Salesiani Gela, in un video i bambini dell’oratorio ringraziano le forze dell’ordine

Per ringraziare le forze dell’ordine e quanti si stanno impegnando in questo tempo di emergenza sanitaria, i bambini dell’oratorio salesiano di Gela hanno realizzato un video:

Note di Pastorale Giovanile, online e gratuito il numero di aprile 2020

In accordo con la casa editrice Elledici, il numero 04/2020 di Note di Pastorale Giovanile sarà  disponibile online e gratuitamente:

Cari Amici, gentili Amiche,

accanto al pianto per chi non ce l’ha fatta, alla solidarietà per chi è in prima linea, e alla vicinanza per chi vive ancor più nel precariato, vogliamo mettere il nostro piccolo a disposizione per il ritorno alla normalità del quotidiano, dell’educativo, dell’evangelizzazione, della cura ai nostri giovani.
In questo numero di NPG che offriamo completo in PDF (e per cui ringraziamo l’Editrice e la Direzione NPG), il tema del dossier è quanto mai attuale, con tutte le forme di digitale di grande uso (informativo, didattico, culturale, socializzante, ricreativo…) in questo tempo di “reclusione”.
Dunque… TUTTI CONNESSI. E POI? Le sfide antropologiche, educative e pastorali dell’ambiente digitale.
Seguono approfondimenti sul tema, tutti ripresi da articoli precedenti in NPG e nel sito: che merita riprendere!
Poi le RUBRICHE, questa volta tutte linkate al corrispettivo nella rivista e nel sito.
Tra esse segnaliamo la chiusura di “Storia artistica della salvezza”, una quasi enciclopedia di pittura, scultura, mosaci e vetrate che narrano visivamente lungo i secoli la multiforme strada dell’alleanza Dio-uomo.
Continuano poi le rubriche sulla famiglia, sull’accompagnamento educativo, sui santi di oggi come veri modelli-esempi, circa una liturgia più viva e corretta, vivaci esperienze scolastiche e universitarie, e schede per una PG rinnovata.
Cose belle, cose serie, cose che aiutano l’educatore nel suo arduo, bellissimo compito!

Un caro saluto, buon cammino di rientro alla stupenda normalità.

Con amicizia.

Giancarlo De Nicolò
redazione di NPG

Relazione Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, il focus dell’Osservatorio salesiano per i diritti dei minori

Pubblichiamo le schede di approfondimento a cura dell’Osservatorio Salesiano per i diritti dei minori sulla relazione dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, la dott.ssa Filomena Albano. L’introduzione è a cura del prof. Andrea Farina

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Ringraziamo l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano per il lavoro svolto e per i numerosi risultati ottenuti nei quattro anni del proprio incarico.
L’Autorità ha di recente inviato al presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e a quello della Camera, Roberto Fico, la “Relazione al Parlamento 2019” nel quale sono indicate le attività svolte dall’Agia lo scorso anno per l’attuazione dei diritti dei bambini e dei ragazzi presenti in Italia.
Il documento è incentrato sul concetto di relazione come filo conduttore e chiave di lettura:

“L’emergenza provocata dal coronavirus ci ha fatto riscoprire l’importanza delle relazioni, perché ha costretto le persone, da un lato, a vivere a distanza e, dall’altro, a vivere a stretto contatto, all’interno delle case” commenta Filomena Albano. “E l’emergenza ha inciso in modo significativo anche sulla vita e sul benessere di bambini e ragazzi, costretti a restare nelle abitazioni, senza la scuola e senza contatti sociali. Si tratta di limitazioni che, seppure nate per tutelare il diritto alla salute pubblica, finiscono per avere un impatto importante su bambini e ragazzi e per questo impongono alle istituzioni e alla comunità di attivarsi per trovare soluzioni che tengano conto anche dei diritti dei più piccoli”.
Ci sono poi i più fragili – aggiunge – come i minorenni con disabilità, quelli che vivono fuori famiglia, in affido o in comunità e coloro che si trovano in condizione di povertà economica ed educativa o di marginalità sociale. Penso poi ai figli dei genitori detenuti, a quelli che hanno famiglie problematiche, ai figli di genitori separati e ai ragazzi inseriti nel circuito penale. Inoltre ci sono i bambini e i ragazzi segnati dall’epidemia, i cui genitori sono stati colpiti dal coronavirus o hanno essi stessi contratto il virus.
Se la relazione è lo spazio in cui si costruisce la persona e si sviluppa l’individuo, la “qualità” delle relazioni – in famiglia, a scuola, nei luoghi di aggregazione – può essere un “indice” di quanto un diritto è attuato e garantito. “I diritti – afferma la Garante – hanno tutti natura relazionale: implicano il coinvolgimento attivo di qualcuno che si prenda carico, si prenda cura, partecipi, renda effettivi principi stabiliti sulla carta. E ciò vale ancora di più per bambini e ragazzi, per i quali avere relazioni buone, funzionali e funzionanti rappresenta non solo un diritto ma anche uno strumento per raggiungere la felicità”.
Nella stessa occasione, a conclusione dell’incarico come titolare dell’Autorità, Filomena Albano ha presentato una relazione sui quattro anni alla guida dell’Autorità, dal 28 aprile 2016 a oggi, intitolata “L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza: una realtà in divenire” in cui vengono ripercorsi l’evoluzione e i traguardi raggiunti e, sotto forma di raccomandazioni alle istituzioni, le iniziative da adottare affinché, grazie a un’Autorità rafforzata, possano essere garantiti al meglio i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

“È stata un’esperienza preziosa, ma lo sarà ancor di più se a trarne beneficio saranno tutti i bambini e i ragazzi presenti in Italia” commenta la Garante.
Cosa serve per rafforzare l’Autorità e così garantire una migliore tutela dei diritti degli under 18? Ad esempio, il parere preventivo dell’Autorità sulle leggi statali e sugli atti di amministrazione attiva del governo in materia di infanzia e adolescenza, oggi facoltativo, dovrebbe diventare obbligatorio. Il legislatore, inoltre, dovrebbe motivare la ragione per cui eventualmente si discosti dalle indicazioni o dalle raccomandazioni ricevute. L’Autorità garante, inoltre, deve poter effettuare visite e ispezioni senza una preventiva autorizzazione, come invece è attualmente previsto. E ancora, l’Agia dovrebbe poter intervenire liberamente in giudizio a tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti.
Vanno infine assicurate indipendenza, autonomia e competenza esclusiva dei garanti territoriali, chiarendo le competenze a loro attribuite e definendone il raccordo con l’Autorità nazionale.

Auguri di Pasqua 2020

Il primo giorno della settimana, al mattino presto le donne si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto». 

Lc 24,1-5 

In quella “prima pasqua” le donne trovarono un sepolcro vuoto. 

Gesù, collocatovi cadavere tre giorni prima, non era sparito o scappato… se n’era andato… aveva finito di essere morto, era vivo, precisamente risorto. 

Lo rivedranno in tanti nei giorni successivi camminare, parlare e addirittura mangiare con loro.

I nostri sepolcri in questo periodo sono pieni, non vuoti.

I nostri occhi sono ancora bagnati dalle lacrime per chi abbiamo “perso”; i nostri cuori sono in apprensione per chi sta male e rattristati per le “distanze sociali”; i nostri pensieri intrecciati di paura e di preoccupazione per il domani. 

Eppure sale invincibile dal cuore la consapevolezza che su quella Risurrezione possiamo contare, che anche i nostri sepolcri si svuoteranno, che alle lacrime daremo un senso, che i cuori riprenderanno vigore e affetto, che i pensieri si volgeranno all’intraprendenza dando alle cose di prima un senso nuovo.

Quel Gesù Cristo è vivo e in circolazione. Ne abbiamo scorto i segni anche in questo periodo: nella fede e nella compostezza di chi pregava, nella speranza e nella tenacia di chi non si scoraggiava, nell’amore e nel sacrificio di chi donava se stessa/o. 

Lo sentiamo bussare alla nostra porta, vuole entrare in casa nostra. 

O forse sta bussando da dentro, chiede di metterci a tavola con Lui… abbiamo un sacco di cose da dirgli, ha un sacco di cose da dirci… “Ora siete nel dolore, ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia” (Gv 16,22). 

Buona Pasqua nel Signore Risorto, 

“la gioia del Signore è la nostra forza” (Ne 8,10)

 

L’oratorio di Porto Recanati “parla” ai suoi ragazzi: “Cosa è successo?”

La parrocchia di Porto Recanati, in cui opera il gruppo dei Salesiani Cooperatori, ha realizzato un video per i ragazzi, facendo “parlare” proprio l’oratorio: “Cosa è successo?” chiede ai giovani. Un augurio per la Pasqua e un messaggio di vicinanza:

Salesiani Treviglio: “Quest’anno viviamo l’autentica Via Crucis”

Pubblichiamo la lettera del direttore dei Salesiani di Treviglio, don Massimo Massironi sulla via crucis e la quaresima.

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Carissimi,
stiamo vivendo in questa quaresima 2020 delle autentiche vie crucis!

– La via crucis di tutti i contagiati e ammalati che in una conta inesorabile e inarrestabile ogni sera ci portiamo nel cuore e nella mente per un ricordo o una preghiera.

– La via crucis degli operatori sanitari che come soldati generosi, anche a scapito della loro salute e vita, adempiono fino in fondo il loro giuramento di servizio al benessere delle persone a loro affidate.

– La via crucis dei defunti che vengono sepolti nella fredda solitudine, senza la carezza dei loro famigliari, e senza neppure il conforto dei Sacramenti e della sepoltura cristiana.

– La via crucis dei ragazzi e dei giovani che dopo poco tempo hanno sentito che questa non è una vacanza; infatti la noia ha preso il sopravvento e la mancanza di incontri reali, di abbracci di amicizie e dell’incontro con l’amore sta rendendo questo tempo un inverno più che un’estate.

– La via crucis delle famiglie che tra angoscia e paura sono state costrette a riorganizzare la propria vita e i propri impegni, compresa la gestione dello studio dei figli.

– La via crucis della scuola che si è svuotata di presenza e ha dovuto rivestirsi di didattica a distanza e digitale, tra fatiche, lentezze e feconde scoperte: prima tra tutte la mancanza dei propri studenti, anche quelli più discoli o meno impegnati.

– La via crucis dell’economia che in ogni telegiornale ci perseguita in analisi e previsioni di borsa e di governo, ma che sarà presto alla nostra porta di casa, di nazione e di mondo, come crisi.

– La via crucis della Chiesa che pur mantenendo le porte aperte è svuotata dei suoi abitanti, dei suoi sacramenti e del suo tempo forte di Quaresima…ma non è stata abbandonata dal suo Signore Gesù.

– La via crucis della fede di tanti battezzati che hanno sentito il desiderio mancato dell’Eucarestia quotidiana o domenicale, del sacramento della Confessione e dell’incontro come comunità di fratelli, perché in diretta streaming non è la stessa cosa.

– E tutte le altre nostre vie crucis di questo tempo…

Ma la Via Crucis è anzitutto e soprattutto quella di Gesù ieri come oggi… e le nostre vie crucis o sono vissute insieme a Lui…oppure sono solo assurde o disperate!

Sì, solo alla luce di Gesù e con Gesù che compie con la Croce il suo cammino d’Amore…tutto e tutti possono essere illuminati dalla speranza anche in questo tempo! Sì perché lì si coglie la profondità dell’Amore Vero e Totale che è sempre rosso come il Sangue o come il Cuore!

Sì, perché la Via Crucis è solo la penultima stazione della vita di Gesù…perché l’ultima è la certezza della Sua Risurrezione. Con Gesù anche le nostre vie crucis si aprono alla certezza di una Speranza Risorta perché l’Amore è più forte del dolore e della morte!

L’Amore di Gesù, di un malato, di un operatore sanitario, di un defunto, dei ragazzi e giovani, di una famiglia, della scuola, dell’economia, della Chiesa e della fede è più forte di ogni Via Crucis!

La Pasqua è un Amore forte…più forte!
Sia questa Pasqua più Santa per tutti e ciascuno.

Don Massimo Massironi SdB
direttore

 

 

Da Avvenire – A Catania, volontari in strada come ai tempi del colera

Pubblichiamo un articolo uscito su “Avvenire” a firma di Marco Pappalardo.

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Non sono un’associazione, si organizzano agilmente via social, e a chi gli chiede “chi siete?” rispondono “siamo amici di Don Bosco”. Tra loro in questo tempo difficile ricorre ciò che il santo educatore fece in occasione del colera che divampò a Torino nel 1854: mandò i suoi ragazzi ad aiutare la gente colpita, assicurando che nessuno di loro avrebbe contratto la malattia se non avesse commesso peccati e così fu. Oggi come allora a Catania un gruppo di giovani è al servizio dei più deboli e, nel rispetto del distanziamento fisico e dei decreti, con le adeguate mascherine, fanno rete con altre generose realtà, come la Comunità di Sant’Egidio e chi si mette in gioco da singolo o in gruppo raccogliendo viveri o denaro. La solidarietà prende la forma della cura che oltrepassa il gesto del momento, cercando di migliorare le condizioni con l’individuazione di un posto letto per i senza dimora, ma anche una semplice telefonata per un “come stai?” o “hai bisogno di qualcosa?” alle famiglie aiutate in casa. Alcuni tra i volontari avevano 14 anni quando hanno iniziato, grazie a una proposta della scuola, a mettersi al servizio delle persone senza dimora e delle famiglie bisognose, insieme a un paio di insegnanti ed educatori dell’istituto salesiano San Francesco di Sales. Oggi, ormai universitari e qualcuno già al lavoro, circa in 40 continuano a essere volontari, a turno e tutto l’anno, il lunedì sera per portare una buona parola, un sorriso, cibo, abiti, coperte e medicine a chi vive in strada o, più fortunato, ha un tetto sotto cui abitare. C’è uno zoccolo duro di giovani affiatati a cui si aggiungono colleghi di studio e amici incuriositi, altri del Movimento giovanile salesiano, ma anche alcuni adulti, come genitori, sacerdoti e suore.

 

 

Salesiani Cooperatori, il messaggio di Pasqua del coordinatore mondiale

Pubblichiamo il messaggio per la Pasqua del coordinatore mondiale dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori, Antonio Boccia.

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Carissimi Salesiane Cooperatrici e Salesiani Cooperatori, Delegate e Delegati, Consiglieri Mondiali,
siamo in prossimità della Pasqua e con piacere condivido con voi questo messaggio.
L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo in questi giorni sta cambiando le nostre abitudini quotidiane. Le restrizioni che in molti Paesi si stanno attuando ci costringono ad un isolamento sociale al quale non avremmo mai pensato.
Tutti noi a vari livelli, familiare, lavorativo, associativo siamo convolti e la cosa non ci lascia indifferenti. Questa emergenza è entrata violentemente nelle nostre vite e, a volte, fatichiamo a reagire.
Ma non dobbiamo scoraggiarci.
Come Salesiani Cooperatori siamo chiamati a vivere la nostra Promessa nelle condizioni di vita in cui ci troviamo. Anche adesso che c’è questa pandemia.
Nel Congresso di Roma svolto nel 2018, come Associazione dei Salesiani Cooperatori, abbiamo accolto le sfide per il sessennio, ponendo l’attenzione su molti aspetti che ci interpellano anche in questo periodo.
Poniamo attenzione alle Famiglie, partendo dalla nostra e facendoci portatori di speranza verso quelle che vivono vicino a noi, preoccupandoci se hanno bisogno del necessario per vivere, perché ci potrebbero essere famiglie in cui manca il lavoro. Abbiamo cura degli anziani, dei malati, facendo sentire la nostra presenza nei modi in cui ognuno può fare.
Poniamo attenzione ai Giovani, che in questi momenti si sentono disorientati. Sono costretti a stili di vita non sempre vicini alla loro naturale voglia di aggregarsi e stare insieme. Diventiamo punti di riferimento da adulti nella fede trasferendo loro speranza nel futuro. Raccontiamo loro di esperienze passate vissute in situazioni simili (terremoti, guerre, …) per aiutarli a capire che insieme e con fiducia supereremo anche questi giorni difficili. Crediamo anche noi che “Tutto andrà bene”.
Poniamo attenzione ai Salesiani Cooperatori dei nostri Centri, i Delegati, gli Aspiranti per evitare il senso di abbandono che si può venire a creare per la difficoltà di comunicare, di incontrarci. Facciamoci prossimi ai familiari di coloro che sono morti a causa di questa pandemia.
Manteniamo vivi i contatti con tutti i nostri fratelli e sorelle della Famiglia Salesiana nelle realtà in cui viviamo. Fanno parte della nostra famiglia e dobbiamo avere gesti di attenzione anche verso di loro.
Accogliamo le parole di Papa Francesco che ci invita a fare emergere la creatività dell’Amore.
Come Salesiani essere creativi è un nostro tratto caratteristico.
Gli attuali mezzi di comunicazione ci vengono aiuto (video-chat, social,…). Sfruttiamoli per diffondere speranza.
Impegniamo il tempo donato per pregare, fare formazione, mantenere vive le relazioni, anche solo telefonicamente.
Troviamo modi nuovi di essere prossimi a tutti quelli che conosciamo anche con la solidarietà economica attraverso interventi locali. In questo momento sono più efficaci contatti con quelle situazioni che ogni Centro conosce.
Non possiamo far scorrere le giornate senza viverle da protagonisti dove ci troviamo, con i mezzi che abbiamo a disposizione, restando a casa e rispettando le norme imposte dai vari Governi. Anche questo è un modo per concretizzare il nostro essere “Buoni Cristiani e Onesti Cittadini”.
L’entusiasmo, la gioia, la speranza che in questi momenti riusciremo a donare è basata sulla certezza che il Signore non ci abbandona.
Lui è in mezzo a noi adesso, anche se a volte è difficile scorgere la sua presenza, ci sostiene e ci invita ad avere speranza.
Lui che è passato dalla croce del Venerdì Santo continua a dirci che dopo c’è la Domenica della Resurrezione.
Questa è la creatività dell’Amore che dobbiamo far emergere dal nostro quotidiano di questi giorni.
Auguro una Buona Pasqua del Signore a tutti e a ciascuno con insieme tutti vostri cari.
Cristo è veramente Risorto

Il Coordinatore Mondiale

 

 

Forti nella tribolazione: il testo della Via Crucis del Papa

La Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato il testo con le meditazioni della Via Crucis che Papa Francesco farà venerdì santo in Piazza San Pietro. Il testo, scaricabile, è disponibile in cinque lingue.

Cinque detenuti, una famiglia vittima di omicidio, la figlia di un ergastolano, un’educatrice, un magistrato di sorveglianza, la madre di un carcerato, una catechista, un sacerdote accusato ingiustamente, un frate volontario, un poliziotto, tutti collegati alla Cappellania della casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova: sono questi gli autori delle meditazioni.

Il libro pensato dal Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede  è disponibile gratuitamente sul sito internet della Libreria Editrice Vaticana: un compendio ausiliario per condividere, meditare e pregare assieme. “La fede – scrive Andrea Tornielli nell’introduzione – non annulla il dolore, non annulla la sofferenza e non toglie automaticamente l’angoscia. Però aiuta ad avere una speranza”.

La Via Crucis si svolgerà venerdì santo e verrà trasmessa in diretta TV su Rai Uno, a partire dalle ore 21.

Vivere in un mondo digitalizzato. Un invito a coltivare uno sguardo profondo

Pubblichiamo l’editoriale di don Rossano Sala sul prossimo numero di Note di Pastorale Giovanile.

Sono connesso dunque esisto!

È sempre più una realtà che il mondo giovanile viva immerso nella nuova atmosfera offerta dalla connessione alla rete virtuale: la vita reale tende a coincidere con l’interazione senza interruzione con la rete, creando non semplicemente un doppione della vita “in carne e ossa”, ma un suo perfezionamento o una sua mutazione. Attraverso i personal media in qualunque momento si può essere contemporanei con tutti gli eventi che avvengono nel mondo (pensiamo, ad esempio, alle potenzialità di “Twitter” che ci rende partecipi in tempo reale degli eventi che accadono). Il concetto stesso di vita diviene socializzato in un modo nuovo, in una forma deterritorializzata in cui lo spazio e il tempo assumono forme differenti rispetto all’esistenza passata.
In questo nuovo mondo ciò che viene a mancare radicalmente, dal punto di vista educativo, è la possibilità dell’assistenza nel senso classico del termine: per definizione i personal media sono individuali e prevedono un uso “asociale” e non accompagnato, perché l’educatore non può essere presente e non può quindi “assistere”. Se invece il personal media è utilizzato per relazionarsi ad altri – come di solito avviene –, attraverso un social network, allora in questo nuovo areopago è possibile che un singolo educatore o un’istituzione di pastorale giovanile sia presente, ma certamente in una maniera molto differente rispetto al passato: egli è presente, ma in forma leggera e amicale, paritaria e non gerarchica. È il giovane che decide con chi essere collegato e con chi relazionarsi: la privacy garantita dal personal media esclude di principio la presenza di un educatore e lascia il soggetto in situazione di sostanziale solitudine autoreferenziale nella gestione della propria relazione con le offerte della rete.
Il vero fulcro della decisione e dell’azione è il soggetto individuale ritenuto in genere responsabile e capace di decidere al meglio delle sue amicizie, delle sue frequentazioni e soprattutto delle sue azioni in rete. Sappiamo però, dai dati emergenti e soprattutto dall’esperienza educativa, che non è sempre così: gli adolescenti e i giovani appaiono troppe volte vittime sottomesse di questi strumenti più che gestori responsabili della loro “libertà virtuale”. Solo per fare un esempio, la diffusione a macchia d’olio della pornografia, del sexting e del gioco d’azzardo via internet sono piaghe del mondo giovanile – e non solo – che non si possono sottovalutare, ma emergono come segni di un autismo esistenziale e una relazione oggettivante che deve far riflettere seriamente la società nel suo insieme, nel momento in cui si vorrebbe proporre come società educante.

Continuare a pensare nell’era digitale

La rete allora, potremmo dire, non solo tendenzialmente ci rende più stupidi – in quanto indebolisce e riduce la capacità di lettura profonda della realtà e ci toglie quello spirito critico che ha bisogno di concentrazione e distanza riflessiva per essere vigile e reattivo – ma ci offre opportunità inedite e non filtrate di scadere in alcuni comportamenti che rischiano di non solo di essere moralmente inqualificabili, ma di diventare patologici sotto ogni punto di vista, disgregando un tessuto sociale, culturale e morale condiviso che sempre fa da piattaforma ad una civiltà umana degna di questo nome.
Per i giovani questo non può che aumentare la fatica nello sforzo di diventare adulti, accordando la propria esistenza con le esigenze di verità, di bontà, di bellezza, di giustizia e di santità che risiedono nel loro cuore e che rischiano di essere sempre più schiacciate:

Alla fine, quello che è davvero importante non è tanto il processo del divenire quanto ciò che diventiamo. Negli anni Cinquanta Martin Heidegger osservò: “La rivoluzione della tecnica che ci sta travolgendo nell’era atomica potrebbe riuscire ad avvincere, a stregare, a incantare, ad accecare l’uomo così che un giorno il pensiero calcolante sarebbe l’unico ad avere ancora valore”. La nostra capacità di impegnarci nel “pensiero meditante”, che Heidegger vedeva come la vera essenza dell’umanità, potrebbe soccombere a un troppo rapido progresso. L’avanzata tumultuosa della tecnologia rischierebbe di sommergere quei raffinati pensieri, emozioni, e percezioni che nascono soltanto dalla contemplazione e dalla riflessione[1].

Un indebolimento e una maggiore fragilizzazione dell’umano sono delle conseguenze inevitabili al fatto che siamo sommersi da un’enorme quantità di materiale comunicativo, che non abbiamo il tempo di valutare, ma che siamo costretti ad assumere in forma bulimicamente irriflessa. Il sovraffollamento della carta stampata, delle centinaia di canali televisivi e di connessioni continue segnano certamente una vera e propria aggressione mediatica organizzata da cui difendersi e prendere distanza critica. Capacità che, senza ombra di dubbio, nessun adolescente e nessun giovane possiede per natura propria e nemmeno per grazia infusa. Ciò che fino a questo momento risulta essere assodato è che «siamo di fronte a una crisi di proporzioni epocali: si sta verificando una sorta di sfaldamento dello statuto antropologico tradizionale dell’individuo»[2].