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“Human rights work in challenging times”: l’incontro sui diritti umani con la testimonianza di un giovane di Salesiani per il Sociale

Salesiani per il Sociale ha preso parte all’evento della FRA, l’Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali, dal titolo “Human rights work in challenging times – ways forward”, svoltosi il 1° febbraio, grazie al Don Bosco International (DBI), che è l’ente che rappresenta i salesiani di Don Bosco presso le istituzioni europee ed è membro della Fundamental Right Platform (FRP). L’incontro ha permesso il confronto tra organizzazioni della società civile, rappresentanti delle istituzioni europee, delle Nazioni Unite ed esperti sui temi dei diritti umani soprattutto ponendo l’attenzione sugli sforzi, sfide e soluzioni affrontate durante il periodo pandemico. 

L’incontro è stato aperto dal direttore della FRA Michael O’Flaherty, con la presenza della Commissaria dell’UE Helena Dalli e Mary Lawlor,  relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani.

Salesiani per il Sociale ha preso parte alla sessione Promoting the rights of young third-country nationals in alternative care services , condotta da Renato Cursi, Segretario Esecutivo del DBI, attraverso la testimonianza di Momodou  Jallow, che ha raccontato la sua storia, le sfide che ha affrontato una volta in Italia, ma soprattutto le opportunità che è riuscito a cogliere grazie all’accoglienza e all’accompagnamento educativo all’interno della realtà salesiana del Don Bosco di Napoli.

Questa sessione ha avuto proprio l’obiettivo di riflettere sul tema dei minori stranieri non accompagnati e dei giovani cittadini di paesi terzi che hanno ricevuto supporto soprattutto durante la pandemia di Covid-19. 

Momodou è un giovane del Gambia,  che è stato accolto dalla realtà del Don Bosco di Napoli in questi anni, è arrivato in Italia come minore ed è stato accompagnato nel percorso educativo e lavorativo. Ama il calcio, studiare, è attivo con il volontariato e ha iniziato da poco un tirocinio. È stato supportato all’interno del centro diurno e dell’housing attivati nell’ambito del progetto M’Interesso di te, promosso da Salesiani per il Sociale, e finanziato dal Fondo di Beneficienza Intesa San Paolo.

La testimonianza di Mamadou è stata intensa. Il dibattito all’interno della sessione ha messo in luce alcuni punti cardine che ruotano attorno al tema dell’accoglienza dei minori e dei giovani adulti, come il focus sulla transizione dei giovani migranti verso l’età adulta e il rischio di uscire dai percorsi di accoglienza, il dare voce ai giovani migranti, alle loro esperienze, il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze pregresse nel paese di origine. Momodou ha lanciato un messaggio alle istituzioni, chiedendo sempre più supporto per i giovani, pensando anche ai tanti suoi coetanei che hanno bisogno di un indirizzo e una guida, ma allo stesso tempo di mettere a servizio degli altri e della comunità, in cui vivono, le proprie capacità, la propria creatività con volontà e determinazione. Mamadou è un ragazzo che si è messo in gioco e sta continuando a farlo e anche durante il Covid ha supportato la comunità con raccolta e distribuzione di beni alimentari, aiutando lì dove ha ricevuto il sostegno e un’opportunità di crescita.

Anem’e pizza, un nuovo forno (e opportunità) per i giovani del Don Bosco Napoli

Pubblichiamo l’iniziativa di Salesiani per il Sociale APS che, grazie alle donazioni, ha potuto acquistare un nuovo forno per il laboratorio per pizzaioli dell’istituto Don Bosco di Napoli.

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Il desiderio era di donarlo ai ragazzi in occasione della festa di Don Bosco e ci siamo riusciti!

Da oggi i giovani accolti presso l’Istituto salesiano Menichini di Napoli, socio di Salesiani per il Sociale APS, hanno un laboratorio per pizzaioli rinnovato, con un forno più veloce e sicuro. Quest’ultimo, infatti, è adatto anche ai processi di panificazione e ciò permetterà a molti di loro di seguire più corsi specialistici come quello di panettiere o pasticcere.

«Da un’indagine che abbiamo condotto sul territorio – ci spiega Don Fabio, direttore della casa di Napoli – ci siamo resi conto che una figura molto richiesta ma poco presente, è quella del panettiere. Nel territorio napoletano (e non solo) ci sono tanti bravi pizzaioli in formazione ma pochissimi artigiani del pane. Così, ci è venuto in mente di ripensare il laboratorio per pizzaioli  – che già da alcuni anni formava professionisti della pizza – per dare un ulteriore possibilità ai nostri ragazzi che cercano un’occupazione. Qualche mese fa abbiamo chiesto un contributo a Salesiani per il Sociale e siamo felicissimi che questo 31 gennaio lo stiamo donando ai ragazzi!».

Significativo anche il logo del laboratorio ispirato al progetto di vita salesiano riassunto nella frase “Da mihi animas”. Così lo spiegano i realizzatori:

Il logo del laboratorio include i processi del laboratorio: l’impastare con le mani, le mani del “maestro” e le mani del ragazzo, la pasta che va lavorata con costanza pazienza e forza, il forno in cui mandare a cottura l’impasto lavorato. Sotto c’è il prodotto di questo processo, la pizza, ma il condimento sono i simboli che richiamano il Da mihi Animas, “dammi le anime”, che è il progetto di vita di don Bosco e dei salesiani. L’ancora è il simbolo della speranza, che è la virtù più importante di un educatore, ma l’ancora richiama anche che un laboratorio e un educatore possono essere un’ancora di salvezza per il ragazzo, perché per don Bosco i ragazzi hanno “l’intelligenza nelle mani”. Il cuore che arde è il simbolo stesso del processo educativo perché per don Bosco l’educazione è cosa di cuore. La stella richiama il bisogno di Dio, il bisogno di guardare il cielo, il bisogno di avere una stella da seguire. La foglia richiamo il bosco, don Bosco, l’albero sotto il quale tanti ragazzi trovano ristoro e protezione.

Se anche quest’anno, nonostante l’emergenza sanitaria, stiamo donando accoglienza, sostegno e strumenti essenziali per la formazione dei ragazzi più fragili, è grazie ai nostri benefattori, che insieme a noi scommettono sul futuro dei giovani, specialmente i più fragili. Don Bosco è ancora oggi presente, buona festa a tutti noi!

Don Vito Orlando, il ricordo di don Giovanni D’Andrea: “Univa prassi educativa e riflessione scientifica”

Don Vito Orlando, attuale Direttore della comunità di Cerignola ed ex docente dell’UPS, è tornato alla Casa del Padre oggi, a causa delle complicazioni del Covid-19. Il ricordo di don Giovanni D’Andrea, ispettore della Sicilia, che con don Vito ha collaborato a lungo in Salesiani per il Sociale APS.

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È di qualche ora fa la notizia della morte, causa Covid – 19, di don  Vito Orlando attuale Direttore della Comunità Salesiana di Cerignola (FG). Per tanti anni è stato docente di sociologia e pedagogia alla Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’UPS di Roma. Col suo insegnamento sia scientifico che carismatico ha formato generazioni di educatori e giovani che si orientavano a lavorare nell’ambito sociale. Ha trasmesso loro la figura dell’educatore secondo il cuore di Don Bosco.

Negli anni ha collaborato con Salesiani per il Sociale APS coordinando alcuni lavori mettendo assieme la prassi educativa con la riflessione scientifica. Uno di questi lavori è stata la “Carta d’Identità dei Servizi residenziali per minori” (2012), oltre a una pubblicazione sulle “Strutture residenziali per minori e qualità del servizio socioeducativo” del 2007.  Altro lavoro che ha dato consistenza all’attività di Salesiani per il Sociale APS è stato il “Master per dirigenti dei servizi socio-educativi”.

Con Don Vito se ne va una parte del sapere scientifico in ambito educativo della nostra Università Pontificia Salesiana, un valido collaboratore ed interlocutore di Salesiani per il Sociale APS. Ci conforta, alla luce della Fede, il saperlo adesso nella Gloria del Signore che ha servito come salesiano e sacerdote.

Gli adolescenti al tempo del Covid: il webinar dei Salesiani Italia Centrale e dell’Osservatorio Minori di Diritto

Venerdì 4 dicembre 2020 con il Webinar “ LA CONDIZIONE DEGLI ADOLESCENTI DI FRONTE ALLE NUOVE REGOLE: TRA RESILIENZA E FRAGILITÀ” in diretta dalle ore 17.00 sulla pagina Facebook “Minorididiritto” e sul canale YouTube “ICC SalesianiDonBosco” si parlerà di quanto e come la pandemia ha influenzato il mondo delle regole, cercando di capire, in particolare, quale è stata la risposta degli adolescenti a questa situazione di straordinaria eccezionalità.

Come aiutare i ragazzi a coniugare le nuove regole imposte e i bisogni tipici dell’età adolescenziale? Possiamo imparare da loro sul rispetto delle regole? Tanti i quesiti a cui si cercherà di dare delle risposte.

Il Webinar del 4 dicembre è il primo di un progetto più articolato rivolto principalmente agli adolescenti dal titolo: “GLI ADOLESCENTI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS. Tra diritti negati, disuguaglianze e prospettive educative”. 

Gli obiettivi del progetto sono fondamentalmente due, afferma il prof. Farina, coordinatore – insieme a don Emanuele De Maria – dell’Osservatorio Salesiano per i diritti dei minori. “Fornire, da una parte, un contributo a più livelli capace di far emergere i loro vissuti, le reazioni e le capacità di adeguarsi al nuovo e preoccupante scenario; dall’altra offrire una riflessione più ampia sulle sfide da affrontare per la tutela e la promozione dei loro diritti. Il tutto, in un momento storico in cui le diseguaglianze aumentano e le Istituzioni tardano a dare risposte efficaci in ambito educativo”.

“In questo peculiare 2020, afferma il presidente del Centro Nazionale Opere Salesiane, Don Roberto Dal Molin, “in cui la crisi sanitaria dovuta al Covid-19 ha fatto emergere difficoltà e disuguaglianze soprattutto per i minori che vivono in condizioni di fragilità, i webinar saranno anche un’occasione per celebrare il 31° anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia e adolescenza verificando il percorso fatto e quello ancora da compiere, consapevoli che ciò è divenuto ancora più urgente in seguito al propagarsi della pandemia con tutte le implicazioni nelle molteplici sfere individuali e collettive”. 

Hanno già dato la loro adesione docenti universitari, operatori del settore e rappresentanti delle istituzioni politiche.  

Abbiamo deciso di organizzare questi eventi, afferma Don Emanuele De Maria, Presidente dell’Associazione Salesiani per il Sociale Italia Centrale, “con i Salesiani di Don Bosco dell’Italia Centrale e l’Osservatorio Salesiano per i diritti dei minori perché vogliamo riportare all’attenzione delle Istituzioni, dell’agenda politica, dell’opinione pubblica e della società civile le persone di minore età, i loro bisogni e diritti.

All’appuntamento del 4 dicembre interverranno il Dott. Gherardo Colombo: Magistrato; la Prof.ssa Chiara Giaccardi: Docente di sociologia e antropologia dei media presso l’Università Cattolica di Milano; il Prof. Alessandro Ricci: Università Pontificia Salesiana – psicologo; il Prof. Andrea Farina: Osservatorio Salesiano per i diritti dei minori. 

Saranno presenti anche il Presidente del Centro Nazionale Opere Salesiane Don Roberto Dal Molin e il Presidente di Salesiani per il Sociale – Italia Centrale Don Emanuele De Maria.

Il Dott. Colombo, negli ultimi anni sta proponendo molti testi sul tema delle regole e, spesso, è conferenziere presso le scuole superiori. Con lui si cercherà di riflettere in modo più ampio sulle regole, cittadinanza, e le regole in questo particolare momento: chi le subisce come i giovani, chi tenta di eluderle e chi le propone. Sarà un’occasione per riflettere anche sul più ampio tema della cittadinanza. Prenderemo spunto da un suo ultimo testo: “Anche per giocare servono le regole. Come diventare cittadini”. 

La Prof.ssa Chiara Giaccardi ci aiuterà a dare delle chiavi di lettura del contesto che stiamo vivendo.  

Sarà utile partire dal suo ultimo libro “Nella fine è l’inizio. In che mondo vivremo” 

Infine il Prof. Alessandro Ricci, porterà la sua riflessione sul vissuto dei ragazzi e degli adulti in questo particolare momento. Il prof. Ricci si occupa di psicologia dell’educazione. Tra i suoi testi ricordiamo “Educare insieme, Aspetti psico- educativi nella relazione genitori figli”.  

Gli interventi saranno coordinati e in dialogo con il Prof. Andrea Farina. 

Gli altri due appuntamenti sono previsti il: 

  • 5 marzo 2021I diritti negati al tempo del Covid-19: le nuove disuguaglianze.
  • 3 aprile 2021Nuove sfide: il Covid-19 quale occasione per ripensare strategie e politiche.  

 

I Salesiani in Italia rispondono all’emergenza Covid-19. Un aiuto da parte di USAid a VIS, Salesiani per il Sociale APS e CNOS Fap

Sull’edizione di oggi, martedì 10 novembre, dell’inserto “Buone Notizie” del Corriere della Sera, si parla del progetto Salesian Solidarity with Italy: the Emergency Response to Covid-19, finanziato da UsAid e portato avanti in Italia da VIS, Salesiani per il Sociale APS e Cnos-Fap. 

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La cooperazione internazionale? Si fa (anche) a casa nostra. Lo sa bene il Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo), che fino a ottobre 2021 sarà impegnato come capofila di Salesian Solidarity with Italy: the Emergency Response to Covid-19, il progetto finanziato da UsAid (U.S. Agency for International Development), l’agenzia che gestisce il programma di assistenza economica e umanitaria degli Stati Uniti in più di 80 Paesi del mondo.

L’organizzazione non governativa salesiana – che dal 1986 si occupa di cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale in Italia e in altri 40 Paesi del mondo – è stata scelta per rispondere e affrontare le conseguenze economiche, sociali ed educative della pandemia. Sedici le regioni italiane interessate; 24.480 le persone che verranno raggiunte, appartenenti a categorie vulnerabili; 380 le famiglie che riceveranno aiuti alimentari. E ancora, 249mila i dispositivi di protezione individuale (mascherine, gel, guanti); 7.500 i kit didattici e 470 i supporti informatici che saranno distribuiti.

Sensibilizzazione

Il progetto è sviluppato su tre componenti: risorse digitali (kit didattici, corsi online, video con lettura delle fiabe de «L’orizzonte alle spalle», il libro realizzato dal Vis sui racconti dei migranti) per promuovere percorsi di formazione rivolti a ragazzi, famiglie e insegnanti (#restiamoattivi ); sostegno a studenti vulnerabili che hanno subito una sospensione dei loro corsi salesiani di formazione professionale, perché anche a distanza possano proseguire i loro studi ( FormAzione per la ripresa ); infine, con #noicis(t)iamo , distribuzione di protezioni individuali e beni di prima necessità a famiglie bisognose (con una card per fare la spesa da soli e scegliere cosa acquistare, accompagnati da un’azione di sensibilizzazione sui consumi responsabili e sul riciclo) e sostegno a migranti e rifugiati nei centri della Sicilia.

«I salesiani di tutto il mondo si sono mobilitati fin da marzo per cercare di essere accanto ai più bisognosi, anche nei mesi del lockdown», spiega Nico Lotta, presidente di Vis: «Abbiamo convertito i nostri progetti in corso nel Sud del mondo per cercare di rispondere ai nuovi bisogni emersi con la pandemia. Allo stesso tempo ci siamo sentiti chiamati a intervenire in modo urgente anche in Italia». Per questo «ci siamo uniti ad altri tre enti salesiani, Salesiani per il Sociale Aps , Salesian Missions e CNOS-FAP , in un progetto che potesse rispondere alle conseguenze dell’emergenza sanitaria nel nostro Paese», aggiunge, richiamando quello che dalle origini è il focus di tutti gli interventi portati avanti: «Secondo il carisma di don Giovanni Bosco operiamo nella convinzione che solo attraverso l’educazione si possano promuovere i diritti, superare le disuguaglianze e combattere alla radice le cause della povertà. Per questo, ad esempio, anche nei progetti che riguardano più in generale l’ambiente o il contrasto alla migrazione irregolare, c’è sempre una componente legata alla formazione che permette una vera autonomia e un reale sviluppo delle persone e della comunità», conclude.

Innovazione

Non è, quindi, un caso se tra gli 83 progetti di cooperazione internazionale portati avanti si trovano anche Ghana Greenhouse , volto a introdurre le serre come strumento innovativo per permettere ai contadini di coltivare in un ambiente protetto anche piante non autoctone; Etiopia Since , destinato a mitigare il fenomeno migratorio creando opportunità di impiego per giovani tra i 18 e i 35 anni in condizioni di vulnerabilità, potenziali migranti e migranti di ritorno; o Palestina Nur , che vuole favorire l’impiego di fonti rinnovabili e l’autonomia energetica della Palestina con corsi di formazione e il posizionamento di pannelli solari negli edifici pubblici.

Lo spirito che anima questi progetti è ben sintetizzato nel motto «Insieme, per un mondo possibile» e nella spiga e nel ramoscello di ulivo nel logo del Vis, simbolo del diritto al cibo e a un’esistenza serena per ogni bambino e giovane sulla terra.

 

Minori stranieri non accompagnati, Salesiani per il Sociale conclude un progetto europeo di due anni

Il 16 ottobre si è svolto il webinar internazionale, Caring for unaccompanied minors in Europe, come momento conclusivo di un ricco percorso della durata di due anni, che Salesiani per il Sociale ha svolto all’interno del progetto Building knowledge from local practices: a solution for better care and support of unaccompanied minors in Europe.  Il progetto ha coinvolto operatori delle seguenti associazioni salesiane della Sicilia e della Puglia, Metacometa, A Braccia Aperte, Don Bosco 2000, in Sicilia e Emmaus in Puglia.

Il progetto, in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea, relativi all’integrazione dei giovani migranti, ha rivolto la sua attenzione nel rafforzamento della qualità del lavoro degli operatori ed educatori che lavorano con e per i minori non accompagnati, attraverso la condivisione di buone pratiche e l’apprendimento tra pari, sostenendo l’implementazione di nuove soluzioni educative, sviluppate da parte delle organizzazioni coinvolte nel progetto, a favore dei giovani.

Il progetto ha coinvolto 7 partner europei: Apprentis d’Auteuil in Francia, in qualità di capofila, Salesiani per il Sociale APS in Italia, Christliches Jugenddorfwerk Deutschlands in Germania, The Smile of a Child in Grecia e partner del campo di ricerca, Università di Ghent in Belgio, Università del Bedfordshire in Inghilterra e Osservatorio sulla migrazione dei minori – Università di Poitiers in Francia.

Il progetto è nato dall’esigenza di riflettere sulle sfide educative, che quotidianamente gli operatori vivono, supportando i minori non accompagnati e alle quali spesso i corsi di formazione esistenti non forniscono risposte complete. Tuttavia, di fronte a queste sfide, molti educatori hanno sviluppato un know-how e una competenza significativa e specifica sul campo, da valorizzare e da condividere con i propri pari, soprattutto a livello europeo. Il nostro progetto ha offerto una soluzione originale per capitalizzare queste buone pratiche, sviluppate localmente in Europa: la costruzione a livello europeo di una comunità di pratiche e saperi, una comunità di professionisti sul campo e ricercatori, per favorire lo scambio di esperienze e conoscenze relative al supporto educativo dei minori stranieri non accompagnati.

Nel corso dei due anni del progetto, circa 60 operatori, educatori e ricercatori si sono confrontati, durante quattro sessioni di lavoro di 5 giorni ciascuna in Francia, Italia, Germania e Grecia. Tutte le sessioni hanno utilizzato la metodologia della “comunità di pratiche e saperi”, un approccio empirico e partecipativo, che ha consentito ai partecipanti di condividere le conoscenze acquisite, partendo dall’esperienza, incrociandole con le conoscenze teoriche e le lezioni apprese durante gli incontri, in una prospettiva multidisciplinare.

Durante tutto il progetto, le migliori pratiche sono state raccolte, analizzate e capitalizzate attraverso la produzione di un innovativo strumento pedagogico, dedicato alla formazione, un Digital Notebook, nato dall’esperienza dei professionisti sul campo, presentato durante il Webinar.

Nel mese di dicembre tale risorsa sarà disponibile anche in italiano, in greco e tedesco, per ora è online la versione francese ed inglese.

Questo strumento offrirà alle organizzazioni un mezzo per supportare i loro team educativi in questo campo di intervento e, più in generale, consentirà a un numero maggiore di professionisti del campo, di ricevere una formazione continua impegnandosi in un processo di riflessione e ricerca.

“M’Interesso di te”: il progetto di Salesiani per il Sociale APS sull’Osservatore Romano

Pubblichiamo un articolo uscito sull’Osservatore Romano dove si parla del progetto “M’Interesso di te” di Salesiani per il Sociale APS. Il progetto, realizzato nelle città di Torino, Napoli e Catania, e sviluppato su due edizioni, vuole arginare il fenomeno dell’esclusione sociale e dei minori stranieri non accompagnati e dei neomaggiorenni, migliorare la loro integrazione sociale, favorire i processi di sempre maggiore autonomia personale e lavorativa, attraverso interventi peculiari e di aggancio, recupero e reinserimento fondati sulla “ripresa in carico” e l’accoglienza, la formazione e l’orientamento, l’accesso ai servizi educativi, sanitari e sociali locali.

Per ridare un’identità ai minori invisibili

#CANTIERE GIOVANI • Il progetto «M’interesso di te» di Salesiani per il sociale

Appena giunti in quella che avrebbe dovuto essere la terra promessa, tutto quanto li identifica è l’acronimo Msna: i minori stranieri non accompagnati sbarcano soli in un Paese di cui spesso non sanno il nome, soli, benché in mezzo a centinaia di persone. Persone di cui non riconoscono i volti. Disorientati in un ambiente loro estraneo, quando non ostile, ed esclusi dai circuiti dell’accoglienza, sono inevitabilmente più esposti a situazioni di rischio, finendo non di rado preda della criminalità organizzata.

«Le loro storie, poco visibili e a cui non si presta la dovuta attenzione, si inseriscono nel fenomeno emergente dei ragazzi di strada, minorenni di 16-17 anni, senza fissa dimora e figure di riferimento, quasi sempre vittime delle tante forme di sfruttamento» spiega don Roberto Dal Molin, presidente di Salesiani per il sociale, i quali, per il terzo anno consecutivo, con il supporto del Fondo di beneficenza di Intesa Sanpaolo, riprendono il progetto «M’interesso di te», teso ad accompagnare tanti giovani a un percorso di vita dignitoso e costruttivo, proprio nel delicatissimo passaggio alla maggiore età, quando vengono meno anche quelle minime tutele previste dall’attuale legislazione.

«Ci è sembrato doveroso farci carico della loro integrazione, perché, essendo privi di risorse personali, relazionali e sociali, a seguito dell’interruzione dei programmi di inserimento riservati ai più piccoli, sarebbero stati ulteriormente abbandonati a sé stessi» conclude don Roberto, sottolineando che gli interventi avviati a Torino, Napoli, Catania, San Gregorio di Catania e Roma «coinvolgono anche le amministrazioni locali, proponendosi come modello di progettualità condivisa estendibile ad altre città». Riscattare questi giovanissimi da traumi fisici e psichici, dovuti alle violenze subite nei Paesi di origine e di transito, affrancarli dalla precarietà di un’esistenza fatta di rifugi di fortuna e condizioni igienico-sanitarie insalubri richiede la collaborazione di una rete di assistenza territoriale. «Essendo agli occhi della società degli invisibili, non hanno diritto ad assistenza sanitaria e cure mediche, così, molti di loro finiscono nel cono d’ombra del silenzio e dell’emarginazione, e, soprattutto, finiscono ridotti in schiavitù dal mercato della prostituzione organizzata, vittime di una vera e propria tratta» denuncia don Roberto.

Obiettivo del progetto è, infatti, proprio contrastare esclusione sociale e sfruttamento, attraverso recupero, presa in carico, formazione, inserimento sociale e diverse misure atte a togliere i ragazzi dalla strada e dare loro una speranza di rinascita. «Solo quest’anno partecipano al progetto 600 giovani, ma intendiamo accoglierne quanti più riusciamo: i nostri operatori quattro volte a settimana si muovono sulla strada per identificare i minori in difficoltà. In due anni di attività hanno accumulato una buona conoscenza del territorio e sanno dove intercettare i ragazzi» racconta don Roberto, sottolineando l’importanza dell’esperienza sul campo per instaurare un contatto diretto con i più piccoli, conquistare la loro fiducia, conoscerne origini, storia e motivazioni alla base della loro fuga, comprendendo le loro paure e i pericoli che hanno corso e continuano a correre.

Dopo il primo contatto, utile a stabilire condizioni di salute, status giuridico ed eventuali procedimenti penali a carico, viene attivata la rete dei servizi formali e informali a seconda delle singole esigenze. I centri di accoglienza diurna di bassa soglia svolgono una funzione di filtro e di primo supporto: i ragazzi ospitati, qui trovano un pasto caldo, un letto e un tetto, ma anche canali per avviare le procedure di regolarizzazione di documenti personali e permessi di soggiorno. «Abbiamo pensato ad attività di laboratorio e socializzazione, che aiutassero a creare un clima confortevole e accogliente, che favorissero la comunicazione, la fiducia nell’altro e l’apertura al prossimo, che trasmettessero la dimensione dell’appartenenza — spiega il presidente dei Salesiani — per questo sono centrati sulla creatività e sull’auto-narrazione come strumenti di crescita».

A questi sono, tuttavia, affiancati corsi per il potenziamento delle competenze linguistiche: la comprensione della lingua è, infatti, condizione irrinunciabile all’inserimento sociale dei nuovi arrivati, oltre che necessaria all’acquisizione della licenza media. Ai neomaggiorenni viene anche offerta un’accoglienza abitativa temporanea (dai 6 ai 12 mesi), valutata in forma sperimentale anche in prospettiva, per alcuni di loro, dell’affido familiare: già in questa prima fase, infatti, una rete di famiglie affianca i ragazzi nel compiere i primi passi in un mondo ancora sconosciuto, quello della scuola e delle strutture di sostegno, nel vivere nuove relazioni con i coetanei, nell’approccio a tradizioni e usi diversi.

L’aspetto più importante, dal punto di vista formativo, è il raggiungimento dell’autonomia: attività, tempo ed energie sono, in larga parte, finalizzate a tale obiettivo, motivando alla scoperta del proprio potenziale, all’acquisizione di competenze trasversali, alla ricerca di una professione dignitosa. «Riteniamo fondamentale spronarli a esplorare richieste e dinamiche del mondo del lavoro, a individuare spazi in cui possano investire il loro talento in una progettualità in linea con attitudini, passioni e aspettative personali» spiega Giovanna Palatino, responsabile del Fondo beneficenza Intesa Sanpaolo, riferendosi alla scelta dell’inserimento di corsi professionali e di tirocini aziendali, a completamento dei percorsi scolastici formali, per ogni ragazzo. «Ci ha colpito il progetto dei Salesiani, perché si occupa degli ultimi tra gli ultimi, e, poiché le Linee guida biennali del Fondo hanno come focus il sostegno ai migranti, per favorirne l’inclusione sociale ed economica, abbiamo voluto dare una mano a questi ragazzi, soli e senza riferimenti, in fuga dai loro paesi alla ricerca di un futuro migliore» ricorda Palatino.

Sono gli stessi giovani e giovanissimi che vediamo gravitare attorno alle stazioni e nelle periferie delle nostre città, finendo, spesso, preda della criminalità. Esclusi dai circuiti ufficiali, finiscono tra gli invisibili. Sottrarli a questa morsa, richiede, oltre ad un primo intervento emergenziale, un percorso personalizzato di alfabetizzazione e inserimento: «Si tratta di una questione di umanità, ma anche di una battaglia di civiltà che vale la pena combatterla, avendo di fronte lo sguardo e il sorriso dei tanti bambini e ragazzi che stiamo seguendo». Nei primi due anni di progetto (2018-2019), infatti, sono stati supportati complessivamente circa 1.400 minori, sono state organizzate oltre 500 uscite di educazione di strada e, a oggi, si contano oltre 1.700 accessi all’accoglienza di bassa soglia; sono stati tenuti 400 corsi di prima alfabetizzazione e 900 interventi psico-socio-educativi. Numeri che parlano di un grande progetto che, non a caso, ha incontrato il plauso delle università responsabili del suo monitoraggio: l’ultimo report lo segnala come “piano di alta rilevanza”, in quanto promotore di un modello di presa in carico della persona a tutto tondo e rispettoso delle esigenze della singola persona. Sapere che tutto sta avendo un seguito, grazie all’iniziativa e all’impegno di tanti educatori, volontari e amministratori, è di forte auspicio per il loro e nostro futuro.

di Silvia Camisasca

(26 ottobre 2020)

Dirigenti di enti di Terzo Settore: all’UPS il nuovo corso di alta formazione con Salesiani per il Sociale APS e Forum del Terzo Settore

La Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana, attraverso l’Istituto di Metodologia Pedagogica, in collaborazione con l’associazione Salesiani per il Sociale APS ed il Forum Nazionale del Terzo Settore, organizzano un corso di alta formazione per Dirigenti di Enti di Terzo Settore.

Il riassetto del comparto del Terzo Settore, guidato dalle linee della legge di riforma (L. 106/2006) e dai successivi dispositivi applicativi, come il Codice del terzo settore (D. Lgs 117/17) impone un aggiornamento nella gestione e nel coordinamento di questi Enti che sono appunto coinvolti in una grande stagione di cambiamenti.

Il percorso universitario intende quindi formare i dirigenti del Terzo Settore affinché siano in grado di rispondere ai bisogni sociali, culturali e individuali, di valorizzare la mission della propria organizzazione e di assumere decisioni per il bene delle comunità nelle quali operano. I destinatari sono figure dirigenziali interessate ad approfondire competenze di pianificazione strategica e sviluppo di particolari aree del proprio ente di appartenenza. Persone orientate alla dirigenza e che intendono acquisire elementi formativi per una gestione competente di Enti del Terzo Settore, o che vogliono qualificare un ruolo attuale o imminente.

“In un momento storico in cui il Terzo Settore è chiamato a dare risposte nuove nel sociale, ad avere la capacità di leggere bisogni, necessità che cambiano di continuo, come Salesiani in Italia abbiamo voluto promuovere un percorso formativo di alto livello per dirigenti degli enti del Terzo Settore. Crediamo che la formazione sia il punto cardine per riuscire a vincere la sfida nel sociale”, spiega don Roberto Dal Molin, presidente di Salesiani per il Sociale APS.

“Il Terzo settore è l’unico che ha registrato, dal 2008 ad oggi – prima della crisi del Coronovirus – una costante crescita in termini numerici ed economici, tanto da essere interessato da una riforma che ha l’obiettivo di ridisegnarne il perimetro e riconfigurarne il quadro normativo. Crediamo che in questo momento sia di grande importanza investire sulla formazione dei soggetti interessati da questa riforma, perché siano in grado di gestire con competenza le proprie organizzazioni e di rispondere ai nuovi bisogni emergenti nelle comunità”, così Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore.

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METODOLOGIA
Lezioni frontali, laboratori di formazione, tirocini e lezioni di approfondimento, in presenza e a distanza, dando priorità, nei fine settimana predisposti da calendario, alla formazione in presenza.

CONTENUTI
A partire da una serie di temi generatori presentati da autorevoli esperti, i contenuti saranno sviluppati nell’ambito delle seguenti aree:
• sviluppo e trasformazioni del terzo settore;
• organizzazione e gestione;
• comunicazione e strategie di fundraising;
• diritto;
• amministrazione e fiscalità;
imprenditorialità – generatività nel contesto delle dinamiche di sviluppo umano, sociale e locale.

COMITATO SCIENTIFICO
Dott. Carlo Borgomeo, Dott.ssa Claudia Fiaschi, Prof. Leonardo Becchetti, Prof. Emanuele Rossi, Prof. Mauro Mantovani.

DURATA DEL CORSO
Novembre 2020 – Novembre 2021.

QUOTA DI ISCRIZIONE
Comprensiva di materiali, sussidi, registrazione e certificazioni, accesso alla piattaforma online, card servizi universitari e accesso alla biblioteca: 3.000,00.

IN.S.I.E.ME, concluso il progetto di Salesiani per il Sociale contro la povertà educativa minorile

L’8 luglio si è concluso il progetto IN.S.I.E.ME di Salesiani per il Sociale APS, CGS Aps e TGS: a causa dell’emergenza sanitaria non è stato possibile realizzare il seminario finale. In 18 mesi sono stati raggiunti 490 minori, 340 docenti e 292 genitori: il ringraziamento più grande va agli operatori delle sedi, persone qualificate con grande passione educativa che hanno portato avanti il progetto, anche nella difficoltà dovuta al Covid-19.

Assemblea Salesiani per il Sociale APS: Ci sarà ancora di più bisogno di noi

Sabato 4 luglio si è tenuta l’assemblea straordinaria e ordinaria di Salesiani per il Sociale APS. Vista l’emergenza sanitaria in corso e le restrizioni ancora in vigore, si è svolta in modalità a distanza. L’assemblea ordinaria ha visto la relazione del presidente, la relazione di missione, la presentazione e l’approvazione del bilancio e la condivisione delle attività da parte dei comitati Interregionali.

Il saluto è toccato a don Stefano Aspettati, superiore dell’Ispettoria dell’Italia Centrale e ispettore delegato all’Emarginazione e disagio che ha sottolineato come in questo tempo di emergenza, si è tenuto “alle persone che ci stanno più a cuore, ovvero quella porzione più delicata della società”:

“Anche se l’anno di competenza di tale relazione è strettamente il 2019 non possiamo non dire che i mesi da marzo a giugno del 2020 avranno nella nostra memoria un ricordo indelebile: dal numero dei morti (solo in Italia a oggi 34.818) e dei contagiati al blocco delle attività non essenziali alla restrizione nelle proprie abitazioni. Sono state innumerevoli le analisi e le riflessioni che abbiamo ascoltato e fatto in questo periodo anche se una valutazione complessiva è ancora prematura, non è andato tutto bene come si auspicava e le conseguenze avranno dei riverberi più avanti nel tempo”, ha detto don Roberto Dal Molin, presidente di Salesiani per il Sociale APS, nella sua relazione.

Raccontando la vita associativa del 2019, don Roberto Dal Molin ha sottolineato come “di fronte a situazione difficili in cui “non si vedeva una luce in fondo al tunnel” è stato bello riscontrare come tanti abbiano risposto: “sarò io la luce in fondo al tunnel” dando corpo allo spirito di Don Bosco che invita a “fare il bene” non nonostante ma attraverso le difficoltà”.

Durante il 2019 Salesiani per il Sociale APS è stata impegnata su molti fronti, con molti progetti d’intervento a favore di categorie (minori e giovani) svantaggiate e in condizione di esclusione sociale, progetti sostenuti dal contributo di istituzioni pubbliche, fondazioni private e dai tanti donatori che ogni giorno ci sostengono con la loro vicinanza. Per il Sevizio Civile Universale, sospeso a causa del Covid-19 e poi ripreso, ci sono 997 volontari in attività in Italia e 32 all’estero.

Dai Comitati interregionali – Don Bosco al Sud; Italia Centrale e Piemonte e Valle d’Aosta – oltre alla relazione su quanto fatto, è emersa l’importanza del lavoro fatto in rete e con costanza soprattutto nel periodo di emergenza grazie all’impegno degli educatori: altrimenti, i ragazzi seguiti non avrebbero avuto alcun sostegno.

“Abbiamo sentito dire come l’emergenza sanitaria sia stata una “lente di ingrandimento” che ha fatto vedere meglio e il peggio delle situazioni sociali in cui operiamo; ancora, una sorta di “acceleratore di cambiamento” che non sarà per forza solo migliorativo. Con sguardo pieno di speranza e mani operose ci apprestiamo ad affrontare l’allargarsi di situazioni di fragilità specie giovanile a causa della pandemia; ci sarà ancora più bisogno dei nostri interventi per contrastare la povertà educativa e dare il nostro contributo per una società coesa e inclusiva dei più svantaggiati”, ha concluso don Roberto Dal Molin.