ILE, avviata causa di beatificazione di don Silvio Galli

Il 12 giugno 2019, VII anniversario della nascita al cielo di don Silvio Galli, è stato ufficialmente presentato al vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, il Supplex libellus, cioè l’istanza ufficiale con la quale la Congregazione Salesiana chiede l’apertura dell’Inchiesta diocesana sulle virtù, la fama di santità e di segni di don Silvio Galli, Sacerdote Professo della Società di san Francesco di Sales. (fonte ANS)

La cerimonia si è svolta a Chiari, con la presenza del Postulatore generale don Perluigi Cameroni. Essa fa seguito alla richiesta del nostro Ispettore, don Giuliano Giacomazzi e alla delibera del Rettor Maggiore, don Angel Fernandez Artime, datata 9 giugno 2019:

Essendomi consultato con don Pierluigi Cameroni, nostro Postulatore Generale, e avendo ricevuto conferma che ci sono le condizioni, anche dietro tua richiesta, ti comunico che la nostra Società Salesiana di san Francesco di Sales si costituisce Attore della Causa di Beatificazione e di Canonizzazione Silvio Galli, assumendone le responsabilità morali ed economiche sia presso la competente Diocesi di Brescia che presso la Congregazione delle Cause dei Santi in Roma.

Nell’Omelia della Messa, il Postulatore Generale ha riportato, tra le altre, la testimonianza di mons. Foresti, che presenta un incisivo ritratto di don Silvio:

Ho incontrato don Silvio nel periodo del mio episcopato bresciano (1983-1998) per lo più durante le mie visite nella grande casa-scuola San Bernardino. Mi ha colpito subito il suo atteggiamento umile, quasi dimesso; la sua parola più un sussurro d‘anima che il contenuto di un insegnamento, il suo ritmo di vita teso alla santificazione del tempo; l’esercizio di una diaconia verso i poveri nella carne (Luca) e i poveri nello spirito (Matteo) coniugate come per una sponsalità spirituale trasparente.

So che è passato dall’insegnamento scolastico alla prassi esclusiva della carità corporale e spirituale. Visto con gli occhi miei deve essere stato facile per i superiori riconoscere il singolarissimo dono dello Spirito Santo operante in lui.

Anche all’esterno della casa religiosa ho avuto modo di ammirare la sua presenza non invasiva, ma preziosa, nelle iniziative di carità: ad es. presso la Fraternità di Ospitaletto.

Ho ricevuto molte confidenze di quelle persone che, già di presto mattino, componevano la lunga fila di chi lo voleva avvicinare per un consiglio o per partecipare alla sua celebrazione eucaristica.

Un suo giovane confratello mi confidava: volendo confessarmi da lui dovevo alzarmi troppo presto. Avendo chiesto di concedermi un orario più comodo, mi concesse un quarto d’ora di sconto…

In giornate di fortunata ospitalità al S. Bernardino, mi mettevo a tavola verso il limite della tavolata: lo vedevo arrivare in leggero (?) ritardo e consumare in fretta il pranzo mescolando tutto in un piatto unico.

Ebbi la fortunata occasione di visitare quell’angolo dell’Istituto occupato dall’attività caritativa; ciascuno doveva ‘contendersi’ uno spazio, come ape in un alveare.

Benedetta la decisone dei superiori di costruire l’ambiente dell’Auxilium, dove lo spirito del suo fondatore continua a manifestarsi.

In questo nostro mondo di contese e di stranezze, quella comunità operosa accende la luce della speranza. Oso pensare che ai tanti studenti salesiani vicini – nel nome di don Silvio – essa rivolga l’esortazione a educarsi contemporaneamente nella scienza e nella carità.

Per fare avere testimonianze è bene rivolgersi alla dottoressa Zanet:
Cell. 339 6969339‬
E-mail  lzanet@sdb.org

ILE, l’oratorio di Ferrara torna a Casa

Di Elena Mastellari, membro della Consulta nazionale MGS

Dopo quasi sette anni finalmente torniamo a Casa.

Perché è di questo che si tratta: una Casa in cui possiamo incontrarci, e incontrarLo, come comunità. Come può una Famiglia crescere senza una Casa?

L’oratorio San Benedetto di Ferrara in questi sette anni ci ha provato, con non poche difficoltà, a far fronte ai danni causati dal terremoto del maggio 2012.

Non è stato semplice abituarsi all’idea di dover andare a celebrare Messa nello stesso posto in cui ci saresti tornato al pomeriggio con un sacchetto di popcorn in mano per vedere un film (il teatro della casa, ndr).

Sette anni. Possono risultare una vita. È stato incredibile vedere gli occhi sgranati di quei bambini che sabato sera sono entrati per la prima volta in chiesa. Sono gli stessi bambini che ogni tanto ho sentito chiedere sottovoce ai propri genitori la domenica mattina “Ma quindi ora che film guardiamo?”. E son sempre loro che al pomeriggio teneramente si facevano un segno di croce prima di uscire dal cinema dopo lo spettacolo.

Sette anni. Ero curiosa di vedere i volti di quei ragazzi che pur non ricordandosi nemmeno di come fosse fatta la chiesa all’interno, si sono dati da fare per tornarci il prima possibile e che hanno sperimentato la bellezza dell’aiutarsi. A ogni chiamata da parte dei nostri sacerdoti c’era sempre qualcuno, giovane e adulto, pronto a rispondere “io ci sono”.

Fino a venerdì eravamo qua dentro con scope e mascherine a pulire e sabato ci siamo tornati senza polvere e per festeggiare. Insieme.

Sette anni che tra tante fatiche sono passati.

Ora non ci resta che Ringraziare e continuare a vivere la nostra quotidianità ma con la consapevolezza che ora abbiamo nuovamente una Casa dove c’è sempre Qualcuno che ci aspetta (e senza la fretta di dover andare via perché “bisogna preparare per il film del pomeriggio”!).