Primo ascoltare (Guido Mocellin)

Il Documento preparatorio della
XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo

Guido Mocellin

Le scelte compiute sinora sotto il pontificato di Francesco in tema di sinodi e sinodalità autorizzavano più di un’attesa per l’avvio del processo sinodale intestato a «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», che culminerà nell’ottobre 2018 con la celebrazione della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi.
A seguito della presentazione, avvenuta il 13 gennaio scorso, del Documento preparatorio, si sono potute apprezzare allo stesso tempo, da parte della Segreteria generale, la consapevolezza di doversi muovere in un solco di continuità con l’intera tradizione di questa istituzione, e la convinzione che si debba continuare a liberare tale tradizione da quegli elementi che hanno rischiato di ingessarla.
E in effetti quel che si può in primo luogo sottolineare è un pacchetto di novità che, se non sono così appariscenti come quelle apprezzate in avvio del doppio Sinodo sulla famiglia, sono tuttavia altrettanto significative.
A cominciare dalla qualifica del genere letterario, di fatto il titolo: non Lineamenta ma Documento preparatorio, termine «vernacolo» certamente più comprensibile all’opinione pubblica e segnatamente alla sua fetta più giovane, e segno di coerenza con quanto il testo dichiara sul finire della terza parte: «Talvolta ci accorgiamo che tra il linguaggio ecclesiale e quello dei giovani si apre uno spazio difficile da colmare».
Legittimo immaginare che su questa scelta abbia influito l’esperienza delle Conferenze generali dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi, da Medellín 1968 ad Aparecida 2007: sui documenti che le hanno preparate si è esercitata molta fantasia redazionale, ma sempre privilegiando il concetto, e talvolta l’aggettivo stesso, di «preparatorio».
Nuova anche la scelta di non lasciare solo il Documento preparatorio a reggere la fase di consultazione. Lo ha accompagnato il giorno stesso della presentazione una Lettera del santo padre Francesco ai giovani, centrata su due icone bibliche: Abramo chiamato da Dio a uscire dalla sua terra e i discepoli chiamati alla sequela dallo sguardo di Gesù.
Lo accompagneranno inoltre, come è stato spiegato durante la conferenza stampa (da mons. E Fabene), altre due iniziative: una presentazione del testo ai responsabili della pastorale giovanile delle conferenze episcopali, che avverrà a Roma nel contesto dell’incontro internazionale «Da Cracovia a Panama. Il Sinodo in cammino con i giovani», a sua volta molto articolato nei segni e nei linguaggi; un seminario di studi che a settembre esplorerà, nella stessa chiave della I parte del documento, la realtà giovanile nel mondo contemporaneo e il «debito» che le altre generazioni hanno verso quelle giovani.
Nuova soprattutto l’architettura della «consultazione di tutto il popolo di Dio», che si reggerà su due architravi. Da un lato, quella tradizionale del «questionario» posto alla fine del Documento preparatorio (del quale è «parte integrante», ha ricordato il card. L. Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi), che è rivolto «agli organismi aventi diritto» (conferenze episcopali, organi collegiali delle Chiese orientali, dicasteri della curia romana, rappresentanze dei religiosi).
Contiene, nella prima e nella terza parte, una richiesta quantitativa (dati demografici) e una qualitativa: segnalare tre pratiche di accompagnamento / discernimento vocazionale meritevoli d’essere condivise con tutta la Chiesa.

Un coinvolgimento a due vie

In mezzo, 18 domande attraverso le quali «leggere la situazione», delle quali le ultime tre diversificate per ciascun continente: a dire la consapevolezza di quanto sia arduo, persino per un’istituzione universale com’è la Chiesa cattolica, ricondurre la condizione giovanile a uno sguardo unitario.
Il Documento preparatorio non lo precisa, ma sappiamo per esperienza che anche le modalità con le quali i citati organismi, segnatamente le conferenze episcopali, si organizzeranno al loro interno per rispondere al questionario saranno diversificate: come per il passato, vi saranno episcopati che incoraggeranno nella consultazione il più ampio coinvolgimento «dal basso» ed episcopati che
preferiranno interpellare ambienti e organismi più ristretti e specifici, fidando sulla loro capacità «istituzionale» d’interpretare la realtà.
Come già per il Sinodo sulla famiglia, ma questa volta con una modalità meglio definita, la Santa Sede non rinuncia tuttavia a sollecitare direttamente i giovani a partecipare alla consultazione, sfruttando le opportunità offerte dal digitale. Dal 1° marzo sarà infatti attivo il sito www. sinodogiovani2018.va, che conterrà domande «ai» giovani (e non, come il questionario, «sui» giovani), relative cioè alle loro aspettative e rivolte indistintamente a chi di loro si considera cristiano e a chi no.
Per elaborare l’Instrumentum laboris, che, come si sa, è il testo d’ingresso nell’Assemblea sinodale, le risposte così ottenute saranno considerate tanto quanto quelle degli «organismi aventi diritto», mentre né per le une né per le altre viene indicato un termine entro il quale farle pervenire.
Venendo ai contenuti del documento, si nota subito (basta guardare i titoli delle tre parti: «I giovani nel mondo di oggi», «Fede, discernimento, vocazione» e «L’azione pastorale») che la sua struttura echeggia il metodo «vedere-giudicare-agire», che è nato nel secolo scorso nel Vecchio continente ma che è stato largamente adottato dalla prassi pastorale delle Chiese latinoamericane.
Come spesso accade nei testi che assumono tale schema, si avverte un piccolo scarto – nel grado d’empatia che il suo linguaggio trasmette – tra la prima parte, dichiaratamente d’impianto sociologico, e le altre due, d’ispirazione teologico-pastorale.
Ma nel complesso il testo è abbastanza unitario, e lo si può descrivere come coagulato intorno a tre espressioni-chiave: «ascolto», «discernimento vocazionale» e «accompagnamento». Esso lo dichiara già nell’Introduzione: «La Chiesa ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza, e anche di chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la buona Notizia».
Alla necessità che la Chiesa si metta in ascolto dei giovani fa un ineludibile riferimento papa Francesco nella lettera con la quale ha affiancato il documento, chiamando addirittura a fargli da testimone il padre del monachesimo occidentale, Benedetto: «Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori. San Benedetto raccomandava agli abati di consultare anche i giovani prima di ogni scelta importante, perché “spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore” (Regola di San Benedetto III, 3)».
Anche le sottolineature offerte durante la conferenza stampa hanno enfatizzato questo aspetto del Documento preparatorio, attraendo i titoli delle agenzie e dei quotidiani.
Ma se si scorre il testo si vede che i riferimenti all’ascolto compaiono perlopiù nella III parte (senza egemonizzarla), quando, illustrando lo stile pastorale dell’«uscire-vederechiamare», si precisa che «uscire verso il mondo dei giovani richiede la disponibilità a passare del tempo con loro, ad ascoltare le loro storie, le loro gioie e speranze, le loro tristezze e angosce, per condividerle: è questa la strada per inculturare il Vangelo ed evangelizzare ogni cultura, anche quella giovanile».
Lo ribadisce infine la prima della serie di domande del questionario riferite «sia ai giovani che frequentano gli ambienti ecclesiali, sia a quelli che ne sono più lontani o estranei»: «In che modo ascoltate la realtà dei giovani?».
C’è poi nel documento un altro tipo di ascolto, ed è l’ascolto di sé al quale richiama insistentemente i giovani quando si sofferma sul discernimento vocazionale. Evocato dal tema del Sinodo, il «discernimento vocazionale» appare davvero il perno attorno al quale s’intende far girare tutto il processo sinodale, non limitandosi (come vedremo) alle vocazioni di speciale consacrazione.
A esso rimanda la figura dell’apostolo Giovanni suggerita come icona evangelica del percorso che inizia; a esso è dedicata, con espressioni che suoneranno suggestive anche alle orecchie dei non più giovani, tutta la seconda parte, che lo intende come il «processo con cui la persona arriva a compiere, in dialogo con il Signore e in ascolto della voce dello Spirito, le scelte fondamentali, a partire da quella sullo stato di vita», che per il credente è «ancora più intensa e profonda».
Come rispondere alla chiamata del Signore: «Attraverso il matrimonio, il ministero ordinato, la vita consacrata?». E in quale campo impiegare i propri talenti: «la vita professionale, il volontariato, il servizio agli ultimi, l’impegno in politica?». Trova la risposta chi impara a riconoscere, interpretare, scegliere gli avvenimenti della vita attraverso i quali lo Spirito parla e agisce.
In questo apprendimento, ciò su cui il Sinodo si avvia a interrogarsi più approfonditamente, sulla base del Documento preparatorio, è il modo dell’accompagnamento ecclesiale: «Che cosa significa per la Chiesa accompagnare i giovani ad accogliere la chiamata alla gioia del Vangelo, soprattutto in un tempo segnato dall’incertezza, dalla precarietà, dall’insicurezza?», si legge in apertura della III parte, che è tutta rivolta a descrivere soggetti, luoghi, strumenti dell’accompagnamento.

Vocazione, tema per tutti

Dal canto suo, la II parte si conclude con un’inequivocabile dichiarazione d’intenti: «Nell’impegno di accompagnamento delle giovani generazioni la Chiesa accoglie la sua chiamata a collaborare alla gioia dei giovani piuttosto che tentare di impadronirsi della loro fede (cf. 2Cor 1,24)».
Il documento sottolinea con molta cura (persino là dove il questionario chiede agli organismi a cui è rivolto di fornire gli elementi statistici) di voler intendere il termine «vocazione» in senso ampio e non limitato: né al sacerdozio e alla vita consacrata se si parla di stato di vita, né all’interno delle comunità ecclesiali se si parla d’impiego dei propri talenti.
Anzi, se si deve indicare un’altra costante del testo, è proprio quella di aspettarsi che i giovani siano i più pronti a «uscire» dalla comunità per «cambiare», ispirati dal Vangelo, «le cose» della vita sociale e politica, perché il cuore giovane «non sopporta l’ingiustizia e non può piegarsi alla cultura dello scarto, né cedere alla globalizzazione dell’indifferenza».
Lo scrive nella sua lettera il papa e lo ribadisce il Documento preparatorio, fino ad attribuire al «contatto con la povertà, la vulnerabilità e il bisogno» un ruolo importante nel percorso stesso di discernimento vocazionale.
Va dunque riconosciuto a questo Documento preparatorio un tratto di forte coerenza nello sviluppare il tema scelto per il Sinodo del 2018. Sebbene infatti il testo si dica consapevole delle differenze tra pastorale giovanile e pastorale vocazionale, è sicuramente più presente in esso il riconoscimento di una «inclusione reciproca» tra le due.
Non a caso, spesso lungo il testo e definitivamente nel questionario, gli aggettivi «giovanile» e «vocazionale» si trovano appaiati accanto al sostantivo «pastorale». Anzi, si può ben dire che, se il prossimo Sinodo dei vescovi procederà nel solco tracciato dal Documento preparatorio, la Chiesa ne trarrà ulteriore consapevolezza che ogni pastorale giovanile è, e non può che essere, una pastorale vocazionale: uno «stare con i giovani» non fine a sé stesso, ma mirato alla scoperta del progetto di Dio sulla loro vita.

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