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Servizio Civile con i Salesiani 2021: a disposizione 1.172 posti per Italia ed Estero

Sono 1.172 i posti concessi sui progetti in Italia e all’estero finanziati a Salesiani per il Sociale aps per gli aspiranti volontari del Servizio Civile Universale ordinario. Il bando scadrà il 26 gennaio 2022.

Per il servizio civile in Italia, ci sono 1.081 posti per il  bando scu ordinario a cui si aggiungono i 28 posti del DEL – DIGITAL EDUCATION LABQuest’ultimo programma è la novità del bando di quest’anno, ovvero il Servizio civile digitale che coinvolge Salesiani per il Sociale con il Consorzio Zenit in Toscana, le Ispettorie salesiane dell’Italia Meridionale e della Sicilia ed Emmaus Foggia.

Per il servizio civile all’estero, con Salesiani per il Sociale e il VIS ci sono a disposizione 63 posti in Brasile, Angola, Namibia, Ghana, Senegal e in Europa in Albania e Spagna. I posti sono così suddivisi:

  • 6 progetti Salesiani per il Sociale per 53 posti
  • 3 progetti VIS per 10 posti

La progettazione è stata presentata a maggio e ha visto impegnato il personale della sede nazionale in co-programmazione con il Vides e con la Lega nazionale delle cooperative e mutue, mentre la co-progettazione ha coinvolto anche la Caritas e la Acli.

“Coinvolgere oltre 1000 giovani nell’esperienza del Servizio Civile Universale dei Salesiani per il Sociale rappresenta una opportunità  di civiltà fondamentale per i giovani che vi partecipano e per l’intero Paese perché in grado di promuovere in maniera operativa la cultura del volontariato, della solidarietà, dell’inclusione sociale, dell’aiuto verso i più fragili: valori fondanti della nostra società assediata dal virus dell’egoismo e del primato del profitto”, dice don Francesco Preite, presidente di Salesiani per il Sociale.

 

MGS Italia Centrale, due percorsi di pastorale giovanile per ragazzi e giovani adulti

Il Movimento Giovanile Salesiano dell’Italia Centrale ha organizzato due percorsi di pastorale giovanile rivolti a ragazzi e giovani adulti (universitari e lavoratori).

Il cammino di MissioLab, per chi vuole avvicinarsi al mondo della solidarietà e del volontariato internazionale

“Io abito la città”, un percorso di formazione per giovani universitari e lavoratori

VIS, Nico Lotta intervistato da l’Espresso: “Non bisogna accontentarsi di rispettare alcuni diritti umani, vanno rispettati tutti”

Pubblichiamo un’intervista rilasciata da Nico Lotta, presidente del VIS all’Espresso firmata da Giancarlo Capozzoli.

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Ho avuto modo di approfondire le questioni legate alla cooperazione e lo sviluppo con l’ingegner Nico Lotta, presidente del VIS, Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, una ONG legata ai Salesiani per la realizzazione dei progetti all’estero. Questa intervista, realizzata durante il periodo di emergenza sanitaria e sociale che sta affliggendo gran parte del mondo, vuole essere una ulteriore testimonianza in merito a tali questioni.

Gentile Presidente, lei come ha iniziato la sua attività con il VIS?
Subito dopo aver conseguito la laurea in ingegneria, mi sono interessato ai progetti connessi con le comunità salesiane all’estero, e ho deciso di fare come ex allievo salesiano una esperienza di volontariato in Madagascar in qualità di tecnico, all’interno del VIS, e poi nella fase di ricostruzione post crisi in Sri Lanka.

La sua collaborazione ad Haiti dopo il terremoto, partiva dalla sua formazione come ingegnere…
Sì ma ero anche parte del comitato esecutivo dell’ente.

A partire proprio da questa sua prima esperienza, quanto crede che sia importante la formazione anche dei volontari? Voglio dire… dopo la liberazione della Silvia Romano in Kenya, mi sono chiesto, intervistando anche responsabili di altre organizzazioni, sulla formazione e sulla educazione di base di questi ragazzi che decidono di fare queste esperienze all’estero…
La formazione e l’educazione sono fondamentali. A tutti i livelli. Con formazione intendo sia una formazione universitaria che una formazione di carattere professionale.

Di quali questioni negli ultimi anni vi siete occupati maggiormente come VIS?
I progetti in corso sono molti. Sicuramente la questione del contrasto al traffico di esser umani, con il progetto Stop Tratta, ci ha interessato molto. È un tema strettamente congiunto con il tema della migrazione, a tutti i livelli. Diversi componenti del VIS assieme al nostro partner Missioni Don Bosco e ai Salesiani si occupano di questa questione a partire proprio dal percorso migratorio che porta tante persone qui in Europa.

Proprio da dove partono…
Attraverso i luoghi di passaggio e fino al punto di arrivo…. è uno degli strumenti che abbiamo per combattere il fenomeno della migrazione irregolare.

Conoscere un fenomeno per proporre anche delle alternative…
Sì, l’idea di fondo è quella di proporre alternative concrete di cooperazione allo sviluppo. Molti dei nostri progetti sono sia nell’Africa est che in quella ovest, dall’Etiopia al Senegal, al Mali e in Nigeria per intenderci.

Quando si parla di vittime di tratta a chi ci si riferisce principalmente, a partire dalla esperienza che avete maturato nel corso del tempo, sul campo?
Sono uomini e donne, ragazzi e ragazze, purtroppo, membri delle comunità dei villaggi più isolati. A cui vengono proposti dei viaggi che non si concretizzano.

…che non si concretizzano già in partenza, immagino. in questi anni ho avuto modo di realizzare io stesso interviste a ragazze giunte in Italia davvero con la prospettiva di un lavoro o di una realizzazione economica che era di base già finta… Si puo parlare di consapevolezza- inconsapevolezza anche riguardo alla destinazione finale?
La situazione è purtroppo più drammatica di quel che si pensa. Lei dice il vero. Spesso non si ha neanche la consapevolezza della destinazione finale. Ma la situazione è anche più grave. Basti pensare che il fenomeno dei trafficanti porta in qualche modo ad una vera e propria riduzione in schiavitù delle persone che vengono spinte a partire. E a questo fenomeno è anche legato il traffico di organi… I trafficanti chiedono sempre più soldi lungo la strada. Continuamente. E il debito dei migranti cresce. È una esperienza concreta quella di cui sto parlando. Esperienza di cui sono testimoni i Salesiani. Si tratta di un vero e proprio pagamento per il riscatto. Il problema concreto allora è se pagare per saldare il debito oppure no. È evidente l’inganno e lo sfruttamento della situazione drammatica da parte dei trafficanti di esseri umani.

Nonostante tutto alcuni ragazzi preferiscono affrontare il viaggio, consapevoli dei rischi che corrono…
Il nostro progetto contro la tratta parte proprio dall’esperienza di chi ha subito questo fenomeno. Vuole raccontare la verità, vuole raccontare attraverso la voce dei testimoni diretti il viaggio che hanno vissuto, anche per scoraggiare altri migranti. E altri trafficanti, soprattutto. Ma per aver successo in questo tipo di progetti è necessario proporre anche delle alternative.

Progetti e programmi di sviluppo…
Sì, a partire da una reale formazione professionale in loco, con l’avvio, ad esempio, di piccole attività professionali, che spingano i ragazzi a restare nella loro terra. Mi riferisco ad esempio a progetti per attività agricole finanziate a partire da un microcredito, che serve per comprare un terreno, e poi ad iniziare l’attività lavorativa vera e propria.

Sono attività concrete, progetti concreti..
Tenga presente inoltre il contesto particolare in cui spesso vengono realizzati. Noi lavoriamo nei campi per i rifugiati in Etiopia, nella gestione dei corridoi umanitari. In questo caso la formazione è finalizzata alla preparazione del rifugiato da un punto di vista culturale e linguistico.

Quanti sono i progetti attualmente in corso?
In questo momento siamo attivi con circa 80 progetti, tutti in ambito di sviluppo ed emergenza.

C’è un modo diverso di intervento a seconda che si tratti di sviluppo o emergenza, evidentemente…
Con i progetti di sviluppo portiamo avanti soprattutto la formazione professionale, il capacity building, che può portare ad uno sviluppo della realtà locale. È necessario gestire progetti in loco, ma anche portare avanti altri tipi di interventi come quelli che riguardano la protezione dell’infanzia in situazione di vulnerabilità. Per quanto riguarda i progetti di emergenza, appena è possibile agire si interviene soprattutto nell’ambito educativo, che in tali situazioni è comunque determinante per lo sviluppo della persona umana e per ripartire poi anche in un ambito più specifico rispetto allo sviluppo, in senso stretto.

L’emergenza Covid-19 come ha influenzato il vostro modo di agire e progettare?
Il Covid-19 ha rallentato le attività un po’ovunque. Quasi tutte le scuole e gli oratori, ad esempio, sono stati impossibilitati a portare avanti le loro attività e missioni. Pertanto, sicuramente si è modificato il nostro modo di agire. Anche se quasi tutti gli operatori sono rimasti nei propri Paesi di destinazione. Tenga presente che in alcuni contesti l’emergenza per questo virus si è aggiunta all’emergenza costante riguardante la condizione igienica. E allora uno dei punti fondamentali è stato quello di tentare di cambiare l’approccio.

Rientrare in strutture protette, immagino…
…e convincere le persone a smettere di vivere in condizioni di strada, in cui i rischi sono troppi, soprattutto dal punto di vista igienico. In alcuni contesti le persone sono davvero troppo esposte.

E’ dovuto mutare dunque anche l’approccio psicologico alla luce delle nuove questioni…
Abbiamo dovuto ripensare e reinventare la didattica a distanza, anche in questi contesti. E cercare strumenti tecnologici alternativi. Bisogna tener presente che in determinati Paesi solo in alcuni contesti è stato possibile realizzare e migliorare questo tipo di formazione. Il rischio concreto è l’interruzione della didattica. Voglio dire… in altri contesti, quelli più rurali e più isolati, c’è poco da inventare. La tecnologia non arriva neanche… In ogni singolo contesto non è semplice: attualmente non si ha ancora una reale conoscenza dei numeri dei contagi. C’è una mancanza di controlli, differente da quello che accade da noi, qui in Europa, in Italia. Come VIS abbiamo avviato una raccolta fondi in Italia, per poter sostenere i nostri progetti di educazione e formazione anche durante questa terribile emergenza.

Lei sostiene che il numero dei contagi non si può sapere con certezza…
Sì, ed inoltre sono contesti in cui anche fare una diagnosi è complicato. E sostenere delle terapie è difficile, se non impossibile, quindi è fondamentale puntare sulla prevenzione e sull’igiene.

Veniamo un po’ a quella che è stata l’occasione della nostra chiacchierata. La formazione e la educazione dei volontari che decidono di fare una esperienza all’estero. Io lo scorso anno ero in Kenya a seguire una piccola organizzazione, e ho notato una poca professionalità nei volontari. Ma anche una scarsa attenzione nei confronti della cultura locale. Questioni credo che riguardano anche il caso della ragazza rapita sempre in Kenya e liberata lo scorso maggio…
Per la nostra organizzazione la formazione è fondamentale. Ed è differenziata in base alla tipologia di persone che partono. A seconda che sia un volontario VIS in servizio civile o che siano operatori per lo sviluppo. Per cui è necessaria una formazione finalizzata anche a gestire la progettazione in loco.

Quale è il livello di formazione con cui arrivano da voi?
La gran parte delle persone che si rivolgono alla nostra organizzazione sono in possesso di una laurea e/o di master. Hanno inoltre un forte sistema valoriale e buona preparazione tecnica.

Prima mi diceva della vostra specifica formazione…
Noi come VIS forniamo una formazione specifica. Che significa fondamentalmente, oltre alla conoscenza della congregazione salesiana e di tutte le procedure e i protocolli di sicurezza, una formazione specifica relativa al ruolo, al progetto e al Paese.

Quanto è importante il rapporto con la realtà locale dei posti in cui opereranno?
Per i nostri operatori è determinante un confronto costante con le comunità così come è importante l’integrazione con lo staff locale. Ed è fondamentale per noi analizzare le motivazioni che spingono una persona a partire. Motivazioni che vanno oltre le capacità tecniche, pur importanti, ma che riguardano anche e soprattutto il sistema valoriale di ciascuno.

Una volta partiti vengono seguiti a livello locale e a livello di sede?
Sì certo, e come le dicevo hanno formazioni specifiche in base al ruolo e al contesto in cui vanno ad inserirsi.

Quanto è importante conoscere il contesto, gli usi e le tradizioni dei posti, secondo lei?
Fondamentale è formare su alcuni criteri di base indiscutibili. Il primo è il rispetto assoluto delle comunità e delle culture in cui ci si inserisce. La questione dell’intercultura non deve restare lettera morta, ma diventare reale e viva in ogni relazione, in ogni parola, in ogni azione.

Mi sembrano i principi di base, da cui ciascuno dovrebbe partire…
Spesso però non è chiaro. E dunque diventa importante ribadirlo, sempre e comunque. È necessario cancellare i propri pregiudizi interiori. Non bisogna aver paura di riconoscerli per poterli contrastare. Il confronto approfondito con una cultura diversa dalla nostra è la base dell’intercultura, dell’interazione di culture diverse e spesso anche distanti, differenti.

Quanto gli aspetti culturali a cui fare attenzione fanno parte della formazione in loco?
Come le ho accennato, è importante la conoscenza specifica del contesto in cui si va a operare e a vivere. È dirimente il lavoro con i colleghi locali, al fine di stabilire una vera relazione tra diverse culture. L’esperienza lavorativa va fatta a partire e alla luce della cultura locale.

L’esperienza pregressa e la motivazione personale, credo siano determinanti per lavorare in questi contesti…
L’incontro umano, da un lato, e la preparazione tecnica, dall’altro lato, sono fondamentali. Sono decisivi anche i percorsi formativi sulla cooperazione, con lo studio di materie specifiche. La conoscenza e la formazione sono le basi solide da cui partire. E naturalmente la formazione sul campo e l’esperienza maturata. Ma solo con un approccio valoriale forte si può avere una vera esperienza positiva.

Sono esperienze arricchenti, sotto diversi punti di vista, per tutti.
Assolutamente sì. Per quanto sia importante far conoscere il contesto prima della partenza, bisogna tener presente che si può conoscere un Paese solo vivendolo. E allora è importante entrarci in punta di piedi, per immergersi in una comunità locale, per avere un’esperienza che sia realmente arricchente, un’esperienza piena.

I valori che voi del VIS portate avanti sono chiari…
Abbiamo una identità chiara, portiamo avanti valori cristiani. Ma né gli operatori, né i beneficiari sono scelti in base al loro orientamento religioso.

Dialogo e incontro…
Lavoriamo nel contesto del sistema valoriale salesiano che è accogliente e aperto verso tutti i giovani.

Una idea di rispetto e sviluppo che si basa sui diritti umani, sulla dichiarazione universale dei diritti umani…
Lo sviluppo di ogni uomo e lo sviluppo di tutto l’uomo. Dell’uomo inteso in ogni dimensione, nella sua totalità e interezza.

Principi che in qualche modo portano avanti anche una idea di cooperazione e sviluppo che non è assistenzialista…
Esattamente. L’empowerment e l’owernship sono il contrario dell’assistenzialismo a cui lei fa cenno. La nostra missione è rendere i nostri beneficiari partecipi, indipendenti e protagonisti del proprio percorso di sviluppo. Sono fortemente convinto che la cooperazione funziona davvero se e quando poi riesce a sparire. Il nostro obbiettivo è rendere ciascuno protagonista del proprio sviluppo.

Quanto è attuale parlare oggi ancora di diritti umani?
Maggiore è la difficoltà di promuovere i diritti più è importante parlarne. Intendo di quei diritti universali per ogni uomo e per tutti gli uomini. Esistono ancora, oggi, realtà lontanissime dal rispetto di questi diritti. Ma proprio questa situazione dà un senso al lavoro della cooperazione e delle ong. Quando questi diritti non esistono, non vengono rispettati, è importante promuoverli, parlarne, pretenderli.

La battaglia per l’affermazione e il rispetto dei diritti umani è ancora urgente…
È necessario porre un rimedio alle disuguaglianze presenti nel mondo. Dico che non bisogna accontentarsi di rispettare solo alcuni diritti umani, ma che bisogna pretenderli tutti. Non c’è alternativa. Come può ben immaginare, la battaglia sul campo è molto dura.

Lo scopo, l’orizzonte deve essere quello però…la affermazione dei diritti per tutti…
Non c’è alternativa per rimediare alle ingiustizie in cui molti ancora vivono. Come dice padre Alex Zanotelli, l’uomo non è un tubo digerente. Non è solo uno stomaco da riempire: deve avere la possibilità di uno sviluppo totale e sostenibile della propria persona e personalità.

Chioggia, i volontari dell’oratorio al fianco della Protezione civile per distribuire mascherine e buoni spesa

Pubblichiamo un articolo – a firma di Eugenio Ferrarese – uscito sul sito La Piazza web che racconta l’esperienza dei volontari dell’oratorio salesiano di Chioggia al servizio della comunità e in sostegno di Protezione civile e amministrazione comunale.

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Un’esperienza di servizio per aiutare la Protezione Civile e l’amministrazione comunale di Chioggia a distribuire le mascherine e i buoni spesa che ha coinvolto 40 volontari, per la maggior parte appartenenti all’oratorio salesiano di Chioggia. Un impegno iniziato il 22 marzo 2020.

“Ci è arrivata una telefonata dalla Protezione Civile – racconta il salesiano don Marco – che ci chiedeva se, come oratorio salesiano, eravamo disponibili per la consegna delle mascherine alle famiglie della nostra Parrocchia. Sinceramente, l’idea di metterci a servizio della gente e di uscire incontro alle persone la sentivamo nostra e, così, ci siamo organizzati. Abbiamo fatto appello a giovani e adulti e la risposta è stata molto generosa. Nessuno di noi aveva idea di cosa sarebbe in seguito capitato. Sapevamo solo di essere pronti a servire, di correre qualche rischio personale per il pericolo del contagio e di poter uscire finalmente di casa”. La collaborazione è stata svolta assieme ad altre diverse realtà associative che si occupavano di parti del territorio: Associazione Nazionale Bersaglieri, Associazione Nazionale Carabinieri, Associazione Auser, la Croce Rossa italiana e la Protezione Civile.

“Vista la nostra efficacia – continua don Marco – ci è stato proposto di allargare il nostro campo d’azione e così siamo passati dalla parrocchia a tutta Chioggia centro e Borgo S. Giovanni prima, e poi anche Sottomarina e Brondolo. Insomma abbiamo consegnato circa 40000 buste in oltre due giri completi della città”. Oltre alle protezioni individuali anche i buoni spesa.

“Per circa un mese abbiamo offerto la nostra disponibilità anche alla Caritas diocesana per la distribuzione dei buoni spesa nella città, raggiungendo quasi 500 famiglie per diverse consegne. Anche l’Associazione Anna Dupuis ha raggiunto altrettante famiglie”. E’ stata per tutti un’occasione per osservare con più attenzione calli, corti, vie e viali, vedere come realmente vive la gente a Chioggia. I giovani e gli adulti che hanno collaborato nella distribuzione e consegna, hanno accolto l’impegno con grande generosità, serietà e rispetto delle persone incontrate durante questo servizio.

“A volte qualche timore o dubbio è trapelato, ma è stato davvero bello vedere come i giovani siano stati disponibili e professionali. Tutti i volontari si sono attivati nella consapevolezza di correre dei rischi per la loro salute personale, ma ogni mattino iniziavamo l’attività con un breve momento di preghiera, per chiedere protezione e riconoscere che lo facevamo per il bene dei nostri cittadini e quindi a servizio di Dio. Abbiamo cercato di imitare don Bosco al tempo del colera, il quale con precauzione e affidandosi alla Madonna non ha temuto di mettersi a servizio dei più deboli con i suoi ragazzi più grandi. La città tutta sa che ci siamo e siamo disponibili”. E per tutte le altre iniziative dell’Oratorio Salesiano, cinemateatro, Polisportiva Giovanile Salesiano, Estate Ragazzi che coinvolgono centinaia di ragazzi, giovani ed educatori si attendono le nuove disposizioni del governo.

Educazione di cuore a domicilio: una testimonianza dal Servizio civile

Riportiamo la testimonianza di una volontaria del Servizio Civile che svolge all’oratorio Pio XI di Roma e pubblicata dall’agenzia salesiana ANS.

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(ANS – Roma) – Una passione, quella della danza, che diventa strumento di crescita, personale e al servizio degli altri; e un cammino fatto di fiducia, prima ricevuta e poi data, che diventa percorso di fede e di generosa donazione: tutto questo è presente nella testimonianza di Chiara, una giovane volontaria del Servizio Civile presso l’oratorio dell’opera “Pio XI” a Roma, che ha saputo ben avviare il suo impegno con i ragazzi già prima della pandemia, e che è riuscita a reinventarlo poi.

La danza mi ha sempre accompagnata nella mia vita. In ogni fase della mia crescita mi ha portata a scoprire me stessa e il mondo che mi circondava. È sempre stata una fedele amica.

L’idea di creare un musical mi frullava nella testa già da un po’ di tempo, ma non sapevo come tirar fuori questo progetto e realizzarlo materialmente: avrei dovuto aver un teatro, degli attori con un copione in mano, dei cantanti, un corpo di ballo, dei registi e persino dei tecnici audio e luci… impensabile con i pochi strumenti che possedevo.

Fu così che per una serie di casi “fortuiti”, ho conosciuto don Massimiliano Dragani ed il suo oratorio del Pio XI. Mi sono inserita nel loro gruppo come “coreografa” del musical che poi avremmo portato in scena il 27 maggio del 2019 al Teatro Roma. In quell’occasione ho conosciuto tutti gli elementi che compongono il cammino salesiano.

Don Massimiliano è stata la mia guida spirituale nel viaggio in Terra Santa, viaggio che ha stravolto la mia vita. Quando siamo tornati è stato proprio lui a chiedermi se volessi partecipare come volontaria del Servizio Civile in oratorio. In quel momento della mia vita stavo perdendo le mie sicurezze e quelle che, fino a poco prima di partire per Israele, erano le mie certezze. Con il suo aiuto ho accettato di iniziare questo percorso per il progetto “Educazione di cuore”.

Ho iniziato il servizio a gennaio 2020 presso l’Istituto Salesiano Pio XI insieme a Giulia. Da subito ci siamo messe in gioco, soprattutto con gli adolescenti, attraverso attività ricreative e laboratori. Non sono certo mancati quei momenti di consolazione, conforto e confronto con loro, momenti che ci hanno aiutate ad entrare in punta di piedi nelle loro vite, a volte così drammatiche.

Più passavano i giorni e più mi sembrava di rivivere in prima persona il periodo dell’adolescenza, quel periodo di insicurezza totale, in cui ti chiedi se qualcuno ti capisce, quel momento in cui ti domandi chi sei e cosa ci fai in questa vita. Ogni giorno alle 15:30 uscivo da casa per andare in oratorio con un bagaglio emotivo ed una grande certezza: accompagnare i ragazzi di fronte a queste domande. Non potrò mai rispondere alle domande al posto loro, ma accompagnarli, confortarli e affrontarle… quello sì.

Quando uscì il primo decreto di emergenza del 9.03.20, da studentessa di giurisprudenza quale sono, ho capito da subito la gravità dell’emergenza con l’emanazione di un atto di tale portata. I nostri ragazzi non potevano più venire da noi ma noi potevamo andare da loro, così abbiamo cominciato a girare per i parchi della zona per poter giocare con loro, scambiare due chiacchiere e portargli la merenda… in altre parole, per non abbandonarli.

Purtroppo questo nostro progetto è durato solo qualche giorno perché successivamente è uscito un nuovo decreto che non ci permetteva di uscire dalle nostre case.

Ci siamo ritrovati a rimodulare il nostro progetto, in modo tale da non uscire di casa ma continuare con il nostro lavoro “di cuore”. Ci siamo attrezzati con le piattaforme online per poter sentire i ragazzi.

Nello specifico io sono animatrice nel gruppo apostolico del biennio ed ogni domenica ci ritroviamo su Zoom, dopo la Messa in streaming, per una riflessione insieme sul Vangelo, mentre gli altri giorni della settimana lanciamo qualche nuova challenge, una sfida, varie attività di gruppo e laboratori. I ragazzi rispondono positivamente a questi incontri perché sono un modo divertente, ma costruttivo per coltivare i nostri rapporti, per mettersi in gioco e, aggiungerei, per rimanere gioiosi e uniti anche nei momenti più duri. Ci sono dei ragazzi che purtroppo sono in casa immersi in situazioni drammatiche e quel messaggio o quella chiamata anche di pochi minuti per loro è una salvezza… Ma la cosa più bella è che è diventata anche la certezza di una Presenza.

Questo periodo penso che sia un’opportunità di crescita unica, per noi volontari e per i ragazzi che vivono l’oratorio a distanza. Ci è stata data questa occasione per riscoprire la bellezza di tutto ciò che prima per noi era scontato: attraverso la mancanza di una persona o di un ambiente, in questi giorni abbiamo la possibilità di rivalutare la qualità dei rapporti che abbiamo creato e soprattutto, imparare a stare con noi stessi così come siamo.

Ringrazio ogni giorno il Signore di avermi permesso di diventare volontaria del Servizio Civile, di avermi dato l’opportunità di mettermi in gioco in questo periodo così difficile, ma che mi ha permesso di rinnovare la mia fede attraverso l’educazione di cuore.

Chiara Di Loreto

Roma, al Borgo Ragazzi Don Bosco parte la formazione al volontariato

In tempi critici come questi,  il percorso per diventare uomini e donne (e non semplici burattini), richiede un accompagnamento da parte di adulti responsabili, capaci di mettersi in gioco per primi, di accettare la sfida di orientarsi in una società complessa e di aprirsi alla solidarietà e alla gratuità.

Per questo il Borgo Ragazzi don Bosco organizza, da dicembre a marzo, un corso di formazione rivolto a tutti coloro che vogliano capire quale potrebbe essere la propria strada per aprirsi al volontariato.

Regalare il proprio tempo, le proprie competenze, “stare con” ha un valore inestimabile che crea cambiamento in chi dà e in chi riceve e quindi, gradualmente nella comunità e nella società.

Il corso si svolgerà il lunedì dalle 18.00 alle 20.00 presso il Borgo Ragazzi don Bosco di via Prenestina 468

 “Come siamo disgraziati noi altri poveri ragazzi! Tutti ci sgridano, tutti ci ammoniscono, tutti ci danno consigli. A lasciarli dire, tutti si metterebbero in capo di essere i nostri babbi e i nostri maestri” (Pinocchio).

Al termine del percorso è previsto un colloquio personale di restituzione e verrà rilasciato un attestato di partecipazione. E’ richiesto un contributo di 10 euro per il materiale e il libro “Pischelli in paradiso”. Iscrizioni entro il 30 novembre 2019.

Per info e iscrizioni: www.borgodonbosco.it – rimettereleali@borgodonbosco.it – tel 06 25212599

Italia Centrale, parte la Scuola di Mondialità sul tema del consumo e dell’economia

Iniziano anche per l’anno 2019-2020, secondo un calendario differenziato per ogni zona, le Scuole di Mondialità: un’iniziativa di animazione missionaria pensata per la formazione dei giovani, ordinariamente maggiorenni, sensibili a temi di carattere missionario.

Il percorso prevede l’approfondimento del tema del consumismo e dell’economia.

Dopo aver affrontato lo scorso anno il tema dei conflitti, si è deciso di dedicare la riflessione di questo anno al consumismo. Non si tratta solo di una problematica che riguarda l’uomo che usa e consuma beni materiali presenti nel nostro ecosistema comune, ma di un argomento che intercetta diverse e molteplici dimensioni dell’umano: l’uomo in relazione con l’ambiente, i diritti umani, la fruizione dei prodotti virtuali, il mondo del lavoro e delle relazioni, il consumismo nell’ottica del Vangelo.

​La partecipazione alla Scuola di Mondialità è richiesta a tutti quei giovani che desiderano fare un’esperienza missionaria e di servizio durante la prossima estate 2020.

La Scuola è aperta anche a tutti i giovani che vogliono formarsi sul tema.

calendari delle varie zone sono in fase di elaborazione e saranno presto scaricabili.

È già disponibile quello della zona Lazio-Umbria che inizierà con il primo incontro di formazione il 16 novembre alle ore 16:00 presso l’istituto Maria Ausiliatrice delle salesiane di Don Bosco in via Marghera, 59 a Roma.