“Estate Ragazzi”, un oratorio estivo in Vaticano

Pubblichiamo l’articolo di Vatican News sull’iniziativa voluta dal Papa per sostenere le famiglie dipendenti della Santa Sede durante l’estate: le attività estive dentro le mura vaticane.

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Un oratorio estivo dentro le mura vaticane. Un mese di gioco, nuotate in piscina, partite di tennis, di calcetto e di basket, scivolate sui gonfiabili, sfide a ping-pong all’interno dell’Aula Paolo VI, ma anche visite guidate ai Giardini vaticani. Papa Francesco ha pensato alle mamme lavoratrici, alle famiglie dei dipendenti della Santa Sede, e ha approvato che Oltretevere il Governatorato organizzi un vero e proprio centro estivo animato dalla comunità dei Salesiani del Vaticano.

A motivo del Covid-19, il numero sarà più limitato rispetto al progetto iniziale. Si potranno iscrivere fino a 100 bambini e ragazzi, per fasce d’età (dai 5 ai 7 anni, dagli 8 ai 10 e dagli 11 ai 14). “Il progetto Estate Ragazzi è nato come iniziativa del Governatorato della Città del Vaticano per andare incontro alle esigenze dei papà e delle mamme che lavorano qui – spiega il salesiano don Franco Fontana, cappellano della Gendarmeria e dei Musei Vaticani – Mai come quest’anno, dopo mesi in cui le famiglie sono state costrette a stare a casa, i genitori avranno l’esigenza di affidare i loro figli a persone di fiducia che sappiano ridare speranza, entusiasmo ed educare in sicurezza i loro figli”.

A organizzare l’oratorio estivo insieme ai salesiani, sarà l’associazione “Tutti in una festa”, che già anima alcuni centri estivi a Roma. L’Estate Ragazzi si svolgerà all’interno della Città del Vaticano, spiega don Fontana, “in spazi dedicati e attrezzati. Sono state individuate diverse aree dove i ragazzi potranno socializzare, praticare sport all’aperto, giocare senza rinunciare alle attività educative tipiche di un oratorio”. I ragazzi dell’oratorio estivo vaticano “occuperanno” anche la grande aula delle udienze, ancora inutilizzata in quelle settimane, che diventerà luogo di ritrovo, preghiera e socialità.
“L’obiettivo primario – racconta Pasquale Acunzo dell’associazione “Tutti in una festa” – è quello di far scoprire ai ragazzi la bellezza dello stare insieme, del giocare in gruppo anche a un metro di distanza, del condividere passioni, emozioni e sorrisi. Un’esperienza dove tutti partecipano e dove i più piccoli potranno imparare dai grandi”.

Il tema scelto per quest’anno sarà “Felicità e Beatitudini”: è stato individuato un percorso educativo pedagogico che poggia su una storia avvincente ambientata nel mondo dello sport per parlare dell’importanza della vera felicità come obiettivo e stile della vita di ciascuno a ogni età. A condurre l’iniziativa coordinati dai Salesiani di Don Bosco e dalla società “Tutto in una festa”, saranno educatori professionisti con esperienza nello sport e nell’animazione, “certi che questa iniziativa – raccontano don Fontana e Acunzo – possa regalare ai ragazzi che la frequenteranno un’occasione splendida per vivere insieme e riscoprire la bellezza della vita comunitaria, che poi è l’esperienza dell’essere Chiesa, dove ciascuno può sentirsi accolto e imparare a sua volta ad accogliere gli altri”.

“Anche qui potremo realizzare un frammento di quella Chiesa che aiuta le famiglie – si legge nella lettera del Segretario generale del Governatorato, il vescovo Fernando Vérgez – si prende cura dei ragazzi e fa incontrare il Signore in un tempo favorevole”.
L’oratorio estivo in Vaticano inizierà il 6 luglio e durerà fino al 31 luglio iniziando alle 07:30 del mattino fino alle 18:00. Solo il venerdì è previsto un orario ridotto fino alle 14:00. È previsto un programma dettagliato che scandirà la giornata dei ragazzi, divisa tra momenti di socialità, giochi, sport e momenti di preghiera. Molta attenzione sarà dedicata alle misure per l’emergenza Covid-19: “Stiamo lavorando per implementare tutte le indicazioni contenute nelle linee guida del Governo italiano – spiegano gli organizzatori – L’obiettivo è mettere in campo azioni per garantire la sicurezza dei ragazzi e dello staff. Dispositivi di sicurezza, distanziamento, misurazione della temperatura, mascherine, gel igienizzante, sanificazione degli ambienti e delle attrezzature, insieme alla formazione degli animatori, e alla sensibilizzazione dei ragazzi. Queste attenzioni permetteranno di gestire le varie fasi dell’estate ragazzi in totale sicurezza”.

Don Attard e il progetto per la Formazione Permanente salesiani e laici in Europa: “Non calato dall’alto, ma realizzato nella sinodalità”

Pubblichiamo l’intervista a don Fabio Attard dell’agenzia salesiana ANS sul suo nuovo incarico.

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(ANS – Roma) – “È una frontiera che ha bisogno di molta riflessione, molta preghiera e anche dell’impegno a studiare bene le opportunità già esistenti, per offrire delle proposte che rispondano alle esigenze di chi chiede di essere accompagnato e formato”. Così don Fabio Attard, per 12 anni Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile della Congregazione, inquadra il nuovo incarico a lui affidato – e prima non esistente: quello di Responsabile per la Formazione Permanente dei salesiani e dei laici in Europa.

Don Fabio, come nasce questo nuovo incarico che le è stato assegnato?

Bisogna risalire al cammino fatto dalla Congregazione negli ultimi 20-25 anni. Già il Capitolo Generale 24°, nel 1996, con il tema “Salesiani e Laici”, studiava le sfide e le opportunità della Congregazione in questa stagione della Chiesa. Già all’epoca si riconobbe che in parecchie Ispettorie erano attivi dei cammini comuni tra salesiani e laici: nella condivisione della missione, ma anche dei percorsi di formazione. Poi nel 2004, durante il primo degli incontri biennali degli Ispettori d’Europa, l’allora Rettor Maggiore, Don Pascual Chávez, invitò a ripensare la missione salesiana in maniera sempre più condivisa con i laici. E nei successivi appuntamenti biennali, e poi specialmente nell’ultimo biennio, 2018-2020, il tema è stato approfondito sempre meglio, anche perché, come sappiamo, uno dei nuclei tematici del Capitolo Generale 27° era proprio “la missione condivisa”. Quest’incarico, dunque, si situa come frutto di questo lungo percorso.

In cosa consisterà il suo lavoro futuro in tal senso?

Iniziamo da un dato: non si parte da zero. In molte Ispettorie europee ci sono già degli eccellenti percorsi pedagogici, pastorali, carismatici e di spiritualità salesiana. Quindi l’idea è in primo luogo valorizzare ciò che è già esistente in quest’ambito peculiare che è la formazione comune tra salesiani e laici. Ad esempio in Germania, Belgio, Spagna, Italia, Francia e Portogallo ci sono già dei cammini sistematici e strutturati.

In quasi tutte le Ispettorie, poi, ci sono dei corsi occasionali, che sicuramente nel futuro andranno ulteriormente ordinati e articolati.

Un secondo passo, che è stato chiesto nei dibattiti degli ultimi due anni, sarà poi realizzare una proposta continentale per rafforzare questa formazione: si tratta cioè di formare dei salesiani e dei laici che possano seguire dei laboratori specifici in maniera tale da poter dare poi il loro contributo nei corsi formativi locali una volta tornati nelle loro Ispettorie.

Attualmente, dunque, sono impegnato soprattutto in un lavoro di raccolta e condivisione, sia delle risorse già disponibili, sia delle aspettative che ci sono. L’idea è arrivare a formare, entro il prossimo anno, un organismo che possa coordinare le proposte già esistenti e guidare poi un ulteriore sviluppo in questo campo.

Vogliamo realizzare un progetto strategico e operativo da discutere poi con le Ispettorie e con quanti hanno già partecipato alla riflessione in questi ultimi due anni. Seguendo il principio della sinodalità, non vogliamo arrivare con un progetto calato dall’alto, ma con un progetto che presupponga tutto il cammino fatto e che sia l’espressione di tutti coloro che vi sono coinvolti.

Che portata ha il progetto?

Solo ad un primo livello troviamo circa 25mila laici impegnati direttamente nelle nostre opere salesiane: che siano scuole, Centri di Formazione Professionale, oratori e centri giovanili, parrocchie od opere sociali.

Poi ci sono le migliaia di giovani coinvolti nel Movimento Giovanile Salesiano (MGS), molti dei quali provengono da Ispettorie che hanno già dei percorsi formativi con una certa tradizione; senza dimenticare poi gli incontri dei “Confronto” e le proposte di Esercizi Spirituali per animatori europei, che hanno rafforzato questa dimensione continentale.

Ancora, c’è il campo molto interessante e fiorente del Volontariato Missionario Salesiano: si tratta di centinaia di giovani che già adesso ricevono un’ottima formazione prima, durante e dopo l’esperienza missionaria, e per il quale è stata già messa in campo una buona sinergia tra i Dicasteri di Pastorale Giovanile e Missioni, con il Manuale del Volontariato Missionario. In tal senso, a livello europeo, il terreno è già molto ben preparato.

Pensiamo, poi, a tutti coloro che non sono direttamente impiegati, ma che sono pastoralmente impegnati nelle nostre opere.

E, infine, rientra in questo ambito anche lo sterminato campo dei laici della Famiglia Salesiana. Già ci sono corsi di formazione a livello di gruppi, ma c’è anche il desiderio, da parte del Segretariato della Famiglia Salesiana, di fortificare dei percorsi formativi di portata europea.

Un’ultima cosa: cosa si porta dietro dopo 12 anni come Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile?

Mi sento molto fortunato ad affrontare questa nuova obbedienza dopo la bellissima esperienza di 12 anni come Consigliere per la Pastorale Giovanile. Per prima cosa, mi sento molto grato e debitore verso tutti coloro – salesiani, laici, giovani – che sono impegnati nella Pastorale Giovanile.

In secondo luogo, mi sento molto più ricco oggi, perché in questi anni abbiamo vissuto il metodo del discernimento, tanto caro a Papa Francesco e che è proprio del nostro fondatore, Don Bosco. Credo molto nella dinamica del processo: l’esperienza di un percorso che studia, riflette, riconosce il presente; cerca di interpretare alla luce di Dio e del carisma le sfide che abbiamo; per poter poi decidere quali passi compiere.

E poi mi porto dietro il desiderio dei laici collaboratori di essere formati nel carisma e la sete dei giovani di trovare adulti educatori significativi che li aiutino a scoprire il senso della vita.

Gian Francesco Romano

«Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria» (Es 10,2): la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

Ieri, 24 maggio, ricorreva anche la 54ma Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali. Riportiamo il messaggio inviato dal Papa, come da tradizione, il 24 gennaio scorso, festa di San Francesco di Sales.

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«Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria» (Es 10,2).
La vita si fa storia

Desidero dedicare il Messaggio di quest’anno al tema della narrazione, perché credo che per non smarrirci abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme. Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri.

1. Tessere storie

L’uomo è un essere narrante. Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo. Che siano in forma di fiabe, di romanzi, di film, di canzoni, di notizie…, le storie influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli. Spesso decidiamo che cosa sia giusto o sbagliato in base ai personaggi e alle storie che abbiamo assimilato. I racconti ci segnano, plasmano le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, possono aiutarci a capire e a dire chi siamo.

L’uomo non è solo l’unico essere che ha bisogno di abiti per coprire la propria vulnerabilità (cfr Gen 3,21), ma è anche l’unico che ha bisogno di raccontarsi, di “rivestirsi” di storie per custodire la propria vita. Non tessiamo solo abiti, ma anche racconti: infatti, la capacità umana di “tessere” conduce sia ai tessuti, sia ai testi. Le storie di ogni tempo hanno un “telaio” comune: la struttura prevede degli “eroi”, anche quotidiani, che per inseguire un sogno affrontano situazioni difficili, combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi, quella dell’amore. Immergendoci nelle storie, possiamo ritrovare motivazioni eroiche per affrontare le sfide della vita.

L’uomo è un essere narrante perché è un essere in divenire, che si scopre e si arricchisce nelle trame dei suoi giorni. Ma, fin dagli inizi, il nostro racconto è minacciato: nella storia serpeggia il male.

2. Non tutte le storie sono buone

«Se mangerai, diventerai come Dio» (cfr Gen 3,4): la tentazione del serpente inserisce nella trama della storia un nodo duro da sciogliere. “Se possederai, diventerai, raggiungerai…”, sussurra ancora oggi chi si serve del cosiddetto storytelling per scopi strumentali. Quante storie ci narcotizzano, convincendoci che per essere felici abbiamo continuamente bisogno di avere, di possedere, di consumare. Quasi non ci accorgiamo di quanto diventiamo avidi di chiacchiere e di pettegolezzi, di quanta violenza e falsità consumiamo. Spesso sui telai della comunicazione, anziché racconti costruttivi, che sono un collante dei legami sociali e del tessuto culturale, si producono storie distruttive e provocatorie, che logorano e spezzano i fili fragili della convivenza. Mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità.

Ma mentre le storie usate a fini strumentali e di potere hanno vita breve, una buona storia è in grado di travalicare i confini dello spazio e del tempo. A distanza di secoli rimane attuale, perché nutre la vita.

In un’epoca in cui la falsificazione si rivela sempre più sofisticata, raggiungendolivelli esponenziali (il deepfake), abbiamo bisogno di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e buoni. Abbiamo bisogno di coraggio per respingere quelli falsi e malvagi. Abbiamo bisogno di pazienza e discernimento per riscoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell’oggi; storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano.

3. La Storia delle storie

La Sacra Scrittura è una Storia di storie. Quante vicende, popoli, persone ci presenta! Essa ci mostra fin dall’inizio un Dio che è creatore e nello stesso tempo narratore. Egli infatti pronuncia la sua Parola e le cose esistono (cfr Gen 1). Attraverso il suo narrare Dio chiama alla vita le cose e, al culmine, crea l’uomo e la donna come suoi liberi interlocutori, generatori di storia insieme a Lui. In un Salmo, la creatura racconta al Creatore: «Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda […]. Non ti erano nascoste le mie ossa, quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra» (139,13-15). Non siamo nati compiuti, ma abbiamo bisogno di essere costantemente “tessuti” e “ricamati”. La vita ci è stata donata come invito a continuare a tessere quella “meraviglia stupenda” che siamo.

In questo senso la Bibbia è la grande storia d’amore tra Dio e l’umanità. Al centro c’è Gesù: la sua storia porta a compimento l’amore di Dio per l’uomo e al tempo stesso la storia d’amore dell’uomo per Dio. L’uomo sarà così chiamato, di generazione in generazione, a raccontare e fissare nella memoria gli episodi più significativi di questa Storia di storie, quelli capaci di comunicare il senso di ciò che è accaduto.

Il titolo di questo Messaggio è tratto dal libro dell’Esodo, racconto biblico fondamentale che vede Dio intervenire nella storia del suo popolo. Infatti, quando i figli d’Israele schiavizzati gridano a Lui, Dio ascolta e si ricorda: «Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti, Dio se ne diede pensiero» (Es 2,24-25). Dalla memoria di Dio scaturisce la liberazione dall’oppressione, che avviene attraverso segni e prodigi. È a questo punto che il Signore consegna a Mosè il senso di tutti questi segni: «perché tu possa raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio e del figlio di tuo figlio i segni che ho compiuti: così saprete che io sono il Signore!» (Es 10,2). L’esperienza dell’Esodo ci insegna che la conoscenza di Dio si trasmette soprattutto raccontando, di generazione in generazione, come Egli continua a farsi presente. Il Dio della vita si comunica raccontando la vita.

Gesù stesso parlava di Dio non con discorsi astratti, ma con le parabole, brevi narrazioni, tratte dalla vita di tutti i giorni. Qui la vita si fa storia e poi, per l’ascoltatore, la storia si fa vita: quella narrazione entra nella vita di chi l’ascolta e la trasforma.

Anche i Vangeli, non a caso, sono dei racconti. Mentre ci informano su Gesù, ci “performano”[1] a Gesù, ci conformano a Lui: il Vangelo chiede al lettore di partecipare alla stessa fede per condividere la stessa vita. Il Vangelo di Giovanni ci dice che il Narratore per eccellenza – il Verbo, la Parola – si è fatto narrazione: «Il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha raccontato» (Gv 1,18). Ho usato il termine “raccontato” perché l’originale exeghésato può essere tradotto sia “rivelato” sia “raccontato”. Dio si è personalmente intessuto nella nostra umanità, dandoci così un nuovo modo di tessere le nostre storie.

4. Una storia che si rinnova

La storia di Cristo non è un patrimonio del passato, è la nostra storia, sempre attuale. Essa ci mostra che Dio ha preso a cuore l’uomo, la nostra carne, la nostra storia, fino a farsi uomo, carne e storia. Ci dice pure che non esistono storie umane insignificanti o piccole. Dopo che Dio si è fatto storia, ogni storia umana è, in un certo senso, storia divina. Nella storia di ogni uomo il Padre rivede la storia del suo Figlio sceso in terra. Ogni storia umana ha una dignità insopprimibile. Perciò l’umanità merita racconti che siano alla sua altezza, a quell’altezza vertiginosa e affascinante alla quale Gesù l’ha elevata.

«Voi – scriveva San Paolo – siete una lettera di Cristo scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani» (2 Cor 3,3). Lo Spirito Santo, l’amore di Dio, scrive in noi. E scrivendoci dentro fissa in noi il bene, ce lo ricorda. Ri-cordare significa infatti portare al cuore, “scrivere” sul cuore. Per opera dello Spirito Santo ogni storia, anche quella più dimenticata, anche quella che sembra scritta sulle righe più storte, può diventare ispirata, può rinascere come capolavoro, diventando un’appendice di Vangelo. Come le Confessioni di Agostino. Come il Racconto del Pellegrino di Ignazio. Come la Storia di un’anima di Teresina di Gesù Bambino. Come i Promessi Sposi, come I fratelli Karamazov. Come innumerevoli altre storie, che hanno mirabilmente sceneggiato l’incontro tra la libertà di Dio e quella dell’uomo. Ciascuno di noi conosce diverse storie che profumano di Vangelo, che hanno testimoniato l’Amore che trasforma la vita. Queste storie reclamano di essere condivise, raccontate, fatte vivere in ogni tempo, con ogni linguaggio, con ogni mezzo.

5. Una storia che ci rinnova

In ogni grande racconto entra in gioco il nostro racconto. Mentre leggiamo la Scrittura, le storie dei santi, e anche quei testi che hanno saputo leggere l’anima dell’uomo e portarne alla luce la bellezza, lo Spirito Santo è libero di scrivere nel nostro cuore, rinnovando in noi la memoria di quello che siamo agli occhi di Dio. Quando facciamo memoria dell’amore che ci ha creati e salvati, quando immettiamo amore nelle nostre storie quotidiane, quando tessiamo di misericordia le trame dei nostri giorni, allora voltiamo pagina. Non rimaniamo più annodati ai rimpianti e alle tristezze, legati a una memoria malata che ci imprigiona il cuore ma, aprendoci agli altri, ci apriamo alla visione stessa del Narratore. Raccontare a Dio la nostra storia non è mai inutile: anche se la cronaca degli eventi rimane invariata, cambiano il senso e la prospettiva. Raccontarsi al Signore è entrare nel suo sguardo di amore compassionevole verso di noi e verso gli altri. A Lui possiamo narrare le storie che viviamo, portare le persone, affidare le situazioni. Con Lui possiamo riannodare il tessuto della vita, ricucendo le rotture e gli strappi. Quanto ne abbiamo bisogno, tutti!

Con lo sguardo del Narratore – l’unico che ha il punto di vista finale – ci avviciniamo poi ai protagonisti, ai nostri fratelli e sorelle, attori accanto a noi della storia di oggi. Sì, perché nessuno è una comparsa nella scena del mondo e la storia di ognuno è aperta a un possibile cambiamento. Anche quando raccontiamo il male, possiamo imparare a lasciare lo spazio alla redenzione, possiamo riconoscere in mezzo al male anche il dinamismo del bene e dargli spazio.

Non si tratta perciò di inseguire le logiche dello storytelling, né di fare o farsi pubblicità, ma di fare memoria di ciò che siamo agli occhi di Dio, di testimoniare ciò che lo Spirito scrive nei cuori, di rivelare a ciascuno che la sua storia contiene meraviglie stupende. Per poterlo fare, affidiamoci a una donna che ha tessuto l’umanità di Dio nel grembo e, dice il Vangelo, ha tessuto insieme tutto quanto le avveniva. La Vergine Maria tutto infatti ha custodito, meditandolo nel cuore (cfr Lc 2,19). Chiediamo aiuto a lei, che ha saputo sciogliere i nodi della vita con la forza mite dell’amore:

O Maria, donna e madre, tu hai tessuto nel grembo la Parola divina, tu hai narrato con la tua vita le opere magnifiche di Dio. Ascolta le nostre storie, custodiscile nel tuo cuore e fai tue anche quelle storie che nessuno vuole ascoltare. Insegnaci a riconoscere il filo buono che guida la storia. Guarda il cumulo di nodi in cui si è aggrovigliata la nostra vita, paralizzando la nostra memoria. Dalle tue mani delicate ogni nodo può essere sciolto. Donna dello Spirito, madre della fiducia, ispira anche noi. Aiutaci a costruire storie di pace, storie di futuro. E indicaci la via per percorrerle insieme.

Roma, presso San Giovanni in Laterano, 24 gennaio 2020,

Memoria di San Francesco di Sales

FRANCISCUS

Un libro-testimonianza su Mons. Giuseppe Cognata

Si riporta di seguito l’articolo oggi pubblicato su ScrivoLibero.net in merito al Libro-Testimonianza Di Vito Cesareo su Mons. Giuseppe Cognata, Vescovo Salesiano Agrigentino Servo Di Dio.

Al termine di un processo dai tempi lunghi e farraginosi, caratterizzato da attività di indagine svolte con scrupolo e zelo e da testimonianze attendibili, segue la sentenza.

Quando questa risulta favorevole ad una delle parti in causa, si suole dire: “Giustizia è fatta”. Questo ha fatto recentemente Papa Francesco con il rendere giustizia al Vescovo salesiano agrigentino, Mons. Giuseppe Cognata con il suo consenso alla apertura della causa di beatificazione del Vescovo Martire di Bova, fondatore dell’Istituto delle suore salesiane Oblate del Sacro Cuore.

La decisone di Papa Francesco, come ha osservato Luigi Mariano Guzzo nel suo ampio servizio apparso recentemente su “Quotidiano del Sud”, arriva ad un anno dalla pubblicazione del libro-testimonianza di Vito Cesareo dal titolo:” Giuseppe Cognata S.D.B. UN VESCOVO DEI NOSTRI TEMPI TRA OBLAZIONE E SANTITA’ “ con la sapiente prefazione di S.E. Mons. Antonio Cantisani, arcivescovo metropoilita emerito di Catanzaro-Schillaci.

Il consenso di Papa Francesco assume per certi versi una doppia valenza: l’esaltazione della santità e il riconoscimento di innocenza di Cognata.

Un vero e proprio atto riparatorio per il torto subito dal Sant’Uffizio, che con un provvedimento a dir poco affrettato, aveva rimosso e sospeso in Vescovo di Bova dalle funzioni episcopali.

In questa vicenda, non pare azzardato affermare che Vito Cesareo può essere definito l’avvocato di Mons. Giuseppe Cognata. Cesareo, che ha conosciuto Cognata nel collegio dei salesiani di Macerata è un exallievo che attualmente ricopre la carica di vicepresidente vicario della Federazione Calabra degli Exallievi di Don Bosco.

Nominato presidente diocesano di Azione Cattolica e successivamente chiamato alla guida del M.E.I.C lametino e dei giuristi cattolici italiani-Unione locale di Lamezia Terme. Nel 1980 viene nominato dal C.S.M. Magistrato Onorario e gli viene affidata la reggenza della pretura di Squillace e successivamente incaricato presso la Pretura di Catanzaro. E’ stato Giudice di Pace per 13 anni. Autore di numerosi scritti e organizzatore di convegni e seminari di studio.

Di Mons. Cognata specie ora che inaspettatamente è balzato alla attenzione delle cronache sappiamo tutto o quasi. È nato a Girgenti nel 1885 e nonostante papà e nonno entrambi massoni, fossero di avviso contrario, frequenta le scuole dei salesiani e nel 1909 viene ordinato sacerdote ad Acireale. Dopo avere diretto alcune case salesiane, viene nominato da Pio XI Vescovo di Bova. Nel 1939, calunniato da alcune suore salesiane oblate, viene destituito dal Sant’Uffizio della dignità episcopale e per 22 anni vive dalle parti di Trento nella preghiera e nel nascondimento.
A seguito della ritrattazione delle suore calunniatrici viene reintegrato nell’episcopato da Giovanni XXII e nominato del 1963 da Paolo XI Vescovo di Farsalo.
Nel 1972 viene a mancare a Pellaro.

Il volume di Cesareo non vuole essere solo e soltanto la biografia di Mons. Cognata, quanto la testimonianza della spiritualità di un vescovo pienamente salesiano, vissuto nel solco dell’insegnamento di Don Bosco, come ha osservato Mons. Cantesani nella sua prefazione.

L’autore, infine, nel suo libro, nel momento in cui rivolge un accorato appello affinche’ venga resa giustizia al vescovo, si è reso quasi profeticamente promotore del pronunciamento della Chiesa che gli ha reso finalmente giustizia con la cancellazione di una triste pagina della storia ecclesiale del passato.

Calogero Patti
Presidente Emerito
Unione Exallievi Don Bosco

Newsletter Dicastero Comunicazione Sociale – Maggio 2020

Si riporta di seguito la Newsletter del Dicastero della Comunicazione da parte di Don Gildasio Dos Santos Mendes sdb, Consigliere per la Comunicazione Sociale.

Brazilia, Brasile, 21 Maggio 2020 

Cari fratelli e sorelle!

Saluto ognuno di voi con quella speranza che ci fa camminare con entusiasmo e con gli occhi aperti sul presente e sul futuro. Questa speranza che ci fa camminare insieme ha la sua fonte in Gesù Cristo, il risorto, il comunicatore della vita piena (Gv 10, 10).

In questi tempi di crisi sanitaria in tutto il mondo, a causa di Covid-19, vogliamo ringraziare ognuno di voi per il coraggio e la creatività nel comunicare, attraverso i social media e i vari media, la forza dell’amore e della solidarietà.

L’Équipe del Dicastero di Comunicazione Sociale, direttamente dal Sacro Cuore, a Roma, insieme al Rettor Maggiore e ad altri confratelli, si è dedicata con zelo e spirito salesiano a portare il messaggio di speranza e di coraggio in questi tempi di grandi sfide per l’umanità.

Abbiamo ricevuto molte notizie e iniziative di solidarietà da tutta la Congregazione!

Attraverso la comunicazione, creiamo legami, esprimiamo le nostre idee, condividiamo i nostri progetti, promuoviamo la libertà umana e la democrazia.

La comunicazione è la sorella della libertà e della solidarietà. Per questo motivo, ogni comunicazione richiede un’etica di impegno nei confronti della persona umana, della sua cultura, della sua storia e del suo ruolo nella società.

Vorrei invitare ogni delegato di comunicazione delle ispettorie, nonché i laici, i membri della Famiglia Salesiana e i giovani dei gruppi di comunicazione delle nostre presenze a riflettere, approfondire e tracciare insieme la nostra mappa di comunicazione sociale al servizio dell’evangelizzazione e dell’educazione dei nostri destinatari del nostro tempo.

A tal fine, in continuità con la riflessione svolta negli incontri, nelle consultazioni degli ultimi anni, rispondendo agli appelli della Congregazione e della Chiesa e avendo come riferimento il documento SSCS (Sistema Salesiano di Comunicazione Sociale), vogliamo continuare a camminare insieme nell’aggiornamento del progetto di comunicazione per il Dicastero.

In questo processo di ridisegno della comunicazione, inizialmente vogliamo considerare alcune sfide e opportunità:

  • a) Gli appelli del CG28 in dialogo con gli orientamenti del Sinodo sui giovani.
  • b) Le proposte educative e pastorali presentate in Laudato Si’ dal punto di vista salesiano della comunicazione in questi tempi di crisi e post crisi di Covid-19.
  • c) Le questioni etiche, politiche ed educative della comunicazione nelle varie regioni e paesi.
  • d) La visione della comunicazione come ecosistema e comunicazione in reti.
  • e) Il protagonismo dei nostri giovani nella cultura dei media.
  • f) La comunicazione missionaria e solidale nelle nostre comunità al servizio dei più poveri.
  • g) La creazione di politiche, processi, passi e azioni attraverso una metodologia di discernimento come strumento pastorale e visione della gestione collaborativa.
  • h) La promozione della nostra comunicazione ispirata al carisma salesiano, basata sulla missione evangelizzatrice e pastorale, in sinergia con i Dicasteri della Pastorale Giovanile, delle Missioni e della Formazione.
  • i) Il consolidamento del digitale nella comunicazione nelle nostre comunità e la creazione di piattaforme di comunicazione.
  • j) L’importanza del piano di comunicazione delle ispettorie, l’articolazione nelle regioni e il lavoro in rete.
  • k) Il dinamismo dei vari servizi attraverso le agenzie di notizie, il bollettino salesiano, le editrici, Tipografie, siti web, le radio, i giornali, i social network e altri.
  • l) La gestione collaborativa dei laici nella comunicazione e la collaborazione con le università salesiane. 

Questa prima indicazione sarà inviata a ognuno di voi secondo il programma 2020 del Dicastero della Comunicazione. Spero all’inizio di luglio d’inviarvi il testo tradotto.

Appena ricevuto il testo, invierò insieme alcune linee guida pratiche ad ogni delegato della comunicazione per leggere, approfondire, condividere con i gruppi pastorali, con i laici e i giovani e inviarmi suggerimenti, domande, proposte secondo le date che indicherò.

All’inizio del secondo semestre del 2020, terremo alcune videoconferenze con i delegati della comunicazione per ascoltare, condividere e proporre.

Negli incontri con i delegati della comunicazione delle regioni, vogliamo lavorare su questo testo in modo più sistematico, nonché sul progetto di comunicazione della Congregazione.

Nelle consultazione mondiali sulle comunicazioni, vogliamo continuare questo processo di costruzione di una visione della comunicazione sociale, considerando le nuove realtà culturali e sociali, i requisiti e le opportunità delle nuove tecnologie e dei media digitali, nonché la nostra missione in sinergia e collaborazione.

Questo lavoro, pertanto, mira a continuare, a valorizzare e dare visibilità alla missione che ogni ispettoria e comunità realizza a riguardo della comunicazione, ampliare e aggiornare il documento SSCS, rispondere alle nuove esigenze della cultura digitale e del mondo giovanile e rafforzare la nostra comunicazione istituzionale e il lavoro collaborativo con i diversi dicasteri e servizi della Congregazione.

La comunicazione è vitale per ogni società e cultura. Conosciamo il privilegio e la responsabilità di essere comunicatori in tempi di crisi e di grandi cambiamenti sociali e culturali.

Il Rettor Maggiore, nel suo messaggio del 16 aprile scorso, ha espresso molto bene come noi Cattolici possiamo rispondere alle sfide economiche, sociali e politiche derivanti dalla crisi sanitaria del coronavirus.

«Anzitutto spero che impariamo qualcosa da tutto ciò che stiamo vivendo».

Quindi solleva domande importanti per tutti noi: 

«Torneremo a vivere al di sopra delle nostre possibilità o avremo ritmi e spazi più umani? Ancora, vorremo recuperare il tempo perso nei consumi, o impareremo che possiamo vivere felici e con ciò che è necessario? Continueremo nella corsa all’inquinamento nel mondo o daremo un po’ di respiro al pianeta?» 

Ringrazio ognuno di voi per aver creduto nell’importanza della comunicazione al servizio del Regno di Dio e per aver camminato con speranza assieme a Don Bosco e ai nostri giovani. 

Possa la Madonna, Comunicatrice di vita e speranza, proteggerci e guidarci sempre.

Con affetto fraterno e in comunione di preghiera,

don Gildásio Mendes dos Santos 

Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale 

Suor Carmen Lucrecia Uribe FMA è la nuova delegata mondiale dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori

Pubblichiamo l’intervista realizzata dall’agenzia ANS a Suor Carmen Lucrecia Uribe FMA, nuova delegata mondiale dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori.

(ANS – Roma) – Il 9 maggio 2020, la Madre Generale dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha comunicato che è stata designata come Delegata Mondiale dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori (ASSCC) per l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice suor Carmen Lucrecia Uribe, di nazionalità colombiana augurando passione e creatività carismatica.

Madre Reungoat ha espresso parole di ringraziamento per suor Leslye Sándigo, per la competenza e l’entusiasmo carismatico, per la sua disponibilità con cui ha realizzato il suo servizio come Delegata dell’Istituto FMA nell’Associazione dei Salesiani Cooperatori in questi anni.

La Consigliera per la Famiglia Salesiana, suor Maria Luisa Miranda, ha ringraziato l’Ispettoria colombiana “Maria Ausiliatrice” (CMA) per il senso di comunione e l’appartenenza all’Istituto e ha accolto con speranza suor Lucrecia Uribe nella nuova missione a servizio della Chiesa e dell’Istituto.

Riportiamo di seguito una presentazione e delle prime riflessioni della Delegata FMA dei Salesiani Cooperatori, suor Carmen Lucrecia Uribe.

Suor Lucrecia: il viaggio e la formazione come FMA

Sono Figlia di Maria Ausiliatrice dal 1982, anno della Professione Religiosa nell’Ispettoria colombiana “María Auxiliadora” (CMA). Fin dall’inizio, ho sentito che “essere un insegnante era la mia passione”. Ho avuto l’opportunità di formarmi in Psicologia dell’Educazione, presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” a Roma e poi mi sono specializzata in Informatica Educativa. Nei centri educativi ho lavorato come insegnante educatrice, coordinatrice e direttrice, in scuole private e statali.

Accompagnare i giovani, essere vicini a loro e alle famiglie, è stato un forte appello che mi ha aiutato a rafforzare l’identità salesiana, ad approfondire il Sistema Preventivo e a contestualizzarlo. Le sfide del mondo contemporaneo hanno portato a profondi cambiamenti nella mia vita per umanizzare ed evangelizzare la missione.

La sua esperienza con la Famiglia Salesiana

Nel 1998, quando ero Vicaria Ispettoriale, ho avuto l’opportunità di far parte della Consulta Ispettoriale della Famiglia Salesiana e avere un approccio concreto ai diversi gruppi della Famiglia Salesiana, a livello locale e nazionale.

Come Ispettrice (2005-2010) ho svolto un lavoro di animazione congiunto, soprattutto con il gruppo delle Exallieve e dei Salesiani Cooperatori. È stato un momento favorevole per realizzare progetti comuni, per rafforzare i legami e per crescere nella comunione e nel carisma salesiano. La partecipazione agli ultimi tre Capitoli Generali dell’Istituto FMA mi ha permesso di ampliare la visione e di cogliere il prezioso cammino che la Famiglia Salesiana ha fatto in questi anni.

Le radici carismatiche sono ben fondate sotto la guida dello Spirito e la mano di Maria nel cuore e nell’esperienza vissuta da Don Bosco. I rami di questo albero fertile continuano a diffondersi e mostrano una vera e propria vitalità e linfa. Viviamo nella consapevolezza che lo Spirito riversa il carisma tra tanti laici, uomini e donne, in una missione condivisa, al servizio dei bambini, degli adolescenti e dei giovani più bisognosi, in forme ed espressioni molto diverse.

Le linee di futuro dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori

Al Congresso Mondiale nel 2018 il Coordinatore ha indicato le principali opzioni che rappresentano il trampolino di lancio per essere dove il Signore chiama ad “essere Don Bosco oggi” e basa il suo agire sui valori essenziali dell’Associazione: rafforzare la fedeltà alla promessa apostolica, accrescere il senso di appartenenza alla Chiesa, all’Associazione e alla Famiglia Salesiana, curare lo spirito di famiglia e la responsabilità condivisa.

Quindi, come Delegata Mondiale, mi impegno ad accompagnare l’Associazione camminando insieme ai giovani per costruire una società più cristiana e umana, affrontando con sano ottimismo salesiano le nuove sfide che si presentano con la certezza che il Signore Gesù continua a camminare con noi nella storia, soprattutto dopo questa grave pandemia che sta cambiando il volto del mondo e della storia.

Sono grata per la fiducia che la Madre Generale dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Madre Reungoat, e il Rettor Maggiore dei Salesiani Don Ángel Fernández Artime, hanno riposto in me per accompagnare l’Associazione. Sono grata per il cammino realizzato dalle Delegate che mi hanno precedute, in modo particolare suor Leslye Sándigo, che ha lavorato in comunione per diffondere il carisma in questi anni. Mi affido al Signore che mi sostenga in questa nuova missione e chiedo a tutti di accompagnarmi con la preghiera e la fraternità.

A Maria Ausiliatrice, in questa novena speciale, è affidata la missione di suor Carmen Lucrecia Uribe, Delegata Mondiale FMA dell’ASSCC, e di tutti i gruppi della Famiglia Salesiana.

Scuole paritarie, la solidarietà e l’appello della CEI

Pubblichiamo l’appello e la solidarietà della Presidenza Cei alle scuole paritarie.

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La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana torna a rilanciare la forte preoccupazione espressa in queste settimane da genitori, alunni e docenti delle scuole paritarie, a fronte di una situazione economica che ne sta ponendo a rischio la stessa sopravvivenza.
Le paritarie svolgono un servizio pubblico, caratterizzato da un progetto educativo e da un programma formativo perseguiti con dedizione e professionalità.
Le forme di sostegno poste in essere dal Decreto Rilancio – in relazione alla riduzione o al mancato versamento delle rette, determinato dalla sospensione dei servizi in presenza, a seguito delle misure adottate per contrastare la pandemia – ammontano a 65 milioni per le istituzioni scolastiche dell’infanzia e a 40 milioni per le scuole primarie e secondarie, a fronte di un miliardo e mezzo destinato alla scuola tutta.
Si tratta di un passo dal valore innanzitutto culturale, rispetto al quale si chiede al Governo e al Parlamento di impegnarsi ulteriormente per assicurare a tutte le famiglie la possibilità di una libera scelta educativa, esigenza essenziale in un quadro democratico.
Tra l’altro, le scuole paritarie permettono al bilancio dello Stato un risparmio annuale di circa 7.000 euro ad alunno: indebolirle significherebbe dover affrontare come collettività un aggravio di diversi miliardi di euro.
Come Presidenza della CEI chiediamo con forza che non si continuino a fare sperequazioni di trattamento, riconoscendo il valore costituito dalla rete delle paritarie. A nostra volta, stiamo verificando la possibilità di contribuire a sostenere alcune migliaia di studenti della scuola paritaria secondaria di I e II grado: un aiuto straordinario alle famiglie più in difficoltà, da imputarsi al bilancio CEI del 2020. Si tratterebbe di circa 20mila borse di studio, che agevolino l’iscrizione al prossimo anno scolastico, a tutela – per quanto possibile – di un patrimonio educativo e culturale unico.
Uniamo le forze, già in vista dell’imminente passaggio parlamentare, per non far venir meno un’esperienza che trova cittadinanza in ogni Paese europeo, mentre in Italia sconta ancora pregiudizi che non hanno alcuna ragion d’essere.
La Presidenza della CEI

La settimana Laudato Si’ 2020 – dal 16 al 24 maggio

Papa Francesco, nei giorni scorsi, ha esortato a partecipare alla Settimana “Laudato Si”, che si terrà da domani, 16 maggio, fino a domenica 24 maggio e che avrà come tema: “Tutto è connesso”.

E mentre ci si prepara a vivere questa iniziativa, il mondo viene profondamente colpito dalla pandemia di coronavirus. La Settimana “Laudato Si’” vuole dare forma al mondo che sorgerà al termine della pandemia. L’attuale crisi è un’opportunità per ricominciare da capo e assicurarsi che il mondo post-emergenza sia sostenibile e giusto. La Laudato si’ insegna che “tutto è connesso”.

Per l’ultimo giorno, il 24 maggio a mezzogiorno, secondo la propria ora locale, si invita a recitare questa preghiera:

Tutti coloro che sono in contatto con la Don Bosco Green Alliance o con altri movimenti per i Cambiamenti Climatici già conoscono i diversi inviti all’azione, i video animati pensati per sensibilizzare e promuovere azioni per la nostra casa comune, per le persone e il loro pianeta. Per chi vuole saperne di più, invece, è possibile ascoltare il videomessaggio di Papa Francesco o visitare il sito laudatosiweek.org.

14 maggio in preghiera e digiuno, momento di contemplazione e riflessione per tutti

L’Alto Comitato per la Fratellanza Umana propone per domani, giovedì 14 maggio, “una giornata di preghiera, di digiuno e di invocazione per l’umanità”, sollecitando sia i leader religiosi che tutte le persone nel mondo:

“a rispondere a questo invito umanitario e a rivolgersi a Dio ad una sola voce, perché preservi l’umanità, la aiuti a superare la pandemia, le restituisca la sicurezza, la stabilità, la salute e la prosperità, e renda il nostro mondo, eliminata questa pandemia, più umano e più fraterno”.

Di seguito un estratto dell’articolo pubblicato ieri da Vatican News a cura di Francesca Sabatinelli.

In questo momento di crisi, generata dalla pandemia di Covid-19, oltre al percorso che ciascuno di noi fa per proteggersi dal virus, è arrivato anche il momento di dedicarsi alla contemplazione e alla riflessione. Cenap Aydin, direttore dell’Istituto Tevere, centro di dialogo interculturale e interreligioso di Roma, legge questo significato nella giornata del 14 maggio, dedicata a preghiera, digiuno e invocazione a Dio per l’umanità colpita dalla pandemia, alla quale ha aderito Papa Francesco, promossa dall’Alto Comitato per la fratellanza umana, composto da capi religiosi che si ispirano al documento firmato ad Abu Dhabi da Francesco e dal grande imam di al-Azhar, Al Tayyeb. L’Alto Comitato propone di rivolgersi a Dio ad una sola voce perché preservi l’umanità, affinché la aiuti a superare la pandemia.

La memoria va ai digiuni chiesti da San Giovanni Paolo II

“Questa giornata – spiega Aydin – certamente non tocca solo le persone di fede, ma tutti gli esseri umani”. L’approccio di Francesco, prosegue, è “un approccio molto ispirato. Da sempre chiede ai credenti, e non solo, di fare una preghiera soprattutto per la pace, invita inoltre tutti ad avere un desiderio per la pace, per il benessere, per il bene comune, e questo invito direi tocca tutti quanti”. La giornata di preghiera del 14 maggio cade in pieno Ramadan, il mese sacro e di digiuno per l’islam, un digiuno quindi che riguarderà tutti, e non è la prima volta, sottolinea ancora Aydin, che ricorda l’invito al digiuno fatto da San Giovani Paolo II per chiedere la pace per la Bosnia massacrata dalla guerra, erano gli anni ’93 e ’94. E poi ancora, Aydin cita l’Angelus del 18 novembre del 2001, quando Papa Wojtyła invitava ad un giorno di digiuno e preghiera, erano i mesi drammatici successivi agli attentati di Washington e alle Torri gemelle d New York, anche allora era tempo di Ramadan, spiega, musulmani e cattolici furono invitati a fare un giorno di digiuno e di preghiera assieme.

Presentazione novena a Maria Ausiliatrice 2020

Pubblichiamo la presentazione della novena a Maria Ausiliatrice del Rettor Maggiore

(ANS – RMG) – Quest’anno la tradizionale novena di Maria Ausiliatrice, dal 15 al 23 maggio, si carica di un significato tutto speciale vista l’emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del Coronavirus, che da alcuni mesi sta flagellando l’intera umanità.

Ci ispireremo all’antifona mariana che corre lungo tutta la Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, tra i capitelli dei pilastri e il cornicione, scritta a lettere capitali.

“SANCTA MARIA, succurre miseris, iuva pusillanimes, refove flebiles, ora pro populo, interveni pro clero, intercede pro devoto femineo sexu, sentiant omnes peccatores tuum iuvamen, quicumque tuum sanctum implorant auxilium” (“O Santa Maria, soccorri i miseri, rendi forti i pusillanimi, rianima i deboli, prega per il popolo, intervieni per il clero, intercedi per le donne, sperimentino il tuo soccorso tutti i peccatori e tutti coloro che implorano il tuo santo aiuto.“)

Ogni giorno dopo un breve commento ad ogni invocazione, seguirà la testimonianza di una figura di santità della nostra Famiglia Salesiana che ha vissuto in tempi di epidemia.

Verrà poi indicato un impegno da vivere durante il giorno e chiuderemo con l’Atto di Affidamento speciale a Maria Ausiliatrice, rinnovando con il cuore di Don Bosco la nostra fiducia in Maria Santissima, in quest’ora di grande prova e sofferenza, ma anche carica di solidarietà, fede e speranza.

La novena sarà disponibile dal 15 maggio sulla pagina Facebook di ANS