Maltempo in Liguria, a Varazze l’Oratorio al servizio di soccorritori e sfollati

Pubblichiamo un articolo della Circoscrizione Salesiana Italia Centrale sull’impegno dei volontari e dell’opera salesiana di Varazze durante l’eccezionale ondata di maltempo che ha colpito la zona di Savona a fine novembre.

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Nei giorni 23 e 24 novembre 2019, il territorio di Varazze (SV) e in particolare il suo entroterra, è stato colpito duramente da un’eccezionale ondata di maltempo che ha raggiunto il massimo grado di allerta, quella rossa, nella scala previsionale predisposta dalla Protezione Civile.

Le piogge copiosissime, hanno provocato movimenti franosi in grado di movimentare ingenti quantitativi di terreno, vegetazione e materiale vario, tanto da rendere immediatamente inagibili molti collegamenti interni tra le frazioni e danneggiando gravemente diverse abitazioni. Il Sindaco di Varazze, Alessandro Bozzano, nei giorni successivi al disastro, ha dichiarato che molte strade sono irrecuperabili e bisognerà costruirne di nuove.

Il quadro di grave pericolo nel quale si sono trovati molti residenti delle frazioni, ha determinato la necessità di evacuare 98 persone, alloggiate chi presso familiari e amici, chi in alberghi del litorale che, nonostante la chiusura delle strutture per il periodo invernale, si sono resi disponibili ad ospitare i concittadini oggetto di questo provvedimento di emergenza.

L’Oratorio don Bosco di Varazze, come noto guidato da un gruppo di laici volontari, è stato contattato dall’amministrazione comunale per provvedere all’erogazione di pasti caldi per il personale di primo soccorso e gli sfollati che ne facessero richiesta.

Nei 4 giorni che hanno rappresentato il primo periodo di massima emergenza, l’Oratorio ha cosi servito 145 pasti caldi, garantendo un momento di riposo in un ambiente familiare e accogliente, un sorriso e un conforto a chi viveva momenti di grande apprensione. I destinatari di questo servizio sono stati una famiglia di sfollati composta da genitori e due bambini e i volontari della Protezione Civile, della Croce Rossa, dei Vigili del fuoco che al termine del turno di soccorso o prima di iniziare quello successivo, raggiungevano il refettorio “Mamma Margherita” messo a disposizione dai Salesiani. I ragazzi dell’Oratorio hanno voluto spontaneamente decorare la sala con disegni che illustravano l’intervento del personale di soccorso e frasi di ringraziamento e ammirazione.

Tutto questo è stato possibile grazie ad un gruppo di volontari dell’Oratorio che si è messo subito a disposizione di queste persone, trovando tempo ed energie per assistere le persone coinvolte a diverso titolo nell’emergenza. Il Sindaco e diversi componenti dell’Amministrazione Comunale, hanno fatto visita all’Oratorio per mostrare apprezzamento e gratitudine a quanti fossero al servizio.

“Rispondere alle emergenze del nostro territorio – dichiara Ivano Perata, presidente della Fondazione Oratorio don Bosco Varazze – è non solo espressione coerente di quanto previsto dal nostro statuto e dal Progetto Educativo Pastorale che sottende a tutti i nostri progetti, ma anche una preziosa testimonianza che aderire al Vangelo significa mettersi sempre al servizio di quanti hanno bisogno, portando non solo aiuti materiali ma anche sorriso e conforto così come chiese don Bosco ai propri ragazzi durante l’emergenza del Colera nella Torino di fine 800”.

ICC, premio di Unioncamere al cortometraggio degli studenti di “Villa Sora”

Pubblichiamo un articolo dal notiziario di “Villa Sora” (Frascati, Roma) sul premio ricevuto dagli studenti della quinta liceo per il cortometraggio “La rara bellezza” da parte di Unioncamere.

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Un progetto di Alternanza scuola lavoro realizzato dagli studenti del Liceo Villa Sora di Frascati che continua a far parlare di sé. “La rara bellezza” è un cortometraggio ideato e curato dagli studenti dell’attuale quinto classico dell’Istituto, una testimonianza preziosa: la certezza che siano i giovani a poterci insegnare in queste occasioni cosa sia l’inclusione. L’Istituto ha proposto, per la classe di una studentessa con la sindrome Elhers Danlos, un percorso multidisciplinare che consentisse non solo la partecipazione della suddetta studentessa ma rendesse tutti i compagni più consapevoli di cosa stesse vivendo, il risultato è un documentario realizzato grazie al prof. Daniele Barillà e i diversi professionisti che hanno deciso di collaborare. Già premiato fuori concorso al Catone Film Festival e al Festival Tulipani di seta nera, martedì 3 dicembre riceverà il premio che la giuria ha deciso di assegnare alla squadra di Villa Sora nell’ambito del concorso “Storie di alternanza”. La cerimonia si svolgerà presso il Tempio della Pace.

Del progetto ne aveva già parlato:

Il Mamilio, il 25 giugno 2018:

“La rara bellezza”: il documentario degli studenti di Villa Sora sulle patologie genetiche rare

‘Se senti un rumore di zoccoli pensa ai cavalli, non alle zebre’. Recita così un detto americano per spingere i medici a non scavare a fondo nella formulazione di una diagnosi, ma le zebre esistono e, guarda caso, i loro passi fanno lo stesso rumore di quelli dei cavalli. Per questo i malati di Ehlers-Danlos si definiscono zebre, sono rari, ma esistono”. Sono queste le parole che Martina, studentessa del III liceo classico di Villa Sora, ha scelto per introdurre il documentario “La rara bellezza”. Un video di trenta minuti circa che raccoglie testimonianze e pareri di medici, fisioterapisti e pazienti alle prese con la sindrome di Ehlers-Danlos. La sindrome comprende una serie di patologie genetiche rare che, a secondo della tipologia, hanno un’incidenza che va da 1/5.000-10.000 a 1/20.000-100.000. Martina è affetta da tale sindrome, da oltre un anno grazie a Villa Sora segue le lezioni online via skype, ma non per questo si è lasciata abbattere e insieme ai compagni di classe, durante il periodo di alternanza-scuola lavoro, ha realizzato un documentario in cui vengono intervistati esperti di patologie rare, della malattia e del suo trattamento.

Si è trattato di un progetto multidisciplinare entusiasmante che Villa Sora ha pensato per i suoi ragazzi a partire, come sempre, dall’umanità che guida le diverse materie e che conferisce senso ad ogni azione educativa della scuola di Don Bosco.  Le discipline coinvolte (non solo prettamente scolastiche) sono state declinate ad altissimo livello per questa iniziativa che ha attraversato le scienze, la medicina, il giornalismo scientifico e la tecnica cinematografica. I ragazzi hanno anche sperimentato professionalmente regia, montaggio e divulgazione. La speciale rete di relazioni che lega Villa Sora al territorio ha permesso ancora una volta un lavoro scolastico di ampio respiro.

Gli studenti  dello storico liceo classico di Frascati hanno avuto un’occasione di crescita umana importante ed hanno non solo conosciuto ma anche compreso dal profondo il vissuto delle malattie rare.  Il tutto è ancora una volta racchiuso nelle parole della giovane Martina: “Alcuni vedono la sindrome come una compagna di stanza indesiderata, altri ancora come un’intrusa, che per anni è rimasta nascosta, studiando le tue debolezze per poi attaccare, una traditrice. La convivenza è una sorta di battaglia campale in cui la vittima ed il carnefice cercano di distruggersi a vicenda nei momenti di fragilità. E per quanto sia difficile, Lei sarà sempre lì, arrendersi non è la soluzione, lottare e sconfiggere la paura del dolore è la chiave”.  Le relazioni umane profonde e la fede sono armi impareggiabili e questa coscienza emerge con una energia penetrante e ricca di vita dal documentario  dei giovani allievi di Villa Sora. Ad accompagnare i ragazzi in questa esperienza scientifica ed educativa sono stati sopratutto Daniele Barillà, docente del liceo nonché di Cinematografia Digitale all’università di Tor Vergata e la prof.ssa Francesca Mastrangeli (docente di scienze naturali), con il coordinamento dei vicepresidi. A settembre la presentazione ufficiale per il pubblico con un evento speciale dedicato.

Il nostro giornale scolastico, L’Eco di Villa Sora, il 29 settembre 2018:

Villa Sora: una missione che pone al centro lo studente

Giornata a doppia intensità quella vissuta a “Villa Sora” la scorsa domenica 23 settembre.

Nella Messa domenicale celebrata dal Direttore, Don Marco Aspettati, i docenti e il personale Ata hanno ricevuto il mandato per il corrente anno scolastico, alla presenza di famiglie e studenti.

“Io sono una missione”, tema pastorale dell’anno, è stato il mandato consegnato a tutta la comunità. L’espressione è tratta da Papa Francesco, che nell’Evangelii Gaudium al 273 scrive: «La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere se stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri. Tuttavia, se uno divide da una parte il suo dovere e dall’altra la propria vita privata, tutto diventa grigio e andrà continuamente cercando riconoscimenti o difendendo le proprie esigenze. Smetterà di essere popolo». Su questo proposito salesiani, docenti e personale ata orienteranno i loro passi nell’accompagnare gli studenti nel loro percorso didattico e personale.

Nel pomeriggio nel teatro dell’istituto è stato presentato il documentario realizzato dagli studenti dell’attuale quarto classico per un progetto di alternanza scuola lavoro.  La presenza di una studentessa con la sindrome di Elhers Danlos è stata una ricchezza per la classe che ha vissuto, guidata dal professor Barillà e la prof.ssa Mastrangeli,  un’esperienza di forte sensibilizzazione sul tema dell’inclusione, che ha consentito di cogliere la ricchezza del contatto con un’esperienza di diversità.

“La Rara bellezza” è un progetto di Alternanza scuola lavoro che ha ottenuto risultati eccellenti, premiato fuori concorso dal Catone Film festival, riuscito anche grazie alla spontanea collaborazione di professionisti. Obiettivo principale è stato realizzare un messaggio forte su come la diversità non debba configurarsi come una condizione di esclusione, ma possa essere una ricchezza da condividere.
Le giornalista Sabrina Parisi ha intrecciato un vivace dialogo tra il pubblico presente in sala, gli studenti e i professionisti intervenuti. Sono state illustrate tutte le fasi della progettazione del documentario: dalle riprese, alla stesura dei testi, alle interviste. Appassionati e coinvolgenti gli interventi degli ospiti da Giancarlo Severi, socio dell’associazione Pharmaforesyka, che ha sostenuto l’iniziativa cogliendo la sfida d’un tema così delicato quale quello di una malattia genetica. Così Gennaro Cirillo, ex campione olimpico, che ha appassionato gli studenti in sala presentando il lato resiliente dello sport, citando alcune discipline che consentono di abbattere le barriere di alcune  disabilità. A concludere il prof. Alessandro Bellia, responsabile del servizio scuola in ospedale del Miur, con il suo intervento ha presentato una delle eccellenze del servizio d’istruzione italiano, in crescita per altri settori ma già da molti anni attivo per assicurare a studenti costretti in ospedale uno dei diritti costituzionali: il diritto all’istruzione. Ma l’intervento più coinvolgente e appassionato ha visto come protagoniste Martina, Vanessa e Giorgia le tre ragazze affette dalla sindrome Elhers Danlos. Tre ragazze, tre storie di limiti dovuti ad un corpo che non corrisponde alle energie della loro età, tre esempi di caparbietà, di volontà di superare i limiti e trovare una strada anche se non si vede già tracciata.

SOS Ragazzi, un centro per ragazzi (s)fortunati a Scandicci

Partito il crowdfunding su Eppela per aprire la prima comunità semiresidenziale per minori a Scandicci. La raccoltà andrà avanti fino al 29 dicembre 2019. Il progetto si chiama “S.O.S ragazzi” e  mira a creare una comunità semiresidenziale per aiutare i minori in difficoltà. La campagna di crowdfunding, ideata da La Melagrana APS si pone l’obiettivo di formare una struttura in grado di accogliere minori in difficoltà che hanno bisogno di un punto di riferimento per mantenere la propria rete sociale, educativa e affettiva.

 

 

Giustizia riparativa per i minori, il convegno al Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma

Dal sito del Borgo Ragazzi Don Bosco

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È stata toccante l’intervista di Giovanni, ex ragazzo del Centro Accoglienza Minori, al seminario dal titolo “Il percorso della giustizia riparativa nel procedimento penale minorile. Dialogo a più voci” tenutosi al Borgo Ragazzi don Bosco mercoledì 20 novembre, in occasione del 30nale della Dichiarazione dei Diritti per l’Infanzia e l’Adolescenza. L’evento è stato organizzato dall’Osservatorio Salesiano per i diritti dei minori, con il contributo dell’AGIA, Autorità Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza e con il patrocinio di Salesiani per il Sociale.

«Salve a tutti sono Giovanni, sono qui perché da ragazzo ho fatto una rissa ed è stata coinvolta una persona, che ha riportato delle ferite. Eravamo in un gruppo di amici e mi sono fatto coinvolgere in un gesto che da solo non  avrei mai fatto. Sono venuto al Centro Minori per fare la messa alla prova. Ero chiuso e impaurito. Piano piano imparando delle cose ho iniziato ad aprirmi e a raccontare. Prima ho fatto un percorso con gli operatori deliziosi che mi sono stati sempre vicino nel fare le cose come andavano fatte, ho frequentato un corso di giardinaggio e poi ho anche capito che era la mia passione. Quando sono riuscito a fare delle cose belle mi sono chiesto se io fossi la stessa persona che aveva fatto la rissa. Come era stato possibile? Questa cosa mi faceva stare male e piangevo spesso. Con gli operatori abbiamo deciso di parlare con l’assistente sociale, e ho fatto una meditazione che mi ha fatto cambiare idea di come la pensavo. Ho potuto scegliere questa volta, ed ho ripreso in mano la mia vita. Ed ora lavoro con una ditta di pulizie e giardinaggio. Devo ringraziare tutto il Centro perché mi ha  fatto crescere professionalmente e mentalmente e poi ho fatto qui il servizio civile da operatore e  avendo la possibilità di insegnare ai ragazzi come si lavora, ho potuto restituire quello che ho imparato e questo mi ha aiutato a sentirmi bene ed essere più sicuro di me stesso».

“Più sicuro di me stesso” è un segnale importante per il territorio di Centocelle, nel momento in cui i fatti criminosi gravi degli ultimi tempi, rischiano di creare paura e sgomento, soprattutto tra i giovani. Il seminario ha voluto essere un segnale di speranza lanciato in maniera corale da Istituzioni, Terzo Settore e cittadinanza attiva, nella direzione di una giustizia che serva a ricomporre relazioni e reti, invertendo la logica della giustizia afflittiva. La mediazione penale infatti promuove l’incontro tra vittima e autore di reato, riconoscendo i sentimenti ed i vissuti di entrambi e cercando di ricucire lo strappo personale e sociale che il reato ha procurato.

La testimonianza di Giovanni è stata a conclusione della presentazione del documento di studio e di proposta “La mediazione penale ed altri percorsi di giustizia riparativa nel procedimento penale minorile” esposto egregiamente dai relatori sia sotto l’aspetto giuridico che educativo, mettendone in evidenza le potenzialità nel promuovere i percorsi di giustizia riparativa e chiedere un loro riconoscimento normativo che ancora manca in Italia.

La parte delle buone prassi è stata esposta a due voci da Giovanni e dalla coordinatrice del Centro Accoglienza Minori, Dott.ssa Cecilia Corrias che hanno parlato di accoglienza incondizionata, di percorsi formativi pensati e cuciti a misura di ciascun minore accolto, dell’azione rassicurante che produce nei ragazzi la consapevolezza di appartenere a qualcuno, di essere capaci di donare parte di quello che si è appreso. È la forza sempre attuale del sistema preventivo e della visione integrale di uomo che, come ha detto don Daniele Merlini, direttore del Borgo Ragazzi don Bosco, permetta che «ciascun giovane accolto abbia la possibilità di sviluppare e realizzare in pienezza la propria vita, dunque di essere felice, ed in questa felicità coinvolgere tutte le relazioni vitali di un’esistenza».

Giovanni  è la testimonianza che quando tutto il sistema si mette in rete per il bene dei ragazzi, loro realizzano percorsi di crescita esemplari, facendo un passaggio evolutivo ed educativo fondamentale: dal ruolo di figli (speso spesso in maniera rivendicativa e sterile) a quello di fratelli che possono restituire in maniera solidale ciò che hanno appreso e ricevuto.

Sono intervenuti al convegno anche la Dott.ssa Filomena Albano Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e l’Avv. Andrea Farina che hanno presentato il documento AGIA sottolineandone l’importanza ai fini della promozione di una cultura della giustizia ripartiva e della mediazione penale tra tutti i soggetti coinvolti nel procedimento penale minorile. La Dott.ssa Micol Trillo ha descritto come realmente avvenga il percorso il percorso della mediazione penale ovvero con l’incontro dell’autore del reato e la vittima, alla presenza di un operatore qualificato che ne media le relazioni. Aggiunge una lettura dei percorsi di giustizia riparativa in chiave educativa, evidenziando le potenzialità di crescita insita in una corretta gestione dei conflitti e in una visione capovolta del procedimento penale minorile, in cui il principio di riparazione e mediazione sostituisce quello afflittivo «a partire da ciò che è stato per direzionare prospettive di cambiamento per tutte le parti coinvolte».

La nuova visibilità data alla vittima, la possibilità per l’autore di reato di non identificarsi con il reato e di trovare soluzioni di ricomposizione degli equilibri spezzati, fanno della mediazione un forte motore di benessere e pacificazione personale e sociale. Completa la prospettiva da un punto di vista giuridico l’Avv.  Silvia Campagna evidenziando la necessità di un riconoscimento normativo esplicito della giustizia riparativa.

Chiude il convegno don Roberto Dal Molin, presidente nazionale Salesiani per il Sociale.

A Roma si festeggiano i 60 anni della dedicazione del Tempio di Don Bosco a Cinecittà

Riceviamo dalla Circoscrizione Italia Centrale la notizia sui festeggiamenti del 60° anniversario della chiesa di Don Bosco a Roma, nel quartiere di Cinecittà.

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Nel 60° della dedicazione del tempio (aperto al culto nel 1959), la chiesa di Don Bosco a Roma propone un itinerario di preparazione alla festa dell’8 dicembre, particolarmente importante per la congregazione salesiana perché, come narra D. Bosco stesso, “quel giorno iniziò l’oratorio”. Il 5-6-7 dicembre, durante l’eucarestia serale si celebrerà il Triduo di preparazione, predicato da D. Pierfausto Frisoli, Procuratore Generale della Congregazione Salesiana.

Per domenica 8 dicembre gli appuntamenti previsti sono i seguenti:

  • ore 11: solenne Celebrazione Eucaristica di ringraziamento nel 60° di dedicazione del tempio a D. Bosco, presieduta da S. E. Card. Joao Braz de Aviz, con l’amministrazione delle Cresime ai giovani della parrocchia; inaugurazione della mostra fotografica e video in occasione del 60°  del tempio
  • ore 12: cerchio mariano in piazza don bosco
  • ore 15:30: visite guidate alla basilica
  • ore 17:30: inaugurazione della nuova illuminazione della basilica e della conclusione dei restauri della cupola maggiore
  • ore 18: solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Vicario del Rettor Maggiore dei Salesiani, D. Francesco Cereda, e inaugurazione di  quattro lapidi commemorative per la visita al tempio dei santi: Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Teresa di Calcutta
  • ore 19: Concerto della Banda dell’Esercito Italiano

Roma, al Borgo Ragazzi Don Bosco parte la formazione al volontariato

In tempi critici come questi,  il percorso per diventare uomini e donne (e non semplici burattini), richiede un accompagnamento da parte di adulti responsabili, capaci di mettersi in gioco per primi, di accettare la sfida di orientarsi in una società complessa e di aprirsi alla solidarietà e alla gratuità.

Per questo il Borgo Ragazzi don Bosco organizza, da dicembre a marzo, un corso di formazione rivolto a tutti coloro che vogliano capire quale potrebbe essere la propria strada per aprirsi al volontariato.

Regalare il proprio tempo, le proprie competenze, “stare con” ha un valore inestimabile che crea cambiamento in chi dà e in chi riceve e quindi, gradualmente nella comunità e nella società.

Il corso si svolgerà il lunedì dalle 18.00 alle 20.00 presso il Borgo Ragazzi don Bosco di via Prenestina 468

 “Come siamo disgraziati noi altri poveri ragazzi! Tutti ci sgridano, tutti ci ammoniscono, tutti ci danno consigli. A lasciarli dire, tutti si metterebbero in capo di essere i nostri babbi e i nostri maestri” (Pinocchio).

Al termine del percorso è previsto un colloquio personale di restituzione e verrà rilasciato un attestato di partecipazione. E’ richiesto un contributo di 10 euro per il materiale e il libro “Pischelli in paradiso”. Iscrizioni entro il 30 novembre 2019.

Per info e iscrizioni: www.borgodonbosco.it – rimettereleali@borgodonbosco.it – tel 06 25212599

Roma, l’istituto Pio XI diventa “House of life”

Pubblichiamo da ANS

In occasione del 75° della Liberazione di Roma dall’occupazione nazifascista, e nel 90° della fondazione dell’Istituto Salesiano “Pio XI”, venerdì 18 ottobre la Fondazione Internazionale “Raoul Wallenberg” (IRWF) ha consegnato ai responsabili del centro educativo salesiano la targa che identifica l’Istituto Pio XI come “House of Life” (Casa di Vita), essendo stato luogo di rifugio e di salvezza di diversi cittadini ebrei ingiustamente perseguitati durante la seconda guerra mondiale. Nell’occasione è stata presentata anche la docu-fiction “LO SCUDO DELL’ALTRO – La Memoria del Dovere”, realizzata in collaborazione con l’Istituto Storico Salesiano (ISS), la “Senape Production”, la “Madriland Art” e il “Centro Cooperazione Culturale”.

Roma, autunno del 1943. La città è sotto l’assedio nazista. Non si guarda più l’altro come un fratello, ma come a un nemico. In un clima di paura e di sconforto si apprende del rastrellamento al ghetto ebraico da parte della milizia nazi-fascista, ma è solo la punta dell’iceberg e la speranza della fine della guerra, è appesa a un filo sottilissimo.

Ma alcuni baluardi di giustizia e umanità, nascosti agli onori della cronaca del tempo, fanno ancora riflettere su quanto può davvero fare l’uomo: scegliere di agire. Don Armando Alessandrini e don Francesco Antonioli, sono rispettivamente l’Economo e il Direttore dell’Istituto Salesiano “Pio XI” di Roma, una scuola e un convitto religioso del quartiere Appio-Latino. È da questi due uomini, prima che sacerdoti, a nascere l’idea di rendere l’istituto un “rifugio sicuro”, una casa che accoglie e che dà speranza a circa 70 ragazzi ebrei, sfuggiti alla Judenaktion – la persecuzione anti-ebraica. Nascosti e confusi tra tutti gli studenti della scuola, questi ragazzi, a volte bambini, hanno imparato canti, preghiere e usanze cristiane e in cambio hanno trovato fratellanza, accoglienza, vita.

L’Istituto Salesiano restò fermo in quell’inferno, le porte del suo colonnato aperte come delle braccia che accolgono: “Non abbiamo fatto che il nostro dovere” dissero a guerra finita, quando furono ringraziati e infine, anni dopo, riconosciuti come “Giusti fra le Nazioni”. Erano riusciti a vincere la sfida più grande dell’epoca: essere “l’uno lo scudo dell’altro”.

Ad oltre 75 anni di distanza Roma, anzi il mondo intero, non ha dimenticato quanto questo faro di speranza abbia illuminato la più profonda oscurità di un momento cruciale della storia dell’uomo, sentendo ancora il dovere di fare memoria di quel coraggio, di quel bene che immutato arriva fino a noi, ai giovani di oggi, accolti, come ieri, dal medesimo abbraccio.

Per questo, venerdì 18 ottobre, si è realizzato l’omaggio della consegna della targa di “House of Life” all’Istituto Pio XI. A fare gli onori di casa sono stati l’Ispettore per l’Italia Centrale (ICC), don Stefano Aspettati; il Direttore dell’Istituto, don Gino Berto, ed il Preside dell’Istituto prof. Marco Franchin.

Hanno poi preso la parola Uriel Perugia, Segretario generale dell’Unione delle Comunità Ebraiche d’Italia (UCEI); mons. Gianpiero Palmieri, vescovo ausiliare di Roma per il settore Est, Silvia Costantini, Vicepresidente della IRWF, ed Elena Colitto Castelli, Responsabile per l’Italia del progetto “Houses of Life”.

La cerimonia è poi proseguita con la presentazione della docu-fiction già citata, interpretata dagli allievi che oggi frequentano il “Pio XI”, i quali sono stati chiamati a mettersi, letteralmente, nei panni dei ragazzi di allora, per rivestirsi delle loro emozioni, della paura, della fame e del freddo e infine della gioia per la liberazione tanto attesa e infine avvenuta.

Il cortometraggio – realizzato nell’ambito del Piano Nazionale “Cinema per la Scuola”, finanziato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC) – è stato poi completato dalle interviste ai protagonisti di allora ed ha ottenuto la sua forma definitiva grazie al sapiente lavoro di ricostruzione storica di don Francesco Motto, dell’ISS, alla progettazione e al coordinamento del “Centro di Cooperazione Culturale”, e agli interventi dei responsabili di oggi: il Direttore e il Preside del “Pio XI”, don Berto e il prof. Franchin.

Nell’occasione, un grazie ulteriore è andato al drammaturgo Roberto Russo, che durante il passato anno scolastico ha guidato un laboratorio di scrittura con gli studenti degli ultimi anni del liceo; alla “Madriland Art”, l’associazione di allievi ed exallievi che da 12 anni porta avanti con grande generosità un laboratorio teatrale; e a Gloria Giordani (Regista) e Simone Andriollo (Direttore della Fotografia), entrambi della “Senape Production”.

Si segnala, infine, che alla realizzazione dell’evento, lo scorso 18 ottobre, hanno partecipato anche il Maestro Stefano Mhanna che ha emozionato tutti suonando, in un assolo di violino, brani simbolo delle vicende della seconda guerra mondiale; gli attori Adriano D’Amico (che interpreta don Antonioli), Claudio Panzironi (che interpreta don Alessandrini), e Riccardo Polizzy Carbonelli (che interpreta un gerarca fascista); e il giornalista Rai Marco Lollobrigida, che a partire dal vicende legate al tifo calcistico ha fatto riflettere i giovani su quanto alcuni temi, seppure legati ad una determinata epoca storica siano ancora di grande attualità e preoccupazione, come il rispetto della dignità umana, principio cardine della società civile e cristiana.

La manifestazione si è conclusa con la scoperta e la benedizione della targa-ricordo affissa nell’atrio dell’Istituto.

Italia Centrale, parte la Scuola di Mondialità sul tema del consumo e dell’economia

Iniziano anche per l’anno 2019-2020, secondo un calendario differenziato per ogni zona, le Scuole di Mondialità: un’iniziativa di animazione missionaria pensata per la formazione dei giovani, ordinariamente maggiorenni, sensibili a temi di carattere missionario.

Il percorso prevede l’approfondimento del tema del consumismo e dell’economia.

Dopo aver affrontato lo scorso anno il tema dei conflitti, si è deciso di dedicare la riflessione di questo anno al consumismo. Non si tratta solo di una problematica che riguarda l’uomo che usa e consuma beni materiali presenti nel nostro ecosistema comune, ma di un argomento che intercetta diverse e molteplici dimensioni dell’umano: l’uomo in relazione con l’ambiente, i diritti umani, la fruizione dei prodotti virtuali, il mondo del lavoro e delle relazioni, il consumismo nell’ottica del Vangelo.

​La partecipazione alla Scuola di Mondialità è richiesta a tutti quei giovani che desiderano fare un’esperienza missionaria e di servizio durante la prossima estate 2020.

La Scuola è aperta anche a tutti i giovani che vogliono formarsi sul tema.

calendari delle varie zone sono in fase di elaborazione e saranno presto scaricabili.

È già disponibile quello della zona Lazio-Umbria che inizierà con il primo incontro di formazione il 16 novembre alle ore 16:00 presso l’istituto Maria Ausiliatrice delle salesiane di Don Bosco in via Marghera, 59 a Roma.

Liguria, il governatore della Regione inaugura l’anno scolastico a Sampierdarena

Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti,  insieme all’assessore all’Istruzione e Formazione Ilaria Cavo, lunedì 16 settembre ha partecipato all’inaugurazione dell’anno scolastico di alcune scuole della Liguria, tra le quali l’istituto di formazione e aggiornamento professionale Cnos Fap Don Bosco di Sampierdarena.

Al Don Bosco di Sampierdarena il governatore rivolgendosi a ragazzi ha sottolineato che “oggi cominciate a costruire il vostro futuro e ponete le basi del vostro lavoro che sarà un pezzo importante della vostra vita. Come Regione abbiamo lavorato tanto sulla formazione professionale, puntando su settori che possano garantire a voi e ai vostri coetanei uno sbocco occupazionale”. L’assessore Cavo ha ricordato che “oggi partono i corsi triennali di formazione professionale con cui i ragazzi adempiono all’obbligo scolastico. La nostra presenza qui è un segno di vicinanza a tutto il mondo della formazione professionale che ha pari dignità rispetto alla scuola tradizionale e che già oggi garantisce esiti occupazionali per l’86% dei giovani che concludono il percorso”.

Dal campo rom alla panetteria, il salto di Adriana in una vita “normale”

Sul sito Vatican News è uscita un’intervista ad Adriana, una ragazza rom che ha seguito il percorso al Centro Accoglienza Minori del Borgo Ragazzi don Bosco: una storia di riscatto, di accoglienza, di amore di Dio. Adriana oggi lavora in una panetteria:

di Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Appena inizia a parlare, Adriana si commuove. La voce rotta, gli occhi lucidi, le mani che si stringono una nell’altra quasi a farsi coraggio, ma nonostante il mio invito a fermarsi per riprendere fiato lei mi rassicura: “sono lacrime di gioia queste”. Oggi ha 23 anni, una casa, una famiglia ritrovata, degli amici e lavora in un panificio a Roma su via Trionfale. Le piace molto quello che fa ma soprattutto le piace chiacchierare con la gente del quartiere per la quale Adriana non è più la “zingara” di turno da cui guardarsi le spalle, ma una ragazza come tante che ha i sogni semplici e grandi dei suoi coetanei.