intensa ormai agli sgoccioli, è la testimonianza più bella del legame invisibile, ma concreto, che si è potuto creare in così poco tempo. A questo proposito, un pensiero speciale, accompagnato da una profonda gratitudine, non può non andare a chi per noi giovani è “maestro” e guida preziosa ogni giorno: ad Aurora e Paolo, Don Antoine, Don Emad, Don Giovanni, Don Marek, Don Massimiliano, Don Paolo che con molta dedizione hanno reso possibile tutto questo. Paolo ha raccontato commosso di aver sempre “sognato”, insieme ad Aurora, di organizzare un momento del genere: sono certo che ognuno dei partecipanti abbia fatto proprie le loro emozioni e abbia sentito nel cuore la gioia e la responsabilità di far parte di questo bellissimo sogno allargato.

Così, mentre il ricordo di questi momenti ancora riecheggia nei pensieri, resta la convinzione che il pellegrinaggio non sia finito: prosegue nella quotidianità, nelle scelte che prendiamo, nei rapporti che coltiviamo. Non si tratta solo di un’esperienza da ricordare con nostalgia: la speranza è che questi tre giorni siano stati l’inizio di un racconto collettivo, in cui tutti hanno lasciato la propria impronta, nella consapevolezza che, in fondo, siamo tutti pellegrini in cerca di qualcosa.

Matteo Celentano del Collegio di Roma Cinecittà

[1] Lettera del Santo Padre Francesco a S.E. Mons. Rino Fisichella per il Giubileo 2025, 11 febbraio 2022