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Festa Don Bosco, salesiani: la Fratellanza spalanca il cuore dei giovani

Riportiamo l’intervista realizzata da Radio Vaticana al Rettor Maggiore in occasione della Festa di Don Bosco.

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Gabriella Ceraso – Città del Vaticano 

Tutto pronto a Torino per le celebrazioni che porteranno a domenica 31 gennaio, festa di San Giovanni Bosco, quest’anno anche in diretta Tv per quanti, in ragione dell’emergenza sanitaria non potranno raggiungere le Chiese per le Messe. A Torino punto di riferimento sarà la Basilica di Maria Ausiliatrice, alle 9.30, dove a presiedere sarà l’arcivescovo Cesare Nosiglia, e a Roma la Basilica del Sacro Cuore di Gesù dove il Rettor Maggiore dei salesiani, don Ángel Fernández Artime, celebrerà la Messa. A lui abbiamo chiesto di guardare il mondo di oggi con gli occhi di Don Bosco, “padre e maestro della gioventù”, e di riflettere su temi forti quali la fratellanza, l’educazione, i giovani e la sfida della pandemia che ha travolto anche le opere salesiane presenti in 132 Paesi di 5 continenti. Oltre 100 i religiosi morti, eppure anche da questo, come chiede pure il Papa, ne è nata un’esperienza dai tratti tipicamente salesiani: creatività, vicinanza e sorriso.

Come la realtà di oggi interpella la spiritualità salesiana? Con quali priorità nella crisi economica, nell’isolamento creato dalla pandemia, nelle nuove forme di comunicazione anche religiosa, si muovono i salesiani?

R. – In quest’anno trascorso abbiamo cercato di rispondere alla realtà che ci si è presentata, ispirandoci innanzitutto al nostro carisma, a partire dal garantire la nostra presenza, certo con le regole che oggi dobbiamo rispettare e responsabilmente. Ho detto sempre ai sacerdoti, in questo tempo, che nulla poteva costringerci alle chiusure, non potevamo cioè rinunciare alla creatività e ad essere vicini alle famiglie dei nostri ragazzi. Quindi vicinanza, attraverso iniziative concrete rivolte alle persone più in difficoltà. E in secondo luogo, come sempre accade all’inizio dell’anno, ci siamo dati un orientamento: per il 2021 è “Mossi dalla speranza”. Dunque, anche sorretti dalla guida di Papa Francesco, dalle sue parole, vogliamo puntare alla speranza, altrimenti la vita perde la sua dinamica e la sua aderenza alla realtà.

La vostra presenza missionaria nel mondo è filo che tesse ovunque fraternità e carità, qualcosa di molto vicino al tema chiave di Francesco “Fratellanza” la parola chiave. Questo è stato l’anno della enciclica “Fratelli tutti” e tra poco saranno due anni dalla Dichiarazione di Abu Dhabi. Che valore date, come figli di Don Bosco, alla parola “Fratellanza”?

R. – Potete immaginare la nostra condivisione e l’adesione con tutto il cuore al magistero del Papa, sia per la sua freschezza pastorale sia perché è nella tradizione salesiana di Don Bosco essere sempre di sostegno al Papa, a tutti i Papi. Ecco, è nel solco di questa sintonia che abbiamo preso a cuore la proposta della Fratellanza. Per noi la “fratellanza” è la grande porta che ci apre il cuore e che permette, nei nostri spazi educativi, di seminare amicizia, di avere rapporti di grande rispetto e accoglienza – qualità primarie del nostro carisma – ma è anche ciò che ci permette di cercare sempre, come educatori, la giustizia. Per noi “fratellanza” è espressione di solidarietà e carità, è poter dire al cuore dei giovani che un mondo migliore è possibile, un mondo più giusto non è un’utopia. Noi crediamo che giorno dopo giorno possiamo costruirlo. E allora, facciamo proprio il termine “fratellanza” e lo plasmiamo traducendolo in senso educativo e questo prende forma ovunque, e ha successo anche là dove i cattolici sono una minoranza, perchè non è un discorso solo religioso.

I giovani e l’educazione, campo per eccellenza dei salesiani. Che lettura dare al disagio che registriamo in questi mesi: dalle resse per strada in tempi di lockdown, alle giovanissime vittime dei videogames e dei social ormai nuovi compagni di vita, fino ai femminicidi che arrivano a coinvolgere gli adolescenti in modo anche brutale?

R. – Una domanda che mi fa veramente molto molto piacere, perchè la realtà che ci sta intorno effettivamente mi colpisce. Sapere di ragazzi vittime di videogiochi, anzi schiavi della rete oppure violenti anche se giovanissimi. Vedo tante situazioni di rischio che mi ricordano la Torino di Don Bosco, anche se con elementi culturali differenti. Dunque quale aiuto, quale risposta dare? Uno dei tratti caratteristici dell’educare con occhi salesiani è la vicinanza alle famiglie, spesso spezzate, e la vicinanza ai ragazzi là dove si trovano, nel loro mondo. Essere presenza educativa in mezzo a loro, una presenza educativa amichevole, proprio come ha fatto Don Bosco a Valdocco andando per le strade e facendosi amico dei ragazzi e poi offrendo loro attività che li coinvolgessero nell’aiuto ai poveri. Importante è coinvolgere soprattutto i ragazzi che non sanno cosa fare della loro vita, che non hanno chiaro il loro cammino: si tratta di offrire loro attività per i poveri, attività che li mettano in collegamento con realtà di amicizia e di comunità, come può essere un oratorio o un centro giovanile. Lo sperimento ogni giorno qui a Roma dove mi trovo.  In una delle prime case di Don Bosco, al Sacro Cuore di Gesù, ci sono tanti giovani, ragazzi e ragazze, che la sera escono per andare a portare cibo, panini, coperte e assistenza umana a chi è in strada. Bene,  la cosa che imparo è questa : quando offriamo ai ragazzi ideali alti e iniziative belle, si apre per loro un mondo così interessante e speciale che fa in modo che altri cammini non siano più possibili. Fare loro proposte positive dunque, quando tutto intorno vivono solo esperienze negative.

L’educazione è un tema centrale anche per il Papa che ha ideato il ” Patto globale per l’educazione”, ma lo è pure per l’Europa, tra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Quale il contributo che i Salesiani possono dare a questo progetto dalle buone pratiche che nel mondo sperimentate anche in contesti difficilissimi?

R. – Vi rispondo umilmente, portandovi il nostro piccolo contributo. Riteniamo, e questa è una verità indiscutibile, che lo strumento più efficace che c’è oggi nel mondo sia l’educazione. Essa è il grande investimento delle nazioni e dei popoli, che garantisce una società migliore e più solida. E lo dico a voce alta e forte. Come famiglia salesiana, crediamo nello strumento dell’educazione e aderiamo pienamente al “Patto educativo globale” lanciato dal Papa, che propone un nuovo sguardo, propone un’apertura agli altri che è l’esatto contrario di quanto vediamo oggi. Il Patto propone un nuovo modo di pensare e di pensarci: seminare questo oggi significa raccogliere frutti nel futuro. Il Patto guarda tantissimo ai rapporti umani e li mette al centro, e questo non si può perdere. Una Europa che ragiona solo in termini economici prima o poi avrà grossi problemi. Una Europa che invece mette diritti e rapporti umani di qualità al centro, raccoglierà frutti in termini di garanzie, democrazia , umanità e rispetto. Di nuovo cito Don Bosco che, quando andava a chiedere aiuto per fare scuola e dare da mangiare ai suoi ragazzi, diceva ai cittadini di Torino: “Se non aiutate oggi questi ragazzi, domani saranno loro che arriveranno a chiedervi con la forza i soldi, minacciandovi”. Certo è un’espressione plastica, ma vuol dire che la formazione è un modo di garantire un’altra realtà, più giusta e migliore, e penso che lo sappiamo tutti. Per questo dico che l’adesione al Patto educativo voluto dal Papa mi sembra una brillantissima idea e un’opportunità molto interessante a cui noi aderiamo pienamente.

In questo tempo di pandemia che ha colpito anche la famiglia salesiana come il resto del mondo, il Papa non ci ha fatto mai mancare le sue parole di guida e il suo sguardo interpretativo. Che valore date al magistero Pontificio in questo contesto così drammatico e come lo state vivendo?

R. -In questo tempo di pandemia, posso dire che, anche noi, siamo stati molto colpiti nelle missioni che abbiamo nel mondo. Una tragedia ci ha investito senza fare distinzioni. Come famiglia di Don Bosco abbiamo perso finora 102 salesiani, specie in Europa e in America e non si tratta solo di anziani. Tante volte abbiamo perso giovani confratelli pieni di gioia e forza di vita pastorale. Dunque è una realtà per noi molto dolorosa, come lo è per le famiglie che hanno pianto i loro cari tanto amati e che ora vivono in difficoltà economiche grandissime. Il magistero del Papa in questo ci è di guida: è la guida più autorevole e ascoltata. Dunque pandemia per noi è stato dolore, ma anche una spinta a camminare cercando la luce nell’oscurità Un tempo di creatività educativa, è stato tempo di vicinanza ai più colpiti. Solidarietà e carità sono state messe in atto in modo tangibile. Ci siamo detti infatti sin dall’inizio: come possiamo rispondere al Covid in modo salesiano? E allora abbiamo condiviso tante esperienze e servizi per chi ha meno e ne sono nate cose bellissime. In particolare da tutto il mondo siamo riusciti a raccogliere 9 milioni di euro da distribuire in 63 nazioni con 143 piccoli progetti di sostegno a realtà locali. Ecco, questo è stato un modo semplice per dire: non pensiamo solo a noi stessi ed alla nostra salute, ma, come faceva Don Bosco quando scendeva in strada a cercare i ragazzi da soccorrere, rispondiamo con la stessa forza. E allora creatività e coraggio! Questo è oggi il nostro contributo.

Circolo CGS Dorico: un “format” che mette in connessione e fa interagire

E’ stata un’intuizione e anche una sfida per i giovani animatori del C.G.S. Dorico (Cinecircoli Giovanili Socioculturali) l’idea di cercare un format adatto a viaggiare e a comunicare durante la pandemia, nell’isolamento del lockdown primaverile.

Lo strumento individuato dal team di 20-24enni anconetani, incoraggiati e supervisionati da senior/Boomers dell’associazione, è stato subito Instagram, per l’immediatezza comunicativa visuale che tramite like, commenti, risposte facilita l’interattività.   

L’obiettivo principale era infatti quello di “interagire” con la rete, non di avere semplici spettatori o uditori; argomento portante il Cinema e la cultura multimediale, fatta ormai non più solo di film, ma sempre più anche di corti, serie televisive, drama, saghe, youtubers; la tecnica di aggancio quella del gioco in Rete, con tanto di punteggi da aggiornare ogni sabato.

Certo lo spirito dell’animazione e del gioco è quello respirato in anni di formazione culturale associativa C.G.S. di impronta salesiana… E la formula ha funzionato: una pagina per ogni giorno della settimana, con risposte da dare, preferenze da esprimere e curiosità da spizzicare (Quiz&Tips, Degni di Nota, Ring) e alla fine una Sabattle a colpi di preferenze su sfide tra Serie, Film, Video musicali e altro.

La cosa è stata captata in quest’autunno dalla Commissione per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Ancona-Osimo e presentata al Convegno “La comunicazione ai tempi del Covid” tenutosi ad Ancona il 18 settembre scorso con il giornalista di Radio Vaticana Fabio Colagrande.

Recentemente la notizia è rimbalzata su “Avvenire”, che ha segnalato con un articolo nella rubrica Portaparola del 26 novembre l’originale approccio di matrice tipicamente salesiana e, di seguito, la redazione regionale del TG Marche ha intervistato i responsabili del progetto…

Ad attirare l’attenzione è stata la peculiarità, in ambito ecclesiale, di un lavoro coinvolgente fatto da giovani per altri giovani diverso dai format, pure diffusissimi e ricercati (ma forse prevalentemente da altri target) orientati decisamente sulla dimensione celebrativo-comunitaria (Messe e incontri di preghiera streaming, ad esempio) o delle riflessioni valoriali/religiose.

Nella pagina Instagram del C.G.S. Dorico di Ancona è apparsa una proposta partita da “ciò che i giovani amano”, per dirla con Don Bosco: in periodo di lockdown, perché non confrontarsi e “giocare” su quei prodotti multimediali divenuti quasi gli unici spazi di intrattenimento-relazione? Di qui la realizzazione del progetto, con inserti tecnici in grado di stimolare il senso critico e la curiosità intellettuale, ma senza sfoggio di cultura o pretesa di ammaestramenti morali, a partire cioè dalla relazione tra pari.

D’altra parte, se è vero che il nome Instagram è stato coniato dall’unione tra Instant Camera + Telegram, l’immediatezza della comunicazione è la chiave giusta per cercare di sfruttare costruttivamente questo social.

Nadia Ciambrignoni

Le Messe e altre preghiere tutti i giorni in tv: come (e dove) seguirle

Pubblichiamo un articolo di Avvenire con le indicazioni per seguire le Messe e le altre preghiere in tv e in radio ogni giorno.

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Le chiese sono aperte ma in tutta Italia le celebrazioni sono sospese fino al 3 aprile. Ecco come si può seguire da casa ogni giorno la Messa e le altre devozioni:

Tv2000, in palinsesto 3 Messe al giorno

Tv2000 incrementa gli appuntamenti religiosi: le Messe quotidiane in diretta su Tv2000 (canale 28, 157 Sky e in streaming https://www.tv2000.it/live/) diventano tre.

1) Alle ore 7.00 la Messa celebrata da papa Francesco nella cappella di Santa Marta.

2) Alle 8.30 dalla Cappella del Policlinico Gemelli dal lunedì al venerdì e dalla Chiesa del Crocifisso di Cosenza il sabato e la domenica

3) Da mercoledì 11 marzo alle ore 19.00 ci sarà una Messa dal Santuario del Divino Amore celebrata per tutta la prima settimana dal vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il cardinale Angelo De Donatis.

Su Tv2000 si può seguire anche il Rosario alle 5.00, alle 6.50, alle 18.00 in diretta da Lourdes e alle 20.00 a Maria che scioglie i nodi.

Nuovo programma di Radio Vaticana

“In prima linea – vivere con fede al tempo del coronavirus”. È il nuovo programma di Radio Vaticana per dar voce alle tante persone che in questi giorni testimoniano il Vangelo aiutando gli altri. “Ci siamo lasciati interrogare dal Papa – sottolinea Massimiliano Menichetti, Responsabile di Radio Vaticana Vatican News – che oggi ha deciso di celebrare in diretta la Messa a Casa Santa Marta, permettendo a tutto il mondo di pregare con lui. Francesco ha offerto la Messa per ‘gli ammalati, per i medici, gli infermieri, i volontari che tanto aiutano, i familiari, per gli anziani che stanno nelle case di riposo, per i carcerati che sono rinchiusi‘”: saranno loto i protagonisti di “In prima linea”. Il nuovo programma audio che si potrà ascoltare da questa sera alle 17:05 sulle frequenze di 105 Fm e 103.8 Fm, sulla radio digitale (DAB+) in tutta Italia, e sarà anche scaricabile in podcast e sulle nostre App ‘RADIO VATICANA’ e ‘VATICAN NEWS'”.
“Non vogliamo raccontare solamente le tante situazioni che l’Italia, il mondo vive a causa di questa epidemia da COVID-19, a ascoltare, raccogliere, condividere storie e voci, soprattutto portare quello sguardo più grande che sgorga dal Vangelo, capace di riempire i cuori, per non lasciare nessuno da solo. Un programma che abbiamo pensato per tutti, anche se guarderà in particolare agli anziani, ai carcerati, agli ammalati, e soprattutto a chi è in ‘Prima Linea’ contro l’epidemia”.