Forum Internazionale dei Giovani e cammino post-sinodale: la parola a don Rossano Sala

Si è svolto l’XI Forum Internazionale dei Giovani dal 18 al 22 giugno tra Roma e Ciampino, con la partecipazione di circa 250 giovani di tutto il mondo e in rappresentanza di tanti movimenti e associazioni ecclesiali. Si riporta l’articolo pubblicato oggi dall’Agenzia d’Informazione Salesiana (ANS) e il video-commento di don Rossano Sala.

(ANS – Roma) – “Un momento d’incontro, comunione e sinodalità… Che è andato a dare compimento alla riunione Pre-sinodale dei giovani del marzo 2018”. Con queste chiavi di lettura don Rossano Sala, SDB, Segretario Speciale per il Sinodo dei Vescovi del 2018, interpreta l’XI Forum Internazionale dei Giovani, svoltosi dal 18 al 22 giugno tra Roma e Ciampino, con la partecipazione di circa 250 giovani di tutto il mondo e in rappresentanza di tanti movimenti e associazioni ecclesiali.

Don Sala, può raccontarci cos’è successo in quei giorni?

Abbiamo vissuto tre ampi momenti di riflessione. La prima giornata è stata dedicata al cammino sinodale, con particolare attenzione al metodo utilizzato: perché il Sinodo sui Giovani c’insegna in primo luogo uno stile di camminare, di dare la parola a tutti, di ascoltare.

La seconda giornata, poi, è stata dedicata all’Esortazione Apostolica Christus Vivit, affinché ciascun giovane e Chiesa particolare potesse conoscerla e farla propria.

E nella terza giornata abbiamo ragionato sul grande tema della ricezione, la fase più delicata di questo cammino Post-sinodale: come inaugurare nuovi cammini, nuovi itinerari, nuove prospettive?

Sabato mattina, infine, il Papa ci ha accolti in udienza, ha salutato, stringendogli la mano, tutti i giovani, uno ad uno; e ha anche presentato i temi delle tre prossime Giornate Mondiali della Gioventù (GMG), scanditi dal verbo “Alzati”, in una prospettiva di Risurrezione e di consapevolezza di quello che i giovani possono dire e possono dare al mondo e alla Chiesa.

Quali sono le principali prospettive su cui lavorare ora?

Faccio riferimento alle tre parole emerse dal cammino sinodale: in primo luogo “Sinodalità”. La grande richiesta dei giovani alla Chiesa è che sappia vivere e lavorare insieme, che sia un segno luminoso di fraternità. I giovani ci hanno ricordato che la comunione è la prima e più importante forma di evangelizzazione.

La seconda parola è “Vocazione”. Ognuno è chiamato a dare la sua parte, in ottica missionaria. La grande domanda che Papa Francesco pone a tutti i giovani non è “Chi sono io?”, o “Cosa posso fare per essere felice?”; ma “Per chi sono io?”, “Chi devo rendere felice per essere felice?”.

E la terza è “Discernimento”. Papa Francesco non ci offre soluzioni preconfezionate, ma chiede ai giovani di mettersi davanti al Signore in una dinamica contemplativa ed entusiasmante, in cui tutti siamo soggetti attivi.

Cosa significa tutto questo per la Famiglia Salesiana?

Intanto voglio dire che a quest’incontro c’erano, sì, alcune persone del mondo salesiano, poi c’era Carina, la rappresentante del Movimento Giovanile Salesiano… Ma soprattutto c’erano tanti giovani che hanno manifestato in quei giorni una simpatia, una conoscenza e uno stile salesiano.

Poi, per un salesiano, significa principalmente fare dei giovani dei compagni di viaggio. Non i giovani come recettori, come destinatari, ma come protagonisti della Pastorale. Don Bosco, d’altra parte, ha sempre creduto nei giovani: basta vedere l’atto di fondazione della Congregazione, che è stato firmato da ragazzi di 14-15 anni. La Chiesa oggi ci chiede un rinnovato entusiasmo per ripartire da lì.

Guardando al Capitolo Generale, oltre che al cammino sinodale, quali Salesiani per i giovani di oggi?

Un salesiano, innanzitutto, che abbia fiducia nei giovani; che sappia mettersi in discussione di fronte alla sfide del nostro tempo, in una rinnovata laboriosità culturale; e che sia cosciente della sua vocazione specifica verso i giovani più piccoli e più poveri.

Su ANSChannel è disponibile il video integrale dell’intervista a don Rossano Sala (anche con sottotitoli in spagnolo).

RMG – Seminario di studio su “Accompagnamento Salesiano e Affettività”

Un Seminario di studio su “Accompagnamento Salesiano e Affettività” promosso dal Dicastero per la Pastorale Giovanile. SI riporta l’articolo pubblicato oggi dall’Agenzia d’Informazione Salesiana (ANS).

(ANS – Roma) – Dal 25 al 29 novembre 2019 al “Sacro Cuore” di Roma si terrà un Seminario di studio su “Accompagnamento Salesiano e Affettività” promosso dal Dicastero per la Pastorale Giovanile. Si tratta dell’ultima tappa di un percorso di animazione della Congregazione sul tema dell’Accompagnamento Salesiano.

Tra il 2010 e il 2013, infatti, il Dicastero per la Pastorale Giovanile ha organizzato una serie di quattro seminari, dal 2010 al 2013, sul tema della direzione spirituale. Gli atti di questa serie di seminari sono stati poi raccolti nella pubblicazione “Accompagnamento spirituale. Itinerario pedagogico spirituale in chiave salesiana al servizio dei giovani”.

Nel 2016, inoltre, lo stesso Dicastero ha promosso un Seminario di studio intitolato “Accompagnare la vita di preghiera”.

Alla luce delle indicazioni provenienti dai Sinodi sulla famiglia e sui giovani, e delle riflessioni promosse dalla Congregazione con il Congresso Internazionale su Pastorale Giovanile e Famiglia, il prossimo Seminario di Studio guarderà dunque all’accompagnamento dei giovani con riferimento al tema dell’affettività e dell’educazione all’amore.

Il Seminario si rivolge a Salesiani e laici impegnati nell’accompagnamento personale dei giovani e a quanti hanno un’esperienza concreta nell’educazione dell’affettività dei giovani nella Pastorale Giovanile Salesiana. L’incontro sarà articolato in quattro moduli: studio delle sfide antropologiche, culturali e sociali nel campo dell’educazione all’amore; caratteristiche della persona che accompagna i giovani nel cammino dell’educazione all’amore e nel discernimento; le sfide affettive che i giovani incontrano oggi nel loro cammino di crescita integrale; il contributo del carisma salesiano nei processi di educazione all’amore, a partire dallo studio delle fonti su San Francesco di Sales.

Ogni giornata sarà dedicata all’approfondimento di un modulo. Ogni giorno al mattino sarà offerta una lectio divina e una relazione principale sul tema, con un tempo appropriato per la riflessione personale e il confronto in gruppi linguistici. Nella prima sessione del pomeriggio di ogni giornata, i partecipanti potranno presentare i frutti del loro confronto nei gruppi di lavoro e dialogare con i relatori del Seminario. L’ultima sessione di ogni giornata sarà dedicata all’approfondimento, in forma laboratoriale e sotto la guida di esperti, di alcune tematiche specifiche in linea con gli obiettivi del Seminario: omosessualità e teoria del “gender”, affettività e famiglia, educazione sessuale integrale, “transformative learning”.

La metodologia proposta, pertanto, intende favorire il coinvolgimento attivo dei partecipanti e la produzione di materiale di supporto alla riflessione e all’educazione dei giovani con riferimento ai temi dell’affettività e dell’amore.

Il Dicastero per la Pastorale Giovanile è in grado di offrire la partecipazione al Seminario. Per l’alloggio e la sistemazione a Roma, si rinvia all’iniziativa dei partecipanti.

Per registrarsi al Seminario occorre compilare l’apposito formulario

 

 

Animazione Vocazionale, con tre video si ripercorrono gli incontri che hanno cambiato la vita di Don Bosco

Santo Viaggio, Se un birbante e Va’ per la città sono i tre video prodotti dalla Ime Comunicazione per l’ufficio di Animazione Vocazionale.

Nel primo, si narra l’incontro di Don Bosco con Domenico Savio, “un evento dello Spirito”, avvenuto ai Becchi il 2 ottobre del 1854. La “buona stoffa”, il Santo viaggio di Domenico Savio che “non trattiene su di sé lo sguardo di Don Bosco”, ma ha un amore per Gesù che gli fa prendere sul serio l’adolescenza: io sono la stoffa, lei ne sia il sarto.

In Se un birbante, invece,  la storia di Michele Magone: 13 anni, senza lavoro, senza genitori, senza speranze. “Chi mi aiuterà a cambiare, a sognare, a provare una vita diversa?”, chiede a Don Bosco. Il 17 ottobre 1857, è a Valdocco, con Don Bosco che lo chiama “mio caro”, è prezioso a qualcuno: “Sono disposto a fare quello che volete, ma vorrei studiare”. Eccolo il cambiamento, il Michele di prima lascia spazio a quello libero di essere fino alla fine se stesso.

Va’ per la città  e guardati attorno: Don Bosco giovane prete, davanti a sé la vita e il cuore bruciato dal desiderio di spenderla tutta per il Signore e gli uomini. 1841, autunno: Va’ la città e guardati attorno, poche parole di fuoco che profumano di Vangelo. Don Cafasso, il prete “della forca”, invita Don Bosco a scoprire per strada quel desiderio che gli brucia il cuore. “Il Signore è qui”; gli dice: Don Bosco parte dalle carceri, l’impatto per lui è devastante, turbe di ragazzi abbandonati e tristi. Li riconosce: sono loro, quelli del “sogno”.

Don Lorenzelli, SDB, nominato vescovo ausiliare di Santiago del Cile

Si riporta la notizia pubblicata su infoans.org, in data 22 maggio 2019, inerente alla nomina del Santo Padre Francesco a al salesiano don Alberto Ricardo Lorenzelli Rossi come vescovo ausiliare di Santiago del Cile.

Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi, 22 maggio, come vescovo ausiliare di Santiago del Cile, il salesiano don Alberto Ricardo Lorenzelli Rossi, attualmente Direttore della Comunità Salesiana in Vaticano e Cappellano della Direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile dello Stato della Città del Vaticano. Don Lorenzelli, cui è stata assegnata la sede titolare vescovile di Sesta, è stato nominato vescovo ausiliare insieme a don Carlos Eugenio Irarrázaval Errázuriz, del clero di Santiago, cui è stata assegnata la sede titolare vescovile di Tanudaia.

Don Alberto Lorenzelli, è nato a Isidro Casanova, Provincia di Buenos Aires, in Argentina, il 2 settembre 1953, da genitori immigrati italiani. Ritornato in Italia nel 1972, dopo aver frequentato il noviziato di Pinerolo, ha emesso la sua prima professione come Salesiano di Don Bosco il 24 gennaio 1973, e la professione perpetua a Roma-San Callisto, il 15 settembre 1977. È stato ordinato sacerdote a Genova-Sampierdarena il 24 gennaio del1981, per l’imposizione delle mani del card. Rosalio Castillo Lara, SDB.

È stato Vicepreside della Scuola Media “Don Bosco” e Preside dell’Istituto Tecnico Industriale e Liceo Scientifico “Don Bosco” di Genova; poi Direttore dell’Istituto Don Bosco di Genova-Sampierdarena dal 1996 al 2002.

Fondatore e Docente di Teologia e Storia delle Religioni all’Università della Terza Età di Genova, ha svolto per cinque anni il ruolo di cappellano-educatore del Carcere Minorile di Genova. Nel 2001 ha fondato il Liceo Scientifico Sportivo “Pierre De Coubertin”, primo in Italia.

È stato Presidente della “FIDAE – Liguria” (Federazione di Istituti di Attività Educative) e membro del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica della Conferenza Episcopale Italiana.

Nel 2002 viene nominato Superiore dell’Ispettoria Salesiana Italia-Ligure-Toscana.

Dal 2005 al 2012 è stato Presidente Nazionale della CISM (Conferenza Italiana Superiori Maggiori) e membro dell’UCESM (Unione Conferenze Europee Superiori Maggiori).

Nel 2008 è nominato Superiore della Circoscrizione Salesiana dell’Italia Centrale “Sacro Cuore”.

Il 19 gennaio 2012 viene nominato Superiore dell’Ispettoria “San Gabriele Arcangelo” del Cile e Gran Cancelliere dell’Università Cattolica “Silva Henríquez” di Santiago del Cile.

Il 27 gennaio 2018, concluso il suo mandato di Ispettore in Cile, rientra in Italia e il 25 luglio 2018 e assume l’incarico di direttore della Comunità Salesiana in Vaticano.

Il 10 novembre scorso il Santo Padre Papa Francesco lo ha nominato Cappellano della Direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile dello Stato della Città del Vaticano.

Vocazione e senso della vita (Mimmo Muolo)

Così il Papa parla ai giovani

Mimmo Muolo

Avvenire11 aprile 2017

Con due raduni mondiali della GMG già alle spalle (Rio de Janeiro 2013 e Cracovia 2016) e uno all’orizzonte (Panama 2019), e soprattutto con la scelta di indire un Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani, il Papa ha ampiamente dimostrato quanto tiene alle nuove generazioni. Proprio due giorni fa, nella Domenica delle Palme, si è svolto in piazza san Pietro il rito della consegna della Croce simbolo delle GMG dai ragazzi polacchi a quelli panamensi. Un passaggio di consegne ormai tradizionale, che però introduce anche una fase nuova nella pastorale giovanile di papa Bergoglio. Da Rio de Janeiro sono passati infatti poco meno di quattro anni, ma molto è già cambiato. Il Pontefice in particolare ha dapprima segnalato il rischio che nella società liquida del terzo millennio i giovani siano trattati da «materiale di scarto» (lo ha detto chiaramente anche nella veglia di sabato scorso a Santa Maria Maggiore, presenti i responsabili nazionali della pastorale giovanile di tutto il mondo); quindi ha invitato gli stessi giovani a coltivare maggiormente i rapporti intergenerazionali. Proprio il Sinodo del 2018, il primo in assoluto sul pianeta giovanile, è l’emblema di un duplice passo avanti rispetto all’eredità delle stagioni precedenti. Da un lato il «materiale di scarto» diventa invece il fulcro del dibattito, dall’altro la voce delle nuove generazioni (Francesco ha più volte espresso il desiderio che tutti i giovani, anche i più lontani dalla fede, siano ascoltati) viene messa in rapporto con quella di tutta la Chiesa, quasi a simboleggiare quella relazione tra le diverse generazioni («ascoltate i nonni», la sua ricorrente raccomandazione, da ultimo nella già citata veglia mariana di sabato) di cui si è detto.
Queste due novità sostanziali sono la magna charta di una pastorale giovanile 2.0 che ha precise caratteristiche. Prima di tutto l’intergenerazionalità, appunto. Per Francesco i giovani non sono un mondo a parte, un universo parallelo, ma devono entrare in relazione feconda con chi li precede nel computo degli anni. Essi possono dare alla società freschezza, entusiasmo, idee nuove. Ma in cambio hanno bisogno di ricevere esperienza, saggezza e valori. La stessa scelta di un dicastero che comprende laici (e quindi pastorale giovanile), famiglia e vita può essere inquadrata in questo contesto. Tutto ciò è risultato particolarmente chiaro alla GMG di Cracovia. Per tre sere – ripetendo l’esperienza cara a Giovanni Paolo II durante le sue visite da papa in città – Bergoglio si è affacciato alla finestra dell’episcopio che dà su via Franciszkanska e ha parlato a migliaia di ragazzi che lo aspettavano nello spiazzo antistante. Ma tutte e tre le sere ha toccato argomenti a prima vista non in sintonia con un evento così gioioso come la GMG. Il 27 luglio ha ricordato Maciej Ciešla, un giovane volontario della Giornata di 22 anni, morto poche settimane prima di tumore. Il 28 luglio ha parlato delle tre parole che salvano le famiglie («Permesso, grazie, perdono»), invitando a pregare per tutte le famiglie. Il 29 luglio, venerdì, al termine di una giornata scandita dalla visita ad Auschwitz, dalla sosta in un ospedale pediatrico e dalla via crucis con i giovani, ha esortato ad avere a cuore «tutti i Gesù che ci sono oggi nel mondo», cioè per coloro che in diversa forma portano la propria personale croce.
Perché lo ha fatto? Egli stesso in una delle sere ha sottolineato: «È un po’ triste quello che vi dico, ma è la realtà». Ecco, la realtà è che il Papa non vuole giovani tenuti in un ambiente protetto, in una sorta di bambagia spirituale, ma persone in formazione capaci fin da ora di interagire con il mondo. Ciò spiega anche perché il tema del Sinodo sarà la vocazione, nel senso più ampio della parola. In altri termini il senso della vita. Quello che la pastorale giovanile del terzo millennio deve accompagnare a scoprire in un mondo che spesso si ferma al ‘qui e ora’ senza passato e senza futuro. La seconda novità è per così dire applicativa di questo quadro di principi. Non a caso, infatti, il Papa sta cadenzando il passo dei giovani in piani triennali. Tre beatitudini hanno scandito le GMG dal 2014 al 2016, tre passi del Magnificat faranno altrettanto da qui al 2019. È una scelta innovativa, dietro la quale c’è un preciso disegno pastorale. Le beatitudini sono il cuore del Vangelo. Indicandole ai giovani, Francesco li ha invitati a una sequela radicale di Cristo, fino a toccare il culmine con la beatitudine dei misericordiosi, che ha tradotto per loro il messaggio dell’Anno Santo. In continuità con questa indicazione, ecco il riferimento a Maria, «colei che tutte le generazioni chiamano beata». E dunque un modello da imitare, una creatura che sa fare memoria del passato, avere coraggio nel presente e speranza nel futuro. Nei tre anni ‘mariani’ che ci stanno di fronte il percorso sarà animato dalle tre virtù teologali: fede, carità e speranza. Il tutto, tra l’altro, in perfetta sintonia con la riflessione che Francesco ha affidato al prossimo Sinodo dei Vescovi: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. E infatti, lo stesso Pontefice, nel Messaggio per la GMG su base diocesana del 2017 (celebrata in questa Domenica delle Palme) sottolinea: «Desidero che vi sia una grande sintonia tra il percorso verso la GMG di Panama e il cammino sinodale».
Infine, proprio il testo di questo Messaggio, pubblicato il 21 marzo scorso e accompagnato per la prima volta anche da un videomessaggio, ci introduce a una ulteriore novità: la capacità del Papa di parlare un linguaggio facilmente comprensibile anche dalle nuove generazioni e di ‘abitare’ gli ambienti multimediali della generazione digitale. A Cracovia, ad esempio, aveva stigmatizzato la condotta di quelli che aveva definito «giovani-divano» (metafora ripresa anche nel testo di quest’anno), cioè di coloro che se ne stanno chiusi in casa, su un comodo divano appunto, magari a giocare alla playstation o a guardare la tivu. Non solo: aveva ricordato che la vera felicità «non è un’app che si scarica sul telefonino» e che vivere senza Gesù è come se per un cellulare non ci fosse campo.
Francesco, dunque, sa come entrare in empatia con i giovani del terzo millennio, così come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano fatto con le due generazioni precedenti. A tal fine egli mescola sapientemente il nuovo e l’’antico’, ma reinventa ogni cosa alla sua maniera. Ad esempio ha voluto che si celebrasse per la prima volta un Giubileo dei ragazzi (il nuovo), per ridare importanza a un’età (quella della cresima, sacramento da lui stesso definito dell’«arrivederci») finora ai margini del discorso e tuttavia di vitale importanza per le scelte di vita. E proprio durante questo Giubileo, il 23 aprile 2016, ha compiuto uno straordinario gesto, quando a sorpresa si è recato in piazza san Pietro, sedendosi su una semplice sedia per confessare (l’’antico’) come un sacerdote qualsiasi, durante il Giubileo dei ragazzi. Il Papa ‘parroco’ non è una figura lontana, avvolta in una sacralità intangibile e quasi mitologica, ma un ‘amico’ speciale che, sull’esempio di Gesù, non esita a farsi compagno di strada di tutti. L’eloquenza del gesto diviene magistero nel momento stesso in cui è compiuto.
Possiamo ora provare a trarre qualche conclusione. Prima di tutto, come abbiamo visto, il Papa non esita a porsi sullo stesso piano. Selfie, linguaggio condito da metafore tecnologiche, vicinanza anche fisica, abbracci e gesti inattesi sono la grammatica di base di un approccio all’universo giovanile che si nutre di una dinamica inclusiva. Così i contenuti (anche quelli tradizionali) della pastorale giovanile vengono declinati con un linguaggio metaverbale particolarmente adatto ad essere recepito da chi è più a suo agio con l’immediatezza dei bit che con le riflessioni filosofiche. Nel contempo, però, questo ‘abbassarsi’ è il preludio per uno scatto in avanti, cioè per l’invito ad andare oltre l’autoreferenzialità del mondo giovanile e oltre la logica del «materiale di scarto», per mettere davvero i giovani in relazione feconda con le altre età e renderli – come il Papa stesso disse a Rio de Janeiro – «la finestra dalla quale il futuro entra nel mondo».

Con i giovani e per i giovani (Card. Lorenzo Baldisseri)

All’incontro «Da Cracovia a Panamá»
il cardinale Baldisseri parla
del prossimo sinodo

Osservatore Romano7 aprile 2017

Non un’assise «sui giovani, considerati come semplici “oggetti” di studio», e neanche «dei giovani, in quanto rimane immutato che l’assemblea dell’ottobre 2018 è riservata ai vescovi». Invece è «con i giovani e per i giovani»: lo ha sottolineato il cardinale segretario generale Lorenzo Baldisseri, intervenendo stamane, giovedì 6 aprile, all’incontro: «Da Cracovia a Panamá. Il Sinodo in cammino con i giovani».
Organizzato dall’organismo sinodale in collaborazione con il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, il convegno in corso al Collegio Mater Ecclesiae si è aperto mercoledì 5 con il saluto del cardinale prefetto Kevin Farrell ai trecento delegati presenti. «Benvenuti a tutti a nome di Papa Francesco – ha detto loro – a questo incontro che è di grande importanza per la vita della Chiesa; il più numeroso di sempre tra quelli di questo tipo».
È seguita una riflessione sui frutti pastorali della GMG di Cracovia 2016, introdotta dall’arcivescovo emerito, il cardinale Stanisław Dziwisz, che ha parlato del raduno come di un’esperienza di cattolicità della Chiesa, di comunità e speranza di un mondo nuovo; un’esperienza di una Chiesa “in uscita” e d’impegno per una nuova evangelizzazione. Anche il segretario generale del comitato della GMG polacca Grzegorz Suchodolski e il responsabile della pastorale giovanile del paese Emil Parfiniuk hanno sottolineato l’importanza del lungo cammino di preparazione e del coinvolgimento in prima persona dei giovani. E l’accoglienza ricevuta, soprattutto nelle giornate trascorse dai pellegrini nelle diocesi polacche è stata elogiata in gran parte negli interventi dei delegati. Molto interesse ha suscitato la testimonianza di un iracheno, che ha comunque voluto andare alla GMG del 2016 perché «essere tra i giovani di tutto il mondo – ha detto – è il modo migliore per non sentirsi abbandonati a un destino incomprensibile».
Il vescovo Damian Muskus, ausiliare di Cracovia, ha poi introdotto i lavori del pomeriggio, dedicati agli aspetti tecnici e logistici. La giornata si è chiusa con la messa celebrata dal cardinale Farrell, che all’omelia ha sottolineato come il dirsi cristiani non sia sufficiente: non basta l’etichetta, ci vogliono i fatti, ovvero far coincidere il messaggio del Vangelo con la testimonianza di vita.
La giornata di giovedì è stata interamente dedicata all’appuntamento sinodale del 2018.
Commentandone il tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», il cardinale Baldisseri si è soffermato soprattutto sui protagonisti, mettendo in luce come il cammino preparatorio sia «rivolto a tutti i giovani del mondo, non solo ai cattolici e ai cristiani, ma anche agli appartenenti ad altre credenze o fedi religiose e ai non credenti. La portata è quindi di grande respiro, nella consapevolezza comunque delle specificità che caratterizzano i giovani nelle diverse aree geografiche della terra. Perderemmo un’occasione favorevole – ha commentato – se ci limitassimo solo ai giovani che partecipano attivamente alla vita ecclesiale o alle iniziative che promuoviamo».
Anche perché, ha proseguito, «l’intenzione è quella di raggiungere tutti i giovani, o almeno il maggior numero possibile, nelle situazioni concrete della loro esistenza».
Del resto «i giovani non sono tanto “oggetto” dell’attenzione del mondo degli adulti, quanto “soggetti” nella costruzione della loro vita, di un mondo migliore e di una Chiesa che sia sempre più capace di creare ponti nella relazione tra Dio e ciascuna persona per favorirne l’incontro».
Quindi il porporato ha presentato il documento preparatorio del Sinodo, incentrato sull’icona evangelica dell’apostolo Giovanni, «figura esemplare del giovane che sceglie di seguire Gesù» e al contempo il discepolo da lui amato. E ha rimarcato come tutto il percorso sinodale sia stato «affidato a Maria di Nazareth, che accogliendo la parola ha portato a compimento la sua vocazione». Perché, si è detto convinto, «il Signore opera incessantemente in maniera stupenda nella vita dei giovani e, insieme con Maria, ciascuno di loro può esultare dicendo: “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente”, come suggerisce il titolo della GMG di quest’anno».
Successivamente il vescovo sottosegretario Fabio Fabene ha illustrato il processo sinodale, individuando tre parole-chiave: ascolto, coinvolgimento e protagonisti.
A conclusione del suo intervento il presule ha auspicato che, «in questi mesi che ci separano dal Sinodo, le diocesi propongano ai fedeli momenti di preghiera specifici, promuovano iniziative rivolte a tutti i giovani, coinvolgano anche specialisti del mondo giovanile per conoscere in modo più approfondito la situazione interessandone anche le realtà civili». In proposito ha reso noto che «la stessa Segreteria del Sinodo terrà nel prossimo settembre un seminario internazionale sulla situazione giovanile nel mondo anche con la partecipazione di una rappresentanza di giovani.
In tal modo – ha spiegato – si realizza un’autentica sinodalità come auspicato dal Papa: il sinodo non si ridurrà a un affare dei vescovi, ma coinvolgerà in diverse modalità l’intero popolo di Dio» in “sintonia” anche con il percorso verso la GMG di Panamá nel 2019

Novena Mondiale a Maria Ausiliatrice – Edizione 2019

Il 15 maggio è iniziata la Novena mondiale dedicata a Maria Ausiliatrice.

Si ripete anche in questo 2019 l’esperienza della Novena guidata e meditata, con video, riflessioni e preghiere preparate dalla Famiglia Salesiana, con il commento del Rettor Maggiore dei Salesiani di Don Bosco, Don Ángel Fernández Artime.

Se l’anno scorso il tema guida erano i sogni di Don Bosco, quest’anno la novena approfondisce “le beatitudini della Famiglia Salesiana”, presentate del Rettor Maggiore alle ultime Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana. In questo modo la novena, oltre ad essere un omaggio a Maria Ausiliatrice e uno strumento di unità devozionale tra i tutti gruppi della Famiglia Salesiana, rilancia ancora il tema centrale della Strenna 2019: la santità del quotidiano.

La struttura della novena prevede per ogni giorno un video diverso, nel quale verranno presentati:

  • Una delle beatitudini salesiane;
  • Un motto riferito al Magnificat di Maria;
  • Un riferimento ad una figura di santità salesiana;
  • Il commento del Rettor Maggiore;
  • Una testimonianza da parte di un membro della Famiglia Salesiana;
  • La preghiera finale.

I video della novena sono resi disponibili di giorno in giorno in sei lingue (italiano, inglese, spagnolo, francese, portoghese e polacco) su vari canali:

Per vivere al meglio la devozione, ecco a disposizione il documento della Novena a Maria Ausiliatrice 2019:

 

Di seguito riporteremo i video della Novena man mano pubblicati:

22 maggio 2019 – 8° giorno Novena Maria Ausiliatrice

21 maggio 2019 – 7° giorno Novena Maria Ausiliatrice

20 maggio 2019 – 6° giorno Novena Maria Ausiliatrice

19 maggio 2019 – 5° giorno Novena Maria Ausiliatrice

18 maggio 2019 – 4° giorno Novena Maria Ausiliatrice

17 maggio 2019 – 3° giorno Novena Maria Ausiliatrice

16 maggio 2019 – 2° giorno Novena Maria Ausiliatrice

15 maggio 2019 – 1° giorno Novena Maria Ausiliatrice

Preghiera, testimonianza e silenzio per gli esercizi spirituali SYM Europe

Nei “luoghi di Don Bosco”, nella splendida cornice di Colle Don Bosco, si sono tenuti dal 23 al 28 aprile 2019 gli Esercizi spirituali SYM Europe che hanno visto la partecipazione di giovani animatori salesiani MGS provenienti da 8 paesi – Spagna, Malta, Irlanda, Italia, Ungheria, Lituania, Slovacchia, Austria.

Un percorso nella spiritualità salesiana con momenti di preghiera, “di silenzio”, di confronto accompagnati da Don Fabio Attard, don Lytton Quadros (UNG), don Luca Barone  e dai salesiani del Colle Don Bosco.

Una esperienza di grande intensità interiore che ci ha portato a riflettere, ad approfondire  il carisma salesiano nei luoghi dove è nato e vissuto don Bosco. Occasione di formazione e di maturazione per ciascuno di noi con le 4 toccanti “lectio divine”: Riconoscere – Samuel’s calling ( la chiamata di Samuele ); interpretare – If anyone wishes to be first; Fare la scelta giusta – Give me this water that I may not be thirst (L’incontro di Gesù con una donna samaritana); Il cammino di Emmaus – Stay with us Lord ; e le 4 “Lectio salesiane” : “Dream of 9 years”, (“il sogno dei 9 anni”); Mamma Margaret, la figura di mamma Margherita;

Dominico Savio, la figura di Domenico Savio; Salesian Youth Spirituality – la spiritualità giovanile salesiana.

I giovani animatori salesiani, nel corso delle giornate degli Esercizi,  sono stati stimolati a riflettere in un rapporto profondo con Dio. Giornate intense accompagnate dalla musicalità dei partecipanti che hanno animato le serate.

A conclusione di ciascuna delle giornate 3 parole chiave di sintesi significative della giornata individuate da ciascun partecipante. Le tre testimonianze di Carina Baumgartner (Austria), Marta Radic (Croazia), David Camilleri (Malta) hanno portato all’attenzione le loro esperienze nel Movimento Giovanile Salesiano. Grazie per questi momenti trascorsi che ci porteremo sempre dentro di noi, per gli stimoli, le riflessioni.  Pronti per un nuovo percorso di spiritualità nei luoghi del nostro padre, maestro e amico.

“In silence God does not remain silent”.

Roberto Simonelli
Segretario MGS Campania- Basilicata

 

ISI, concluso il 30° capitolo ispettoriale: “I giovani sono il nostro roveto ardente”

Il 30° Capitolo Ispettoriale della Sicilia, che si è appena concluso, è solo un tassello del grande mosaico dei capitoli ispettoriali, che ancora in gran parte del mondo le altre ispettore stanno celebrando. Il Capitolo, sia generale che ispettoriale, è l’assemblea più importante per la vita della Congregazione Salesiana. È un momento di condivisione, di riflessione e soprattutto, di riflessione sulla pastorale che si desidera promuovere nei prossimi anni, per il bene dei giovani destinatari e principali protagonisti della missione salesiana e per i Soci, i Salesiani, che hanno scelto di vivere in comunità fraterne.

Nel messaggio introduttivo alla terza sessione, l’Ispettore ha sottolineato come «viviamo un momento particolare della storia dell’umanità con due coordinate che orientano il nostro impegno di riflessione e la nostra ricerca di traiettoria di azione, nel cammino intrapreso di discernimento fatto di ascolto-interpretazione-scelta». La prima coordinata è la Chiesa, mentre la seconda è la Congregazione.Queste pongono l’Ispettoria in un perenne discernimento per dare risposte concrete, pratiche e creative.

Nel messaggio introduttivo il sig. Ispettore ha chiesto ai presenti di scorgere don Bosco alle origini della Congregazione, per cercare di trovare slancio apostolico e risposte concrete, per fare la bella copia, del lavoro abbozzato dal santo dei giovani. L’Ispettore ha ricordato come il ritorno alle origini, non serve per vivere nella nostalgia di quanto si è fatto, ma è utile per uno slancio virtuoso e apostolico del futuro.

Nei discorsi di apertura e di chiusura ha richiamato gli elementi significativi per la vita dell’Ispettoria a conclusione del 30° Capitolo Ispettoriale.

Il messaggio finale si concepisce come una splendida lettura sapienziale radicata alla realtà attuale che vive la Sicilia Salesiana. Una lettura coerente e realistica dei tempi e delle situazioni già vissute, ma anche di quelle da vivere nel futuro ormai prossimo. Mette in risalto la bellezza e la ricchezza proprie della Sicilia e della Tunisia, rammentando i punti su cui bisogna lavorare per migliorarsi, per rispondere efficacemente alle sfide che si presenteranno.

«Da parte mia – scrive l’Ispettore – in ascolto di quanto è emerso in questo cammino di condivisione e discernimento, facendo memoria di quanto vissuto e guardando in prospettiva, mi pare di poter cogliere tre tratti che caratterizzano la nostra identità di Salesiani e la nostra missione trai i giovani condivisa con i laici educatori».

L’icona biblica proposta da don Ruta a conclusione di questo importante incontro è la chiamata di Mosè (cfr. Es 3), la quale sintetizza i meccanismi di discernimento dell’Ispettoria, che vanno portati avanti con tenacia nei prossimi anni.

Il primo tratto sono i giovani: “il roveto ardente” per ogni salesiano. Così come è stato affermato a conclusione del CG 27: «Per mezzo di essi Dio ci parla e ci attende in essi. Sono la ragione per cui ci siamo sentiti capaci di dire sì alla chiamata del Signore, sono essi la ragione della nostra vita».

L’ispettore ha invitato l’assemblea a discernere, con attenzione nei prossimi anni, il percorso di ridisegno delle presenze per rispondere con generosità alle sfide del futuro, senza dimenticare che la presenza salesiana in Sicilia è nata dopo la chiusura di Albano e di Ariccia, decisa della stesso don Bosco nel 1879.

La pastorale giovanile in Sicilia è un terreno fertile, che non bisogna trascurare, ma piuttosto continuare a curare per poter dare ancora buoni frutti.

Il secondo tratto su cui continuare a riflettere è il legame con il popolo, a partire dalla condivisione delle sofferenze e dalle oppressioni, che costantemente gravano sull’umanità, in particolare sui giovani.

«Non siamo onnipotenti, ma umili e semplici segni di liberazione e predilezione di Dio per i giovani più poveri. Siamo chiamati a ritornare nella terra in cui operiamo, cogliendo ogni vita e l’intera storia con le orecchi e il cuore di Dio».

L’Ispettoria nonostante un’età media alta dei salesiani, gode di una buona vitalità. Gode di salesiani felici, consapevoli di contribuire alla salvezza dei giovani e del popolo di Dio. Per continuare su questa strada bisogna vivere nell’ottica della formazione permanente prendendosi cura della comunità, affinché la vita da essa vissuta sia salesianamente dignitosa, cercando di collaborare con i laici appassionati e motivati.

Il terzo ed ultimo tratto è il cammino condiviso verso… la terra promessa. Si tratta di attuare un cammino di purificazione, mettendo a fuoco quello che lo Spirito Santo ispira, dando priorità alle anime. Egli afferma: «Il bene delle anime, infatti, va ricercato e realizzato “bene” anche nei suoi aspetti gestionali e temporali». A conclusione del messaggio, l’Ispettore invita ad imparare dagli errori del passato per migliorare la gestione della vita comunitaria e pastorale.

A distanza di qualche giorno metteremo a fuoco i punti salienti di questo capitolo per camminare avanti e a testa alta, consapevoli che si è inseriti nel grande progetto di Dio, e che la missione ha sempre una sola sorgente il «Da Mini Animas, coetera tolle».

“Gesù e Don Bosco hanno bisogno di voi”: il messaggio del Rettor Maggiore ai giovani dell’MGS

Da Mestre, il Rettor Maggiore ha voluto mandare un saluto a tutti i giovani del Movimento Giovanile Salesiano. Lo commenta Elena Marcandella, coordinatrice dell’MGS Italia:

“Gesù ha bisogno di voi, don Bosco ha bisogno di voi!”. Con queste parole il Rettor Maggiore ci invia, nuovamente, concretamente, in Missione.  Ci invita a non perdere di vista l’obiettivo di essere luce, esempio per i giovani che vengono dopo di noi e che camminano insieme a noi! Insieme abbiamo una meta stupenda, il Paradiso! Come rifiutare un invito così?! Ci saranno sfide e difficoltà, certo, ma il sogno che Dio ha messo in ognuno di noi, giovani di don Bosco, è grande e può portare ad un solo destino: la felicità.