Trento, l’iniziativa degli studenti delle scuole medie: Voglio starti accanto, per far fiorire chi si sente solo

di Francesca Bonotto

“Voglio starti accanto. Per far fiorire chi si sente solo” è il progetto realizzato da più di 150 studenti della scuola media dell’Istituto Salesiano “Maria Ausiliatrice” di Trento, guidato da don Andrea Lovisone, salesiano della comunità e insegnante di religione presso l’Istituto.

Tutto nasce da una riflessione sui tempi difficili che stiamo vivendo e dalla voglia dei ragazzi di comunicare vicinanza e altruismo, affinché nessuno si senta solo o dimenticato.
Gli studenti, nonostante non possano frequentare l’Istituto, ognuno dalla propria abitazione e collegati on-line, hanno contribuito a creare un libricino dove all’interno sono raccolti i loro pensieri e le loro riflessioni a proposito della situazione che stiamo attraversando.

Il libro è stato un mezzo per farli restare in contatto e per spingere le persone ad avere speranza e fiducia.
La premessa è il sogno di don Bosco, “La zattera salvatrice”, che più ha colpito i ragazzi e che racconta una situazione di difficoltà che si trasforma in salvataggio, grazie alla fiducia e alla speranza nella fede. Nel racconto, don Bosco e i suoi ragazzi si salvano proprio grazie alla comparsa di una zattera che li porta in salvo dall’inondazione. Non tutti riescono a salvarsi, solo chi ascolta nel cuore le parole di don Bosco, “Maria è la stella del mare e porterà tutti alla salvezza”. La preghiera diventa il porto sicuro per ognuno: “Se voi sarete i miei figli devoti, io sarò la vostra madre amorosa”. L’unione fa la forza, grazie ad una fede sincera e devota. Gli studenti trasportano l’immagine dell’acqua in modo similare alla vicenda della pandemia globale che stiamo vivendo, creando messaggi di speranza, vicinanza e amorevolezza verso il prossimo.

A sostegno del progetto, un video racconto dove don Andrea, accompagnato dai ragazzi, spiega come questa iniziativa abbia rappresentato un “raggio di sole” per tutta l’opera coinvolta ma soprattutto per chi leggerà il racconto.

L’obiettivo è distribuirlo nelle case di riposo di Trento e dintorni, e divulgarlo on-line.

Tempio Don Bosco a Roma, il mosaico dopo il restauro: dona speranza nuova

Pubblichiamo il resoconto della consegna del mosaico restaurato raffigurante san Giovanni Bosco in Gloria, circondato da santi e beati della famiglia salesiana nella solennità di Pentecoste alla comunità della Basilica di Don Bosco di Roma. L’articolo è stato pubblicato da Roma Sette, a firma di Salvatore Tropea.

***

Quindici milioni di tesserine in cento metri quadri di spazio. È il mosaico raffigurante san Giovanni Bosco in Gloria, circondato da santi e beati della famiglia salesiana, restaurato e restituito nella solennità di Pentecoste ai fedeli della basilica romana dedicata al santo piemontese.

L’opera d’arte, il cui restauro era iniziato lo scorso febbraio, è stata presentata durante la celebrazione eucaristica del pomeriggio, presieduta da monsignor Gianpiero Palmieri, vescovo ausiliare del settore Est per la diocesi di Roma, alla presenza del parroco della basilica don Roberto Colameo, e del sindaco di Roma Virginia Raggi.

Un evento del genere, ha evidenziato monsignor Palmieri durante l’omelia, «dona una speranza nuova in un momento così drammatico. È vero – ha proseguito – che ci siamo lasciati alle spalle la fase più cruente dell’emergenza sanitaria, ma viviamo e vivremo periodi difficili anche dal punto di vista sociale ed economico». Quattro sono stati i verbi che Palmieri ha voluto sottolineare, «fondamentali e a cui tutti aspiriamo: ovvero respirare una nuova speranza, uscire, incontrarci e abbracciarci». Soprattutto, ha aggiunto il vescovo ausiliare, «una speranza che arriva dalla Pentecoste e che ci fa sperimentare come vivere nella pienezza dello Spirito Santo» e che bene si può associare all’evento del restauro del mosaico di don Bosco, come metafora per condurre una vita rinnovata nella fede.

«Un’opera d’arte preziosa, come preziosa è la storia della parrocchia e del quartiere», ha affermato il sindaco di Roma Capitale, Virginia Raggi, presente alla Messa, nel suo saluto alla comunità alla fine della celebrazione. «Credo – ha sottolineato il sindaco – che non sia un caso ritrovarci qui, in questo luogo che è anche stato uno dei primi ad essere sanificato per poter permettere ai fedeli di partecipare nuovamente alle celebrazioni dopo il lockdown. Il restauro – ha proseguito – si unisce quindi a un momento dove siamo chiamati tutti a ricominciare, nonostante le difficoltà e le nuove regole». Un altro spunto da cui prendere esempio arriva, secondo Virginia Raggi, dal «coraggio dei restauratori». Nonostante le quindici milioni di tessere e i cento metri quadrati di spazio su cui lavorare, «non si sono sconfortati e si sono messi a lavoro». Lo stesso «coraggio – ha concluso il sindaco – a cui siamo chiamati tutti, per rimanere uniti come comunità e poter un giorno tornare alla normalità».

Un momento, quello vissuto dall’intera comunità parrocchiale, di «estrema gioia e commozione», ha commentato il parroco, don Roberto Colameo. «La felicità di poter ammirare di nuovo il mosaico in tutta la sua bellezza – ha sottolineato – si unisce alla gratitudine verso tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo. Nonostante l’emergenza sanitaria in corso è stato possibile proseguire e concludere il restauro, un modo quindi per rimanere vicini ai fedeli e alla gente del quartiere».

Quanto il mosaico di don Bosco sia importante per la comunità della parrocchia a lui dedicata a Cinecittà si è infatti visto proprio in occasione della celebrazione. Tutti i posti disponibili all’interno – in totale duecento, il massimo consentito dall’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei Ministri – sono stati occupati e molti fedeli hanno seguito la celebrazione rimanendo, correttamente distanziati, sul sagrato antistante. «Restituire l’opera proprio in questi giorni – ha concluso il parroco – significa anche essere grati ai molti parrocchiani che, nelle scorse settimane, sono stati generosi verso chi era ed è tuttora in difficoltà economiche».

Macerata, l’istituto salesiano verso il 130esimo anniversario

Pubblichiamo il comunicato stampa dell’Oratorio centro giovanile di Macerata che si prepara a festeggiare il 130° anniversario della presenza salesiana nella città.

***

L’Oratorio Centro-Giovanile salesiano di Macerata si prepara a festeggiare il 130° anniversario dalla fondazione della sua Casa, l’Istituto salesiano intitolato a San Giuseppe, un pezzo di storia della città di Macerata, inaugurato il 4 novembre 1890. Una realtà, quella della Casa salesiana, che ha vissuto nel tempo cambiamenti ed evoluzioni, tenendo al centro l’attenzione al mondo giovanile.

In occasione di questa importante ricorrenza, il direttore don Flaviano D’Ercoli, coadiuvato dalla comunità salesiana e da alcuni giovani dell’oratorio ha lanciato il progetto “20+20=130”, slogan di questo anno ed iniziativa che vede coinvolti molte dei ragazzi e delle famiglie in un percorso di riflessione e racconto riguardante gli ultimi sei anni della Casa salesiana. A partire dall’anno pastorale 2013/2014 la chiusura della scuola dell’Istituto aveva avviato l’intera opera ad un ripensamento circa il suo ruolo nel contesto cittadino maceratese. Sei anni di lavoro, riflessione e novità che hanno condotto l’Istituto a riconoscersi nella sua identità di Oratorio Centro-Giovanile, polo di aggregazione per molti giovani e famiglie, attraverso le sue proposte educative e la collaborazione con la realtà cittadina, in uno spirito di accoglienza ed amore per la crescita giovanile nel carisma di don Bosco.

Il progetto “20+20=130” raccoglie, dunque, la storia di rinascita di questi ultimi sei anni, rileggendola come una vera e propria battaglia della Vita contro la Morte, accompagnata dalle testimonianze e le interviste di tutti coloro che, in forme diverse, ne hanno fatto parte. Un percorso di riflessione ricco di ricordi e stimoli alla riflessione comune volta ad un futuro ricco di speranza. Le puntate di questa imperdibile storia sono state lanciate settimanalmente a partire dal giorno della Santa Pasqua, 12 aprile 2020 e proseguono passo dopo passo: i contenuti-storia, interviste e testimonianze- sono disponibili sul sito della Casa Salesiana di Macerata www.salesianimacerata.it, sul canale Youtube Salesiani Macerata e i relativi social Facebook ed Instagram.
È solo l’inizio di un anno ricco di proposte, che culminerà il 4 novembre 2020 con il festeggiamento del 130°compleanno di una Casa votata al bene dei giovani e tanto desiderata da Don Bosco stesso.

Melisenda Mondini nuova direttrice dell’Istituto Cardinal Cagliero di Ivrea

Il 28 maggio 2020 l’Ispettore don Enrico Stasi, dopo un lungo cammino condiviso con i laici dell’Istituto Cardinal Cagliero di Ivrea, ha comunicato al personale dell’Istituto ed ai genitori degli allievi la decisione di nominare Melisenda Mondini, Salesiana cooperatrice che insieme ad un gruppo di Cooperatori già da anni coopera all’interno della casa, come nuova direttrice dell’opera.

Questa nuova gestione avrà a capo un Consiglio di Indirizzo presieduto dall’Ispettore con la presenza del Delegato di Pastorale Giovanile, l’Economo ispettoriale, la Direttrice dell’Opera e il Delegato salesiano per la casa di Ivrea che nominerò prossimamente. La gestione ordinaria della Scuola, come avviene in tutte le nostre case, sarà sotto la responsabilità del Consiglio della CEP e delle diverse equipe educative e di coordinamento.
don Enrico Stasi – Ispettore

Il permanere dei consacrati salesiani permetterà di assicurare la dovuta continuità oltre che un aiuto e sostegno per la nuova direzione.

E’ da anni che un gruppo di Salesiani cooperatori ha preso a cuore la missione salesiana all’interno dell’Opera come una scelta anche di vita oltre che professionale. Negli anni tutti i ruoli di responsabilità erano stati affidati a laici tra cui molti cooperatori ed è venuto quasi naturale che anche la direzione fosse affidata ad un membro della Famiglia salesiana. La dott.ssa Mondini insieme all’équipe di laici che vi ho citato e a tanti altri che lavorano al Cagliero sono per me una garanzia assoluta della salesianità della nostra Scuola. Pertanto il Cagliero rimane una Scuola salesiana a tutti gli effetti anche se la direzione non è più di un sacerdote salesiano. Le figure di riferimento che avete potuto apprezzare in questi anni rimarranno, come anche lo stile educativo che contraddistingue il “Card. Cagliero”.
don Enrico Stasi – Ispettore

 

Pordenone, il Collegio Don Bosco per la prima sarà diretto da un laico

Pubblichiamo un articolo a firma di Enri Lisetto uscito sul Messaggero Veneto sul cambio di direzione al Collegio Don Bosco di Pordenone: per la prima volta, il preside è un laico.

***

Mentre si appresta a vivere l’ultimo esame di maturità, il Collegio Don Bosco di Pordenone annuncia il cambio dei vertici e per la prima volta avrà un preside laico.Nell’ambito della consueta alternanza negli incarichi, da luglio don Carlo Beorchia sarà il nuovo direttore in sostituzione di don Riccardo Michielan, destinato ad altri incarichi.Don Carlo Beorchia, originario di Tolmezzo, da anni è direttore all’Istituto salesiano San Zeno di Verona, storica scuola paritaria e Centro di formazione professionale, oltre che vicepresidente del Centro nazionale opere salesiane di Roma. «Una figura competente e preparata per proseguire la conduzione del Don Bosco nella linea tracciata negli ultimi anni».Don Lorenzo Teston, preside delle scuole dal 2009, lascerà a breve Pordenone (e quindi anche la collaborazione pastorale a San Cassiano di Livenza, dove arriverà un altro salesiano della Casa di Pordenone) per assumere l’incarico di direttore e preside della Casa salesiana di Trento; prenderà il suo posto come coordinatore didattico Paolo Lamanna, già vicepreside dal 2011.Un cambio «importante in tempi non semplici, con problematiche didattiche nuove, sfide logistiche e gestionali da affrontare e che la pandemia non ha sicuramente facilitato». L’avvicendamento «avverrà con la consueta volontà di dare risultati scolastici ed educativi alle famiglie, nella linea della competenza e della continuità di quanto l’Opera salesiana ha saputo progettare, realizzare negli anni a favore della collettività».Il team di docenti, che don Riccardo e don Lorenzo hanno guidato fino ad oggi, «è pronto ad accogliere già dai primi di luglio il nuovo direttore che, affiancato dal professor Lamanna, saprà realizzare le progettazioni già avviate per settembre».«Sono stati anni molto belli e intensi, di sfide col rilancio del primo ciclo. La didattica a distanza ci ha dato modo di rivedere l’offerta formativa, sempre nello spirito salesiano», è il congedo di don Lorenzo Teston, 48 anni, ordinato sacerdote il 19 giugno 2010 al santuario di Madonna di Rosa. «A maggior ragione mi resterà un bel ricordo».Insegnante di matematica e scienze alle medie (328 allievi, 162 alle elementari e 26 a conclusione delle superiori), 47 anni, Paolo Lamanna sarà il primo laico preside, che invece è prassi da tempo in altri istituti salesiani. «Chi ha scelto ha un’idea di continuità didattica con tutto il gruppo degli insegnanti».

Chioggia, i volontari dell’oratorio al fianco della Protezione civile per distribuire mascherine e buoni spesa

Pubblichiamo un articolo – a firma di Eugenio Ferrarese – uscito sul sito La Piazza web che racconta l’esperienza dei volontari dell’oratorio salesiano di Chioggia al servizio della comunità e in sostegno di Protezione civile e amministrazione comunale.

***

Un’esperienza di servizio per aiutare la Protezione Civile e l’amministrazione comunale di Chioggia a distribuire le mascherine e i buoni spesa che ha coinvolto 40 volontari, per la maggior parte appartenenti all’oratorio salesiano di Chioggia. Un impegno iniziato il 22 marzo 2020.

“Ci è arrivata una telefonata dalla Protezione Civile – racconta il salesiano don Marco – che ci chiedeva se, come oratorio salesiano, eravamo disponibili per la consegna delle mascherine alle famiglie della nostra Parrocchia. Sinceramente, l’idea di metterci a servizio della gente e di uscire incontro alle persone la sentivamo nostra e, così, ci siamo organizzati. Abbiamo fatto appello a giovani e adulti e la risposta è stata molto generosa. Nessuno di noi aveva idea di cosa sarebbe in seguito capitato. Sapevamo solo di essere pronti a servire, di correre qualche rischio personale per il pericolo del contagio e di poter uscire finalmente di casa”. La collaborazione è stata svolta assieme ad altre diverse realtà associative che si occupavano di parti del territorio: Associazione Nazionale Bersaglieri, Associazione Nazionale Carabinieri, Associazione Auser, la Croce Rossa italiana e la Protezione Civile.

“Vista la nostra efficacia – continua don Marco – ci è stato proposto di allargare il nostro campo d’azione e così siamo passati dalla parrocchia a tutta Chioggia centro e Borgo S. Giovanni prima, e poi anche Sottomarina e Brondolo. Insomma abbiamo consegnato circa 40000 buste in oltre due giri completi della città”. Oltre alle protezioni individuali anche i buoni spesa.

“Per circa un mese abbiamo offerto la nostra disponibilità anche alla Caritas diocesana per la distribuzione dei buoni spesa nella città, raggiungendo quasi 500 famiglie per diverse consegne. Anche l’Associazione Anna Dupuis ha raggiunto altrettante famiglie”. E’ stata per tutti un’occasione per osservare con più attenzione calli, corti, vie e viali, vedere come realmente vive la gente a Chioggia. I giovani e gli adulti che hanno collaborato nella distribuzione e consegna, hanno accolto l’impegno con grande generosità, serietà e rispetto delle persone incontrate durante questo servizio.

“A volte qualche timore o dubbio è trapelato, ma è stato davvero bello vedere come i giovani siano stati disponibili e professionali. Tutti i volontari si sono attivati nella consapevolezza di correre dei rischi per la loro salute personale, ma ogni mattino iniziavamo l’attività con un breve momento di preghiera, per chiedere protezione e riconoscere che lo facevamo per il bene dei nostri cittadini e quindi a servizio di Dio. Abbiamo cercato di imitare don Bosco al tempo del colera, il quale con precauzione e affidandosi alla Madonna non ha temuto di mettersi a servizio dei più deboli con i suoi ragazzi più grandi. La città tutta sa che ci siamo e siamo disponibili”. E per tutte le altre iniziative dell’Oratorio Salesiano, cinemateatro, Polisportiva Giovanile Salesiano, Estate Ragazzi che coinvolgono centinaia di ragazzi, giovani ed educatori si attendono le nuove disposizioni del governo.

Cerignola, il vescovo ordinerà sacerdote il salesiano Giuseppe Spicciarello

Pubblichiamo il comunicato stampa della Diocesi Cerignola – Ascoli Satriano pubblicato sul sito “Il Megafono” con il quale si annuncia l’ordinazione presbiterale del diacono Giuseppe Spicciariello, salesiano di Don Bosco. La diretta verrà trasmessa in streaming sulla pagina Facebook “MGS don Bosco al Sud” e sul Canale Youtube “Salesiani IME”.

***

Come annunciato lo scorso 14 maggio, con la diffusione delle Disposizioni per la celebrazione della Messa con il popolo, il vescovo Luigi Renna presiederà in Cattedrale, a Cerignola, sabato, 30 maggio 2020, con inizio alle ore 19, la Messa Crismale.

“Questa ‘Fase 2’ – si legge nelle Disposizioni – che investe anche la vita liturgica della Chiesa, va vissuta con la stessa responsabilità della fase precedente, cioè con prudenza, accettando con buon senso i limiti che ci sono richiesti per evitare il contagio, e, permettete, anche con spirito di fede, perché ciò che sta più a cuore a Dio Padre è la vita e la salute dei suoi figli, soprattutto dei più fragili, che sono gli ammalati e gli anziani”.

Per tale ragione, alla solenne celebrazione parteciperanno il presbiterio diocesano e un rappresentante per ogni comunità religiosa femminile, per ogni Associazione del Coordinamento Diocesano del Laicato, per ogni comunità parrocchiale. Secondo l’antica tradizione romana, la Messa Crismale, segno dell’unità del ministero ordinato nel sacerdozio di Cristo, è celebrata in Cattedrale perché la chiesa del Vescovo costituisce la “chiesa-madre” per tutta la diocesi.

In quanto espressione del mistero della Chiesa come popolo messianico, la presenza dei ministri nei diversi gradi, in rappresentanza delle comunità parrocchiali, religiose, associative, è un richiamo all’unità inscindibile del sacerdozio comune e ministeriale, fondata sui segni sacramentali.

Il giorno successivo, domenica, 31 maggio 2020, nella solennità di Pentecoste, il vescovo Renna, durante la celebrazione eucaristica che avrà inizio alle ore 18,30, in Cattedrale ordinerà presbitero il diacono Giuseppe Spicciariello, salesiano di Don Bosco. Nel rispetto delle attuali normative circa l’emergenza Covid-19, la cattedrale potrà contenere solo un numero limitato di persone: la celebrazione, infatti, sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook “MGS don Bosco al Sud” e sul Canale Youtube “Salesiani IME”.

Il Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma presenta l’estate ragazzi a Uno Mattina

Ieri, durante la trasmissione di Rai Uno Uno Mattina, è andato in onda un servizio dove si presenta il centro estivo del Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma di quest’anno nella fase 2 del Covid19:

Il cuore salesiano di Torino invoca la Vergine: insegnaci ad essere più solidali

Il racconto della Solennità di Maria Ausiliatrice, tenutasi a Valdocco domenica 24, grazie all’articolo di Marina Lomunno (pubblicato su Avvenire) ed alla foto gallery, gentilmente realizzata, dal salesiano Antonio Saglia.

Ci sono “scatti” che resteranno fissi nella memoria e testimonieranno alle generazioni future cosa è stata la pandemia che stiamo vivendo: tra queste, sicuramente per i torinesi (e per i 132 Paesi dove sono presenti i salesiani, collegati domenica tramite la tv e i social con Valdocco) l’immagine della statua di Maria Ausiliatrice nella piazza antistante la Basilica vuota, con ai piedi l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, accompagnato dal Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime.

Causa coronavirus la tradizionale processione che chiude la festa liturgica di Maria Ausiliatrice, giunta alla 152a edizione e che raduna oltre 20mila persone, non si è snodata per le vie della Torino di don Bosco per poi confluire nella piazza gremita per la benedizione. Non era mai accaduto neppure in tempo di guerra che la statua dell’Ausiliatrice non uscisse per la processione: per questo l’arcivescovo, al termine del Rosario pregato in Basilica con un numero “contingentato” di fedeli in mascherina con le “decine” della corona affidate alle comunità salesiane sparse per il mondo e collegate via social ha rivolto una supplica alla Madonna perché liberi il mondo dal virus. «Ti chiediamo protezione e conforto – ha chiesto Nosiglia – conforta i malati, coloro che hanno perso un congiunto a causa del virus, sostieni i medici e gli operatori sanitari che hanno rischiato la vita per salvarne altre, guarda i giovani, rendili coraggiosi e forti, aiutali a sognare anche se siamo nella prova e fai in modo che da questa pandemia impariamo a costruire una società più solidale con chi soffre». La giornata è stata scandita fin dal primo mattino dalle Messe molto partecipate ma regolate da un rigoroso servizio d’ordine gestito dai volontari della Basilica col “numero chiuso” in chiesa ma la possibilità di prendere parte alle celebrazioni anche nell’ampio cortile. «Il desiderio era di vivere questa solennità e la novena che l’ha preceduta – ha detto don Enrico Stasi, ispettore dei salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta – aprendo il cuore e confidando a Maria paure e speranze che animano questi giorni: solo così potremo sperimentare la dolcezza dell’essere protetti sotto il suo manto».

Tra i celebranti, Nosiglia (alle 11) e padre Carmine Arice, superiore generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, che ha evidenziato come sia una grazia ritornare a celebrare la Messa «in questo tempo di sofferenza e di forzato digiuno eucaristico» proprio nella domenica dell’Ascensione che quest’anno cade nella festa di Maria Ausiliatrice.

Nel pomeriggio l’Eucaristia con una rappresentanza del Movimento giovanile salesiano presieduta dal Rettor Maggiore, riconfermato alla guida della congregazione lo scorso marzo nel Capitolo celebrato a Valdocco e chiuso in anticipo per il Covid-19. «Oggi Gesù ci assicura che sarà con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo – ha sottolineato Artime – carissimi giovani anche oggi in questo tempo in cui sperimentiamo la nostra fragilità, siete chiamati a testimoniare Gesù con la vostra vita, soprattutto verso i più poveri, scartati, sofferenti: i preferiti per il cuore salesiano, come ci insegna papa Francesco che abbiamo visto solo nella preghiera del 27 marzo in piazza San Pietro. Ma mai come in quel giorno è stato accompagnato da tutto il mondo non solo cristiano. Questi sono i segni della consolazione che cambiano il mondo».

MARINA LOMUNNO
Torino

Gianni Rivera: “Ho iniziato all’oratorio con i Salesiani, un ambiente sano e costruttivo”

Pubblichiamo un articolo uscito su Pianeta Milan in cui si riporta l’intervista rilasciata da Gianni Rivera al settimanale spagnolo “Libero” in cui racconta gli inizi all’oratorio salesiano, come Maldini e Baresi.

***
Gianni Rivera ha scritto la storia del Milan e del calcio mondiale tra gli anni ’60 e ’70. In rossonero ha collezionato 164 gol in 658 partite, e vinto numerosi trofei tra cui due Coppe dei Campioni. Nel 1969 è stato anche insignito del Pallone d’Oro, fu il primo italiano a ricevere l’ambito premio.

Il ‘Golden Boy’ ha rilasciato un’intervista al settimanale spagnolo ‘Libero’, che traccia un profilo di Rivera usando queste parole: “Durante le 19 stagioni in cui ha giocato per il Milan, non ha fatto altro che insegnare calcio. Era leggero, era leader, era angelo. Era carisma, seduzione, bellezza e altruismo. Tempo, visione di gioco e calma in un mondo, quello del calcio, che ancora non camminava rapidamente”.

Anzitutto una confessione sul Pallone d’Oro vinto nel 1969: “Quell’anno il migliore è stato Pelé. Non ci sono dubbi. Il problema è che solo gli europei potevano vincerlo”. Una volta di più, Rivera, con queste parole si dimostra campione di modestia.

Poi Rivera ha rivelato un ‘segreto’ che lui ha in comune con gli altri due grandi capitani della storia del Milan, Franco Baresi e Paolo Maldini: “Ho iniziato all’oratorio parrocchiale di Don Bosco. Era un ambiente calmo, sano, costruttivo. Non c’era pericolo, perché ci sentivamo protetti. I salesiani di Don Bosco sono stati fondamentali nella mia crescita. Anche Maldini e Baresi hanno cominciato dall’oratorio, qualcosa vorrà dire”.