Articoli

Adorazione eucaristica per la pace in Ucraina: il 14 settembre in ogni Chiesa d’Europa

Aderendo all’iniziativa lanciata dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), la Conferenza Episcopale Italiana partecipa al gesto comunitario di solidarietà per l’Ucraina con un momento di adorazione eucaristica che si terrà nel pomeriggio del 14 settembre.

Nelle parrocchie e nelle diocesi di tutta Italia, si invocherà il dono della pace per l’Ucraina, terra martoriata da una guerra che dura ormai da vari mesi.

“In questo giorno in cui la liturgia della Chiesa celebra la festa dell’Esaltazione della santa Croce, ci uniamo con tutte le Chiese d’Europa per implorare da Dio il dono di una pace duratura nel nostro continente. In modo particolare, vogliamo pregare per il popolo ucraino perché sia liberato dal flagello della guerra e dell’odio”.

Sono le parole della preghiera contenuta nel sussidio preparato per l’occasione dall’Ufficio Liturgico Nazionale.

Il Papa invita ad «ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace. E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra! Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre “fratello”, e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam! Amen».

Convegno Nazionale di PG a Lignano: il programma e i relatori

Dopo due anni, torna l’appuntamento nazionale di PG. Il Convegno si terrà dal 30 maggio al 2 giugno a Lignano Sabbiadoro e avrà come tema La fede nell’imprevedibile.

È disponibile il programma con i relatori (si può scaricare dal pulsante): “Apriremo con un dialogo a tre voci su cosa significhi oggi uscire dal buio nel quale, peraltro, siamo ancora immersi: come se non fosse bastata la pandemia, si sono aperti scenari di guerra tutt’altro che rassicuranti. Continueremo approfondendo il discorso sugli adolescenti, cantiere aperto dalla Chiesa italiana la scorsa estate. Faremo un ulteriore passo intorno al discorso della sinodalità, parola sulla bocca di tutti ma che ha bisogno di essere chiarita. Non tanto a livello teorico e infatti ci affideremo per questo passaggio a dei laboratori pratici. Nella chiusura, come sempre, proveremo a rileggere i nostri passi e a indicare (a partire dalle riflessioni fatte) le strade possibili per un impegno comune”, spiega don Michele Falabretti, responsabile nazionale di Pastorale Giovanile della CEI.

 

Vaticano – Il “fiuto” di Giovanni, il coraggio di Pietro e lo sguardo su Maria: così Papa Francesco anima i giovani ad andare avanti

Lunedì dell’Angelo 18 aprile, in una Piazza San Pietro gremita di adolescenti giunti in pellegrinaggio da tutte le parti d’Italia, Papa Francesco ha accolto e parlato ai ragazzi. Ha poi preso parola il presidente della CEI card. Gualtiero Bassetti con un momento di preghiera e meditazione, seguito da alcune testimonianze da parte dei ragazzi in relazione al capitolo 21 del Vangelo di Giovanni. L’incontro si è concluso con la preghiera della pace davanti all’immagine della Madonna Salus Popoli Romani, la Professione di fede e la benedizione finale del Santo Padre, che ha salutato i giovani con un augurio pasquale. Di seguito l’articolo pubblicato dal sito dell’ANS il 19 aprile 2022.

***

(ANS – Città del Vaticano) – Come dopo un digiuno si mangia di più per recuperare le energie perdute, così Piazza San Pietro, dopo l’astinenza dalle celebrazioni affollate a motivo della pandemia, si è riempita ieri, Lunedì dell’Angelo, 18 aprile 2022, di una marea di adolescenti italiani – circa 100mila, secondo le stime – giunti in pellegrinaggio a Roma da tutte le diocesi della penisola. È stato lo stesso Papa Francesco, con il linguaggio semplice e accattivante che usa con i ragazzi, ad utilizzare la metafora del digiuno, in apertura del suo amichevole e paterno discorso ai convenuti.

La piazza era gremita sin dalle prime ore del pomeriggio delle migliaia e migliaia di giovani partecipanti al pellegrinaggio promosso dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) sul tema #Seguimi. Dapprima ad intrattenere i giovani c’erano ospiti famosi e giovani cantanti amati dai teenager; ma l’entusiasmo è salito alle stelle verso le 17:30 circa, quando Papa Francesco è arrivato la “papamobile” in mezzo ai giovani, compiendo un lungo giro tra i vari settori per salutare da vicino quanti più adolescenti possibile.

Ha poi preso la parola il Presidente della CEI, card. Gualtiero Bassetti, che ha dato inizio al momento di preghiera con una meditazione, cui hanno fatto seguito alcune testimonianze da parte di diversi ragazzi in relazione al capitolo 21 del Vangelo di Giovanni, e in particolare la pagina dedicata alla pesca miracolosa nel Lago di Tiberiade, dopo una notte di tentativi infruttuosi.

Dopo aver ascoltato con attenzione tutti gli interventi, il Santo Padre ha preso la parola. E ha parlato chiaro ai ragazzi, senza negare le difficoltà: “Sono ancora dense le nubi che oscurano il nostro tempo. Oltre alla pandemia, l’Europa sta vivendo una guerra tremenda, mentre continuano in tante regioni della Terra ingiustizie e violenze” ha esordito.

Anche il brano evangelico meditato dai ragazzi nel loro pellegrinaggio inizia col buio delle tenebre notturne. Gli apostoli, dopo che Gesù è già risorto, sono tornati alla loro vita normale di pescatori e non mancano loro le delusioni, come le reti vuote dopo una nottata di lavoro. Capita anche oggi, anche ai ragazzi. E il Papa si immedesima bene nella loro situazione:

“Che delusione! Quando mettiamo tante energie per realizzare i nostri sogni, quando investiamo tante cose, come gli apostoli, e non risulta nulla…”

Eppure, come per gli apostoli, anche per i giovani c’è la possibilità all’alba dell’incontro con Gesù, che dà la possibilità di recuperare fatiche e tempo perso con abbondanti frutti. Per questo il Papa invita a non avere paura: del buio delle tenebre, dei propri limiti, delle difficoltà, e piuttosto esorta ad aprirsi.

“A chi? Al papà, alla mamma, all’amico, all’amica, alla persona che può aiutarvi… Non scoraggiatevi: se avete paura, mettetela alla luce e vi farà bene!”.

Poi offre loro alcuni esempi da cui trarre spunti per il successo come persone e come cristiani. Da Giovanni, il discepolo più giovane, “il fiuto”, quell’intuito tipico dei giovani che gli fa capire le cose in anticipo; e infatti Giovanni è il primo che riconosce il Signore sulla riva; da Pietro, il coraggio, quello che lo porta a buttarsi in acqua per raggiungere Gesù.

E, nei momenti di difficoltà, il Pontefice rimanda all’umanissimo gesto di ritornare a chiedere aiuto alla propria madre, in particolare a Maria, la Mamma Celeste. “Che la Madonna, la mamma che aveva quasi la vostra età quando ha ricevuto l’annuncio dell’angelo ed è rimasta incinta, che lei vi insegni a dire: ‘Eccomi!’” ha concluso il Santo Padre.

L’incontro si è concluso con la preghiera della pace davanti all’immagine della Madonna Salus Popoli Romani, la Professione di fede e la benedizione finale del Santo Padre. Che alla fine ha salutato i giovani con un augurio pasquale: “Gesù risorto sia la forza della vostra vita: andate in pace e siate felici, tutti voi: in pace e con gioia!”

 

“Seme Divento”: presentazione del progetto adolescenti della CEI

Si terrà in modalità online il 12 luglio la presentazione del progetto adolescenti della CEI, “Seme Divento”. 

Si apre davanti a noi un tempo e uno spazio che promettono di essere nuovi. Per quanto sarà nelle nostre possibilità, so che tutti faremo lo sforzo di riprendere la vita quotidiana per amore del Vangelo che ci lega e al quale ci sentiamo chiamati. In questo sento che possiamo trovare un grande terreno di condivisione e lo sento a prescindere: la fiducia che tutti siamo nella Chiesa per condividere la stessa fede e passione la tengo stretta come bene indispensabile”, spiega don Michele Falabretti, responsabile dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI. “Alcuni anni fa le Commissioni episcopali che si occupano di catechesi, famiglia e giovani, diedero mandato agli Uffici CEI di lavorare sul tempo della mistagogia e sull’età dell’adolescenza. Il processo che stiamo inaugurando nasce da quel mandato e vuole essere un grande lavoro di semina per gli adolescenti e le loro famiglie. È un’impresa comune a cui facciamo appello per tutte le realtà ecclesiali che abitano ogni territorio: le parrocchie e gli oratori, le associazioni che le animano, i movimenti e tutte le realtà legate alla vita consacrata. La tradizione educativa italiana non è del tutto sguarnita, da questo punto di vista. Numerose sono le esperienze e le tradizioni già in atto. Molte, però, sono anche le realtà che fermano la propria attenzione all’età dell’infanzia. Il sogno è che questa nuova stagione che si apre, segni anche un impegno più condiviso per incontrare gli adolescenti con tutta la comunità cristiana aprendo processi educativi che la possano rinnovare profondamente. E sperando di poter far crescere una nuova generazione di giovani”, conclude. 

Programma: 

ore 15.00 – Saluti iniziali
ore 15.15 – inizio della presentazione del progetto.
Interventi di:
Nando Pagnoncelli: presentazione indagine Ipsos sugli adolescenti, commissionata appositamente in relazione al progetto.
Pierpaolo Triani: le linee pedagogiche nell’incontro con gli adolescenti
Don Valentino Bulgarelli, fra’ Marco Vianelli, don Michele Falabretti: le dimensioni pastorali del progetto

ore 17.30 – Domande ai relatori
Fine della presentazione

 

Tavolo Ecclesiale Dipendenze, appello alle Istituzioni: La politica investa sui giovani

Pubblichiamo il comunicato stampa di Salesiani per il Sociale APS nell’ambito del Tavolo Ecclesiale Dipendenze. 

***

“E’ tempo di sogni. Costruiamo il futuro con i giovani”. E’ questo il messaggio che lancia, in occasione della Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di sostanze stupefacenti, il Tavolo Ecclesiale Dipendenze costituito presso la Caritas Italiana, a cui partecipano F.I.C.T., CNCA, Comunità Papa Giovanni XXIII, Comunità Casa dei Giovani, Salesiani per il sociale APS, CDO Opere Sociali, Comunità Emmanuel, Comunità di Sant’Egidio, Nuovi Orizzonti.

È passato più di un anno da quando il mondo che conoscevamo è stato stravolto da questa pandemia e i nostri ragazzi si sono trovati improvvisamente esposti a solitudine e a sofferenza impreviste. La pandemia ha ulteriormente messo ai margini della società i giovani e i più fragili, ha fatto emergere l’aumento dei casi di ragazzi con disturbo psichiatrico e il ricorso alle cure farmacologiche. Ma il ritardo più grave che i nostri ragazzi stanno accumulando è proprio nell’area relazionale. L’isolamento, la paura del futuro, lo sgretolarsi delle certezze, la tensione in famiglia, ma anche a volte la semplice noia, sono tutti fattori ansiogeni e di stress che hanno prodotto nei giovani un aumento di comportamenti da consumo a rischio, con l’incremento dell’abuso di psicofarmaci e di alcol, soprattutto nelle fasce di età più giovani. Nello stesso tempo, però, non dobbiamo dimenticare che i ragazzi hanno sguardi innovativi sulla società e sulle sue problematiche: ad esempio, una maggiore sensibilità ambientale, una maggiore capacità di condivisione, una propensione a utilizzare la tecnologia come strumento per affrontare le questioni. E hanno dimostrato più volte di saper gestire il protagonismo sociale con intelligenza e innovazione.

Riteniamo – come adulti e come educatori – di avere la responsabilità di essere accanto ai ragazzi promuovendo libertà e responsabilità, stimolando processi reali di autonomia e nuove forme di partecipazione diretta e di cittadinanza attiva. È più che mai urgente mettersi in ascolto di adolescenti e giovani, tornare a dare loro lo spazio e il tempo per sognare.

Per questo, in occasione della Giornata internazionale contro l’abuso  di droghe, il Tavolo Ecclesiale Dipendenze lancia un appello alle Istituzioni e alla società civile affinché i giovani diventino una priorità della politica e dell’azione collettiva nazionali. Per costruire oggi il futuro insieme a loro è necessario un lavoro strutturale e capillare nelle comunità locali, in termini di infrastruttura sociale. È essenziale un intervento forte di riequilibrio delle risorse e di contrasto a tutte le forme di povertà (economica, educativa, relazionale…) al fine di consentire l’esercizio della corresponsabilità dei giovani e la tenuta del sistema sociale.

Per quanto riguarda il settore delle dipendenze, il Tavolo chiede che si investa al più presto su cinque priorità:

  • Riscrivere immediatamente, in modo condiviso con tutti gli attori del sistema, il modello di intervento, ricostruendo i luoghi del confronto, iniziando dalla Conferenza Nazionale sulle Droghe attesa ormai da più di 11 anni.
  • Ricostruire al più presto i luoghi della relazione per e con i nostri giovani, garantendo sin da subito percorsi educativi strutturati e in presenza, capaci di restituire ai ragazzi, almeno in parte, il tempo perduto.
  • Accompagnare le famiglie, supportandole per attraversare questo periodo d’ombra caratterizzato dalla mancanza di certezze e quindi di incapacità a fornire risposte educative coerenti ai nostri figli.
  • Fornire adeguato accompagnamento e sostengo alle strutture educative specialistiche, diurne e residenziali, che si occupano di minori con dipendenze, con problemi comportamentali e con patologie psichiatriche, che in questa fase hanno dovuto approntare, nel silenzio e nell’abbandono generale, percorsi educativi-riabilitativi capaci di tenere conto delle mutate esigenze e dell’emergenza sanitaria.
  • Sviluppare in modo diffuso una qualificata rete di prossimità nei luoghi del consumo, dell’abuso della dipendenza con équipe territoriali capaci di ascolto, counseling, accoglienza e presa in carico precoce, come già previsto nei Livelli essenziali di assistenza, ma ancora disatteso nel nostro Paese.

“Ora viene il bello”, una proposta per l’estate dell’ufficio nazionale Pastorale del Turismo della CEI

Dal sito del TGS, si segnala questa iniziativa promossa dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale del Turismo, Tempo Libero e Sport della CEI.

Nel contesto del progetto “Ora viene il Bello”, proposto dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale del Turismo, Tempo Libero e Sport della Conferenza Episcopale Italiana, l’iniziativa “La Notte dei Santuari” in programma il i 1° giugno 2021 segna l’avvio di una ripartenza.

La Notte dei Santuari è un’iniziativa che intende mettere in risalto il grande valore simbolico che hanno i santuari, luoghi dello Spirito, nel tessuto sociale, culturale e spirituale del popolo di Dio. “Nei Santuari si esprime la semplicità e la profondità di una genuina spiritualità, della fede e della pietà popolare che accomuna milioni di persone che, insieme, in pellegrinaggio, camminano incontro al Signore”. (Padre Mario Magro, presidente CNS Collegamento Nazionale Santuari).

Papa Francesco nel documento Sanctuarium in Ecclesia dice: “Il Santuario possiede nella Chiesa una «grande valenza simbolica» e farsi pellegrini è una genuina professione di fede. Attraverso la contemplazione dell’immagine sacra, infatti, si attesta la speranza di sentire più forte la vicinanza di Dio che apre il cuore alla fiducia di essere ascoltati ed esauditi nei desideri più profondi”.

La Notte dei Santuari si è tenuta il 1° giugno 2021 alle 20.30. Ogni Santuario ha offerto ai propri fedeli un format locale. Lo schema comune, predisposto a livello nazionale, prevede tuttavia un “rito di apertura della Porta della Speranza e l’accensione della Lampada”. Dal 1° giugno al 17 settembre 2021, all’attraversamento della Porta, è annessa anche l’indulgenza plenaria.

“Ora viene il Bello” è il grande contenitore proposto dall’Ufficio nazione per l’estate 2021. “E’ una proposta integrata di esperienze generative sui territori che coinvolgeranno, per la prima volta insieme, i Santuari, il tempo libero, il turismo, lo sport e l’ospitalità religiosa. E’ un laboratorio di collaborazioni tra diversi enti, associazioni, incaricati regionali e diocesani che vogliono fare della rete territoriale locale un punto di forza per il domani. E’ un modo concreto attraverso cui dare, agli altri e a se stessi, la possibilità di riprendere il respiro della vita attraverso percorsi di positività che avranno nella Bellezza, in tutte le sue forme possibili e immaginabili, il punto di forza”, si legge sul sito della CEI.

Sport e ecologia integrale, per una conversione pastorale

Collaboratori dell’ufficio turismo, tempo libero e sport della Conferenza Episcopale Italiana

(NPG 2021-04-37)

Il mondo dello sport sta mostrando da anni un profondo cambiamento, nelle modalità e negli approcci alla pratica sportiva, rispetto alla popolazione dei praticanti, alle finalità per cui si pratica, ai luoghi dove viene praticato. La pandemia ha ulteriormente accelerato questo processo di metamorfosi in atto, facendo vacillare l’intero sistema e creando ulteriore sconcerto. In questo contesto, il sistema sportivo italiano e le istituzioni politiche faticano ad offrire una visione nuova di sport, convincente e proiettata al futuro.
Il magistero di Papa Francesco appare oggi come una delle poche bussole in grado di offrirci una strada sicura. È una bussola esigente, che stimola e sprona a fare un cambio di rotta deciso e talvolta radicale. La sfida è quella che il Papa nell’enciclica Laudato si’ chiama “ecologia integrale”: non si tratta di una questione esclusivamente ambientale legata alla preservazione del creato, ma si tratta essenzialmente di una questione antropologica e culturale:

La cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico[1].

La “galassia sport” oggi è segnata da innumerevoli spinte centrifughe: lo sport spettacolo, il fitness, lo sport “fai da te”, lo sport dilettantistico… Saprà giocare un ruolo da protagonista nel costruire una ecologia integrale o sarà con-centrata su se stessa alla ricerca di mantenere questo equilibrio instabile?
Quella lanciata da Papa Francesco è per lo sport una sfida complicata, ma che potrebbe rivelarsi anche un’occasione di ritrovare la propria identità vocazionale, frammentata e dispersa in molteplici finalità, spesso nemmeno troppo congeniali con lo sport stesso.
Del resto… «direi che quella dello sport è una questione fondamentalmente ecologica. L’abitante di una città moderna sta oggi in una casa sua o in un luogo impervio, che costringe alla fatica quotidiana dell’adattamento? Forse lo sport è una prova di aggiustamento spontaneo»[2]. Oggi emerge sempre di più il disagio della civiltà metropolitana «a quella che W. Sombart ha chiamato la tassametrizzazione della vita, insomma a tutte quelle condizioni che, opprimendo, fanno desiderare la fuga all’aria aperta, la libertà dalla routine»[3]. Per questo risulta sempre più urgente la valorizzazione di contesti “puliti” dallo stress della ferialità, dalla logica strettamente funzionalista, materialista ed economica, con il recupero del senso della festa, del riposo, dello svago (nel senso del «vagare fuori dalle rotte ordinarie ed obbligate”), del divertimento (nel senso etimologico del divertere), del gioco. Lo sport oggi ha un valore di “compensazione” nella vita delle persone, rappresentando un’occasione di ri-generazione della qualità della vita. «Il riconoscimento della peculiare dignità dell’essere umano molte volte contrasta con la vita caotica che devono condurre le persone nelle nostre città»[4]. Pensare alla pastorale sportiva nell’ottica dell’ecologia integrale, da un lato obbliga ciascuno ad un cambio di stile e di mentalità dal punto di vista personale, dall’altro ci pone di fronte anche alla necessità di un cambio di stile e mentalità a livello comunitario e pastorale, di riorganizzazione e ripensamento strategico dei nostri gruppi sportivi, alle loro finalità e al loro rapporto con la parrocchia e il territorio. «La conversione ecologica che si richiede per creare un dinamismo di cambiamento duraturo è anche una conversione comunitaria»[5].
A seguire si offrono alcuni spunti di riflessione alla luce della Laudato si’ che possono aiutare a delineare alcuni orientamenti per la pastorale sportiva all’interno delle nostre comunità ecclesiali, ma non solo.

 

Un decalogo per l’educazione

Ufficio Nazionale per l’Educazione, la Scuola e l’Università della CEI

(NPG 2021-03-9)

L’educazione della persona è parte essenziale della missione della Chiesa; educando, in maniera unica essa vive e condivide la gioia del Vangelo che ha ricevuto.
L’educazione è un’opera complessa che si sviluppa in ambiti, figure e ambienti diversificati. In essa la relazione occupa un posto determinante, perché al suo centro sta la persona che cresce e che chiede di essere orientata e accompagnata in «un cammino di libertà che porta alla luce quella realtà unica di ogni persona, quella realtà che è così sua, così personale, che solo Dio la conosce» (Christus vivit, 295).
La Chiesa sa di avere alleati in tante persone e istituzioni; essa stessa vuole mettersi a servizio dell’educazione di tutti, offrendo la sua originale visione della persona umana, della vita e della società, entrando in dialogo con quanti hanno a cuore il bene comune. A muoverla è una “speranza affidabile” in quel Dio che, donandoci di educare, ci rende suoi collaboratori nell’opera della creazione attraverso l’amore che salva.
Vogliamo indicare di seguito alcuni punti per disegnare quel «nuovo umanesimo in Cristo Gesù» indicato da papa Francesco sotto la cupola del Brunelleschi, a Firenze, il 10 novembre 2015. «Possiamo parlare di umanesimo solamente a partire dalla centralità di Gesù, scoprendo in Lui i tratti del volto autentico dell’uomo». È, questo, uno dei cardini della pedagogia cristiana: educare alla fede fa crescere un’umanità piena e riuscita.
La Chiesa prende la parola nel campo dell’educazione e la indirizza oltre i propri confini, consapevole – come ricorda papa Francesco – che «solo cambiando l’educazione si può cambiare il mondo».

1. Crescere ed educare nel cambiamento d’epoca
Viviamo in un mondo saturo di informazioni e in una babele di linguaggi. Tra i primi sono gli educatori ad esserne interpellati, perché hanno la responsabilità di essere veri “testimoni” e “maestri” per guidare chi viene loro affidato nei labirinti del nostro tempo. Senza cedere alla tentazione di ridurla a ricettario di “istruzioni per l’uso”, l’educazione distingue fini e mezzi, indicando i primi e utilizzando i secondi con competenza e senso critico. Educare significa praticare e insegnare l’arte del discernimento, tanto più di fronte alla sfida della rivoluzione tecnologica (e digitale), della quale comprendere il senso per imparare a dominarla più che ad esserne dominati; una proposta educativa improntata a un “nuovo umanesimo” apprezza l’apporto della tecnologia senza perdere di vista il bene integrale della persona.

2. Chiamati ad educare
Educare è vocazione umana fondamentale. È pressante il bisogno di persone conquistate dalla bellezza del compito educativo, che si dedichino alla crescita di bambini, ragazzi e giovani venuti alla ribalta della vita e che, a tale scopo, scelgano di formarsi e di farlo permanentemente. Non si nasce educatori, seppure siano importanti predisposizioni o, addirittura, carismi. Un adulto (genitore, insegnante, catechista, animatore, allenatore, istruttore, ecc.), consapevole della propria responsabilità educativa, si prende cura anzitutto di sé e della propria formazione; solo così diventa persona equilibrata e matura, testimone di vita ed educatore competente. Veri educatori sono persone autentiche e umili, autorevoli e capaci di mettersi in ascolto.
Per molti adulti sono forti le tentazioni della delega e della rinuncia educativa, mossi magari da un senso di inadeguatezza. Poiché “non si può non educare”, un adulto sa trovare il coraggio della propria responsabilità e del compito di aiutare e sostenere le nuove generazioni. La Chiesa accompagna con convinzione questo impegno educativo diffuso, che custodisce il presente e prepara il futuro prendendosi cura di chi sta crescendo nutrendolo con l’esempio di adulti maturi.

3. Educare è generare il nuovo
Educare è una scommessa sul futuro, promozione di novità, apertura al cambiamento. Ogni educatore fa suo un atteggiamento positivo, fiducioso nelle potenzialità delle nuove generazioni e nella loro capacità di costruire un futuro migliore.
L’educazione è un processo generativo, aperto sul nuovo e mirante alla crescita della persona nella sua totalità e allo sviluppo di tutte le sue migliori potenzialità. L’educazione è un atto creativo che genera il nuovo.
Perciò la prima virtù dell’educatore è la speranza; non la speranza ingenua che alla fine le cose si aggiusteranno come per magia, ma quella speranza affidabile fondata su Qualcuno che non delude.

4. La persona è il fine unico dell’educazione
La persona è il centro e il fine dell’educazione; non può mai diventare il mezzo di un progetto educativo sia pure animato delle migliori intenzioni.
L’educazione non è uno sviluppo solo intellettuale ma un processo che investe l’intera persona. Ogni educatore è consapevole di essere il mediatore di un umanesimo centrato sulla promozione di ciascuna persona per quello che è e per quello che può diventare. Fondamento di ogni azione educativa è l’amore. Amare chi si educa vuol dire rispettare la sua libertà e farne al tempo stesso il fine e il mezzo dell’azione educativa: educare con libertà alla libertà. Solo così viene riconosciuto il valore della persona da educare, alla cui disposizione l’educatore si pone con spirito di servizio. La stessa educazione religiosa, compito proprio della Chiesa, si fonda sulla libertà personale, senza la quale essa finirebbe per tradire la natura della persona: la religione è per l’uomo e non l’uomo per la religione.

5. L’educazione è relazione
Se il centro dell’azione educativa è la persona, l’educazione è essenzialmente relazione tra persone, ognuna delle quali deve prendersi cura di sé e dell’altra. Spersonalizzare l’educazione significa snaturarla, cosificarla, trasformarla in azione tecnica o strumentale, chiusa all’apertura generativa nei confronti dell’altro e della realtà tutta.
La relazione educativa non isola le persone coinvolte, poiché si colloca in un determinato contesto di tempo e di spazio; essa si svolge all’interno di una rete di relazioni significative che danno forma a luoghi e ambienti e a sua volta ne risente. Essa ha come fine la fraternità, alla quale l’educazione si apre e conduce, fino a contemplare la relazione con l’Altro, l’Assoluto, il Trascendente, sempre presente come confine delle esperienze umane e al tempo stesso condizione della piena e autentica realizzazione della persona.

6. Solo una comunità educa
Non ci si educa e non si educa da soli. L’educazione è il risultato dell’azione congiunta di una molteplicità di ambienti e contesti; non è realistico immaginare di prevenire o limitare gli effetti educativi mediati, oggi, da attori spesso incontrollabili.
La prima comunità educante è la famiglia. La sua attività generativa ed educativa è un riflesso dell’opera creatrice del Padre. Alla famiglia spetta il primario diritto e dovere dell’educazione dei figli; con essa sono chiamate a collaborare la Chiesa e tutte le altre agenzie educative e sociali.
È noto il proverbio africano: “per educare un bambino ci vuole un villaggio”. Tutti siamo coinvolti nell’impegno educativo e ne portiamo una responsabilità che non può essere delegata solo ad alcuni. È indispensabile recuperare lo spirito di comunità, oggi potentemente minacciato dall’individualismo. Al sospetto nei confronti di educatori e agenzie educative deve sostituirsi la reciproca fiducia, che consenta di stabilire nuove e fattive alleanze educative: tra le diverse generazioni, tra famiglia e scuola, tra società civile e istituzioni, tra Chiesa e territorio, tra singoli e gruppi.

7. Educare sempre
Il processo educativo dura tutta la vita (lifelong learning) e coinvolge ogni contesto di vita (lifewide learning). L’educazione si compie sempre e in qualsiasi ambiente: formale (nelle istituzioni dedicate), informale (nell’esperienza quotidiana) e non formale (scelta volontariamente). Ogni esperienza di vita può essere fonte di educazione personale, perciò richiede grande attenzione (da parte del potenziale educatore) e disponibilità (da parte del potenziale educando).
L’educazione non è tutto, ma tutto ha bisogno di educazione e contribuisce ad essa: il lavoro, la politica, l’economia, la sanità, la scienza, la comunicazione, lo sport, l’arte. Anche la Chiesa deve scoprire sempre nuove modalità di evangelizzazione e di educazione, nella fedeltà costante al messaggio evangelico.

8. Educare con un progetto
Anche se esistono contesti di educazione informale, l’educazione non può essere un’azione casuale: occorre un progetto preciso, frutto di una esplicita intenzionalità educativa, senza il quale gli effetti rischiano di essere diversi, se non opposti, da quelli attesi.
La missione educativa della Chiesa abbraccia innanzitutto il compito di annunciare il Vangelo; in essa ognuno viene educato ai valori del bene, del vero e del bello. La sua opera educativa è efficace solo se essa agisce come una vera comunità. L’educazione offerta dalla Chiesa è offerta indivisibilmente alla persona e al credente, cerca la pienezza della sua umanità.

9. Abbiamo fiducia nella scuola
La scuola attraversa da tempo un periodo di crisi, che le fa perdere identità e prestigio sociale: in una società mediamente alfabetizzata, l’istruzione di base offerta dalla scuola non fa più la differenza e tende ad essere svalutata. La comunità cristiana intende dare fiducia alla scuola, sostenere la sua credibilità, stringere con essa un’alleanza educativa basata sulla reciproca stima, eliminando distanze e forme di reciproco sospetto. Non si tratta di “occupare” la scuola, ma di restituirle il ruolo sociale che merita, essendo rimasta uno dei pochi presìdi culturali in una società che non sembra credere al valore della cultura.

10. Ampliare la missione educativa delle comunità cristiane
Le comunità cristiane legano spesso la loro azione educativa ad alcuni momenti tradizionali (preparazione ai sacramenti, catechesi ai più piccoli, omelia domenicale), trascurando la formazione permanente di cui, oggi più di ieri, c’è incondizionatamente bisogno. In un vuoto educativo generalizzato le comunità cristiane (parrocchie, istituti religiosi, associazioni, movimenti, gruppi) sono chiamate a riscoprire la loro funzione educativa e ampliare la loro offerta con iniziative di formazione permanente: percorsi di formazione biblica e teologica, corsi di formazione etica e politica, attività educative rivolte ai genitori, proposte educative rivolte ad adolescenti e giovani, ecc. La stessa pratica del volontariato chiede di essere accompagnata da proposte di riflessione e formazione per non scadere in un generico attivismo. La formazione offerta dalla comunità cristiana non si può limitare alla sfera religiosa ma si deve aprire, con provata competenza, a tutta la realtà umana. In questo contesto si colloca anche la missione della scuola cattolica e delle altre istituzioni formative cattoliche o di ispirazione cristiana, fino all’università. Esse sono il segno concreto di una azione corale di tutta la Chiesa che, al termine del decennio pastorale dedicato a “Educare alla vita buona del Vangelo”, è ancora più consapevole della necessità e della bellezza di educare ancora e di educare sempre.

 

CEI – Sport4Joy – Percorso di formazione 2021

Dal sito dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero turismo e sport il percorso di formazione che ha costruito per questo nuovo anno pastorale.

***

Un tempo per riflettere è la proposta che l’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport ha costruito per questo nuovo anno pastorale.

Una proposta per aiutare gli incaricati regionali e diocesani, ma anche i nostri enti, i nostri organismi e le nostre associazioni sportive, a formare competenze per il futuro che ha tre attenzio­ni particolari: la formazione, l’accessibilità e la collabo­razione con gli altri Uffici e Servizi della CEI.

LA FORMAZIONE.

Cogliamo l’attimo di questo “disagio globale” per stare per un attimo fermi a con­dividere riflessioni e pro­spettive, approfittando per formare a livello regionale e diocesano dei collaboratori che aiutino gli incaricati re­gionali e diocesani a mettere in atto una bella pastorale dello sport.

L’ACCESSIBILITÀ.

La pandemia che stiamo attraversando ha messo in evidenza quanto è brutto non poter fare qualcosa. Pensiamo a quanto è bello poter pensare i nostri mon­di accessibili, perché tutti possano vivere esperienze trasfiguranti.

LA COLLABORAZIONE.

Diventa sempre più urgente e necessario intraprende­re la strada della pastorale integrata  e lo sport può essere un laboratorio dove misurarla e allenarla. Attraverso queste tre parole vivremo un anno intenso, se­gnato da appuntamenti che non hanno il senso dell’im­pegno, ma dell’appuntamen­to possibile, per accorda­re ancora meglio il nostro cammino e il nostro servizio particolare nelle Chiese che sono in Italia.

Le riflessioni raccolte potrebbero essere raccolte in due volumi da uti­lizzare nella formazione delle equipe regionali e diocesane della pastorale sportiva.